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Creato da: LaDonnaCamel il 16/09/2006
Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla èl

 

 

Agevoliamo l'ediesse

Post n°751 pubblicato il 23 Maggio 2013 da LaDonnaCamel
 
Tag: EDS, sensi, vista

Che poi, a conti fatti, si tratta di raccontare la storia di Re Salomone, o almeno la prima parte di questa storia, teniamo fuori il lato parabolico che vuole insinuare che la rinuncia è il modo giusto di amare: sulle questioni etiche per stavolta passo, il sacrificio di sé lo lascio volentieri ai mistici, io sono tutta carne. In carne, vabbè, ho splafonato.

Concentriamoci sui presupposti, immaginiamoci la storia che viene raccontata al Re, ridotta all'osso: due donne dormono insieme con i loro figli neonati, alla mattina uno dei due bambini è morto, entrambe sostengono che quello sopravvissuto è il proprio e quello morto dell'altra. A quell'epoca il test del DNA non era in vendita su internet, a dire il vero anche le connessioni non erano facilissime, i bambini vestivano tutti nudi uguali, non c'erano testimoni, forse le due donne appartenevano allo stesso marito, i bambini avevano la stessa età e si assomigliavano, anzi erano come gemelli, non avevano nemmeno un piccolo neo sul mignolino del piede che li distinguesse.
Di chi è veramente figlio il bambino superstite? Di chi è la colpa della morte dell'altro? E le due donne sono in buona fede? Nessuna delle due, entrambe o solo una delle due?
Immaginati la scena alla mattina, appena la luce si insinua dentro la tenda, perché sì, erano nomadi accampati da qualche parte per badar dietro agli animali. C'è una grande stuoia e sulla stuoia un mucchio di coperte e pellicce, e sotto una famiglia, mogli e bambini di varie età si stringono gli uni agli altri per tenersi caldi.
Il padre sta da solo in un altro angolo della tenda. È già sveglio, pensa che il freddo è arrivato troppo presto, il foraggio comincia a mancare, le bestie sono magre. Dovranno spostarsi per cercane nuovi pascoli.
Il mucchietto delle mogli si muove, non sono ancora tutti svegli quando si alza un grido. Viene scoperto il bambino morto.

Ecco, da qui può cominciare l'eds. Cosa fanno due che vogliono avere ragione a tutti i costi? E da quello che fanno si può capire come si sono svolti i fatti? Chi sono e come sono arrivati fino a quel punto può essere ricavato dal momento cruciale, può essere sottinteso, alluso, ricavato dai dialoghi o dai particolari della scena? Cosa vedi?

Il luogo e il tempo e le persone poi possono essere del tutto diverse, guarda per esempio come l'ha sbrogliata il nostro Raymond.

La mattina presto il tempo era cambiato e la neve stava sciogliendosi in acqua sporca. Scorreva giù a rivoli dalla piccola finestra all'altezza della spalla che dava sul giardino dietro la casa. Fuori le macchine schizzavano fango sulla strada, dove stava diventando buio. Ma stava diventando buio anche in casa.
Lui era in camera da letto che cacciava i vestiti in valigia, quando lei comparve sulla porta.
Sono contenta che tu te ne vada! Sono contenta che tu te ne vada! ha detto. Mi senti?
Lui continuò a mettere la sua roba in valigia.
Figlio di puttana! Sapessi come sono contenta che tu te ne vada! Cominciò a piangere. Non riesci nemmeno a guardarmi in faccia, eh?
Poi lei vide la fotografia del bambino sul letto e la prese in mano.
Lui la guardò e lei si asciugò gli occhi e ricambiò lo sguardo prima di voltarsi per tornare in soggiorno.
Ridammela, disse lui.
Prendi la tua roba e vattene, disse lei.
Lui non rispose. Chiuse la valigia, s'infilò il cappotto, e diede un'occhiata alla camera prima di spegnere la luce. Poi andò in soggiorno.
Lei era in piedi sulla porta della piccola cucina, con il neonato in braccio.
Voglio il bambino, disse lui.
Sei impazzito?
No, ma voglio il bambino. Manderò qualcuno a prendere la sua roba.
Tu non lo tocchi, il bambino, disse lei.
Il piccolo cominciò a piangere e lei gli liberò la testa dalla coperta.
Oh, oh, disse guardando il bambino.
Le si avvicinò.
Per amor di Dio! disse lei. Indietreggiò di un passo in cucina.
Voglio il bambino.
Fuori di qui!
Lei si rintanò con il bambino in un angolo dietro i fornelli e agguantò il bambino.
Lascialo andare, le disse.
No, disse lei. Fai male al bambino, disse.
Non gli faccio male al bambino, disse lui.
Non entrava luce dalla finestra della cucina. Nella semioscurità lui con una mano cercò di allentare la stretta di lei e con l'altra afferrò per un braccio, sotto la spalla, il bambino che strillava.
Lei sentì che le dita le cedevano. Sentì che il bambino si allontanava da lei.
No! urlò nel momento in cui fu costretta a mollare la presa.
Lo avrebbe tenuto lei, il bambino. Gli afferrò l'altro braccio. Lo prese per il polso e si buttò indietro.
Ma lui non mollò. Sentì il bambino scivolargli via dalle mani e tirò a tutta forza.
In questo modo la questione fu risolta.


Raymond Carver, Meccanica popolare. (È il racconto intero, brevissimo, fulminante. L'ho trovato sul web, viene da "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore" ma non metto la mano sul fuoco sulla trascrizione)

Te capì?

