Creato da LaDonnaCamel il 16/09/2006
Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla èl
 

 

I campeggiatori con le coperte d’oro

Post n°1019 pubblicato il 10 Luglio 2016 da LaDonnaCamel
 

Stamattina mi sono svegliata presto, anzi prestissimo,  ho approfittato della frescura per fare una camminatella sulla Martesana. Era tantissimo che non lo facevo, delle volte basta niente per perdere le buone abitudini, quelle cattive invece ti restano attaccate alla schiena come i nei.
L’aria era quasi fresca e profumata, già fuori dal portone si sentiva quel delizioso odorino di brioches che si scaldano nel forno del bar: è lo stesso che entra dalla finestra e mi sveglia in certe mattine primaverili, proprio quello che mi spinge a saltar giù dal letto con gli occhietti piccoli in cerca di un caffè. Volto la testa dall’altra parte e tiro dritto, vade retro brioches, ho già fatto colazione con tre fette di ananas fresco, non cominciamo a minare i buoni propositi, mi dico senza nemmeno muovere le labbra.

Nel punto dove inizia la ciclovia il naviglio si immette in una condotta sotterranea con una piccola cascatella, l’acqua fluisce attraverso una grata di ferro che avran messo lì per fermare le cose grosse, per evitare che se uno butta dentro, che so, una sedia da giardino, non vada a intasare le condutture che corrono sotto la via Melchiorre Gioia fino alla darsena. Ogni tanto mi immagino come deve essere lì sotto, tale e quale i cartoni delle Tartarughe Ninja che vedevamo quando i bambini erano piccoli. E anche l’odore, ci giurerei che è lo stesso. Stamattina vien su un tanfo che sa di Lambro, proprio sopra la cascatella si è fermata un’isoletta di roba verde più qualche bastone, fa passare la voglia.
Volto la testa dall’altra parte che ci sono gli oleandri rosa, mi faccio l’illusione di portare in primo piano quell’odore di fiori che pure c’è, sono sicura.

Sto sul lato destro del camminamento che è all’ombra, sotto gli alberi: non sono ancora le otto ma è meglio non accaldarsi. Nel nuovo giardinetto che hanno appena fatto, quello che si allarga verso via Sammartini dove han piantato i fiori in primavera, che però non son venuti su, e messo il tavolo da pic tic con le panche di legno c’è pieno di campeggiatori. Sono sdraiati sull’erba, certi sulle panchine e dormono lì. Non hanno le tende perché si vede che fa caldo, ma devono essere turisti ricchi perché molti hanno delle copertine dorate che luccicano al sole.
Non tutti dormono, a dire il vero certi sono seduti per terra vicino a mucchietti di panni colorati. Non faccio la foto perché non mi sembra gentile, e poi ne ho viste in giro altre, anche al telegiornale.

Volto la testa dall’altra parte e mi infilo nel tunnel sotto la ferrovia. Vedo che un turista ha steso il suo lenzuolo qui sul cemento, mi immagino come abbia dormito bene con tutti i treni che gli passavano sopra la testa ma i giovani hanno il sonno duro, mi ricordo che una volta anche io avevo fatto il campeggio nautico sotto un ponte, in Liguria, quando ero giovane nemmeno lo sentivo, il treno.

Appena dopo il secondo tunnel mi assale una zaffata nauseante che identifico immediatamente come di provenienza umana, e difatti nell’angolino vedo anche pezzetti di carta bianca. Oggi ho il naso più sensibile del solito, del resto smettere di fumare non può avere avuto solo risvolti positivi.
Evabbè. Mi immagino che quel genere di campeggio libero richieda un certo spirito di adattamento, si fa come si può, con quello che si trova. C’è una fontanella in via Sammartini? Mi pare di no. Ma forse a una certa ora apriranno il centro, dentro forse l’acqua ce l’hanno.

Volto la testa dall’altra parte e vedo una nutria che nuota contro corrente. Rallento per fare un po' di strada insieme e subito se ne aggiunge un’altra e poi ancora una. Facciamo un convoglio di nutrie e donne ma loro vanno ben piano e io mi stufo quasi subito e riprendo la mia andatura. No, la foto non la faccio, ne ho mille. Nemmeno alla vecchina che, poco più avanti, butta il pane alle papere. Ho le mani sudate, voglio qualcosa di nuovo. Non dico uno scoop ma almeno una bella inquadratura.

Cammino e cammino, arrivata a via Adriano mi viene in mente che Massimo mi aveva detto che c’è un negozio da quelle parti, una specie di bazar che vende di tutto, ero curiosa di andare a vedere ma non mi ricordo con precisione dove, guardo un po’ in giro a casaccio e senza accorgermi entro in un sentiero stretto che costeggia il naviglio sull’altra riva di viale Padova. Non sapevo che esistesse questo spazio tra l’argine e le ville, è bellissimo, vedi?

