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Creato da: LaDonnaCamel il 16/09/2006
Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla èl

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Ritorna ancora e prendimi

Ritorna ancora e prendimi
Questa è una raccolta magnifica curata dal mio amico Bartelio (e un pochino anche da me) con dentro trentadue racconti tutti scritti dai miei amici virtuali e anche reali, un libro vero di carta e inchiostro che potete ordinare cliccando qui: www.lulu.com/content/652524
 




 

 

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La vendetta della befana

Post n°390 pubblicato il 19 Novembre 2009 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

 

L'altra sera siamo andati in trattoria. Stavamo sedendoci a tavola quando Paolo mi ha detto: "Ah, il libro di Giulio Mozzi. E' bello."
Bene, ho pensato, domani me lo compro. "Bene" ho detto, "domani me lo compro".
E infatti il giorno dopo, che dovevo passare in piazza duomo, sono andata alla mia libreria preferita e ho chiesto l'ultimo libro di Giulio Mozzi.
Lo sapevo più o meno quale poteva essere, l'avevo letto in internet. Sapevo anche che negli ultimi mesi di Mozzi ne erano usciti tre. Ma il titolo no, non me lo ricordavo. Questo è un mio problema, lo ammetto: mi dimentico sempre i titoli dei libri e i nomi delle medicine. Ma pure quelli dei libri che ho già letto, e delle medicine che ho già preso. E non è questione di età, è sempre stato così per me: mi posso ricordare una poesia a memoria, o anche una lunga citazione in prosa, ma coi titoli e con le medicine sono un disastro. Sarà perché son cose che si trovano nei cataloghi, o nelle ricette. Sarà perché fanno parte della confezione, vuoto a perdere, e a me interessa quello che c'è dentro, la sostanza. Sarà perché sono fatta così.
Di solito riesco a spiegami e guardando nel database i commessi tirano fuori in qualche modo quello che cerco.
Dicevano che di libri di Mozzi ne avevano due appena usciti, e l'altro era un'antologia che aveva curato, non era quella. 
Mondadori. Strano, ho pensato.  Ma l'ho preso. I consigli di Paolo sono sempre perfetti per me. E' stato quello, quel consiglio, che mi aveva ispirato il post precedente sulle prescrizioni librarie, per dire quanto non ne possa fare a meno, dei consigli di Paolo. Che poi, scusa la divagazione ma in quel post avevo inventato una cosa che esiste già. Davvero! Si chiama biblioteca. Giusto ieri ho saputo che se non hanno un libro, tu lo chiedi e loro lo comprano apposta per te e te lo prestano. E lo fanno davvero, la persona che me l'ha detto ha tutta la mia fiducia. E sembra che questa istituzione straordinaria ci sia anche a Milano. Mi devo informare.
Il libro di Mozzi. Ho cominciato a leggerlo già in metropolitana: fantastico!
Poi a casa ho fatto un giro sui blog che leggo di solito e ho visto che non era quello. O meglio, suppongo che non fosse quello.
Pero è bellissimo. Sono come raccontini iper realistici, brevi, una o due pagine, storie minime di incontri sui treni, o al telefono, nei bar. Discorsi da poco, spesso ripetuti, di questioni senza importanza. Sono post che aveva scritto sul blog dal 2003 e che non avevo mai letto. Qualche volta l'avevo letto, il blog di Mozzi, ma non regolarmente, queste piccole storie erano mischiate agli altri post, si vede che me le sono perse. Non immaginavo che Mozzi scrivesse così, mi ero fatta un'altra idea. Non avevo mai letto niente di narrativo suo, solo recensioni e critica e consigli sulla scrittura. Non me l'aspettavo. Il bello di queste piccole narrazioni è questa specie di candore perfido che ci ho trovato, come un modo ingenuo di guardare il mondo, di sbeffeggiare con serietà i seccatori prendendoli alla lettera fino in fondo, una tentazione che ho avuto spesso nella vita vera e qualche volta (poche) ho anche messo in atto, ridendomela, purtroppo, da sola. Perché i seccatori sono stupidi, di solito. C'è poco da farsi capire. Il piacere di questa lettura sta nella vendetta. La risata che ne scaturisce è liberatoria. Ridevo tanto che mia figlia ha voluto sapere cosa fosse, e dopo che gliene ho letti due o tre, ha voluto immediatamente telefonare al suo moroso per leggerli al telefono, subito.
 
