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FERRAGOSTO

Post n°1552 pubblicato il 15 Agosto 2018 da atapo
 
Tag: cronaca

IL  SOLITO

 

Firenze, viadotto dell'Indiano

 

Eccomi alla fine della giornata di ferragosto.
Come al solito, passata in casa se si eccettua l'uscita per la messa in una chiesa quasi deserta, e quest'anno non ci sono nemmeno gatti da accudire.
Ormai non chiedo più: so che mio marito ODIA andare in giro in questo giorno (traffico, affollamento) e non mi metto nemmeno a cercare o a proporre, mi sono arresa.
Lui con la televisione perennemente accesa sui suoi telefilm, è il "vizio" da cui fu contagiato quando sua madre passò tanti mesi con noi e non si è più disintossicato. Io odio questo continuo bla bla dello schermo e cerco di vivere in altre stanze, con lettura, stiratura, cucito, computer. Gli autobus sono col contagocce perchè è l'orario festivo qundi niente giretti autonomi.
Quest'anno LUI ha una nuova fissazione: a causa del caldo alle 10 di mattina vuole tutte le finestre chiuse, vetri e persiane, e finchè non fa buio guai ad aprirle! Capisco in quei giorni afosi in cui si arrivava a 38 gradi, ma da qualche giorno il massimo sono 30 e c'è anche un bel venticello: abbiamo più caldo dentro casa che fuori! Non cede: se io sto in una stanza e apro, lui passa e richiude. Così è necessario tenere di continuo accesi i ventilatori per sopravvivere e a me scoccia perchè è un consumo inutile di elettricità. Insomma, son questioni... un po' mi rassegno, un po' si litiga.
E' un ferragosto tragico per le notizie sul crollo del ponte a Genova, passato tante volte anche da noi per andare o tornare dalla Francia... e si pensa a quanti altri viadotti e ponti percorriamo nei viaggi, a come saranno ridotti: ne abbiamo uno anche poco distante da casa nostra, collega le due sponde dell'Arno ed è il più moderno di Firenze, c'è solo da incrociare le dita.
E' un ferragosto mogio perchè è appena sfumata un'altra casa in montagna, dopo visite, progetti e trattative: aveva tutto quello che ci serve, all'interno e anche nella località in cui si trova, ma alla stretta finale la padrona continua a chiedere di più della nostra disponibilità. Vi farò sapere, ha detto, ma il telefono resta muto ed io ormai ho perso la speranza.
Intanto siamo riusciti a vendere (cioè purtroppo SVENDERE, non se ne poteva più, dopo sei anni di tira e molla ereditari!) la casetta dei suoceri in montagna, mio marito coi fratelli sono andati a sgomberare tutto ciò che volevano salvare, il mobilio scelto ora è in giacenza in un magazzino di cognato4, in attesa che troviamo un'altra casa.
Ieri ha telefonato mio figlio dal mare, ha parlato con suo padre: pare ci fosse la possibilità di andare al mare da loro, ma mio marito, senza nemmeno chiedermelo, ha detto: -Figurati se ho voglia di fermarmi in un campeggio al mare!-

A lui sono bastati i giorni di mare già fatti, ora avremo un'altra "finestra" libera da impegni medici e vuole andare in montagna, aspettiamo notizie da alcuni amici per un incontro insieme poi prolungheremo l'uscita verso qualche monte, certo non molto lontano.
E, quando torneremo, ci sarà da riprendere il su e giù per l'Appennino tosco-emiliano alla ricerca di case...
Magra consolazione, stasera ho fatto la pizza con la pasta madre che ha lasciato mia figlia partita per la Sardegna: buona, ma... accendere il forno di questi tempi non è stata un'idea felice!

 
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