Creato da sisyphus13 il 27/02/2015
curve a gomito, stazioni e orizzonti
 

IL TRAGITTO

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Il Tragitto Vol. 82

Post n°83 pubblicato il 11 Novembre 2015 da sisyphus13







Se così si può dire. Lei sta subendo il colpo in maniera maggiore rispetto al sottoscritto. La morte di Luigi, poi, l'ha ferita quasi a morte. Era una cosa che, francamente, non ci aspettavamo." Frankie indugiò a lungo negli occhi rossi di Rudge, poi, abbassando la voce a un sussurro, mormorò :"Perché hai detto di vivere da solo? Perché non mi hai detto che convivevi con quella ragazza? Che motivo c'era di mentirmi? Avrei compreso benissimo." "Vedi, Frankie, Lei non vive propriamente con Me. Abita all'altro capo della Città con sua madre ottantenne e malata. Un'altra persona che ha trascinato a New Przemysl nella speranza di salvare entrambe. Non credere che Veronica sia una cattiva ragazza. Ha del sano affetto per le persone a cui vuole bene e verso cui è riconoscente. Rimane il fatto che la nostra storia è quella di due naufraghi su una scialuppa chiamata come questa Città. Contiamo nel miracolo che lo strano crogiolo metropolitano porti unicamente del bene alla nostra salute, e che trovarci fianco a fianco con altri individui afflitti dal nostro stesso problema contribuisca a raffinare le ricerche. Chiamala illusione, ma ha un forte potere taumaturgico." Il ragazzo s'era istintivamente spostato verso un angolo buio della stanza e da lì osservava Rudge e pensava a Sé stesso, cercando di cogliere nell'aria odori di decomposizione o Morte, ma tutto quello che Gli arrivava era solo un delizioso odore di pulito e di vernice fresca. "Avete dipinto i muri da poco." Osservò con una risata sottilissima e incongrua. L'altro lo guardò, stupefatto ma incuriosito :"Sì. Mi piace sentire il profumo del rinnovamento, qualcosa che allontani lo stantio." Frankie si mordeva le labbra e non osava fare l'unica domanda che gli interessasse porre. Ma il suo nuovo sodale glielo lesse negli occhi spauriti e lontani, nelle braccia abbandonate lungo i fianchi :"Premi per sapere se sarai contagiato, vero? ti interessa sapere se sei in quel rarissimo settore di persone a rischio? è così?" Frankie abbassò il capo colpevole. "Ti dico di no perché saresti già all'ospedale, e probabilmente in coma. Per le rarissime vittime della Tubulens Micosis i sintomi si manifestano subito al momento della trasmissione. Vomito, necrosi delle falangi, tosse incoercibile....etc.
Posso dirti che Tu non sei in quel due per cento della popolazione mondiale." Il ragazzo non rialzò la testa, sentendosi in qualche modo colpevole per la sua diffidenza. Poco dopo non riuscì a celare uno sbadiglio. "Ti va di andare a letto, Frankie? La stanza degli ospiti là in fondo è già pronta. Non devi fare altro che coricarti. Domani Ti devi portare in questura per il tuo permesso di due settimane." "Sì, hai ragione. Penso che mi stenderò per qualche ora. Buonanotte Rudge, e buonanotte a Veronica. " Detto questo sgattaiolò fino al suo ricovero e vi entrò chiudendo la porta. Nella toppa vi era una chiave ma non la girò per dimostrare fiducia in quei ragazzi. Poi si buttò sul letto ancora vestito e prese a ragionare: quindi New Przemysl era anche una sorta di incubatrice per le malattie infettive di vario tipo...anzi, si poteva dire che vi erano stati radunati appositamente tutti gli affetti da Tubulens Micosis per qualche ragione che ancora gli sfuggiva, e che in quel luogo i poveri contagiati davano il meglio di sé fornendo manodopera informatica a bassissimo costo e ad alto rendimento. E se fosse stato vero anche il resto? Se pure tra i lavoratori comuni fosse in corso un qualche tipo di epidemia e che la città (futuro capoluogo della Regione) fosse una gigantesca quarantena dove individui infetti si stringevano spalla a spalla e ci davano dentro a più non posso per dimostrare il loro diritto a una vita normale? Visioni incongrue di corpi coperti da bubboni e piaghe Gli attraversarono la mente e lo fecero schizzare a sedersi sulla sponda del letto. D'improvviso New Przemysl non Gli apparve più come un piccolo paradiso di tolleranza e pacifica convivenza ma come un enorme sanatorio, dove infermieri e medici, sotto spoglie di poliziotti di quartieri e piccoli gerarchi, controllavano l'andazzo con un occhio comprensivo e l'altro iniettato di sangue, pronti a sorridere ma, anche, a sventolare il manganello. Era vera quell'atmosfera rilassata e chill-out o nascondeva un vulcano pronto a eruttare? Si spogliò lentamente e si mise sotto le coperte spegnendo la luce ma i pensieri continuavano a turbinargli per il capo. Domani sarebbe andato a procurarsi il permesso di due settimane per trovarsi un lavoro qualunque e da quel momento sarebbe stato prigioniero della metropoli in ebollizione, il suo destino si sarebbe legato per chissà quanto tempo a quello del formicaio. Forse avrebbe scoperto il suo stesso lato oscuro, forse un segreto in più sulla genesi di quello strano esperimento Gli sarebbe stato rivelato. Oppure avrebbe sgobbato come un mulo con il paraocchi senza riuscire ad andare più in là del proprio naso e la visione d'insieme Gli sarebbe sfuggita. No! Quello non era possibile. Era scappato a gambe levate dal suo Passato imbarcandosi quel giorno dalla stazione di AJ PORT e non aveva nessuna intenzione di ripercorrere i propri passi. Quanto tempo era passato? Giorni? Settimane? Mesi? Tutto ciò che sapeva e riconosceva era di essere sfuggito alla Noia e ai piccoli trambusti, alla Ripetitività delle situazioni e al tranquillo tran-tran della Periferia. Ora era giunto dove i suoi passi e il suo coraggio lo avevano condotto e anche se ad attenderlo era una distesa di Uomini infetti e di lavoretti deliranti, ebbene era quello per cui aveva combattuto. Era il Tragitto che si era assegnato da solo, e lo avrebbe percorso a denti digrignati e artigli ben in mostra. Nessuno poteva avere il diritto di togliergli brutalmente i suoi sogni e le sue illusioni, e avrebbe combattuto per farle diventare Realtà, comunque poi si rivelassero. Si girò su un fianco e cominciò ad assopirsi: visioni di Rabail e Louise alla stazione di Gargoyle gli rimbalzarono sugli occhi stanchi, E Ray Pearson, l'ex nano brigante insieme a Romario, dove si potevano essere ficcati? Scesi a Front Corver erano spariti in una leggera nebbiolina e Dio solo sapeva quando, da lì, vi sarebbero riapparsi.







