**TEST**
Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

IL LIBRO DI APRILE

Tolstoj

"GUERRA

e PACE"

 

ça c' est tout




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AL TEMPO DEL VIRUS 7

Post n°1669 pubblicato il 01 Aprile 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

 

INCUBO INGLESE

 


 

Ai miei tempi era più popolare il francese, e io lo studiai, alle scuole medie e all’istituto magistrale (qui solo due anni).

Il mio primo lavoro fu come insegnante di doposcuola in un istituto privato, scuole elementari e medie; lì studiavano inglese e per essere assunta garantii che lo avrei imparato anch’io, giusto quel poco che serviva per aiutare nei compiti i ragazzi. Il mio insegnante fu il fidanzato; finito l’anno scolastico, finito quel lavoro, stop anche all’inglese, restò soltanto il fidanzato. Dimenticai tutto.

Venticinque anni dopo il sindacato offriva corsi gratuiti ai maestri; io in quel periodo insegnavo il francese, mi iscrissi speranzosa di imparare qualcosa anche della nuova lingua. Dopo due mesi di frequenza dovetti fare un intervento chirurgico urgente, ci fu la convalescenza… addio! Troppe assenze, troppe lezioni perse, rinunciai. Ma avevo imparato poco.

Circa dieci anni dopo il ministero della pubblica istruzione mi accettò ai suoi corsi, così avrei potuto insegnare anche inglese, oltre che francese, nella scuola elementare. Stavolta raggiunsi il livello A1, imparavo facilmente, il prof era bravo… che fosse la volta buona? Ma durante le lezioni per il livello successivo mi ammalai spesso (ancora assenze!), poi dovetti andare in pensione, per motivi di salute: fine della possibilità di continuare il corso, con mio grande dispiacere.

Sembrava una maledizione: io NON DOVEVO imparare l’inglese.

Quando l’autunno scorso scoprii al quartiere la possibilità di un corso comodo come luogo e orario, a prezzo più che ragionevole, mi iscrissi pensando che fosse l'occasione giusta, finalmente, poi proseguii nel corso successivo a gennaio, doveva arrivare fino a giugno… non c’erano in previsione contrattempi o altri impegni. Raccontavo ai compagni di corso le vicissitudini dei tentativi precedenti, scherzandoci sopra: - Sempre problemi di salute sono capitati, chissà che succederà ora! Facciamo scongiuri...-

-Ma no, che vai a pensare! Cosa vuoi che succeda?- ridevano loro.

E’ VENUTO IL CORONAVIRUS!!!

Non a me, almeno per ora, ma questa pandemia ha chiuso il corso di inglese, come tutte le scuole. La maledizione ha colpito ancora.

Ora però i tempi sono cambiati, ci sono la tecnologia e i social, la teacher dopo una settimana di sbandamento ha fatto sapere che avrebbe continuato le lezioni via skipe. Peccato che io non avessi skipe, nemmeno wathsapp avevo, perché mio marito aveva sempre rifiutato di metterli, dicendo che più social si hanno più si è controllati in questo mondo odierno. Io non insistevo, erano motivo di discussioni eterne. Pensavo che avrei telefonato a qualche collega di corso, mi sarei fatta indicare le pagine delle lezioni, sarei andata avanti da sola, sperando che venissero riaperti i corsi abbastanza presto. Ma così non è, e il lavoro in solitaria è improbo.

Anche per le insistenze del marito della famiglia perfetta, mio compagno di corso, ora ha ceduto e nell’ultima settimana ha installato skipe, con microfono e cam, sul suo computer. E questo, unito alla sostituzione del mio pc con uno più veloce, ha comportato un gran lavoro, un sacco di tentativi a vuoto, una confusione di fili serpeggianti sui pavimenti, a rischio inciampo. Ma finalmente lunedì scorso ho potuto partecipare alla videolezione, dopo averne perse tre. Mica facile, si vede e si sente il giusto, capisco poco: forse era anche l’emozione e l’impaccio di trovarmi per la prima volta dentro queste “diavolerie”.

Vedremo se vincerò io o l’inglese che sembra sfuggirmi da una vita.

Almeno, con questo skipe, ieri sera abbiamo potuto parlare con mio figlio e Riccardo, dopo due settimane che non ci vedevamo: forse mio marito ha ceduto anche per poter rivedere i nipotini?

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 6

Post n°1668 pubblicato il 28 Marzo 2020 da atapo
 

 

SEMPRE QUI

 

la pizza, per ora, la guardiamo soltanto

 

Sono sempre qui. Niente di nuovo, niente di particolare.

Mio marito nella spedizione al supermercato ha trovato QUASI tutto: di lievito di birra nemmeno a parlarne; avevo scritto nell’elenco “pane 1 kg”, lui ne ha preso un pezzo senza guardarne il peso: era mezzo chilo scarso, così fra poco l’avremo già finito.

Avevo scritto “farina 0”, mi ha detto che non ce n’era più.

- Se c’era la 00 potevi prendere quella.-

- Ce n’erano molti pacchi, ma tu non me l’avevi scritto.-

Dico io: dare un colpo di telefono no? Ci sono mariti inesperti e dubbiosi che al supermercato stanno praticamente in linea diretta con la moglie!

Ho capito che sarà meglio dargli le indicazioni più generiche possibile, così vedrà come potersi arrangiare: credo che dovrà trovarsi proprio nella m… per consultarmi al telefono, lui si sente sempre così bravo e autosufficiente…

Per questa settimana credo che la pizza si rimanderà, una volta ritrovata la farina farò l’esperimento della pizza col lievito scaduto.

Ho deciso, in questi giorni, di dedicarmi intensivamente ad un solo lavoro: la correzione e sistemazione dei capitoli della mia autobiografia. Pensavo di riuscire a farlo pian piano, ma così si stava dilungando troppo nel tempo, è anche abbastanza difficile lavorare poco tempo ogni volta, riprendere a distanza di giorni, perdo il filo, rischio di non ricordarmi i dettagli delle parti già sistemate. Ora non ho altri impegni di uscire qua e là, posso stare su questo anche una mezza giornata ed è più produttivo: ho finito un primo giro di correzioni sulle malacopie che avevo stampato, scritte a mano con la matita perché le vedevo più in evidenza, ora devo cominciare a “passarle” sulle pagine al computer, ricontrollando tutto.

Per fare questo lascio a pochi momenti della giornata altro che mi interessa, tipo l’inglese, la lettura, la corrispondenza, anche lo scrivere qui. Ma dovevo decidermi, finalmente.

Rileggere quelle parti lontane della mia vita, come sempre, mi emoziona, ora ancora di più se le confronto col presente: tutto sommato la mia infanzia è stata fortunata, era un’epoca di ottimismo, la guerra era da poco passata e si andava sempre a migliorare, nonostante le situazioni economiche precarie della mia famiglia. Le mie memorie saranno un regalo ai nipotini, devo finirle presto perché non si può avere certezza del domani.

Loro adesso stanno chiusi in casa, gli mando piccoli video di storie e attività, da loro mi arrivano foto e piccoli “spettacoli” che mi commuovono; penso che in primavera tre di loro compiono gli anni e anch’io li compio: ho deciso che quando tutto sarà finito li festeggeremo tutti insieme, con una grande festa, magari qui nel giardino, sarà la FESTA DEI COMPLEANNI IN RITARDO.

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 5

Post n°1667 pubblicato il 25 Marzo 2020 da atapo
 

 

RITORNO AL PANE

 



Abbiamo deciso che a fare la spesa ci andrà mio marito, il meno possibile, circa una volta alla settimana: io non riuscirei a stare in piedi tanto tempo in fila, nè potrei comperare molto, non guidando l'auto. Però non è così semplice "calibrare" i consumi in modo da non finire troppo presto qualcosa di molto usato: un supermercato è vicino a casa, prima se mancava qualcosa era il motivo per una passeggiata, si provvedeva e si aggiungeva anche qualche occasione scoperta lì per lì. Ora bisogna programmare e si deve conciliare con la lista del regime alimentare che mi dà la nutrizionista, non molto esigente in tempi normali, ma ora diventa più complicato, e anche con i gusti e, diciamo pure, le "idee" di mio marito: questo insieme a quest'altro no, non la stessa cosa due giorni di seguito, perchè così poca carne, perchè così tanta verdura, cosa posso mangiare che ho ancora fame...

