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Creato da: LaDonnaCamel il 16/09/2006
Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla èl

 

 

Commenti in bianco

Post n°903 pubblicato il 23 Aprile 2014 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Ho buttato sulla tavola una manciata di idee, chi ha preso il pesce, chi il bianco, chi il corto e chi il finale mesto, va bene, metto più cose sul menù apposta, così ciascuno si prende quello che preferisce. Ma non dare la colpa a me se hai scritto una tragedia, si può anche ridere amaro, si può sorridere e alzare le spalle, la vita è fatta di tante cose, poi dipende da dove guardi.
Il risultato è ventidue pezzi meno il 21 sbarrato, che non è un tram ma un racconto fuori catalogo di Lillina, c'è il bianco e c'è i pesci e c'è tutto, chissà perché.

E poi non dire che non te l'avevo detto: scrivere stretto scatena le qualità latenti.

1. Comincia bene Angela che mi piace un sacco come scrive, poi abbiamo certi ricordi in comune, di padri e di pesci nelle porcellane dei sanitari di casa, di lucci, di fratelli e sorelle. Di Angela mi piace soprattutto lo sforzo di dirlo in modo diverso, non tanto perché è nuovo in sé ma per il rischio che si prende. Sarebbe troppo facile per lei rimasticare cibi precotti, lo potrebbe fare a occhi chiusi e cascherebbe in piedi, con gli strumenti che ha e che sa maneggiare, e invece si mette in gioco e balla.

2. La morta di WonderDida è un po' ingenua, mi sembra mia nonna quando non volevo fare il pisolino al pomeriggio e per spaventarmi rovesciava gli occhi all'indietro e diceva "sono morta". Ma quella volta avevo quattro anni! E' necessario costruire un patto con il lettore prima che sia disposto a bersi le tue panzane. Puoi dire "sono morta" e io ti posso dare un'apertura di credito e lasciare che me lo dimostri, o almeno fammi capire che tipo di morta letteraria sei. Ma se dici "svengo" no, non ti credo, perché se svieni non puoi parlare. I morti possono parlare, in certi contesti, ma gli svenuti, mai! :-)

3. Questo pezzo mi ha fatto venire in mente una canzone, la suonava sempre mio marito. Va bene, hai rispettato tutte le regole, anche il salmone ci hai messo. Non manca niente.

4. Nei commenti avevo quotato WonderDida "Certe parole incomprensibili che muovono la fantasia" perché la potenza espressiva di Dario è legata alla musica delle parole, che non sono esattamente un dialetto, ci dice lui stesso, ma sono una lingua aggiustata alla bisogna. Il corto circuito genera una scintilla, esplode, dissipa energia: questa è la lingua di Dario, che ha bisogno di meno parole perché fa la strada più corta, come la corrente getta un ponte elettromagnetico tra il cuore e la ragione, chiude il contatto e scoppia il botto.

5. Avendola sentita raccontare dal vivo, per forza deve essere vera. Smentisco il Re, questa volta non è la storia ma chi la racconta, o almeno "come" la racconta. Ne deve avere tante in quei faldoni di storie come questa, possiamo chiederlo a Didì ma non ce lo direbbe, e anche se volesse - tolto il segreto professionale - non lo saprebbe dire così bene. Gordon, se li scrivi tutti poi un modo lo troviamo.

6.
Te l'hanno già detto, e comunque lo sapevi da te che un imbianchino non parlerebbe in questo modo. Ma pure il Sandrino lo sapeva da sé, eppure ha scritto addio monti sorgenti dall'acque ed elevati al cielo alla maniera che gli pareva a lui, ci pensi il lettore a risincronizzare la voce del personaggio con la voce del testo, se no ditelo: ehi, lettore, non posso mica fare tutto io!

7. Quello sputo è stato un dolore anche per me. A schiaffoni ci hai preso, ci hai lasciati rintronati. Poi è vero che si possono tagliare ancora un po' di righe in fondo. Si può dire di meno, ancora meno, tanto quello che conta è stato già detto prima, è stato detto tutto.

