Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

OTTOBRE

 
 Lieve offerta
 Vorrei che la mia anima ti fosse 
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia -

Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre -
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago -
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda -

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco -
sulle oscure voragini
della terra.
(Antonia Pozzi)
 

ša c' est tout




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Messaggi di Marzo 2014

IN GITA

Post n°1094 pubblicato il 31 Marzo 2014 da atapo
 

 

TURISTA A CASA MIA

-Se non ci vuoi venire stavolta vado da sola!-

Avevo detto a mio marito qualche tempo fa, quando ci arrivò la proposta dall'associazione ricreativa legata all'ex lavoro suo, di cui continuiamo a far parte. Però non la sfruttiamo mai: propone soprattutto soggiorni, gite e tour organizzati e ho già detto altre volte come tutto questo sia inviso al coniuge.

Si trattava ora di una giornata a Bologna, visita della città e all'esposizione del famosissimo quadro "La ragazza con l'orecchino di perla". Avevo voglia di vederlo, molto meno di fare una fila interminabile per il biglietto, oppure di prenotare mesi prima col rischio che poi all'ultimo succeda di tutto... Invece così... qualcun altro avrebbe pensato ad organizzare!

Di fronte alla mia decisione il marito ha capitolato, ora è molto più disposto di un tempo a seguirmi... anche se a volte arricciando un po' il naso e brontolando...

Così ieri mattina col pullman siamo andati a Bologna, intruppati fra altre cinquanta persone.

Che ci vai a fare? Chiederà qualcuno. A Bologna ci sei nata...

Dopo più di trenta anni che ne sono lontana ero un po' curiosa di come avrei vissuto la mia città per un giorno... da turista!

Abbiamo avuto per guida una ragazza eccezionale, molto vivace e briosa nelle presentazioni e nella narrazione di tanti aneddoti. Il giro ha toccato alcuni punti classici e più notevoli della città: piazza Maggiore e gli edifici che la attorniano, le due torri e il palazzo della Mercanzia, il complesso delle sette chiese di Santo Stefano...

 

 

Mi è piaciuto risentire storie e notizie che in gran parte già sapevo, un po' come quando i bambini chiedono che siano raccontate ancora e ancora le fiabe che preferiscono, per riviverne le emozioni... Pensavo che in realtà quando mi sono allontanata da Bologna avevo trenta anni, da poco tempo avevo cominciato a scoprire e a studiare la mia città, stimolata dal mio lavoro di insegnante che conduceva le classi tra monumenti, portici e musei... Infatti a tratti ieri mi tornavano in mente momenti di certe passeggiate ed osservazioni che provenivano dall'epoca dei miei scolari bolognesi... e ho arricchito quei ricordi con altre notizie, che all'epoca non sapevo. La giornata era bellissima, una primavera tiepida e luminosa che ravvivava i rossi del cotto, dei mattoni e degli intonaci, il colore tipico di Bologna.

 


 

Finito il giro, abbiamo avuto del tempo per pranzare liberamente. Noi ci siamo trattati MOLTO bene: abbiamo scelto uno dei ristoranti più famosi di Bologna, anche se un po' caro per una volta ce lo siamo concessi, volevamo che i piatti tipici che avremmo scelto fossero davvero di prima qualità. E così è stato: i tortellini in brodo non li dimenticherò facilmente... e nemmeno la zuppa inglese!

 


 

Dopo pranzo, divisi in gruppi abbiamo visitato la mostra. La ragazza dall'orecchino di perla in queste settimane a Bologna ci guarda un po' dappertutto, dai negozi, dalle strade, perfino dalle pubblicità, sta attirando frotte di turisti che, come noi, approfittano per visitare anche la città. Questo è positivo. Bologna è davvero bella, ha tanti luoghi da fare ammirare, i Toscani in pullman con me erano molto soddisfatti di ciò che vedevano e come spesso sento dire, commentavano: "Una città così vicina a noi e la conosciamo così poco..."

 


 

Per tornare alla mostra, sì, c'era un po' di ressa, ma l'uso delle audioguide individuali limitava almeno il brusio e i commenti ad alta voce, tutti si muovevano tranquilli.Prima di arrivare a LEI, si passa in varie sale a conoscere, divisi per tematiche, quadri di altri artisti più o meno contemporanei di Vermeer, "L'età d'oro dell'Olanda" era indicato. Non erano molti, ma per me abbastanza, a parte Rembrandt gli altri non li conoscevo e mi sono soffermata con curiosità, come mio solito, soprattutto sui paesaggi così pieni di nuvole arrotolate che mi ricordavano i miei giorni in Belgio... E sui ritratti, in particolare l'anziano dipinto da Rembrandt e la coppia di sposi benestanti, lei di 20 anni, lui di 29... chissà che vita avevano, che tipo di amore c'era fra loro, se c'era, in quei tempi di matrimoni combinati.

 


 

Alla fine del percorso, nell'ultima stanza tutta per lei, finalmente la famosa ragazza mi guarda ... brilla la sua perla riflettendo la luce... il celeste del suo turbante è così vivo... sì, mi piace, è più bello, più vivo di tutte le riproduzioni, sono contenta di poterlo ammirare dal vero.

L'audioguida parla, spiega... chi era quella fanciulla? Sapevo di varie ipotesi, l'audioguida racconta che vista la stranezza di quell'orecchino in una giovane e di quel copricapo, pare che all'epoca fossero stati dipinti altri quadri un po'... a fantasia, unendo vari elementi per creare personaggi che non fossero ritratti di persone reali in posa. Ecco dunque che anche questa ragazza potrebbe, in realtà, non essere una persona vissuta davvero, ma un personaggio creato dalla immaginazione del pittore, forse mettendo insieme schizzi e idee diverse... un disegno di fantasia insomma!

E con questa nuova ipotesi, suggestiva e forse probabile, concludo soddisfatta la mia giornata bolognese e ci rimedito sopra durante il viaggio di ritorno...