Sono l'ultimo a scendere (e altre storie credibili)
Giulio Mozzi
Mondadori
 
L'altro, quello che non ho trovato ma troverò, si chiama (Non) Un corso di scrittura e narrazione, Terre di mezzo. Forse.

 

 
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S.C.N.

Post n°389 pubblicato il 17 Novembre 2009 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

 

Stavo pensando che si potrebbe fare una specie di mutua dei libri. Un Servizio Culturale Nazionale, tipo che si paga una piccola trattenuta dallo stipendio e poi ci si fa fare la ricetta dal proprio consulente letterario di base, si pagano i due euro di ticket e si vanno a ritirare i libri che servono a star bene, a guarire. Ci sarebbero anche gli elenchi dei libri salvavita, quelli che siccome sono necessari, quando ti sono prescritti non ci devi pagare nemmeno il ticket. Certe categorie di libri inutili potrebbero essere fuori convenzione, se proprio vuoi farti male a leggerli te li paghi per intero. Allora si farebbe la fila dal consulente per farsi convertire la ricetta dello specialista, magari lui scuoterebbe un po' la testa, penserebbe che di quel libro potremmo forse farne a meno, che non saremmo in grado di apprezzarne tutte le sfumatore, ma ce lo darebbe lo stesso, che tanto effetti collaterali non ce ne sono. E prima di andare via gli chiederemmo, già che c'è, di darci qualche classico da tenere in casa che non si sa mai, qualche raccolta di poesie da consultare al bisogno.
Ci sarebbero librerie di turno aperte tutta la notte e i commessi mezzo addormentati ci passerebbero le copie urgenti attraverso lo spioncino sotto il vetro blindato, in questo caso a prezzo pieno.
Perché io se ho un po' di raffreddore vado a letto con la sciarpa e un bicchiere di latte caldo e il giorno dopo sto bene, ma senza i libri, come farei?

 

 
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Pol

Post n°388 pubblicato il 13 Novembre 2009 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

 

Il polipo (o polpo, ma io preferisco polipo) possiede 520 milioni di neuroni, di cui 150 si trovano nel cervello e i rimanenti 370 alla base delle braccia. (io e te circa 85 miliardi ma la balena e l'elefante 200)

I polipi necessitano della giusta dose di quella pulsione esplorativa che li spinge a ispezionare il loro ambiente. Devono necessariamente attaccare oggetti che non gli siano familiari, altrimenti non apprendono nulla.
Si affidano al sistema ricompensa punizione. Il loro comportamento lascia supporre che siano incoraggiati dal successo, ma non al punto di correre dei rischi.
Si è evidenziato che il polipo è in grado di mantenere un equilibrio tra le opposte tendenze del fare o non fare una certa cosa.
Gli stimoli dolorifici, come l'associazione di una scossa elettrica al contatto con un granchio o con un rettangolo che in precedenza aveva segnalato la presenza di un granchio, inducono l'animale a sospendere gli attacchi per un certo periodo, a volte parecchi giorni. Dopo la scossa il polipo si ritrae e nuota verso il suo rifugio; lo schema di ritrazione può mostrarsi molto elaborato, con variazioni di colore. Alla fine l'animale può coprirsi la testa con le braccia, soprattutto se ha ricevuto un'ulteriore scossa.
Spesso si incontrano polipi depressi dalle scosse elettriche ricevute. Li vedi in atteggiamento pensoso davanti al computer, con il gomito appoggiato al tavolo, o alla scrivania, o al masso più vicino, come nella foto. Non è difficile riconoscerli: sono quelli che rispondono sempre a una tua domanda con un'altra domanda. Si capisce che sono stati privati della giusta dose di pulsione esplorativa dal fatto che mostrano una certa indifferenza ai granchi, ai triangoli e alle occasioni sociali come pizze con i colleghi di lavoro, rimpatriate con vecchi compagni di scuola, presentazione di pentole e accessori per cucina.
Se si tratta di una femmina si può denotare un certo miglioramento nel tono generale nel caso il soggetto proceda all'acquisto d'impulso di un paio di scarpe nuove. Ma purtroppo è un sollievo di breve durata: la polpa infatti si renderà presto conto di non sapere che farsene, non avendo tenuto conto del colore e quindi non essendo in grado di abbinarle alle borsette che già possiede.
L'unica cosa che si può fare coi polipi scossi è lasciarli cuocere nel loro brodo. Patate e prezzemolo possono essere un'ottimo accompagnamento.

