Creato da atapo il 15/09/2007
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Post n°1759 pubblicato il 12 Giugno 2021 da atapo
 

A  SCUOLA


 

 

E’ passato diverso tempo e avevo lasciato in sospeso la mia seconda esperienza ON LINE… ma vale la pena non farla cadere nell’oblio, tanto più che riguarda la scuola, che è appena terminata nei giorni scorsi: sarà un tributo e un ricordo di coloro che ne furono coinvolti, grandi e piccoli.

Circa verso aprile avevo contattato la mia antica collega insegnante, attiva nel consiglio di quartiere (vedi post ON LINE 1), per farmi “introdurre” nella scuola primaria che era stata frequentata dai miei figli: volevo donare alla biblioteca una copia del mio libro NERETTA. Lei mi aveva messo in contatto con le attuali insegnanti delle classi seconde, l’età più adatta al libro, e tutte molto interessate mi avevano proposto di presentarlo alle classi. Ma, visto il momento, sarebbe stato on line. Un’esperienza nuova per me, che non ero mai stata coinvolta nelle diavolerie della didattica a distanza.

-Non è complicato, assicuravano, tu vedi tutta l’aula coi bimbi, loro ti vedranno in grande sullo schermo della LIM, la lavagna interattiva multimediale.- Dovevo avere fiducia e affrontare l’esperienza.

-Sarà in maggio, aggiungevano, ti faremo sapere.-

Nel giro di pochi giorni avevano scritto sul sito della scuola del libro, di me, dell’incontro che “la scrittrice” avrebbe avuto con le classi: insomma, era un’esperienza importante per l’istituto!

Io pregavo che andasse tutto liscio…

Poi mi comunicarono la data: il 21 maggio, collegamenti con due classi al mattino e con un’altra nel pomeriggio. Chiesi di poter fare qualche giorno prima un collegamento di prova, senza gli alunni, tanto per avere un’idea di come funzionava, per sentirmi un po’ più a mio agio… ricordavo in altre occasioni di riunioni on line certi pasticci: non si vedeva, non si sentiva… I bambini di sicuro erano più abituati di me, dopo questo terribile anno scolastico, io continuavo a sentirmi un po’ agitata: mai avuto un incontro in questo modo ed era previsto per quaranta minuti ogni classe!

Così il 21, alle 10, molto timorosa iniziai con la seconda C. Scoprii che la maestra era una mia vecchia conoscenza, mamma di un ex scolaro, molto brava a guidare la classe, li aveva preparati un poco, ma non troppo, lasciandomi la bellezza di svelare-non svelare, dare tracce e stuzzicare la fantasia; avevano anche preparato le domande per l’autore e mi sono divertita a rispondere alle loro curiosità. I quaranta minuti sono volati e sono stati superati, ci siamo lasciati a malincuore.

Ore 11, seconda B. Questi mi sembravano un po’ più… smorti, la maestra non partecipava se non per questioni tecniche (inquadrature, sonoro), io avevo qualche difficoltà, mi faceva strano parlare a questi bimbi che vedevo così lontani, non riuscire a decifrarne gli sguardi, mi pareva di non avere bene il polso della situazione… comunque è andata, alla mia proposta di scrivere loro altre storie di questa matita o degli altri personaggi, come seguito del nostro incontro, la maestra mi ha assicurato che era una splendida idea, che mi avrebbero poi mandato i loro prodotti…

E io mi sentivo una vera scrittrice per bambini, come Gianni Rodari quando andava per le scuole, come Albino Bernardini quando venne nelle mie classi…

Ero stanca, ma soddisfatta, per l’incontro del pomeriggio non avevo più timori: la “scaletta” che avevo preparato era stata collaudata positivamente già in due classi.

Ma… le sorprese sono sempre in agguato!

Alle 15 la seconda A si è presentata con bambini scatenati, a girellare per l’aula, qualcuno ogni tanto ad accapigliarsi, la maestra a correre per riacchiappare e mettere seduto questo o quello. La maggior parte non parevano per nulla interessati a ciò che dicevo… o che avrei voluto dire. Io li vedevo così piccoli e lontani, mi pareva di assistere a un brutto spettacolo… Ascoltavano, ma con molte distrazioni: facevo domande, per rendermi conto, c’era chi cascava dalle nuvole, la maestra a riprenderli di continuo… Molti scrivevano o disegnavano… non capivo cosa.

Io ero estenuata, non potevo giudicare se erano davvero bambini con molte difficoltà di scolarizzazione o se era l’insegnante poco esperta, era la prima volta che li vedevo. Però mi chiedevo, se era questo lo “stile” della classe, cosa e come riuscivano a imparare. Sarei scappata a gambe levate! Esaurito tutto il mio repertorio preparato, ho tentato con: -Avete domande fa fare?-

Beh, ne sono arrivate, alcune dimostravano che non avevano ascoltato prima, ma per fortuna altre erano sensate e carine. La più curiosa è stata: - Ma Neretta ce li ha una mamma e un papà? -

Nella storia non l’ho scritto, li ho invitati a immaginarlo. Allora la maestra mi ha detto che mentre parlavo, diversi bambini ascoltando disegnavano la matita e ciò che raccontavo: ecco svelato ciò che prima non capivo! E questi sono passati a mostrarmi i loro disegni. Io apprezzavo e lodavo, ma pensavo che nelle classi terribili è una strategia di sopravvivenza lasciare che disegnino durante le spiegazioni: quanto riescano a seguire così… mah!

I quaranta minuti erano finiti, loro parevano soddisfatti, io lo ero un po’ meno, soprattutto ero distrutta dalla fatica!

Me lo spiegavo col fatto che da anni non sono più abituata ad agire con una classe intera, con tre poi nello stesso giorno! E in quel modo poi, così “distante”! Vorrei farne altre di presentazioni, sarebbe un successo per NERETTA, ma spero proprio che possano essere in presenza!

Dopo una decina di giorni, come promesso, mi sono arrivati i lavori della seconda C: un bellissimo power point, con le piccole storie inventate dai bambini insieme ai loro disegni. Bravi i piccoli, ma brava anche l’insegnante per il montaggio di tutto quanto: competenze che io non avrò mai. Mi resterà come ricordo e a testimoniare il bel lavoro della loro fantasia…

Gianni Rodari ne sarebbe stato contento. Anche questo è finito sul sito della scuola.

C’è stata anche un’altra conseguenza positiva: molti bambini hanno ordinato il libro, sarà una lettura per l'estate. L’autrice ringrazia e augura buone vacanze a tutti.


 

 

 
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DOVE ANDRO' (FORSE)

Post n°1758 pubblicato il 02 Giugno 2021 da atapo
 
Tag: viaggi

CANADA

 

 

 

No, non ci sono andata in Canada nel mese di maggio, ahimè!

E probabilmente nella mia vita non ci andrò mai…

E’ un paese che conosco solo “raccontato”, da qualche anno ancora di più perché il mio regista francese proviene dal Canada e ce lo aveva reso così vicino e attraente, negli anni del gruppo teatrale “C’est pour jouer”.

Terra di grandi spazi, di natura incontaminata e selvaggia… Un po’ freddina per i miei gusti, ma un viaggio si potrebbe fare in estate, da concludere in autunno per ammirare i meravigliosi colori delle foglie nei boschi, quella che chiamano "l'estate indiana".

E sapete che Montreal d’inverno, poiché fa freddissimo, vive quasi completamente sotterranea, sotto terra sono stati costruiti i luoghi più frequentati.

Già, c’è anche la doppia lingua, doppio mondo, doppia storia: francese e inglese, chissà se non sarebbe la volta buona per impararla un po’ meglio questa lingua inglese! Certo mi troverei più a mio agio nel Quebec, la provincia francofona, anche se, come ci informava il regista, la lingua del Quebec ha parecchie differenze rispetto al francese di Francia.