 
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FRANCESE PER CUCCIOLI

Post n°1093 pubblicato il 28 Marzo 2014 da atapo
 

 

UN BAMBINO, UNA CARPA E UNA ZIA

 

 

Conoscete Jean Pierre Milovanoff ? Sento molti NOOOOO di risposta... Eppure di lui ho già parlato qualche anno fa: è uno scrittore francese contemporaneo, l'autore del romanzo “Tout sauf un ange” da cui il mio regista francese trasse la sceneggiatura per lo spettacolo del 2011, col personaggio di Cora che per me fu così denso di significato...

Milovanoff ha scritto anche due storie per bambini e una di queste ha appassionato quest'anno i miei Piccoli Principi del corso di teatro in francese per bambini.

Non vi parlo di loro da tanto tempo, qui i mesi volano e quest'anno sembrano ancora più affrettati ed affollati...

Dall'inizio a novembre, ormai siamo agli sgoccioli del corso; dieci sono gli iscritti, fra gli otto e i dieci anni. Gli Italiani “completi”, cioè con entrambi i genitori italiani, stavolta sono tre e … udite udite... si sono iscritti al corso stimolati dai loro amici di classe marocchini che frequentavano dall'anno scorso... un'integrazione capovolta ormai!

Qualcuna è timidissima e si sforza molto ad esibirsi davanti agli altri, cerca di continuo la mia approvazione e talvolta devo “giocare” insieme a lei, però il fatto che abbia continuato a venire spero indichi che tutto sommato l'esperienza la soddisfa...

Dopo le prime lezioni per abituarsi ad un po' di autocontrollo nei movimenti, ci siamo dedicati alle EMOZIONI, come esprimere col corpo e col viso quelle più facili e comuni per loro: la collera, la paura, la gioia, la tristezza. E, molto presto, ho cominciato a raccontare loro una storia che man mano drammatizzavano e mimavano... perché ci sono personaggi allegri, arrabbiati, tristi, impauriti... e così torniamo al signor Milovanoff!

Infatti si tratta del suo testo per bambini “La carpe de tante Gobert”, storia di una zia terribile che deve far rinsavire un nipote monello, con un folletto che toglie dai guai e una furbissima carpa regina del lago... Una fiaba moderna, un po' surreale che i miei scolari hanno gradito molto, si preoccupavano quando Philippon finiva nei guai e si facevano un sacco di risate soprattutto quando c'erano alcune parole... quasi parolacce! E' stata dura farne la riduzione alla loro portata, perché volevano salvare tutti gli episodi, ma io sapevo che non ce l'avrebbero fatta a metterli in scena né ad imparare tante frasi in francese, così siamo arrivati a decisioni tutti insieme, togliendo, ma anche arricchendo dove la nostra fantasia ci suggeriva idee soprattutto nella gestualità e in alcune trovate, tipo gli animali selvatici all'agguato di Philippon nel bosco o il picchiare una cattivona, ma fuori dalla porta e le botte saranno rese bussando dall'esterno... alla porta chiusa!

Insomma, dovrebbe venire uno spettacolo simpatico, abbiamo anche inventato la musica per una filastrocca del folletto, di cui nel libro c'erano le parole, e faranno due balletti cantando canzoncine francesi per bambini: il più bello è quello dei bimbi-pesci che nuotano e si incrociano sul palcoscenico-lago! E la super-carpa li guida...

E il mio amico musicista, come gli anni scorsi, ci ha composto una musica adatta, tutta per la nostra storia, che sarà la colonna sonora nei momenti di passaggio tra una scena e l'altra.

Come sempre anch'io mi sono entusiasmata con loro, nonostante la fatica, le arrabbiature, gli scoraggiamenti che mi vengono in certi momenti, durante e dopo le lezioni...

Ormai siamo alla fine: mercoledì prossimo ci sarà il grande spettacolo unico e irripetibile... tutto è deciso, tutto è pronto, sono gli ultimi giorni in cui spero che studino ancora un po' le loro parti, perché alcuni... si divertono tanto, ma... avrebbero ancora molto da perfezionare!


 
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SORPRESE...

Post n°1092 pubblicato il 24 Marzo 2014 da atapo
 

 

SMS


ospedale pediatrico Meyer a Firenze

Ieri sera, verso le 22, mentre stavo al computer, ho sentito l'arrivo di un messaggio al mio cellulare al piano di sotto. Non sono scesa subito, non volevo sentire le risatine di mio marito e il suo solito commento: “Ma che bisogno c'è di precipitarsi... aspetteranno” (così con lui è sprecato mandargli sms, li legge quando ne ha voglia o se ne ricorda...).

Di solito a quell'ora è mia figlia che mi ricorda o mi chiede un babysitteraggio ed è sufficiente un OK di risposta. Così ho letto circa mezz'ora dopo, infatti era lei: “Mamma, se sei alzata chiamami per favore” Strano messaggio... e un po' inquietante, così ho telefonato subito.

Martino era caduto in casa nel tardo pomeriggio ed ora non riusciva a dormire dal dolore al braccio sinistro...(Ecco, era meglio se il messaggio lo leggevo subito...), mi chiedeva un parere su cosa fare, visto che nei miei anni di insegnamento di incidenti ai bambini ne ho visti parecchi... Da ciò che mi ha spiegato, che ora si era arrossato e si stava gonfiando, le ho detto di portarlo subito al pronto soccorso pediatrico.

Nella notte il verdetto: frattura di entrambe le ossa dell'avambraccio, fortunatamente composta, ingessatura per 21 giorni...

Ci mancava anche questa” ha commentato mia figlia ed io mi associo. A parte la nascita di Diletta, questo 2014 finora è abbastanza complicato...

Nel pomeriggio i nonni faranno una doverosa visita al piccolo infortunato (che naturalmente a scuola per un po' non andrà) così la sua mamma potrà uscire per riprendere Damiano dall'asilo...

 

 
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MACARONS

Post n°1091 pubblicato il 22 Marzo 2014 da atapo
 

 

COMPETITION

 


 

L'Istituto Francese di Firenze, dove svolgiamo la nostra attività in lingua noi, gruppo di teatranti "C'est pour jouer", è un vulcano di iniziative: corsi, convegni, proiezioni cinematografiche, presentazioni... Quando posso vi partecipo, meno di quanto vorrei, per varie ragioni di orario, distanza...