Ecco allora che è finito il pane ed è quasi finito anche ciò che gli assomiglia: pezzi di schiacciata e focaccia che erano stati congelati in tempi felici per le merende dei nipotini, confezioni di prodotti simili prese al supermercato per i languorini improvvisi.

Ma per la spesa era ancora presto, secondo la nostra tabella di marcia, non era il caso di mettersi in coda solo per questo.

Così dal fondo della cucina ho ripreso fuori la macchina del pane, che non usavo da anni: perchè non sempre il pane veniva bene, dipendeva dalla temperatura e umidità dell'ambiente e da chissà cos'altro, non l'ho mai capito. Andava a finire che il marito era insoddisfatto, quel pane non gli piaceva, troppo dolce, poco lievitato, troppo basso, troppo chiaro, troppo scuro... e dovevo terminarlo io come toast a colazione. Inoltre serve una farina apposta, un certo tipo di lievito... Insomma, visto che si poteva comperare pane fresco e buono a dieci minuti da casa, avevo smesso di usarla.

Ora però era l'ultima speranza: per caso prima della clausura avevo comperato un chilo di quella farina speciale, l'istinto me lo aveva suggerito, chissà, avevo pensato di poterci riprovare, ma senza impegno... al limite avrei avuto qualche toast. Di lievito giusto ce ne avevo ancora nel cassetto, scaduto, ma si dice che a volte funziona uguale ed era l'occasione per verificarlo.

Allora ieri pomeriggio ho rifatto il pane con la sua macchina, dopo tanto tempo, dosando tutto con la massima cura e un po' di apprensione. Per sicurezza, avevo messo in cantiere anche la polenta, casomai il pane fosse venuto una schifezza.

Invece si è fatto onore: lievitato, morbido, profumato. Abbiamo mangiato ugualmente la polenta a cena, ma oggi a pranzo il MIO pane era buonissimo, ce ne sarà anche per stasera. Il marito era soddisfatto (o forse ha fatto di necessità virtù?); domani sarà giorno di spesa... speriamo di trovare la farina, anzi le farine, perchè ci saranno altri esperimenti di panificazione, meccanici e manuali!

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 4

Post n°1666 pubblicato il 23 Marzo 2020 da atapo
 

 

CHE GIORNO E' OGGI?

 


 

Questi giorni tutti uguali, chiusi dentro casa, fanno confondere il tempo: che giorno è oggi? Ho deciso di tenere ben aperta sul tavolo l'agenda, così mi basta un'occhiata rapida e vedo la data. Le pagine sono vuote: nelle settimane scorse gli impegni erano stati sovrascritti da un NO man mano che venivano annullati, ora non ce ne sono proprio più di impegni.

Allora mi viene da riempire la pagina bianca, da scrivere qualsiasi cosa mi passi per la testa o sia una piccola novità: frasi, pensieri, numeri di telefono, citazioni, titoli di film, il numero quotidiano dei contagiati in Toscana, indirizzi web… Già, la rete: mi fa molta compagnia in questi giorni, è uno sguardo sul mondo di ciò che mi interessa, è leggere e rispondere alle persone che conosco, così da sentirmi vicina a loro. Mi sono presa l'impegno di telefonare a qualcuno quasi ogni giorno: due chiacchiere rompono l'isolamento, ci rassicurano a vicenda sullo stato di salute, spesso ci fanno fare una risata. Ho già finito un primo “giro”, ricomincerò, credo sia piacevole risentirsi dopo un po' di tempo. Fra chiamate e whatsapp ogni sera devo mettere in carica il cellulare, ma va bene così.

Su facebook ho deciso di pubblicare ogni giorno una piccola cosa bella: una poesia ritrovata, un fiore tra i tanti delle mie foto. Mi fanno sentire bene, spero lo sarà anche per i miei amici.

Credo nel valore e nella forza della bellezza, ora più che mai, quindi ho deciso anche che non resterò in pigiama ogni mattina, ma mi vestirò dignitosamente, indosserò un braccialetto e una collanina, metterò una goccia di profumo. Perchè ogni giorno è importante, bisogna partire col piede giusto.

Così cerco di combattere una tristezza che tenta di uscire dagli spiragli della mente, quando non è occupata da pensieri positivi. Perchè ci sono anche momenti non facili, per fortuna lo spazio in casa è grande e posso cercare un angolo accogliente.

Oggi ho notato che nei siti di cucina stanno comparendo ricette “senza”: senza lievito, senza latte, senza uova… mi fanno ricordare la cucina del tempo di guerra, quando trovare i prodotti era un'impresa. Può capitare anche adesso: dopo una lunga fila davanti al supermercato, ciò che ti serve è finito, speri di avere più fortuna la volta successiva.

Infatti, non siamo forse in guerra? Contro un nemico invisibile e subdolo.

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 3

Post n°1665 pubblicato il 20 Marzo 2020 da atapo
 

OASI

 

le colline intorno a Montelupo

 

Mio figlio da più di una settimana è a casa, col telelavoro. Nella sua azienda ha un ruolo abbastanza impegnativo, nonostante il rallentamento delle attività il suo compito è importante.
Ma di fianco a casa sua alcune settimane fa accadde un disastro: un grosso veicolo abbattè un palo elettrico e furono tranciati cavi indispensabili per la connessione veloce a internet. Se in tempi normali si poteva aspettare l'intervento di ripristino con relativa pazienza, ora che deve lavorare da casa la faccenda è insostenibile: si può collegare col telefono aziendale, ma è molto aleatorio, va, non va, si blocca all'improvviso… e lui è alla ricerca continua dei luoghi più improbabili della casa in cui “prende” e si trova il cellulare su un davanzale, in cima a un mobile, e così via. Naturalmente finora non si è visto nessuno per la riparazione. Questo consumerebbe la pazienza a un santo, a ciò si aggiunge la gestione dei turni di affidamento di Riccardo, in questo momento così tormentato. Finora hanno cercato di rispettarli, una volta mio figlio ha preso ferie, però non era pensabile che continuasse così, lavorando a singhiozzo anche per questo motivo.
Allora ci aveva proposto di trasferirci, io e il marito, a casa sua, nei giorni in cui aveva Riccardo, così noi ci occupavamo del bimbo, soprattutto per la gestione dei compiti, e gli davamo una mano nelle incombenze casalinghe.
In altri tempi la cosa sarebbe stata molto bella, finalmente avremmo potuto stare con quel nipotino che vediamo molto meno degli altri, che negli ultimi mesi non abbiamo quasi mai incontrato, data la situazione delicata della separazione dei genitori. Ma ora…
Consentiti soltanto gli spostamenti indispensabili, gli anziani sono i più a rischio… Che fare?
Proviamoci, ci siamo detti. Si sale in auto davanti casa nostra, si arriva a Montelupo, se ci ferma la polizia ci giustifichiamo con “necessità di accudire il nipote”, si scende davanti alla casa di mio figlio, poi da lì non ci si muove. Questa casa si trova in collina: finisce il paese, si attraversa una strada, al di là ci sono solo due villette col giardino, in una abitano loro. Dopo, soltanto campi e un bosco. Credo che non ci siano assolutamente rischi di contagi!
Così siamo partiti. Io avevo un'ansia che mi dava mal di stomaco, dai giorni precedenti e per tutto il viaggio… Poi, arrivati indenni e senza controlli, è tutto sparito.
E per il tempo in cui siamo rimasti a Montelupo mi è sembrato di stare in un'oasi. Guardavamo solo il telegiornale all'ora di pranzo e di cena, quello nazionale e quello regionale, per restare aggiornati ed era il momento in cui venivo assalita dall'angoscia; per il resto della giornata si poteva fingere che non stesse accadendo niente, che fosse solo una bella vacanza ed era bene fare così, per mantenere un po' di serenità.
Veramente mio figlio faticava a stare tranquillo, con tutti gli intoppi che di continuo gli sorgevano sul lavoro, la speranza di un giorno in cui si è fatto vedere un tecnico è poi svanita quando non c'è stato seguito successivamente.
Ma noi col nostro nipotino siamo stati felici. Seguirlo nei compiti e nelle lezioni che ogni mattina puntualmente le maestre gli mandano attraverso le mail al papà mi ha fatto ritornare giovane, a quando ancora facevo la maestra: c'erano il sistema metrico decimale, le letture con le domande di comprensione, la grammatica, le scienze con le parti del fiore e l'impollinazione (che poi abbiamo verificato sui fiori del giardino) e, in aggiunta per decisione familiare, un allenamento al giorno di due divisioni col divisore a due cifre. Insomma, molte ore passavano così. E' stato un bene che ci fossimo noi nonni, il papà così impelagato col lavoro non l'avrebbe potuto seguire e questi non erano solo compiti, ma vere lezioni in cui è necessario essere guidati: mi chiedo quante famiglie ne siano in grado, se è la maniera giusta per farli lavorare a casa ora, so che altri si pongono il problema, in questa obbligata scuola a distanza.
I compiti erano intervallati dal tempo all'aperto: un po' di calci al pallone nel giardino, una passeggiata dentro al bosco dietro casa (nessun umano in giro, solo tracce di cinghiali e istrici), a vedere i segni di questa bellissima primavera che sembra volersi fare beffa di noi umani angosciati… insomma, ho riportato un bel colorito che pare quasi un velo di abbronzatura! E la sera dopo cena sul divano a godersi un film di “Guerre stellari”, la passione di nonno, padre e figlio. Io un po' meno, però per stavolta sono stata con loro. Vita di famiglia allargata… giorni in cui abbiamo cercato una piccola aggiunta di tranquillità per tutti.
Poi è arrivato il momento in cui Riccardo se ne è andato, è passata la mamma a prenderlo per i giorni in cui “tocca a lei”, e noi siamo tornati a Firenze, con un po' di malinconia. Nessun controllo di polizia nemmeno al ritorno, stavolta più tranquilli: il rientro al domicilio è consentito.
Ma le prossime settimane cosa succederà? Con le ultime restrizioni, dolorosamente necessarie, non credo che ci sarà per noi una scusa valida ad un'altra evasione, che mio figlio si arrangi, che prenda ferie o permessi… Addirittura potrebbero essere negati anche questi spostamenti tra papà e mamma: lo dovrà tenere un solo genitore fino al termine dell'emergenza. Non ci vorrei pensare, ma ogni tanto mi frulla in mente… Che esperienze difficili per un bambino!
Piccola nota positiva: stasera mio figlio ha telefonato che è stata finalmente riparata la connessione veloce, almeno può restare in contatto e lavorare con più tranquillità.