 

giardino segreto



Vado avanti ancora, sperando che porti fino al bacino che collega la Martesana al Lambro, all'altezza di Cascina Gobba dove la ciclovia passa sotto l’autostrada, ma invece mi trovo la strada sbarrata da un cancello. Non si passa. Va detto che il boschetto è notevole, un giardino segreto. Il che non può essere, ovviamente, non sono ancora le nove di sabato mattina, è normale che non sia affollato.

Giro i tacchi e mi avvio pensando ai ragazzi che abitano in questo quartiere, beati loro, hanno un posto dove andare a baciarsi. Un posto non troppo aperto, con un soffice tappeto erboso, tronchi tagliati come panchine, cespugli e fiori odorosi. Mi arriva infatti un profumo di pane tostato, o meglio di piadina ma non ci sono negozi qui, saranno quelli delle ville affacciate sul fiume cha fanno colazione a pian terreno.

 

giardino segreto



Cammino e cammino, quando ripasso vicino a via Sammartini si sono alzati tutti, il giardinetto è per la maggior parte in pieno sole e i campeggiatori si sono spostati contro il muro, nella striscia ancora all’ombra. Stanno seduti sull’erba, le ragazze con le braccia intorno alle ginocchia e la testa appoggiata sopra. Mi sa che non hanno dormito tanto bene.

A questo punto ho fatto più di dieci chilometri, ho caldo e non vedo l’ora di farmi una bella doccia. E niente, il negozio di Massimo non l'ho più cercato: mi sono dimenticata.

11.3

 

 
 
 

Bergamo, gli inglesi e la stufa di Alice Munro

Post n°1018 pubblicato il 26 Giugno 2016 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Non ho seguito molto la questione della brexit perché stavo organizzando un evento mio qui vicino che si è svolto proprio venerdì: mentre nel nostro piccolo prestavamo consulenza gratuita ai tavoli di Web Advisor, la Borsa metteva 2000 miliardi di dollari dentro la stufa accesa come in quel racconto di Alice Munro (*). Ci pensi? l'intero deposito di zio Paperone!

La cosa che mi ha colpito e mi fa pensare è l'effetto reale che ha avuto un fatto virtuale - nel senso di possibile ma non effettivo: il Regno Unito non è ancora uscito dall'Unione Europea e non è detto lo faccia mai, dato che il referendum era solo consultivo e non deliberativo come i nostri. In questo caso ammetto e concedo un po' di ironia sui social, si può prenderla sul serio giusto per scherzo, ma i soldi nel barbecue no, dai.

Cioè, mi dicono che la borsa di Milano ha perso il 12, 5% e questo abisso non era mai stato raggiunto, peggio dell'11 settembre e del fallimento di Lehman Brothers che nel 2008 ha spinto la prima tesserina di un domino che ha buttato giù tutto: una sterlina adesso vale meno di un euro, mi sembra inconcepibile.

Sono stati i vecchi, sono stati gli ignoranti, l'ha fatto per paura o perché manipolati, l'han fatto perché non lo sapevano e sono stati ingannati, gli avevano promesso più soldi e invece già il giorno dopo ne avevano di meno, di certo non credo sia giusto dare la colpa a chi è andato a votare, la colpa di sicuro qualcuno ce l'ha e non la pagherà.
Ok, io non sono esperta di borsa e mi fido di quello che scrivono i giornali, forse loro non hanno messo "davvero" i soldi nel forno della cucina economica ma sono quasi sicura che tutto questo avvantaggerà qualcuno, non so chi ma so che deve essere molto figo se gli è riuscito questo colpo gobbo.

Penso a Walter Siti, Resistere non serve a niente, e mi corre un brivido lungo la schiena.

 

La Donna Camél di spalle a Web Advisor

(La Donna Camèl, di spalle, mentre offre consulenza sulle migliori risorse e strategie del direct email marketing - Camera di Commercio di Bergamo -  foto di Giorgio Ghisalberti)

 

virgolette

(*)
Una volta mia madre ha bruciato tremila dollari, – dissi. – Tremila dollari, dentro quella stufa.
Emise un altro fischio, di tonalità diversa. – In che senso? Ci ha buttato un assegno?
– No, no. In contanti. Lo ha fatto di proposito. È andata in banca e se li è fatti mettere tutti in una scatola da scarpe. Li ha portati a casa e li ha messi nella stufa. Pochi per volta, per non fare la fiamma troppo alta. Mio padre è rimasto lì a guardarla.
– Ma si può sapere cosa dici? – chiese Bob Marks. – Pensavo che foste poverissimi.
– Infatti. Poverissimi.
– E allora come faceva ad avere tremila dollari? Sarebbe come dire trentamila oggi. Se basta. Anche più di trentamila oggi.
(Il percorso dell'amore, Alice Munro, Einaudi)

 
 
 

Una rosa, oggi.

