Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

DICEMBRE

E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

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Messaggi di Aprile 2015

IN CAMPER, GIORNO 31

Post n°1220 pubblicato il 27 Aprile 2015 da atapo
 

IL  VERDE

 

 

Se apro la porta del camper... ecco le seggiole e la panchina dove si schierano i vecchietti del condominio, come ho raccontato nel post precedente: una vera platea di un pubblico di pensionati sfaccendati e chiacchieroni!
Ma guardiamo oltre: perchè il luogo in cui vivo questi giorni non facili in realtà è molto bello. Il condominio si trova all'estremità del quartiere: oltre questo piazzale-parcheggio, dopo il melo che ora è tutto fiorito, c'è un vero BOSCO! Un terreno lasciato allo stato brado, molto ampio, laggiù in fondo si intravede il campanile della chiesa, ma di case nemmeno l'ombra! E' il bosco tipico di pianura a far da padrone, pioppi, melo e ciliegio selvatici, aceri campestri, molti cespugli ed erba alta, iris piantati dai condomini al bordo del parcheggio che stanno colonizzando anche il bosco. Non so di chi sia e perchè sia lasciato così, ma a me piace moltissimo, mi ricorda la mia infanzia quando nella periferia di Bologna se ne trovavano ancora tanti di spazi simili.  Una vera benedizione per gli occhi e per lo spirito, rilassante per i miei stati d'animo ora non troppo tranquilli.
E' pieno di uccelli, cominciano a cantare piano che è ancora notte, gorgheggiano per tutto il giorno, pigolano fin molto dopo il tramonto. E c'è una piccola pattuglia di quattro o cinque galline che spesso esplorano tra l'erba alta, provenienti da chissà dove perchè non vedo case di contadini intorno... Per non parlare delle farfalle che già svolazzano e del mondo minuscolo di altri insetti.

 

Ogni giorno scopro una novità o piccoli cambiamenti in questo verde, è la stagione che avanza.
Ma c'è una grossa differenza dai boschi della mia infanzia: qui non ci sono bambini!
Per noi, a quei tempi, un luogo simile era un'avventura infinita, il regno delle nostre lunghe ore di libertà...
In questo condominio, come in altre casette vicine, ne vivono di bambini, ne ho sentito le voci, ne ho visto giocare qualcuno sul cemento dn un altro parcheggino poco lontano... ma nessuno mai ad esplorare e a godere di questo bellissimo bosco, che pure non è recintato! Che ci siano pericoli nascosti? Mah!
Allora mi viene un po' di tristezza per questi nostri preziosi bambini "impacchettati" tra scuola, appartamenti, corsi e automobili: che non si sporchino, che non cadano, che non si sbuccino le ginocchia... che non si sentano mai liberi in mezzo al verde!

E mi rafforzo nell'idea che vorrei lasciare quello che sarà il mio futuro giardino il più possibile "naturale", per la gioia dei miei nipotini.

 
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IN CAMPER, GIORNO 28

Post n°1219 pubblicato il 24 Aprile 2015 da atapo
 

COME  VA

 

Siamo sempre in camper, ormai è quasi un mese e non si vede la fine.
Sto scoprendo sulla mia pelle quanto può essere grande la capacità di adattamento, a patto di non pensare troppo, di concentrarsi esclusivamente sul QUI e ORA, di fare finta che sia tutto normale, altrimenti scoppia la testa e viene il voltastomaco...
Avevo parlato dell'offerta di una conoscente di tenere il camper nel suo cortile, accanto ad un suo capanno tipo garage, giusto per toglierci dalla strada. Ebbene, il camper non entra nel cortile, il passaggio è troppo stretto, quindi ci ha fatto sistemare nel cortile condominiale del suo palazzo (dice che i coinquilini non hanno problemi). Il garage lo possiamo utilizzare lo stesso, ci sono i fornelli, un lavello, la lavatrice, la doccia, oltre alle biciclette e alle scaffalature con le provviste di famiglia. Ci dà qualche agio in più, ma dal camper al garage ora c'è la "passeggiatina": una trentina di metri, avanti e indietro quando portiamo la spesa dal frigo (del camper) per cucinare, la biancheria da lavare, la borsa con l'occorrente per fare la doccia... Se si dimentica qualcosa... anda e rianda. Quando fa bel tempo è tutto ok, ma quando piove o tira vento queste "passeggiatine" non sono piacevoli. E nelle giornate fredde il garage diventa terribilmente umido, perchè ha il soffitto di lamiera e plastica e una parete completamente a vetrata fumé. Non è che il camper sia molto meglio se piove, ma almeno il riscaldamento acceso toglie un po' l'umidità. Purtroppo ci sono stati diversi acquazzoni da quando siamo in questa situazione...
Se invece c'è il sole, nel cortile condominiale si fermano per varie ore della giornata i molti vecchietti del condominio ed è un chiacchiericcio continuo... Quando facciamo le "passeggiatine" dal camper al garage e viceversa è come un defilé davanti alle loro poltroncine, ti scrutano dalla testa ai piedi, credo si chiedano come mai non ci fermiamo a chiacchierare con loro, se appena gli dai corda attaccano dei bottoni infiniti, giusto per far passare le ore... Noi invece abbiamo sempre i minuti contati...