C’è anche l’affascinante mondo delle nazioni pellerossa da incontrare, gli Algonchini e gli Irochesi, popolo delle lunghe case: ricordi letterari, a cominciare da “L’ultimo dei Moicani”, tanto per citare il più noto. E altri popoli sulla costa occidentale, quelli dei grandi totem colorati.

Invidio una mia amica che, tempo fa, viaggiò dalla costa est alla costa ovest, io laggiù viaggio solo con la fantasia… e sono molti anni che lo faccio!

Nel mese di maggio, i miei viaggi sono stati in camper a Bologna e Ferrara e un giorno a controllare e riaprire la casa a Campo Tizzoro: altro che Canada! Accontentiamoci, l’importante è la salute.

 
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COVID PERMETTENDO

Post n°1757 pubblicato il 30 Maggio 2021 da atapo
 

 

COMPLEANNI, FINALMENTE !

 



I passaggi delle decine di anni dicono siano importanti, è il completamento di un ciclo, l'inizio di un altro. Così andrebbero celebrati in modo particolare soprattutto quando le decine cominciano ad essere numerose.

Ci informò di questo una psicologa quando io e il marito giravamo attorno alla cinquantina, ma per me quel mezzo secolo non era affatto da festeggiare: i problemi all'anca si aggravavano rapidamente, stavo per entrare in lista d'attesa (lunga!) per fare la protesi.

Dieci anni dopo, per quei 60 che ho raccontato anche qui, avevo progetti di una grande festa a cui avrei invitato amici di oggi e di ieri, anche di ieri l'altro, perchè volevo festeggiare pure il fatto che la mia vita, in quell'anno, si poteva dividere esattamente a metà: 30 anni a Bologna, 30 a Firenze.

Ma in quei giorni aspettavamo Damiano, nato il 5 maggio, poi tornato in ospedale per l'ittero.

Dimenticai l'idea della grande festa e mi accontentai del pranzo insieme, con figli e nipoti, una settimana dopo. "Accontentai" non è esatto, fu bello lo stesso, vivere e godere della famiglia che si allargava.

Ora i 70 sono arrivati, purtroppo insieme alla pandemia. Le restrizioni un po' attenuate, ma la vita lo stesso complicata, perchè gli incontri di famiglia devono tener conto dei giorni di affidamento di Riccardo al papà e della quarantena in cui è incappato Damiano per un compagno contagiato. Un gioco di incastri e a me, in fondo, dispiaceva parecchio questo rimandare, vorrei sempre festeggiare vicino al giorno giusto, altrimenti ha poco senso per me, sono un po' incontentabile...

Rimanda rimanda... siamo arrivati a ieri sera per poterci ritrovare tutti a casa di mia figlia! Stavolta non ero io a dover gestire la serata e la cena, ho portato due torte salate e ho lasciato che i più giovani si dessero da fare.

Io mi godevo i nipoti: dopo tanti mesi in cui non ci siamo quasi mai visti erano una riscoperta, così cresciuti, così cambiati, hanno un po' attenuato quella grande confidenza che avevamo quando un pomeriggio alla settimana erano tutti per noi... o forse è il fatto naturale che crescono e cambiano... Martino, il maggiore, è ormai un adolescente con la voce forte e un po' roca, Cesare, il più piccolo, a quattro anni sembra già così grande, non è più il bambolotto dell'autunno scorso. Anche questo ricorda spietatamente che il tempo passa, troppo in fretta per noi anziani.

Mi avevano preparato la torta di compleanno, mi hanno regalato una collanina col ciondolo di una pietra dura che dà un sacco di benefici fisici e psichici... speriamo!

E nello spegnere le candeline, nel fare le foto attorno alla torta con tutti i nipoti, ho voluto il più vicino a me Damiano, perchè, in fondo, quel compleanno un po' in ritardo era per tutti e due e lui compie dieci anni, la sua prima decina. Questo Damiano così diverso dai suoi vivacissimi fratelli, lui calmo, riflessivo, timido, intellettuale, dall'intelligenza profonda e curiosa di tutto... che purtroppo sta ancora combattendo la battaglia per i suoi problemi fisici al ginocchio e non solo: io mi ritrovo molto in lui... a volte gli colgo, quando mi guarda, un'occhiata fugace e ridente, come di intesa...

Non avrei voluto più lasciarli, ieri sera... ma alle 23 c'è il coprifuoco e dal loro paese ci vuole una mezz'ora di auto per rientrare a casa.

Cesare ha chiesto: - I nonni quando vengono a prendermi da scuola? - Forse si può ritornare a qualche antica abitudine, ora che i nonni sono vaccinati...

 
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SI PARTE

Post n°1756 pubblicato il 24 Maggio 2021 da atapo
 
Tag: viaggi

 

TRE ANNI DOPO


 

Il camper è ripartito, dopo tre anni! Non solo colpa del Covid, già da prima aveva qualche problema dopo il viaggio nelle Cevennes, di quelli che mio marito è in grado di risolvere o per lo meno di valutare prima di portare eventualmente il mezzo in officina, ma i suoi tempi tecnici allungatissimi ci avevano fatto arrivare alle chiusure-covid, allora tanto valeva aspettare le riaperture e “abbandonarlo” nel rimessaggio.

Le rare uscite fatte hanno utilizzato alberghi e bed-and-breakfast (e io non vedrei malvolentieri il continuare ad utilizzarli…), anche ora avrei continuato così, ma mio marito si è “buttato” nella revisione e negli aggiustamenti, mentre io esaminavo le possibilità di alloggio alternative citate sopra: lui ce l’ha fatta, siamo ripartiti col camper!

Prima uscita post Covid e già questo era emozionante!

Destinazione Bologna, alla manifestazione “Di verde in verde” cioè l’apertura di tanti giardini in città e nei dintorni, di quelli privatissimi che di solito son chiusi. Io c’ero già stata da sola nel 2019, lui si era incuriosito e ha voluto venire, col camper potevamo restarci due giorni, fare con comodo e vederne di più.

Anche stavolta mi sono piaciuti, quale più, quale meno, ma insomma ne è valsa la pena. Inoltre mi piace, per spostarsi da un giardino all’altro, il percorrere a piedi strade e stradine la maggior parte delle quali per me ha spesso i ricordi e le emozioni della mia prima vita, quella a Bologna fino a 30 anni. Le entrate contingentate e i tempi calcolati per evitare assembramenti non consentivano di soffermarsi troppo, peccato, perché in alcuni sarebbe stato bello sedersi su una panchina o sull’erba di un prato e farsi avvolgere più a lungo dal verde e dalle suggestioni, ma bisogna accontentarsi di questi tempi. Mio marito è rimasto un po’ deluso, si aspettava spazi sontuosi, invece molti giardini non sono grandi, sono gocce di verde all’interno di palazzi o agglomerati di edifici antichi, come dei gioiellini di natura, spesso un po’ arruffati e selvaggi, con avanzi di muri storici o installazioni anche contemporanee ; forse l’anno prossimo non insisterà per accompagnarmi.

Per la domenica avevamo scelto il parco di una villa appartenuta a nobili, in collina, nel quartiere in cui sono nata. Poichè era impossibile trovare parcheggio col camper in quelle stradine, l’abbiamo lasciato in basso, siamo saliti con l’autobus e il ritorno l’abbiamo fatto a piedi, circa due chilometri, passando nei luoghi che mi hanno visto bambina: tutto cambiato, ma tracce restano, angoli di ora che si sovrappongono a quei miei lontani ricordi, quelli che ho raccontato nel mio libro “L’aria buona del giardino”.




