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IL RACCONTO

Post n°1577 pubblicato il 12 Dicembre 2018 da atapo
 

PENNAC e IL PROGETTO EUROPEO

 


 

Come detto nel post precedente, ecco il raccontino entrato nell'antologia.

E' lo sviluppo e il miglioramento di un testo molto più breve che avevo scritto anni fa e che aveva già vinto un premio ad un altro concorso... a quanto pare non è da buttar via!

 

PROGETTO  EUROPEO

Mi sono lasciata coinvolgere dall'entusiasmo del dirigente scolastico e così eccomi coinvolta in questo progetto europeo.
E' inutile, non riesco a dire di no, le esperienze innovative mi attirano sempre… e attirano anche gli studenti: io mi ci calo dentro fino in fondo e li coinvolgo, lavorano di più, imparano e non se ne accorgono nemmeno. Quando poi, come in questa occasione, nel progetto è compresa la corrispondenza con coetanei di altri paesi e lo scopo finale saranno i viaggi di scambio, loro in Italia e noi nel loro paese, allora è proprio il massimo. I ragazzi si impegnano come se dovessero preparare un esame di maturità e in realtà quel viaggio che faranno sarà il loro vero esame di maturità, perché dovranno mettersi in gioco in una settimana lontani dalla famiglia.
Tutto questo non è un lavoro da poco anche per noi insegnanti: lasciando da parte le noie e le complicazioni della burocrazia, delle relazioni e dei documenti da preparare, il resto è una scoperta e una prova interessante anche per gli adulti. Noi professori conosciamo persone nuove, cioè i nostri colleghi stranieri e ad ogni età l'esotico interessa, colpisce, a volte affascina.

Stavolta il progetto ci ha messo in contatto con una scuola nientemeno che di Parigi, la città più desiderata, carica di storie e di sogni, potente stimolo all'immaginazione! E sarà là il nostro viaggio!
Abbiamo un tema comune: la cucina tipica delle nostre due città, dovremo scambiarci ricette, origini e storia di qualche manicaretto, magari prevedere anche qualche assaggio quando ci incontreremo di persona.
Per quelle fortune che capitano raramente, non so per quali vie i colleghi parigini conoscono bene il famoso scrittore Daniel Pennac, lui spesso viene in Italia, è di origini italiane e gli capita di essere invitato nel nostro paese ora in un convegno, ora in una fiera o iniziative simili.
Proprio in questo periodo è qui, così ha fatto una puntata nella mia scuola, a Firenze, giusto un paio di giorni, per darci una mano nell'organizzare il nostro progetto di scambio, perché è stato insegnante anche lui e chi entra in questo lavoro ci resta col cuore tutta la vita, anche quando scende dalla cattedra.
Che onore e che emozione! Lui è simpatico, affabile, alla mano, si lavora bene insieme e il primo giorno trascorre veloce tra i piatti della cucina toscana, solo virtuali però, perché ci sono da puntualizzare le programmazioni, le attività, le ricerche…allora si discute e si riempiono scartoffie.
Tra la bistecca alla fiorentina, il peposo e il gelato alla crema Buontalenti le nostre tradizioni culinarie vengono messe in gioco, ma il giorno successivo è urgente l'esigenza di passare dalle parole ai fatti e… vuoi far mancare all'ospite così illustre un giro turistico per una delle città più belle e famose del mondo, Firenze che non ha nulla da invidiare a Parigi?

Hanno incaricato me di fargli da cicerone, così stamattina di buon'ora siamo partiti, in autobus perché il parcheggio in centro città è una follia, la giornata è bella e piena di sole, dal fiume arriva un vento gradevole, le vecchie pietre dei monumenti famosi sembrano tirate a lucido, in questa stagione di fine autunno è anche finita la ressa fastidiosa dei turisti… tutto concorre a rendere Firenze ancora più bella, come se la città avesse capito e volesse a tutti i costi vincere il confronto con la Parigi del nostro ospite, non solo in campo gastronomico.
Daniel (ormai lo chiamo così: il famoso scrittore non mi mette più soggezione, è diventato per me un collega interessante e interessato, socievole e arguto ed è un piacere stare con lui) ascolta le mie spiegazioni da guida turistica, scatta foto, si sofferma a contemplare gli angoli più caratteristici e gli edifici più importanti come se volesse immagazzinarli dentro la mente… chissà, forse riemergeranno in un prossimo romanzo? Penso al signor Malaussene e alla sua famosa saga: perché non potrebbe capitare a Firenze, in una prossima avventura?