Io mi sento così a disagio in questo essere sotto gli occhi e probabilmente anche negli argomenti di conversazione di un intero condominio... Naturalmente quando stiamo nel garage possono capitare in ogni momento i legittimi proprietari (questa signora, anzi anziana signorina, e suo fratello) a prendere cose, a fare la lavatrice... e ciò mi crea qualche imbarazzo se conto di fare la doccia, anche se chiudo a chiave, perchè le chiavi le hanno anche loro...
Insomma, forse sarò una fissata io, però sento che la mia privacy è quasi azzerata. Ne ho parlato con mio marito di queste sensazioni che mi stressano, del disagio che provo in questo periodo: lui è cascato dalle nuvole, ha detto che a lui non crea nessun problema vivere così... due pianeti diversi!

Se poi aggiungo che la spesa va fatta quasi tutti i giorni perchè il frigo del camper è piccolissimo, che ad ogni pasto le stoviglie sono da lavare a mano, che la nostra benefattrice, al contrario di noi, è ordinatissima, tanto da raccogliere e rimettere nel cesto le mollette che avevo lasciato sullo stendibiancheria per il bucato successivo, dicendo a mio marito: "Così è più in ordine"... insomma, ci sto proprio male!
Una nota positiva c'è: nel garage possiamo usare il pc ed entrare in internet (visto che è mio marito che ha sempre mantenuto efficiente il pc di questa signorina...), ammesso che non abbiamo altro di pressante da fare o che all'unica presa di corrente non ci si debbano attaccare altri condomini per lavori vari di bricolage...

E la nuova casa? Procede, ma lentissimamente. Il problema CAPPOTTO non si è ancora sbrogliato col Comune, nell'attesa si sta pensando a soluzioni provvisorie, ma che consentano il nostro soggiorno all'interno. Però sorgono impicci uno dietro l'altro: procedure errate per attivare il gas, il telefono non si sblocca, le ringhiere arrivate sbagliate, le mattonelle non sufficienti, la caldaia che perde, il pozzo intasato, dubbi improvvisi sulle tinteggiature, insomma non ne va dritta una al primo colpo! Il capocantiere ha proposto di richiedere una benedizione! Dovremo lasciare i mobili mel magazzino ben oltre il mese previsto all'inizio... e pagare di conseguenza!
Sui blog continuo a passare poco e a leggere poco dagli amici, da un pezzo accade purtroppo, così capisco che anche le visite qui da me siano diradate, i commenti idem... e rimpiango quel piccolo mondo di conoscenze e partecipazione che mi ero creata, che mi faceva stare bene e sentirmi in compagnia. D'altra parte non c'è molta allegria o profondità di pensiero in ciò che ho da raccontare in questo periodo...

 
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IL TEATRO

Post n°1218 pubblicato il 20 Aprile 2015 da atapo
 
Tag: teatro

PER FORTUNA CHE C'E'

 


 

