Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

AGOSTO




ITACA

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze...

Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti finalmente e con che gioia
toccherai terra tu per la prima volta..

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

Kostantin Kavafis

 

 

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Messaggi di Novembre 2016

ALLUVIONE A TEATRO

Post n°1389 pubblicato il 28 Novembre 2016 da atapo
 
Tag: teatro

LE STORIE DELLA STORIA

 


 

Ieri sera i "ragazzi over 65" hanno portato in scena al Teatro delle Spiagge lo spettacolo sulla "loro" alluvione di cinquanta anni fa.

Ho fatto parte anch'io della compagnia, anche se nel 1966 ero solo una ragazzina che abitava a Bologna e ascoltava le notizie alla radio, nemmeno le vedeva in televisione perchè la mia famiglia era povera e la televisione non ce la potevamo permettere. Ma ho avuto tempo, in tanti anni, di vedere immagini e di sentir raccontare storie, soprattutto da quando sono venuta ad abitare a Firenze.

Così, a differenza dei miei compagni di scena, i quali recitavano parti in fatti che avevano veramente vissuto, io ho fatto l'attrice e sono entrata nei personaggi che mi hanno affidato.

A tal punto che ieri mentre terminavo una delle mie scene quasi mi sono commossa...

A tal punto che un'amica che era tra il pubblico ha chiesto a mio marito mentre raccontavo di un fatto a cui avevo assistito (solo per finzone scenica): -Ma allora lei era venuta a Firenze in quei giorni!-

Macchè! Avevo 15 anni, a dire il vero tra gli "angeli del fango" c'erano anche miei coetanei, ma con la mentalità dei miei genitori se avessi chiesto di andare a dare una mano, come altri studenti... apriti cielo! Sarebbe stato uno scandalo fra tutti i miei parenti ed io sarei diventata una ragazza perduta!

Non è stato facile preparare questo spettacolo. Gli anziani del gruppo non hanno fatto veri corsi di teatro, è la prima loro esperienza di un vero spettacolo, la memoria con l'età diventa difficoltosa, l'emozione fa il resto, la ragazza regista che guida il gruppo ha fatto un lavoraccio enorme... negli ultimi giorni mi aveva detto che era molto contenta che ci fossi anch'io, un po' più esperta degli altri, così la aiutavo nel gestire il gruppo e nel rassicurare i miei compagni.

Che responsabilità mi ero sentita addosso! E mi aveva messo ancora di più in agitazione!

Più che della recitazione, ero preoccupata dei cambi di scena, quando sul palco ognuno deve spostare oggetti, farne sparire o collocarne dei nuovi, nella penombra. Anche questo richiede movimenti precisi e non si deve dimenticare NIENTE. Io dovevo fare anche lo "spazzino" cioè controllare che non restasse in giro nulla di inutile prima della nuova scena: mica facile, perchè dovevo avere in testa esattamente tutto ciò che doveva stare sul palco e in che posizione e rapidissimamente provvedere se qualcosa non andava. Ecco, temevo di più questi momenti che tutto il resto...

Ce la siamo cavata con onore.

Vista l'importanza dell'argomento, erano presenti il direttore del teatro e un consigliere del nostro Quartiere: alla fine erano entrambi molto soddisfatti, mettevano in rilievo il fatto che sia proprio la storia del quartiere che è diventata spettacolo e confabulavano di farne pubblicità, di portarlo in altre sedi anche più importanti. Soddisfazione e onore per noi e per la nostra giovane e paziente regista!

Ora ho finito di salire sul palcoscenico, per un bel po'... a meno che queste repliche si vadano a concretizzare!

Ora confesso che ho voglia di un po' di giorni "facili", di tempi distesi, di disporre di qualche ora tutta per me...

