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Creato da: LaDonnaCamel il 16/09/2006
Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla èl

 

 

A me il vento piace

Post n°901 pubblicato il 15 Aprile 2014 da LaDonnaCamel
 

Il breve percorso tra la stazione della metropolitana e casa mia costeggia una serie di costruzioni basse, chiamarle villette sarebbe pretenzioso ma non del tutto sbagliato. Alcune hanno un vero e proprio giardino esclusivo, alcune solo un cortiletto minuscolo, altre affacciano direttamente sulla via. Le finestre del piano terra sono così vicine alla strada che se passo verso l'ora di pranzo o di cena sento i profumi di cose buone aleggiare nell'aria. C'è un incrocio particolare in cui potrei dire precisamente cos'hanno cucinato: oggi un sugo fatto con i pomodori freschi e il basilico, doveva essere delizioso, ho ancora l'acquolina al pensiero. Le tendine sono chiuse e non si vede dentro ma tirando a indovinare mi dico: pennette.
Socchiudo gli occhi e inspiro profondamente, chissà chi è che ha già messo in tavola, se avessi un periscopio proverei a sbirciare dentro per vedere chi cucina e soprattutto per chi. Nel mezzo di queste elucubrazioni mi passo la lingua sulle labbra, è ora di pranzo anche per me, e mi cade l'occhio all'angolino del marciapiede. C'è un paio di mutande da uomo buttate là, per la precisione un paio di slip neri, accartocciati, polverosi e pieni di detriti, semi e pioppini: ne è orlata tutta la via. Ma pensa te, mi dico andando avanti, chi è che se ne va in giro senza mutande, adesso? Un uomo non riesce mica a levarsi le mutande tenendo su i pantaloni, una donna con la gonna larga potrebbe, ma un uomo come fa in mezzo alla strada? Me lo immagino saltellante su un piede solo mentre si sfila una gamba dei calzoni, la cintura in mano, la patta aperta, quando, nemmeno sette passi più avanti, ecco un calzino. Ah, ti ho beccato, fedifrago. Mi volto indietro e guardo la finestra più vicina alla strada, quella accanto alla cucina - a quella che mi immagino sia la cucina, certo. Le imposte sono aperte, i vetri accostati, le tende fluttuano, cercano di uscire dallo spiraglio. C'è vento oggi, il cielo è pulitissimo e si vedono i cumuli bianchi in fondo a via Melchiorre Gioia. Non sto lì a fare una foto, ne ho fatte mille così: immaginalo, fai qualcosa anche tu. Una luce fortissima, un profumo di cose buone e antiche, asfalto brillante e nuvole bianche.
Magari è successo proprio questa notte. Il marito al bar a vedere la partita su sky o a giocare a calcetto, a trovare sua madre, chi lo sa dove sarà andato. Di solito non torna mai prima di mezzanotte ma stavolta dev'essere successo qualcosa, forse non sarà stato bene, non avrà digerito la cena, un attacco di colite, un presentimento. E sul più bello, ignari, avranno sentito girare la chiave nella toppa. Avranno avuto appena il tempo di bloccarsi lì, troppo tardi per pensare, avranno alzato la testa, anzi saranno scattati in piedi e lui avrà raccolto le sue cose al buio e avrà scavalcato il cornicione col suo fagotto tra le braccia, sarà saltato direttamente in strada. Sarà corso verso la macchina rasentando il muro, col cuore in gola sarà scivolato dentro e avrà messo in moto e poi via, col respiro ancora affannoso, via, senza pensare a rivestirsi, via per mettere più distanza possibile tra lui e loro. Un uomo nudo è sempre più vulnerabile di un uomo vestito, ma un uomo nudo sorpreso dove non dovrebbe essere è molto più che vulnerabile.
Lei avrà fatto finta di niente, dormivi? Io? No, stavo leggendo, come mai sei tornato così presto?
Lui, molti semafori dopo, il respiro tornato regolare, avrà trovato un angolo lontano dal lampione e avrà frugato nel suo fagotto, avrà infilato un calzino ma l'altro? L'altro non l'avrà più trovato, e le mutande nemmeno, mistero. Si sarà messo i jeans a pelle, stando attento a non prendersi dentro niente tra i denti della cerniera lampo, ecco come dev'essere andata. Poi, il giorno dopo si saranno rassicurati. Ma no, forse anche la notte stessa. Lei sarà andata in bagno e gli avrà mandato un sms, tutto bene, non si è accorto, oppure l'avrà fatto mentre in bagno c'era il marito, nascondendosi sotto le lenzuola. Lui avrà sentito fremere il telefono e avrà sorriso, le avrà risposto domani sei libera? sapendo che domani lei non lo sarebbe stata ma sperando che lo sarebbe stata un giorno o l'altro.
Mentre a mia volta vado avanti verso casa, perlustro il marciapiede in cerca di indizi: non ho nemmeno bisogno della lente per notare un altro calzino.
Ahi. Mi avvicino. E' diverso da quello di prima. Mi volto indietro a guardare. Com'è possibile? Quello di prima era nero, questo è bianco, con un bordo azzurro. Sembra un calzino piccolo, da bambino o da donna. Alzo gli occhi e lo vedo. Al primo piano.
C'è un balcone con i fili a sbalzo sulla strada, un po' di panni stesi. Te l'ho detto che c'era vento?
E te l'ho detto che si può scrivere anche senza eds? Da qui a maggio c'è tempo per scrivere un po' anche senza tema e senza regole, solo per divertimento. Vabbè, anche gli eds sono per divertimento, se no perché? In ogni caso, fai come me, esci di casa, prendi la quarta cosa che ti capita davanti e inventati una storia, ricama, fatti un telefilm tutto tuo.