8. Lo stesso che ho scritto qui sopra. Chi se lo aspettava un pezzo così da te? E perché non ha quarantacinque commenti? Te lo dico io perché: è già talmente compiuto che non si può aggiungere niente.

9. Ieri ho dimenticato una esse e poi una pi, l'ho sbagliato due volte il titolo perché non sono capace di tornare bambina così bene come sai fare tu, credo sia per quella riserva di polvere di fata che sei riuscita a metterti da parte, è un ingrediente fondamentale, se non ce l'hai non c'è verso di volare. Ma tu, per nostra fortuna, ce l'hai.

10. Lo sapevi che una parte della critica colta sostiene che Moby Dick non è altro che la pagina bianca? Sì, secondo me lo sapevi, lo sai. Poi la balena non è un pesce, anche se è stata tirata in ballo. E allora, chiamatemi Pendolante che ci penso io a portarvi avanti e indietro e dappertutto.

11. E difatti eccolo, il Coniglio Mannaro: proprio tu lo dovresti sapere che la balena non è un pesce, la balena bianca che credevamo estinta sembra rinata, sarà per quella D nella sigla? Ma Renzi non somiglia per niente al Coniglio Mannaro, che era Andreotti non per caso. Dovrei tirarti le lunghe orecchie e invece ti offro una carota: lo sai che qui abbiamo un debole per i conigli...

12.
Tutte lo vogliono, tutte lo bramano, tutte lo amano. Non è Ernesto, non è Fante, John, e non è nemmeno Riva, Gigi. Ma chi è che fa urlare di piacere queste donne, bibliotecarie, intellettuali, poetesse, scribacchine, casalinghe?
Se te la senti, prova a indovinare: Ha Offerto Molte Belle Rime Enigmistiche.

13. La ricetta del branzino alla griglia non è mia ma di un mio amico, si dice sempre così.

14. Ohi Frà, non vale farsi fare i compiti dai figli, la prossima volta ti mando dal preside.

15. Sai Cali, il problema della tua storia non è, credo, aver dovuto sacrificare il testo per renderlo più corto, ma come dice Dario, averlo voluto riassumere invece che mostrare per immagini. Quei due o tre brevi squarci che ci lasci intravedere - le lenzuola fresche, i fichi raccolti dalla pianta - bastano a far capire quello che serve. L'hai già fatto, lo sai fare, lo farai ancora e sempre meglio

16. Oh la tristess de la platess! Ma questa è una favoletta bellissima e io la coopto senza indugio, nonni compresi.
Abbiamo un Pendolo nuovo, non vorrei dirlo apertamente ma sembra che siamo capitati dentro una 'ndrina itinerante, sono tutti affiliati alla mammasantissima dei treni, lo so perché ogni tanto si incontrano segretamente a Bologna. Benvenuto a bordo!

17. Signorina buona sera! L'ho scoperta qui per caso, nessuno mi aveva detto niente e non l'avevo vista, sa, sono piuttosto miope anch'io, per quanto gli occhiali non me le li levo nemmeno per fare il bagno in mare, altrimenti il divertimento se non lo vedo come faccio. Il racconto è interessante, io amo il paradosso e le situazioni surreali, amo quelli che non ci vedono, le signorine con una massa di capelli biondi, quelle col caschetto moro e quelle il cui nome comincia per F.

18.
Ti ho cambiato il titolo perché ancora una volta spiffera troppo, accidenti. Ma a parte il titolo, è perfetto. Avrei voluto avere questo racconto il giorno uno, quando ho lanciato l'eds. Così si fa: mostrare, non raccontare: far vedere la mano, aprire e chiudere le dita, lo vedete? Non c'è niente! Far vedere anche la manica, visto? Niente di sopra, niente di sotto, niente nella manica, niente davanti, niente di dietro... opplà, ecco qua! Mentre il lettore è distratto dai gesti, dalle unghie laccate e dai bagliori dei lustrini, zac! gli piazzi la polpetta avvelenata. Chapeau. Non è uno sporco trucco, sia chiaro. E' uno splendido trucco.

