Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

OTTOBRE

 
 Lieve offerta
 Vorrei che la mia anima ti fosse 
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia -

Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre -
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago -
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda -

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco -
sulle oscure voragini
della terra.
(Antonia Pozzi)
 

ēa c' est tout




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"Che tu sia per me
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per raccontarsi, conoscersi,
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Messaggi di Giugno 2012

VACANZE

Post n°856 pubblicato il 26 Giugno 2012 da atapo
 

 

PROGETTI

 


 

Alcune settimane fa, in tempi ancora non sospetti, a casa mia durante la cena.

Personaggi: IO e LUI.

-Buono questo vino, assaggialo...-

-Mi piace, da dove viene?-

-Dalla Sicilia.-

- E' un nero d'Avola?-

-No, è un tipo nuovo... Ma lo sai che ultimamente i vini siciliani vincono tutte le gare, pare siano diventati i migliori d'Italia?-

-Ah sì? Non oso immaginare allora come riempirai il camper di bottiglie, quando decideremo di tornare in Sicilia...-

- Direi che...quest'estate potremmo andare in vacanza in Sicilia !!!-

- Quindi niente Francia nemmeno quest'anno?-

- Già, tu volevi tornare in Francia... -

- Possiamo fare in questo modo: andiamo al mare in Sicilia e vediamo la parte est, che ci manca, così sono contenta io, poi andiamo in Francia e stiamo un po' in montagna sulle Alpi francesi, così sei contento tu. -

- Perfetto! Allora è deciso per l'estate... -

Non era capitato spesso in passato che avessimo deciso i nostri viaggi estivi con tanto anticipo ed io pensavo, visto che a mio marito non ci vuole niente per cambiare idea all'ultimo momento, come è già successo: “Speriamo...crederò che sarà vero quando saremo in navigazione sullo stretto di Messina.”

Ma ci speravo proprio: finalmente avrei avuto il tempo per preparare il viaggio con calma, da brava tour operator, pensavo anche di chiedere suggerimenti a chi passa a leggermi...

Invece le ultime tristi vicende familiari hanno reso la Sicilia più lontana della Nuova Zelanda...

Comunque ora mia suocera è partita verso il nord, da un altro figlio e, se non ci sono imprevisti, noi siamo per una decina di giorni in libera uscita, stiamo per partire col camper, ma per essere reperibili in caso di emergenze non andremo molto lontano...e senza computer, tanto per pochi giorni si può stare senza (dice LUI)

 
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MOMENTI DI CORA

Post n°855 pubblicato il 25 Giugno 2012 da atapo
 

SAN  GIOVANNI

 

Mio caro,

dopo quella bellissima passeggiata a Roma non ci siamo più visti purtroppo. Tu sei andato lontano, hai tanti impegni...Però mi dici di raccontarti tutto, dove sono, cosa faccio, così ti senti sempre accanto a me.

E allora ti racconto. Avresti dovuto esserci ieri sera. Anzi, c'eri, perchè ho pensato tanto a te e ti sentivo vicino. Sai, ultimamente non ho molta voglia di uscire, così sola, ma gli amici avevano procurato i biglietti, hanno insistito tanto...era la notte di San Giovanni, una notte magica dicono, l'inizio dell'estate!

Un tramonto così tra nuvole rosa non lo vedevo da un pezzo, poi il cielo è rimasto striato dalle molte sfumature di blu finchè non è stato buio completo. La città in quelle ore si trasforma pian piano e indossa un abito nuovo, da sera, tutto luminoso, si specchia nel fiume e il fiume raddoppia le luci: un'altra città che danza lievemente sulle sue acque che scorrono pian piano.

Abbiamo fatto gli sportivi e siamo andati in centro con le moto, l'aria manteneva il calore del giorno ed era piacevole sentirsela addosso mentre ci avvicinavamo a quella parte medievale ancora più suggestiva nel buio, che quasi ci trasformava in antichi cavalieri che arrivavano al galoppo.

Sapessi quanta gente! Ogni ponte, ogni lungo fiume si riempiva rapidamente, sembrava che tutti gli abitanti della città si fossero riversati lì e avessero lasciati deserti gli altri quartieri. Certo dopo la giornata così calda ci si sentiva rivivere e si rinunciava volentieri a qualche ora di sonno.

Avevamo posti di prima fila, sai, comodi, a sedere, rimediati attraverso conoscenze...

Ci credi se ti dico che da tanti anni che abito qui non ero mai stata a questo spettacolo? Neppure tu l'hai mai visto, probabilmente...

