Creato da LaDonnaCamel il 16/09/2006
Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla èl
 

 

La differenza tra realtÓ e finzione Ŕ che la finzione deve essere coerente

Post n°947 pubblicato il 12 Ottobre 2014 da LaDonnaCamel
 

“La differenza tra realtà e finzione è che la finzione deve essere coerente” Detto più banalmente, scrivere finzione è come raccontare bugie: se non hai buona memoria e abbastanza immaginazione per tenerle in vita senza farti beccare, evita di farlo. Questo spunto interessante, attribuito a Truman Capote, è uscito oggi su Minima e moralia e dieci giorni fa sul venerdì. Mi fa ricordare un vecchissimo pezzo mio, un esercizio proprio sul tema delle bugie, scritto in una giornata di ottobre dell'anno 2000.

Natura o cultura?

Io credo che la bugia appartenga alla natura, e pertanto sia un fenomeno al quale non si possa porre rimedio. Ne ho le prove.
Gli animali, per esempio, mentono. E perfino alcune piante. Si potrà obiettare che è iscritto nel rispettivo codice genetico se certi insetti si travestono da foglie o rametti secchi per catturare le loro prede, o certi fiori si truccano da farfalle per attirarne un gran numero e garantirsi una sicura impollinazione (che poi, come ci dicevano da bambini, è sempre questo il motore che fa girare il mondo), e comunque il mimetismo del regno animale non ha niente a che vedere con quello di un signore che cerca di assumere lo stesso colore della tappezzeria vedendo la propria moglie entrare nel locale dove è già in ottima compagnia, sebbene si tratti in entrambi i casi di istinto di sopravvivenza.
Ma che dire del vecchio cane di Konrad Lorenz, che fingeva di abbaiare a un cespuglio, dopo che si era reso conto di non aver riconosciuto il padrone? Questo sembrerebbe un atteggiamento molto umano: a chi non è mai capitato di fingere di riconoscere qualcuno che ci ha salutato con calore, mantenendo il discorso sulle generali in attesa che qualche indizio ci richiami alla memoria la relazione che ci legava a quella persona? Come quel tale che, dopo aver chiesto notizie della moglie di un amico appena incontrato si ricordò improvvisamente che era deceduta molti anni prima, e non trovò di meglio che aggiungere: "Sempre morta, intendevo...?"
Be', ma questo è mentire per convenienza sociale, direte voi. Allora la bugia è culturale? Effettivamente  ci viene insegnato molto presto ad alterare la verità: quanti ceffoni sulla bocca ci siamo presi per aver detto ad alta voce "mamma quel signore puzza"?
Non sarà stata solo mia nonna che volendo nascondere al marito uno svago innocente, mi diceva da bambino: non dire al nonno che siamo andati al cinema. E perché allora se la prendeva tanto se io, non appena il nonno entrava in casa, gli correvo incontro e abbracciandogli le ginocchia gli urlavo: "Nonno, non siamo andati al cinema!"?
Perché non basta mentire, signori miei, bisogna imparare a farlo bene. La nonna mi spiegava paziente che io avrei dovuto dire "No, non siamo andati al cinema" solo se il nonno me l'avesse chiesto.
E così la volta dopo io, tutto eccitato, appena il nonno arrivava non vedevo l'ora di mettere in pratica la lezione e gli dicevo: "Nonno, prova a chiedermi se siamo andati al cinema o no?"
Eppure, ci sono persone adulte che non hanno ancora capito questo principio della ridondanza e inventano per le proprie mogli scuse fantasiose quanto poco plausibili per nascondere le proprie scappatelle, raccontando di rapine a mano armata con relativo sequestro di persona, incendi, inondazioni e altre catastrofi naturali quando magari la moglie manco s'era accorta dell'assenza.
Il mentitore più elegante è quello che riesce a dire la verità facendola passare per una bugia: "Come hai trascorso il pomeriggio, mia cara?" "Con i miei amanti, tesoro!" E lui ride, divertito...
Quindi, per essere creduti bisogna parlare poco, possibilmente tacere, avere una memoria di ferro e poca fantasia. La verità è grigia e noiosa, banale come una minestrina di dado.
A meno di essere uno nato per mentire. Ci sono persone che raccontano balle senza nessun motivo, solo perché ci sono portati per vocazione, gli viene più facile e naturale che dire la verità. Cos'hai mangiato? Pane e prosciutto. E invece era salame. Come ti chiami? Maria. E invece era Filippo. Questi menzogneri innati non battono ciglio nemmeno se messi di fronte all'evidenza, improvvisano scuse e contro-scuse complicate come arabeschi turchi, e si sopportano solo perché sono simpatiche canaglie.
La maggior parte di questi votati alla frottola, se appena ne ha l'occasione, diventerà artista. E non parlo solo degli attori, che sarebbe perfino ovvio, pensiamo per esempio alle arti figurative: un quadro o una scultura non sono forse false realtà, che esistono solo nella mente dell'artista e, quando è bravo, si riproducono ancora più false nella mente di chi le guarda? E lo scrittore? Non è lo scrittore il bugiardo più bugiardo di tutti? Egli ci racconta un sacco di frottole e più è bravo e più gli crediamo, il bello è che gli crediamo anche se sappiamo che sono assolutamente false.
E la letteratura non è senza ombra di dubbio un prodotto culturale?
Quindi possiamo tranquillamente affermare che la bugia appartiene alla cultura.
E alla natura.
Degli uomini, degli animali, delle piante e anche dei minerali che, se ben incastonati, possono fare anche se falsi la loro bella figura.

