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IL LIBRO DI AGOSTO

Post n°1702 pubblicato il 31 Agosto 2020 da atapo
 
Tag: teatro

 

TOUT SAUF UN ANGE”

 


 

Concludo il mese di agosto (ahi, come sono stata poco presente qui!) con due parole sul libro del mese, che immagino nessuno conosca, in francese poi!

E’ una storia sul teatro, scritta a tre voci: tre amici, due uomini e una donna, legati in modo diverso al mondo del teatro, raccontano, narrando e scrivendosi l’un l’altro, una parte delle loro vite e dei rapporti che li legano, col presente che ritorna spesso agli anni passati.

E’ un’opera recente, uscita nel 2006, scritta da Jean Pierre Milovanoff . Come mai appartiene al gruppo dei libri che per me sono stati più importanti? L’ho conosciuto attraverso il gruppo di teatro in francese pochi anni dopo la sua pubblicazione: l’avevamo letto, era stato lo spunto per uno spettacolo sul viaggio, vero o della memoria, infine avevamo messo in scena tutta la storia.

Durante questo lavoro, durato un anno, mi sono sempre più appassionata e pian piano identificata con la protagonista, che dapprima mi pareva estranea al mio modo di essere, ma pian piano ho scoperto di avere qualcosa di simile a lei, ha smosso qualcosa dentro di me che non sospettavo di poter riconoscere. Alla fine la soddisfazione più bella è stata quando ho dovuto interpretarla in alcune scene (la parte, essendo molto lunga, era stata suddivisa fra diverse attrici), proprio quelle finali, dove l’emozione era al massimo. E gli applausi sono stati tanti.

Sì, questo libro mi ha aiutato ad entrare più profondamente nel mondo e nel significato del teatro, è stato una chiave importante…

Per chi volesse leggerlo, ne esiste anche la traduzione in italiano: è diventato “L’angelo caduto”.


 

 
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MARMELLATA

Post n°1701 pubblicato il 25 Agosto 2020 da atapo
 

 

SAMBUCO

 


 

La marmellata di sambuco mi piace moltissimo, ma di rado la trovo nei negozi, più facilmente nelle fiere dei prodotti artigianali e spesso a prezzi più alti delle altre marmellate.

Quando ho scoperto che in montagna, nei miei “terreni”, cioè al limitare del bosco, oltre le ortiche e in mezzo ai lamponi, ci sono alcuni alberelli di sambuco, ho subito pensato che avrei autoprodotto la marmellata.

L’estate scorsa nulla di fatto: non salivo lassù di frequente, prima le bacche erano ancora acerbe, quando tornai… erano sparite! Ci fu una donna del posto a spiegarmi che se gli uccelli scoprono che sono già mature, in un giorno o due le fanno fuori tutte. Allora quest’anno ho deciso di tenerle sotto stretto controllo, poiché sono molto più presente, e pian piano le ho viste passare dal verde al rosso, poi a poco a poco la maggior parte diventare nere, mature finalmente.

Così l’ultimo giorno che sono stata lassù ho deciso che era il momento di tentare la raccolta, prima che gli uccelli le scoprissero.

Nell’attesa però mi ero fatta una cultura on-line sul sambuco e la sua marmellata: avevo scoperto che esiste un sambuco VERO e uno FALSO, cioè una pianta che gli assomiglia molto, ma le cui bacche sono VELENOSE! Le foglie sono quasi uguali, le differenze stanno nel fusto (legnoso quello buono, erbaceo quell’altro) e nella posizione dei grappoli di bacche (ricadenti quelle buone, erette quelle velenose).

Naturalmente ho controllato i miei: erano BUONI, così ho bastonato le ortiche davanti per aprirmi un passaggio e ho riempito di grappolini di bacche un bel contenitore per alimenti. L’ho tenuto in frigo e tornata la sera a Firenze, subito il giorno dopo mi sono lanciata nella marmellata: ho confrontato le ricette lette e ho fatto le mie scelte di preparazione.

Che lavoro lungo e noioso sgranare tutti i grappolini, eliminare le bacche non mature, stare attenta che non cadessero tra i frutti anche i gambi, che sono fragilissimi e si spezzano con niente, non strizzare le palline così delicate… alla fine avevo le mani blu! Tutto questo lavoro per recuperare circa tre etti di frutta pulita, ma come primo esperimento era sufficiente.

Ho passato al passaverdura la frutta, per trattenere le bucce e la maggior parte dei semini: restava tutto e solo liquido, ero abbastanza perplessa...

