La FDA ha limitato in modo drastico l’uso del vaccino COVID di Johnson & Johnson a causa di rari ma gravi coaguli ematici

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FDA: Il vaccino COVID di Johnson & Johnson può causare trombosi con sindrome da trombocitopenia – 60 casi e 9 decessi su quasi 19 milioni di vaccinazioni

L’Agenzia regolatoria degli Stati Uniti, FDA ( Food and Drug Administration ) ha imposto nuove restrizioni al vaccino contro COVID-19 di Johnson & Johnson, affermando che il rischio di una rara sindrome da coaguli di sangue, ma pericolosa per la vita, ha superato i benefici per le persone di età pari o superiore a 18 anni che possono utilizzare un vaccino a RNA messaggero ( mRNA ).

La FDA ha affermato che solo le persone che non sono in grado di ricevere altri vaccini perché non sono accessibili o non clinicamente appropriati, dovrebbero ricevere il vaccino di Johnson & Johnson.

Il vaccino Johnson & Johnson è stato associato a una rara sindrome da coagulazione del sangue e sanguinamento, ma potenzialmente mortale, denominata trombosi con sindrome da trombocitopenia ( TTS ).

La condizione di solito si verifica entro 1 o 2 settimane dalla vaccinazione, e un trattamento comunemente usato per affrontare i disordini coagulativi, l’Eparina, può causare ulteriori danni.

I funzionari del CDC ( Centers for Disease Control and Prevention ) a dicembre 2021 avevano già raccomandato l’uso di altri vaccini invece del vaccino di Johnson & Johnson, ma un’ulteriore analisi ha convinto la FDA ad apportare modifiche sostanziali all’autorizzazione all’uso di emergenza del vaccino.

Negli Stati Uniti sono state somministrate circa 18.7 milioni di dosi del vaccino di Johnson & Johnson, contro i 340.6 milioni dei vaccini Pfizer-BioNTech e ai 217.5 milioni di Moderna.

Il vaccino di Johnson & Johnson è stato autorizzato nel febbraio 2021, e presentava una schedula semplice: una sola somministrazione ( one-shot ).

Un’analisi aggiornata dei dati sulla sicurezza fino al 18 marzo ha rilevato che ci sono stati 60 casi confermati di sindrome della coagulazione ematica, con 9 decessi.

Anche con un trattamento rapido, la patologia può peggiorare rapidamente, con conseguenze sulla salute a lungo termine.

La FDA ha affermato che ci sono stati 3.23 casi di sindrome della coagulazione per milione di dosi di vaccino somministrate e 0.48 decessi per milione di dosi di vaccino somministrate.

Le persone che potrebbero ancora prendere in considerazione il vaccino di Johnson & Johnson sono coloro che hanno manifestato una reazione anafilattica ai vaccini a RNA messaggero ( mRNA ) o persone che altrimenti non sarebbero vaccinate.

Fonte: Washington Post

https://www.washingtonpost.com/health/2022/05/05/fda-johnson-and-johnson-vaccine/

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Nuvaxovid: il nuovo vaccino a proteine ricombinanti

Novavax.2

Il nuovo vaccino anti-COVID prevede un ciclo di due dosi a distanza di tre settimane l’una dall’altra

Il nuovo vaccino anti-COVID di Novavax, Nuvaxovid, basato su proteine ricombinanti, è riservato alle prime dosi e per coloro i quali hanno avuto dubbi sui vaccini vettoriali e a base di RNA messaggero ( mRNA ).

Secondo le indicazioni della Commissione tecnico scientifica dell’AIFA, verrà utilizzato nella somministrazione come ciclo primario di vaccinazione e non come booster, ovvero non per il richiamo successivo. La vaccinazione prevede un ciclo vaccinale primario di due dosi a distanza di tre settimane l’una dall’altra.

Il vaccino ha un’efficacia che si attesta intorno al 90%, secondo gli studi condotti in Messico, negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

Nuvaxovid ( Covovax in India ) è un vaccino proteico, ossia contiene frammenti prodotti in laboratorio della proteina Spike, che si trova sulla superficie del virus Sars-CoV-2, e un adiuvante, la saponina.

Diversamente dai vaccini Pfizer, Moderna, Astrazeneca, Johnson & Johnson, Sputnik, che usano tecnologie a mRNA o vettore virale, quello prodotto dalla Novavax non è un vaccino genico ed è stato creato attraverso la tecnica delle proteine ricombinanti.

