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Aggiornamento in Psichiatria by Xagena

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Aggiornamento in Medicina

Osteoporosi: la terapia con Alendronato associata a depressione, ansia

Rispetto ad altri trattamenti di prima linea per l’osteoporosi, la terapia con Alendronato ( Fosamax ) ha prodotto un aumento del rischio di depressione e ansia, secondo un’analisi delle segnalazioni di eventi avversi.
La terapia con bifosfonati, principalmente Alendronato, è tra i trattamenti più prescritti per l’osteoporosi, una malattia che colpisce più di 10 milioni di statunitensi di età superiore ai 50 anni. Recentemente, case report hanno mostrato che l’Alendronato e altri bifosfonati possono aumentare i sintomi depressivi.
Per valutare queste associazioni, sono state analizzate più di 100.000 segnalazioni di eventi avversi dal sistema di segnalazione FAERS della FDA ( Food and Drug Administration ) e il database globale delle reazioni avverse ai farmaci VigiAccess dell’OMS ( organizzazione Mondiale della Sanità ).
I risultati di interesse includevano la depressione o gli eventi avversi correlati al disturbo depressivo e l’ansia, che sono stati definiti nel registro FAERS seguendo i termini del Medical Dictionary for Regulatory Activities ( MedDRA ).
Le terapie farmacologiche studiate includevano: Alendronato, Zoledronato, Risedronato, Ibandronato, Denosumab e Teriparatide.
In un’analisi di pazienti di età pari o inferiore a 65 anni, l’odds ratio ( OR ) riportato con la terapia con Alendronato è stato pari a 14.67 ( IC 95%, 11.55-18.63 ) per la depressione e 7.1 ( IC 95%, 5.79-8.71 ) per l’ansia.
Tra le altre terapie, solo il Risedronato ha dimostrato un odds ratio elevato, sebbene solo per la depressione e di entità inferiore ( 3.06; IC 95%, 1.7-5.52 ), mentre Zoledronato ( 0.167; IC 95%, 0.074-0.38 ) e Denosumab ( 0.2; IC 95%, 0.1-0.39 ) erano significativamente associati a una diminuzione dell’ansia.
Inoltre, tra i pazienti di età superiore a 65 anni, l’Alendronato è stata l’unica terapia associata a un aumento dell’odds ratio riportato per depressione ( 3.6; IC 95%, 2.82-4.59 ) e ansia ( 2.28; IC 95%, 1.84-2.84 ) rispetto alla Teriparatide, mentre Zoledronato ( 0.32; IC 95%, 0.21-0.5 ), Ibandronato ( 0.26; IC 95%, 0.13-0.52 ) e Denosumab ( 0.26; IC 95%, 0.18-0.36 ) hanno mostrato riduzioni significative dell’odds ratio per l’ansia.
Nell’analisi VigiAccess, i bifosfonati come classe hanno prodotto odds ratio segnalati significativamente più alti per la depressione e l’ansia, con l’Alendronato che ha dimostrato un più alto incremento nella depressione ( 4.33; IC 95%, 4.09-4.58 ) e nell’ansia ( 3.14; IC 95%, 2.97- 3.33 ).
Dallo studio è emerso che l’Alendronato aveva l’associazione più ampia e statisticamente significativa con la depressione e l’ansia tra tutti i bifosfonati.
Questa associazione è stata supportata dall’analisi VigiAccess/OMS.
Sono necessari studi controllati per giudicare la causalità clinica. ( Xagena2022 )
Fonte: Scientific Reports, 2022

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Farmaci antipertensivi: i sartani

L’ipertensione è la più comune malattia cardiovascolare. Nei soli Stati Uniti circa ¼ della popolazione presenta una pressione sistolica e/o diastolica superiore a 140/90 mmHg. L’ipertensione è un fat … leggi


