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Post n°1675 pubblicato il 26 Aprile 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

 

25 aprile 2020

 


 

Come è stato ampiamente detto, quest’anno è stato diverso da tutti i precedenti.

Molti lo confrontano col primo “25aprile”, dicono che anche ora siamo in guerra, che dobbiamo essere saldi per resistere, per combattere questo infido virus, ma che forse ora ci stiamo avviando alla vittoria. Io non mi ritrovo molto in questi paragoni: noi ora soffriamo, stiamo reclusi, dobbiamo avere mille precauzioni, ma credo sia una pena molto inferiore rispetto a quella che sopportarono gli Italiani a quei tempi, cinque anni di guerra di cui gli ultimi un crescendo di pericoli, di stenti e di terrori.

Stavolta niente ZAP (Zona Altamente Partigiana) al centro sociale del mio quartiere, ma in quarantena in casa, solo l’immancabile soggiornare in giardino, percorrerlo parlando con le piante, e l’affacciarmi alla finestra per attaccare la bandiera italiana.

Comunque non c’era da annoiarsi, in televisione e sui canali vari di internet si poteva seguire un po’ di tutto, on line da qualche giorno, per celebrare la ricorrenza: musiche, canti, rievocazioni, discorsi, testimonianze, ricerche fotografiche e storiche, per saperne sempre di più.

Anch’io ho fatto così, mi dicevo: -Guardo questo e poi basta.- Ma era tutto così interessante che praticamente la giornata mi è passata in questo modo e neanche i giorni precedenti era stato molto diverso. Si scoprono sempre nuove vicende, la maggior parte tragiche, molte commoventi, in tante famiglie i ricordi e i documenti di quel tempo crudele sono rimasti celati per moltissimi anni e da poco sono riemersi, o dal fondo degli armadi, o dalle parole dei nostri vecchi che stanno per andarsene e che avevano tenuto nel cuore e nella memoria quella parte di vita: che non vadano disperse, che siano raccolte queste testimonianze, finché siamo in tempo!

In particolare quest’anno ho scoperto molto riguardo il ruolo importante delle donne, nella guerra e nella Resistenza; finora era stato in ombra, poco se ne parlava, finalmente è studiato e riconosciuto. Mi è tornato in mente che quando insegnavo a Bologna nel 1975 (si festeggiava il trentesimo anniversario), con la classe avevamo visitato i luoghi tristemente conosciuti in città e nei dintorni per avvenimenti della guerra e avevamo fatto ricerche su vari argomenti; una fu proprio sul ruolo delle donne, c’erano fotografie da capire e commentare, c’erano ancora le testimonianze di genitori e nonni. Il cartellone con i disegni e le storie, su quella tematica allora poco in rilievo, fu molto apprezzato dal Comune e restò esposto per lungo tempo nel Museo della Resistenza, che a Bologna era appena stato aperto.

Ieri sera su Mymovie ho visionato un film-documentario appena uscito, a cui si poteva accedere pagando un minimo contributo, intitolato FORGOTTEN FRONT, prodotto dalla Cineteca Storica di Bologna, in cui attraverso i documenti e i filmati vengono ricostruiti gli anni di guerra a Bologna fino alle settimane successive alla liberazione. Un tuffo al cuore ho avuto quando è passata la mappa del territorio appena a sud di Bologna, con un segno rosso della linea gotica che passava vicinissimo a Gorgognano, il paese della mia mamma  completamente spazzato via da bombe e cannonate. Durante la visione mi sono emozionata a tal punto che alla fine quasi mi sentivo male: ho rivissuto tutti i racconti che facevano i miei quando ero piccola, ho rivisto quegli sguardi preoccupati, spauriti, angosciati, quelle magrezze, quegli abiti lisi e miseri, ho risentito certe frasi che dicevano i miei genitori... ho immaginato quanto poi per il resto della vita si rimanga segnati da esperienze così drammatiche.

No, non credo che la situazione di questi giorni abbia raggiunto il livello disperato del 1944-45.

 
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