Creato da LaDonnaCamel il 16/09/2006
Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla èl
 

 

Presto e bene

Post n°1023 pubblicato il 16 Settembre 2016 da LaDonnaCamel
 

Mi hanno aggiustata presto e bene e sono già tornata a far danni dalla mia postazione: grazie per gli auguri, hanno funzionato!

Ciao ciao...

 
 
 

scrivere con la mano sinistra

Post n°1022 pubblicato il 11 Settembre 2016 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

abbiamo due stendini pieghevoli sul balcone, ma le lenzuola e le cose grosse le mettiamo ad asciugare in quello fisso che c’è in bagno, sopra la vasca. i panni asciugano prima e meglio se si lasciano ben aperti.
così l’altra mattina ho tirato giù una coperta grande che era asciutta e mi dava fastidio. l’ho messa da parte e ho fatto la doccia. poi l’ho portata in camera, volevo metterla a posto subito perché lo so come va a finire, sono una che accumula vestiti sulle sedie, faccio dei mucchioni che stan lì da una stagione all’altra, non ci sarebbe nemmeno bisogno di avere gli armadi, fossero tutti come me. ma questo succede solo se ci lascio qualche pezzo come esca, per esempio una coperta va bene, poi arriva magari una camicia di seta semipulita usata sono un’oretta, una gonna da stirare e il resto viene attratto dal magnetismo dei vestiti sulla sedia e nemmeno me ne accorgo.
ma non questa volta. stavolta la metto via subito, non l’appoggio giù nemmeno un momento così son sicura. c’è già la sedia davanti all’armadio, non devo fare altro che aprire l’anta in alto e salire, lo faccio subito cosi come sono. alzo un piede e mi do una bella spinta. aziono i muscoli delle gambe che ho allenato in lunghe passeggiate, accompagno lo slancio con un bel colpo di reni senza nemmeno appoggiarmi, ho le mani occupate dalla coperta grande, la devo stendere in alto ben piegata sopra le altre.
dunque una bella spinta di gambe e sono in piedi sulla sedia, anzi son su con un piede solo perché non riesco nemmeno a poggiare anche l’altro che sento uno schianto come quando metti il tacco su un bastone di traverso su un sasso, un craccare di legno insomma, non sto lì a sottilizzare il tipo di legno secco o verde, stagionato o giovane perchè è proprio in quel preciso momento che  il piede nudo affonda nella crepa, i componenti laterali della sedia si aprono, tornando ai principi primi che la componevano, la base sprofonda, le mie mani in alto mulinanti non si risolvono a lasciare la coperta in favore di un appiglio più solido, l’equilibrio vacilla e io mi trovo proiettata indietro lungo una parabola discendente rovesciata senza avvitamento come una tania cagnotto decisamente più curvy.
non c’è l’acqua sotto ma il pavimento della mia stanza, e anche se ci fosse stata avrei ottenuto un punteggio molto basso visto che sono arrivata giù con la mano destra per prima, poi il culo e poi tutto il resto. credo che avrei alzato uno spruzzo da squalifica, se ci fosse stata l’acqua. invece non c’era, dunque ho alzato un urlo, anzi due o tre, molto forti e moto acuti, a causa della pressione del mio peso non indifferente concentrata tutta insieme e tutta nello sesso tempo sulla breve superficie del mio polso destro.
e niente, il resto te lo lascio immaginare, corsa in ospedale, radiografia, anestesia, riduzione, gesso provvisorio, promessa di operazione risolutiva e chi lo sa cosa mi riserva il prossimo futuro.
è per questo che scrivo con la sinistra e mi fa fatica mettere le maiuscole.

 
 
 

Di terremoti, merluzzi, malattie e piccole verità

Post n°1021 pubblicato il 26 Agosto 2016 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Caro blog, scusa se non mi sono fatta sentire per un po’ ma sono stata malata. Ho avuto le vertigini che tutto il mondo mi girava, ho avuto la pressione alta e ho anche vomitato. Poi sono guarita, ma ero stanca. Poi è venuto il terremoto e tutti gli esperti di geologia e di sismologia e di economia urbanistica ed estrazioni del lotto si sono precipitati su Facebook a dire come si deve fare in queste circostanze al contrario di come stanno facendo quelli che lo stanno facendo così ho dovuto spegnere perché mi veniva ancora da vomitare.