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Aggiornamento in Medicina

La sindrome metabolica associata ad asma ad esordio nell’età adulta

L’asma ad esordio nell’età adulta è associata alla sindrome metabolica, indipendentemente dall’età, dal sesso, dall’indice di massa corporea ( BMI ) e dalla storia di fumo.
Lo studio trasversale ha incluso 81 partecipanti ambulatoriali di due ospedali universitari a Rotterdam.
I ricercatori hanno confrontato la sindrome metabolica e i marcatori infiammatori derivati dai lipidi nei pazienti con asma a esordio nell’età adulta ( n = 27; età media, 57 anni; 55.6% donne ), asma a esordio infantile ( n = 25; età media, 42 anni; 52% donne ) e soggetti di controllo abbinati ( n = 29; età media, 41 anni; 53.6% donne ).
Per tutti i partecipanti sono stati eseguiti test di funzionalità polmonare, esami del sangue e monitoraggio dell’attività fisica.
L’asma ad esordio nell’età adulta è stata definita come diagnosi di asma dopo i 18 anni di età, e la sindrome metabolica è stata definita secondo i criteri internazionali.
I risultati hanno mostrato una associazione tra asma ad esordio nell’età adulta e sindrome metabolica ( odds ratio, OR = 3.64; IC 95%, 1.16-11.42; P = 0.03 ) anche dopo aggiustamento per età, sesso, indice BMI e storia di fumo.
Inoltre, i pazienti con asma ad esordio nell’età adulta avevano livelli sierici mediani di interleuchina-6 ( IL-6 ) più elevati ( 3.1 pg/mL vs 1.13 pg/mL; P = 0.002 ) e più alto rapporto leptina-adiponectina ( 6.21 pg/mL vs 2.24 pg/mL; P = 0.039 ), rispetto ai controlli.
Questi risultati non erano riscontrabili tra i pazienti con asma a esordio infantile.
Dallo studio è emerso che i marcatori infiammatori derivati dal tessuto adiposo contribuiscono all’immunopatologia dell’asma a esordio nell’adulto.
La sindrome metabolica, e non solo l’obesità, dovrebbe essere considerata uno stato curabile nell’asma a esordio nell’adulto. ( Xagena2021 )
Fonte: Respiratory Medicine, 2021

Dati promettenti nel trattamento della fibrosi polmonare idiopatica: un nuovo inibitore della fosfodiesterasi 4B riduce il declino della funzione polmonare

Boehringer

Novità nella terapia della fibrosi polmonare idiopatica

Nuovi dati di fase 2 riguardo a BI 1015550, un nuovo inibitore sperimentale della fosfodiesterasi 4B ( PDE4B ) orale, è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine ( NEJM ).

I dati a 12 settimane hanno mostrato una riduzione significativa del tasso di declino della funzione polmonare nei pazienti con diagnosi di fibrosi polmonare idiopatica ( IPF ) che hanno ricevuto BI 1015550, rispetto ai pazienti che hanno ricevuto placebo ( entrambi con o senza antifibrotici approvati di base ).

La fibrosi polmonare idiopatica è uno dei tipi più comuni di malattie polmonari interstiziali fibrosanti progressive.

Colpisce circa 3 milioni di persone a livello globale, in genere le persone di età superiore ai 50 anni, ed è nota colpire più uomini che donne.

I sintomi della fibrosi polmonare idiopatica possono includere affanno durante l’attività, tosse secca e persistente, fastidio al torace, affaticamento e debolezza.

Lo studio ha anche raggiunto il suo endpoint secondario, dimostrando che BI 1015550 ha mostrato sicurezza e tollerabilità accettabili nei pazienti con fibrosi polmonare idiopatica dopo 12 settimane.

Nel febbraio 2022, il trattamento con BI 1015550 ha ottenuto la designazione di terapia innovativa dalla Food and Drug Administration ( FDA ) statunitense.

” Questi dati incoraggianti e iniziali hanno mostrato che il trattamento con BI 1015550 ha rallentato il tasso di declino della funzione polmonare nei pazienti che non erano in trattamento con antifibrotici approvati, nonché in quelli che stavano assumendo una terapia antifibrotica esistente “, ha affermato Luca Richeldi, professore di medicina respiratoria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e principale sperimentatore dello studio.

Fonte: Boehringer Ingelheim

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Aggiornamento in Pediatria: Complicanze dell’insufficienza respiratoria nella prima infanzia

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Aggiornamento in Medicina

Prima infanzia: correlazione tra esiti neurocognitivi a lungo termine e insufficienza respiratoria acuta  

Circa 23.700 bambini statunitensi si sottopongono annualmente a ventilazione meccanica invasiva per insufficienza respiratoria acuta, con effetti sconosciuti a lungo termine sulla funzione neurocognitiva.
Sono stati valutati gli esiti neurocognitivi dei bambini che sopravvivono al ricovero in Unità di terapia intensiva pediatrica ( PICU ) per insufficienza respiratoria acuta rispetto ai loro fratelli biologici.
È stato condotto uno studio prospettico di coorte di fratelli abbinati in 31 Unità PICU statunitensi e Centri di test neuropsicologici associati.
I pazienti erano di età pari o inferiore a 8 anni con un punteggio Pediatric Cerebral Performance Category di 1 ( normale ) prima dell’ammissione nell’Unità PICU e inferiore o uguale a 3 ( non peggiore di una disfunzione neurocognitiva moderata ) ….

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IPSOS: Salute, italiani sempre più informati su salute e prevenzione. Un italiano su due si informa su Internet

Ipsos

Salute: sempre più italiani si informano su Internet

La pandemia di Covid ha indotto molti italiani a informarsi maggiormente su temi di salute e di prevenzione. Per raggiungere questo obiettivo vengono utilizzate svariate fonti sia online che offline. Ma è indiscusso che Internet ricopre un ruolo sempre più importante, e non solo per la fascia di età giovane. E’ questa in sintesi la fotografia che l’Istituto Ipsos, ha presentato al recente Cosmofarma.