Una tecnologia delle proteine ricombinanti è già stata ampiamente sperimentata fin dagli anni ’80 ad esempio contro l’epatite B e la pertosse.

Nuvaxovid ha come obiettivo quello di stimolare il sistema immunitario e di indurre una risposta contro un agente esterno ( proteina spike ). È composto da frammenti proteici della proteina virale spike, inseriti in un baculovirus. In una fase successiva, alcune cellule vengono infettate dal virus e quando il materiale è all’interno, il baculovirus libera il materiale genetico utile alla produzione della proteina spike. Proteina che, in seguito, viene rilasciata al di fuori delle cellule.

Le nanoparticelle virali di Nuvaxovid contengono fino a 14 proteine spike, a cui si aggiunge un adiuvante che stimola il sistema immunitario.

Gli effetti indesiderati osservati negli studi sono stati generalmente lievi o moderati e sono scomparsi entro un paio di giorni dopo la vaccinazione. Molto simili a quelli degli altri vaccini già noti. I più comuni sono risultati sensibilità o dolore al sito di iniezione, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa, sensazione generale di malessere, dolori articolari e nausea o vomito.

https://www.ilrestodelcarlino.it/cronaca/novavax-italia-febbraio-1.7274352

 

 

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EMA: quarta dose del vaccino anti-COVID solo per le persone immunocompromesse

MARCO CAVALERI, EMA

EMA: “ Ragionevole quarta dose di vaccino COVID per le persone immunodepresse. La somministrazione di booster a intervalli troppo brevi può ridurre il livello anticorpale ”

“ Nelle persone con sistema immunitario gravemente indebolito, che hanno ricevuto 3 dosi per la vaccinazione primaria, sarebbe ragionevole che le Autorità sanitarie pubbliche prendano in considerazione la somministrazione di una 4ª dose ” ha spiegato il capo della strategia vaccinale dell’Agenzia regolatoria europea, EMA, Marco Cavaleri.

Riguardo alla quarta dose di vaccino per prevenire il COVID, “ al momento non ci sono dati sulla necessità e sul valore nella popolazione generale e con gli attuali vaccini. Quando ci saranno nuovi dati, sarà rivalutato ”.

Alcuni Paesi hanno deciso la somministrazione del booster a 3 mesi dalla seconda dose, ma “ con intervalli molto brevi può ridurre il livello di anticorpi sviluppato da ogni dose ”, “quindi potenzialmente ridurre l’efficacia della vaccinazione nel tempo – ha dichiarato Cavaleri. Condurre vaste campagne di vaccinazione più volte l’anno è una sfida dal punto di vista operativo e porta a fatica sociale tra i cittadini ”.

Per quanto riguarda il futuro per lo sviluppo di nuovi vaccini contro il COVID “ sarà importante prendere in considerazione non solo vaccini monovalenti ma anche bivalenti e forse anche multivalenti ”, ovvero contro diverse varianti del virus, per avere un “ portafoglio di opzioni ” da prendere in esame per decidere poi quale vaccino mettere sul mercato. “ Vogliamo un vaccino che abbia la copertura più ampia possibile ”, ha spiegato rinviando però all’esame di ulteriori dati. “ Non possiamo escludere che un vaccino solo per la variante Omicron possa dare copertura per tutte le varianti ”, ma “ è difficile dirlo ora ”. Contro il COVID “ potrebbe essere desiderabile sincronizzare le vaccinazioni con l’arrivo della stagione fredda in modo simile a quanto fatto per l’influenza in modo da aumentare la risposta anticorpale proprio nel momento in cui è maggiormente necessario ”.

Reumatologia: quasi un terzo dei regimi farmacologici è stato cambiato al momento della vaccinazione contro il COVID-19 – Il peso crescente del paziente nelle decisioni terapeutiche

Reumatologia.net

Il 27.9% dei regimi immunomodulatori o immunosoppressivi è stato modificato nel periodo della vaccinazione COVID-19, con i pazienti responsabili della maggior parte delle modifiche.

A causa dei timori sulla alterazione immunitaria e sull’immunosoppressione, i pazienti con malattie reumatiche sistemiche potrebbero modificare i propri farmaci al momento della vaccinazione COVID-19 per ottimizzare la loro risposta immunitaria e mitigare gli effetti collaterali del vaccino.