In questa confusione di vita e di giornate sconvolte e strane paradossalmente un filo di normalità e di collegamento alle mie piacevoli abitudini di prima passa per il TEATRO, che dovrebbe essere quanto di meno reale e normale ci sia...
Nel marasma degli scatoloni da rinchiudere nel magazzino mi ero preoccupata di "salvare" i copioni, i trucchi, gli abiti di scena già decisi, perchè come ogni primavera si stanno concludendo le mie attività teatrali.
La mia amica regista che si era rotta un braccio l'estate scorsa pareva impegnatissima nella riabilitazione quindi nessuno spettacolo nuovo era in cantiere, per fortuna, pensavo io, perchè questo inverno di tempo per le novità ne avevo poco... Ma anche per lei il palcoscenico è una seduzione, così a gennaio mi confidò che voleva ripresentare "Donne al parlamento", che avevamo fatto l'anno scorso, ma aveva idee nuove per arricchire ecc... Naturalmente contava su di me per la parte di Prassagora, come l'anno scorso. Io le dissi che era impossibile, con questo trasloco (e ancora non si sapevano tutte le terribili conseguenze) non avrei avuto tempo di ripassare una parte così impegnativa. Lei però mi voleva ugualmente, così ha rivoluzionato la regia ancora di più, ha affidato la parte di Prassagora ad un uomo, come ad altri uomini altre parti femminili e ha creato una specie di "coro" greco: tre attrici che sottolineassero certi momenti importanti con brevi frasi. Io ero una di queste, così che l'impegno di memoria era ridotto, più importanti i movimenti che comunque si allenano nelle prove tutti insieme. Inoltre ha aggiunto canzoni, creando uno spettacolo originale, un po' grottesco, ma molto vivace e impegnato politicamente... direi realistico e attuale!
Peccato che, come avevo scritto, sia andato in scena proprio il sabato dello svuotamento di casa, ero così stressata per i fatti miei che non mi sono goduta molto il nostro lavoro, che comunque ha divertito sia il pubblico sia gli attori, noi che abbiamo superato con onore, improvvisando, alcuni vuoti di memoria proprio dell'attore principale! Io mi ero accorta che in fondo la mia ex-parte la ricordavo ancora molto bene, forse avrei potuto rifarla io, ma ormai... mi accontentavo di suggerire a chi mi aveva sostituito!
Qualche giorno dopo la regista, commentando con me lo spettacolo, ha detto: -In fondo per me la vera Prassagora resti sempre tu.- Ed io mi sono quasi commossa...

Anche il teatro in francese si è concluso in questi giorni, venerdì scorso per l'esattezza. Ne avevo parlato qui solo a dicembre, all'inizio del percorso per mettere in scena "La guerre de Troie n'aura pas lieu", poi non era stato certo l'impegno più intenso nella mia vita... Ero rimasta sconcertata sul ruolo che il regista aveva scelto per me: un uomo! Il poeta di corte, un personaggio ambiguo, guerrafondaio, cospiratore, esagerato, negativo insomma.
-Io non sono tanto cattiva!-avevo commentato.
-Certo che no, ma così è una bella sfida, renderlo credibile in scena.- aveva replicato il regista. E come al solito mi sono messa d'impegno, mi è venuto talmente bene  che... era diventato simpatico a tutti! Alla fine piaceva anche a me e ci provavo gusto a perfezionare le sue esagerazioni sempre di più ad ogni prova...
A parte il mio diventare questo cattivo Demokos, mi è piaciuto questo testo molto ricco e profondo anche se con punti divertenti. Era suggestiva la scenografia essenziale: fondo nero, due altissime colonne ioniche di cartone bianco, tre panchetti bianchi su cui salivano alternandosi vari personaggi, una piccola sagoma di tempio che reggeva le due terribili "porte della guerra". Noi attori avevamo costumi molto creativi: abiti lunghi, o pantaloni e lunghe camicie, sandali, bracciali e collane, tutto giocato sui toni del bianco, argento, dorato e madreperla, come si conviene a personaggi regali, naturalmente tutto raccattato rovistando negli armadi! Di scuro solo due spade, da sguainare alla fine, quando purtroppo si arriva alla conclusione che ... la guerra si farà! 
Mio marito ha scattato foto, appena avremo un po' di calma le scaricheremo perchè i miei partner le aspettano, cercherò di postarne qualcuna anche qui, però non ci è semplice lavorare ai PC nella situazione attuale...