 
 
 

Il Tragitto Vol. 81

Post n°82 pubblicato il 03 Luglio 2015 da sisyphus13










Furono a casa in pochi minuti. Veronica stava fissando la televisione con il volume a livello bassissimo e sembrava assorta in tutt'altri pensieri. Entrarono nel soggiorno senza fare rumore e la ragazza Li gratificò di un sorriso anodino mentre spegneva la Tv e accendeva le luci. "Pensavo avreste fatto più tardi". Sussurrò con quel filo di voce che Le era così caratteristico. Frankie si scusò per essere sparito così all'improvviso ma Lo turbava essere di troppo in una famiglia ben avviata. Veronica lo prese per una mano e lo trascinò al centro del locale, poi Gli diede una carezza sulla guancia e cominciò a scusarsi a sua volta per l'atteggiamento che aveva preso e le sue parole, certo non ben ponderate. "Il problema è che siamo tutti nervosi in questo periodo: scadenze di lavoro, tensioni e casini." Però Lui era un ospite ben gradito e avrebbe trovato da Loro la più serena ospitalità finché non avesse recuperato una propria residenza e un lavoro stabile. Avevano discusso a lungo, era vero, e non si erano accorti immediatamente dell'assenza di Frankie. Ma ciò non significava che non importasse Loro nulla della sua presenza: Semplicemente, avevano dovuto mettere le carte sul tavolo dopo parecchio tempo, e la discussione era degenerata rapidamente. Frankie rifletteva sulle parole di circostanza che si debbono
usare in queste occasioni ma Nulla Gli affiorava alle labbra. Gli sembrava che qualsiasi parola sarebbe suonata fessa e falsa e che non vi era bisogno di giustificarsi. Dopo le prime, impacciate scuse, si era piazzato al centro della sala e guardava alternativamente ora Veronica, ora Rudge senza trovare la forza di spostarsi in un angolino buio, sedersi e tenersi la fronte con una mano. Rudge, con gli occhi stranamente lucidi, si avvicinò e lo abbracciò forte senza apparentemente accorgersi che, ora, le lacrime gli sgorgavano a zampilloni dalle ciglia. Frankie si lasciò fare mentre Veronica accarezzava cameratescamente le schiene di entrambi. Quando ebbe finito di stringerlo il giovane si allontanò e si gettò sul divano davanti alla televisione orba, asciugandosi la copiosa commozione. Davanti alla muta domanda del ragazzo Veronica estrasse un fazzoletto dalla tasca e si deterse qualche goccia dalle guance. Poi parlò :"Vedi, Frankie, la nostra situazione non è delle più felici. Noi siamo arrivati in questo posto alcuni anni fa con poche illusioni e qualche speranza. Avrai visto com'è ridotta la gamba di Rudge, ma non è il solo problema. La verità è che siamo condannati e siamo giunti a New Przemysl per ricompensare lo Stato delle agevolazioni che ci ha fornito per curare i nostri malesseri." Frankie ebbe istintivamente un gesto di ritrosia e si allontanò dal centro del locale verso la finestra. In un istante gli sembrò che quell'appartamento avesse acquistato un carattere oscuro e minaccioso, e che le speranze e la gioia sperimentate nel Club fossero solo uno specchietto per le allodole per allontanarlo dalla Verità. La stessa che stava trapelando, malgrado tutto. "Vedi, Frankie, esiste una malattia chiamata Tubulens Micosis che si impossessa dei corpi e dei tessuti dei programmatori di tutte le Città della Zona Centro-occidentale. La causa per la diffusione di questa infermità non sono ancora chiare, ma quello che è certo è che colpisce al 95% i lavoratori del nostro settore. Fu tre anni fa che venimmo a conoscenza della nostra situazione: ci eravamo contagiati a vicenda e il virus era già in uno stato parecchio avanzato. All'incirca nello stesso periodo ci fu rivelato un progetto dello Stato che favoriva gli spostamenti dei malati e degli incubati
proprio qui, a New Przemysl per tenere sotto controllo i focolai del disturbo e continuare gli studi sugli stessi. Il lato positivo era che questo virus non era contagioso all'87% e che era possibile lavorare spalla a spalla con impiegati "normali" e operai non contaminati. La gentilezza della malattia è che si trasmette solo ai programmatori e a qualche rarissima categoria di persone a
rischio. Ma è sostanzialmente un affare interno a un ceto chiuso, ovvero Noi. La cosa più triste da dire è che che tre anni fa giungemmo nella Metropoli insieme a un figlio, e che Luigi morì quattro mesi dopo che ci eravamo stabiliti: era uno di quel 13%, un povero ragazzino senza difese contro il nostro stesso contagio." A questo punto Veronica si arrestò, e dal centro del soggiorno, dove era rimasta immobile come una tragica eroina Scespiriana fece un passo nella direzione di Frankie, poi crollò al suolo, avvolgendosi su sé stessa. Rudge accorse al suo fianco come lanciato da una catapulta e la prese in braccio trascinandola verso le stanze interne. Lì vi rimase per almeno tre quarti d'ora mentre Frankie, accanto alla finestra, osservava la notte trapassare in alba senza avere il coraggio di levarsi dalla sua seggiola per chiedere informazioni sullo stato di salute della ragazza. Fu dopo quel lasso di tempo che Rudge rientrò nel soggiorno. Pareva invecchiato di dieci anni: minuscole rughe si infittivano agli angoli degli occhi e la mascella si era rilasciata allungandosi mostruosamente, mentre ai lati della bocca due pieghe ben visibili marcavano l'essenza stessa del dolore. Stupidamente Frankie, rattrappito nella sua sedia, ebbe solo il coraggio di chiedere :"Va un po' meglio?"






 
 
 