Per il 21 marzo ha organizzato una gara: dettato (dictée) in francese! Preparato, somministrato e... premiato da un giornalista di un quotidiano francese.

Il dettato in lingua... bestia nera di ogni studente: le insidie dell'ortografia francese sono numerosissime! Tanto tempo fa anch'io lo temevo, però mi piaceva mettermi alla prova... e alla fine riuscivo anche piuttosto bene... ma parlo di una vita fa, gli ultimi dettati che feci risalgono al secondo anno della scuola superiore, dopodichè la lingua straniera all'Istituto Magistrale non si studiava più.

Chissà come me la sarei cavata, ora che sono ... pressochè autodidatta!

Insomma, io ed alcuni colleghi del gruppo di teatro (loro insegnanti di francese per davvero nelle scuole secondarie) ci siamo iscritti a questa prova. Ero soprattutto curiosa di scoprire quanto avessi dimenticato in tutti questi anni in cui la lingua orale, a livello molto colloquiale, è stata da me molto più praticata di quella scritta.

Ieri ci siamo ritrovati dunque in una sessantina di temerari di ogni età, circa la metà studenti universitari o di scuole superiori, nella severa biblioteca dell'antico palazzo Lenzi, a sudare e a confonderci tra le insidie di eccezioni, dittonghi, accenti, suoni nasali...

Il dettato non era facile, era diviso in due parti, ci si poteva arrendere dopo la prima parte al primo livello, o proseguire. Io ho proseguito, accetto le sfide fino in fondo! Diciamo che ho capito tutto quello che ho scritto, ma non ero affatto sicura di COME l'avevo scritto...

Prima della proclamazione dei vincitori hanno distribuito a tutti il testo originale e naturalmente ho scoperto di aver fatto un sacco di errori, ma erano su parole mai sentite prima o regole molto specifiche che non conoscevo o forse non ricordavo dai miei lontani studi. Insomma, mi sentivo contenta della mia prova, ma ritenevo che gli altri fossero stati quasi tutti migliori di me. Quando poi una delle mie amiche professoresse di francese ha vinto il quinto premio (tre libri), mi sono convinta del tutto che non avrei vinto nulla e mi sarei accontentata della soddisfazione personale.

Invece al terzo premio... hanno chiamato proprio me! Incredibile! Aver superato fior di professori!

WOW! E' inutile dire come mi sentissi...

E sapete cosa ho vinto? Un buono per due confezioni di MACARONS dalla più famosa pasticceria di Parigi che ha appena aperto una filiale a Firenze: i macarons di LADUREE!

Così scoprirò se sono all'altezza della loro fama... e anche la mia golosità è stata premiata!


 
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RICERCA

Post n°1090 pubblicato il 19 Marzo 2014 da atapo
 

 

L' IMPRESA

 

Renoir, Monet mentre dipinge nel suo giardino ad Argenteuil

 

Non bastavano...

...i nipotini che aumentano e che a schacchiera si ammalano o restano senza babysitter per cui si attiva il “pronto soccorso nonni”...

...gli impegni parrocchiali del marito...

...i mie impegni teatrali che ora entrano nel periodo CALDO...

…gli inevitabili acciacchi di salute...

...ora ci stiamo avventurando in una nuova impresa!

In realtà, le avvisaglie c'erano già state alcuni anni fa, ai tempi dello studio forsennato di mio marito iscritto all'Università. Un giorno sentenziò: “Sarebbe ora di cambiare casa!”

Dapprima lo lasciai dire, io mi affeziono talmente ai luoghi, come alle persone, che non mi avrebbe mai sfiorato questo pensiero di lasciare il “castello” di fine 1300 (sì, pare sia questa l'età del terratetto in cui abito) che ci ospita da più di 30 anni. Ma lui diceva sul serio e cominciò a guardare gli annunci immobiliari. Io per un po' lo seguii, senza troppa convinzione e riflettendo arrivai alla conclusione che, come successo in altre occasioni, visto il suo sommo impegno nello studio avrebbe poi lasciato a me l'onere di mettere tempo ed energie nella ricerca per poi sottoporgli ciò che trovavo e che, naturalmente, difficilmente gli sarebbe andato bene. Ed io non ne avevo assolutamente voglia... Così gli dissi che, visto quanto era preso dallo studio, io ero dell'idea che ne avremmo riparlato quando avesse finito l'università e sarebbe stato più libero.

Il tempo è passato, dalla morte dei suoi genitori lui non ha più studiato, ma alle mie domande non ha mai risposto con chiarezza “mollo tutto”, anzi intravedeva delle possibilità... della casa non avevamo più parlato.

Qualche settimana fa ha riaperto il discorso, accusando me di non aver VOLUTO cercare casa (è il suo stile di trovare innanzitutto negli altri le ragioni per ciò che lui non porta avanti...). Questo mi ha dato proprio fastidio e gli ho ricordato come era andata...

Però adesso credo anch'io che non sarebbe una cattiva idea: la casa attuale ormai ...ci sta larga, solo per noi due, e tre piani sono una bella serie di scale da fare ogni giorno e in previsione che le nostre condizioni di salute con gli anni certo non migliorino, sarebbe bene trovare qualcosa di più piccolo e più comodo... Inoltre sembra sia un buon momento per comperare casa, meno per rivenderla... Raggranellando tutto ce la potremmo fare, anche se abbiamo desideri ed esigenze ben precise e non facilmente accontentabili... innanzitutto niente palazzoni o condomini, solo terratetto, non più di due piani, se ci fosse anche uno spazio esterno ben venga...

Lui si trasferirebbe ovunque, io invece non vorrei spostarmi troppo dal quartiere in cui stiamo ora (figli e nipotini...), in alternativa c'è un paese confinante con Firenze che mi piace moltissimo e ben servito in tutti i sensi...

Ecco la nuova impresa in cui ci siamo tuffati... che ci porta via tempo ed energie. Però ora ci dedichiamo entrambi alla ricerca e... per ora procediamo d'accordo. Vi terrò informati, se ci saranno sviluppi...

E se qualcuno avesse proposte in merito, ben vengano!