Negli ultimi 12 mesi l’85% degli italiani si è informato su salute e prevenzione, un trend in crescita rispetto al 73% del 2020 e al 42% del 2016. Certamente in parte come conseguenza del Covid, ma non solo, visto che nel medio periodo il trend era già in aumento.

Come si informano gli italiani sulle tematiche inerenti la salute ?

Lo fanno utilizzando una pluralità di fonti. Il 66% si rivolge al medico generico. Ma in crescita nell’ultimo biennio il numero di quelli che si rivolgono allo specialista ( dal 43 al 50% ).

Il 50% degli italiani poi sceglie di cercare informazioni su internet ( il 51% nel 2022, era il 47% nel 2020 ). Quello che sorprende è che questa percentuale è stabile in tutte le fasce di età. Anche perchè pure tra i senior, ben il 42% cerca informazioni navigando sul web. Un altro 30% infine si rivolge alla farmacia, soprattutto i più giovani ( 18-34 anni ).

Salute: nel web per avere info su disturbi specifici

Navigando nel web quali informazioni si cercano ? Nel 63% dei casi sono ricerche legate a disturbi specifici. Seguono le informazioni su integratori e sui corretti stili di vita ( 41% ), i vaccini ( 40% ), i farmaci che non hanno bisogno di ricetta ( 37% ) e il benessere mentale ( 18% ). Su quest’ultimo argomento, in particolare, sono soprattutto ansia e stress i temi più ricercati su Internet, con una tendenza in aumento dal 2017 a oggi.

Come ci si muove in Rete ?

L’81% si rivolge ai motori di ricerca, mentre il 36% delle persone che cerca informazioni di salute su Internet lo fa andando direttamente su siti già conosciuti. Ed è una quota in crescita rispetto a due anni fa, segno di una accresciuta consapevolezza.

Il 24% inoltre guarda sui social, il doppio rispetto a due anni fa e con un trend anche in questo caso in crescita.

Infine l’8% ascolta podcast sui temi legati alla salute, percentuale che sale al 16% nella fascia tra i 18 e i 34 anni e che in futuro è destinata a crescere ulteriormente.

Fonte: IPSOS

Aggiornamento medico continuo by Xagena

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Aggiornamento in Medicina

Resistenza acquisita all’inibizione di KRAS G12C nel tumore

Gli studi clinici sugli inibitori di KRAS, Adagrasib e Sotorasib, hanno mostrato un’attività promettente nei tumori con una specifica mutazione di KRAS, la G12C, dovuta dalla sostituzione della glicina da parte della cisteina nel codone 12 ( KRAS G12C ).
I meccanismi di resistenza acquisita a queste terapie sono attualmente sconosciuti.
Tra i pazienti con tumori con mutazione G12C nel gene KRAS trattati con Adagrasib in monoterapia, sono state eseguite analisi genomiche e istologiche che hanno confrontato i campioni pretrattamento con quelli ottenuti dopo lo sviluppo della resistenza.
Sono stati condotti esperimenti basati sulle cellule per studiare le mutazioni che conferiscono resistenza agli inibitori di KRAS G12C.
Sono stati inclusi in uno studio in totale 38 pazienti: 27 con tumore al polmone non-a-piccole cellule, 10 con tumore del colon-retto e 1 con tumore appendicolare.
Ipotetici meccanismi di resistenza ad Adagrasib sono stati rilevati in 17 pazienti ( 45% della coorte ), di cui 7 ( 18% della coorte ) avevano più meccanismi coincidenti.
Le alterazioni KRAS acquisite includevano G12D/R/V/W, G13D, Q61H, R68S, H95D/Q/R, Y96C e l’amplificazione di alto livello dell’allele KRAS G12C.
I meccanismi di bypass acquisiti di resistenza includevano l’amplificazione di MET; l’attivazione di mutazioni in NRAS, BRAF, MAP2K1 e RET; fusioni oncogene che coinvolgevano ALK, RET, BRAF, RAF1 e FGFR3; e mutazioni con perdita di funzione in NF1 e PTEN.
In 2 dei 9 pazienti con adenocarcinoma polmonare per i quali erano disponibili campioni accoppiati di biopsia tissutale, è stata osservata una trasformazione istologica in carcinoma a cellule squamose senza identificazione di altri meccanismi di resistenza.
Utilizzando uno screening di scansione mutazionale profonda in vitro, è stato definito in modo sistematico il panorama delle mutazioni di KRAS che conferiscono resistenza agli inibitori di KRAS G12C.
Diversi meccanismi genomici e istologici conferiscono resistenza agli inibitori covalenti di KRAS G12C e sono necessarie nuove strategie terapeutiche per ritardare e superare questa resistenza ai farmaci nei pazienti con tumore. ( Xagena2021 )
Awad MM et al, N Engl J Med 2021; 384: 2382-2393

Oncologia Morabito

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