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50 ANNI DOPO

Post n°1615 pubblicato il 19 Giugno 2019 da atapo
 
Tag: memoria

L' ESAME  DI  MATURITA'

 


 

Oggi sono iniziati gli esami di maturità… riformati, dicono.
Anche cinquanta anni fa dicevano la stessa cosa, soltanto era la prima riforma da tempi immemorabili, forse, se non erro, dalla riforma Gentile.
Era l'anno 1969 e toccava a me quella volta sostenere l'esame.
Anche allora, quante discussioni sui cambiamenti e sulle novità!
Arrivava alla fine un anno scolastico pesante: iniziato nell'ottobre del 1968, quando i venti del Maggio Francese soffiavano abbondantemente in Italia, era proseguito tra scioperi, occupazioni, assemblee infuocate e discussioni laceranti nelle classi tra chi aderiva a opposte fazioni. Io cercavo di non farmi troppo coinvolgere, mi interessava soprattutto arrivare alla fine di questa benedetta scuola superiore, l'Istituto Magistrale che mi avrebbe aperto il lavoro tanto sognato. Però stavo lì, in quel mondo e in quell'atmosfera spesso infuocata.
Si erano perse molte giornate di lezione, i programmi erano indietro e i professori disperati; così negli ultimi due mesi la scuola restò aperta anche nel pomeriggio per ore di lezione supplementari, richieste da noi studenti dell'ultimo anno, nelle materie che sarebbero state prova d'esame.
Questo infatti era il grosso cambiamento: prima si portava il programma di tutte le materie, ora c'erano due scritti, italiano e matematica per noi dell'Istituto Magistrale, e all'orale solo quattro materie (per noi italiano, filosofia-pedagogia, storia, scienze), ma solo su due saremmo stati interrogati: una scelta da noi, l'altra scelta dalla commissione il giorno stesso dell'esame. Indubbiamente la prova era diventata più semplice.
Io in quei mesi stavo passando un periodo parecchio difficile in famiglia: mio padre si era ammalato e non si capiva quale fosse il problema, venne ricoverato in ospedale, operato per ulcera perforata, ma ormai era troppo tardi per guarire…
L'ospedale si trovava dall'altra parte della città, la mamma stava fuori quasi tutto il giorno per assisterlo, io e mio fratello di dieci anni ci arrangiavamo a casa. Quelle ore di scuola aggiunte nel pomeriggio mi rendevano la vita ancora più complicata, avevo tempo per studiare solo la sera tardi, sempre col pensiero alla salute di papà.
Quando la scuola finì a metà giugno, c'era da aspettare fino al primo luglio per iniziare gli esami, per me era un vantaggio così potevo studiare a casa per più ore. All'orale avrei portato italiano, nei calcoli delle probabilità era facile che non mi avrebbero dato storia, troppo simile a italiano; restavano filosofia-pedagogia e scienze. Io pregavo ardentemente per la seconda in cui mi sentivo ben preparata, la prima la odiavo, la professoressa mezza pazza mi aveva ridotto così, se mi fosse capitata avrei fatto senz'altro una figura meschina all'interrogazione.
Ricordo bene quei giorni di preparazione forsennata, prima degli scritti e nell'intervallo tra scritti e orali, che io feci verso il venti del mese.
E dell'esame cosa ricordo? Molto poco, ho rimosso quei giorni che senz'altro saranno stati per me tesissimi. Ricordo di aver scelto il tema cosiddetto “di attualità”, sulla condizione giovanile del tempo: mi piacevano queste problematiche, ma senz'altro fu una scelta ardita e rischiosa, dato il momento storico, col senno di poi ho il sospetto che il voto finale non altissimo fosse dovuto a questo tema, visto che per il resto non ci furono intoppi.
L'orale come andò? In italiano mi sentivo abbastanza  a mio agio, poi mi diedero scienze, fortunatamente. Ma qualcosa avevo completamente dimenticato e mi è tornato in mente pochi anni fa, quando tra i miei diari del tempo ho trovato inserito un trafiletto di giornale: sì, le classi della mia commissione erano finite sul giornale…
Il presidente infatti volle aggiungere una … riforma personale: invece di esaminare le candidate una per una, faceva entrare al … patibolo alle 8,30 tutte insieme quelle del giorno e spesso si veniva invitate ad aggiungere, continuare, precisare ciò che stavano esponendo le compagne. Diventava qualcosa di simile ad una chiacchierata generale, secondo lui dovevamo sentirci tranquillizzate… mah!
Di certo uscivamo dopo tre-quattro ore lì tutte insieme ed eravamo a pezzi!
L'unico esperimento del genere a Bologna, così da finire sul giornale!
Le votazioni furono in sessantesimi, per me andò bene, ma non benissimo, speravo in qualcosa di più. Comunque quell'anno i professori erano ancora di manica stretta, il '68 in questo non aveva ancora fatto effetto, i 60/60 una meta quasi irraggiungibile.
Per me, indubbiamente, la preoccupazione per l'esame era inferiore in quei giorni all'angoscia per mio padre che stava morendo: fu questa seconda prova il mio vero esame di maturità.

 
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