 
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MI PRESENTO...

Post n°1089 pubblicato il 15 Marzo 2014 da atapo
 

 

...IO SONO DILETTA

 


 

Eccola, finalmente! Nel suo primo sorriso...

Le foto sono della prima sera della sua vita, come avevo detto eravamo andati subito a conoscerla...

Però le giornate successive sono state talmente affollate di cose previste e impreviste che solo oggi sono riuscita a scaricare le foto nel computer, nella nuova cartella tutta per lei!

Perchè quando la famiglia comincia a farsi numerosa facilmente ci sono sorprese...

Il giorno dopo Damiano ha preso un'insolazione all'asilo: le maestre non gli avevano messo il cappello, la giornata era molto calda e lui è molto delicato per questo.

Così con la febbre a 38 e mezzo non poteva salire col babbo e il fratello a Borgo San Lorenzo dalla mamma e sorellina, allora hanno chiesto un aiuto d'emergenza a noi ed io, annullando l'impegno teatrale del giorno, ho passato il pomeriggio con lui, per fortuna nel corso delle ore si è “raffreddato” e la sera stava quasi bene.

Il giorno successivo ecco Riccardo in emergenza, senza baby sitter all'improvviso... e i nonni si sono riorganizzati...

Il tutto da unire a ciò che era già in programma!

Diletta, dopo la sua prima notte di vita in cui ha ben bene esercitato i suoi polmoni, ora sembra che sia rinsavita, ha detto mia figlia. Sta più tranquilla quando intorno a lei c'è gente e confusione, pare ascolti con interesse: già dentro la pancia della mamma sentiva i fratellini e si è abituata. Ora è a casa, lasciamo tranquilla tutta la famiglia che deve assestarsi... mia figlia mi farà sapere, siamo d'accordo così.

A chi assomiglia Diletta? I genitori dicono che nei lineamenti ricorda molto Martino, chissà se sarà anche vivace come lui, Damiano è molto più tranquillo e riflessivo.

Per chi ci conosce di persona... trovate qualche somiglianza?

 
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LA PRINCIPESSA

Post n°1088 pubblicato il 12 Marzo 2014 da atapo
 

 

LA SORPRESA

 


Ore 4, squilla il telefono: ci siamo!

In un quarto d'ora io e mio marito siamo a casa da mia figlia.

-Ogni quanto arrivano le contrazioni?- le chiedo.

-Sono un po' irregolari...- risponde. Ma nei 10 minuti in cui terminano i preparativi per la partenza ne arrivano due...

Lei vuole andare a partorire all'ospedale di Borgo San Lorenzo, come per gli altri due bimbi: sono circa 20 km, ce la farà?

Ieri scherzavamo con mio marito:- Nascerà a metà strada, a Barberino, all'outlet: è una femmina, così si può dare subito allo shopping!-

Per fortuna Martino e Damiano non si svegliano, solo il gatto Beto si struscia agitato fra le gambe di tutti...Io riesco a dormire pochissimo il resto della notte, lì a casa loro, quanti pensieri mi frullano in testa... mio marito russa beato...

Alle 7,30 sveglia per tutti, i bimbi si comportano bene, sanno che la sorellina avrebbe fatto la sorpresa di nascere all'improvviso e i nonni avrebbero fatto la sorpresa di stare lì con loro: così li avevano preparati i genitori e funziona...

Durante la colazione, con sparpaglio di biscotti, panini, marmellata e Nutella, arriva l'atteso SMS:

Diletta è nata alle 5,25

pesa tre chili, è alta 52 cm: tutto è andato bene! Telefono e parlo con mio genero, poi gli passo i bimbi.

E' ormai l'ora di portarli a scuola e dare la notizia alle maestre, ai genitori dei compagni... e di raccattare felicitazioni e auguri da tutti!

Adesso siamo tornati a casa nostra, abbiamo telefonato alla neomamma felice: tutto è stato rapidissimo, praticamente il travaglio è stato tutto durante il viaggio e all'ospedale con pochissime spinte è nata... con la camicia!

Mentre parliamo, in sottofondo sento i vagiti della nuova nipotina... è sempre un'emozione... dopo i tre moschettieri è arrivata una principessa!

Stasera andremo a conoscerla e... che le macchine fotografiche funzionino a dovere!

 

 
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IL BOOK

Post n°1087 pubblicato il 10 Marzo 2014 da atapo
 

 

SORRIDI, PREGO...

 


 

La proposta arrivò tempo fa agli allievi del teatro delle Spiagge: un fotografo, direttore di una scuola di fotografia a Firenze, offriva gratuitamente a chi di noi era interessato un book fotografico, da realizzarsi durante le ore di lezione dei suoi studenti, c'erano date e orari per gli appuntamenti...

Sapete cos'è questo book? Un album di foto che gli attori, o le indossatrici, presentano ai registi o a chi potrebbe offrire del lavoro nel settore artistico... naturalmente le foto devono esprimere al meglio bellezza e talento, in questo caso...

Insomma, io lasciai cadere la proposta. Che me ne facevo? Mica ho intenzione di correre dietro a provini e casting, di cercare un mestiere nuovo... e poi non sono affatto fotogenica, le mie “bellezze” è arduo metterle in evidenza... sarebbe stata una sfida improba per quegli allievi fotografi...

Qualcuno di noi andò, in coppia per farsi coraggio, e ci raccontava, quando ci incontravamo a lezione... L'appuntamento che l'ultima coppia già da tempo aveva fissato era ieri domenica 9 marzo; una delle due ragazze però è partita per un viaggio improvviso e l'altra non voleva andare da sola... Quasi senza accorgermi ho detto: -Se vuoi vengo io!- E subito mi ero quasi pentita, ma ormai era fatta...

Così ieri alle 15 e 30 eravamo allo scuola di fotografia, con una leggera emozione per il quasi ignoto che ci attendeva e due grandi borse piene di abiti, cappelli e accessori, lei in più aveva comperato un grande girasole. Infatti ci era stato chiesto di portare cambi e accessori vari, per variare un poco le foto e le ambientazioni.