Per esaminare i cambiamenti del trattamento al momento della vaccinazione COVID-19 tra i pazienti con malattia reumatica, Barbhaiya e colleghi del Hospital for Special Surgery di New York ( USA ) hanno inviato tramite e-mail un questionario a 7.505 persone che erano state visitate almeno una volta in un grande Centro di reumatologia a New York tra il 1 aprile 2018 , e il 21 aprile 2020.

L’indagine ha raccolto dati sui farmaci immunomodulatori e immunosoppressivi durante la vaccinazione COVID-19, comprese le informazioni sul fatto che le dosi fossero state assunte prima del previsto, ritardate o saltate del tutto. Agli intervistati è stato anche chiesto chi avesse avviato il cambiamento: un reumatologo, un altro medico o loro stessi.

Tra i 2.753 individui che hanno risposto al sondaggio a marzo, un totale di 1.852 ha riferito di aver ricevuto almeno una dose di vaccino e ha fornito risposte complete alle domande sulla modifica del farmaco, e sono stati quindi inclusi nell’analisi corrente.

Cambiamenti terapeutici effettuati prima della vaccinazione

Secondo i ricercatori, al momento della prima dose di vaccino c’erano 1.373 segnalazioni di uso di immunomodulatori o corticosteroidi.

Prima della prima dose di vaccino, è stato modificato il 15.7% dei programmi di trattamento. Tra questi, 41 ( 19.1% ) farmaci sono stati assunti prima del previsto mentre 174 ( 80.9% ) sono stati ritardati o saltati.

I farmaci, coinvolti nel cambiamento, includevano: farmaci biologici, farmaci antireumatici modificanti la malattia sintetici convenzionali( csDMARD ), Idrossiclorochina, corticosteroidi e piccole molecole.

Tra queste categorie, le più comuni alterazioni hanno riguardato gli inibitori del TNF ( 22.8% ) e il Metotrexato ( 26.5% ) e avevano maggiori probabilità di essere ritardati o saltati intorno alla vaccinazione COVID-19, piuttosto che presi in anticipo. Pazienti e medici erano ugualmente responsabili delle modifiche alla prima dose di vaccino.

Alla seconda dose, il 27.9% di 899 regimi di trattamento è stato alterato. Tra queste modifiche ai farmaci, il 41.8% è stato ritardato o saltato tra la prima e la seconda dose di vaccino, il 16.3% è stato assunto prima del previsto e il 41.8% è stato ritardato o saltato dopo la seconda dose di vaccino. Gli inibitori del TNF hanno rappresentato il 16.3% delle alterazioni mentre il Metotrexato ha rappresentato il 33.5% delle variazioni intorno alla seconda dose di vaccino.

I pazienti erano responsabili del 49.4% delle modifiche alla seconda dose, rispetto al 46.2% raccomandato da un reumatologo e al 4.4% da un altro medico. Tra i farmaci immunosoppressivi o immunomodulatori assunti prima della seconda dose di vaccino, il 73.2% è stato iniziato dai pazienti. Nel frattempo, i reumatologi erano responsabili del 52.4% dei trattamenti ritardati o saltati dopo la seconda dose di vaccino.

I ricercatori sono rimasti sorpresi dalla scoperta che molte delle modifiche ai farmaci al momento della vaccinazione anti-COVID erano dirette dal paziente e non sotto la guida del loro reumatologo. Alcune modifiche ai farmaci, come quelle relative alla modifica dei programmi di dosaggio del Metotrexato prima della dose del vaccino, o qualsiasi modifica relativa agli inibitori del TNF o all’Idrossiclorochina, non erano coerenti con le migliori pratiche consigliate dalla task force dell’American College of Rheumatology.

Fonte: The Lancet Rheumatology, 2021

Israele: il primo ministro Bennett rompe gli indugi ed offre la 4a dose di vaccino anti-COVID al personale sanitario e agli over 60 – Parere contrario alla iper-vaccinazione da parte di alcuni medici: rischio di alterazione della risposta del sistema immunitario

Israele.Sanitari

Israele: 4a dose di vaccino anti-COVID al personale sanitario e alle persone di età superiore ai 60 anni – La protezione offerta dalla terza dose è solo di pochi mesi – La decisione della 4a dose è prevalentemente politica – Diversi medici avevano espresso parere contrario riguardo all’alta frequenza di vaccinazione ( 4 dosi in 1 anno, 1 ogni 4 mesi ) per la possibile alterazione della risposta immunitaria [ cellule T ] delle persone iper-vaccinate

Il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha dato il via libera alla somministrazione della 4a dose di vaccino contro il COVID alle persone di età superiore ai 60 anni e al personale sanitario con l’obiettivo di fronteggiare la variante Omicron.