 
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IL LIBRO DEL MESE

Post n°1664 pubblicato il 15 Marzo 2020 da atapo

"LA  STORIA"

 


 

Come avete visto qui a fianco, questo è il libro di marzo. La combinazione mi pare azzeccata al momento che stiamo vivendo.

Quando lo lessi, mi affascinò questo grande affresco di un momento storico, ma vissuto dalla parte della gente comune, del popolo che in fondo subisce, mentre entra a far parte della storia che poi si leggerà sui libri, ma nessuno dei personaggi avrà il suo nome riportato. Eppure ognuno di noi fa la storia.

Ora ci siamo tutti dentro a un grave momento di difficoltà, a ognuno è chiesto di fare responsabilmente la sua parte.

Chi racconterà e conserverà la memoria di questi giorni?

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 2

Post n°1663 pubblicato il 14 Marzo 2020 da atapo
 

SEDENTARIETA'

 


 

Questa è la prima parola che mi viene in mente pensando a come trascorro le mie giornate, ora.
Molto tempo seduta davanti al computer; forse è lo stesso tempo di prima, chissà, ma adesso c'è quel senso di “non poter fare altro”, soprattutto di non poter uscire, andare in autobus, fare la spesa o una passeggiata, prendere l'auto e passare qualche ora con i nipoti. Fortunatamente per ora stiamo tutti bene: mi è arrivata una foto e un video della piccola festa in famiglia per il compleanno di Diletta, i fratellini a cantarle gli auguri e lei a spegnere le candeline. Mi sono commossa, chissà quando ci potremo rivedere!
Mi commuovo, a volte, anche quando vedo o leggo certe notizie, tipo le situazioni drammatiche negli ospedali lombardi, i bimbi nati in questi giorni e allontanati dalle mamme ammalate, le offerte di stanze e appartamenti ai nuovi infermieri che arrivano a Firenze appena assunti, le forme generose di volontariato che stanno sorgendo, i flashmob di canti in certi quartieri cittadini, i cartelloni e i lenzuoli colorati dai bimbi con la scritta “TUTTO ANDRA' BENE”. E' un segno di fragilità del mio spirito, man mano che si va avanti?
Mi ripeto che probabilmente tra una settimana si vedrà un miglioramento nei contagi, visti i tempi delle misure adottate, ma forse è solo per farmi coraggio, per non ascoltare certe tristezze che mi sento affiorare dentro e mi deprimono. Nemmeno un quadratino di cioccolata fondente ho voglia di mangiare, dicono che sia antidepressivo.
Ogni tanto, sottile, ho un po' di paura: perché noi siamo anziani, perché fra poco dovremo uscire a fare la spesa. Chi andrà? Io o il marito? Credo che andrò io, non compreremo molto e ce la farò col carrellino, io ritengo di avere difese immunitarie più forti, perché ogni inverno faccio una cura per rafforzarle, e sono più “vaccinata” dai contatti con molte persone; mio marito non esce quasi mai, incontra solo qualcuno della parrocchia.
C'è una grossa novità, da ieri sera: sul cellulare ho messo Wathsapp! Lo scambio di messaggi e telefonate con gli amici, nei giorni scorsi, mi aveva aiutato molto a mantenermi di buon umore. Però stanno sorgendo problemi, soprattutto col corso di inglese, in cui la professoressa vorrebbe continuare on line, con skype e quant'altro. Io non ho tutti questi marchingegni, temo che, come ogni altra volta che ho iniziato nella mia vita un corso di inglese, neppure stavolta riuscirò a terminarlo, pare una maledizione! Però almeno avere la possibilità di sapere i compiti o altre comunicazioni…

Finora stavo bene anche senza questo social, inoltre mio marito aveva sempre minacciato: “Vedrai che il cellulare ti si rallenta e non riesci più a fare nulla!” e io ero propensa a credergli, visto che in effetti le prestazioni del mio apparecchio lasciano abbastanza a desiderare.
Però ieri sera ho deciso di rischiare, vorrei restare in contatto con più persone, almeno in questo periodo, poi vedrò, mi sono detta. E così è andata, per ora il telefono continua a funzionare (e mi viene l'idea che fosse il solito disfattismo del marito), io devo “istruirmi” per poter usare al meglio questa ulteriore possibilità, ecco un altro impegno per farmi trascorrere le giornate.

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 1

Post n°1662 pubblicato il 12 Marzo 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

 

QUALCOSA OGNI GIORNO

 


 

Il compleanno di Diletta oggi si è risolto con una telefonata di auguri. Lei ci ha raccontato che i due fratelli maggiori erano scesi dal tabaccaio a fianco di casa loro per comperare i palloncini con cui addobbare la casa. Due volte erano scesi, dice, perché alla prima avevano sbagliato misura e così ora ne hanno il doppio. Immagino la sala dove più spesso i bimbi stanno a giocare e a guardare la televisione, strapiena di palloncini… Il sacchetto col nostro regalo per Diletta per adesso deve aspettare e quando lo guardo mi viene un po' di malinconia, poi penso che si tratta solo di avere pazienza.

Penso anche che siamo in un evento storico, che sarebbe importante lasciarne traccia e con questa idea voglio cercare di scrivere qui più spesso, finché tutto non si risolverà. E' uno strano tempo questo, sospeso, avvolto nel silenzio della strada su cui si affaccia la mia casa, non passano quasi per nulla le auto, ancora meno i pedoni. Io vado a prendere il giornale, quasi di fronte, si entra nell'edicola-cartoleria uno alla volta, ma non c'è affatto coda, oggi c'ero solo io.

Poi in casa il resto della giornata, oggi nemmeno a passeggiare un po' nel mio giardino perché pioveva. Si insinua una certa tristezza, perché la reclusione è obbligata, per non correre rischi.

Ho cercato allora contatti sociali e ho telefonato a qualche amica: tutte nelle stesse condizioni, due chiacchiere insieme mi hanno fatto bene, credo che domani continuerò così e chiamerò qualcun altra.

Di altri conoscenti ho notizie da Facebook, c'è chi posta battute fulminanti, mettono un po' di allegria che alleggerisce un attimo. Ho ricevuto anche una lettera, una bella e lunga lettera e avrò l'impegno di rispondere, pian piano come al solito; anche questo compito di scrittura mi terrà compagnia. Bisogna non pensare troppo al negativo della situazione, distrarsi, inventare qualcosa che dia soddisfazione.