La discesa lungo la ripida strada dove abitavo: ma davvero la percorrevo più volte al giorno, così ripida? Certo, allora ero abituata e avevo tanti anni di meno… come si scivolava sul ghiaccio d’inverno! A venti anni fu così che mi ruppi un braccio…

La casa in cui abitavo: tutta trasformata da chi ci sta ora, ma questo lo sapevo, una mia antica compagna di scuola mi aveva mandato delle foto, certo vederla dal vero emoziona ugualmente; la parte laterale invece è quasi uguale ad allora.

E così ad ogni passo ricordi e confronti, in quaranta anni che ne sono lontana non ero mai ritornata così tranquillamente e lentamente, godendomi tutto, il passato e il presente.

Alla messa nella nostra antica parrocchia abbiamo anche incontrato dei vecchi amici: vecchi perché di quel tempo e vecchi ormai perché nostri coetanei… Un riconoscimento affettuoso, ma senza abbracci, un po’ di aggiornamenti sulle reciproche vite, figli, nipoti, il proposito di trovare altre occasioni per rivedersi.

Incontri a sorpresa, il caso ci ha fatto questo bel regalo.

Poi da Bologna un salto a Ferrara il passo è breve: mio fratello e famiglia erano due anni che non li incontravo! Ne avevo tanta voglia, tutti i whatsapp e i facebook del mondo non compensano quelle poche ore ore insieme in presenza. Loro stanno iniziando imprese di nuove residenze, cambi di abitazione, ristrutturazioni: non li invidio, mi dispiace solo perché andranno più lontani, la vita è anche questo.

Ritorno sotto la pioggia intensa e anche la prossima settimana sarà così. La bella stagione non vuole arrivare, chissà quando il camper si muoverà di nuovo...

 

 
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ON LINE 1

Post n°1755 pubblicato il 18 Maggio 2021 da atapo
 
Tag: cronaca

TUTTO INSIEME


Penso che ci debba essere qualcosa di particolare nel mio karma, perché mi capita molto spesso che a periodi “morti”, in cui non accade proprio niente e sembra che la vita sonnecchi (negli ultimi mesi complice anche il covid), si alternano periodi convulsi, dove accade molto e tutto in fretta, a volte in modo gestibile faticosamente: non sempre esperienze brutte, anche eventi belli, previsti o cercati, ma quando si affollano così non riesco neanche a goderne, arrivo alla fine stremata.

Un po’ c’era da immaginarselo, ora sta ripartendo tutto, ma non sono certo io ad affrettarmi… eppure è capitato, ancora una volta. Volevo raccontare man mano ciò che è successo, ma non trovavo il tempo e, ciliegina imprevista sulla torta, ci si è messo anche il dentista che ha dovuto iniziare un “lavoro” su un mio dente portandomi via pomeriggi e lasciandomi strascichi fastidiosi e peggio.

Tempo fa avevo aderito a una iniziativa del mio quartiere, chiamata “Il libro del vicino”. Negli anni precedenti la pandemia, era stata fatta in presenza, l’anno scorso saltò, quest’anno l’hanno organizzata on line, sulla piattaforma zoom. Consiste nella presentazione di un proprio libro da parte di scrittori o aspiranti tali, abitanti nel quartiere; ognuno lascia poi alle biblioteche del quartiere una copia del libro presentato, per la lettura e il prestito. Iniziativa simpatica e utile, secondo me, ora anch’io sono autrice e mi ero candidata per “Neretta”. Questi incontri poi restano su youtube, nel canale del quartiere.

Insomma, un modo per farsi pubblicità!

Sono stati due i pomeriggi impegnati: il primo per una presentazione generale dell’iniziativa insieme ad altre del quartiere, in cui ogni autore diceva giusto due parole, poi tutti noi eravamo suddivisi nelle restanti settimane di maggio, quattro o cinque ogni venerdì, così avevamo più tempo per parlare della nostra opera e rispondere a eventuali domande del pubblico, cioè le persone che ognuno poteva invitare all'incontro. A me questo è toccato venerdì scorso 14 maggio.

Ero emozionata: già mi agita il fatto della tecnologia che a volte all’improvviso fa capricci e io non so mai come rimediare, poi a vedermi mentre parlo mi sembra sempre di essere orrenda, ma soprattutto intrattenere qualcuno sul mio libro per dieci minuti mi aveva fatto “studiare” l’intervento, preparare la scaletta delle cose da dire, anche qualcosa in più per eventuali richieste di approfondimento… insomma, un bel lavoro!

Chi conduceva quella serata era una mia ex collega insegnante ora in pensione, eletta nel consiglio comunale: mi aveva telefonato qualche giorno prima per concordare con me un argomento su cui mi avrebbe poi fatto delle domande. Anche questa! Io non ci avevo minimamente pensato a tale possibilità… E qualcosa abbiamo deciso insieme...

Poi come vestirsi? Si vede solo poco più di collo e spalle nello schermo, però volevo fare bella figura… Una collanina? Ho scelto quella che mi aveva regalato la mia amica di Bologna, che avevo invitato ed era presente, in un riquadro piccino. Avevo invitato anche altri, ma erano tutti impegnati, c’era soltanto mia figlia oltre all’amica: avrebbero potuto farmi anche loro delle domande, quelle a sorpresa, sono state zitte, per fortuna mia…

Il tempo è volato, pian piano mi scioglievo e mi sentivo più a mio agio… mi accade sempre così nelle nuove esperienze: una grande paura all’inizio, dopo sono contenta del risultato. Nei giorni successivi mi sono rivista e riascoltata, giudizio: NON MALE. E’ buffo risentirsi, ci si rende conto delle incertezze, delle ripetizioni, di certi intercalari superflui… cercherò di starci più attenta, se ci saranno prossime volte…

Qui sotto cerco di mettere il video, di Neretta si parla ai minuti 14.51 e 1.00.23 (circa)

Ma questo è stato nulla in confronto all'altra esperienza on line dei giorni scorsi, di cui racconterò la prossima volta.

 

 
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SETTANTA

Post n°1754 pubblicato il 11 Maggio 2021 da atapo
 
Tag: cronaca

PASSATA OLTRE

 

la mia torta

E così sono passata oltre quel famoso compleanno che mi metteva addosso sentimenti contrastanti.

Il giorno 8 qui è stata una giornata dal clima stupendo, tanto sole, caldo, la possibilità finalmente di vestirmi leggera... c'era da andare al mare, sdraiarsi al sole, mettere i piedi in acqua e, perchè no, anche tutto il resto per il primo bagno della stagione.

Una volta, molti anni fa, andò proprio così e l'8 maggio feci il primo bagno, sulla spiaggia della riserva protetta del Parco dell'Uccellina, ma questa è una storia lontana, sarà per un'altra volta.

Si stava bene a mangiare all'aperto al ristorante, finalmente. L'aveva prenotato mio marito, avvisandomi a cose fatte. Io, in realtà, erano settimane che gli dicevo che avevo una gran voglia di pizza non fatta in casa nè take-away, ma in pizzeria, in un locale che apprezziamo per la sua "napoletana verace": chi ha orecchie per intendere...

Lui ha prenotato in un ristorante di pesce senza pensare ai miei discorsi, ma, per fortuna, anche lì fanno buone pizze napoletane ed io ho potuto finalmente gustarmela, mentre lui si dedicava a gamberi e polipo: dice che aveva scelto quel posto perchè sul sito aveva visto le foto degli ultimi piatti inventati dallo chef.

La torta invece è venuta da una pasticceria, stavolta l'avevo trovata io on-line ed era una meraviglia di fantasia... e di bontà (vedi foto).

Cos'altro per festeggiare? Siamo passati da Mani Tese che faceva una vendita di libri a prezzi speciali e qualcosa ho trovato... come se non ne avessi abbastanza in casa!