 

 
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AL VERDI

Post n°1388 pubblicato il 22 Novembre 2016 da atapo
 
Tag: teatro

TEATRO  n.2

 

Firenze, teatro Verdi

 

Aver presentato uno spettacolo sul palcoscenico del secondo teatro fiorentino per tradizioni e importanza, cioè al teatro Verdi (secondo solo alla Pergola, per quanto ne so)... non ha prezzo!

Anche se nello spettacolo noi "ragazzi over 65" avevamo una parte breve, infatti si riproponeva il lavoro sull'alluvione presentato all'aeroporto e nella serata c'erano anche altri pezzi di altri attori, io ho provato un'emozione molto forte...

Quel palcoscenico enorme, da respirare e occupare tutto, quel brulichio di addetti attorno a noi nei preparativi e nelle prove, chi per le luci, chi per i microfoni... Microfoni?! E quando mai avevo avuto la possibilità e l'aiuto del microfono nelle mie compagnie sgangherate?! Solo una volta, che mi ricordi... Ma non è detto che sia più facile, perchè anche il microfono bisogna saperlo adoperare...

Gli intrecci di scale e corridoi per passare da una parte all'altra e fino ai camerini... Beh, qualcosa del genere l'avevo già sperimentato al Niccolini coi Carissimi Padri, sapevo che bisogna guardare bene dove muoversi dietro al palco e tra le quinte: ci sono oggetti, fili e corde dappertutto, a terra e a mezz'aria.

Ma il camerino con le bottiglie di acqua minerale e un vassoio di caramelle di tanti gusti per noi attori... questo nemmeno al Niccolini c'era!

Insomma, qui si fa carriera! Sempre gratis, per beneficenza stavolta, ma non è meno importante ed emozionante.

E pazienza se per tutta questa esaltante serata stanotte sono andata a dormire dopo l'una e stamattina ero uno straccio!

Ma subito all'ultimo lavoro perchè da oggi avrò prove quasi quotidiane per l'ultimo spettacolo di domenica prossima!

 
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FUORI UNO (spettacolo)!

Post n°1387 pubblicato il 17 Novembre 2016 da atapo
 
Tag: teatro

CIAO, BRECHT !



 

Ripongo il copione e saluto L'opera da tre soldi, conclusa ieri sera.

Però che emozione stare in un vero teatro cittadino, con i discorsi dell'assessore e del presidente dell'associazione che sponsorizzava l'evento per raccogliere offerte a favore dei terremotati... Discorsi che non finivano più, noi attori stipati dietro il palco temevamo che il pubblico si addormentasse ancor prima del nostro inizio!

La prova generale era stata un disastro: avevamo trovato il palcoscenico pieno di roba non nostra, il camerino idem, senza riscaldamento acceso in una serata dal freddo polare, le luci non erano state montate per un' incomprensione fra tecnico e regista... insomma, prima che tutto fosse pronto abbiamo dovuto aspettare più di un'ora al freddo. Io mi sentivo proprio ibernata, tanto è vero che, appena iniziata la prova, nella prima scena ho avuto un buco di memoria terribile dovuto a malessere da congelamento. E non è accaduto solo a me!

Alla fine della prova alcuni di noi sono rimasti a montare gli scenari, per non doverlo fare all'ultimo momento prima dello spettacolo e quella notte siamo andati a letto all'una e mezza! Così ho dovuto recuperare con un'ora di dormita il pomeriggio dopo, appena prima di prepararmi e partire per lo spettacolo.

Ma pare che se va male la prova generale poi lo spettacolo riesce bene... e prova peggiore di così!

Infatti lo spettacolo è andato benissimo e il pubblico ci ha applaudito molto. Gira voce che ci vorranno lì anche la primavera prossima, con lo spettacolo nuovo!

Tutti noi abbiamo avuto la stessa impressione di essere stati bravi, eravamo tutti soddisfatti di come avevamo recitato, tutto è filato liscio anche meglio di come fu in maggio.

Ormai Brecht lo abbiamo in pugno!

La regista è raggiante, la settimana prossima ce la lascia di vacanza, poi riprenderemo gli incontri e ci presenterà il nuovo spettacolo che sta finendo di scrivere...