Tutto è cominciato puntuale...i Fochi di San Giovanni: un'ora di fuochi artificiali dall'alto della collina, una città intera col naso e gli occhi per aria ad ammirare, a commentare, a fare “OH”, ad applaudire i passaggi più spettacolari...Belli, veramente belli! E di tanti tipi, di composizioni fantasiose, di combinazioni inaspettate...ci dovevi essere, di sicuro sarebbe piaciuto anche a te...Chissà se l'anno prossimo potremo vederli insieme?

Ho provato a fotografarli, sai, ma non è facile per niente! Ti manderò qualche foto, ammesso che siano almeno decenti!

Finito tutto, col rimbombo ancora nelle orecchie e immersi ancora in quel fumo leggero dell'ultimo carosello nell'allegro e coloratissimo finale, quando sembra che tutto si incendi e che tutto sia incontrollabile, mentre la gente lentamente si disperdeva verso le periferie, improvvisamente dal greto nero del fiume, lanciate da chissà chi, si sono alzate in volo due lanterne magiche rosse, leggerissime e trasparenti, due piccole luci prese nelle correnti d'aria che percorrono il fiume: si sollevavano appaiate e quasi danzando insieme si avviavano seguendo il corso del fiume, verso il mare, finchè non sono rimaste che due puntini, altissime.

Ho pensato più intensamente a te in quel momento, ho pensato ad un mio desiderio da affidare ad una di quelle lanterne e...mi sono permessa di pensarne un altro, di desideri, come se fosse il tuo, ma molto simile al mio, da consegnare all'altra lanterna... E insieme gli ho affidato un pensiero e un bacio di buonanotte, che lo portassero fino a te, nei tuoi sogni...

Poi sono tornata a casa.

La tua Cora, per sempre.

 


 

 
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NEWS

Post n°854 pubblicato il 22 Giugno 2012 da atapo
 

 

ORA

 

Courbet, Mare in tempesta

 

 

Posso parlarvi dei miei “trionfi” teatrali,

posso descrivervi il Palio e scegliere le foto che mi sembrano più belle,

posso entrare nel fiabesco e raccontarvi una storia di Cora che mi coltivavo dentro da qualche tempo,

ma la vita non è soltanto questo, se scrivo qui posso scegliere e magari scegliere mi fa bene, significa decidere cosa vorrei che restasse...

C'è dell'altro però che appesantisce il cuore e preme per uscire...finchè, in qualche modo, ci riesce.

Mia suocera è ancora qui.

Ha passato quindici giorni in ospedale, anche noi abbiamo fatto...vita d'ospedale: le giornate organizzate sulla base degli orari in cui si poteva entrare a farle visita, orari che poi ti portano a pranzare alle 15 e a cenare alle 21,30...quando va bene, quando non c'è da fare la coda per parlare con i medici, quando poi, rientrati dalla visita o dal colloquio, non c'è da telefonare con urgenza ai parenti sparsi per mezza Italia o da rispondere alle loro telefonate...

Nessuno di loro però che in questi quindici giorni sia andato a trovarla all'ospedale, nemmeno chi abita a quaranta minuti da qui...Mio marito ha cercato di essere da lei quasi sempre due volte al giorno, io lo accompagnavo a giorni alterni; sappiamo per esperienza personale quanto ci si senta soli all'ospedale, quanto quei pochi minuti di compagnia poi ti riempiano il resto della giornata...

Le diagnosi e le prognosi sono andate sempre peggiorando, mentre, paradossalmente, mia suocera si sentiva meglio e si riprendeva in seguito alle cure, per cui non c'è stato bisogno del piccolo intervento chirurgico che era stato paventato. Ma è tutta apparenza, perchè gli esami clinici dicono che, in realtà, la situazione è la peggiore che si possa pensare, tanto che ormai sono inutili sia operazioni sia cure aggressive...si possono solo dare palliativi in attesa che la situazione precipiti definitivamente.

In attesa...questo è il nocciolo della questione, una attesa che non si sa quanto sarà lunga, settimane...mesi...i medici si stringono nelle spalle, dicono che in questi casi ogni fisico reagisce diversamente per cui il male progredisce di conseguenza...

In attesa...occorre organizzarsi per quando arriverà l'aggravamento, per quando ci sarà bisogno di cure più complicate da gestire con associazioni apposite.