Il Tragitto Vol. 80

Post n°81 pubblicato il 29 Giugno 2015 da sisyphus13






"Che capita?" Gli fece "Sei appena arrivato e sei già sparito. Io e Veronica, a un certo punto, non Ti abbiamo più visto e abbiamo cominciato a preoccuparci. Che Ti è saltato in testa di andartene senza dire nulla?" Rudge pareva seriamente preoccupato e lo stava scuotendo per un braccio, fissandolo diritto nelle pupille, quasi vedesse a fondo nella sua leggera sbronza ma fosse determinato a non accennarvi. Con la bocca un po' impastata Frankie accennò al fatto di avere parlato con il barman del Krebbs' e che questi gli aveva dato tutte le indicazioni necessarie per cercare lavoro dopo avere segnalato la sua presenza alle Autorità. Aveva bisogno solo di un permesso di due settimane, e il lavoro gli sarebbe fioccato in testa. Rudge annuì vigorosamente e Gli confermò che avrebbe potuto occuparsi Lui di tutta la faccenda, senza rivolgersi a un barista. "Mi piace parlare con le persone. Sono comunicativo di natura, e poi da queste parti ho trovato un ambiente idilliaco e ideale: tante razze e nessun casino." "Rudge Gli fece cenno di alzarsi dalla panchina :"Te l'avevo già anticipato che era un bel posto. Molto quieto e festaiolo senza essere pericoloso. Qui si sta bene, Frankie. C'è la giusta mescolanza di divertimento e di serietà, di cazzeggio e di voglia di lavorare." "Adesso dove andiamo?" Il giovane programmatore sorrise e gli sussurrò :"Ti porto al Violet Poison per un bicchiere, poi propongo di rientrare e di riposare. Domani Ti devi alzare presto per portarti in Questura e ricevere quel benedetto permesso di due settimane. E dopo Ti devi mettere a caccia del lavoro." Frankie si trovò d'accordo e presero a camminare tra le viuzze sempre più strette di un quartiere che sembrava più barricato rispetto al precedente. La gente era seduta sui marciapiedi o appoggiata sulle porte di locali da dove usciva il suono maestoso della soundtrack per la notte ideata dai Deejays. Si fecero largo tra risate ad alta voce, bottiglie di cerveza, donne seminude malgrado il freddo e una fiumana di facce che non avevano la piattezza né la ripetitività di BRANDER. DA quelle parti il rituale dell'aperitivo si era spostato già un po' più avanti ed era diventato gradevole suono notturno, confronto affettuoso tra uomini e donne di radici diverse ma con un futuro certo davanti agli occhi. BRANDER era un cul-de-sac, New Przemysl la porta spalancata sulla convivenza non apatica e sulla competitività non distruttrice. Frankie iniziava già ad amare il posto. Si mossero con procace sicurezza fino a ritrovarsi davanti a un'insegna al neon viola con sopra scritto POISON. Rudge Gli fece strada e scesero alcuni scalini per immettersi in un posto talmente ampio da sembrare un parcheggio sotterraneo. Luci stroboscopiche disseminate guizzavano lungo il soffitto, e frequentatori ben carburati agitavano il corpo e le teste al ritmo delle Tunes che inanellava il deejay nascosto dietro delle casse e una postazione altissima. Era un suono che il ragazzo non avrebbe potuto definire: metà avveniristica colonna sonora di una giungla d'asfalto futuribile, metà percussivo intrattenimento di jingle jangle tribali, corrosivi ma pure ipnotici. Frankie si era rapito con lo sguardo ai dancers al punto che Rudge dovette tirarlo per un gomito e condurlo fino al bancone, assiepato da una formidabile mistura di individui. Si fecero largo a spallate, non polemiche ma necessarie, e ordinarono qualcosa di moderatamente alcolico. Poi tornarono a girare la testa verso la pista sorseggiando i cocktails. Malgrado l'ora relativamente non antelucana lo spazio era pieno come un uovo e punters compunti scuotevano le spalle di fianco a ragazze scatenate e ragazzi lievemente intimiditi, ma sciolti al punto giusto da ciò che tenevano ancora in mano. "Droghe ne girano?" Fece Frankie al suo anfitrione. "Può darsi. Non ho mai indagato, ma se questa gente assume sostanze gli fa solo che bene. Non ho mai visto una sola rissa in questo locale. La gente è solo qui per divertirsi." Il ragazzo si sentiva sciolto e rilassato e gli passò per il capo di gettarsi in mezzo a quei folli festeggianti per spremere la notte come un limone. Ma poi si risovvenne delle parole di Rudge e della responsabilità che aveva nei suoi confronti e tornò a sorseggiare il cocktail, con la testa che gli si proiettava in alto, sul tetto del posto in mezzo a centinaia d'altre, ciondolandosi a ritmo e costruendo immense possibilità grazie alla fantasia alimentata dalla musica. Non si sovvenne di quanto tempo stava in quella posizione sognante quando il suo compagno Gli toccò la mano con il bicchiere vuoto e gli fece cenno con il mento verso l'uscita. Era l'ora di ritirarsi. Lui aveva gustato solo il primo assaggio di quel frutto, forse, proibito ma sapeva che presto avrebbe ripercorso quell'itinerario per tornare a immergersi nel vibrante fluttuare del dancefloor e nella misteriosa evocatività di quei suoni. Appoggiò il bicchiere su un tavolino abbandonato e spogliato delle sedie, poi si avviarono silenziosi l'uno fianco all'altro mentre i bassi tellurici si affievolivano dietro di loro fino a lasciare solo un eco strascicato e lontano. "Allora? Vedo che hai gradito parecchio!" Rise il giovane allegramente. Frankie lo guardò con la coda dell'occhio e strinse le mani a pugno, ancora carico della potenza di quello spettacolo :"è stata un'esperienza....elettrica! MI piace da impazzire!" Riuscì solo a bofonchiare stupidamente. La strada gli si intrecciava davanti e pareva prendere più volumi di quanto fossero normalmente necessario. I lampioni apparivano come tanti ballerini esausti lungo il cordolo del Paradiso, e Lui sentiva il sangue pulsare nelle vene come un carico da novanta ininterrotto, mentre la notte procedeva per i fatti suoi, incurante di un giovane che aveva appena ricevuto il suo esaltante battesimo del fuoco.








 
 
 

Il Tragitto vol. 79

Post n°80 pubblicato il 04 Giugno 2015 da sisyphus13

 









I due, nel frattempo, si erano appartati e discutevano animatamente in un locale dell'ampio appartamento. Frankie poteva sentire ondate di discorsi accesi e smozzicati giungere sino alle sue orecchie e disperdersi senza raggiungere un senso compiuto ma dando, comunque, un senso di profondo disagio al suo ruolo di apparente terzo incomodo. Forse, pensava, aveva fatto male ad accettare l'offerta di Rudge. Magari nemmeno Lui si
era reso bene conto del vespaio che andava a stuzzicare con la sua improvvisa generosità: aveva fatto i conti senza l'ostessa. La buriana parve andare avanti per diversi minuti mentre il ragazzo attendeva, imbarazzato e a disagio, il suo destino in quella situazione da anticamera. Poi, senza mettere in mezzo tanto tempo, decise su due piedi di andarsene. La faccenda era diventata molto spinosa e l'ultima cosa che voleva era essere causa di dissapori tra una coppia forse, chissà, appena stabilizzata. Così prese le sue misere cose e aprì silenziosamente la porta che dava sul giro scale, sparendo alla vista e alla portata sonora dei due. Si incamminò lungo la discesa senza prendere l'ascensore e, in breve, fu in strada ad assaporare la libertà della notte e l'essenzialità della quiete interiore. Girovagò nervosamente per le prime strade che gli attraversavano le pupille e cominciò a inoltrarsi nella notte, ben illuminata da lampioni ogni 15 metri di via. La solitudine gli grattava le costole a filo e gli appannava le guance mentre gente di tutti i tipi pareva sfrecciargli a fianco in cerca di un po' di sollievo serotino. In una trentina di passanti aveva contato almeno 15 razze diverse e ora ciondolava indeciso davanti ai vari locali aperti tentando di afferrare il posto giusto per iniziare a percorrere a ritroso la notte e dedicarsi finalmente a una sana bevuta scacciapensieri: qualcosa che gli servisse a radunare le schegge sparse delle sue ultime avventure e a shakerarle nel frullatore della memoria insieme alle speranze per il futuro. Entrò in una bettola dignitosa con alcuni individui sulla soglia impegnati a tracannare cocktails costosi e a scambiarsi le impressioni della giornata lavorativa. Tutto sommato continuava a sembrargli una Città dinoccolata e serena, così lontana dalle fissazioni di BRANDER e dalle sue paranoie incombenti. Non era una metropoli-trappola segnata dall'isterismo e dallo spirito cospirativo. Forse, si disse, aveva conquistato il suo habitat ideale e, dopo tanto peregrinare, era arrivato a qualcosa di arenato stabilmente sulle coste del buon senso e della tranquillità. Nulla gli appariva seriamente minaccioso dopo avere ordinato il suo pompelmo e gin e avere lanciato un'occhiata tutto intorno. Furtivamente squadrava il barman e le cameriere, gli avventori e le luci basse sopra il suo destino troppo riscaldato. Sorbì la bevanda con immensa gioia e, tempo pochi secondi, ne aveva già un altro fra le dita e cercava un pretesto per parlare con l'uomo dietro il bancone. Finito il secondo cocktail chiese sottovoce a quest'ultimo se sapeva di lavori per operai non specializzati nella cornice della metropoli. Subito gli parve una domanda vagamente stupida e sprovveduta, ma ormai l'aveva profferita e attese con un po' di apprensione il sorriso del gestore. Questi arrivò insieme a delle parole con forte accento croato che lo mettevano a conoscenza che quello che non mancava a New Przemysl era esattamente il lavoro. "Va bene" boccheggiò Frankie di fronte al terzo cocktail che gli stato sciorinato al banco "Ma esiste lavoro e lavoro. Io non ho specializzazioni particolari tranne una buona salute e la voglia di fare. Di certo non posso entrare fra i Programmatori. Non ho diplomi." Il Barman gli sorrise ancora e allungò la mano presentandosi come Michael Krebbs :"il locale porta il mio nome se non te ne sei ancora accorto" disse orgogliosamente. "E comunque Ti consiglio di presentarti alle squadre operaie per la costruzione della Ferrovia. Al momento è l'Impegno fondamentale insieme allo scavo del terreno per fare posto alle strade carrozzabili che arrivino fino in fondo all'Alveare. La stazione sta per essere completata a Dawn Seven e hanno bisogno di carpentieri anche non specializzati per il lavoro sui tetti. Per la copertura, intendo. Ti sei già presentato in Questura? Sei appena arrivato?". "Fresco, Fresco. Avevo conosciuto un amico lungo il Tragitto fino a qui ma forse adesso si è evaporato. Pensavo che mi avrebbe aiutato Lui per tutte le pratiche burocratiche." "Allora Ti consiglio di volare in Questura domattina. Ti rilasceranno il certificato di lavoro e un permesso di residenza per sette mesi. Rinnovabile su domanda del tuo Titolare." "Ma non avrò bisogno di avere in tasca già un lavoro per fare questo genere di pratiche?". "Ti faranno un lasciapassare per due settimane. E in queste due settimane potrai cercarti un'occupazione. Non dovrebbe esseri difficile. Poi, una volta, trovata l'occupazione arriverà anche il resto che Ti ho appena detto." "Va bene" annuì il ragazzo di fronte al quarto cocktail che gli si era materializzato misteriosamente sotto agli occhi. "Questo lo offro Io" Fece Krebbs "Mi sei simpatico." Frankie sentiva la testa girargli e la percezione dello spazio farsi sfuocata. Capì che, dopo avere svuotato per gentilezza il giro del barman, avrebbe fatto meglio ad alzarsi e ad uscire dal posto. Così fece dopo avere pagato e avere salutato calorosamente Krebbs. Uscì all'aperto e respirò l'aria di quel autunno secco ma non freddo. Si sedette su una panchina e si rese conto di non avere fatto tanta strada dalla casa di Rudge fino al locale. I pensieri gli si affollavano senza pericolo in testa e cozzavano, piacevolmente attutiti dall'alcol e dal succo. I ricordi delle recenti disavventure si disinnescavano e facevano massa intorno alla fronte, avvolti dalla bambagia dello stordimento e della sonnolenza. Finché qualcuno gli si sedette a fianco e gli pizzicò amabilmente il braccio sinistro. Era Rudge, che aveva appena iniziato a cercarlo dopo avere realizzato la sua improvvisa sparizione.