19. La boccia con i pesci mi ricorda una canzone dei pink floyd che amo e ho amato molto. Stavolta hai lavorato un po' di più il testo, non dire mai che hai scritto in quattro e quattrotto, delle volte le intuizioni arrivano subito, altre volte richiedono tempo e sforzi anche solo per spremere fuori poche righe. Ama quello che scrivi e curalo meglio che puoi, correggi i refusi: è una forma di rispetto per te e per chi ti legge. Mi piace "il suo vagare per piccole commissioni sarebbe dovuto un giorno diventare un lavoro svogliato". Poi la storia vola via veloce, il resto sono allusioni, illusioni, delusioni.

20. Il ritmo e il suono. I due aggettivi di questa canzone. E' un racconto, lo so, ma sembra una ballata epica, un po' come mentre attraversavo london bridge un giorno senza sole, ricordi? La Victory forse non è la stessa dell'ammiraglio Nelson però me la evoca, mi vedo il povero signor Petr come in un cartone animato di Tim Burton, magro, naso adunco, marsina lunga e consumata, ginocchia aguzze. Niente, m'hai scatenato una serie di libere associazioni. Lei è la sposa cadavere, ovviamente. Piaciuto molto.

21. Fiori d'arancio e pesci lessi la prima notte di nozze, potrebbe essere il titolo di un film di Almodóvar. Ma non è un eds, l'ho rubato senza chiedere e quindi non lo commento.

22. Il colpo in canna. E che colpo, e che canna, direi se non fossi una signora per bene. Ma non lo dico. Dirò invece che questo raccontino nasce dal fenomeno della visone binoculare che abbiamo noi creature con gli occhi posati dalla stessa parte della testa. Se chiudi un occhio ti sembra che le cose immobili si spostino, ti sembra che gli angoli si raddrizzino, le rette si curvino, i tondi si spianino e piani si pieghino. Poi lo riapri e tutto torna come prima, giuro.

 
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Intanto

Post n°902 pubblicato il 21 Aprile 2014 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Intanto che raccolgo i miei stracci per i commenti ragionati ai racconti dell'ultimo eds, per ingannare il tempo che è un bastardo cinico e baro, eccoti qui un raccontino di 2767 battute. E' di David Means e l'ho trovato su Minima e Moralia come regalo per Pasquetta, forse l'hai già letto se la segui anche tu - se non la segui seguila, il più delle volte è interessante.

Quello che spero io, da Episodi incendiari assortiti di David Means

Non voglio più che nei miei racconti la gente muoia. D’ora in poi dovrà essere una vita meravigliosa. La luce della sera che si vede dal traghetto per l’isola baluginerà un istante per poi sparire dietro l’orizzonte, portandosi dietro l’ultimo spicchio di sole; loro due si appoggeranno sul parapetto spalla contro spalla, avvertiranno il tenue rollio della barca, e sapranno che una volta arrivati al bed and breakfast – il sacchettino di pot pourri appeso nell’armadio e la mentina sul cuscino – si svestiranno e si ammireranno a vicenda nel loro nudo splendore. Il giorno dopo affitteranno due biciclette e pedaleranno controvento finché non avranno le cosce indolenzite (a casa, in città, non vanno mai in bicicletta); andranno a fare un pic-nic lontano, sull’altro capo dell’isola, in una caletta riparata dal vento. Di tanto in tanto un soffio di vento spargerà sabbia sulla loro insalata di patate. Lì si baceranno lentamente e lui le leccherà la salsedine dalle labbra e si stupirà del contrasto tra il calore della sua bocca e il freddo intenso dell’aria in fondo alla cala, dove si infrangono le onde. Tornando indietro, questa volta con il vento a favore, proveranno l’ebbrezza di un jet che sfreccia lasciando la scia, allargheranno le braccia, spinnaker per catturare il vento. Parcheggeranno le biciclette sulla veranda, chiuderanno i lucchetti delle catene e si dirigeranno a passi incerti verso l’ingresso, con le gambe che non li reggono. Dio come saranno stanchi, con le gambe meravigliosamente molli, come se poggiassero i piedi a terra per la prima volta dopo anni; e nell’angoscia di quello sfinimento faranno l’amore di nuovo, su in camera, semisvestiti, dopodiché si addormenteranno saltando la cena, svegliandosi soltanto quando ormai fuori è già buio pesto e con il brivido del temporale che imperversa, con la sensazione appena percepibile di essersi persi qualcosa, qualcosa di estremamente importante. Nel corridoio la porta cigola e l’uomo laggiù in fondo, che loro immaginano essere un lupo solitario, avanza lentamente verso il bagno (in comune), e tutti e due restano in ascolto, trattenendo il fiato per sentire lo scroscio della pipì nell’acqua, che non li fa più ridere come la prima volta che l’hanno sentito, al mattino, ma che ora suona invece come qualcosa che va fatto, acqua fredda e immobile contro altra acqua in una tazza di porcellana. Se nel racconto nessuno morirà, ecco come andrà a finire: con loro due che il giorno dopo salgono di nuovo sul traghetto e fanno ritorno alla terraferma, osservando il paesaggio scivolare dietro la barca, con i gabbiani che sfrecciano al di sopra della scia, e l’iniziale forma a V della scia stessa che si allarga stemperandosi nell’eterno tumulto dell’Oceano Atlantico settentrionale.