Mio marito passa dai telefilm al computer, oggi voleva sostituirmi il computer con un altro più potente (ha sempre un rigirìo di PC per casa, tra la parrocchia, l'amico della famiglia perfetta, a volte i figli ed io ne ho perso il conto), quindi gli avevo lasciato campo libero, ma dopo aver lavorato qualche ora ha gettato la spugna, perché questo “trasbordo” di dati non riesce e non funziona nulla, per cui ha rimesso in vita il vecchio ed eccomi qui.

Ah, per restare in tema, ha smesso di funzionare anche il telefono fisso, domani bisognerà interpellare un vero tecnico. Spero che la lista di ciò che si guasta non si allunghi…

Il frigorifero e il congelatore cominciano ad avere zone vuote di provviste: ho calcolato che arriveremo fino a lunedì prima di dover necessariamente uscire a fare la spesa, se finiremo prima il pane farò le piadine.

Ma probabilmente lunedì ci sarà una novità: traslocheremo a Montelupo, in modo da stare con Riccardo nei giorni in cui è affidato a mio figlio, torneremo a Firenze nei giorni in cui il bimbo starà con sua madre. Sarà come partire per la villeggiatura, una villeggiatura a singhiozzo: vista in questo modo l'impresa diventa quasi una nuova avventura...

 
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STOP

Post n°1661 pubblicato il 10 Marzo 2020 da atapo
 

 

L'ULTIMA FESTA

 



Sempre più reclusi... ma va bene così, se servirà a contenere la diffusione di questo maledetto virus e ad uscire da questo incubo.

Siamo riusciti per un pelo a fare la famosa festa per i 70 anni di mio marito: ci siamo ritrovati sabato a pranzo, a casa nostra. Tra giovedì e venerdì mi ero impegnata per gli acquisti di cibarie, anche un po' abbondanti in verità ed ero andata in centro a comperare il regalo per il compleanno di Diletta (dopodomani): una tazza da colazione con disegnato l'unicorno e un piccolo unicorno a statuetta in alto sul manico. Con mille precauzioni, ma tanto gli autobus erano semivuoti e così le strade cittadine, una tristezza enorme; "sentivo", come in altre circostanze, che dovevo fare quei giri e avevo intuito giusto perchè ora è tutto ancora più bloccato, Diletta sarebbe rimasta senza regalo e il frigo svuotato in fretta mi avrebbe obbligato a visite al supermercato ora, con le limitazioni aggiunte.

Ma questo regalo lo potrò dare alla bimba fra un bel po': dovevano venire domani, mentre la loro mamma andava all'appuntamento dal dentista, ma ho appena saputo che, non essendo urgente, è stato rinviato.

Tornando alla festa, è stata una bella giornata e un incontro piacevole, come sempre con i bambini, il nonno ha avuto la sua torta preferita, il millefoglie, e le sue candeline: il 7 e lo 0, su cui soffiare. I nipoti gli hanno cantato "Tanti auguri a te" in italiano, inglese, francese e cinese, più di così! Anche le foto che ho scattato, con tutti attorno al nonno e alla torta, sono venute decenti e saranno un bel ricordo.

Poi i bimbi sono andati a giocare insieme, mentre noi adulti ci attardavamo in conversazione; Riccardo sta volentieri con i cuginetti, va d'accordo soprattutto con Damiano, entrambi sono fantasiosi, io pensavo a come sarebbe bello che riuscissero a stare insieme più spesso. Dal giorno dopo Riccardo è andato dai nonni materni, in un paesino sulla montagna pistoiese, resterà lì finchè non c'è scuola; so che si trova bene, quei nonni hanno una camera per lui, c'è una fattoria, ci sono altri cugini, qui da noi sarebbe più sacrificato, soprattutto ora che mia figlia si è trasferita a Poggio a Caiano e che le trasferte e le riunioni familiari sono state proibite. Però ora per un pezzo non vedrò più nessuno di loro...

Da oggi sono dunque in casa. Non mi mancano certo i lavori da fare, ma provo questo spaesamento e questa ansia per la situazione generale che mi rende esitante: da dove comincio? Potrebbe essere la volta buona che arrivi a un riordino quasi generale delle mie cose ammucchiate... o potrei buttarmi sulla lettura e smaltire un bel po' di libri in attesa... o potrei stirare e rammendare fino allo sfinimento... o potrei telefonare alle amiche lontane... o potrei studiare seriamente l'inglese... per ora, lo confesso, non ho voglia di impegnarmi, mi sono solo molto riposata e ho organizzato poco. "Ci sono tanti giorni" mi dico, l'importante è continuare a stare in salute e che tutto finisca bene.

Mi inquieta leggermente un fatto: da alcuni giorni mio marito aveva ripreso a salire alla casa in montagna, per portare avanti i suoi lavori e finirli prima possibile. Ed io avevo assaporato di nuovo quelle ore di libertà e di padronanza assoluta della casa e del mio tempo. Ora, naturalmente, non può più farlo, non sono lavori urgenti e indifferibili, però questo vuol dire che finiranno quando?

Adesso il marito è in casa tutto il giorno, qui fianco a fianco... romantico? Mica troppo, la convivenza obbligata e continua non è mai salutare, ognuno dopo un po' riesce a dare il peggio di sè e non è sempre facile da sopportare...

 
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LA LOTTA SI FA DURA

Post n°1660 pubblicato il 05 Marzo 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

ANCHE  NOI

colline fiorentine

C'era da immaginarselo, era solo questione di tempo. Con le ultime direttive a livello nazionale anche a Firenze le scuole sono state chiuse.
Ieri sera ci siamo informati dai figli: per i primi giorni i nipoti sono coperti dalle baby sitter: quella che frequenta l'università ora è libera e non le pare vero di guadagnare qualcosa in più lavorando con i miei nipoti a tempo pieno. Molto meno soddisfatta è mia figlia che aspetta con impazienza le “misure” promesse dal governo per venire incontro alle famiglie.
Mio figlio progettava di “spedire” Riccardo in montagna dagli altri nonni, ma se la chiusura dovesse prolungarsi oltre il 15 sarebbe difficoltoso…  Insomma, tanti punti interrogativi, si vedrà.
Ieri sera alle prove con gli “Spostati” ci chiedevamo come si sarebbero comportati i teatri e noi di conseguenza…
La risposta è venuta durante la giornata di oggi: è stato uno stillicidio di mail e comunicazioni facebook in cui si comunicavano rinvii e chiusure da tutte le parti, teatri, conferenze, associazioni, feste e manifestazioni per la giornata della donna, lezioni varie. Per me vuol dire stop all'inglese, alla piscina, alle prove di entrambi i gruppi di teatro, ai mercatini dei vari enti. Sarà un periodo di stacco, di letture, di lavori casalinghi (chissà che riesca a fare un po' di ordine in casa e a smaltire la pila della stiratura…); mi resterà la passeggiata al supermercato di zona per fare la spesa.
Ieri e oggi sono andata in centro, con attenzione alla distanza di sicurezza in bus, ma non ho avuto problemi perché non sono per nulla affollati, in giro c'è pochissima gente. Quasi completamente spariti i turisti, le zone celebri di Firenze fanno paura così vuote, mai viste tanto deserte nemmeno nei periodi di “morta” invernali. Un disastro per il turismo e l'economia.
Domani è il compleanno di mio marito, giovedì prossimo quello di Diletta (6 anni). Mio marito ne compie 70 e da mesi insistevo per fare una festa radunando figli e nipoti in un bel ristorante. Lui brontolava che non voleva nulla, sarebbe stato un mettere l'accento sull'invecchiamento… Poi sono stati i figli a proporgli di festeggiare, allora ha ceduto, per non lasciar sfuggire un'occasione di stare tutti insieme. Così sono cominciati gli scambi telefonici per scegliere il giorno e il pasto compatibile con gli impegni di tutti, soprattutto con i turni di affidamento di Riccardo, e per decidere il ristorante “gluten free”: eravamo arrivati a concordare per un ristorante cinese a Empoli dove mio figlio e Riccardo si erano già trovati bene e la cucina cinese piace molto a tutti. Oggi invece abbiamo saputo che i ristoranti cinesi si stanno prendendo tutti un periodo di ferie e quello di Empoli non risponde al telefono.
A questo punto ci siamo stancati di cercare: la festa si farà a casa nostra, concorderemo e ci suddivideremo il menù, prepareremo la bistecca fiorentina alla brace nel giardino e se invece pioverà si farà sotto il portico. Ma ancora non abbiamo deciso se sarà sabato o domenica, se a pranzo o a cena… Domani sai quante altre telefonate!
Intanto per festeggiare un poco mio marito proprio il giorno giusto, cioè domani, gli ho comperato qualche “macaron” in una pasticceria in centro, pagandoli a peso d'oro, come sempre questi dolcetti francesi squisiti, destinati giusto alle grandi occasioni!
Il mio amico bolognese qualche giorno fa mi aveva scritto scherzosamente se stavo provvedendo a cercare una villa sui colli fiorentini in cui rifugiarmi con amici e amiche per scrivere racconti e leggerli insieme alla sera… reminiscenza boccaccesca, ma sarebbe carino…
Allora oggi, primo giorno di “ritiro duro” anche per Firenze, ho messo su Facebook questo annuncio:
“Cercasi abitazione sui colli fiorentini, in luogo ameno, per ritrovarsi in un gruppo di amici e amiche, a passare i giorni scrivendo e raccontandosi novelle... fino alla fine dell'emergenza. (Non è un'idea originale, ma può ancora funzionare...)”,
sotto una bella foto delle colline fiorentine punteggiate di ville e castelli.
Così, per sdrammatizzare un po'.