Io però di vacanza mi sono presa solo oggi e ho fatto un bel giro corroborante in centro città, con un piccolo shopping di autopremio: da domani mi tuffo nell'ultimo periodo caldo degli spettacoli al Teatro delle Spiagge.

 
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DEDICATO A UN CUCCIOLO

Post n°1386 pubblicato il 13 Novembre 2016 da atapo
 

NUMERI PICCOLI E SILENZIOSI



 

Stiamo percorrendo velocemente l'ultimo mese di attesa: come sono volati tutti quelli già finiti!

Dal primo annuncio che mi lasciò sorpresa, confusa e attraversata per molto tempo da sentimenti contrastanti che ho cercato accuratamente di nascondere... poi si è stemperato tutto in una grande ammirazione per la tua mamma, mia figlia, che mantiene una grande forza per gestire la sua famiglia che si sta così allargando. Forza che non le è mai mancata in ogni occasione impegnativa della sua vita...

Tu, cucciolo, finora sei stato bravissimo: a parte l'aumento e l'ingombro della pancia che cresce, non hai dato nessun problema: disturbi minimi alla tua mamma, tanto che è andata in bicicletta fino a due mesi fa, nel tuo mondo d'acqua ti arriverà la confusione dei tre fratellini e ci avrai già fatto l'abitudine per quando uscirai...

Ci sei, così silenzioso e nascosto, ma sei stato finora poco considerato perchè abbiamo passato il tempo affaccendati in molto altro di più pressante, i tre bimbi che già ci sono hanno tante esigenze... I vestitini da bebè, la tua culla, le nuove sistemazioni degli altri nella cameretta, tutto è stato definito nell'ultimo periodo, veniva sempre rimandato. La tua mamma si duole ora di non avere trovato il tempo che avrebbe voluto per "stare con te", parlarti col cuore, creare quel legame silenzioso a due di madre e figlio ancora non nato. Ma come si fa, col resto della famiglia così ingombrante?

A volte penso alle famiglie numerose di una volta: anche allora le mamme avrebbero voluto avere il tempo, tra le faccende domestiche e gli altri figli, di soffermarsi di più in un dialogo muto a due con chi stava arrivando? Oppure un tempo le donne non si ponevano tutti questi problemi, perchè le fatiche reali e concrete della quotidianità non lasciavano spazio?

E l'essere privati di questo rapporto speciale che significato avrà per il nascituro?

In questo ultimo periodo mi sorprendo a pensare sempre più spesso a te, mio nuovo nipotino, a come sarai, perchè gli altri sono tutti così diversi l'uno dall'altro...

Ognuno dei precedenti aveva un significato diverso per me, per la mia vita: e tu? Per ora è solo il senso della sorpresa, dell'inaspettato, poi forse mi sorprenderai con il tuo essere unico e irripetibile e già mi sento così curiosa di vederti... E un po' rattristata perchè le forze mi stanno calando rapidamente, se ho potuto fare poco per dare una mano finora... temo che potrò fare ancora meno e tu avrai una nonna vecchietta!

Ora non ti chiamo più FLASH, perchè finalmente i genitori hanno deciso il tuo nome (mica da tanto però!): sarà CESARE, un nome che era tra quelli candidati anche per i figli precedenti. Naturalmente ai tuoi fratelli non piace, ma si rassegneranno. E così quando penso a te posso finalmente chiamarti col tuo nome, diventi sempre più reale...

 
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LA LISTA

Post n°1385 pubblicato il 11 Novembre 2016 da atapo
 
Tag: cronaca

MESE DI FUOCO


Dufy R., L'Opéra


Ho scritto un bell'elenco su un foglio e l'ho attaccato al frigorifero, che sia sempre sotto gli occhi…

Ho scoperto che fino al primo dicembre, volente o nolente, si sono accumulati impegni su impegni:

la ginnastica in piscina,

varie visite e analisi mediche del solito “tagliando” autunnale: avevo cercato di diluirle un poco, ma i posti liberi nella sanità pubblica non si possono scegliere,

alcune incombenze riguardanti la “casanovela” in cui occorre la mia presenza,

ma soprattutto le prove e gli spettacoli dei miei teatri!