Ho aggiunto circa un cucchiaino di succo di limone, poco più di metà peso della frutta in zucchero e ho messo a cuocere, mescolando continuamente. Non c’è voluto molto che già cominciava ad addensarsi e a velare il cucchiaio e i bordi del tegame, la famosa goccia versata sul piattino non era più completamente liquida. Ho spento il fuoco, temevo accadesse come al primo tentativo di marmellata di lamponi: non sapendo quanto doveva addensarsi, col raffreddamento più che marmellata era diventata una caramella al lampone!

Stavolta è andata bene e abbiamo già gustato una buona marmellata sui toast a colazione. Voglio provarla anche nello yogurt e sul gelato di vaniglia. Poi… sarà finita, perché ne è venuta proprio pochina! Ma prima che ripeta l’esperimento passerà almeno un anno!

Però che lavoro c’è voluto: ho capito perché la marmellata di sambuco si trova di rado e costa così tanto!

Nonostante mi sia lavata e rilavata, le dita hanno ancora la sfumatura blu.

 

 
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ANDARE E VENIRE

Post n°1700 pubblicato il 20 Agosto 2020 da atapo
 

 

LE PRIME VOLTE


Abbiamo preso coraggio, poche cose in valigia e... siamo andati a dormire in montagna, due notti.

Appena arrivati, ho avuto uno choc da scoraggiamento: il letto per noi non era ancora montato! Tanto mio marito mi racconta quello che vuole e come vuole, non capisco mai come stanno realmente le cose finchè non le vedo coi miei occhi.

-Ma cosa ci vuole! - dice lui. Così tour de force, non tanto a montarlo, quanto, prima, a ripulire i vari "pezzi"... e toccava a me. Non solo le parti del letto, alto, antico, dei primi del 1900, ma almeno l'esterno dei comodini accanto! Figuriamoci se volevo dormire tra la polvere dei secoli!

Così non abbiamo dormito con la polvere, ma con l'odore del detergente per il legno che ho dovuto usare: tutto brillava come nuovo, ma "odorava" anche, per fortuna non faceva freddo e i vetri della finestra sono rimasti aperti tutta la notte.

Io però ero troppo stanca, ho dormito pochissimo, non trovavo posizioni che dopo un po' non mi risvegliassero per dolori qua e là; la notte successiva è andata meglio, perchè durante il giorno mi sono sforzata meno, anche se lavori da fare per me, soprattutto di pulizie, non mancherebbero..

Che dire, lassù si sta bene, non lo nego, però è come abitare in un'officina, fra le stanze ancora per aria, tutti gli attrezzi e i materiali che mio marito semina dovunque, in certe zone si passa a stento, mette cose da lavoro anche dove, in teoria, tutto dovrebbe essere già a posto, cioè nella grande cucina. Io ci sto male, è come ritornare in quei due anni dal 2015 al 2017 dove la stessa situazione era più o meno dopo il trasloco nella casa di Firenze. E se ripenso ad anni lontani della nostra vita coniugale... avrei altre esperienze simili su cui ho deciso di stendere un velo pietoso: ama il bricolage, il "so fare io", il "lo faccio meglio"...

Insomma, siamo stati lassù tre giornate, poi siamo tornati a Firenze: ci sono da comperare cose di cui ti accorge che mancano quando sei lassù e ci vivi.

A Firenze giusto una giornata per queste spese e un bucato messo in lavatrice, steso e asciugato, oggi si risale. Staremo fino a sabato sera. Lavoro e ancora lavoro. Quando sono stanca, leggo, mi porto una provvista di libri. Almeno lassù è più fresco e più tranquillo, lungo la nostra stradina secondaria non passa quasi mai nessuno, vedo il lontananza la provinciale molto trafficata in questi giorni di metà agosto.

 

 
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CHE FERRAGOSTO ?

Post n°1699 pubblicato il 14 Agosto 2020 da atapo
 

 

ATTESA, FORSE


le more del gelso bianco

 

Sono sempre qui. Di rado avevo lasciato passare tanti giorni senza scrivere, non mi sono nemmeno accorta di quanto sia trascorso dall’ultimo mio passaggio. Ma tanto non c’è molto da raccontare, direi quasi nulla.