Siamo state lì a “lavorare” fino alle 18,30 e... mi sono divertita molto, lo confesso! Anche se un po' di stanchezza alla fine si sentiva...

Vi racconto con piacere: erano 14 studenti, uomini e donne, di ogni età: i più giovani ancora ragazzi, qualcuno della mia età o quasi. Divisi in quattro gruppi, dopo gli scatti di ogni gruppo facevamo qualche minuto di intervallo o per cambio di abito. Ogni fotografo aveva a disposizione circa una decina di minuti, durante i quali poteva fare ciò che voleva, tutti hanno scattato foto a noi due insieme, poi all'una, poi all'altra da sole. E si sbizzarrivano a scegliere accessori diversi, i miei cappelli hanno fatto furore, a chiederci pose ed espressioni differenti. Qualcuno era di poca fantasia, ma altri ci suggerivano anche piccoli canovacci da interpretare mimando mentre loro scattavano. -Siete o no attrici?- Dicevano.

Mi sono accorta di come fosse diverso lavorare con l'uno o con l'altro: con certi mi sembrava di essere considerata solo una statua, davano indicazioni secche, essenziali, facevano scatti prevedibili, con altri invece era più divertente perché il loro modo di fare creava un certo feeling che mi aiutava moltissimo anche a suggerire io stessa nuove pose che loro apprezzavano. E non avevo più il pensiero che tanto sarei venuta male, mi bastava divertirmi e vedere che poi anche loro erano soddisfatti degli scatti... Qualcuno ci chiedeva se avevamo delle richieste specifiche per foto particolari, ma in realtà né io né la mia amica avevamo di queste esigenze, così ci siamo proprio affidate alle loro idee e alle nostre improvvisazioni: avremo figure intere, mezzi busti, primi piani... e foto con le facce buffe...

Fra qualche settimana, quando le avranno sistemate (chissà se fotoshop farà miracoli?), il fotografo ci porterà i CD con le foto alla scuola di teatro e mi rivedrò, ne sono molto incuriosita...

Avrò così anch'io il mio book fotografico... e chissà... potrei anche sognare un regista, un grande film, l'Oscar... ah ah ah!


 
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8 MARZO

Post n°1086 pubblicato il 08 Marzo 2014 da atapo
 

 

NON   E'   “FESTA”

Nei giorni scorsi provavo un po' di insofferenza all'avvicinarsi di questo giorno...ogni anno le solite frasi, le solite mimose per auspicare che qualcosa cambi, che ci sia più rispetto, più opportunità, che la vita diventi più facile per le donne... e alle mimose l'aggiunta di quelle tragiche scarpe rosse per non dimenticare le peggiori violenze... Altrochè festa!!!

Guardo qui in rete le immagini per questa ricorrenza e la maggior parte mi pare scontata, qualcuna anche avvilente... mi soffermo un attimo di più dove trovo la scritta “Giornata internazionale della donna”: ecco, così va meglio, una giornata per riflettere, per focalizzare un po' di più i grossi problemi che ancora rendono spesso la vita delle donne una corsa a ostacoli e magari farlo insieme … all'altra metà del cielo, i signori uomini...

Allora quest'anno scelgo questa immagine: un viso dolce e antico, che viene dal passato, la data e la parola OLTRE, per non fermarsi mai nel cammino verso il rispetto e la felicità...

 


 

Da stamattina su facebook è tutto un pubblicare e scambiarsi auguri, immagini, vignette e musiche e mi sono divertita a scorrerle, ho ricevuto anche gentili omaggi virtuali e auguri da qualche amico maschietto, che mi hanno fatto sorridere quasi lusingata, visto che tra le mie mura domestiche questa ricorrenza passa rigorosamente sotto silenzio...

E proprio un amico ha messo una canzone che mi è piaciuta molto e che sono contenta di farvene partecipi... ce l'ha pure tradotta...

 


"Mentre siamo in marcia in una magnifica giornata,
Un milione di cucine spente, mille fabbriche vuote,
Sono toccati dallo splendore che schiude il sole all'improvviso,
Il popolo ci ascolta e noi cantiamo: Pane e Rose! Pane e Rose!
E mentre siamo in marcia, combattiamo anche per gli uomini,
Loro sono figli delle donne: saremo di nuovo per loro madri.
Le nostre vite non saranno affaticate dalla nascita fino quando finisce la vita;
I cuori hanno fame quanto i corpi; dateci il pane, ma anche le rose.
Mentre siamo in marcia, innumerevoli donne scomparse
Gridano nel nostro canto la loro antica richiesta di pane.
Ben poca arte, amore e bellezza hanno conosciuto i loro spiriti affaticati.
Sì: è per il pane che combattiamo, ma ci battiamo anche per le rose.
E mentre siamo in marcia, portiamo con noi giorni migliori,
Il riscatto delle donne è il riscatto di tutta la nostra razza.
Mai più fatica e ozio, dieci che lavorano mentre uno si riposa,
Dividiamoci la gloria della vita: Pane e Rose, pane e rose."

 

L'insofferenza è svanita, sostituita dal sentirmi vicina a tante altre donne in giro per il mondo: ho voluto allungare la catena festosa, ho preso il cellulare e ho mandato un pensierino alle donne della mia famiglia: cognata, nipote, nuora, figlia...

E dedico questo 8 marzo 2014 ad una donna piccolissima che non posso ancora raggiungere né col cellulare né con facebook o con mail:

Diletta

...che tu possa arrivare in un mondo più accogliente e che anche tu contribuisca a renderlo sempre migliore!

Sarebbe bello che tu nascessi proprio oggi, un giorno beneaugurante, un imprinting per la tua vita, così come nei giorni prima della nascita di mia figlia io leggevo “Dalla parte delle bambine”, appena uscito a quel tempo. Chissà... in fondo mancano ancora diverse ore alla fine della giornata!

 
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C' ERA UNA VOLTA

Post n°1085 pubblicato il 06 Marzo 2014 da atapo
 

 

RICORDI

 


 

"Posso venire domattina a portarti..." avevo telefonato a mia figlia.

"Sì, vieni, ci sarà anche M. con la bimba."