Così archivio con qualche nostalgia anche questo copione. Mi resta l'ultimo impegno, il corso al teatro delle Spiagge. Quello finirà circa a metà giugno, spero tanto di essere già ritornata ad una vita normale... Se avessi immaginato tutti i problemi di questo trasloco non mi sarei fatta convincere, a quel tempo, ad imbarcarmi anche in questo terzo anno di corso, ma ormai ci sono, non sarebbe serio abbandonare ora che tutto è già stato deciso e mettere in crisi gli altri compagni di corso...
Prepariamo "L'importanza di chiamarsi Ernesto", testo molto conosciuto, quasi inflazionato. Confesso che il lavoro che mi sta richiedendo la regista mi è molto difficile. Credo conti anche il fatto che non sono tranquilla, che le mie energie sono messe a dura prova in questo periodo... cercherò di fare del mio meglio, ancora devo partire con il lavoro intenso di memorizzazione, vedremo come andrà, ci sarà tempo per riparlarne.
Devo constatare che il tempo dedicato a questa mia passione è l'unico NORMALE in questo periodo. E per la mia salute psicofisica per fortuna che c'è.

 
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ADDIO ALBINO

Post n°1217 pubblicato il 15 Aprile 2015 da atapo
 

UN ALTRO AMICO SE NE VA

 

Conoscete questo signore? Probabilmente no, oggi voglio farvelo conoscere io.
Il 31 marzo, un piccolo articolo su un giornale annunciava la sua morte ed io ne sono rimasta profondamente rattristata.
E' stato infatti un amico nei miei anni lavorativi più belli ed entusiasmanti, lo scrittore Albino Bernardini, nato nel 1917 in Sardegna, dove ha vissuto a lungo, poi residente a Tivoli, ma legatissimo alla sua isola dove ritornava per l'estate.
Le nostre strade si incrociarono moltissimi anni fa...
Forse qualcuno ricorda il film per la TV "Diario di un maestro", dei primi anni '70, che raccontava l'esperienza in una scuola di frontiera nella periferia romana, in cui si applicavano i principi della scuola attiva e di Freinet, che erano alla base anche del mio modo di fare scuola. Quella era una storia vera, tratta da uno dei primi libri di Albino: "Un anno a Pietralata" , era lui che aveva davvero vissuto quell'esperienza, lui uno dei maestri che credevano in un modo nuovo di fare scuola e di vivere una comunità scolastica educativa. Anche lui era uno dei miei "guru", come Mario lodi, Gianni Rodari... ne leggevo con passione i suoi scritti, finchè...
Verso il 1985 sul quotidiano Paese Sera ogni settimana usciva una pagina curata da Albino, composta soltanto da scritti di bambini: poesie, racconti, storie di vita... Io le leggevo ai miei scolari e quando uscì un concorso di poesie anche la mia classe ne inviò una: "L'albero in città", che parlava della vita di un povero albero piantato lungo un viale cittadino... Fummo tra i vincitori, la premiazione era a Roma,una domenica, alla sede del giornale. I genitori di quella classe erano meravigliosi e in un batter d'occhio organizzarono la trasferta a Roma: chi in treno, chi in auto, chi aveva al seguito oltre il proprio figlio anche qualche compagno i cui genitori non potevano... Fu una giornata esaltante, naturalmente! Tornammo carichi di libri per la nostra biblioteca e trionfanti. Nei giorni successivi gli alunni scrissero ad Albino una letterina di ringraziamento... a questa lettera ne seguirono molte altre, dalla classe seconda fino alla quinta la nostra corrispondenza con Albino proseguì, diventando amicizia: letterine personali, storie inventate insieme, cronache delle esperienze scolastiche, disegni e foto... A volte la realtà diventava favola, da un fatto vero nasceva una storia di fantasia dove i bambini erano protagonisti. Anch'io gli scrivevo, il mio foglio partiva insieme agli altri. E Albino ci rispondeva sullo stesso tono, l'arrivo della posta era sempre una gioia. Eravamo in quarta quando Albino venne a Firenze e passò una giornata a scuola con noi: immaginate l'orgoglio dei suoi piccoli amici!
Quella classe passò alla scuola media ed io gli chiesi se aveva piacere di continuare la corrispondenza con i miei nuovi piccoletti di prima: lui ne era felice, così fu una motivazione allo scrivere mandare le prime piccole frasi ad uno SCRITTORE amico della maestra! E il gioco riprese, con sempre nuova fantasia e nuove invenzioni, avevamo anche le sue foto e quelle dei suoi nipotini di cui ci raccontava le prodezze, leggevamo i racconti che lui via via pubblicava per ragazzi..
Intanto io scoprivo un fatto curioso: leggendo un altro libro di Albino, "L'avventura di un povero soldato" in cui narrava di quando aveva combattuto in Grecia e in Albania, trovavo strane analogie con certi fatti sentiti in famiglia di uno zio nato anche lui nel 1917, che aveva combattuto negli stessi luoghi, poi rimpatriato perchè ferito. Ne parlai a questo zio, probabilmente i due si sono anche conosciuti perchè lui ricordava i Sardi suoi commilitoni...
L'anno successivo Albino ritornò a Firenze per un incontro con la nuova classe: lo trovai invecchiato, stanco... Stavolta non arrivammo alla quinta, le lettere pian piano diradarono finchè ci scrisse sua moglie, dicendoci che lui era ammalato e non riusciva a scriverci. Però ci pensava e conservava tutte le nostre lettere insieme a quelle di tante altre classi... I bambini capirono, ma che tristezza: sono momenti di dura crescita...
Anch'io conservo tutte le sue lettere, con tanto affetto e nostalgia: la storia di un caro amico insieme alla storia di anni belli e ricchi  di impegno e di soddisfazioni, in cui speravamo di dare contributi importanti alla crescita dei nostri ragazzi...
Quando ho saputo della sua morte ho provato dolore, anche se a 98 anni non si poteva sperare ancora molto... Avrei voluto farlo sapere a quegli scolari ormai adulti che lo avevano conosciuto, Facebook sarebbe stato il modo più rapido, ma ho questi problemi con internet... Ho mandato un SMS all'unica di cui ho il numero di telefono, pregandola di diffondere la notizia. Mi ha risposto con tristezza...
Addio ad un altro caro rappresentante di un mondo in cui ho creduto...