 
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COME STATE ?

Post n°1659 pubblicato il 29 Febbraio 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

 

STIAMO TUTTI BENE

 


 

Il coronavirus è arrivato anche in Toscana e a Firenze. C'era da aspettarselo, chi va e chi viene da una città all'altra... I giorni sono scanditi dai notiziari che danno l'evolversi della situazione, noi, nella nostra famiglia di pensionati, continuiamo la vita normale, lavandoci le mani. Io che giro in autobus a volte mi chiedo chi potrò mai avere come vicino di viaggio, mi dico che se mi ammalassi sarebbe un'impresa risalire a tutti i miei contatti…

Quando in Emilia Romagna hanno chiuso le scuole, i teatri e il resto aspettavamo che da un momento all'altro anche qui avrebbero fatto lo stesso e ci chiedevamo un po' preoccupati se ci fosse stato impedito di arrivare nei paesi in cui abitano ora i nostri figli con i nipoti a cui facciamo da baby sitter, o peggio ancora, se fossimo rimasti bloccati da uno o dall'altro senza poter rientrare a casa nostra a Firenze.

Ma in Toscana si è scelta la linea morbida, le scuole funzionano, i teatri e i cinema sono aperti, è stata solo annullata qualche manifestazione e qualche raduno. Nei primi giorni alcuni ipermercati hanno subìto l'assalto che ha svuotato gli scaffali, a me lo hanno raccontato perché nei supermercati di quartiere dove vado io non ho visto buchi vistosi di prodotti, c'è più o meno tutto.

Così continuo la piscina, le lezioni al corso di inglese, le prove dei miei teatri. Anzi, ieri sera abbiamo ripetuto le TRECCIAIOLE in un circolo ARCI in provincia di Prato, nell'ambito di una cena e serata benefica per aiutare chi assiste i bambini con gravi malattie. E noi per una buona causa andiamo volentieri in trasferta! Se penso che è l'ottava volta che indossiamo il nostro costume e i nostri cappelli di paglia e facciamo conoscere questa storia di più di un secolo fa! Ogni volta adattandoci allo spazio offerto, che sia teatro, o sala, o ristorante, o chiesa. E' il bello di questo spettacolo: lo possiamo proporre dappertutto, aggiustando la semplice scenografia di tre panche, qualche sedia, una matassa di paglia e pochi altri oggetti. Chi l'avrebbe mai detto che avremmo avuto tanto successo! E forse non sarà l'ultima replica…

Fra poco inizieremo a lavorare ad un nuovo progetto, sarà sempre qualcosa di “storico”, abbiamo ben tre tematiche in mente, tra cui scegliere: la regista dice che sono tutte e tre molto interessanti, le faremo tutte, si tratta solo di decidere da quale cominciare.

Io e il marito abbiamo partecipato ad una bella iniziativa di amicizia: abitiamo in una zona che fa parte della China-town fiorentina, dove tutti sospettavano un sacco di ammalati (mentre finora non ce n'è nessuno), un'associazione di “Amicizia e collaborazione culturale tra Italia e Cina” ha organizzato una cena in un ristorante cinese. Abbiamo aderito in circa 150 persone ed è stata una bellissima serata, la cena era squisita, i partecipanti erano non solo italiani e cinesi, ma venivano da molte parti del mondo: nel nostro tavolo eravamo in dieci, Italiani, Cinesi, Americani e Spagnoli. E proprio un ragazzo cinese, all'inizio del pranzo, ha offerto di passare a tutti un flacone di Amuchina, per disinfettare le mani.

Io sono stata doppiamente contenta, perché in quella serata ho incontrato con piacere, dopo tanto tempo, diverse persone con cui avevo lavorato negli anni in cui mi impegnavo a scuola, come insegnante, nell'educazione interculturale ed è stato molto bello ritrovarci in questa occasione, per ribadire insieme, anche in una serata a tavola, le idee in cui ancora crediamo.

 

 
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QUASI PRIMAVERA, O FORSE NO

Post n°1658 pubblicato il 24 Febbraio 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

 

POMERIGGIO LIBERO

 

Giardino a Porta Romana

Stamattina è tutto grigio fuori, grigissimo. E umido, umidissimo.

-Credevate, speravate, ma attenzione, l'inverno non è finito, anzi, forse ha in serbo gelide sorprese.- Pare avverta il cielo.

Allora un piccolo sospiro ricordando le belle giornate della scorsa settimana, quasi di primavera. Talmente belle che mi ero presa un "pomeriggio libero" o quasi, a cercare luminosità e leggerezza. In centro, anche in piena città ci sono luoghi adatti: io volevo fare un salto al giardino di Boboli, ma ahimè! E' febbraio, c'è l'orario invernale, chiude prestissimo e quando sono arrivata era già tardi, perchè Boboli è dalla parte opposta a dove abito io. Confesso che ci sono rimasta male, il sole che inondava il piazzale antistante l'ingresso mi aveva fatto già assaporare le bellezze dell'interno, ma ne ho potuto solo ammirare un assaggio oltre l'ombra del grande portone: i primi alberi, la prima fontana gocciolante...

Allora via a zonzo per le stradine della zona, a tratti accecata dal sole, con soste davanti alle vetrine di certi artigiani, piene di fantasie.

Giù verso porta Romana, lungo la via omonima. Cercavo sui muri una lapide, di una donna famosa che abbiamo scoperto durante le ricerche al gruppo "Over 65": non l'ho trovata, a volte le tolgono per restauri, poi si dimenticano di rimetterle, chissà.

La voglia di verde non mi era passata, sapevo che accanto alla porta doveva esserci un altro parco pubblico, dove non ero mai andata, sarebbe stata l'occasione. Infatti. Non è storico, nè sontuoso come Boboli, nonostante gli si trovi accanto, é un... piccolo estratto del suo fratello più nobile. Ma basta qualche prato già pieno di margherite, anziani alberi giganteschi dai rami spogli , ma ugualmente avvolgenti, trame nel cielo azzurrissimo che ormai andava schiarendosi nel rosato del tramonto, panchine con vecchietti e studenti a chiacchierare o a leggere , i canti di chissà quali uccelli e le grida dei pappagalli che hanno colonizzato molti parchi fiorentini, la spudoratezza dei piccioni che si avvicinano nel caso ti cadano briciole dalla merenda...

E' stato un bel pomeriggio, quieto e pieno di piacevoli sensazioni.E' stata la ricerca della "falsa primavera" di Hemingway e del posto in cui essere felice e credo di averlo trovato, quel giorno.

Al ritorno in bus, il tramonto trionfava di luce rossa e viola nel cielo e sulle facciate degli antichi palazzi affacciati sull'Arno.