 
 
 

Il Tragitto Vol. 78

Post n°79 pubblicato il 16 Maggio 2015 da sisyphus13











Arrivarono a New Przemysl che iniziava ad albeggiare. La Città era un catino delimitato da costruzioni sparpagliate ma vive. Qualche architetto funzionalista aveva ridotto all'essenziale la bellezza e l'aveva messa al servizio delle esigenze di sovrappopolazione del posto. Così non esistevano casette singole o ville isolate ma solo palazzi (non palazz
oni) dignitosi e imponenti
disegnati lungo le strade che dalla stazione di dipartivano a raggiera fino al suburbio, fino ai bordi della terra affidata al Termitaio. Frankie prese le sue poche cose nella sacca e seguì Rudge
attraverso la calca, sempre eccitante, dei lavoratori impegnati a dipanarsi verso il luogo a loro assegnato. Uscirono e trovarono una piazza immensa, abbellita al centro da una fontana ciclopica e asciutta, senza tritoni o Nettuno, solo un pannello in pietre e sassi lavorati da cui fuoriuscivano schizzi della bevanda meravigliosa. Alto almeno dieci metri estendeva la sua presenza fin verso i Giardini che, a meridione, coronavano l'inzio della cittadina vera e propria, come dei capelli che segnino la chierica di un calvo. Il ragazzo era impressionato dal silenzio e dalla solennità delle strade e degli ambienti, e non perché fosse quasi il cominciamento del mattino, ma perché aveva la netta impressione che quello fosse lo status abituale del luogo. Migliaia di persone inscatolate in stupendi edifici, pronti a riversarsi all'aperto e raggiungere un altro loculo o qualche cantiere da cui innalzare il sogno ad occhi aperti. Si mossero attraverso la piazza e s'incamminarono, mentre la folla andava diradandosi, lungo un ampio viale ideato per i pedoni più che per le rade macchine. Frankie sentiva un'aria fresca e promettente colmargli i polmoni mentre i primi raggi dell'alba
si facevano strada attraverso il chiostro delle sue palpebre. Il sentimento era meraviglioso. Rudge si preoccupava di fargli da Cicerone snocciolandogli i nomi di tutte le arterie principali che solcavano con i piedi e di tutte le viuzze e vicoli laterali che si aprivano improvvisamente, a destra come a sinistra. Dopo venti minuti di buona camminata sempre in compagnia delle ombre
degli edifici svettanti nel cielo terso di quel giorno, arrivarono a destinazione e Rudge fece scattare la serratura della porta di ingresso di un palazzo ornato da minuscole ninfe e satiri lungo i cornicioni solenni. "Questa non pare una città, ma un tempio." Fece in tempo a dire il Ragazzo prima di sparire all'interno dell'ingresso che dava sulla tromba di un ascensore antico e curatissimo. "é una città elegante e utile." Mormorò il suo nuovo compagno. "Non c'è nulla che sia veramente fuori posto, ma non la devi pensare come un dormitorio e un posto di uffici e piccole fabbriche. Qui trovi anche i mercati all'aperto e le discoteche chiassose. Non siamo gente che non sa divertirsi. Però, ogni cosa a suo tempo, come si dice." "Prima il dovere, poi il piacere." Sorrise Frankie. "Si fanno belle feste da queste parti nei giorni comandati. L'amministrazione chiude un occhio se qualcuno alza il gomito o fa qualche stupidaggine." "Ah, già questo è positivo."
"Comunque non vi è dubbio che la maggior parte del tempo è dedicata all'espletamento dei propri compiti." Arrivò l'ascensore e salirono improvvisamente silenziosi, fino a sbocciare al quinto piano. S'aprirono le vetuste porte e subito furono su un pianerottolo ben illuminato ed entrarono da una porta sormontata dalla targhetta 15 RUDGE. Al Ragazzo piaceva l'idea di non essere in tanti, e di non essere nello spirito del cantiere anche quando si chiudevano le tende. Un po' di privacy per Lui era decisiva dopo che l'aveva persa completamente nel tragitto precedente. Su indicazione del compagno depose il suo lieve carico in una stanzetta a fianco del bagno. Poi si tolse qualche piccolo dubbio :"é facile trovare lavoro nell'indotto del termitaio? Sai, Io ho poca esperienza. Non sono né operaio specializzato, né mulettista né quant'altro e....." Rudge lo interruppe con un cenno. qualcuno era entrato dalla porta principale e si stava avvicinando rapidamente al loro posto di conversazione. La porta si spalancò senza bussare e una donna vi fece la sua apparizione. Era una ragazza non brutta ma lievemente contratta, con un viso da
scoiattolo, piccoli occhiali con montatura in acciaio e capelli lunghi poco sotto l'orecchio, d'un nero non naturale. Dietro il vitreo spartiacque delle lenti si indovinavano degli occhi in perenne movimento e d'un nocciola rappreso, occhi di chi ha una vaga paura e ha trascorso un'infanzia fra sensi di colpa ed eccessive incombenze. "Lei è Veronica, la mia fidanzata" Mormorò dopo averla vista entrare. "Ha la chiave della porta d'ingresso". Lei accennò un sorriso sincopato e faticoso mentre Frankie si avvicinava per scambiare i due baci rituali sulle guance ma veniva fulminato immediatamente e costretto a ripiegare il suo posto. Quella ragazza portava con sé ombre e disguidi, sordidezza e terrori. Il tutto ben celato da un trucco finemente calibrato e non invadente. Ma pur sempre un trucco. "Mi aspetti un attimo? Poi riparliamo di quello che hai accennato..." Fece il padrone di casa. Il Ragazzo annuì e si portò verso la finestra per gettare un'occhiata fugace al pozzo interno dell'edificio.






