Cara AGCOM, se dovessi disgraziatamente e inavvertitamente violare il diritto d'autore in queste pagine, avvisami con una mail a ladonnacamel@gmail.com prima di chiudermi il blog in cinque giorni, di prepotenza e senza processo: ti prometto che tolgo subito le cose che ti offendono.
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Post n°749 pubblicato il 17 Maggio 2013 da LaDonnaCamel
 Non cosa ho veduto, ma come l'ho veduto. Ho veduto ogni cosa: adesso, quindi, non si tratta di quello che ho veduto, ma di come l'ho veduto. Anton Cechov, Senza trama e senza finale, 99 consigli di scrittura, Minimum Fax Ho citato questa frasetta ennemila volte, appena ne ho avuto l'occasione: con una sintesi straordinaria riassume tutte le qualità di un narratore. Per poter descrivere bisogna prima guardare, ma guardare non basta perché bisogna anche vedere. Come l'ho veduto vuol dire che ci sono diversi modo di vedere le cose, nessuno che sia necessariamente quello giusto ma tutti giustificati. Ho sempre trovato affascinante che di ogni fatto possano esserci diverse interpretazioni, diverse versioni a seconda del punto di vista: già questo è il nocciolo di una storia, sottintende un conflitto, crea nel lettore curiosità e fa venire voglia di leggere: chi ha torto? Chi mente e chi dice la verità? Chi ha visto giusto e chi ha sbagliato? E se avessero tutti ragione? Ci sono poi molte tecniche per mettere in scena questo modo diverso di vedere le cose: dialoghi in cui i personaggi si confrontano direttamente, oppure attraverso un terzo che raccoglie separatamente le testimonianze, ma anche due monologhi separati in cui ciascuno racconta la propria versione, oppure il narratore onnisciente che passando dall'uno all'altro rende conto delle varie facce della verità, triangoli amorosi e poligoni sfaccettati. Il cinema e la letteratura hanno affrontato più volte questo tema, lasciando spesso aperta la soluzione: non starò qui a portare altri esempi.
Quello che ti chiedo di fare è scrivere un raccontino con una storia che può essere vista in modo molto diverso a seconda del personaggio su cui è puntato il focus, oppure due raccontini staccati della stessa storia che tengano conto della differenza di chi guarda.
Il punto di vista può anche essere metaforico o simbolico, più bello però sarebbe se potesse in qualche modo comprendere anche il senso della vista in quanto tale. Non aggiungo altri paletti perché questa volta la mia richiesta è già abbastanza difficile così, ma il livello dei partecipanti è diventato sempre più alto, dunque osiamo!
Facciamo per lunedì tre giugno a mezzanotte: hai tre fine settimana per lavorarci, non trovare scuse...
Come al solito scrivi sul tuo blog e poi vieni qui a dirlo, se non hai un blog fai come Effe che mi spedisce il racconto e io lo metto sul mio blog.
Pronti? Via!
Post n°748 pubblicato il 13 Maggio 2013 da LaDonnaCamel
Ho letto questo pezzettino di Paolo Nori sul suo blog "io, per molto tempo, dopo che, sapete con le donne, le cose che fanno gli uomini con le donne, e anche le donne con gli uomini, e anche gli uomini con gli uomini e le donne con le donne, a dire il vero, ma insomma, quella roba lì, ecco io, per molto tempo, dopo che si faceva quella cosa lì, che generalmente a me mi piaceva, non dico che non mi piacesse, ecco io per molto tempo a me mi veniva da dire, la prima cosa dopo che era successa quella cosa lì, «Che ore abbiamo fatto?», mi veniva da chiedere." e ho pensato a una frase che è stata attribuita a Umbero Eco ma non lo so se l'ha detto lui davvero, una frase che mi sembra vera, è questa qua: L'arte è una confessione. Paolo Nori non piace a tutti, lo so, a molti dei miei amici non piace, a me delle volte piace.