 
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CHE SAN VALENTINO

Post n°1657 pubblicato il 15 Febbraio 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

L'ALBERO  DELLE  POESIE

 

CasaMatta azienda agricola

 

Tutto è cominciato da un concorso di poesie, di quelli a cui ogni tanto mando qualcosa di mio. Era comodo, in un paese vicino Firenze, organizzato da un… agriturismo! Il tema era AMORE e il premio originale: le poesie prescelte avrebbero ornato un “percorso-passeggiata” nei loro terreni.
Così ho mandato quella che scrissi anche qui, l'autunno scorso dopo la premiazione a Savona. Qualche settimana fa mi hanno comunicato che la poesia era fra le prescelte e l'inaugurazione del percorso sarebbe stata il 14 febbraio, seguita da una cena nell'agriturismo.
Benissimo, un modo diverso per festeggiare San Valentino! Io e il marito abbiamo aderito e ci hanno mandato orario e indirizzo: “Casamatta” il nome dell'agriturismo, il luogo talmente remoto che su Google abbiamo faticato a trovarlo.
Il navigatore ci dava per di più “indirizzo sconosciuto”, ma siamo partiti fiduciosi appena tramontato il sole… per ritrovarci nel buio assoluto proprio dove non avevamo più punti di riferimento, ricordandoci vagamente solo la zona all'incirca! Così abbiamo telefonato, per fortuna ci hanno detto che eravamo sulla strada giusta, si trattava solo di proseguire fino ad arrivare alla Casamatta.
Proseguire tra i boschi, in salita, una curva dopo l'altra, con la strada che si restringeva sempre più, nel buio, poi finiva l'asfalto e si andava sullo sterrato… così doveva essere. Molto suggestivo, ma tenevamo gli occhi sbarrati e i sensi all'erta. Sarebbe stato meglio fare l'escursione per il pranzo, non per la cena!
Abbiamo avuto idea di essere ormai arrivati quando abbiamo visto un cartello triangolare: “Attenzione cammelli in giro” poi un successivo “Polizia, controllo velocità”: era già tanto se andavamo a 10 km all'ora! Solo dei matti di una "casa matta" avrebbero potuto metterli.
Finalmente la casa: una specie di fortezza composta da vari edifici in pietra, alcuni ristrutturati, altri no, mimetizzati sul versante a oliveto. Tutto molto suggestivo e molto al buio! Altri man mano arrivavano, i gestori con le pile ci hanno accompagnato e… sorpresa! All'inizio del percorso un grande albero, mi pare un lauroceraso, aveva appese ai rami le tavolette di legno su ognuna delle quali era stata stampata una delle poesie del concorso. Con soddisfazione ho ritrovato la mia… Resteranno lì per sempre, finché la pioggia non le distruggerà.

Lungo il percorso, a terra, sui muri o sugli alberi, altre tavolette con poesie di autori celebri: un certo orgoglio e una bella emozione a vedere la mia modesta opera affiancata a Neruda, Prévert, Merini…
Il percorso saliva, fino ad uno spiazzo con un fuoco acceso in un focolare di pietra, e l'aperitivo su un tavolo, in penombra. Dietro gli ulivi, davanti la vallata e la città luminosa in basso, un po' lontano. E sopra… un immenso cielo nero e terso, pieno di stelle: da quanti anni non ne vedevo così tante! Una meraviglia, tutto l'insieme, bello da togliere il fiato! E nemmeno troppo freddo: l'effetto focolare aiutava di certo!
Dopo l'aperitivo e l'ammirare il panorama siamo rientrati per la cena, tutta a base di pesce, molto buona e curata. Anche l'interno è rustico, con la pietra a vista, antichi mobili di legno grezzo, sedili di pietra, un enorme camino...
Lì una nuova sorpresa: sui tavoli, come segnaposto per gli autori, c'era una copia della tavoletta con la nostra poesia, che ci siamo portati poi a casa. E' stata un'idea carina e tutto l'insieme una iniziativa molto simpatica.


Un bel San Valentino alternativo.

Ci è rimasta la voglia di tornare lassù altre volte a mangiare, ma di giorno, per ammirare ancora meglio il “castello” e il bellissimo panorama.
E il pensiero che la mia poesia, appesa a un ramo e dondolante a ogni soffio di vento, venga letta da tutti gli ospiti dell'agriturismo, mi dà una certa emozione...

(Nella foto, presa dal web, a sinistra si vede l'inizio del percorso e l'albero a cui ora sono appese le poesie.)

 
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ORCHIDEE

Post n°1656 pubblicato il 12 Febbraio 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

LE  MIE  BIMBE  CINESI

 


 

Preannunciate da una telefonata, sono venute in visita a casa mia alla fine dell'autunno scorso.
Erano mie scolare, molti anni fa, ai tempi delle prime massicce immigrazioni dalla Cina nel mio quartiere. Ora sono donne sui trentacinque anni. Una mi ha ritrovato su facebook alcuni anni fa: vive  vicino Modena, è sposata e ha due bambini, lei e il marito hanno una piccola ditta di prodotti elettronici. L'altra, prima di facebook, l'avevo incontrata a sorpresa all'uscita della scuola frequentata da mio nipote Martino e, ancora più a sorpresa, avevo scoperto che abita qui vicino e che suo figlio minore era in classe con mio nipote. Così spesso poi ci eravamo riviste.
E quando la prima si è trovata a venire a Firenze in occasione di un matrimonio, hanno pensato di fare visita insieme alla loro vecchia maestra.
Ne ero stata molto contenta, avevamo chiacchierato a lungo, della loro vita presente, dei loro problemi nella realtà italiana che non è sempre facile, anche se ormai ci vivono da tanto tempo, dei desideri che per i loro figli ci sia una scuola seria che li prepari alla vita; hanno rievocato i cinque anni che abbiamo passato insieme, le storie di tanti loro compagni di classe, si ricordano ancora con gioia certe attività ed esperienze che facemmo e per me questa è stata una immensa soddisfazione.
Quella che abita nel modenese era bravissima a scuola e, mi ha raccontato che, pur dovendo con rammarico lasciare la scuola dopo la terza media per aiutare nel lavoro la famiglia, ha continuato a leggere e a studiare da sola tutto ciò che la interessa, soprattutto la storia, in particolare la storia della Cina di cui ci spiegava cose che nemmeno io so. L'altra ascoltava a bocca aperta, si rammaricava di avere così poco tempo per sè , dopo il lavoro e la famiglia, chiedeva su che libri aveva trovato le informazioni. Allora le ho dato un libro che avevo finito di leggere poco prima: “Balzac e la piccola sarta cinese”, un romanzo piacevole ambientato nella Cina di Mao. Lei diceva:- Maestra, ma io sono lenta a leggere, chissà quando lo finirò.-
-Non ti preoccupare, tieni il libro finché vuoi, anche per sempre se ti piace, io l'ho già letto.-
E' un bel ricordo quell'ora passata insieme. Mi avevano portato in dono un vaso con tre steli di orchidee fiorite: la “modenese” diceva che a lei piacciono tanto, ne ha in casa, sono facili da mantenere ed era riuscita a farle rifiorire. Io non le ho confessato del mio “pollice nero” e ho ascoltato con attenzione le sue istruzioni.
Beh, sono rimaste tutte fiorite per lunghissimo tempo, solo da poco i fiori hanno cominciato a cadere, ma alcuni rimangono ancora. Riuscirò a mantenerle? Sono un bellissimo ricordo delle mie “bimbe” cinesi, ancora più vivo in questi giorni in cui di Cina si parla tanto: spero che nessuno le tratti male...

 
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IL LIBRO DEL MESE

Post n°1655 pubblicato il 07 Febbraio 2020 da atapo
 
Tag: memoria

"IL GIARDINO DEI FINZI-CONTINI"

 


 

Non ci sarebbe da aggiungere nulla in una presentazione di questo bellissimo libro, nulla che non sia già stato detto. Un capolavoro, per la tematica che affronta, per la dolcezza e la malinconia delle parole usate per raccontare.
Quando riflettevo su quella immaginaria lista dei miei libri importanti, mi venne in mente per secondo.
Anche di questo romanzo vidi prima il film, quando uscì molti anni fa e mi piacque tanto. Conoscevo già la storia, ma il libro non lo avevo letto, era in quegli elenchi dei "classici", ereditati ancora dai miei anni di scuola e che mi ripromettevo di affrontare. Dovette passare moltissimo tempo, prima di comperarlo e ancora molto altro prima di aprirlo. Non ne rimasi per nulla delusa, anzi le immagini del film un po' sfocate dal passato non disturbarono, ma arricchirono la mia fantasia che immaginava le scene, leggendo.
E quando l'ho letto conoscevo anche Ferrara, dove erano andati ad abitare la mia mamma e mio fratello con la sua famiglia. La città mi ha aiutato ad ambientare e a rivedere con la fantasia la storia, la storia mi ha arricchito la bellezza e l'affetto che iniziavo a sentire per questa città: si sono strettamente legati.