L’unica cosa che voglio raccontare è che una mia amica qualche giorno fa aveva tolto dal freezer una confezione di merluzzo surgelato perché lo voleva cucinare, ma per via di un misterioso atto mancato non l’ha più trovato. Come tutti fanno in queste occasioni, ha descritto l’avvenimento su Facebook e il fatto ha generato una lunghissima catena di consigli, commenti, domande e risposte. Confesso che anche io, che pure ero riuscita a tacere sui fatti del terremoto, non ho resistito e ho dovuto darle il mio grano di saggezza. È perché se uno perde qualcosa divento pazza, soprattutto se io perdo qualcosa, si capisce, e la devo cercare fino a che non l’ho trovata. Il thread del merluzzo è durato parecchi giorni, dal 22 al 26 agosto e ha generato almeno cento commenti. La mia amica a un certo punto ha creduto a sua volta di essere pazza e di aver allucinato un merluzzo che non era mai esistito. Le hanno consigliato di dire certe preghiere a San Giuseppe o a San Giovanni o anche il Pater noster, di andare annusando per la casa, le hanno raccontato di altri pesci surgelati persi e poi ritrovati dopo mesi, hanno accusato il gatto che non ha e perfino i ladri. Una storia avvincente anche meglio di un giallo di Camilleri perché se non altro era in italiano e si capiva tutto, poi io mi immedesimo in queste cose e mi arrovellavo.
Ma guarda che interesse muove un fatto così pieno di mistero, mi dicevo, c’è da farle una case history che poi la metto nei miei corsi di social media, bisogna imparare dalle cose della vita, sono queste le vicende che appassionano i lettori, non c’è mica bisogno di metterci una star come Gianni Morandi, lo vedi? Basta un merluzzo, delle volte. Ma meglio, basta una mancanza, eccolo lì il cuore di tutte le storie, quello che ti aspetti di trovare non c’è, tutti si possono immedesimare nello spaesamento, i dubbi, la curiosità, la paura.
Stamattina finalmente ha potuto rassicurare i suoi seguaci o followers - come si dice in questi casi: il merluzzo c’era davvero, l’aveva messo nella cassetta delle patate e siccome era ben avvolto nella sua confezione non esalava nessun odore.

Sono contenta che la mia amica non è pazza, le ho comunque consigliato un po’ di libere associazioni, come del resto hanno fatto certi i suoi commentatori dicendole che è di pubblico dominio che il pesce vuole la patata.
E questa è una piccola verità.

 
 
 

Compleanno

Post n°1020 pubblicato il 31 Luglio 2016 da LaDonnaCamel
 

 

compleanno

Sotto la torta ci metto un pezzo di cinque anni fa che però mi piace ancora.

Quando è venuto a trovarmi
il fantasma dei blog passati
si è seduto sul bordo del mio letto
aveva una camicia consumata e gli occhi fondi come buchi
prendete pure tutti gli stereotipi di un luogo
dove è assente, o quasi, ogni fantasia
ecco, esatto, era così
mi ha fatto vedere sul soffitto
le diapositive dei post passati
aveva accesso al database di libero
o li aveva scaricati sul suo hard disk
vai a sapere
non diceva niente
ma aveva il dito alzato
e io ho capito
continua a leggere...

 
 
 

I campeggiatori con le coperte d’oro

Post n°1019 pubblicato il 10 Luglio 2016 da LaDonnaCamel
 

Stamattina mi sono svegliata presto, anzi prestissimo,  ho approfittato della frescura per fare una camminatella sulla Martesana. Era tantissimo che non lo facevo, delle volte basta niente per perdere le buone abitudini, quelle cattive invece ti restano attaccate alla schiena come i nei.
L’aria era quasi fresca e profumata, già fuori dal portone si sentiva quel delizioso odorino di brioches che si scaldano nel forno del bar: è lo stesso che entra dalla finestra e mi sveglia in certe mattine primaverili, proprio quello che mi spinge a saltar giù dal letto con gli occhietti piccoli in cerca di un caffè. Volto la testa dall’altra parte e tiro dritto, vade retro brioches, ho già fatto colazione con tre fette di ananas fresco, non cominciamo a minare i buoni propositi, mi dico senza nemmeno muovere le labbra.

Nel punto dove inizia la ciclovia il naviglio si immette in una condotta sotterranea con una piccola cascatella, l’acqua fluisce attraverso una grata di ferro che avran messo lì per fermare le cose grosse, per evitare che se uno butta dentro, che so, una sedia da giardino, non vada a intasare le condutture che corrono sotto la via Melchiorre Gioia fino alla darsena. Ogni tanto mi immagino come deve essere lì sotto, tale e quale i cartoni delle Tartarughe Ninja che vedevamo quando i bambini erano piccoli. E anche l’odore, ci giurerei che è lo stesso. Stamattina vien su un tanfo che sa di Lambro, proprio sopra la cascatella si è fermata un’isoletta di roba verde più qualche bastone, fa passare la voglia.
Volto la testa dall’altra parte che ci sono gli oleandri rosa, mi faccio l’illusione di portare in primo piano quell’odore di fiori che pure c’è, sono sicura.