 

 
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Come i gatti

Post n°387 pubblicato il 07 Novembre 2009 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Oggi festeggio un amico. E' uno che quando à volia sa raccontare storie, dio se lo sa fare, ha la stoffa dello scrittore in technicolor 3D double surround.

Auguri Alessio, buon compleanno.

E cerca ti fartela tornare la volia, che qui c'è gente che aspetta.

"Quella cosa che tu riesci a evocare, estraendola con le tue parole dalle budella di ciascuno, è la nostalgia per qualcosa che non si ha più o che non si ha avuto mai ma che si desiderava tanto, un desiderio che si è dovuto abbandonare con fatica e per forza. Mostrando certe situazioni, non so come, riesci a far vibrare le coratelle (direbbe alcuno ;) di chi ti legge, che riconosce qualcosa che sa, ma senza ricordarsene direttamente.

Un tuo personaggio a un certo punto dice alla voce narrante che parla sempre del passato e questo è in parte vero, nei tuoi personaggi c'è spesso questa nostalgia per qualcosa e mi viene da pensare che non è il passato al quale si riferiscono esplicitamente, ma un passato molto più remoto quello che punge il lettore e lo mette in vibrazione sincrona con i personaggi. (omissis)

La forma non è la punteggiatura e i verbi dritti e le ripetizioni e la scelta accuratissima di ogni parola, l'essenza della forma deve essere altro: lo sguardo, l'inquadratura, il taglio che dai a una scena, la scelta di raccontare proprio quella e non un'altra. (omissis) Il trucco, la tua capacità innata, è di scegliere proprio l'episodio giusto e di guardarlo con gli occhi giusti in modo che chi lo legge ci trovi dentro una cosa sua, un ricordo suo, un dolore suo, il più delle volte.
Credo, penso, non so, mi sembra."
 
da una lettera di Maria Blancas Carçadillas a J.L. Borges, Buenos Aires 1965, archivio privato.

 
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Questa me la capisco solo io

Post n°386 pubblicato il 04 Novembre 2009 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel


È successo al Terzo Settore quel che è successo ad altre imprese precedenti, politiche, sociali, culturali: di trovarsi, crescendo, di fronte ai ricatti della realtà - particolarmente pesanti quando all’intorno si respira un’aria viziata com’è stata quella di questi anni. Ai membri del Terzo Settore è stato detto, in sostanza: o ti fai piacere questi usi e ti ci adegui, o non potrai godere dei privilegi piccoli o grandi che potresti ricavare dall’aderirvi. E a questo per migliaia di iniziative - si è aggiunta spesso la beffa, e all’adesione seguiva il disinteresse o il disprezzo, se non si contava abbastanza nel computo dei voti e non si era rappresentati da leader famelici o spettacolari, i professionisti della carità pelosa e quelli dell’antimafia. L’adesione comportava il compromesso, il clientelismo, la burocratizzazione, le astuzie, le sgomitate, e la cosa peggiore: la guerra tra associazioni (tra poveri) e il disinteresse per possibili alleanze. Da questo derivava il dominio dei funzionari interni e dei commercialisti, con le loro carte e i loro conti da far tornare o da truccare. Il peggio lo si è visto con le organizzazioni di ambizione internazionale, di aiuto a popolazioni provate da carestie e guerre o dal «normale sottosviluppo».

 

(da un commento di Goffredo Fofi sull'Unità, 1 novembre 2009)

 
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