 
 
 

Il Tragitto Vol. 77

Post n°78 pubblicato il 17 Aprile 2015 da sisyphus13

 







Frankie, nel frattempo, procedeva sul suo treno elettrificato e superava minuscoli approdi dove non pareva giusto nemmeno transitare, figuriamoci fermarsi. Dalla stazione di Eglantine in poi avevano cominciato a imbarcarsi individui sparpagliati o in gruppo fino a che il vagone si era riempito per bene e trasudava una presenza umana a cui Frankie era poco abituato. Si trattava di quadri tecnici e operai che si portavano sull'orlo del formicaio per il caricamento dati delle strutture informatiche e per il consolidamento delle fondamenta di quelle meraviglie architettoniche che avrebbero fatto da edilizia residenziale e rappresentanza una volta che le linee di comunicazione si fossero spinte massicciamente fin dentro il mastodontico Luogo. Questo il Ragazzo lo aveva saputo da Rudge, un tizio poco più avanti della sua età che Gli si era piazzato sul sedile di fronte toccandosi nervosamente la gamba. Lo aveva visto salire sul convoglio alla fermata di Cape Town zoppicando e poi farsi strada fino alla postazione di Frankie prima di sprofondare, apparentemente stanchissimo, nel suo trespolo di stoffa dura e plastica. Era un individuo bassetto, dal mento triangolare e perfettamente sbarbato, con capelli radi sulle tempie ma solidi alla sommità del capo, di un colore rugginoso e vivace. Aveva occhi talmente chiari da apparire quasi bianchi e sopracciglia molto rade, di un biondo sconcertante mentre il naso era un uncino modesto che iniziava alla radice con chissà quali pretese ma terminava rapidamente con un ricciolo caparbio, quasi temesse di spingersi troppo avanti nel vuoto. Per il resto era vestito con estrema cura, con un maglioncino a rombi verdi e neri e pantaloni slavati con dei buchi strategici sopra le ginocchia. A Frankie non era sinceramente dispiaciuto averlo di fronte e aveva lanciato un'occhiata di tristezza a notare uno degli arti del giovane più corto dell'altro di almeno cinque centimetri, il che lo costringeva a camminare sciancato ma con estrema dignità e quasi eleganza. "è stato un carro carico di fusti di birra. Li stavo scaricando quando mi sono piombati addosso sfracellandomi le ossa della gamba sinistra. Avevo diciott'anni." Le parole di Rudge erano emerse nel silenzio quasi totale della carrozza, al cominciamento dell'imbrunire, e avevano preso Frankie diritto sul parietale. In pochi secondi si era ritratto imbarazzato al pensiero di essere stato troppo indiscreto con il suo sguardo fisso sull'arto offeso del giovane, ma poi, osservando il sorriso sentimentale di Rudge aveva deciso di aprirsi e di dare fiducia a quel tizio. "Posso dirti che non sembri uno che scaricasse fusti di birra?" "Ah, ho fatto il laccatore di mobili, l'elettricista, il mulettista e il carpentiere, poi mi sono preso un diploma di informatica e adesso vado verso il limite del termitaio a caricare dati per i disegni degli Ingegneri." Il viaggiatore sorrise mestamente e squadrò Rudge con una sorta di febbrile interesse, poi allungò la mano dicendo il suo nome e l'altro contraccambiò. "Tu, che vai a fare nelle Città del Limite?" "Viaggio d'istruzione. è finanziato direttamente da Me stesso e dalla mia scuola. Una sorta di tirocinio." "Una sorta di vagabondo, insomma." Insinuò il Giovane senza cattiveria e lasciandosi andare a una risata sommessa ma radiosa. Frankie annuì e riprese :"Sono una persona curiosa e Mi è capitato di vedere in sogno il Termitaio. Così è stato come si avessero detto: Va', e non Ti fermare." "Da dove sei partito?" "Effettivamente da AJ Port". "è una lunga strada." "Ma non me ne pento. ho conosciuto gente incredibile lungo il tragitto, e avuto esperienze sorprendenti." "Condividiamo qualcosa, mi sembra. Anch'Io ho notato cose notevoli, prima di imbarcarmi a Cape Town." "E dove sei diretto, di grazia?" "A New Przemysl. Sbarco laggiù" "E cosa sarebbe?" "Una vecchia fortezza tartara adibita oggi a centro dei Servizi Informatici. Una specie di Città dei cervelli." Frankie si mise a riflettere ad alta voce :"Una vecchia piazzaforte rinata come Trust di Talenti computeristici...pare affascinante. è tanto vicina al Termitaio?" "A quello che si dice ne diventerà la Capitale amministrativa." "Beh, nessuno mi impedisce di fermarmi in quel luogo, almeno per qualche giorno. Esistono ostelli o luoghi di residenza temporanea in quel posto?" "Ancora non tanti, ma Ti posso ospitare nel mio appartamento. Sono solo e spesso affranto. Mi fa solo piacere avere una compagnia intelligente." "Va bene, affare fatto, Rudge. MI ospiterai e Io mi renderò utile in qualche maniera. Poi voglio spingermi fin dentro il Grande Posto." "Difficile. vedi le squadre che sono su questo treno" E accennò uno sguardo sopra la spalla "Muratori, intagliatori, piastrellisti, pavimentatori, addetti alla finestrazione, tecnici vari di livello superiore, manovali....tutta gente che nel Formicaio lavora, ma hanno l'obbligo del silenzio. Appena si sente in giro che hanno dato fiato alla bocca vengono messi rapidamente ai cancelli. C'è una notevole aria cospirativa intorno al Grande Luogo." "Magari troverò anch'Io lavoro come operaio generico. Non Mi dispiacerebbe, e penso di avere la buona volontà e la discrezione necessaria per mettermi al servizio del Progetto. è il mio sogno arrivare a comprendere tutto il Messaggio che sta dietro le Nuove Costruzioni, e non lascerò nulla di intentato per penetrarlo." Rudge si azzittì e rimase a rimirare il suo nuovo amico con ammirazione. Di certo un ragazzo che veniva da AJ PORT con quelle credenziali idealiste era da rispettare, a lungo e in profondità, e così avrebbe fatto. Frankie, nel frattempo aveva preso a guardare la sua immagine riflessa nel finestrino dalla notte incipiente. Un vento freddo entrava dalla finestra divelta a fucilate a Selawille dai fanatici di Eugenia Purdy. Ma non c'era niente da fare e tutti i passeggeri si stringevano ai sedili coprendosi le spalle in qualche maniera. I Giovani, intanto, sprofondavano in un dormiveglia agitato e risiedevano per una mezzora negli angiporti dei desideri più oscuri e riparati.