"Allora un'altra volta, non voglio disturbarvi."

"No, anzi, così vedi anche la bimba..."

M. è un'amica di mia figlia, amicizia nata tra gli esami universitari e consolidata poi negli anni, anche con la nascita dei loro figli: la "bimba" di M ha tre mesi ed è la sua terza figlia.

M insegna nella scuola primaria ed è stata la mia "erede": quando sono andata in pensione lei era appena entrata in ruolo ed io le ho passato molti miei libri di didattica. Così ci sentiamo amiche seppure a distanza e senza esserci incontrate tante volte...

Stamattina eravamo dunque tutte e quattro (piccola compresa) a casa di mia figlia, a chiacchierare: entrambe hanno appena iscritto i primogeniti alla scuola primaria e il discorso è presto scivolato sulla scuola,

dalle loro ansie per la scuola di questo periodo, non sono sicure che il tempo pieno da loro richiesto verrà attuato...

allo scegliere o no la religione cattolica: seguire i principi di famiglia o assecondare il desiderio del figlio di stare con la maggioranza dei compagni....

Un discorso tira l'altro e siamo cadute a parlare del passato, di quando loro erano piccole, di come era la scuola in quel tempo, di come loro l'hanno vissuta, che i figli di un insegnante è bene che non frequentino la stessa scuola del genitore, di certi maestri che tutte conoscevamo...

perchè ho scoperto che io tanti anni fa fui commissaria all'esame di quinta elementare proprio nella classe di M, ma io odiavo talmente fare gli esami che avevo rimosso le occasioni in cui fui obbligata ad entrare in commissione! Di più, per un anno fui insegnante del fratello di M, che ricordo bene dopo che M. me ne ha ripetuto nome e cognome.

Dice che lui si ricorda ancora di me: fu un "esperimento" ufficiale quella volta di scambio di maestri fra due classi per alcune materie ed io ero incaricata di svolgere "educazione artistica" nella sua classe (era in quarta), con registri e valutazioni. Fu un'esperienza interessante, alla fine producemmo, collaborando con la maestra di italiano, delle diapositive sonorizzate sulle novelle di Calandrino, riduzione dal Decamerone... La chiamavo scherzosamente "la mia classe adottata".

Come mi è piaciuto stamattina ricordare quegli anni! Ultimamente, con la morte di Mario Lodi che mi ha così rattristato, il pensiero e la memoria tornano spesso al mio passato di insegnante, a vicende, progetti, incontri, volti e parole di bambini e di adulti che mi hanno accompagnato in quegli anni... e sono quasi tutti ricordi belli, qualcuno bellissimo, una scuola che era vita...

 
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PRESENTE e PASSATO REMOTO

Post n°1084 pubblicato il 03 Marzo 2014 da atapo
 

 

AMICO... DAL PASSATO REMOTO

Si può chiamare amico qualcuno che ho incontrato di persona solo una volta, ma con cui ho dialogato scrivendoci, di cui ho letto tutti gli scritti facendone tesoro per la mia vita professionale?

Io credo di sì, perché le parole collega, maestro, educatore non le sento sufficienti per Mario Lodi, che se ne è andato ieri 2 marzo. Aveva 92 anni. L'ho saputo tramite un'associazione di insegnanti, il Movimento di Cooperazione Educativa, lo stesso in cui Mario trovò, appena finita la guerra e all'inizio del suo lavoro nella scuola, stimoli e risposte alle sue domande su come dovesse essere la scuola e l'insegnamento... Ora c'è facebook che diffonde anche queste tristi notizie e per fortuna, perché i media della morte di un Mario Lodi oggi non sanno che farsene, tutti presi dalla tragedia ucraina e dalla notte degli Oscar...

E mi sento una grande tristezza, proprio come se fosse morto un amico... Certo, era ormai il momento, come per altri di quell'epoca e non si può volere l'impossibile... ma il mondo e la realtà educativa che lui aveva costruito e che ancora seguiva (attraverso la Casa delle Arti e del Gioco) non devono morire, anzi, andrebbero scoperte e rimeditate...

Proprio due anni fa sul blog parlai di lui e di me insegnante, in seguito ad un articolo apparso su “Repubblica” , ecco, ricopio qui quel post, mettere solo un link mi sembra riduttivo in questo momento. Il post racconta al posto mio, in questo giorno in cui la tristezza mi rende difficili le parole.

 