C'è quello col gruppo degli anziani sull'alluvione di Firenze a cui ho già accennato.

C'è la replica di Brecht che ci è stata richiesta da un'associazione in un paese vicino a Firenze: wow, saremo in un vero teatro che con noi inaugura la stagione! L'associazione ha stampato a sue spese e attaccato locandine dappertutto e pazienza se ha pasticciato coi nomi degli attori scrivendone solo la metà… e il mio non compare.

E a sorpresa c'è la replica ello spettacolo preparato con i gruppi del teatro delle Spiagge e presentato all'aeroporto di Firenze (vedi il post 1381): lo porteremo nientemeno che al Teatro Verdi, uno dei più importanti della città! Il regista sarà esigentissimo, è un'occasione unica!

Poi ci sono altre cose più divertenti, tipo cene, compleanni, un film da vedere in compagnia, impegni già fissati ai quali è triste rinunciare perchè ti alleggeriscono l'animo...

Tutto ciò significa che ogni giorno ho un impegno, se non due, talvolta tre se le uscite sono serali,

che devo sfrondare tutto il resto per non affaticarmi troppo,

che viaggio con le pastiglie per la gola in borsa per scongiurare che l'umidità e le piogge mi facciano sparire la voce nel momento meno opportuno!

Così ecco la lista sul frigo, a cui è rigoroso attenersi anche per mio marito che talvolta deve venire con me, e tenerla bene in mente perché incombe un incontro per l'eredità, non si sa quando, a cui dovrò essere obbligatoriamente presente per firmare dei documenti davanti al notaio…

E dopo il primo dicembre?

Comincia un altro periodo emozionante, perché saremo in attesa della nascita del nuovo nipotino, da un giorno all'altro...

 
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LA MIA FRANCIA 11

Post n°1384 pubblicato il 07 Novembre 2016 da atapo
 

BAIA  DELLA  SOMME


 

Era l'anno in cui mio marito aveva deciso di passare le vacanze col camper sulle coste del Nord, dopo che l'estate precedente avevamo così sofferto per il caldo infernale sull'Oceano Atlantico.

Bene, lo avrei portato in quelle terre che io conoscevo già, all'estremo nord della Francia, perchè c'ero stata nelle settimane di scambio con le classi. E tempo fa ne raccontai anche qui in questo blog.

Prima di partire, come al solito ero passata dall'Istituto Francese: nella biblioteca tengono un reparto di fascicoli turistici su tutte le regioni della Francia, quelli degli uffici del turismo o simili: li lasciano persone che viaggiano e al ritorno li mettono a disposizione di altri futuri esploratori, anch'io avevo questa abitudine. Cercavo materiali aggiornati sulla regione della nostra vacanza: il Nord.

La bibliotecaria, una gentilissima signora molto nordica di aspetto, come le altre volte mi dava suggerimenti e mi disse: "E' vicino alla mia terra, io sono nata in Piccardia, se non c'è ancora stata deve assolutamente visitare la Baia della Somme, l'estuario del fiume Somme, vedrà che meraviglia..."

Non c'ero mai stata, è leggermente più a sud ovest rispetto alle zone che avevo scelto, ma il suo entusiasmo mi convinse a preparare un itinerario leggermente spostato a ovest, in modo che quel luogo sarebbe stato il primo che avremmo visitato.

Fu un ottimo suggerimento, perchè scoprii un luogo che non avrei più dimenticato.

