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LA RIPRESA

Post n°1651 pubblicato il 18 Gennaio 2020 da atapo
 

A  REGIME

 


 

Pian piano, dopo le feste, stiamo rientrando nella normalità del solito tran tran.
Pian piano ed è bene così. Dopo l'Epifania tornano gli impegni che per quindici giorni erano sospesi in quel tempo dove cerchi di convincerti che ti riposerai, che farai finalmente ciò che ti pare, che sarai ricompensato in qualche modo della fatica dei mesi precedenti cominciati ad ottobre… poi ti ritrovi alla fine con un po' di delusione e sempre qualche promessa non mantenuta e qualche sospirata felicità non raggiunta.
Ora ho ripreso la piscina, gli incontri per il teatro, il corso di inglese. Ma quest'ultimo non dovevo lasciarlo?
Invece lo continuerò: la parte da imparare a memoria per il nuovo spettacolo non è lunga né troppo difficile, l'occasione di un corso di inglese in orario abbastanza decente e a un prezzo abbordabile quando mi ricapiterà mai? Così, quattro giorni avanti la prima lezione del 2020 ho preso la grande decisione, che mi ha subito portato… una punizione: l'insegnante aveva dato varie pagine di esercizi per le vacanze, che io naturalmente non avevo fatto, convinta di smettere. Poi quando ho cambiato idea mi sono trovata come gli scolari che durante le vacanze rimandano sempre i compiti e se li ritrovano tutti l'ultima sera. Ecco, è andata proprio così e gli ultimi tre giorni  li ho passati praticamente sui libri di inglese, a rompermi il capo, tra che lo capisco poco e che non lo riguardavo da tanto… una faticata!
Ma per fortuna gli impegni sono iniziati soft, qualcosa mancava, qualcosa era rinviato, ho avuto tempo per non affaticarmi troppo da subito, solo con lunedì prossimo sarà tutto a regime, la settimana avrà il suo ritmo di prima delle vacanze e l'agenda tutti i miei appuntamenti.
Il giorno più terribile resta il martedì: al mattino c'è la ginnastica in piscina, il nuovo turno appena iniziato va fino a metà marzo, torno per le 11,30, devo fare la doccia, poi il pranzo, per le 14 dobbiamo essere in auto e andare a Prato a ritirare entro le 14,30 i due nipoti piccoli alla scuola steineriana. Tutto di fretta e io odio scapicollarmi fuori col boccone in gola, sono in ansia per il traffico, che è sempre un punto interrogativo, e per il marito che finora tutte le volte è riuscito a sbagliare strada nonostante il navigatore e siamo arrivati all'ultimo soffio, quando già le maestre stavano per chiudere e ci avrebbero portato i nipoti “abbandonati” nella sede principale. Bisognerebbe partire prima, mangiando “al volo”, ma mio marito è sempre quello dell'ultimo momento e anche stavolta non si smentisce.
Arrivati alla scuola, ci vuole qualche minuto per sistemare in auto i due bimbi, tra cappotti, berretti e guanti dispersi dappertutto e l'installazione corretta nei seggiolini con le cinture di sicurezza che o si aggrovigliano, o si bloccano, o non arrivano a chiudersi. E nel bagagliaio vanno i due enormi cestoni da picnic dove hanno i contenitori del pranzo, perché alla steineriana i cestini tradizionali non bastano, dato che il pranzo devono portarselo da casa. Si parte, c'è una mezz'ora circa per arrivare al loro paese, all'inizio sono chiacchiere e canzoni, poi Cesare crolla addormentato, anche Diletta a volte ciondola la testa, è stanca, ma non si addormenta: al mattino si svegliano molto presto.
Il navigatore ci fa fare ogni volta un percorso diverso, non ho capito il perché, a questo punto diventa quasi una gita tra le località della pianura fiorentina; l'ultima volta è stato molto bello, perché anziché girovagare tra periferie industriali, ci ha messo lungo strade di campagna, strette e a curve, ma che attraversavano campi e boschi, costeggiando fattorie e grandi ville adibite ad alberghi o location per eventi. Lungo i canali c'erano in sosta gruppi di aironi e garzette e li indicavo a Diletta.
A un tratto ecco un airone molto vicino alla strada: era bianco, maestoso. Abbiamo rallentato, volevamo osservarlo meglio, ma lui è volato via. Poco dopo un altro, anch'esso vicino. Questo era più coraggioso, perché ci siamo addirittura fermati e lui è rimasto a farsi ammirare. Poi ha chinato il collo per catturare qualcosa tra la fanghiglia dell'acquitrino, l'ha rialzato e si vedeva benissimo che deglutiva. Così più volte, senza provare timore per la nostra presenza. Eravamo tutti in silenzio e incantati da quello spettacolo della natura, Diletta non aveva mai visto qualcosa del genere e stava a bocca aperta.

A malincuore dopo diversi minuti abbiamo ripreso la strada: a casa ci aspettava Martino già rientrato da scuola e poco dopo bisognava riprendere anche Damiano, poi restare con loro fino all'arrivo di un genitore, come tutti i martedì.
Il nonno ed io ci suddividiamo tra un'occhiata e, se richiesto, un aiuto ai compiti di prima media che Martino fa spesso un po' troppo in fretta, il misurare i tempi consentiti per vedere i cartoni animati (ogni bimbo ne può scegliere due episodi, anche ai nonni piacciono e ci stiamo facendo una cultura), il servizio merende, con annessi lavaggi di mani e sistemazione apparecchi odontoiatrici. Poi giochi di società, letture di fiabe…
Siamo stanchi, ma quando arrivano i genitori non ci decidiamo ad andare via, né loro ci lasciano partire facilmente, spesso salta fuori qualcosa di improrogabile o irresistibile all'ultimo momento. Quando, dopo una buona mezz'ora di viaggio solitamente molto trafficato vista l'ora serale, infine arriviamo a casa nostra, chi ha più l'energia per preparare la cena?
E' il nostro martedì di follia.

 
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