Post n°747 pubblicato il 12 Maggio 2013 da LaDonnaCamel
Giorgio Fontana ha vinto il premio Chianti con il suo romanzo Per legge superiore e son contenta, sono molto molto contenta. Gli ero più vicina mentre lo scriveva e mentre usciva per Sellerio, adesso è un po' che non ci vediamo ma me lo sento vicino lo stesso: bravo Giorgio, mi dai sempre delle belle soddisfazioni.
Post n°746 pubblicato il 11 Maggio 2013 da LaDonnaCamel
 Tutto questo mi sembra avere un senso, anzi più di uno. Dopo l'udito, l'olfatto e il tatto ci siamo cimentati con il senso del gusto non senza un certo piacere orale, oltre che scritto, ammettiamolo.
Il fatto è che siamo anche noi dei buongustai, ci piacciono le cose buone oltre che quelle belle, che male c'è?
Il bandolo in breve era questo:
- scrivi un racconto sul tuo blog - parla dei sapori sopraffini - mettici una ricetta - mettici un po' di dialetto, ma poco! - due settimane di tempo: scadenza lunedì 6 maggio a mezzanotte - quando hai fatto dillo
Fatto abbiamo fatto e ora tocca a me.
Dario, per esempio, a sto giro l'ho favorito e non ho nessun problema a dirlo: lui ci ha una maestria consumata a plasmare il suo dialetto. Bada bene che la lingua che usa non è il dialetto siciliano tale e quale e non è nemmeno un omaggio a Camilleri, lo so perché leggo Dario da prima che Camilleri diventasse Camilleri, la lingua di Dario è una cosa originale, difficile e affascinante, suona musicale come poesia e la senti cantare nelle orecchie anche se non sei mai stato più a sud di Piacenza. (Non è il nostro caso, per fortuna fino a Parma almeno ci siamo stati tutti o quasi).
E così l'ho favorito e lui mi ha ricompensata con due storie, una puntata dei suoi condomini ricca di profumo e piena di sottintesi, perché è un palazzo con tanti piani di lettura e quelli che ci abitano si capiscono molto bene anche se è comune dire una cosa per indicarne un'altra, di fatti u pisci continua a fetiri dalla testa. L'altra è una piccola parabola che se la ascolti bene impari molto più che una ricetta, impari una filosofia, un segreto, un arte zen: il solo trucco è avere pazienza come nella vita insomma che ora tutti currunu e si perdono u megghiu di ogni cosa.
Dal pesce con contorno di cavolfiori passiamo direttamente al caffè, ma pensalo con la c aspirata, è così che si beve dalla Norma. Hombre ha messo su un'atmosfera che è già una piccola comune, come si potrebbe fare solo in vacanza dove il tempo ha le sue indulgenze. Ma il tempo quelli che sanno vivere se lo prendono per fare le cose che vale la pena di fare. E il momento per il caffè è uno di quelli, e le diverse tecniche, le diverse miscele, le macchinette, gli aromi, tutto quanto lo possono capire solo quelli che si sanno godere il tempo, e schiccherare i cucchiaini, la televisione era spenta, e il telefono, dimenticato di là e fisso, a mille miglia da noi, nell’ombra fredda dell’andito.
Oh Cielo, anche solo il titolo è già una poesia più della poesia citata: Lettera alla donna che ami sulla felicità e il ragù. C'è già dentro tutto: il conflitto e gli ostacoli che si mettono in mezzo e il desiderio impossibile e proibito. Ma non solo, c'è anche una confessione stupenda, un peccato originale che appartiene all'umanità: tutti vorrebbero che la propria moglie sapesse cucinare il ragù proprio come a mammà ma è un sogno che purtroppo non si può avverare, per nessuno al mondo. Mi sembra che di senso in senso la scrittura di Cielo vada crescendo, si fa più ricca, più profonda e più significativa: non lo dico solo io, i commenti pullulano. Se ci pensi questo paese è cominciato ad andare a puttane da quando le famiglie non hanno cucinato più il ragu. Se la gente cominciasse a cucinare di più il ragu’ questo paese tornerebbe ad essere migliore. (E anche il pd potrebbe avere una possibilità, aggiungo ascoltando in streaming l'assemblea.)