Post n°1017 pubblicato il 14 Giugno 2016 da LaDonnaCamel
 

una rosa

una rosa

una rosa


Ho la mania di fare le foto ai miei fiori, è perché poi li pubblico nelle bacheche delle mie amiche quando è il loro compleanno. Mi sono fatta una cartella piena, appena posso scatto in tutte le pose e metto via, d'inverno vengono buone, come le marmellate o le conserve di peperoni in agrodolce che si possono regalare anche così, per niente. Metto la foto e scrivo auguri!, non è la stessa cosa che dare in mano un mazzolino vero, comprato o colto in un campo, ma è qualcosa in più che non farlo, non ti sembra?

Mi è spuntata una rosellina a giugno, questo strano tempo a maggio è stato avaro e gnente, non ho avuto altre rose in terrazzo, nemmeno regalate se è per questo. Questo bel bocciolo l'ho ritratto in tutte le posizioni, la luce del mattino gli giova, le gocce dell'innaffiata sembrano rugiada e lui se la tira da modello di gran lusso.

Chissà come sarà domani, ho pensato. Mi piace andar fuori la mattina presto, prima che il sole passi la casa di fronte e illumini esagerando, per quanto non è che si possa vedere tutti i giorni. Fa anche un po' freddino ma è bello. Il bocciolo è diventato una giovane rosa rosa nella pienezza della sua fioritura: non ancora matura ma adulta, si vede che è una rosa che sa quello che vuole. Scatto e scatto per fermare questa bellezza forte e sicura di sè, per comprenderne il segreto tra un petalo e una foglia.

La rosa di dopodomani si può dire ancora bella, e in questo ancora sta la sua maturità. Ha i contorni morbidi senza essere sovrappeso, come se una rosa si potesse mettere a dieta,  l'orlo dei petali che si arriccia somiglia alla pelle non liscia, se pure luminosa, di un viso che ha ancora voglia di ridere, e in questo ancora sta la sua maturità.

Piove forte, stasera il temporale mi ha sorpresa mentre tornavo a casa e non smette. Non ho guardato la rosa oggi, non serve nemmeno innaffiare, con tutta quell'acqua.

 
 
 

Una giornata a caccia di errori

Post n°1016 pubblicato il 29 Maggio 2016 da LaDonnaCamel
 

 

pizza bug e fun

Quando si usa un software prodotto da una comunità di sviluppatori volontari grande e articolata come quella di Joomla! non si ha idea di come possa funzionare il coordinamento di tante teste e di cosa ci sia dietro la messa in opera degli aggiornamenti per mantenere operativi e sicuri i programmi che lo costituiscono.

Joomla! è un CMS, ossia un sistema di gestione dei contenuti, in altre parole un software che utilizza php e altri strumenti per pubblicare nel web siti, blog, pagine e informazioni con una interfaccia visuale: la stessa cosa che faccio qui col mio blog e cha fai tu con il tuo.

Ieri ho avuto l'occasione di partecipare a una delle fasi più importanti della manutenzione di Joomla!, cioè la verifica dei problemi segnalati e delle soluzioni proposte: è stata una giornata interessante e formativa dove ho imparato molte cose e nello stesso tempo ho contribuito con il mio microscopico mattoncino al progetto: una soddisfazione non da poco! (per non parlare della pizza...)

Leggi l'articolo completo

 
 
 

Le belle cose di una volta

Post n°1015 pubblicato il 26 Maggio 2016 da LaDonnaCamel
 

Questa sera sono andata da Feltrinelli Duomo alla presentazione di un libro, una di quelle cose belle che facevo tanto spesso e per molto tempo non ho fatto più.

Paolo Cognetti presenta Elizabeth Strout

C'era Paolo Cognetti in grandissima forma che ha presentato l'ultimo romanzo di Elizabeth Strout, Mi chiamo Lucy Barton, Einaudi.

Si tratta di una storia che si svolge in soli cinque giorni, una madre e una figlia che si ritrovano in una stanza di ospedale e parlano tra loro, dopo tanto silenzio, parlano delle vite di altre persone, anzi spettegolano, come dice Cognetti, e attraverso questo divagare si dicono in realtà molto altro, tutto il non detto che traspare e rende conto al lettore delle vicende, dei sentimenti, delle vite di molti personaggi. Hanno detto ovviamente un sacco di cose interessanti, leggerò il libro e poi ti faccio sapere se mantiene le promesse.

Elizabeth Strout è l'autrice di Olive Kitteridge, un romanzo a racconti che mi era piaciuto moltissimo quando era uscito, tradotto tra l'altro in modo magistrale dalla mia amica Silvia Castoldi, che ho rivisto stasera con piacere.

E ho rivisto con piacere anche alcuni compagni dei corsi di scrittura, dopo tanto tempo come se ci fossimo lasciati appena ieri. La piazza del Duomo piena di spagnoli, coi megaschermi e le impalcature per la partita di sabato, il caldo che finalmente è arrivato, i sandaletti, lo smalto rosso, il profumo dei gelsomini e molto, molto altro.
Chi l'avrebbe detto.

 
 
 
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