[edit] avevo scritto "da bambino", al maschile, perché era un gioco in cui non volevo farmi riconoscere, quindi sì, lo ammetto, in un primo tempo avevo detto una bugia. Ma questa bugia era comunque destinata a essere svelata successivamente, alla conclusione del gioco.

 
 
 

Belli fioli

Post n°946 pubblicato il 07 Ottobre 2014 da LaDonnaCamel
 

A quasi tutti questi belli fioli devo qualcosa di buono: sono Davide Musso, Marco Rossari, Giorgio Fontana, Paolo Cognetti, Alessandro Bandiera e Matteo B. Bianchi

belli fioli

(Foto rubata dal profilo facebook di Matteo)

 
 
 

Io, Bartezzaghi e il test di Turing

Post n°945 pubblicato il 03 Ottobre 2014 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Ho sempre fatto con piacere il cruciverba su Repubblica, da quando non saprei dirlo ma di certo da prima che mi prendesse la passione per le parole crociate sulla Settimana enigmistica cartacea - quelle senza schema sono le mie preferite da qualche anno, peccato che ne mettano solo una alla settimana - ma meno male che ne ho una scorta decennale a cui attingo nei momenti di astinenza più impellente.
Questo argomento mi è venuto in mente per associazione di idee tra i commenti di Hombre al post precedente e il suo racconto pubblicato sulla raccolta dei Carabinieri, chi l'ha letto lo sa e chi non l'ha letto peggio per lui - ma chi dice sticazzi andrà all'inferno nel girone dei petomani.
Insomma, quello che volevo dire è che una volta google poteva aiutare anche nel cruciverba virtuale, le definizioni erano abbastanza nozionistiche da essere sgamate facilmente dal motore.
Ma adesso non è più così, signora mia, invece che toponimi, oscuri autori teatrali o rane di tre lettere è sempre più probabile trovare giochi di parole, allusioni, metafore, figure retoriche che richiedono un processo logico al posto di una erudizione enciclopedica. Si abbisogna di quel quid di ragionamento umano, troppo umano, che il povero google, per quanto attrezzatissimo di geografia, letteratura e zoologia, non sa fare. Non ancora. E così il buon Bartezzaghi figlio ci sottopone al test di Turing, e chi non lo sa fare è un robot.

Perché non guardi la soluzione, diranno i più ingenui tra i miei piccoli lettori. Ma no.

 
 
 

Lacuna

Post n°944 pubblicato il 29 Settembre 2014 da LaDonnaCamel
 

“La lacunosità della formulazione, in definitiva, è preferibile, a livello sia stilistico sia argomentativo. Quel che si capisce subito non appaga. Molto meglio ciò il cui senso si compie con un qualche ritardo, perché solo così si arriva veramente ad apprendere.”

Questa è una citazione che viene dal blog del mestiere di scrivere che a sua volta cita il saggio sul non detto "Lacuna" - titolo delizioso tra l'altro - che in modo molto semplice descrive quello che Freud chiama piacere preliminare o premio di allettamento: con l'ausilio di un piccolo ammontare di piacere se ne ricava uno molto maggiore, altrimenti difficile da conseguire.

Io la lacuna la adoro, lo sanno tutti: Carrada, Gardini e Freud sfondano una porta aperta.

 

porta

 
 
 

La mia gatta e altri animali

Post n°943 pubblicato il 17 Settembre 2014 da LaDonnaCamel
 

Ieri pomeriggio stavo lavorando insieme a una persona quando ho sentito dei rumori atroci e delle grida venire dalla strada. Il mio studio è al primo piano, la finestra era aperta e mi sono affacciata. C'era una donna che cercava di staccare il suo cane ringhiante da un gatto grigio tigrato, a tratti riuscivo a vederne la coda. Il cane, non me ne intendo in verità, era di taglia media, sembrava un boxer o un pitbul nero e bianco. Non mollava. Lei, la padrona, urlava no no no. I due animali emettevano i loro versi. Lì vicino c'era un'altra donna con altri due cani al guinzaglio, faticava a tenerli, erano eccitati dalla lotta. Poco più in là c'era Strillo, il pelo gonfio come una palla, guardava la scena muovendosi circospetto, senza avvicinarsi troppo. Mi è venuto un dubbio. Finalmente la donna è riuscita a staccare il cane e il gatto è scappato sotto una macchina parcheggiata. È il mio gatto! credo di aver urlato. La donna ha guardato in su, mi ha minacciato col pugno. Lei e i suoi gatti, ha gridato, noi dobbiamo passare di qui coi cani.

Era davvero la Astrid. All'inizio non ero sicura, l'avevo solo intravista, ma poi sono scesa in strada, l'ho cercata sotto la macchina e dappertutto ma non c'era più. Non è tornata a casa. L'abbiamo cercata tanto, l'abbiamo chiamata. Avevo paura che fosse andata a morire in qualche angolino lontano.

astrid

Stamattina l'abbiamo cercata ancora. Mia figlia ha esaminato palmo a palmo il giardino incolto che abbiamo qui davanti, una vergogna di arbusti e spazzatura. Non c'era, per fortuna. Ho tanto ripensato a ieri, a quella donna che è venuta col suo cane nella mia via, una via privata tra l'altro, se pure aperta al passaggio pedonale, e mi ha gridato quello che secondo lei avrei dovuto fare, cioè tenere a casa il mio gatto perché doveva passare lei.

Poi stamattina abbiamo cercato ancora, abbiamo messo un po' di cartelli, sono andata anche dal veterinario e alla fine l'abbiamo trovata. Si era rifugiata nel giardino condominiale di un altro portone qui accanto e la custode, che a sua volta ha due gatti e due cani, ieri sera l'ha vista in un cespuglio, l'ha portata in casa e le ha curato la zampa ferita.

 
 
 
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