 
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Chiudo il bianco

 

EDS la balena non è un pesce agli sgoccioli

Post n°899 pubblicato il 11 Aprile 2014 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Ancora poco, pochissimo: dopodomani sera finisce l'eds bianco della balena che non è un pesce:

scrivi una storia triste (oppure allegra che finisce male)
mettici un pesce
mettici il bianco
stai dentro due cartelle (3600 caratteri, puoi contarli qui)
scrivi sul tuo blog e metti un link a tutti gli altri come ho fatto io.

  1. Album di famiglia in un interno – bianco come il bagno nel mese dei lucci
  2. Lamento di una giovane morta
  3. Il soffio della vita
  4. Austinu
  5. Caramelle
  6. Una mano di bianco
  7. Chi s’è mai sognato di mangiare una rondine?
  8. L'agosto del pesce volante e del pettirosso timido
  9. Missisippi
  10. La lista
  11. Diffidenza
  12. L'incanutito e la salata immensità
  13. L'occhio del branzino deve essere bianco
  14. EDS in piccolo
  15. Minnie
  16. La favola del pesciolino bianco e del principe pescatore
  17. Le diottrie del sig. Paolo
  18. La solitudine del sabato
  19. Il pesce contacaratteri

Scrivi ancora!

---

Didascalia di una foto:

quello in bianco è mio fratello.

 
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L'occhio del branzino deve essere bianco