16/02/2012, Piadena
Chissà se domani il maestro Lodi guarderà fuori della grande finestra che s´affaccia sul cielo di Piadena, borgo di pianura tra sapori lombardi ed emiliani. Tutto cominciò da lì, da una finestra spalancata sul mondo. «Sì, fu il mio primo giorno di scuola a San Giovanni in Croce, al principio degli anni Cinquanta. Mentre parlavo, uno dei bambini si alzò dal suo banco e andò a guardare cosa succedeva sui tetti di fronte. A poco a poco, anche gli altri fecero lo stesso. E allora mi domandai: lasciar fare o reprimere? Così mi alzai, e insieme a loro mi misi a guardare il mondo dalla finestra». Da insegnante tornava bambino, e gli scolari si facevano maestri. La nuova scuola era cominciata.
Il maestro compie novant´anni, ma nel giorno della festa chiede silenzio. «Silenzio e meditazione. Noi novantenni possiamo ricordare la nostra vita, le imprese se ci sono, e null´altro. Ci resta poco da vivere e dobbiamo prepararci a questo passo estremo che è la fine». E allora ricominciamo da capo, dal primo fotogramma di un lungo film, la scelta del mestiere. «Non avrei mai pensato di diventare maestro di scuola. Volevo fare il falegname, vivere in una segheria tra trance e pialle, sgorbie e lime. Il mio modello era Geppetto, l´artigiano di Collodi. Sì, volevo essere come Geppetto con Pinocchio». Sorride Mario Lodi, gli sembra di averla detta grossa. Ma come, il maestro per antonomasia, l´artefice della nuova scuola democratica, l´amico di don Milani, l´incarnazione di quella utopia progressista che attraversò i migliori anni del lungo dopoguerra, ora confessa che avrebbe voluto far altro? In realtà la metafora di Pinocchio rivela molte cose. In fondo anche il maestro Lodi ha trasformato generazioni di burattini in bambini veri. I più antichi tra i suoi scolari hanno oltre settant´anni, calzavano gli zoccoli e oggi sono piccoli imprenditori. Alcuni sono diventati chef illustri, altri hanno trovato la retta via dopo un´infanzia miserabile. Tutti ora continuano a scrivergli, con gratitudine. Ma al principio niente fu facile.
Nato nell´anno del fascismo, a Lodi toccò in sorte di ricevere il diploma magistrale proprio il giorno dell´entrata in guerra, il 10 giugno del 1940. «Mentre Mussolini sbraitava da Palazzo Venezia, io andai a Cremona a vedere gli esiti dell´esame. No, non ero tanto contento. In fondo avevo scelto le magistrali perché duravano meno. A me piaceva soprattutto dipingere, pasticciare con i colori sui tessuti e i foulard di seta. Me l´aveva insegnato mio padre, un operaio socialista con vocazione artistica». Il primo tirocinio scolastico, nella Bassa padana, fu tremendo. «Io avevo in mente l´esperimento inventato da Tolstoj a Jasnaia Poliana, la residenza di campagna dove faceva una scuola libera con figli dei contadini poveri. Incontrai anche io i bambini con gli zoccoli, scalpitanti come cavalli ma profondamente segnati da una scuola autoritaria. Così volevano da me la lezione tradizionale, gli esercizi scritti e i compiti, i timbri con i voti. Un disastro».
Per sognare un mondo diverso, bisogna aspettare la fine del fascismo e della guerra. E anche l´arrivo di una nuova stagione, la ricostruzione morale e materiale dell´Italia. «C´era ancora paura nei loro sguardi, anche molta fame. Ma i bambini cominciavano ad aprirsi, a rivelare il loro mondo interiore non solo attraverso la parola scritta, ma anche con il disegno e la musica, il gioco e il lavoro pratico». Bambini che scoprivano le mani. Bambini spesso "forestieri", abituati a parlare un dialetto diverso. «Nel giorno di San Martino, il padrone delle cascine spostava i suoi contadini di borgo in borgo. Così mi arrivavano questi scolaretti spaesati, che comunicavano in un modo differente. C´era un problema di lingua, lo stesso che oggi affligge i figli degli immigrati. E allora lavoravo su ciò che li univa. Siamo tutti eguali nei dolori, nelle emozioni, negli affetti. E solo con l´amore si riesce a scoprire la vita dei bambini».
Non era solo, il maestro Lodi. Cominciava allora quel Movimento di Cooperazione Educativa che, sulle tracce del pedagogista francese Freinet, portava aria fresca nelle aule scolastiche. A una scuola puramente trasmissiva, dispensatrice di saperi dall´alto, opponeva un insegnamento che contemplava la collaborazione al posto della competizione, il recupero invece della selezione, la ricezione critica piuttosto che l´ascolto passivo. «Volevamo rifondare la scuola democratica», dice oggi il maestro Lodi con la sua bella voce piana, resa fragile dall´età ma ancora nitida, come di chi è abituato per mestiere a catturare l´attenzione. «L´aula rappresentava la società e a scuola si sperimentava la base del vivere civile. Il maestro doveva formare il cittadino responsabile». Una rivoluzione silenziosa, che portava tra i banchi la Costituzione, nella speranza di cambiare il paese uscito da un ventennio di dittatura. E dopo oltre mezzo secolo, maestro Lodi, qual è il bilancio? Lo sguardo azzurro si fa distante, come a difendersi da una realtà che non gli piace. «L´Italia è un disegno incompiuto. Non è nato il popolo che volevamo rieducare, così come non è nata la nuova scuola che avevamo in mente. Se mi volto indietro, se penso al nostro lavoro di quei decenni, mi sembra tutto vanificato. Oggi è prevalsa la scuola tradizionale, un modello competitivo che somministra nozioni e dà la linea». Non vogliamo teste piene, le vogliamo ben fatte: era lo slogan degli insegnanti democratici. Un´altra favola bella che se n´è andata.
Tra gli anni Sessanta e Settanta, i suoi libri ebbero grande successo. Prima le storie collettive di Cipì, il "passero eroico" celebrato da Rodari. Poi C´è speranza se questo accade a Vho, diario didattico degli esordi, e Il paese sbagliato, bestseller einaudiano insignito del Viareggio. «Venne da me Giulio Einaudi con le bozze in mano», ricorda ora divertito. «"Troppo lungo", decretò. "Le lascio un paio d´ore per tagliarne duecento pagine"». Il maestro Lodi diventò una star della pedagogia innovativa, vincitore di premi internazionali, ma nelle scuole della Bassa padana la vita non era mai facile. «Quando andava bene, il direttore didattico mi lasciava fare. Così accadde a San Giovanni, dove insegnai tra il ´51 e il ´56. Ma più tardi a Vho le cose andarono molto peggio, tra le resistenze delle gerarchie scolastiche e l´ostilità degli altri maestri. La scuola tradizionale era più semplice: libro di testo e compiti in classe, non bisognava inventare niente». Il maestro Lodi veniva guardato con sospetto. La sua aula era tutt´un via vai di strana gente, lunarmente distante dall´istituzione scolastica. «Mi mettevano in classe molti ripetenti, ragazzi difficili che reagivano alle avversità con violenza e dissipazione. Così facevo venire il medico che illustrava gli effetti del fumo in polmoni giovani. E con il contadino uscivamo in campagna, e insieme al pescatore arrivavamo fino al fiume. E contemporaneamente spiegavo storia e geografia».
Non è un caso che don Milani adottò alcune delle sue tecniche didattiche, soprattutto quella della scrittura collettiva dei testi. Senza Mario Lodi, non ci sarebbe Lettera a una professoressa della scuola di Barbiana. «Conobbi don Lorenzo nel 1963, grazie al mio amico Giorgio Pecorini. Il suo esperimento viene oggi raccontato come una scuoletta di campagna, in realtà era una scuola di altissimo livello. Era un pezzo dell´Italia che viveva autonomamente la sua libertà. Don Milani fu il primo a lanciare l´idea di scuola universale – trasformare la scuola in uno strumento di democrazia – ma non tutti hanno capito la profondità del suo pensiero».
La sua casa di Drizzona, a pochi chilometri da Piadena – metà cascina, metà convento benedettino del Seicento –, è ancora tappezzata dei disegni dei bambini di sessant´anni fa. Con i soldi del premio Lego ha trasformato le stalle nella Casa delle Arti e del Gioco, che oggi ospita seminari e laboratori per gli educatori. Ritratti colorati e storti, facce viola e case trasparenti, perché «i disegni dei bambini non sono mai sbagliati ma sempre rivelatori di universi intimi». Ecco il profumo del fiore disegnato da Cosetta, la sua primogenita, e l´arcobaleno dipinto da Rossella, la seconda figlia che non lo lascia mai. Lui cammina incerto nelle gambe, sorretto dalla moglie Fiorella, che qualche volta gli presta le parole. E al maestro di oggi cosa suggerirebbe? «Possedere un cuore, che è un motore potente. E poi attaccarsi al bambino, seguirlo con dedizione, riuscire a scrutarne i talenti nascosti. Senza mai dimenticare che il compito della scuola è trasformare un gregge passivo in un popolo di cittadini pensanti». No, non si arrende Mario Lodi. Ma nel giorno della festa, per favore, fate silenzio. Guardate fuori dalla finestra, insieme al maestro, ma in silenzio.