 
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Piccoli conigli crescono

Post n°750 pubblicato il 19 Maggio 2013 da LaDonnaCamel
 

kindle

Te guarda che soddisfazioni che mi sta dando questo coniglio, chi l'avrebbe detto? Io che credevo fosse finita lì con l'ultima puntata, che già i ringraziamenti mi avevan fatto volare più alto di quanto sarebbe il caso.

Mi scrivono delle persone che è un sacco di tempo che non vedo e lo vogliono comprare a tutti i costi. Ma dai che te lo mando in mail, gli dico. No, lo vogliono comprare anche se non hanno il kindle, giuro!

Almeno la mia cara amica Laura il kindle ce l'ha, mi fa un bell'effetto vederlo lì bello impaginato, con la copertina che ho fatto in due  minuti usando l'autocomposizione di Amazon. Il disegnino però era il mio, quello che mi aveva fatto mio figlio apposta e non l'ho nemmeno messo nei ringraziamenti. Lo faccio qui: grazie Mario per il disegnino del coniglio, mi fa fare la sua bella figura.

 
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EDS - Non cosa ho veduto, ma come l'ho veduto.

Post n°749 pubblicato il 17 Maggio 2013 da LaDonnaCamel
 
Tag: EDS, sensi, vista
Foto di LaDonnaCamel

Non cosa ho veduto, ma come l'ho veduto.
Ho veduto ogni cosa: adesso, quindi, non si tratta di quello che ho veduto, ma di come l'ho veduto.
Anton Cechov, Senza trama e senza finale, 99 consigli di scrittura, Minimum Fax


Ho citato questa frasetta ennemila volte, appena ne ho avuto l'occasione: con una sintesi straordinaria riassume tutte le qualità di un narratore. Per poter descrivere bisogna prima guardare, ma guardare non basta perché bisogna anche vedere. Come l'ho veduto vuol dire che ci sono diversi modo di vedere le cose, nessuno che sia necessariamente quello giusto ma tutti giustificati.
Ho sempre trovato affascinante che di ogni fatto possano esserci diverse interpretazioni, diverse versioni a seconda del punto di vista: già questo è il nocciolo di una storia, sottintende un conflitto, crea nel lettore curiosità e fa venire voglia di leggere: chi ha torto? Chi mente e chi dice la verità? Chi ha visto giusto e chi ha sbagliato? E se avessero tutti ragione?
Ci sono poi molte tecniche per mettere in scena questo modo diverso di vedere le cose: dialoghi in cui i personaggi si confrontano direttamente, oppure attraverso un terzo che raccoglie separatamente le testimonianze, ma anche due monologhi separati in cui ciascuno racconta la propria versione, oppure il narratore onnisciente che passando dall'uno all'altro rende conto delle varie facce della verità, triangoli amorosi e poligoni sfaccettati. Il cinema e la letteratura hanno affrontato più volte questo tema, lasciando spesso aperta la soluzione: non starò qui a portare altri esempi.

Quello che ti chiedo di fare è scrivere un raccontino con una storia che può essere vista in modo molto diverso a seconda del personaggio su cui è puntato il focus, oppure due raccontini staccati della stessa storia che tengano conto della differenza di chi guarda.

Il punto di vista può anche essere metaforico o simbolico, più bello però sarebbe se potesse in qualche modo comprendere anche il senso della vista in quanto tale.
Non aggiungo altri paletti perché questa volta la mia richiesta è già abbastanza difficile così, ma il livello dei partecipanti è diventato sempre più alto, dunque osiamo!

Facciamo per lunedì tre giugno a mezzanotte: hai tre fine settimana per lavorarci, non trovare scuse...

Come al solito scrivi sul tuo blog e poi vieni qui a dirlo, se non hai un blog fai come Effe che mi spedisce il racconto e io lo metto sul mio blog.

Pronti?
Via!

 
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L'arte è una confessione

Post n°748 pubblicato il 13 Maggio 2013 da LaDonnaCamel
 

Ho letto questo pezzettino di Paolo Nori sul suo blog

"io, per molto tempo, dopo che, sapete con le donne, le cose che fanno gli uomini con le donne, e anche le donne con gli uomini, e anche gli uomini con gli uomini e le donne con le donne, a dire il vero, ma insomma, quella roba lì, ecco io, per molto tempo, dopo che si faceva quella cosa lì, che generalmente a me mi piaceva, non dico che non mi piacesse, ecco io per molto tempo a me mi veniva da dire, la prima cosa dopo che era successa quella cosa lì, «Che ore abbiamo fatto?», mi veniva da chiedere."

e ho pensato a una frase che è stata attribuita a Umbero Eco ma non lo so se l'ha detto lui davvero, una frase che mi sembra vera, è questa qua:

L'arte è una confessione.

Paolo Nori non piace a tutti, lo so, a molti dei miei amici non piace, a me delle volte piace.


 

 
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I miei amici vanno forte

Post n°747 pubblicato il 12 Maggio 2013 da LaDonnaCamel
 

Giorgio Fontana ha vinto il premio Chianti con il suo romanzo Per legge superiore e son contenta, sono molto molto contenta. Gli ero più vicina mentre lo scriveva e mentre usciva per Sellerio, adesso è un po' che non ci vediamo ma me lo sento vicino lo stesso: bravo Giorgio, mi dai sempre delle belle soddisfazioni.

 
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L'occhio del coniglio

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