Dopo questi giri siamo tornati a casa e sorpresa! Mia figlia con la famiglia erano passati mentre andavano al mare e mi hanno lasciato un disegno di Diletta e una bellissima lettera scritta da mia figlia, in cui ha riassunto i miei 70 anni ricordando esperienze vissute insieme... così mi sono commossa!

C'era anche un palloncino da compleanno, col 70 scritto sopra, e la cosa buffa è che anche mio marito me ne aveva preparato uno simile!

Ecco, 70 anni da palloncini mi fanno pensare... a che tipo di maturità e/o anzianità io possa ispirare ah ah...

Tramontato quel giorno importante, la vita è continuata normale, il compleanno in fondo è una convenzione, si invecchia un poco ogni giorno... dovrò solo dire un numero diverso a chi mi chiede l'età.

Ieri finalmente siamo riusciti a fare una lezione di scrittura creativa, con la mia maestra Erica ed altre sei signore, in un parco della città: a Erica era venuta quest'idea di incontrarci per due orette di esercizi di scrittura, all'aperto, nei giardini pubblici. Fra il maltempo e le difficoltà organizzative era la seconda volta che riusciva, per me la prima che partecipavo. Veramente piacevole, alle giuste distanze sotto un grande leccio che faceva ombra (ma mi sono abbronzata lo stesso), a scrivere, a leggere, a chiacchierare.

Il parco di ieri si trova in una zona di Firenze dove non ero mai stata e anche questo ha fatto parte dell'esperienza: il viaggio in bus per arrivare, la scoperta di un luogo molto bello, il proposito di tornarci ancora, per conto mio o con altri. Avevo un grande bisogno di parlare finalmente con qualcuno, di scambiare idee un po'... intellettuali, anche se sempre con leggerezza.

Se finalmente smettesse di piovere, potremmo fare altri incontri e io cercherei di non mancare, anche se devo attraversare la città, sarà come fare una gita. Ma le previsioni sono molto pessimiste, almeno per tutta la settimana, purtroppo!

Così torno a zoom, nei prossimi giorni sarò parecchio impegnata in questo e comincia a diventarmi pesante: ho voglia di muovermi, non di stare inchiodata davanti allo schermo.

 

 
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VERSO IL TRAGUARDO

Post n°1753 pubblicato il 07 Maggio 2021 da atapo

ULTIMO GIORNO

 

Oggi è l'ultimo giorno da sessantanovenne... e, per continuare il post precedente, vorrei che non finisse mai.

Invece volerà, anche perchè ho degli impegni, tutti on-line come è di moda oggi, di pomeriggio e di sera e stamattina ho dovuto preparare... poi racconterò, a cose fatte.

Meglio, così non mi resta tempo per pensare...

Ogni tanto mi sfugge un pensiero, allora mi butto a fare qualcosa di pratico: usare le mani, insieme alla testa, è un buon rimedio.

Pero' sono emozionata, devo confessarlo, i motivi sono più d'uno: ora si stanno riavviando molte cose e bisogna essere sempre ben presenti... saranno nuovi inizi, speriamo!

A presto... con un anno in più!

 
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meno 5

Post n°1752 pubblicato il 03 Maggio 2021 da atapo
 

 

RALLENTA !

 

Pippo Rizzo, Treno notturno in corsa, 1926

 

Vorrei che il tempo rallentasse.

Vorrei che la vita rallentasse.

Vorrei che non fosse già maggio, un terzo dell’anno volato via, stasera è una serata tiepida, il vento è calato, forse ci siamo, la primavera si stabilizza, comincia il periodo e la stagione che amo di più.

Ma poi tutto questo durerà un soffio, il caldo aumenterà fino a renderci inebetiti e rapidamente sarà autunno… un veloce voltarsi indietro a rimpiangere la bella stagione e l’anno volgerà al termine. Un altro anno nel passato.

Così sono i pensieri che mi frullano in testa ultimamente. Credo che la “colpa” sia del compleanno che si avvicina rapidamente, troppo rapidamente, ci penso e mi viene da fare il conto alla rovescia. Per non fare altri conti, che mi mettono addosso un disagio…

Da piccoli il compleanno era un numero in più che ci faceva felici, un passo avanti, un grande passo avanti ogni volta, fieri di “crescere”. Adesso quel numero in più suscita ben altro.

Quest’anno il mio sarà un numero importante, molto importante. Una decina, e che decina!

Sono arrivata fin qui tutto sommato in discreta salute, ho persone che amo e che mi amano, ho interessi che coltivo e che mi riempiono le giornate, sono libera di decidere molte cose… Mi accontento di tutto questo e ho in testa ancora progetti, però la consapevolezza che il mio viaggio si sta facendo breve ultimamente mi mette un po’ di tristezza e qualche rimpianto. Forse è normale, forse dovrei accontentarmi di più…

Forse dovrei anche cominciare a mettere ordine fra tante mie cose e tanti miei desideri, che mantengo e coltivo come se ci fosse un’eternità ancora da spendere.

Forse sono tutte elucubrazioni nate da questi periodi difficili, di chiusure, di impedimenti, di restrizioni, sembra che la vita sfugga ancora più in fretta e spesso più vuota.

Se rallentasse un poco...

 
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DOVE ANDRO' (FORSE)

Post n°1751 pubblicato il 30 Aprile 2021 da atapo
 
Tag: viaggi

SUD TUNISIA

 


 

I viaggi ancora non riprendono, quelli lunghi, quelli per esplorazione o per diletto.

Se e quando tornerà la normalità, voglio tornare in Tunisia.

Non solo quella delle coste e dell’isola di Djerba, vorrei addentrarmi nel deserto, anzi nei deserti, quello roccioso, quello sabbioso… Li ho solo letti, ne ho visto solo foto, so i nomi delle città che ne stanno ai margini e che non ho mai visitato: Douz, Tozeur.  So che in dicembre ogni anno c’è una bellissima “festa del deserto” in una di quelle, con le tribù berbere che si radunano, ci sono mercati, gare, spettacoli…

Nei nostri soggiorni sulle coste, ormai una ventina di anni fa, alcune escursioni di una giornata ci hanno portato a Matmata, dove girarono il film di Guerre Stellari, sul grande lago di sale che anticipa il deserto, poi… basta. Mi manca tutto il resto, l’ho solo sentito raccontare e mi attrae terribilmente.

Conosco il nome di un’agenzia che organizza viaggi di piccoli gruppi, ne ho studiato le proposte, ci ho sognato sopra… Chissà se arriverà il tempo di realizzarlo, questo sogno.

Intanto il sognare mi ha dato l’ispirazione e le parole per scrivere, qui.

 
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VACCINI

Post n°1750 pubblicato il 26 Aprile 2021 da atapo
 
Tag: cronaca

 

UN PASSO AVANTI

 



Ero stata male nelle settimane scorse. Comincia a farsi sentire il mal di schiena, dopo un anno che non posso più andare in piscina è già tanto se ho resistito finora; però non erano solo disturbi fisici, ma soprattutto uno stato di ansia che mi agitava continuamente, mi impediva di fare molto nelle giornate, mi rendeva irritabile tanto da sopportare a stento ogni minima contrarietà, da non riuscire a decidermi a cosa dedicarmi perché tutto mi era insopportabile e mi metteva di malumore.

Avrei voluto fuggire da tutto, ma non è possibile.

Mi aumentava a dismisura il disagio la faccenda delle vaccinazioni: dopo lo scandalo degli avvocati passati avanti ai superanziani e ai fragili, la regione aveva cercato di recuperare, ma ci si è messo il ritardo nella consegna dei vaccini a vanificare tutto. La mia fascia d’età, 1941-1951, ha avuto una prima ondata di vaccinazioni a cui non siamo riusciti a prenotarci, poi una seconda, con apertura a sorpresa del portale per le prenotazioni, ma noi l’abbiamo saputo il giorno dopo, poi più niente.