 
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IN CAMPER, GIORNO 13

Post n°1216 pubblicato il 09 Aprile 2015 da atapo
 

L' IMPRESA

Prima che la mediateca dell'Istituto francese chiuda un mese per restauri, mi sono presa una mattinata di libertà e sfrutto i suoi PC a disposizione degli iscritti.

Comincio lentamente ad abituarmi (o a rassegnarmi?) a questa nuova vita quasi da nomade.

Credo che questa situazione (chiamarla TRASLOCO è limitativo!) mi farà aumentare considerevolmente i capelli bianchi... non credo di esagerare, che i lettori giudichino...

Quando arrivarono gli operai per smontare i mobili, il 27 marzo, ebbi chiaro ciò che avevo sperato non si avverasse: mio marito aveva ancora molte e molte cose SUE da inscatolare e imballare! Lo temevo... nonostante lo avessi sollecitato spesso, fino a provocare litigi fra noi, lui non aveva abbandonato il suo stile... Non era certo comodo imballare in contemporanea agli smontaggi dei mobili e lui così non poteva certo controllare insieme a me il lavoro degli operai che avevano "attaccato" le stanze sia dal pianterreno che dal secondo piano. Loro, gli operai, si erano dimenticati di portarci il primo giorno le scatole guardaroba per metterci i vestiti più delicati sulle grucce, li avevano tolti dagli armadi e ammonticchiati alla rinfusa... insieme a quelli che avevo deciso di portare nel camper!

Ma le complicazioni abbondano ed io avevo in programma uno spettacolo nei due pomeriggi: prova generale il 27, spettacolo il 28: immaginate con quale stato d'animo! Non era stato possibile spostare le date...

Alla sera del 27, al rientro dalla prova, ho scoperto che le mie valigie con l'abbigliamento da tenere in camper erano rimaste DIETRO alle ante dell'armadio smontato. Il giorno dopo quelle ante sono rimaste ultime ad essere portate via, mio marito era sempre impegnato a fare i SUOI scatoloni: io prima di uscire per lo spettacolo (per fortuna gli abiti di scena erano al sicuro nel camper) l'ho MINACCIATO che se al ritorno le mie valigie fossero partite per il magazzino... mi sarei rifatta il guardaroba nuovo! Allora le ha controllate, però si è lasciato SCAPPARE una valigia con la sua biancheria, che poi abbiamo impiegato qualche giorno a recuperare...

Domenica 29 la casa era quasi vuota, restavano ancora molte cose da portare nella nuova casa e... l' abbaino da svuotare, territorio sempre di bricolage e varie cose "maritali". Pensavamo di avere tempo fino al 31 ("fine mese", ci pareva dicesse il contratto). Invece nel pomeriggio sono passati i nuovi padroni di casa, abbiamo scoperto che invece la data era il 30 e loro per il 30 avevano già chiamato i muratori che facessero il sopralluogo per iniziare i lavori il 31.