Post n°898 pubblicato il 07 Aprile 2014 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Non sempre i pesci vengono pescati: a volte si possono anche prendere al mercato senza disonore, l’importante è saperli cucinare. Da Giorgio ho imparato anche questo, è proprio un grande e mi ha fatto passare la paura di comprare il pesce: quello pescato lo sai tu che è fresco, ma quello sul banco? Giorgio fa sempre tutto con leggerezza, un sorriso e mezzo bicchiere di bianco ghiacciato, qualsiasi cosa sembra un gioco, non l’ho mai visto perdere la pazienza, soprattutto in vacanza, va detto.
Avevamo comprato una griglia portatile, il barbecue era una vera passione per lui e bisognava inaugurarla, avevamo piazzato uno straccio bagnato a proteggere la poppa della barca a noleggio e tutti quanti aspettavamo affamati la cottura di quei due magnifici branzini che aveva scelto la mattina stessa al mercato di Lavandou.
Il cielo stingeva di rosso, la luce andava calando ma non era ancora sera. Il profumo di elicriso arrivava da terra e si mischiava al rosmarino che aveva usato come pennello per ungere le due bestiole, la brezza tiepida accarezzava i nostri capelli umidi di doccia e il vermentino gelato aveva già accarezzato le nostre gole riarse: si stava in paradiso attendendo la cena.
Ecco il segnale: è pronto, è pronto! tutti in pozzetto intorno al tavolo! Roberto accorreva col piatto di carta per posarci la portata. Ma il piatto era molle, sciagurato si piegava, si inarcava e il branzino si perdeva.
Spetta che ti faccio il replay al rallentatore: sei adulti e due bambine guardano con trepida fiducia la paletta che porta con sé il branzino numero uno e lo deposita nel piatto di carta, Giorgio infila la paletta sotto il pesce numero due, con una semi rotazione del busto il suo braccio destro preciso e sincronizzato in associazione bionica con la paletta lo va a posare insieme a quell’altro sul piatto che Roberto gli porge, il piatto si piega sotto il peso considerevole delle due bestie, si forma uno scivolo, il pesce cotto a puntino deraglia, come un toboga senza pilota slitta dal piatto, schiva il parapetto, dribbla il bordo della barca, si avvicina all’acqua, si immerge e si inabissa.
Silenzio attonito.
Anche le bambine smettono di cicalecciare. Anche i gabbiani smettono di berciare. Anche la risacca smette di risaccare. E’ così che io mi immagino l’attimo prima della fine del mondo: il rimbombo di un silenzio pieno di stupore. Ho avuto modo, in quel lungo momento, di guardare negli occhi di Giorgio e mi ci sono smarrita: erano grandissimi e colmi di incredula meraviglia.
Nessuno osava emettere un fiato. E intanto il branzino andava lentamente giù.
A un tratto il fermo immagine si rianima, tutti si mettono a parlare insieme, tutti si muovono, chi si sporge a guardare giù, chi va a cercare il mezzo marinaio per tentare di agganciare l'evaso, chi saltella battendo le mani: il pesce è scappato! il pesce è scappato!
Niente: polvere alla polvere, mare al mare, la nostra reazione era stata troppo flemmatica e lui aveva preso il largo.
A un osservatore esterno il pasto che aveva seguito tanto concitato aperitivo avrebbe potuto apparire fin troppo calmo e silenzioso, ciascuno guardava nel proprio piatto la magra porzione di pesce, le poche parole sussurrate, passami il sale, lasciavano un’eco muta, come un senso di minaccia. E poi nel solito dopocena in pozzetto la conversazione sobria e misurata non aveva toccato nulla che potesse attenere gli argomenti ittici, i tuffi, il nuoto, il cibo: si è parlato di tennis o si è taciuto con pudore.
Non per la cena andata in bianco ma per lui, mi puoi capire?

Questo racconto partecipa all'EDS La balena non è un pesce insieme a:

  1. Album di famiglia in un interno – bianco come il bagno nel mese dei lucci
  2. Lamento di una giovane morta
  3. Il soffio della vita
  4. Austinu
  5. Caramelle
  6. Una mano di bianco
  7. Chi s’è mai sognato di mangiare una rondine?
  8. L'agosto del pesce volante e del pettirosso timido
  9. Missisippi
  10. La lista
  11. Diffidenza
  12. L'incanutito e la salata immensità

 

L'eds di aprile si riassume così:

scrivi una storia triste
mettici un pesce
mettici il bianco
stai dentro due cartelle (3600 caratteri, puoi contarli qui)
scrivi sul tuo blog e metti un link a tutti gli altri

 
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EDS la balena non è un pesce

Post n°897 pubblicato il 04 Aprile 2014 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Aiuto sto perdendo il conto! a quanto stiamo?

  1. Album di famiglia in un interno – bianco come il bagno nel mese dei lucci
  2. Lamento di una giovane morta
  3. Il soffio della vita
  4. Austinu
  5. Caramelle
  6. Una mano di bianco
  7. Chi s’è mai sognato di mangiare una rondine?
  8. L'agosto del pesce volante e del pettirosso timido
  9. Missisipi

 

L'eds di aprile si riassume così:

scrivi una storia triste
mettici un pesce
mettici il bianco
stai dentro due cartelle (3600 caratteri, puoi contarli qui)
scrivi sul tuo blog e metti un link a tutti gli altri

Visto che è corta la finiamo presto, entro la mezzanotte del 13 aprile che è domenica.
(Solo per Gordon: entro e non oltre!, per tutti gli altri invece anche oltre;-)

 
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