Le campane del duomo hanno suonato da un pezzo il mezzogiorno, abbiamo camminato tanto tra palazzi, ponti e musei, ora siamo davvero affamati.
Le pizzerie e le paninoteche mordi-e-fuggi abbondano e in certe vie hanno sciupato l'atmosfera della città, non è questo che voglio offrire a Daniel, ma qualcosa di vivo e di autentico, degno di essere poi ricordato e magari ricercato in un suo prossimo viaggio.

Allora lo guido in una vecchia stradina del centro storico, stretta e tortuosa tra gli antichi palazzi così alti che il sole riesce a stento a farsi vedere per poche ore lassù fra i tetti e le torri.
Un po' appartata c'è una trattoria, poco turistica, dove conto di fargli apprezzare l'anima gastronomica della città. 
-Che dici Daniel, potrebbe capitare qui anche monsieur Malaussene?-
Così gli dico spingendo la porta a vetri per entrare: ci arriva alle orecchie il mormorio e il rumore di stoviglie degli altri avventori, ci arriva alle narici un profumo gradevole diffuso nell'aria, il condensato delle migliori portate offerte dalla casa.
Il cameriere ci fa accomodare velocemente ad un piccolo tavolo d'angolo, da cui possiamo godere la vista di tutta la sala e intravedere, oltre una porta da saloon, i cuochi che si danno da fare in cucina e i tegami fumanti.
Letto il menù, dopo l'ordinazione non c'è da aspettare molto.
Affrontiamo i crostini misti, per cominciare: quello spruzzato d'olio col pomodoro a pezzetti e una spruzzata di basilico, quello ai funghi, visto che siamo in stagione, quello  con l'impasto di fegato e milza che è il più saporito e tipico fiorentino, da gustare per ultimo, dato il suo sapore deciso e caratteristico..
Poi arriva, nella ciotola di coccio, una calda e sontuosa ribollita dai tanti colori di verdure, che profuma ancora di più con l'aggiunta di un filino d'olio nuovo. Non manca tra gli ingredienti il cavolo nero, che ha già preso la prima gelata ed esprime al massimo il suo sapore arricchendo tutta la zuppa.
Il collega sembra soddisfatto, i suoi occhi ridenti diventano due fessure mentre gusta tutto questo. Ora la conversazione fra noi è sospesa, è rinviata alla fine di ogni portata nell'intervallo di attesa della successiva.
Nei tavoli attorno gli altri avventori sono quasi tutti operai e impiegati fiorentini, probabilmente abitudinari qui per il loro pranzo di mezzogiorno: la trattoria è molto defilata dai classici percorsi turistici e forse è meglio così, riesce a mantenere l'atmosfera e il gusto di un mondo tranquillo in cui si può godere della buona cucina. Alcuni mentre mangiano si accalorano nella conversazione, intrecciano storie e confidenze a battute spiritose, magari in vernacolo. Daniel li guarda, non capisce bene questa lingua che pare italiano, ma non lo è del tutto, sembra incuriosito. A tratti sorride con fare un po' sornione...
E voilà, arriva il secondo: le fettine di lesso con la salsa verde. E' un piatto semplice della cucina casalinga, ma molto gustoso. Abbiamo evitato la bistecca alla fiorentina: se l'avessimo scelta le porzioni enormi ci avrebbero riempito impedendoci di assaggiare altro.
Un bicchiere di Carmignano DOC abbiamo scelto per accompagnare il tutto, Daniel lo sorseggia lentamente, è silenzioso, pare stia meditando…Io taccio e penso che forse gli sta venendo un'ispirazione per una nuova storia.
Ma è al dessert, mentre intinge i Cantuccini di Prato nel vin santo, che monsieur Pennac comincia a raccontarmi: “Quando Malaussene arrivò a Firenze....”

 
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