 
 
 

Il Tragitto Vol. 76

Post n°77 pubblicato il 10 Aprile 2015 da sisyphus13

 







L'ex nano brigante avanzò verso la figura che Lo attendeva compassata sulla banchina. Era una giornata che d'improvviso s'era fatta oscura e i pochi contorni chiari risaltavano solo debolmente ai suoi occhi vigili. Con una leggera repulsione si avvicinò a Romario e gli porse la mano dal basso verso l'alto. L'Uomo annuì e ricambiò la zampa lasciando affiorare un mezzo sorriso. "Piacere di rivederti, Pearson." "Questo Lo decideremo in seguito, per il momento leviamoci da questo posto. Detesto non guardare in faccia le persone." "Come vuoi, dentro esiste una saletta d'attesa e un Caffè. Possiamo sederci lì e cominciare a ragionare." L'ex nano brigante non nascose un moto di insofferenza :"Odio le stazioni con il loro odore di intonaco andato a male e aria stantia, poi il treno mi portato fortuna solo nelle ultime ore, quando sono fuggito da quel tuo buco di cittadina. Incamminiamoci verso l'interno e troviamo un bar o un pub o una taverna di cinesi. Ho bisogno di mettere qualcosa sotto i denti." "Va bene, conosco il posto che fa per Te: è un takeaway thailandese." "Qualsiasi cosa, ma debbo mangiare." Romario annuì e si misero in moto uscendo dalla stazione e procedendo con calma fino alle prime case del Posto. Camminarono ancora per un centinaio di metri e un'insegna multicolore Gli venne loro incontro. "Proprio una rosticceria thai con i fiocchi" Rise Pearson "Mi congratulo con Te, conosci per bene queste zone." "Non è lontano dai miei ex paraggi, e poi qui intorno ho combattuto. Come hai fatto Tu, del resto. Solo che Tu stavi in mezzo ai boschi a mangiare cortecce e radici." "Non esageriamo. ci siamo tolti anche parecchie soddisfazioni culinarie." "Forse mangiando carne umana, ma qui si banchetta sul serio, e da cristiani." "Non direi, al novanta per cento sono buddhisti". "Va bene, lasciamo perdere ed entriamo. Abbiamo tutto il tempo del Mondo ma è inutile sprecarlo in stupidaggini." Passarono la soglia e subito un odore di buono e di fritto prese l'ex nano brigante alla gola costringendolo a deglutire pesantemente. "Accomodiamoci. Gli orientali sono gli unici popoli che prima ti guardano come cliente e poi come essere umano, e nel mio caso questo è un toccasana. "Si sedette bruscamente e ordinò due porzioni di prawn tom yam al latte di cocco e due bottiglie di singha beer. Romario si accontentò di un doppio Mekong whisky liscio. "Ho mangiato da poco." Si giustificò. Pearson, nel frattempo, stava già dando fondo al suo smisurato appetito  e faceva sparire le dosi di verdure e riso con preoccupante intensità sotto lo sguardo attonito di Romario. "Pare che non Ti cibi da decenni" Notò con un leggero disgusto mentre il suo interlocutore spolverava e divorava il suo pranzo e la sua cena in pochi minuti. Alla fine il Pantagruele ruttò con garbo e prese uno stuzzicadenti, iniziando a esplorarsi la bocca. "Sei molto diverso da come Ti avevo visto a Selawille. Là sembravi una principessina con il tuo vestitino per la cresima e la tua veletta. Adesso assomigli più a un orco delle fiabe. Ma penso che, in fondo, questo sia il tuo vero habitat." "Sono un veterano, un ex combattente....Mi hanno ridicolizzato con quella storia allucinante di sancire la pace attraverso una mia seconda cresima. Era tutto così.....grottesco. E vestirmi da ragazzina è stato il colmo....tutto per salvare le pellacce.......Ora ho ritrovato il mio ruolo e il mio coraggio. Non lo rifarei per nulla al Mondo, piuttosto morire sbranato da quei Fanatici di Selawille." "Io l'ho sempre pensato." Sospirò Romario, finendo d'un fiato il suo Mekong whisky, "Ti ho riconosciuto subito malgrado quella pagliacciata di costume da cresimanda. Questo, Mi sono detto, è il Mio Uomo." "Io invece non Ti ho decifrato per nulla. Sapevo di averti visto da qualche parte, ma non riuscivo a inquadrarti." Romario appiattì le mani sul tavolo e cominciò a parlare :"Leduc...le montagne sopra Benton Town, ricordi ora.....il lascito Berger....rammenti tutto Mr. Everard Frost?" "Troppe rivelazioni in una volta. Rallenta, Combattente. So che Mi hai salvato la pelle anche in quell'occasione, ma non adoro ricordarlo." "E invece farai meglio a rammentare, Frost. Domani partiamo per Benton Town. La mia macchina è a duecento metri da questo posto. Ricordi la cattura di Leduc? Tu eri nascosto in una forra e Io avevo il compito di stanarti mentre gli Altri si occupavano del pezzo grosso e dei suoi ultimi accoliti. E mentre Loro mettevano le zampe su Leduc Io Ti salvavo la pelle fingendo che Ti fossi schiantato le cervella pure di non farti prendere prigioniero. Poi Ti ho portato cibo ogni giorno e Ti ho curato le ferite mentre stavi in quello schifo di anfratto naturale. E un bel giorno, prima ancora di riprenderti completamente Mi sei sparito da sotto il naso. Mi hai turlupinato ben bene, nano brigante, ma come vedi il tempo è galantuomo." "E pure cialtrone. Comunque certo che Ti rammento, Romario. Sarei coglione a continuare la pantomima. E poi Mi hai salvato la vita per ben due volte." L'interlocutore si soffiò ostentatamente il naso poi riprese a cadenzare la sua pronuncia ben arrotondata e letale :"Abbiamo bisogno l'uno dell'altro, Everard. Tu conosci (e ne sono sicuro) il nascondiglio del Lascito Berger, Io Ti garantisco l'incolumità e il lasciapassare per questi posti. Lo sai, sono luoghi selvaggi dove essere un ex nano brigante non è ancora propriamente salutare. Ti faccio da guardia del corpo e da socio al 50%. è un offerta che non puoi rifiutare, e che non rifiuterai visto che Ti sei fermato proprio a Front Corver! E sapevi benissimo che sarei stato lì ad aspettarti." Pearson annuì gravemente e posò lo stuzzicadenti. Fuori la sera cominciava a incombere: a parlare il tempo trascorre in un amen e lo strano silenzio soffuso da musica tradizionale thai iniziava a innervosirlo. "Ordinami un Mekong whisky, socio. Dobbiamo festeggiare la nostra nuova holding." Disse con un feroce sorriso negli occhi "Alla nostra salute e a quella della nostra impresa!"





 
 
 

Il Tragitto Vol. 75

Post n°75 pubblicato il 20 Marzo 2015 da sisyphus13

 






