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MONTAGNA

Post n°1518 pubblicato il 15 Marzo 2018 da atapo
 
Tag: cronaca

ABBANDONO

Abbiamo raccolto coraggio e buona volontà e siamo tornati, io e mio marito, nella casa di montagna dei suoi genitori per finire il riordino generale nella speranza di renderla più appetibile a qualche compratore che abbia una buona disponibilità ad investirci nella ristrutturazione!
Di neve lassù ce n'è ancora parecchia, ma si avvia al disgelo: hanno un loro fascino quei continui sgocciolii dai tetti, quegli scrosci e rumori nei canali che si intravedono sotto arcate medievali e che convogliano le acque tumultuose della neve che si scioglie sulla montagna... e pian piano riaffiorano i prati e su quelli che parevano stecchi si intravede il verde di qualche gemma.
E' davvero un bel luogo lassù e il centro storico tutto in pietra, in cui si trova la casa, pare sia uno dei più belli dei dintorni. Eppure...

 

 

La signora che gestisce l'albergo del paese, dopo le meraviglie quando ha saputo il cognome di mio marito perchè conosceva benissimo i suoi genitori che passavano lì vari mesi all'anno, è rimasta molto dispiaciuta che volessimo venderla e ci ha raccontato, con la voce incrinata dall'emozione e dalla malinconia, di come questo centro storico si vada spopolando, ormai residenti stabili tutto l'anno ci sono solo alcuni anziani, qualche altra casa viene ancora riaperta per l'estate, però la maggior parte ormai sono disabitate e in vendita, ma poichè il mercato langue si stanno deteriorando velocemente. Ha ricordato di estati lontane quando il borgo era vivo e popolato, le feste sul sagrato, le cene di rione in piazzetta, tutto ormai appartiene al passato...

 

la piazzetta

Mentre raccontava anch'io ripescavo nella memoria quegli anni, pochi, in cui con i bambini andavamo d'estate qualche settimana in vacanza lassù, le belle giornate che i piccoli trascorrevano insieme a molti altri bambini residenti e villeggianti. Anche se per me e mio marito allora c'erano le nubi dei rapporti difficili con i miei suoceri, questo non è mai "passato" ai nostri figli all'epoca e i periodi della loro infanzia in quella casa non si sono mai sciupati... e questo è stato importante.
Ora tutto nel borgo si deteriora, l'ultima grossa nevicata ha accelerato i danni: si sta deteriorando in fretta quella casa dopo nove anni di abbandono, bisognerebbe venderla rapidamente anche a pochissimo per non ritrovarci con altri problemi e altre spese.
Io e mio marito abbiamo lavorato là dentro due giorni, abbiamo esaminato, scelto, imballato e portato a Firenze tutto ciò che ci potrebbe far comodo in una nostra futura casetta in montagna, che stiamo continuando a cercare. Tutto, dagli aghi, alle pentole, ai quadri, ora resta solo il mobilio di cui speriamo di salvare qualche pezzo carino... chissà se ce la faremo.
Io mi sono stancata moltissimo. Credo che oltre allo sforzo fisico mi abbia stressato anche questa consapevolezza di abbandono, di addio, accentuato da ciò che i discorsi della signora mi avevano suscitato dentro.
Ho detto a mio marito che sarebbe stata l'ultima volta che avrei messo piede in quella casa, per me il discorso è chiuso, ora se la vedrà con i suoi fratelli se ci sarà bisogno di tornarci per qualsiasi motivo, in fondo è casa loro, io ho CHIUSO.
Ero distrutta e molto triste quando, con la macchina stracarica, abbiamo ripreso la via del ritorno già al buio, coi boschi ancora innevati e a tratti la nebbia (o nuvole) che rendeva il viaggio ancora più pesante.
Però è successo qualcosa mai capitato in tante volte che siamo saliti lassù: a un tratto lungo la strada, sul limitare del bosco, sono apparsi due splendidi caprioli, fermi, tranquilli, guardavano le auto passare.

L'ho considerato un ultimo saluto di quei luoghi per me e per una parte della mia vita passata e mi sono sentita, per un attimo, quasi felice.

 
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