Sto sul lato destro del camminamento che è all’ombra, sotto gli alberi: non sono ancora le otto ma è meglio non accaldarsi. Nel nuovo giardinetto che hanno appena fatto, quello che si allarga verso via Sammartini dove han piantato i fiori in primavera, che però non son venuti su, e messo il tavolo da pic tic con le panche di legno c’è pieno di campeggiatori. Sono sdraiati sull’erba, certi sulle panchine e dormono lì. Non hanno le tende perché si vede che fa caldo, ma devono essere turisti ricchi perché molti hanno delle copertine dorate che luccicano al sole.
Non tutti dormono, a dire il vero certi sono seduti per terra vicino a mucchietti di panni colorati. Non faccio la foto perché non mi sembra gentile, e poi ne ho viste in giro altre, anche al telegiornale.

Volto la testa dall’altra parte e mi infilo nel tunnel sotto la ferrovia. Vedo che un turista ha steso il suo lenzuolo qui sul cemento, mi immagino come abbia dormito bene con tutti i treni che gli passavano sopra la testa ma i giovani hanno il sonno duro, mi ricordo che una volta anche io avevo fatto il campeggio nautico sotto un ponte, in Liguria, quando ero giovane nemmeno lo sentivo, il treno.

Appena dopo il secondo tunnel mi assale una zaffata nauseante che identifico immediatamente come di provenienza umana, e difatti nell’angolino vedo anche pezzetti di carta bianca. Oggi ho il naso più sensibile del solito, del resto smettere di fumare non può avere avuto solo risvolti positivi.
Evabbè. Mi immagino che quel genere di campeggio libero richieda un certo spirito di adattamento, si fa come si può, con quello che si trova. C’è una fontanella in via Sammartini? Mi pare di no. Ma forse a una certa ora apriranno il centro, dentro forse l’acqua ce l’hanno.

Volto la testa dall’altra parte e vedo una nutria che nuota contro corrente. Rallento per fare un po' di strada insieme e subito se ne aggiunge un’altra e poi ancora una. Facciamo un convoglio di nutrie e donne ma loro vanno ben piano e io mi stufo quasi subito e riprendo la mia andatura. No, la foto non la faccio, ne ho mille. Nemmeno alla vecchina che, poco più avanti, butta il pane alle papere. Ho le mani sudate, voglio qualcosa di nuovo. Non dico uno scoop ma almeno una bella inquadratura.

Cammino e cammino, arrivata a via Adriano mi viene in mente che Massimo mi aveva detto che c’è un negozio da quelle parti, una specie di bazar che vende di tutto, ero curiosa di andare a vedere ma non mi ricordo con precisione dove, guardo un po’ in giro a casaccio e senza accorgermi entro in un sentiero stretto che costeggia il naviglio sull’altra riva di viale Padova. Non sapevo che esistesse questo spazio tra l’argine e le ville, è bellissimo, vedi?

 

giardino segreto



Vado avanti ancora, sperando che porti fino al bacino che collega la Martesana al Lambro, all'altezza di Cascina Gobba dove la ciclovia passa sotto l’autostrada, ma invece mi trovo la strada sbarrata da un cancello. Non si passa. Va detto che il boschetto è notevole, un giardino segreto. Il che non può essere, ovviamente, non sono ancora le nove di sabato mattina, è normale che non sia affollato.

Giro i tacchi e mi avvio pensando ai ragazzi che abitano in questo quartiere, beati loro, hanno un posto dove andare a baciarsi. Un posto non troppo aperto, con un soffice tappeto erboso, tronchi tagliati come panchine, cespugli e fiori odorosi. Mi arriva infatti un profumo di pane tostato, o meglio di piadina ma non ci sono negozi qui, saranno quelli delle ville affacciate sul fiume cha fanno colazione a pian terreno.

 

giardino segreto



Cammino e cammino, quando ripasso vicino a via Sammartini si sono alzati tutti, il giardinetto è per la maggior parte in pieno sole e i campeggiatori si sono spostati contro il muro, nella striscia ancora all’ombra. Stanno seduti sull’erba, le ragazze con le braccia intorno alle ginocchia e la testa appoggiata sopra. Mi sa che non hanno dormito tanto bene.

A questo punto ho fatto più di dieci chilometri, ho caldo e non vedo l’ora di farmi una bella doccia. E niente, il negozio di Massimo non l'ho più cercato: mi sono dimenticata.

11.3

 

 
 
 
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