In precedenza, Israele aveva approvato una quarta dose del vaccino Pfizer-BioNTech, un secondo booster, per le persone immunocompromesse e gli anziani che risiedono in case di cura.

” Israele sarà ancora una volta pioniere nello sforzo di vaccinazione globale “, ha dichiarato Bennett.

In precedenza, il direttore generale del Ministero della Sanità, Nachman Ash, aveva affermato che Israele potrebbe raggiungere l’immunità di gregge con l’aumento delle infezioni da Omicron.

L’immunità di gregge è il punto in cui una popolazione è protetta da un virus, attraverso la vaccinazione o da persone che hanno sviluppato anticorpi contraendo la malattia.

La variante Omicron altamente trasmissibile ha causato un’ondata di casi, con infezioni in tutto il mondo che hanno raggiunto livelli record. Tuttavia, i decessi non sono aumentati nella stessa misura, facendo sperare che la nuova variante sia meno letale.

L’obiettivo di Ash di raggiungere l’immunità di gregge mediante la vaccinazione di molte persone, e non con i contagi, è ritenuto non raggiungibile da Salman Zarka, capo della task force sul coronavirus del Ministero della Salute di Israele. ” L’immunità di gregge è tutt’altro che garantita, perché l’esperienza degli ultimi 2 anni ha dimostrato che alcuni pazienti COVID-19 guariti sono stati successivamente reinfettati “.

Il Ministero della Salute israeliano ha dichiarato che circa il 60% dei suoi 9.4 milioni di abitanti sono completamente vaccinati, quasi tutti con il vaccino Pfizer-BioNTech, il che significa che hanno ricevuto tre dosi o hanno ricevuto la seconda dose in tempi recenti.

Ma centinaia di migliaia di coloro che avevano diritto non hanno accettato la terza dose.

Fonte: Reuters

Moderna & Pfizer: la variante Omicron potrebbe ridurre l’efficacia dei vaccini anti-COVID

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Moderna & Pfizer hanno dichiarato che la variante Omicron potrebbe ridurre l’efficacia dei propri vaccini anti-COVID. A fine dicembre si saprà di quantoL’aggiornamento degli attuali vaccini per contrastare la variante Omicron è un business da 50 miliardi di dollari

Il produttore di vaccini contro il coronavirus Moderna ha lanciato campanelli d’allarme nei mercati finanziari avvertendo che i vaccini attuali potrebbero essere meno efficaci nel combattere la variante Omicron rispetto ai ceppi precedenti.

Penso che ci sarà un calo. Solo non sappiamo di quanto perché dobbiamo aspettare i dati. Ma tutti gli scienziati con cui ho parlato hanno confermato questo scenario'”, ha detto al Financial Times in un’intervista Stéphane Bancel, amministratore delegato di Moderna.

Bancel ha anche affermato che la variante potrebbe comportare modifiche sostanziali agli attuali vaccini già a partire dal prossimo anno ( 2022 ).

La tedesca BioNTech e il suo partner Pfizer hanno affermato che stanno lavorando per capire quale livello di protezione offra l’attuale vaccino e come adattarlo.

Regeneron Pharmaceuticals, che ha sviluppato il cocktail di anticorpi monoclonali REGN-COV2 ( Casirivimab / Imdevimab ), utilizzato come trattamento sui pazienti che hanno contratto il COVID-19, potrebbe anche essere meno efficace contro la variante Omicron.

Fonte: Washington Post 

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Terza dose: agli anziani somministrata una dose più alta del vaccino Moderna 100 microg anzichè 50

Moderna vaccino

Report: troppo vaccino agli anziani, l’errore di Aifa su Moderna che ha portato a somministrare dosi in più – Tra settembre e ottobre gli anziani hanno ricevuto una quantità sbagliata di vaccino Moderna. Una dose intera invece di metà, come consigliava l’Azienda

Tra settembre e ottobre, durante la campagna di immunizzazione, gli anziani hanno ricevuto una quantità sbagliata del vaccino di Moderna. Il tutto a causa di un errore di comunicazione tra AIFA e Ministero della Salute.