"Te la caverai da solo in questo ginepraio?" Abbozzò Frankie con un po' di disperazione nella gola.
"Certo. Selawille deve essere un po' il centro della Crociata contro gli Ex Nani Briganti. Se ho
superato quella situazione sono pronto a tutto." "Ma non sei armato." "Non importa, Mi procurerò
ciò che devo, a Front Corver so dove dirigermi." Stettero nuovamente in silenzio mentre il convoglio
si rimetteva in moto. Frankie fissò le fattezze sparute ma decise del suo piccolo compagno e lo trovò
meravigliosamente determinato e quasi splendente. Ora che il Peggio era passato riluceva della
particolare luce dei Veterani: una strana mescolanza fra innocenza giovanile e rabbia adulta.
Il segno di una brutta prova superata, la particolare maturità di Chi ha osservato la Morte in
faccia. Il Ragazzo annuì vigorosamente a Sé stesso e comprese in un attimo che Pearson stava
volando con le sue proprie ali ed era tempo di lasciarlo andare. E così si sarebbe fatto. Trascorsero,
poi, altri piacevoli minuti nel silenzio più assoluto, lanciandosi brevi occhiate e pensando ognuno
al proprio Futuro. L'Ex Nano Brigante vedendo le ricchezze delle razzie nascoste finalmente nelle
sue mani, Frankie sognando il Termitaio con tutte le sue infinite diramazioni e gradini verso il Centro.
Verso quel Centro che per Lui era la vita stessa e la ragione di una avventura cominciata per noia
e disperazione. Si abbandonò a strane visioni mentre non toglieva gli occhi da Pearson, e piano
piano lo vide trasformarsi in un folletto con pentole ricolme di monete d'oro, un elfo che Gli strizzava
l'occhio e Gli sussurrava il segreto per essere felice e realizzare i propri sogni. E Lui ascoltava le
chiacchiere sommesse del folletto, lo assecondava facendo sì con la testa, mentre consigli a
profusione sbocciavano dalle labbra di Pearson, suggerimenti su come evitare i Tipacci e
conservare le proprie speranze, dritte per muoversi nella jungla dei grandi agglomerati urbani
e trovare sempre quello che si vuole e non ciò che cercano gli Altri. Frankie si stava abbandonando
al ritmo della musicalità parolaia dell'Ex Nano Brigante quando questi lo scosse tirandolo per
un braccio e sorridendogli. "Avevi gli occhi aperti e mi seguivi, ma la testa era decisamente su
un altro pianeta." Gli disse comprensivo. "Ti ho visto ricoperto di monete d'oro, Pearson," Questi
rise della grossa e sussurrò :"è esattamente quello su cui conto. La prossima volta che Mi
rivedrai, Frankie, sarò su una fuoriserie con anelli d'oro alle dita e due femmine per parte. Ma
per il momento ci stiamo solo avvicinando a Front Corver e mi debbo preparare." "C'è qualcuno
che Ti aspetta in quel posto? Prima hai detto così." L'Ex Nano Brigante fece una smorfia "Non
ne sono certo ma ho la netta sensazione che sia così, e raramente Mi sbaglio." "Amici o Nemici?"
"Entrambi." Frankie non si spinse oltre nel discorso perché Pearson stava dimostrando di non
gradirlo molto. Così lo aiutò semplicemente a comporsi e a bilanciarsi sulle spalle il piccolo
zainetto. Le luci di Front Corver stavano cominciando a diffondersi nell'aria plumbea e striata
dalla solita, distorta nebbia quando il treno accennò a rallentare per approcciare la stazione
centrale della Cittadina. Frankie prese fra le braccia l'Ex Nano Brigante e lo strizzò per bene,
amorevolmente. Pearson lo ricambiò e subito si avvicinò al finestrino per dare un'occhiata
alla banchina. Lì un uomo in attesa stava impalato nella foschia fumando quello che pareva
un sigaro sottilissimo. Anche Frankie si mise di fronte al vetro e scrutò la silhouette dell'uomo
che, lentamente, emergeva dall'indistinto. "Ma, Cristo Santo! è Romario!" "Sì è Lui, e Me lo
aspettavo" rispose Pearson corrucciato "Mi aveva detto di volersi togliere da Selawille per
sempre e di rifarsi una vita a Front Corver. Mi aveva detto che Mi avrebbe atteso proprio
in questo posto." "Dio solo sa cosa avete in mente di fare" Sorrise Frankie. "è un buon tipo.
Mi ha recuperato all'ospedale insieme a Louise e Mi ha difeso ovunque ce ne fosse bisogno.
Penso di dovergli qualcosa." "Ho capito. Di certo è individuo migliore con cui potevi fare
comunella. Una persona seria, misurata, capace e affidabile. Un Uomo di parola, soprattutto."
Il Convoglio si arrestò senza stridere, con un leggero FLUF di conserva. Pearson si avvicinò
alle porte scorrevoli e premette il bottone, mentre con la sinistra stringeva ulteriormente la
mano al Ragazzo. "Stammi bene, e conservati. Non è detto che non ci si riveda, magari
al fondo del Termitaio." "Oh Sì, è proprio lì che sono diretto. Città sconosciute, Centri
Urbani in via di allestimento. Un bacino di acqua e sale in ebollizione. Io sono sicuro
che ci ritroveremo in qualche modo. Oppure verrò a pigliarti a Front Corver, Pearson!"
Quest'ultimo si strinse nelle spalle e strizzò l'occhio, poi si avviò giù dai due gradini,
a fendere la nebbia spessa come un burro malevolo ma commestibile.
 
 
 

Il Tragitto Vol. 74

Post n°74 pubblicato il 13 Marzo 2015 da sisyphus13







Abbandonarono Selawille e annusarono l'aria che dai finestrini divelti penetrava all'interno delle loro stesse anime. Erano stupiti, corrucciati, entusiasti e ancora scossi. A Nessuno pareva vero di essersi lasciati alle spalle quella atroce cittadina e i suoi rituali bizzarri. E Nessuno credeva che i volti di Herald Watson e Tyco Tyner fossero scomparsi per sempre dalla loro mappa. Ma quella che prevaleva, al momento, era una sensazione di sollievo e di incredulità spinta, un carosello di sensazioni contrastanti che sfociavano, però, in un unico bacino di stupita tranquillità. Frankie, ancora sorpreso per essersela cavata con una pallottola passata a due centimetri fianco alla sua testa, rideva incontrollatamente e andava su e giù con il corpo al leggero dondolare della carrozza sulla monorotaia, Rabail scherzava nervosamente con Pearson mentre Louise scrollava ancora il capo guardando fuori negli spazi aperti e scostando le tendine gonfiate dal vento impetuoso. Restarono così per diversi minuti fino quando Frankie alzò la voce gridando :"La prossima fermata è Mountdoster". I suoi compagni risero di cuore. Nessuno aveva ancora voglia, per un bel pezzo, di scendere da quel convoglio. Così lasciarono scorrere i paesaggi cupi e minerari dalle volte lontane in vetroresina e dalle ondulazioni stolide e monotone. La visuale si era allargata rispetto alla prima parte del Tragitto. Colline moreniche sormontate da qualche rada macchia e cocuzzoli pallidi da antichità immemorabili facevano a gara per attirare il loro sguardo distante e distratto mentre la giornata stava trascorrendo, rapida come un tuono nel cielo sereno. Passarono Mountdoster senza che nessuno si imbarcasse, poi filarono ancora veloci sino a raggiungere Pleasantville con i suoi minareti ricolmi di apparecchiature tecnologiche e le sue donne severe, che si potevano immaginare dal di fuori di ogni ragionevole desiderio. Dopo le tensioni delle giornate precedenti, durante le quali non vi era stato spazio per notti decenti di sonno, tutti i viaggiatori caddero in un profondo stato di torpore e ciondolarono ben presto le teste, presi dalla stessa sonnolenza che avvolge chi abbia sfuggito un pesante rischio e si riesca a trovare in condizioni di relativa quiete. Caddero tutti preda di sogni turbolenti e simili: visioni di sangue e folle, scheletri e vecchie, gogne e piccoli cresimandi. Quando si riebbero, pressoché contemporaneamente, stavano entrando a Gargoyle e Rabail fece un salto dal suo posto a sedere per afferrare Louise e convincerla a scendere a quella stazione. "Perché dovremmo?" Fece Lei stupita. "è la penultima stazione prima del Formicaio, e Noi, ritengo, non abbiamo nessuna voglia o interesse a seguire Frankie nella sua ultima esplorazione, non credi? Poi conosco abbastanza questa cittadina perché ci sono stato in servizio per un periodo. è un buon posto per cominciare a muoversi. Gente tranquilla e simpatica senza strani grilli per la testa. comunque non siamo obbligati a restarci: è giusto per assemblare un po' le cose, poi potremo spostarci altrove, dove ci sia un po' più di esistenza attiva." Louise per la prima volta parve risplendere di una luce sottile ma diffusa e scordò l'acidità e il disprezzo latente che l'aveva accompagnata per tutta Selawille. I suoi corti capelli rossi rilucevano come delle carote metafisiche e gli occhi verdi si spalancarono in una curiosa espressione di benevolenza. Poi mormorò, a bassa voce :"Perché no, in fondo? C'è un tempo per soffrire e un tempo per radunare i cocci. Forse, a questo punto, ho bisogno anch'Io di rimettermi in sesto e di dimenticare la violenza e le sopraffazioni. Va bene, possiamo scendere insieme." A quel punto Frankie sorrise e si percepì molto ecumenico. Tutto ciò che non era riuscito a fare Herald Watson con la sua cresima fallita al piccolo Pearson sentiva di essere Lui in grado di farlo dando la benedizione a quella coppia così bizzarramente assortita. Quindi alzò la mano destra e fece un ampio segno della croce sopra i due che stavano racimolando il loro magro bagaglio e si apprestavano a trasbordare. "Buona Fortuna, Ragazzi" Sussurrò. L'ex nano brigante si asciugò una lacrima sentimentale e Li ringraziò per il loro aiuto e sostegno durante la sconvolgente avventura nella Città di Tyco Tyner. "Sono cose che non si dimenticano" Traspirò. E finì con l'abbracciare entrambi. "Tu non scendi, Pearson?" Fece Frankie. "No" scrollò il capo l'ex nano brigante "Abbandono il Tragitto a Front Corver. Ho alcuni piccoli affari da sbrigare. E poi sono quasi certo che un certo amico mi starà aspettando proprio in quel posto". Sospirò. Il Convoglio si arrestò sui cuscinetti e le porte si spalancarono. Rabail stritolò la spalla di Frankie e Pearson con la stretta della sua mano, poi scese senza voltarsi più. Louise mandò un bacio raccogliendo entrambi, poi sparì anch'ella nella buona aria fresca del primo pomeriggio a Gargoyle.