Noi stavamo attentissimi alle notizie di vaccini in arrivo, ai telegiornali su vari canali, ma erano continui rinvii. Io diventavo sempre più ansiosa: quando vedi la soluzione, o almeno una speranza, a portata di mano e che poi sfugge o sparisce, pensi: - E se nell’attesa mi ammalo? Perchè una vaccinazione deve dipendere dalla sorte o da un CLIC fortunato? -

Quando uscivo di casa, pochissimo, mi sentivo ancora più preoccupata e diffidente verso chi potevo avvicinare e stavo male sia fuori che in casa.

Poi la settimana scorsa abbiamo saputo che venerdì sarebbe arrivato uno stock di vaccini destinati alla nostra fascia d’età, così ci siamo appostati al computer all’ora indicata, pronti con le dita velocissime alla tastiera. Io al mio computer, mio marito al suo, per tentare in contemporanea…

Come è andata? Dopo un quarto d’ora dall’apertura del portale, io sono riuscita a prendere un posto nel secondo dei due giorni destinati, mio marito, forse per un’esitazione sua o per un accumulo di richieste in quell’attimo quindi un rallentamento, alla fine dell’operazione si è trovato con TUTTI i posti esauriti nella provincia di Firenze e in quella accanto (raggiungibile) di Prato. Così per lui niente da fare! Io ne sono stata dispiaciuta per lui, è stata solo questione di sfortuna…

E oggi pomeriggio ho fatto la vaccinazione: un po’ di timore ce l’avevo, alcuni miei conoscenti dopo hanno avuto febbre, freddo, mal di testa, però mi erano passati i forti disagi fisici e psicologici dei giorni precedenti e mi sentivo sollevata: avrei avuto finalmente una difesa in più.

Beh, finora mi sento bene, tutto normale, siamo andati anche a fare la spesa, ho preparato la cena, ho mangiato… tutto ok. Sto pensando, se continua così, di andare domattina in centro a cercare il regalo di compleanno per Damiano, poi dovrò prendere l’appuntamento dal dentista: avevo lasciato in sospeso gli impegni dei prossimi giorni, chissà se sarei stata bene…

Mi hanno fatto il vaccino Johnson, quello è arrivato, che non necessita della seconda dose, una fortuna anche questa!

Mio marito… pare che prenderanno gli appuntamenti scaglionati d’ora in poi, in attesa che arrivino altri vaccini, almeno avrà un’idea di quando gli toccherà (speriamo presto).

 
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INCONTRO

Post n°1749 pubblicato il 23 Aprile 2021 da atapo
 

RIECCOLI!


 

Nel pomeriggio è passata mia figlia coi quattro bambini: doveva portarli dal parrucchiere che ha il negozio a duecento metri da casa mia, così c'era la scusa per venire in visita dai nonni e per fare gli auguri al nonno di cui oggi è l'onomastico.

Abbiamo fatto merenda tutti insieme, mia figlia aveva preparato le raviole, io biscotti e succhi di frutta. Era da tanto che non ci vedevamo: come sono cresciuti tutti!

Martino, che ha dodici anni e mezzo, si sta proprio trasformando, ha già il vocione da uomo. Damiano non ha più bisogno delle stampelle per muoversi, però deve continare ad andare dal fisioterapista, perchè è alto, magro e il disturbo che ha al ginocchio rischia di fargli prendere delle posture sbagliate, già tende a camminare tutto storto, Diletta e Cesare crescono, crescono...

I giochi sono stati i soliti, dentro casa e su altalene e scivolo in giardino, velocemente si riappropriavano degli spazi, dei giocattoli, dei peluche da coccolare, dei libri da leggere o farsi leggere: sanno dove andare a cercare.

Talvolta uno sparisce: si chiude in bagno con un libro o un giocattolo per un bisogno... impegnativo.

Stavolta c'è stata una sorpresa: mia figlia aveva ancora nella nostra soffitta un servizio buono di piatti che aveva scelto dall'eredità dei miei suoceri. Così per prenderlo e portarselo finalmente nella casa nuova abbiamo aperto la soffitta, a cui si accede con una botola e una scala retraibile.

Meraviglia! Tutti hanno voluto andare a curiosare in soffitta insieme al nonno, inerpicandosi sulla scaletta traballante, per tutti una nuova esperienza. Non sarebbero più scesi, si sono convinti solo perchè era arrivata l'ora di rientrare e di passare prima al ristorante cinese per ritirare la cena ordinata.

I due più piccoli erano emozionatissimi, una volta che sono riusciti a scendere con mille precauzioni hanno esclamato: - Questa casa è bellissima! -

Più tardi mio marito ha detto che Martino, in soffitta, gli ha confidato che in estate, finita la scuola, vorrebbe venire da noi, salire in soffitta e stare lassù tranquillo.

Credo che sia il caso di darsi da fare per sistemare al meglio la casa in montagna: anche là avranno spazi da esplorare, stanze in cui fare i loro regni... e in estate ci staranno senz'altro molto meglio che in una soffitta afosa!


 

 
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EFFETTI COLLATERALI

Post n°1748 pubblicato il 17 Aprile 2021 da atapo
 

 

SENZA PAROLE

 

J.H. Fragonard, La lettrice

 

Cosa mi sta succedendo? Mi sento in una nuova fase di questo eterno periodo di pandemia: sono mutamenti all’inizio impercettibili, poi un giorno mi rendo conto in pieno che c’è qualcosa di diverso da una settimana, da un mese prima. Il nuovo ROSSO toscano (che non è un tipo di Chianti stavolta, purtroppo!) ci ha richiusi in casa: non si esce se non ci sono motivi inderogabili e dimostrabili con un’autocertificazione che, finora, nessuno mi ha mai chiesto. In effetti, il giretto dal giornalaio o al supermercato più vicino, l’appuntamento col dentista o altri controlli medici non sono uscite di grande soddisfazione e non rallegrano affatto. Così, pian piano, mi sono accorta che le mie massime aspirazioni di questo ultimo periodo, al di là degli essenziali lavori domestici, sono diventati il dormire e il leggere libri.

Dormire per dimenticare, non pensare: dormo di notte, dormo di pomeriggio anche più di un’ora se non metto la sveglia. Il periodo Covid a qualcuno porta insonnia, a me, almeno per ora, tutto il contrario.

Leggere libri per entrare in altri mondi, vivere mille vite, diceva Umberto Eco. Ha ragione, e meglio se sono vite senza Covid, ma normali come erano prima.

Non è un problema: ho tanti libri in casa da leggere, causa i miei acquisti compulsivi, ho solo l’imbarazzo della scelta, me li divoro rapidamente, uno degli ultimi è stato “Gita al faro” di Virginia Wolf, era da tanto che volevo conoscerla. Una volta “entrata” nel suo modo di scrivere l’ho proprio gustato. Ne ho altri scritti da lei, ma non li leggerò tutti di seguito, mi piace variare e alternare. Nei corsi dell’Università dell’età libera che ho seguito in DAD quest’anno ho conosciuto diverse scrittrici degli ultimi secoli, una tematica che mi ha molto interessato, così ho comperato qualche libro di alcune di loro, romanzi e novelle, per approfondire e capirle meglio. Magari un’altra volta ne parlo di più.

Ma tutte queste parole scritte mi hanno fatto pensare a quanto sono diminuite le parole… parlate. Con chi dovrei parlare? Mio marito non è l’uomo dalle grandi conversazioni e certe sue idee bisogna trattarle con precauzione perché si inalbera con poco e diventa quasi persecutorio nel voler convincere l’interlocutore, specie se questi sono io che mi trovo, volente o nolente, sempre a portata di mano e di voce.

Non ci si incontra con nessuno.