Lo ha svelato “Report” in un servizio sulla terza dose firmato da Manuele Bonaccorsi e Lorenzo Vendemiale, anticipato su il Fatto Quotidiano.

L’errore è nato con la terza dose e il via libera per le persone fragili e gli over 60. Quando il 9 settembre Aifa ha dato il via libera al booster ha indicato l’uso di un vaccino a mRNA. Ovvero o Pfizer e Moderna. Ma a dosaggio intero. Mentre per gli immunodepressi si parla di “dose addizionale”, per gli anziani è un booster, ovvero un rinforzo per ripristinare la protezione. Per questo, spiga il servizio, la dose di Moderna doveva essere somministrata a un dosaggio minore ( 50 microg anzichè 100 microg ). ( Fonte: Il Fatto Quotidiano )

Non c’è due senza tre

Ancora non abbiamo finito di vaccinare tutta la popolazione e già si parla di una possibile terza dose. In Italia per il momento la stiamo somministrando alle categorie fragili e agli over 60, ma i contagi tornano a salire e l’ipotesi di un nuovo richiamo per tutti diventa sempre più probabile. Ma quanto dura davvero la protezione dei vaccini anti-Covid, e cosa sappiamo sull’utilità e la sicurezza del cosiddetto booster? Report vi porterà negli Stati Uniti, dove con interviste esclusive ai commissari dell’Fda, la prestigiosa agenzia regolatoria americana, vi racconteremo tutti gli interessi economici e le pressioni politiche che ci sono dietro una decisione che dovrebbe essere solo scientifica. Siamo stati anche in Israele, che invece sostiene che la protezione del siero Pfizer è svanita e per questo ha già immunizzato di nuovo quasi tutta la popolazione. Il mondo intero è a un bivio da cui dipende la nostra vita nel prossimo futuro. Compreso il futuro del tanto discusso green pass, che il governo ha deciso di estendere fino a 12 mesi. Spiegheremo su quali dati è stata presa questa decisione e se, alla luce delle ultime evidenze scientifiche, la certificazione verde crea davvero degli ambienti sicuri, e per quanto tempo. A capirlo ci avrebbe dovuto aiutare uno “studio fantasma” promesso dalle autorità italiane, di cui però si sono perse le tracce. ( Fonte: Ufficio Stampa RAI )

VIDEO REPORT RAI3: NON C’E’ DUE SENZA TRE

 

Financial Times: a metà 2022 Pfizer / BioNTech introdurrà un vaccino aggiornato per la 4a dose, e poi vaccino anti-COVID a cadenza annuale

Sahin Ugur

A metà 2022 sarà sul mercato un vaccino Pfizer-BioNTech aggiornato per la somministrazione della 4a dose – Il virus SARS-CoV-2 muterà in continuazione, rimanendo con noi a lungo. Questo obbligherà a vaccinarsi almeno 1 volta l’anno

 

Ugur Sahin, amministratore delegato di BioNTech, partner di Pfizer, ha dichiarato al Financial Times che con il passare del tempo emergeranno mutazioni in grado di eludere le difese immunitarie.

Secondo Sahin le varianti di COVID-19 attualmente in circolazione, in particolare il ceppo Delta, sono più contagiose ma non abbastanza diverse dal ceppo originario da minare l’efficacia degli attuali vaccini.

I richiami appaiono in grado di affrontare le varianti principali, ha detto Sahin. Ma il virus alla fine svilupperà mutazioni che possono sfuggire alla risposta immunitaria conferita dal vaccino, ha affermato, rendendo necessaria una versione “su misura” per colpire specificamente il nuovo ceppo.

“Questo virus rimarrà nel tempo e il virus si adatterà ulteriormente”, ha detto. “Non abbiamo motivo di presumere che il virus di prossima generazione sarà più facile da gestire per il sistema immunitario rispetto alla generazione esistente. Questa è un’evoluzione continua e quell’evoluzione è appena iniziata”.

Entro il prossimo anno, ci saranno due flussi principali per i programmi di vaccinazione, ha previsto Sahin. Ci saranno iniezioni di richiamo per coloro che sono stati vaccinati, nonché una spinta continua per vaccinare le persone che finora hanno avuto un accesso minimo.