E intanto Pendolante cattura pensieri erotici e stupendi.

Angela ha un romanzo nel cassetto, ma c'è sempre più di quello che si scrive.

E intanto Hombre ha scritto una cosa speciale.

 
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A me il vento piace

Post n°901 pubblicato il 15 Aprile 2014 da LaDonnaCamel
 

Il breve percorso tra la stazione della metropolitana e casa mia costeggia una serie di costruzioni basse, chiamarle villette sarebbe pretenzioso ma non del tutto sbagliato. Alcune hanno un vero e proprio giardino esclusivo, alcune solo un cortiletto minuscolo, altre affacciano direttamente sulla via. Le finestre del piano terra sono così vicine alla strada che se passo verso l'ora di pranzo o di cena sento i profumi di cose buone aleggiare nell'aria. C'è un incrocio particolare in cui potrei dire precisamente cos'hanno cucinato: oggi un sugo fatto con i pomodori freschi e il basilico, doveva essere delizioso, ho ancora l'acquolina al pensiero. Le tendine sono chiuse e non si vede dentro ma tirando a indovinare mi dico: pennette.
Socchiudo gli occhi e inspiro profondamente, chissà chi è che ha già messo in tavola, se avessi un periscopio proverei a sbirciare dentro per vedere chi cucina e soprattutto per chi. Nel mezzo di queste elucubrazioni mi passo la lingua sulle labbra, è ora di pranzo anche per me, e mi cade l'occhio all'angolino del marciapiede. C'è un paio di mutande da uomo buttate là, per la precisione un paio di slip neri, accartocciati, polverosi e pieni di detriti, semi e pioppini: ne è orlata tutta la via. Ma pensa te, mi dico andando avanti, chi è che se ne va in giro senza mutande, adesso? Un uomo non riesce mica a levarsi le mutande tenendo su i pantaloni, una donna con la gonna larga potrebbe, ma un uomo come fa in mezzo alla strada? Me lo immagino saltellante su un piede solo mentre si sfila una gamba dei calzoni, la cintura in mano, la patta aperta, quando, nemmeno sette passi più avanti, ecco un calzino. Ah, ti ho beccato, fedifrago. Mi volto indietro e guardo la finestra più vicina alla strada, quella accanto alla cucina - a quella che mi immagino sia la cucina, certo. Le imposte sono aperte, i vetri accostati, le tende fluttuano, cercano di uscire dallo spiraglio. C'è vento oggi, il cielo è pulitissimo e si vedono i cumuli bianchi in fondo a via Melchiorre Gioia. Non sto lì a fare una foto, ne ho fatte mille così: immaginalo, fai qualcosa anche tu. Una luce fortissima, un profumo di cose buone e antiche, asfalto brillante e nuvole bianche.
Magari è successo proprio questa notte. Il marito al bar a vedere la partita su sky o a giocare a calcetto, a trovare sua madre, chi lo sa dove sarà andato. Di solito non torna mai prima di mezzanotte ma stavolta dev'essere successo qualcosa, forse non sarà stato bene, non avrà digerito la cena, un attacco di colite, un presentimento. E sul più bello, ignari, avranno sentito girare la chiave nella toppa. Avranno avuto appena il tempo di bloccarsi lì, troppo tardi per pensare, avranno alzato la testa, anzi saranno scattati in piedi e lui avrà raccolto le sue cose al buio e avrà scavalcato il cornicione col suo fagotto tra le braccia, sarà saltato direttamente in strada. Sarà corso verso la macchina rasentando il muro, col cuore in gola sarà scivolato dentro e avrà messo in moto e poi via, col respiro ancora affannoso, via, senza pensare a rivestirsi, via per mettere più distanza possibile tra lui e loro. Un uomo nudo è sempre più vulnerabile di un uomo vestito, ma un uomo nudo sorpreso dove non dovrebbe essere è molto più che vulnerabile.