Talvolta telefono, o ricevo telefonate. Non mi è mai piaciuto telefonare, è diverso dal parlarsi di persona, sfugge l’espressione, lo sguardo, a volte le voci si sovrappongono… Ora ci si deve accontentare, ma non mi soddisfa, mi pare sempre di aver trascurato o dimenticato qualcosa, o di essermi spiegata affrettatamente, quando chiudo la telefonata spesso vorrei richiamare subito dopo… forse per poter prolungare quel raro contatto.

Così ho l’impressione che mi manchino le parole, che a non usarle pian piano se ne fuggano via, me ne restino sempre meno per chiarire i miei pensieri o ciò che vorrei raccontare parlando e, ahimè, anche scrivendo. Vorrei scrivere qualche racconto, con tante letture mi frullano idee per la testa, ma poi, quando mi siedo davanti alla pagina bianca del computer, le idee non si convertono facilmente in parole, che devo andare faticosamente a cercare e quando le trovo mi pare che siano sempre inadeguate.

La mia insegnante di scrittura creativa (dal corso dell’università dell’età libera che feci due anni fa siamo rimaste in contatto) ha aperto un gruppo Whatsapp tra i suoi allievi: avrebbe voluto trovare il modo di fare qualche incontro più o meno letterario all’aperto, ma finora non ci siamo riusciti. Così nel gruppo ci scambiamo consigli di lettura, impressioni e altre notizie, ma che siano positive, si raccomanda lei, per “alleggerirci”. Dice che dovremmo scrivere ogni giorno qualcosa, per non perdere l’abitudine alle parole: anche questo suo suggerimento mi ha fatto riflettere su quanto ho scritto sopra.

Ieri però abbiamo fatto un passo in più: per chi era disponibile abbiamo fissato un appuntamento su Skype. C’era chi non poteva e chi non sapeva usare la tecnologia, ci siamo trovate in cinque e abbiamo chiacchierato quasi un’ora. E’ stato davvero piacevole vedersi in viso, finalmente un po’ di conversazione, di scambi di esperienze, di piccole letture di qualcosa che avevamo scritto, tutto molto semplicemente, quasi non mi pareva di essere dietro a uno schermo, ma in un salotto davanti a una tazza di thè. Ogni tanto lo rifaremo, in attesa di trovare un luogo e un modo per incontri in presenza più culturali e per esperienze di scrittura. Io ho sentito che quell’oretta mi ha dato una vivacità e una soddisfazione che da tanto mi mancava.

Come quando per caso, mentre andavo per una radiografia, per strada ho incontrato la regista degli “Spostati” e ci siamo fermate a parlare una decina di minuti: ecco le parole di nuovo usate, uscivano a illuminare quel nostro inaspettato e goduto incontro. E dopo, per un po’ mi sentivo allegra.

Aspetto con ansia e desiderio che la situazione migliori: mi avvilisce anche il fatto che qui in Toscana i vaccini per noi dal 1941 al 1951 stiano arrivando col contagocce, quando hanno aperto le iscrizioni online dopo pochi minuti i posti erano esauriti e finora io e mio marito non siamo riusciti a prenotarci. Anche questa storia mi aumenta lo stress: quando ce la faremo? E ce la faremo a sfuggire al Covid fino al momento della vaccinazione? La nostra segregazione dipende anche da questi ritardi.


 

 
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PERDITA

Post n°1747 pubblicato il 12 Aprile 2021 da atapo
 

ADDIO

 

Renoir

 

Da oggi posso di nuovo usare il mio computer. Il problema stava nel monitor: accennava ad accendersi, ma non arrivava in fondo e tutto tornava buio. Il perché non si sa, ma, appurato che dipendeva da questo, mio marito mi ha sostituito il monitor con un altro vecchio che aveva in giro.

Non sbalordite: per quanto riguarda elettronica e informatica in casa nostra le zone riservate al marito sono un’officina e un magazzino!

Questo monitor supplente (poi ne arriverà uno nuovo) è più piccolo, meno luminoso, però fa tutto ciò che serve, quindi mi accontento. Ma non è di questo che voglio parlare oggi.

Stamattina ho ricevuto una telefonata da una collega ex-insegnante del CIDI, con cui lavoro nel gruppo di intercultura: mi ha informato che un’altra collega, sempre del nostro gruppo, è morta ieri, improvvisamente. Chi mi ha chiamato le aveva parlato appena sabato, sapeva che da tempo aveva un tumore, ma ciò non le impediva di essere attiva in varie iniziative e non parlava con nessuno del suo grave stato di salute. Stavolta il Covid non c’entra.

Di qualche anno più di me, chi ci ha lasciato non aveva marito né figli, solo lontani parenti, qualche amica, i colleghi delle iniziative a cui collaborava, un sacerdote.

Io ne sono rimasta tanto addolorata. Non era la nostra un’amicizia di grandi frequentazioni, ma nel CIDI in lei avevo trovato una persona bella, sensibile, impegnata e ci stavo insieme volentieri.

In verità era stata lei a “trovarmi”, molti anni fa: ero entrata da poco in quell’associazione di insegnanti per rinnovare la scuola, la mia timidezza e lo sforzo per ambientarmi non mi facevano intervenire spesso, nelle riunioni parlavo ancora di rado delle mie esperienze scolastiche.

Lei un giorno, non ricordo nemmeno come, mi propose di aiutarla a organizzare i corsi di aggiornamento per i colleghi, sia nell’associazione sia nelle scuole che li richiedevano: sarebbe stato l’insegnamento della storia il nostro campo di intervento, io per la scuola primaria, lei per la scuola media. Non l’avevo mai fatto, ma l’idea mi attirava, anche se in quella materia non ero affatto specializzata.

Un po’ l’interesse, un po’ l’orgoglio, un po’ il timore di far brutta figura di fronte a lei e ai colleghi che ci avrebbero ascoltato, approfondii le problematiche, i metodi, collaudai certe proposte nella mia classe, mi preparai percorsi, progetti, lezioni per questi corsi di aggiornamento. All’inizio gli incontri si facevano tutte e due insieme, ma presto mi fece lavorare autonomamente.

Fu una esperienza che mi diede parecchie soddisfazioni: continuò per diversi anni, entrai in contatto con tante persone, le mie lezioni erano seguite con profitto dai colleghi frequentanti. Anche la mia autostima era aumentata molto, ero contenta di trasmettere ad altri qualcosa che li potesse aiutare nel loro lavoro.

Presi più sicurezza nelle mie capacità e successivamente organizzai da sola anche altri corsi di aggiornamento, su altre tematiche: la lettura e le biblioteche, l’educazione artistica (quest’ultima a quel tempo non era molto considerata nell’aggiornamento, io fui pioniera in questo.).

Poi passai a insegnare francese nella scuola primaria, un lavoro tutto da inventare, uscii dal giro di questi corsi e ci incontrammo più di rado, solo nelle riunioni generali dell’associazione.

Da circa due anni frequentava il nostro gruppo di intercultura, ma non assiduamente: poichè abitava in provincia di Firenze e non guidava, la sua presenza dipendeva anche dalla salute, dagli orari dei mezzi pubblici… un po’ come succede anche a me. Però nel suo paese, ormai in pensione, con altre insegnanti aveva aperto, come volontariato, una scuola di italiano e un piccolo centro di incontro per le donne straniere emigrate, che potevano frequentarlo anche con i figli piccoli: una splendida iniziativa, di cui ci parlava con entusiasmo. Quest’anno nelle nostre riunioni on line ci presentava le enormi difficoltà del momento.

Lei diceva che ricorderà sempre le parole di conforto che le scrissi quando morì il suo papà, perché le aveva sentite tanto vicine, io di lei ricorderò sempre la sua dolcezza, la sua fiducia in me, la sua capacità di introdurmi in quelle iniziative di lavoro in cui temevo di essere così poco capace.