Gli Stati Uniti hanno annunciato a settembre che avrebbero acquistato altri 500 milioni di dosi del vaccino BioNTech/Pfizer a tariffe senza scopo di lucro da dare ai Paesi a basso reddito. ( Fonte: Financial Times )

LINK: https://www.ft.com/content/d88457da-6bbc-4f07-82a6-4738aa845492

 

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COVID: sarà necessario vaccinarsi ogni 5-6 mesi. A dirlo il capo epidemiologo di Israele Salman Zarka

Israele

ALERT ! IL RESPONSABILE VACCINI DI ISRAELE RITIENE CHE SARA’ NECESSARIO VACCINARSI CONTRO IL COVID OGNI 5-6 MESI

Israele sta pianificando la somministrazione della QUARTA dose di vaccino contro il COVID. Questa quarta dose dovrebbe essere adattata per combattere le nuove varianti del virus.

Israele nel frattempo sta affrontando una nuova ondata di infezioni, nonostante l’enorme sforzo profuso nella campagna vaccinale

Salman Zarka, il capo epidemiologo d’Israele, ha affermato che le persone dovrebbero aspettarsi di essere sottoposte a nuove vaccinazioni contro il COVID con una maggiore frequenza … “ogni cinque o sei mesi”

Israele si aspettava di somministrare vaccini appositamente adattati per far fronte a diverse varianti del coronavirus entro la fine del 2021 o all’inizio del 2022.

Le parole di Salman Zarka fanno intendere che quella dell’immunità di gregge è un’utopia e i numeri del Paese guidato da Naftali Bennett devono far riflettere tutti gli altri: a più di 6 milioni di persone è stata iniettata almeno una dose, 5,5 milioni hanno completato il ciclo e a 2,5 milioni è già stato somministrato il terzo richiamo, ma nonostante ciò la variante Delta continua ad essere ben presente nel territorio.

DAILY MAIL: https://www.dailymail.co.uk/news/article-9959811/Israel-planning-administer-FOURTH-Covid-vaccine-adjusted-fight-new-variants.html

 

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Vaccinazione anti-COVID: elevato rischio allergico con il vaccino di Pfizer – BioNTech

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“ IL VACCINO PFIZER – BIONTECH INDUCE REAZIONI AVVERSE DI MAGGIORE INTENSITA’ RISPETTO AI SOLITI VACCINI: METÀ DELLE PERSONE MANIFESTERA’ MAL DI TESTA, FEBBRE E BRIVIDI, CHE SI RISOLVERANNO IN 1-2 GIORNI ”

L’IMMUNOLOGO GUIDO FORNI: “NEL CASO DI PERSONE ALLERGICHE LE REAZIONI POSSONO ESSERE PIÙ INTENSE: ABBASSAMENTO DI PRESSIONE, SVENIMENTO, FORTE DOLORE ALLA SEDE DI INIEZIONE – UN’EFFICACIA DEL 95% ? TEORICAMENTE SÌ, MA BISOGNERÀ VEDERE QUELLA REALE E QUANTO DURERÀ NEL TEMPO…”

« Il vaccino Pfizer – BioNTech è molto reattogenico, cioè induce reazioni più forti dei comuni vaccini: la metà delle persone, in particolare giovani, svilupperà mal di testa, febbre e brividi, che si risolveranno in 24-48 ore ».

Per Guido Forni, Accademico dei Lincei e già professore ordinario di Immunologia all’Università di Torino « è importante raccontare questi dettagli per preparare la popolazione ed evitare sorprese al momento della vaccinazione ».

Fonte: La Stampa ( https://lnkd.in/dEbkpWr )

NEWSLETTER DI MEDICINA by XAGENA PER I MEDICI ( Iscrizione Gratuita ): XagenaWeb.it

INFO SUI VACCINI: Vaccini.net

Reazioni avverse del vaccino

« Disturbi leggeri e passeggeri, che indicano che il vaccino induce una reazione particolare. La reattogenicità dipende dal tipo di vaccino. Il vaccino Pfizer – BioNTech è fatto di nanoparticelle lipidiche che possono irritare».

Persone allergiche

« Nel caso di persone allergiche le reazioni possono essere più intense ». Allergiche a cosa ?

« A tutto. Gli allergici in rari casi possono provare dei fastidi maggiori. Va detto che reazioni del genere si sviluppano entro pochi minuti e i luoghi di vaccinazione sono molto attrezzati per questo ». Una specie di shock anafilattico ? « Sì, un abbassamento di pressione, uno svenimento, disturbi controllabili nella sede adatta e con alcuni farmaci ».