Attraversammo rapidamente tutta la Piccardia lungo strade nazionali talmente diritte che parevano tagliare il paesaggio, ammirando dall'auto territori verdissimi, colline, boschi, grandi pianure, zone di orti attorno ai villaggi con le case fatte di mattoncini rossi, attraversammo la città di Abbeville anch'essa con le case a mattoni rossi... Bello, paesaggi tranquilli quasi da fiaba, ma io a tratti, soprattutto nelle pianure quando si costeggiava il fiume Somme, avvertivo uno strano disagio: era il ricordo della carneficina che lì ci fu all'inizio della prima guerra mondiale , la battaglia della Somme, il numero assurdo di morti, le ossa che ancora stanno lì sepolte e che mandano, in qualche modo, segnali e invocazioni a chi passa, brividi strani di terrori indecifrabili...


 

Poi arrivammo alla costa e un anticipo di quello che ci aspettava fu in un'area di servizio lungo un'autostrada, da cui si può accedere ad un osservatorio, con un belvedere in alto, molto in alto, munito di cannocchiali che permettono di osservare tutta la baia.

Stupore! La baia è un vero e proprio golfo, l'estuario è immenso e forma un grande arco...


 

Ci fermammo col camper in uno dei paesini lungo la baia, Le Crotoy. L'area di sosta era al limite del paese, vicino alla spiaggia, e restammo lì ben quattro giorni: potevamo girare a piedi, in bicicletta, col camper a esplorare tutt'intorno.

Le zone di terra e d'acqua cambiano continuamente a seconda dell'altezza delle maree, a volte tutto diventa azzurro con le maree più alte, a volte restano scoperti chilometri e chilometri di spazi sabbiosi o erbosi, dove si può passeggiare, andare ad osservare gli uccelli o a raccogliere i molluschi, dove pascolano anche greggi di pecore che, nutrendosi di quelle erbe così particolari che crescono in zone salmastre, hanno le carni di un sapore caratteristico e intenso. Naturalmente non ho mancato di assaggiare questo agnello "des prés salés" (dei prati salati), così come ho assaggiato le salicornie, le alghe locali che consumano abitualmente condite con l'aceto.



Pensate che in un punto di questa baia (a Le Hourdel) vive anche una colonia di foche e se si ha fortuna si possono ammirare durante la bassa marea, che prendono il sole sulla spiaggia, io mi sono accontentata di vederle in fotografia...

 


 

Naturalmente tutto questo è area naturale protetta e nella zona più a nord c'è il Parco Ornitologico di Marquenterre, dove si percorrono sentieri attrezzati con posti di osservazione per ammirare la natura vegetale e animale in tutto il suo splendore, accompagnati dalle guide che veramente ti svelano cose che mai ti saresti sognato... sarebbe bello tornarci nelle differenti stagioni, per scoprirne tutte le bellezze! Io sono appassionata di queste esperienze, per diversi anni il parco aveva il suo sito internet che aggiornava quasi tutti i mesi con le cronache e le foto delle situazioni e degli "ospiti" del parco e a me piaceva andare ogni tanto a rivedere nei suoi cambiamenti quel luogo che mi era piaciuto così tanto.Ora purtroppo hanno cambiato tutto il sito...

 


 

E che dire dei crepuscoli lunghissimi dell'estate del nord? Nei miei appunti di viaggio trovo che il sole tramontava poco dopo le 22, ma alle 23,30 c'era ancora chiarore e le serate nei ristorantini con le specialità locali non finivano più...

Tutta questa bellezza mi faceva sopportare anche il clima un po' bizzarro, tipico di lassù: ore di sole che permettevano di stare in spiaggia in costume, ma senza scottarci, poi vento freddo che portava rapidamente nuvole e acquazzoni, poi caldo di nuovo e così via... Non certo adatto da viverci, per me, ma per quel viaggio e quel bellissimo luogo si poteva perdonare anche il clima!