Ora è la vigilia di Ferragosto, altri anni mi preparavo al giorno di “clausura” perché mio marito odia l’intrupparsi tra i vacanzieri di un giorno o poco più, nemmeno facevamo una gita per un gelato sui monti attorno a Firenze, restavamo a soffocare nel caldo delle stanze di città, spesso il ferragosto mi metteva di malumore…

Anche quest’anno non è che il mio stato d’animo sia molto migliore; lassù in montagna è sempre solo lavoro, ultimamente ci sono andata molto spesso, almeno per sfuggire alle temperature infernali di Firenze. Però là ho lavorato troppo, vorrei dare un contributo per sistemare qualche stanza, almeno in ciò che posso fare, cioè le pulizie, ma ore e ore a sfregare su piastrelle dei bagni e pannelli degli armadi sono state eccessive e ultimamente sto avendo mal di schiena, male alle braccia e ai piedi, tanto che nemmeno alla notte riuscivo a trovare posizioni per dormire, dopo un po’ mi svegliavo per dolori da qualche parte: non me lo posso permettere, non voglio correre rischi per la protesi o per l’altra anca, dopo tutte le sofferenze che mi costò il rimetterla a posto.

In qualche giorno il lavoro era stato meno pesante, si era trattato di sistemare negli spazi degli armadi di cucina le stoviglie “salvate” dall’eredità dei miei suoceri. Molte cose avevo imposto io di non buttarle, erano troppo belle, mio marito e cognati sarebbero stati più drastici, così ho notato che nella casa in montagna ora abbiamo piatti, bicchieri e ciotoline più lussuosi di quelli che abbiamo a Firenze, diversi pezzi sono Richard-Ginori vintage. Bene, sarà un’occasione per usarli in tavola tutti i giorni, almeno d’estate!

Tra un lavoro faticoso e l’altro faccio un’incursione nell’orto: il nostro terreno che era incolto e pieno di erbacce lo abbiamo affidato gratuitamente a uno dei vicini, che ci aveva chiesto di farci l’orto per hobby, poi di ciò che nasceva potevamo approfittare anche noi. In questi giorni c’è una abbondante produzione di insalata e di fagioli e quando salgo ne faccio provvista: l’insalata solo quella che usiamo subito, dei fagioli ne ho congelati una parte per l’inverno. Se tutto va bene arriveranno anche zucchine e fagiolini, i pomodori invece non riescono a maturare, si ammalano quasi tutti. C’è poi nell’orto un melo selvatico da cui ho iniziato a raccogliere delle meline verdi brutte da vedere, tutte picchiettate, ma da mangiare hanno un gusto leggermente aspro e molto fresco. E prima, sempre nell’orto, un gelso aveva dato moltissime more bianche, di cui mio marito è goloso. Insomma, l’orto rende…

Ma l’orto non basta per farmi riposare, è faticoso anche restare chinati a raccogliere la verdura, così ieri mattina ho alzato bandiera bianca, non ce la facevo quasi ad alzarmi dal letto per i dolori dappertutto, mi sono ripresa solo ieri sera.

Oggi lassù con mio marito c’è uno dei suoi fratelli, dovrebbero montare i mobili della stanzina piccola, cioè letto a una piazza e armadio che appartenevano alla figlia di questo cognato, ormai cresciuta. Non serve a nulla averli montati, il nipotino che doveva venire da noi ora è al mare col suo papà, ma almeno uno spazio è sistemato e, se tutto va bene, appena dopo tocca alla sistemazione di un letto matrimoniale coi suoi armadi annessi, quelli piccoli di inizio ‘900, che appartenevano ai miei suoceri e di cui io mi ero innamorata. Ma ciò vuol dire che si riattacca con le pulizie dei vecchi e polverosi armadi, prima di utilizzarli...

Mio marito afferma che a quel punto potremmo anche stare là a dormire, senza dover rientrare a Firenze ogni sera, quasi una parvenza di vacanza! Se da un lato riconosco che sarebbe positivo, dall’altro mi spaventa l’idea di stare lassù più o meno accampati, non ci sono spazi pronti per sistemare un po’ di abiti e biancheria, non avrei il computer e sarebbe un vero isolamento. Sarebbe solo lavoro e scomodità e io in questo momento sono già molto stanca. Non mi sono mai piaciute le vacanze scomode, gli accampamenti arrangiati per necessità… che sono ben diversi dalle vacanze avventurose! Soprattutto ora che avrei solo voglia di relax.

Non so che dire: come ogni giorno, resto in attesa che lui torni stasera, racconti ciò che è riuscito a fare… ma “del doman non c’è certezza”.

 

 
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