Il limite della temperatura

«Va scongelato da meno 80 gradi e diluito, dunque richiede una certa manualità. Per questo si potrà fare solo negli ospedali e in luoghi dedicati, mentre vaccinare in posti meno medici aiuterebbe a rendere più gradevole il tutto».

Efficacia del 95%

«Teoricamente sì, ma bisognerà vedere quella reale e quanto durerà nel tempo. E poi come quasi tutti i vaccini va fatto in due dosi». ( Fonte: La Stampa )

Virologia.net

Virologia News

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Sindrome respiratoria

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Valutazione clinica e immunologica delle infezioni asintomatiche da SARS-CoV-2

Le caratteristiche cliniche e le risposte immunitarie di individui asintomatici infettati dal coronavirus SARS-CoV-2 non sono state ben descritte. Sono stati studiati 37 individui asintomatici nel …


 

COVID-19: caratteristiche cliniche e potenziale trasmissione verticale intrauterina dell’infezione in nove donne in gravidanza

Precedenti studi sull’epidemia di polmonite causata dalla malattia da nuovo coronavirus del 2019 ( COVID-19 ) si basavano su informazioni fornite dalla popolazione generale. Sono disponibili dati li …


 

Infezione da SARS-CoV-2: anormalità della funzionalità epatica associata a più lunga degenza ospedaliera

Oltre un terzo dei pazienti ricoverati in ospedale a causa di infezione da SARS-CoV-2 ha presentato una funzionalità epatica anormale correlata a una degenza ospedaliera più lunga, rispetto ai pazient …


 

Trattamento delle coagulopatie nei pazienti affetti da COVID-19

Sebbene la maggior parte dei pazienti affetti da COVID-19 presenti una infezione del tratto respiratorio, alcuni pazienti con forma grave di COVID-19 presentano anomalie della coagulazione che imitano …


 

Pazienti diabetici con COVID-19, caratteristiche ed esito: uno studio caso-controllo a due Centri, retrospettivo

Da dicembre 2019 si è manifestata una polmonite causata dal virus SARS-CoV-2, che in seguito è stata denominata COVID-19, e molte persone hanno perso la vita a Wuhan, in Cina. Il diabete è risultata …


 

Caratteristiche cliniche di 113 pazienti deceduti con Covid-19: studio retrospettivo

Uno studio ha cercato di delineare le caratteristiche cliniche dei pazienti deceduti con malattia da virus SARS-CoV-2 ( Covid-19 ). In una coorte di 799 pazienti, sono stati analizzati 113 deceduti …


 

Possibile trasmissione verticale di SARS-CoV-2 in Cina

Un neonato nato da una madre infetta da SARS-CoV-2 in un ospedale di Wuhan ( Cina ) ha presentato elevati livelli di immunoglobuina M ( IgM ) e immunoglobulina G ( IgG ) e risultati anomali dei test d …


 

Trattamento di 5 pazienti in condizioni critiche con COVID-19 con plasma di convalescenza

La malattia da Coronavirus 2019 ( COVID-19 ) è una pandemia senza specifici agenti terapeutici e con considerevole mortalità. È fondamentale disporre di nuovi trattamenti. L’obiettivo di uno stud …


 

Origine ed evoluzione continua del virus SARS-CoV-2

L’epidemia di SARS-CoV-2 è iniziata alla fine di dicembre 2019 a Wuhan, in Cina, e da allora ha avuto un impatto su gran parte della Cina, e ha sollevato importanti preoccupazioni a livello globale. …


 

Risultati radiologici di 81 pazienti con polmonite COVID-19 a Wuhan, Cina

Lo scopo di uno studio è stato quello di descrivere i risultati della tomografia computerizzata ( CT ) attraverso diversi punti temporali durante il decorso della infezione con il coronavirus SARS-CoV …


 

Caratteristiche cliniche della malattia da Coronavirus 2019 in Cina

Da dicembre 2019, quando la malattia da Coronavirus 2019 ( Covid-19 ) è emersa nella città di Wuhan e si è diffusa rapidamente in Cina, si sono resi necessari dati sulle caratteristiche cliniche dei p …


 

Caratterizzazione del genoma di due nuove specie di alfa-coronavirus da pipistrelli italiani

I coronavirus ( CoV ) sono stati rilevati in tutto il mondo in diverse specie di pipistrelli, che sono considerati il serbatoi

 

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