 

 

 
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VITA DA GATTO

Post n°1383 pubblicato il 03 Novembre 2016 da atapo
 

PORTAMI VIA CON TE

Quando mia figlia e tutta la sua tribù stanno fuori Firenze per più di 24 ore, io divento cat-sitter e ogni giorno vado a casa sua a pulire la lettiera e a riempire la ciotola di Beto.

 


 

Apro la porta di casa e ne intravedo la sagoma dietro la porta a vetri degli spazi in cui è confinato: il bagno e un disimpegno, in assenza dei padroni il resto della casa gli è proibito.

Se non mi affretto ad aprirgli si alza sulle zampe posteriori e con le anteriori gratta sul vetro...

Appena è in libera uscita dà una rapida occhiata in giro come a controllare che tutto sia a posto, poi si tuffa contro le mie gambe e a testate richiede coccoli e grattatine. E io lo accontento, mi siedo sul divano e a lungo stiamo lì: io lo liscio, a volte gli spazzolo il lungo pelo, lui mi guarda beato, socchiude gli occhi, fa le fusa, si allunga e si rigira in modo da farsi massaggiare ben bene dappertutto. Io credo che faccia bene a entrambi, è una pet-therapy che rilassa anche me, un piccolo momento di sosta e benessere. Quando lui decide che gli basta, mi fa capire che ha fame "puntando" le sue buste di pappa e mi segue passo dopo passo durante le operazioni di pulizia e approvvigionamento.

Ripenso ai suoi primi anni di vita, quando mia figlia viveva con noi e pure lui: era giovane, scatenato e dispettoso, mio marito non lo sopportava e fu ben felice quando se ne andò insieme a mia figlia. Anche allora mi rilassava, nonostante le sue bricconate, però pian piano aveva capito dal tono della mia voce o da certi miei gesti quando aveva superato i limiti.

Ora ha 16 anni e ha perso tutta l'energia della sua giovinezza, si sposta con passo lento e signorile, trascorre molto più tempo a sonnecchiare, anche se non ha perso l'abitudine a fare dispetti, come racconta mia figlia.

Ma io mi sono fatta un'idea...Lui ama stare in compagnia, si acciambella da una parte e segue con curiosità ciò che fanno gli umani: la famiglia di mia figlia, che negli anni si è fatta così affollata in una casa così piccola, forse adesso lo fa sentire un po' a disagio, i suoi spazi sono sempre più risicati e spesso invasi dai bambini, i quali non lo trattano male, ma sono davvero ingombranti e chiassosi. Nella confusione eccessiva Beto si rintana in bagno, nella sua cesta o dentro il lavandino da cui però viene spesso sloggiato per i lavaggi delle mani. Ricordo che una sera il bagno era pieno dei piccoli per le...necessità: chi usava il wc, chi il vasino, chi faceva solo compagnia. Beto arrivò e si fermò sulla soglia, entrò solo quando i pargoli furono usciti e si precipitò alla lettiera per fare i suoi bisogni, con un po' di privacy, finalmente!

Io e mio marito diciamo scherzando che quando arriverà il quarto nipotino è probabile che Beto si farà una valigetta, uscirà di casa e ... ce lo troveremo davanti a casa nostra! Che sarebbe l'ideale per lui e per la sua vecchiaia, penso io, ma mio marito non ne vuole nemmeno sentir parlare.

Quando i suoi padroni sono in viaggio Beto resta solo, tranne le mie visite. Chissà se si trova meglio o se soffre di solitudine?

Sono stati fuori Firenze anche per l'ultimo ponte e il "rito" di noi due si è ripetuto. Qualche ora dopo il loro ritorno sono passata a trovarli, potete immaginare la confusione di bambini, valigie ecc.

Stavo seduta sul divano ad ascoltare i racconti dei nipotini, Beto è salito pure lui sul divano, mi si è sdraiato accanto a stretto contatto col mio fianco, come è sua abitudine, poi con le zampine mi ha preso un braccio e mi ha tenuto così, senza lasciarmi, per un pezzo. Avevo l'impressione che volesse dirmi: "Portami via con te"

 
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