Oggi, pensando tristemente a lei, pensavo anche alla mia età, alle età di molte persone a cui voglio bene: numeri così alti, pian piano dovrò abituarmi sempre più spesso a lasciarle andare, a poterle tenere solo nel mio cuore...

 
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ISOLAMENTO

Post n°1746 pubblicato il 10 Aprile 2021 da atapo
 

 

ROTTO

 

Da lunedì scorso il mio computer è MORTO. Non si accende nemmeno.

ROTTO, ha sentenziato il marito e non riesce a capirci niente. L’ha letteralmente fatto a pezzi per controllare di tutto, ma finora non c’è verso.

Io uso il suo, naturalmente quando non serve a lui, o quando lui è a guardare la televisione, quindi i tempi sono limitati e dipendenti dai suoi. E ho sempre paura di combinare guai, di chiudergli o cancellargli qualcosa di importante perché lui, da tecnico super esperto, tiene aperte un sacco di schede, ha diciture e schermate per me incomprensibili… e poi, insomma, è come dover utilizzare una casa che non è la tua, in cui sei ospite appena tollerato: hai sempre paura di far danni.

Il suo e il mio computer sono collegati in rete: se i primi giorni riuscivo lo stesso a lavorare sui miei file, potevo scrivere, aggiornare gli elenchi degli scambi, scaricare e sistemare foto o documenti… da quando me lo ha smontato non posso più accedere a tutto questo, mi sono fatta sul suo una cartella provvisoria dove colloco ciò che trovo di indispensabile e che poi dovrò travasare e riordinare da me quando il pc sarà riparato o sostituito.

Qui ora leggo la posta, scrivo mail se c’è bisogno, uso facebook, ma il tutto senza poterci mettere foto o documenti miei.

Anche questa ci voleva, non era abbastanza l’isolamento e il non incontrare nessuno!

E Firenze continua ad essere in zona rossa…

E i vaccini per quelli della mia età non arrivano, le prenotazioni non riaprono...

Insomma, mi sento parecchio bloccata e di cattivo umore, abbastanza depressa.

 

 
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AUGURI

Post n°1745 pubblicato il 04 Aprile 2021 da atapo
 
Tag: cronaca

PER  QUEST' ANNO

 

 

Quando ho visto questa foto, mi ha fatto ridere... insomma, non esageriamo, ma sorridere sì: è il compendio della Pasqua 2021.

Ben mascherati, mi raccomando!

Occhiali da sole, perchè la primavera tutto sommato è di bel tempo, allora vorresti uscire, ma dove vai, se il biglietto  per le Canarie non ce l'hai?

Ti resta il giardino, per chi può, in cui fare una caccia alle uova...

Io l'ho fatta la caccia a un mio singolo uovo di cioccolata, volevo prenderlo dal Mercato equo-solidale, mi sono ridotta a ieri e ho raccattato al volo il penultimo rimasto nel negozio!

E dopo questi discorsi un po' sconclusionati, forsi dovuti allo stress del momento storico...

BUONA PASQUA A TUTTI!

 
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DAD piccola 2

Post n°1744 pubblicato il 31 Marzo 2021 da atapo
 

 

CRONACHE in DAD

 


 

Sono riuscita a parlare al telefono con i miei figli: non è semplice trovarci, ci sono i loro orari di lavoro, le loro incombenze familiari, da prima del Covid non avevamo l'abitudine di telefonarci spesso (e rifletto che è un'eredità familiare), ma adesso gli incontri diventano quasi impossibili.

Io volevo sapere come se la stanno cavando i miei nipoti ora che la scuola è chiusa.

Riccardo e Diletta, poichè nelle loro classi ci sono bambini con necessità educative speciali, ogni tanto a scuola ritornano: in piccoli gruppi a rotazione passano una giornata a scuola per lavorare insieme al loro compagno e quel giorno per loro è una festa grande, escono, si rivedono coi maestri e qualche amico, tutto sembra quasi normale.

Riccardo, che insieme al papà da anni usa il computer, già dalla primavera scorsa non aveva problemi e continua ad adattarsi alla tecnologia.

Invece mia figlia non aveva mai voluto che i suoi usassero a casa il computer, l'ha un po' demonizzato e per loro l'abituarsi è stato più duro, anche perchè non avevano le attrezzature necessarie finchè la scuola non gli ha procurato i computer in comodato d'uso: sono in tre a doverlo usare e anche mia figlia lavora in smartworking se chiudono gli asili nido a Firenze.

Adesso Martino, in seconda media, è diventato abile, anche troppo: pare che riesca a suggerire ai compagni e a distrarsi giocando sul tablet durante le lezioni, insomma ne combina anche lì. E odia questo sistema di lavorare, anche perchè le sue lezioni sono rimaste come se fossero a scuola, collegati dalle 8 alle 14, spiegazioni e interrogazioni: tutto molto pesante, i professori non si sono posti il problema di pensare a strategie più accattivanti, i ragazzini stanno imparando molto poco, anzi, regrediscono e non combinano nulla.

Invece Damiano, che l'anno scorso era bloccato e ammutolito davanti allo schermo e alla tastiera, ora si sta rivelando autonomo e preciso, è entrato in questo nuovo modo di apprendere e sembra che non abbia problemi. La sua costanza nell'impegnarsi in ogni situazione e la sua intelligenza un po' particolare lo stanno aiutando, per fortuna.

La piccola Diletta, in prima classe, è più o meno come il Giovanni di due post indietro: gli stessi problemi, gli stessi intoppi, i "non capisco", il confondersi tra i tasti del microfono, dell'"alza la mano" e così via. Insomma, un po' di frustrazione c'è, con la necessità del pronto soccorso materno.

Il suo bravo maestro cerca di aiutarli, spiegando lentamente, lasciando tempi più distesi, invece l'altra maestra, più giovane, sta meno attenta a tutto questo e la bimba è spesso a disagio.

Cesare, in età di scuola materna, non ha lezioni da seguire, ma un po' si annoia e dice che vorrebbe imparare a leggere come sua sorella: figuriamoci se mia figlia ha tempo anche per questo!

Oggi è l'ultimo giorno di "tormento", poi le vacanze pasquali; speriamo vivamente che il rientro sia con la riapertura delle scuole, ne avrebbero avuto abbastanza!

E a me manca tanto la loro presenza...

 
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DOVE ANDRO' (FORSE)

Post n°1743 pubblicato il 27 Marzo 2021 da atapo
 
Tag: viaggi

CILENTO

 

Visto che la Toscana è ritornata ROSSA e ci resterà almeno per alcune settimane...

accontentiamoci solo di sognarli i viaggi che ormai da tanto non si possono più fare...

Sarebbe ora di andare in Cilento, questo promontorio che, nella scelta delle vacanze e dei viaggi da fare in famiglia, finora è passato inosservato. Eppure mi sembra che possa accontentare tutti: c'è il mare (per me), ci sono i monti (per mio marito); quando avevamo i figli con noi, loro stavano volentieri dappertutto... però lì non ci siamo mai fermati, abbiamo sempre cercato il Sud... più a sud!

Scoraggiava un po' anche l'avere saputo di strade strette, di campeggi affollati nei mesi estivi in cui potevamo muoverci, poi, una volta andati in pensione, si sarebbe potuto approfittare delle mezze stagioni, ma l'occasione non è mai capitata, tra eventi di famiglia e scelte diverse.

Una volta, insieme a mia figlia, a una sua amica e alla sua mamma, andammo in treno da Firenze a Praia a Mare, in Calabria, per un matrimonio: quel treno (che purtroppo ora non esiste più) dopo Napoli scendeva lungo il mare e si fermava in molte stazioni, tra cui alcune erano proprio sulla costa del Cilento. Così vidi dal finestrino la bellezza dei paesaggi e delle cittadine, ricordo una fantasmagoria di bouganvilles fiorite in quell'inizio di estate...