Non c'è niente da fare, le cose assaggiate nell'infanzia si portano dietro un altro sapore, un colore più brillante, una emozione che niente potrà più cancellare. I piselli in scatola poi sono tremendi, non li sopporto e comprendo l'epifania della scoperta di quelli veri, lo sarebbe stata anche senza il contorno della campagna e del nonnino di Heidi con i monti che sorridono le caprette che ti fanno ciao :) Ma ciò che mi lasciò più basita, dopo che la Beppina li ebbe cucinati, furono la consistenza ed il sapore. Nulla a che vedere col molliccio e col retrogusto da brodo di lattuga zuccheroso e dolciastro dei Cirio, ovviamente. Dev’esser stato allora, quella prima volta che ho mangiato i piselli davvero, che ho imparato che può esister la dolcezza anche se non c’è zucchero." Hai ragione sai? A chi piacciono i piselli mollicci
Lillina è la mia leggenda vivente, difatti ha pigiato di persona l'uva con i piedi e lo può perfino raccontare! Apro una mezza parentesi autobiografica, visto che qui tutti lo fanno, per raccontare a mia volta quanto imbranata fossi io da bambina che avevo paura perfino dell'erba, davvero mi dicono che se mi portavano in un prato mi mettevo a urlare dallo spavento per il contatto con le foglioline, per non parlare delle formiche, le mosche e i ragni, aiuto. Poi sono cambiata e son diventata wonder woman, vabbè, ma a leggere questa bella storia di Lillina mi sembra di immergermi in un mondo di fantascienza come quella che leggevo da bambina: dalla terra a alla luna, il capitano Nemo, i piedi nei tini. I piedi nei tini poi è pazzesco, nel mondo in cui sono stata educata io ti picchiavano se li mettevi sul divano, che cose straordinarie si imparano qui. Di questo racconto non mi è rimasta solo la leggenda ma anche questa piccola cosa: Vedendoci arrivare, tirava giù dalla paniera (un trabiccolo di legno appeso al soffitto) una pagnotta ed iniziava ad affettarla, ci passava sopra un pomodoro maturo, un pizzico di sale e tanto olio di oliva. Quel pane aveva il sapore del sole di luglio e il gusto dolce e salato del mare di agosto. Ci credi che dopo averlo letto ho preso anch'io un pomodoro e l'ho strofinato sul pane, poi ci ho messo un po' di olio e di sale e l'ho mangiato, era buonissimo! E non l'avevo mai fatto, pensa che cosa mi sono persa.
Melusina mi hai fatto impazzire col tuo venesian del Doge Strigheta, me lo sentivo nelle orecchie come a essere là tra un ponte e un campiello. E poi non basta, sai sceneggiare situazioni, sai far muovere protagonisti e comparse, distribuendo con sapienza il colore, senza mai eccedere e mantenendo saldissimo il manico dello stile, che è tuo e fortemente tuo, personalizzato, inimitabile ma tuttavia riconoscibile, qualsiasi machiavellico esercizio io mi arrovelli di proporre, e che tu rispetti in tutte le mie pignolissime prescrizioni. Ti me gà fato far ‘na figurassa, ma ti me la paghi. Via, in presón, e doman te fasso tagiar la testa – ordinò.