Lei avrà fatto finta di niente, dormivi? Io? No, stavo leggendo, come mai sei tornato così presto?
Lui, molti semafori dopo, il respiro tornato regolare, avrà trovato un angolo lontano dal lampione e avrà frugato nel suo fagotto, avrà infilato un calzino ma l'altro? L'altro non l'avrà più trovato, e le mutande nemmeno, mistero. Si sarà messo i jeans a pelle, stando attento a non prendersi dentro niente tra i denti della cerniera lampo, ecco come dev'essere andata. Poi, il giorno dopo si saranno rassicurati. Ma no, forse anche la notte stessa. Lei sarà andata in bagno e gli avrà mandato un sms, tutto bene, non si è accorto, oppure l'avrà fatto mentre in bagno c'era il marito, nascondendosi sotto le lenzuola. Lui avrà sentito fremere il telefono e avrà sorriso, le avrà risposto domani sei libera? sapendo che domani lei non lo sarebbe stata ma sperando che lo sarebbe stata un giorno o l'altro.
Mentre a mia volta vado avanti verso casa, perlustro il marciapiede in cerca di indizi: non ho nemmeno bisogno della lente per notare un altro calzino.
Ahi. Mi avvicino. E' diverso da quello di prima. Mi volto indietro a guardare. Com'è possibile? Quello di prima era nero, questo è bianco, con un bordo azzurro. Sembra un calzino piccolo, da bambino o da donna. Alzo gli occhi e lo vedo. Al primo piano.
C'è un balcone con i fili a sbalzo sulla strada, un po' di panni stesi. Te l'ho detto che c'era vento?
E te l'ho detto che si può scrivere anche senza eds? Da qui a maggio c'è tempo per scrivere un po' anche senza tema e senza regole, solo per divertimento. Vabbè, anche gli eds sono per divertimento, se no perché? In ogni caso, fai come me, esci di casa, prendi la quarta cosa che ti capita davanti e inventati una storia, ricama, fatti un telefilm tutto tuo.

 
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Chiudo il bianco

 

EDS la balena non è un pesce agli sgoccioli

Post n°899 pubblicato il 11 Aprile 2014 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Ancora poco, pochissimo: dopodomani sera finisce l'eds bianco della balena che non è un pesce:

scrivi una storia triste (oppure allegra che finisce male)
mettici un pesce
mettici il bianco
stai dentro due cartelle (3600 caratteri, puoi contarli qui)
scrivi sul tuo blog e metti un link a tutti gli altri come ho fatto io.

  1. Album di famiglia in un interno – bianco come il bagno nel mese dei lucci
  2. Lamento di una giovane morta
  3. Il soffio della vita
  4. Austinu
  5. Caramelle
  6. Una mano di bianco
  7. Chi s’è mai sognato di mangiare una rondine?
  8. L'agosto del pesce volante e del pettirosso timido
  9. Missisippi
  10. La lista
  11. Diffidenza
  12. L'incanutito e la salata immensità
  13. L'occhio del branzino deve essere bianco
  14. EDS in piccolo
  15. Minnie
  16. La favola del pesciolino bianco e del principe pescatore
  17. Le diottrie del sig. Paolo
  18. La solitudine del sabato
  19. Il pesce contacaratteri

Scrivi ancora!

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Didascalia di una foto:

quello in bianco è mio fratello.

 
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