 
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SORPRESE

Post n°1654 pubblicato il 02 Febbraio 2020 da atapo
 

CALDO  ANOMALO

 


 

Oggi quasi non credevo ai miei occhi: sono uscita un attimo nel giardino e attorno alla mia testa è arrivata a svolazzare una farfalla! Una del tipo Vanessa, dalle ali belle colorate, frequente dalle mie parti.

Volava dappertutto, nel giardino, sotto la tettoia della vicina, esplorava pianta per pianta. Alla ricerca di fiori, immagino. Ma di fiori adesso ce ne sono proprio pochi, dalla vicina c'è qualche rosa, da me nulla nel giardino.

Farfalla nata precocemente in conseguenza di questo inverno così caldo? E precocemente destinata a morire, temo, vista la difficoltà di trovare fiori per nutrirsi e la stagione instabile. Quanta pena mi ha fatto!

Invece una fioritura inaspettata c'è ben al riparo del vano di una mia finestra, un po' protetto dalla plastica della serra per le piante delicate: una piantina di ciclamino che comperai al Natale 2018 ha superato il caldo estivo. Ho potuto innaffiarla regolarmente, perchè non siamo stati lontani da casa per lunghi periodi, è arrivata all'autunno ricca di foglie... che una notte hanno attirato una grossa chiocciola, la quale ne ha fatto strage. Il mattino dopo ho fatto traslocare la chiocciola nel giardino della vicina, ho ripulito dalle foglie morte smangiucchiate. Ora, forse per ringraziarmi, il ciclamino rifiorisce, è pieno di boccioli! Una meraviglia, non mi era mai riuscito un tale miracolo con i ciclamini!

Però questa strana stagione mi preoccupa, pare che nei prossimi giorni gelerà, addio farfalla, addio probabilmente anche per i fiori di ciclamino!

Intanto li fotografo, per "eternarli".

 
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LO SPECCHIO

Post n°1653 pubblicato il 30 Gennaio 2020 da atapo
 
Tag: teatro

NUOVO PUBBLICO

 


 

Al nostro gruppo teatrale “I ragazzi over 65” sono state richieste altre repliche dello spettacolo sulle trecciaiole e noi, stupiti e emozionati da questo straordinario successo, replichiamo…

Ci siamo appena esibiti in un ambiente nuovo per noi: una casa di riposo. Chi organizza eventi e animazioni in quella sede ci aveva visti e ha chiesto alla regista se andavamo a rallegrare un pomeriggio tra gli ospiti di quel soggiorno, che si trova in una delle zone collinari più esclusive della città, in una villa immersa nel verde del suo parco privato. Chi vive in quella struttura è autosufficiente, sta come in albergo, è libero di passare le giornate all'interno o di uscire, ha una quantità di servizi e assistenze che molti anziani non se li sognano nemmeno, dal parrucchiere al teatro, alla palestra e piscina…

Le rette non sono astronomiche come si potrebbe supporre, ma gli eletti che possono accedere sono coloro che hanno militato nelle confraternite delle Misericordie. E se qualcuno di noi attori già ci stava facendo un pensierino… lo abbiamo dovuto abbandonare subito.

Anche noi attori siamo anziani, ma il pubblico lo era molto più di noi! Qualcuno arrivava spingendo il suo panchetto deambulatore, qualcuno appoggiandosi al bastone, qualcuno ci è stato svelato che era vicino ai cento anni, ma tutti abbastanza arzilli hanno seguito con grande interesse il nostro spettacolo. Anche troppo silenziosi all'inizio, temevamo si fossero addormentati, ma poi i mormorii e gli applausi a certe scene già collaudate ci hanno rincuorato.

Alla fine i complimenti non finivano più: chi svelava che gli avevamo fatto ricordare episodi e persone della sua giovinezza, chi con le lacrime agli occhi diceva che era uno dei pomeriggi più belli che avesse passato lì.

La regista e noi contenti e commossi, figuriamoci!

Ma nello stesso tempo a noi “ragazzini” è venuta una certa malinconia da questo incontro con chi è così più “avanti” di noi, come se ci fossimo visti allo specchio del futuro fra dieci, venti e più anni… E ci pungevano certi pensieri, che probabilmente proprio anche attraverso l'impegno del teatro cerchiamo di non affrontare, di non soffermarci più di tanto nelle nostre giornate.

Quello “specchio” ci ha lasciato una leggera punta di tristezza.

 
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GITA D'INVERNO

Post n°1652 pubblicato il 25 Gennaio 2020 da atapo
 
Tag: viaggi

A  PISA

 


 

-A Pisa c'è la mostra sui Futuristi, ormai finisce. Ti interessa o no? Se non ti interessa mi organizzo e vado da sola.-
-Certo che mi interessa.- risponde il marito.
Ma se diversi anni fa alla mostra di Balla a Milano dovetti andarci da sola perché a lui “quei matti facevano proprio schifo”? Mah! Ha cambiato idea?
Oppure… ultimamente mi accompagna a vedere le mostre d'arte che mi interessano senza fare storie, vuoi vedere che… forse ha più voglia di fare qualcosa insieme, potrei anche pensare malignamente a una forma di controllo, di gelosia.
Meglio non pensare e organizzare.
Una gita del genere, come le precedenti con lui, naturalmente deve seguire i suoi modi e i suoi tempi. Tipo: io devo informarmi di tutto, orari, luoghi, indirizzi precisi, parcheggi, biglietti, devo indagare sui ristoranti buoni e comodi in loco (vietato proporre pranzi veloci a panini o pizzette), alla fine scodellargli tutto pronto, lui si mette al volante, imposta il navigatore e si parte.
Ah, si parte sempre in tarda mattinata, dopo risveglio, abluzioni e colazione con tutti i comodi, perché la gita sarà solo (o quasi) per vedere la mostra, senza approfittare per esplorare la città che non è la nostra o per scoprire qualcosa d'altro, tranne i percorsi per arrivare e valutare poi scegliere tra i ristoranti. Quando c'è lui di mezzo è così. Soprattutto ora d'inverno, viene buio presto, girare una città al buio non è di molta soddisfazione.
Anche a Pisa il copione è stato questo. Era anche una giornata grigia, le foto non venivano molto bene. Ho comunque apprezzato la sequenza dei palazzi sui lungarni, certe stradine tra alte case torri e porticati medievali, la piccola piazza delle Vettovaglie che mi è piaciuta per la sua tranquillità e i negozi sotto i portici. In questa piazza abbiamo scelto di pranzare, dopo aver trovato chiuso un ristorante suggerito da Tripadvisor e aver lasciato perdere un altro locale indicato da un amico, ma che faceva solo panini, pizze e torta di ceci. Invece ci siamo fermati ad una “Griglieria delle vettovaglie”, un posticino con appena una decina di tavoli dove abbiamo mangiato deliziosamente: tagliatelle al cinghiale, zuppa, trippa, ceci e la tipica torta coi bischeri, di cui avevo sentito parlare ma non avevo mai assaggiato: squisita! Pasta frolla, cioccolato, uvetta, scorze d'arancia…
Ho scoperto dopo, a casa, che questo ristorante ha aperto da una settimana: gli auguro una grande fortuna, se continua a preparare piatti così accurati e squisiti!
La mostra è nel Palazzo Blu che… è davvero blu, un colore insolito fra tutti i giallognoli, grigi e marroncini degli altri, molti a strisce delle tonalità tipiche delle pietre locali: così blu è un po' folle, come folli sono stati questi futuristi. A me piacciono per la loro carica dirompente e la fantasia nell'arte, pur non condividendo le loro posizioni estreme di esaltazioni politiche.
Anche Pisa mi è piaciuta; c'ero stata solo un'altra volta, tanti anni fa. Pensare che è così vicina, un'oretta di treno, poi si passeggia bene per i quartieri centrali, gli angoli, i palazzi e le chiese sono molto gradevoli, anche senza arrivare fino alla strafamosa piazza dei Miracoli dove orde di turisti si affollano da tutto il mondo per la torre pendente. Mi piacerebbe tornarci più spesso, nei giorni di feste cittadine o semplicemente di mercato, vedere i suoi musei, entrare nelle sue chiese, anche senza aspettare altre mostre importanti, quelle che si susseguono nel Palazzo Blu. E tornarci anche da sola, per girellare coi miei ritmi, senza fretta e quasi senza meta.