 
 
 

Il Tragitto Vol. 73

Post n°73 pubblicato il 04 Marzo 2015 da sisyphus13

 






"Avanti, Virgil. Togli quella roba dalla faccia del ragazzo." sillabò lentamente Tyner mentre avvicinava la pistola alla tempia di Warbanter. "Sindaco, questa è una brutta decisione da prendere. Ti metti dalla parte del torto e contro i tuoi concittadini." "Al momento non mi importa: ho decisioni più importanti da mettere sul piatto. Levati, Virgil." E Warbanter scostò di lato il fucile a canne mozze, restando comunque impettito e in attesa dello svilupparsi degli eventi. Tyner sorrise
a Frankie e gli strizzò l'occhio mentre aiutava Joseph "Grind" Beecher a rimettersi in piedi con la mascella indolenzita. Rabail, che aveva seguito tutto lo svolgersi degli eventi dall'esterno della carrozza, tirò un sospiro di sollievo mentre Louise correva all'interno quasi indiavolata e abbracciava Pearson freneticamente. Eugenia Purdy s'era accasciata sulla banchina con le mani intorno alla testa e borbottava qualcosa d'incomprensibile a labbra contratte. Il Reverendo Watson si guardava intorno con una sensazione a metà fra il sollevato e il preoccupato e si dedicava soprattutto ai membri del commando cercando di farli ragionare. Quasi a un segnale convenuto i due personaggi che s'erano piazzati davanti al convoglio, sulle rotaie, si tolsero di mezzo permettendo così al macchinista elettronico di trovare il segnale di sgombro davanti a sé. Fu a quel punto che comparve sul monitor la scritta che il treno sarebbe partito entro tre minuti. "Fuori dai piedi!" Mormorò il sindaco agli esitanti membri dell'incursione che erano ancora a bordo. E così, a malincuore, Thomas Proctor, Joseph "Grind" Beecher, Virgil Warbanter e Oshea "Dream" Mallory scesero dal convoglio non prima di avere scaricato le loro armi contro i vetri e verso il soffitto in una sarabanda infernale di spari e di rumore diabolico. Volevano andarsene lasciando un ricordino a Pearson, onde evitare che anche per sbaglio rimettesse il suo piccolo piede in Città. Il messaggio arrivò forte e chiaro e l'ex Nano Brigante sbiancò fino alla cima dei capelli pensando che la sua ultima ora fosse definitivamente giunta. Poi, alla fine dell'esibizione di muscoli, si rannicchiò confuso nella sua poltroncina guardando ossessivamente Tyner, che era rimasto impassibile. Louise Gli strinse ancora più stretto la mano, facendo la parte della donna di carattere. Frankie fissò il Sindaco a sua volta e un pensiero impertinente Gli attraversò il cranio mentre avvicinava il suo volto a quello di Tyner :"Non pensare, Sindaco, che Ti ringrazi o Mi inchini ai tuoi piedi. C'è troppa ambiguità in questa storia e Tu hai giocato su più tavoli, facendo pure il doppio gioco. Nessuno mi convincerà che Tu non sia dentro mani e piedi in tutta la Faccenda e che non ci abbia marciato parecchio. Secondo Me ci hai manovrato Tutti come soldatini. So che adesso fai la parte del Salvatore dei Destini ma non credere: Io immagino tante cose sul tuo conto e nella maggior parte delle situazioni ci azzecco." Tyner sorrise fiaccamente ma evitò il contatto con gli occhi di Frankie :"Ti pare questo il momento di scatenare i tuoi spettri, ragazzo? Capisco che sei confuso e dubbioso ma è meglio che non perdi il treno questa volta. E comunque ci rivedremo." "è una minaccia? Riusciremo mai a liberarci di Te e del Tuo prete, Sindaco?". "Tyner non rispose e fece cenno a Rabail di salire rapidamente in carrozza. Lui discese e si avvicinò a Watson, che stava ancora discutendo con lo squadrone di aspiranti linciatori. Romario, nel frattempo, si era affacciato sul finestrino divelto e aveva sussurrato delle parole veloci all'orecchio di Louise, che annuiva vigorosamente. Dorsey, il traditore più clamoroso, fumava nervosamente mentre lanciava improperi contro tutti gli stranieri che avevano massacrato Selawille, e faceva dei gestacci osceni all'indirizzo di Frankie e Rabail, che trovarono il tempo di osservarlo attoniti mentre il treno cominciava a muoversi. Romario si staccò dal finestrino e fece un cenno con la mano a tutti i Viaggiatori urlando "A rivederci!" Silenziosamente come era arrivato il convoglio si mosse e prese a incunearsi nella mattinata livida lasciando quella maledetta città e le sue strade a metà fra il postmoderno e l'antico, e la sua gente, a metà fra il perverso e il conservatore. Il Colonnello Strano era rimasto a terra e affidava i suoi destini e la sua destinazione al Sindaco e a Watson. Loro, I Viaggiatori, cominciavano a respirare ignorando l'aria fredda che irrompeva dai finestrini abbattuti a fucilate. Si apriva forse una nuova destinazione nel Tragitto, e in cuor Loro Ognuno sperava che sarebbe stato in una landa promettente e accogliente. Qualcosa di diverso dagli incubi a cielo aperto di Selawille, un posto tranquillo dove riuscire a posare la testa sul cuscino senza svegliarsi con il dubbio di ritrovarla ancora.  
 
 
 
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