- Oh William, ch’a-t végna un cancher, et ancàra al mand?! [che ti venga un accidente, sei ancora vivo?!]* Villiam con la v, come diciamo noi, mi raccomando! Ancora oggi mentre lo riguardavo per scrivere le mie note ridevo da sola come una scema, cercando di pronunciare le frasi più significative e l'ho dovuto leggere a voce alta a mia figlia, che era lì vicino a studiare, perché voleva sapere cosa ci fosse di tanto divertente. L'arguzia dei dialoghi e il sovrapporsi dei piani di lettura mi ha mandato in solluchero (che non ho mai capito dove sia ma so che è bello di certo). Cara amica, in questo piccolo pezzo c'è dentro di tutto un po': la storia e la letteratura, l'umorismo e l'antropologia culturale, la botanica e biologia, e poi una bonaria condiscendenza per i vecchi e per i giovani che mi scalda il cuore.
io me medesima con Mia nonna era Google Il mio pezzo è postmoderno e magari a qualcuno può dare fastidio. È il fatto di smontare quello che avevo appena finito di costruire, di intersecare tempi e piani di lettura, di smentire quello che ho detto e ridirlo di nuovo subito dopo. Sono giochi intellettuali, magari masturbazioni mentali, cosette da blog. Chiedo scusa, non lo faccio più.
La mia amica Effe costruisce il set dei suoi racconti come piccoli quadretti a punto croce: Ormai mangiava come un uccellino. Aveva apparecchiato con zelo, messo la tovaglietta di raffia color ciliegia, il tovagliolo verde acqua, il bicchiere del servizio buono e nel piatto tre cracker, un pezzetto di parmigiano e una prugna. Ogni particolare svolge la sua funzione e tutto contribuisce a creare l'ambiente, i personaggi possono muoversi appena o anche stare fermi, non importa, il senso universale, se non mi vergognassi della parolona direi il pathos - emerge dalla somma delle minuzie, la tragedia si consuma tra le ciabatte sul tappeto e il porta ombrelli. Troppo brava.
Post n°745 pubblicato il 10 Maggio 2013 da LaDonnaCamel
"Il racconto non è solo una narrazione breve, è una narrazione incompleta. Comincia dopo che qualcosa è già accaduto, finisce quando qualcos’altro deve ancora accadere: lascia fuori un bel pezzo della storia, e certe volte quello che resta fuori è perfino più importante di quello che c’è dentro. Il racconto, diceva Grace Paley, è un punto di domanda. Il romanzo ha l’ambizione di rispondere, di contenere tutto – se non proprio tutto il mondo almeno tutto un mondo – di costruire per noi una casa in cui abitare: alla fine chiuderemo la porta su un luogo che ci ha accolti per un po’ di tempo, e che conosciamo bene. Il racconto è piuttosto una finestra sulla casa di qualcun altro (o come in una poesia di Carver, “Chiudersi fuori e poi cercare di rientrare”, è una finestra su casa nostra quando abbiamo dimenticato le chiavi). Da fuori possiamo solo indovinare che cosa c’è dentro, farci un’idea della vita di chi ci abita, riflettere su quante cose non sappiamo. Confessare che non ne sappiamo quasi niente: il racconto è insieme una resa (non provo neanche a scrivere questa storia per intero, perché sarebbe un fallimento) e una sfida (ma ne scrivo un pezzo: tu sei capace di immaginare il resto?)." Il pezzo qui sopra viene da un articolo di Paolo Cognetti uscito oggi su Minima e Moralia http://www.minimaetmoralia.it/wp/per-esme-con-amore-e-squallore/ che sarebbe da ricopiare tutto, prima qui e poi sul quaderno e imparare a memoria e tenere davanti ogni volta che serve, cioè sempre. Stasera o domani scrivo le mie note sull'eds passato, abbi pazienza, ho bisogno di un po' di tempo, un bicchiere di vino e il tavolo sgombro.
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Di questi qui non me ne perdo una:
Alcuni aneddoti dal mio futuro
Poco mossi gli altri mari
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Inviato da: LaDonnaCamel
il 18/05/2013 alle 20:01
Inviato da: AmicaLillina
il 18/05/2013 alle 15:01
Inviato da: LaDonnaCamel
il 17/05/2013 alle 16:00
Inviato da: LaDonnaCamel
il 17/05/2013 alle 16:00
Inviato da: pendolante
il 16/05/2013 alle 17:35