(“La Repubblica.it”)

Ecco, quante esperienze qui raccontate mi ricordano molti dei miei anni di insegnante!
Mario Lodi, con altri, è stato uno dei miei "guru" come scherzosamente (e forse con un po' di gelosia) mio marito chiamava certe persone che mi sono stati guide importanti quando ero alle prime armi e che mi hanno dato solide radici per essere l'insegnante che ho sempre cercato di essere...Nell'articolo non è citato che per vari anni dal 1983 diresse un giornale, "AeB", poi diventato "Il giornale dei bambini": io con le mie classi collaborai inviando testi, poesie, progetti che vennero anche pubblicati e da lui commentati, qualche copia ce l'ho ancora per ricordo...
Quanto di bello e importante si costruiva nella scuola in quei tempi! Io avevo cominciato a raccontarlo anche qui, anni fa, perchè ci ho creduto molto e non volevo che tutto andasse perduto...ogni tanto mi dico che sarebbe un dovere morale riprendere quelle storie e non farle sparire. Anche se la mia sarebbe una voce piccolissima... Ho la consapevolezza che quegli anni sono stati vissuti, da me e dagli altri che ci hanno creduto, con grande impegno e grande sensibilità, convinti che eravamo responsabili di accompagnare i nostri ragazzi verso un futuro migliore...
Ma poi...dove abbiamo sbagliato...non siamo stati abbastanza...non abbiamo avuto abbastanza energia...il "meccanismo" burocratico-scolastico ha svuotato tutto, insieme alle vicende politiche...
Ho sentito il bisogno di parlarne, oggi, perchè troppo forti sono stati  i ricordi e le emozioni dopo questa lettura. E ho voluto mettere come titolo il tag che qui nel blog distingue i racconti dei miei primi lontanissimi anni di insegnamento.


 
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I BIONDI

Post n°1083 pubblicato il 02 Marzo 2014 da atapo
 

 

LUI & LUI

Il fatto che da alcuni mesi mio marito vada a prendere Martino all'uscita dalla scuola materna una o due volte alla settimana sta lentamente creando un rapporto più positivo tra i due. Non che prima ci fossero problemi particolari, Martino è talmente allegro e socievole che “interagisce” rapidamente con tutti.

Ma è proprio questa sua esuberanza che metteva in crisi il nonno. Purtroppo lui è un po' rigido di carattere ed è sempre stato portato a cogliere e a mettere in risalto nelle persone innanzitutto i lati negativi, le cose da correggere, da reprimere... Il suggerimento evangelico: “Se vedi il tuo fratello che sbaglia riprendilo più e più volte ecc...” potrei dire sia per lui come una missione e viene coniugato in tutte le possibili sfaccettature e varianti, purtroppo con conseguenze non sempre felici, soprattutto per l'autostima del suo prossimo...

Così prima era tutto un far notare a me: “Ma guarda quel bambino... Ma come è agitato... Ma i suoi lo lasciano fare troppo... Dovrebbero metterlo in castigo, punirlo... Bisogna dire a sua madre (nostra figlia) che deve essere più severa...” Senza poi dirle mai nulla, perché mia figlia accetta poco certi rimproveri paterni, ma tormentando me nella speranza che passassi il messaggio, come è nel suo stile... E così era ennesima fonte di discussione fra noi due, anche se io spesso cercavo di lasciarlo dire e svicolare...

Invece ora che la conoscenza reciproca si è approfondita è arrivato a dire: “Però, Martino è proprio in gamba e sveglio!”

Sarà perché sta crescendo ed è più semplice gestirlo, ora giocano anche insieme e mio marito si diverte...ed io ne sono immensamente contenta!

Qualche giorno fa Martino e Damiano sono stati a pranzo da noi perché mia figlia col marito era andata a fare un'ecografia e avevo suggerito loro che dopo andassero a pranzo fuori, loro due da soli, forse l'ultima occasione per chissà quanto tempo...

Conversando a tavola ho chiamato affettuosamente i due bimbi: “I miei biondi”, Martino ha commentato: “Il mio babbo è biondo, la mia mamma invece è mora, come te.”

E il nonno come ha i capelli?” ho chiesto.

Lui ha osservato bene, poi: “Pelato!”

Sconcerto del nonno. Io ho insistito: “Ma guarda bene, un po' di capelli ce li ha. Di che colore sono? (Mio marito ha i pochi capelli ormai quasi tutti bianchi, pochi grigi, residuo di un nerissimo di gioventù...)

E Martino: “E' biondo!” Risata generale.

Mio marito ha commentato che in tutta la sua vita BIONDO non gliel'ha mai detto nessuno... e io credo che questa sarà l'unica volta!


 
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