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SULL' APPENNINO 2

Post n°1341 pubblicato il 01 Giugno 2016 da atapo
 

DALLA FATA AGLI DEI

Nell'unica giornata di tempo bello e stabile, da vera fine di maggio, siamo riusciti finalmente ad andare ai giardini del Casoncello! Quelli rinviati da un mese: la visita già prenotata era stata annullata a causa del maltempo.

Direi che la loro bellezza ci ha ripagati dell'attesa e ciò che mostrano le foto sul sito è, se possibile, superato dalla realtà. Si trovano ben nascosti sull'Appennino, a metà fra Firenze e Bologna e stavolta l'appuntamento con la coppia dei nostri amici era all'ingresso dei giardini, alle 10 di mattina per la visita guidata. Il primo pensiero corre a Ninfa, con cui hanno parecchio in comune pur nella diversità dell'ambiente e della storia.

Al Casoncello non ci sono nobili, ma una “fatina”, una signora di 75 anni, eterea ed entusiasta, che da giovane fu maestra all'avanguardia, poi animatrice di teatro per ragazzi, fino a dedicarsi esclusivamente a questa proprietà del Casoncello che aveva ereditato dalla famiglia.

Che fare di un grande terreno sul pendio della montagna, disabitato da anni, incolto, rinselvatichito, dove le bombe del fronte sulla linea gotica avevano distrutto la casa padronale lasciando solo piccoli edifici di servizio? La passione per il giardinaggio naturale, gli studi e i viaggi di conoscenza nei giardini inglesi e francesi l'hanno spinta a trasformare tutto questo in un giardino ricchissimo, con zone a bosco, altre più aperte, alcune coltivate leggermente a orto, lasciando il più possibile le piante spontanee ed introducendone altre che fossero compatibili con quelle e con l'ambiente. Ci sta dedicando tutta la vita e dopo 30 anni di cura il risultato è affascinante...

Metto alcune foto, ma invito caldamente a visitare il sito e, se possibile, il giardino vero nei pochi giorni annuali di apertura.


 

Naturalmente ciò che ho visto mi ha dato spunti e suggerimenti anche per il mio giardino, così come la conversazione con la “fatina” alla fine dell'incontro, davanti ad una tisana che ci aveva preparato usando la melissa del giardino. Un giardino naturale... il mio sogno! Ma ci vuole tanta pazienza ed anche studio, ammesso che riesca ad avviarmi su questa strada i tempi sono molto lunghi, sarebbe un'eredità per i nipoti...

Non saremmo mai usciti da quel paradiso ancora più bello nel sole di quella giornata! Ma all'ora di pranzo dovevamo congedarci, lei aveva da guidare un'altra visita nel primo pomeriggio e l'età e il caldo la affaticavano abbastanza.

Noi, dopo il pranzo al ristorante Montevenere in centro a Monzuno (consigliato: buona cucina e buoni prezzi) ci siamo diretti più a nord lungo le strade secondarie nei saliscendi tra gole, boschi e campi e siamo arrivati a Brento, un piccolo paese, ma di nobili origini etrusche, ai piedi del monte Adone. Lì si trova un piccolo centro di informazioni sulla zona: la Riserva Naturale del Contrafforte Pliocenico. E' una piccola catena di monti e colline che in origine costituivano il fondo di un grande mare, poi sollevatosi in epoche remote. Sono formati principalmente da arenaria, che sarebbero come sabbie fossili, è facilissimo trovarvi conchiglie ed altri resti di animali e piante marine, in val di Zena fu trovata anche una balena che ora è al museo zoologico di Bologna. Quando ero piccola la mia mamma, originaria di quelle zone, già mi raccontava di questi ritrovamenti...

L'addetto al centro diceva che la salita al monte Adone non era difficile né troppo lunga, così... ci abbiamo provato. Nel primo tratto di sentiero pare quasi di passeggiare vicino al mare: è proprio sabbia grigia sotto i piedi, solo molto compatta, e si distinguono benissimo i resti fossili, ti aspetti di veder comparire il mare dopo ogni curva.

 

Invece pian piano si sale, si entra nei veri boschi: alberi, felci enormi, fiori selvatici... e il sentiero che proprio facile non è, soprattutto per noi vecchietti cittadini! Ritorna abbastanza pianeggiante quando si addentra in una vera foresta di ginestre fiorite e profumatissime, poi c'è lo strappo finale! Per fortuna i quercioli attorno al sentiero offrono appigli per l'arrampicata. Siamo arrivati ormai alla cima, mancavano pochi metri ma molto ripidi e molto esposti sullo strapiombo: non abbiamo voluto osare troppo, già da lì la vista era impagabile: su un versante la vallata del fiume Savena, sull'altro la vallata del fiume Setta con le striscie “umane” di autostrade e ferrovie. Era dall'adolescenza che non “scalavo” montagne!

valle del Savena

valle del Setta

Il nostro percorso fa parte del “Sentiero degli dei”, per andare a piedi da Bologna a Firenze lungo vie antiche ora rimesse in uso per chi ama viaggiare lentamente e descritte in vari libri, uno dei quali l'ho appena terminato di leggere.


 

Ah! Avere un po' di anni di meno e le gambe buone! Che avventura sarebbe! Sapete perchè si chiama così? Perchè passa da monte Adone, monte Venere e da altri luoghi il cui nome riporta a divinità antiche.

Ci siamo accontentati della nostra piccola avventura e della bellissima giornata che la stagione mutevole ci ha concesso.

Ritornando a casa, appena l'autostrada ci ha scodellato nella piana fiorentina, alla fine brusca del verde appenninico sostituito dal grigiore dominante di fabbriche e case ho sentito quasi un moto di repulsione e di disagio, dopo tutte quelle ore passate in mezzo alla natura...

 

 
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