 
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LA RIPRESA

Post n°1651 pubblicato il 18 Gennaio 2020 da atapo
 

A  REGIME

 


 

Pian piano, dopo le feste, stiamo rientrando nella normalità del solito tran tran.
Pian piano ed è bene così. Dopo l'Epifania tornano gli impegni che per quindici giorni erano sospesi in quel tempo dove cerchi di convincerti che ti riposerai, che farai finalmente ciò che ti pare, che sarai ricompensato in qualche modo della fatica dei mesi precedenti cominciati ad ottobre… poi ti ritrovi alla fine con un po' di delusione e sempre qualche promessa non mantenuta e qualche sospirata felicità non raggiunta.
Ora ho ripreso la piscina, gli incontri per il teatro, il corso di inglese. Ma quest'ultimo non dovevo lasciarlo?
Invece lo continuerò: la parte da imparare a memoria per il nuovo spettacolo non è lunga né troppo difficile, l'occasione di un corso di inglese in orario abbastanza decente e a un prezzo abbordabile quando mi ricapiterà mai? Così, quattro giorni avanti la prima lezione del 2020 ho preso la grande decisione, che mi ha subito portato… una punizione: l'insegnante aveva dato varie pagine di esercizi per le vacanze, che io naturalmente non avevo fatto, convinta di smettere. Poi quando ho cambiato idea mi sono trovata come gli scolari che durante le vacanze rimandano sempre i compiti e se li ritrovano tutti l'ultima sera. Ecco, è andata proprio così e gli ultimi tre giorni  li ho passati praticamente sui libri di inglese, a rompermi il capo, tra che lo capisco poco e che non lo riguardavo da tanto… una faticata!
Ma per fortuna gli impegni sono iniziati soft, qualcosa mancava, qualcosa era rinviato, ho avuto tempo per non affaticarmi troppo da subito, solo con lunedì prossimo sarà tutto a regime, la settimana avrà il suo ritmo di prima delle vacanze e l'agenda tutti i miei appuntamenti.
Il giorno più terribile resta il martedì: al mattino c'è la ginnastica in piscina, il nuovo turno appena iniziato va fino a metà marzo, torno per le 11,30, devo fare la doccia, poi il pranzo, per le 14 dobbiamo essere in auto e andare a Prato a ritirare entro le 14,30 i due nipoti piccoli alla scuola steineriana. Tutto di fretta e io odio scapicollarmi fuori col boccone in gola, sono in ansia per il traffico, che è sempre un punto interrogativo, e per il marito che finora tutte le volte è riuscito a sbagliare strada nonostante il navigatore e siamo arrivati all'ultimo soffio, quando già le maestre stavano per chiudere e ci avrebbero portato i nipoti “abbandonati” nella sede principale. Bisognerebbe partire prima, mangiando “al volo”, ma mio marito è sempre quello dell'ultimo momento e anche stavolta non si smentisce.
Arrivati alla scuola, ci vuole qualche minuto per sistemare in auto i due bimbi, tra cappotti, berretti e guanti dispersi dappertutto e l'installazione corretta nei seggiolini con le cinture di sicurezza che o si aggrovigliano, o si bloccano, o non arrivano a chiudersi. E nel bagagliaio vanno i due enormi cestoni da picnic dove hanno i contenitori del pranzo, perché alla steineriana i cestini tradizionali non bastano, dato che il pranzo devono portarselo da casa. Si parte, c'è una mezz'ora circa per arrivare al loro paese, all'inizio sono chiacchiere e canzoni, poi Cesare crolla addormentato, anche Diletta a volte ciondola la testa, è stanca, ma non si addormenta: al mattino si svegliano molto presto.
Il navigatore ci fa fare ogni volta un percorso diverso, non ho capito il perché, a questo punto diventa quasi una gita tra le località della pianura fiorentina; l'ultima volta è stato molto bello, perché anziché girovagare tra periferie industriali, ci ha messo lungo strade di campagna, strette e a curve, ma che attraversavano campi e boschi, costeggiando fattorie e grandi ville adibite ad alberghi o location per eventi. Lungo i canali c'erano in sosta gruppi di aironi e garzette e li indicavo a Diletta.
A un tratto ecco un airone molto vicino alla strada: era bianco, maestoso. Abbiamo rallentato, volevamo osservarlo meglio, ma lui è volato via. Poco dopo un altro, anch'esso vicino. Questo era più coraggioso, perché ci siamo addirittura fermati e lui è rimasto a farsi ammirare. Poi ha chinato il collo per catturare qualcosa tra la fanghiglia dell'acquitrino, l'ha rialzato e si vedeva benissimo che deglutiva. Così più volte, senza provare timore per la nostra presenza. Eravamo tutti in silenzio e incantati da quello spettacolo della natura, Diletta non aveva mai visto qualcosa del genere e stava a bocca aperta.

A malincuore dopo diversi minuti abbiamo ripreso la strada: a casa ci aspettava Martino già rientrato da scuola e poco dopo bisognava riprendere anche Damiano, poi restare con loro fino all'arrivo di un genitore, come tutti i martedì.
Il nonno ed io ci suddividiamo tra un'occhiata e, se richiesto, un aiuto ai compiti di prima media che Martino fa spesso un po' troppo in fretta, il misurare i tempi consentiti per vedere i cartoni animati (ogni bimbo ne può scegliere due episodi, anche ai nonni piacciono e ci stiamo facendo una cultura), il servizio merende, con annessi lavaggi di mani e sistemazione apparecchi odontoiatrici. Poi giochi di società, letture di fiabe…
Siamo stanchi, ma quando arrivano i genitori non ci decidiamo ad andare via, né loro ci lasciano partire facilmente, spesso salta fuori qualcosa di improrogabile o irresistibile all'ultimo momento. Quando, dopo una buona mezz'ora di viaggio solitamente molto trafficato vista l'ora serale, infine arriviamo a casa nostra, chi ha più l'energia per preparare la cena?
E' il nostro martedì di follia.

 
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FINE DEI BACI

Post n°1650 pubblicato il 11 Gennaio 2020 da atapo
 
Tag: memoria

 

E ORA LIBRI

 



Qui accanto, dove per due anni ho messo un'opera d'arte raffigurante un “bacio” famoso, i baci sono finiti. Di opere d'arte adeguate ce ne sarebbero state tante altre, ma forse l'argomento cominciava ad annoiare, cioè io avevo voglia di cambiare!

Due anni di baci hanno portato a qualcosa, come prima l'anno dei fiori portò un giardino, l'anno della Francia ad una nuova attività in francese, l'anno dei gatti un nuovo micio nel parentado, l'anno delle donne l'unica nipotina femmina?

Sì, devo confessarlo, è arrivato qualcosa di inaspettato riguardo i sentimenti, qualcosa di ritrovato… ma sono faccende private.

In ogni caso, basta baci. E cercavo come sostituirli.

Tempo fa su facebook partecipai ad uno dei soliti giochini proposti da amici, quelli a cui solitamente non partecipo mai, sono perditempo e basta. Però quello mi stuzzicò: “pubblica, uno al giorno, dieci titoli di libri che nella tua vita ti sono rimasti molto impressi nel cuore o nella mente, o che sono stati significativi per te, senza spiegarne le motivazioni ”.

Io, accanita lettrice, cominciai, senza volerlo, a rifletterci sopra: libri importanti nella mia vita? Importanti in che senso? Decisi di seguire liberamente il mio istinto, avrei pubblicato i primi dieci titoli che mi sarebbero venuti in mente, tra quelli letti negli anni. Così feci e quei titoli li ho tenuti segnati. Mi chiedevo perché proprio quelli mi ricordavo per primi e non altri, non sempre riuscivo a trovarne i motivi, però senz'altro quando pensavo a quelli mi emozionavo ancora.

Allora ho deciso che questa lista mi offrirà i libri da presentarvi nel calendario di quest'anno, uno al mese.

Ma i libri sono dieci e me ne serverebbero dodici… Niente paura, credo che nei prossimi mesi altri due titoli mi verranno in mente!

Come potete vedere, ho iniziato con un romanzo di Isabel Allende, il famosissimo “La casa degli spiriti”. Lo lessi molti anni fa e ricordo che, contrariamente alle mie abitudini, vidi prima il film, che mi affascinò. La lettura poi ancora di più, per la scrittura così ricca, l'addentrarsi nella storia del Cile mescolata a situazioni quasi fiabesche, l'alternarsi di pagine dolcissime a pagine drammatiche. Fu per me il primo libro di questa scrittrice, a cui ne sono seguiti altri, che hanno continuato ad incantarmi.

 
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