-Andiamoci presto!- Dicevo al marito, quando rientrai a Firenze, ma nulla, i giorni passarono e pure gli anni. E il Cilento mi sta ancora aspettando.

 
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DAD piccola

Post n°1742 pubblicato il 19 Marzo 2021 da atapo
 

CHE  FARE?



Da facebook riporto questo:

"Oggi Giovanni era connesso in DAD. Fa la prima elementare. Era tutto contento delle sue cuffie nuove col microfono. L'ho lasciato di sopra da solo perché sembrava se la cavasse, poi mi ha chiamata dicendomi se potevo andare da lui. In un attimo gli occhi gli si sono fatti lucidi davanti alla telecamera. Il microfono chiuso e lui coi lucciconi mi ha detto "aiutami, non capisco cosa devo scrivere". Ho cercato di riprendere il filo perché non sapevo nemmeno di cosa stessero parlando, intanto lui ha cominciato a singhiozzare. Gli ho detto di non preoccuparsi, che le maestre erano lì per aiutarlo e doveva solo chiedere. Mi ha detto "chiediglielo tu, per favore" E mi ha passato le cuffie, quelle col microfono, di cui è orgogliosissimo. "ma perché non lo dici tu alla maestra?" e a quel punto si è chiuso a riccio, grondando lacrime e dicendo "non capisco! Non sono capace!". Abbiamo staccato le cuffie, quelle col microfono che gli piaccio tanto, abbiamo aperto l'audio e abbiamo chiesto alla maestra se per favore poteva fermarsi un attimo, che non stavamo capendo, e se poteva un attimo ricondividere la pagina del compito. Lei gentilissima ha confortato Giovanni- non si era accorta che piangesse perché a video non riesce a vedere contemporaneamente tutti. Ha ricondiviso lo schermo, e Giovanni è riuscito a capire, a riportarsi in pari. Poi si è rimesso le cuffie col microfono che gli piacciono tanto, ha ringraziato ed è andato avanti a seguire la lezione. Il fatto è che se non ci fossi stata io, se l'avessimo lasciato da solo, sarebbe andato ancora più nel panico e avrebbe perso stima in sé stesso e non si sarebbe limitato a perdersi solo l'esercizio delle sillabe, ma molto di più, senza riuscire a proferir parola. Giovanni è piccolo e comunque va seguito, qualcuno accanto serve per non fargli perdere lo spunto, anche solo per dirgli che è tutto ok quando la connessione salta, o quando le cuffie nuove col microfono che ti piacciono tanto magari ti stanno un po' larghe, ti distrai un attimo per rimetterle ed ecco che non capisci già più dov'è arrivata la lezione. Sono piccoli, e anche se sono svegli sono comunque disarmati di fronte a una relazione, quello con lo schermo, che in un attimo tira fuori le loro fragilità. Non basta avere una connessione, un computer e delle cuffie col microfono che ti fanno sentire orgogliosissimo. Serve un adulto vicino perché nonostante l'impegno, lo schermo non sempre te lo fa vedere quando un bambino si sente inadeguato."
(Post di Valentina Maran)
E' molto triste tutto questo, penso alla mia nipotina anche lei in prima classe, a questi suoi primi giorni davanti a uno schermo: quanto perderanno  i nostri piccoli di vita, di vivacità, di interesse...
Stasera ho appena saputo che anche l'ultimo mio nipotino, quello che abita a Montelupo, sarà in DAD perchè il suo comune è diventato zona rossa...

 
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UN ANNO DOPO

Post n°1741 pubblicato il 14 Marzo 2021 da atapo
 

 

LE ULTIME VOLTE

 


Queste prime settimane di marzo sono state doppiamente tristi: ricorre un anno da quando siamo entrati completamente nell’ERA COVID, da quando sono iniziate le chiusure estreme, il primo lockdown.

E dopo un anno non se ne vede la fine, anzi la ricorrenza sta diventando una chiusura del cerchio, un ritorno brutto al punto di partenza: le restrizioni sono sempre più rigide, i problemi legati ai vaccini non alleggeriscono la situazione, domani molte più regioni saranno rosse. La Toscana, benchè arancione sulla carta, avrà rosse alcune province e altri comuni sparsi qua e là, le rimanenti zone non sono troppo ottimiste e tutti ci stiamo rassegnando al fatto che a fine settimana quasi di sicuro il rosso dilagherà.

Malinconico è stato, nei giorni scorsi, ricordare le ultime volte di un anno fa.

L’ultimo incontro con qualcuno arrivato da fuori regione, sfruttando un abbozzo di primavera, già con la preoccupazione di ciò che stava accadendo in giro, ma senza immaginare che poi i confini si sarebbero inesorabilmente bloccati e così a lungo.

L’ultimo pomeriggio da nonni a raccattare i nipoti all’uscita dalle varie scuole, poi le merende, poi i giochi, in quei martedì pomeriggio di follia, insieme ai quattro in attesa che i genitori tornassero dal lavoro; a sera eravamo esausti, ma contenti di essere stati qualche ora con loro. Da un anno i martedì sono tristemente liberi.

L’ultimo incontro con gli amici dei gruppi di teatro: da una parte i vestiti di scena in prova, quel bell’abito lungo che ora è abbandonato da un anno, dall’altra il nuovo spettacolo “imbastito”, per il quale le ricerche storiche iniziate poi sono state accantonate. Questi anniversari li abbiamo celebrati su wathsapp, con faccette tristi e cuoricini, uniti a tanta speranza.

L’ultimo compleanno festeggiato in presenza, e che presenza! Erano i 70 anni di mio marito, riuscimmo all’ultimo tuffo a pranzare tutti insieme in famiglia, giusto il giorno prima della chiusura totale. Un giorno che non scorderemo mai. Fra due mesi li compirò io 70 anni: volevo festeggiare bene anch’io in famiglia, ma ho forti dubbi che sarà possibile… Mi sfuggirà anche questo compleanno importante di decina, come già mi sfuggì quello dei 60 anni. Il mio Karma non abbonda certo di fortuna, sarà abbastanza se mi farà restare in salute...

Rievocati anche questi ultimi bei momenti, andiamo avanti con rassegnazione, cercando di sfuggire la tristezza e di controllare le preoccupazioni.

Da domani i quattro nipotini che abitano a Poggio a Caiano in provincia di Prato hanno le scuole chiuse e i tre della scuola dell’obbligo faranno di nuovo lezione in DAD: mia figlia, che lavora a Firenze, ha preso il permesso familiare Covid e dovranno organizzare in casa l’uso di computer, tablet, cellulari per far lavorare tutti, non sarà facile...

 

 
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8 MARZO

Post n°1740 pubblicato il 09 Marzo 2021 da atapo
 
Tag: teatro

"ALFABETO AL FEMMINILE"

Rimetto lo stesso titolo del post precedente, per sottolineare l'importanza.

Avrei voluto scrivere ieri sera, dopo lo spettacolo, ma ero stanca: la soddisfazione e l'emozione per come era venuto bene,

per il numero altissimo di spettatori virtuali collegati con noi della platea invisibile,

per aver dato un contributo alla importante causa della lotta contro la violenza sulle donne...

... ho preferito godermi tutto questo, rilassarmi e rimandarne per qualche ora la scrittura qui.

Così adesso posso aggiungere che abbiamo superato le 500 visualizzazioni, che il video rimarrà su youtube e sono felice che tanti altri ancora possano vederlo, possano conoscere Artemisia e dare un aiuto a questa importante organizzazione, perchè...

...NON DEVE SUCCEDERE PIU'!

(suggerisco di guardarlo a schermo intero)

 

 
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