Mio marito era già distrutto, io pure, non ce l'avremmo mai fatta! Mio figlio ha preso un giorno di permesso dal lavoro, ho chiamato un mio amico del teatro che nonostante sia più anziano di noi come energia è una locomotiva, così con un lavoro improbo la sera del 31 abbiamo messo le chiavi nella buchetta delle lettere e siamo usciti definitivamente da quella casa. Restavano da spostare solo i vasi da fiori che si trovavano all'esterno. 

Io, dopo il lavoro fisico, l'ansia, i litigi continui col coniuge per i motivi più svariati, entrambi innervositi e stressati, non avevo più nemmeno la forza di piangere, benchè ne avessi una gran voglia...

Nel frattempo eravamo venuti a sapere che la ditta che avrebbe dovuto fornirci i termosifoni è fallita, quindi bisogna cercarne altri da altre parti...

...e che ugualmente è fallita la ditta da cui avevamo comperato e già pagato il nuovo mobile  per la sala (i vecchi li avevamo sfasciati il giorno prima, non trovando nessuno che li acquistasse): questo  nuovo ora è giacente nel loro magazzino che ce lo teneva in deposito, ma non è ritirabile perchè il fallimento non permette di movimentare la merce...

Che giornatine, vero?

Siamo poi stati qualche giorno col camper a Montelupo da mio figlio, così tenevamo Riccardo in vacanza da scuola mentre i suoi genitori erano al lavoro: vita quasi normale, ma mio marito tornava a Firenze per varie incombenze, non si poteva continuare così, sempre in viaggio.

Lunedì di Pasquetta, tornati a Firenze, abbiamo cominciato ad organizzarci la nuova vita: innanzitutto abbiamo passato molte ora nella nuova casa, sistemando materiale da bricolage nei casotti esterni e le piante in una zona del giardino in cui non "infieriscono" i muratori. Il lavoro all'aria aperta ho sentito che mi faceva bene, mi rilassava, anche a sera avevo mal di gola, perchè la terra era ancora bagnata dal diluvio pasquale e il vento freddo non dava tregua. In compenso mio marito, che sollevava cassette piene di vasi, ora ha mal di schiena.

Ancora: pareva dovessero mettere in funzione il telefono e il collegamento, ma poichè, come si è visto finora, la fortuna non ci aiuta, i tecnici hano scoperto che la cabina in cui dovrebbero lavorare è su un terreno privato di un circolo che ora ha chiuso e devono scoprire chi rintracciare per farsi aprire il cancello... quindi si rimanda a non si sa quando!

Come contorno, sono arrivate anche novità molto negative sul fronte dell'eredità, tanto per tirarci su di morale.

E' sufficiente?

Concludo con una piccola positività: una conoscente della parrocchia ci ha offerto ospitalità col camper nel suo cortile, dove ha una specie di stanza-magazzino attrezzato con lavello, fornelli, tavolo, doccia, lavatrice. dalla strada ci siamo spostati lì ieri sera, almeno avremo un minimo di comodità in più.

Ma ancora non se ne vede la fine... è meglio vivere un giorno dopo l'altro sperando che non arrivino novità troppo sgradevoli.

 

 

 

 

 

 
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IN CAMPER, GIORNO 11

Post n°1215 pubblicato il 07 Aprile 2015 da atapo

MA  SI  PUO'...

Ma si può scrivere con un occhio all'orologio, perchè tra poco dovrò andarmene da qui, su un vecchio computer della parrocchia, lentissimo e che si blocca ogni tre per due, dopo che l'Istituto francese su cui contavo per i collegamenti mi fa lo scherzo di CHIUDERE PER UN MESE la mediateca causa sistemazione dei locali ?

Direi che in questo periodo se qualcosa può andare storto ci va e alla grande, ne sono successe di tutti i colori, ormai a ogni telefonata imprevista penso "e adesso che succede?"

Prendo appunti sull'agenda perchè un'infilata di giorni simili sono da lasciare negli annali di famiglia... e chissà se riuscirò a scriverne anche qui...

Ecco, devo andare... a risentirci chissà quando...

 
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