Naturalmente è impensabile che possa tornare ad abitare da sola nel suo paese, visto che è stata in cura qui è scelta ragionevole che resti a casa nostra, in modo da avere a portata di mano l'ospedale dove già è stata presa in carico e dove la conoscono bene.

Ecco la situazione. Ora, appena dimessa, mio marito sta facendo i salti mortali per procurare le medicine, capire come organizzarsi, metterla in regola con i documenti sanitari (dopo le vicissitudini di due anni fa non vorremmo saltassero fuori problemi...) Poi bisogna occuparsi anche di altri “problemi” in quella famiglia, dato il futuro che si prospetta...Quindi appuntamenti con legali, telefonate con i miei cognati...con cui i contatti non sono sempre semplici, viste le “stranezze” di tutti i componenti del clan familiare... Io ci metto bocca il minimo indispensabile, parlo se richiesta, le scelte devono essere loro, fornisco un ...supporto logistico e di memoria, segnando e ricordando scadenze e impegni, anche perchè il caldo e lo stress portano i nervi a fior di pelle e c'è alto rischio di scintille...

Ma ho paura. Oltre alla pena immensa che provo per questa donna, che in fondo ha veramente VISSUTO solo in questi ultimi due anni, so cosa ci si può aspettare prossimamente, so che sarà faticosissimo e ho paura.

Di non reggere, di uscirne distrutta, di non riuscire a mantenere la razionalità e un minimo di necessario distacco. Io non sono così buona, sono egoista, non ho la vocazione al martirio, mi sacrifico se necessario ma con grande fatica e poca serenità, esternamente reggo anche fino alla fine, ma dentro mi logoro sempre di più. Conosco persone che si sono trovate in situazioni difficili ed estreme con i loro familiari e l'hanno fatto con calma e pacatezza, con una grande forza e semplicità, per lunghi periodi... Io sono una ribelle, prima di rassegnarmi e di ritrovare un equilibrio devo gridare, arrabbiarmi, anche se solo dentro di me... Anche mio marito è nervoso, come in passato in altri momenti difficili rischiamo di ferirci a vicenda ancora di più, di farci del male e di sentirci soli ognuno per conto suo, anziché uniti...

Basta. Devo tenere da conto le mie forze. Quando passo qui, girello tra gli amici, vi leggo volentieri, ma non sempre ho voglia di scrivervi perchè mi sento la testa vuota e stanca...

L'anno magico è decisamente finito: la troppa gioia dopo si paga, mi ha detto una conoscente. Io non credo a questo contrappasso, anzi, ringrazio che ci sia stato questo anno magico, almeno ho qualcosa di bello a cui pensare in certi momenti...

La suocera andrà a passare qualche giorno da un altro figlio, il più presto possibile, prima che si corra il rischio che la situazione si aggravi. Lei non ne ha tanta voglia, abbiamo capito che preferisce stare da noi...ma qui si aprirebbe un altro discorso che non voglio fare.

Quando andrà, credo che “scapperemo” appena possibile col camper...dove, non lo so e non mi importa, basta che sia lontano da qui. Perchè dopo di viaggi e vacanze non se ne parlerà più per un pezzo.

 
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INSIEME A...

Post n°853 pubblicato il 19 Giugno 2012 da atapo
 

 

SFIDARE IL TERREMOTO

 


 

E' passato ormai un mese. Nel mio piccolo, con il resto della famiglia ho cercato di fare qualcosa di utile: una donazione, l'acquisto del parmigiano e, se ci sarà occasione, anche di altri prodotti “terremotati”...

Ho condiviso su Facebook il messaggio che riporto anche qui sotto, perchè se fossi più giovane, più in salute e senza problemi familiari di certo sarei partita, vista anche la mia esperienza di tanti anni fa nei centri estivi...

Si cercano insegnanti che volontariamente diano una mano per i periodo di luglio e agosto presso i centri scolastici estivi delle zone terremotate. I ragazzi avranno un'età compresa fra i 3 ed i 14 anni. Il progetto si chiama INSIEME LA SCUOLA NON CROLLA.
Per aderire l'email di riferimento è insiemelascuolanoncrolla@flcgil.it

Lo scrivo anche qui perchè possa avere ancor più diffusione.

A Ferrara il Palio che avrebbe dovuto svolgersi la domenica successiva al fatidico 20 maggio era stato rinviato, naturalmente. Però, dopo molte discussioni, le contrade hanno deciso di svolgerlo ugualmente, di non farsi piegare da ciò che era accaduto, anzi, di farlo diventare un “Palio della solidarietà” e raccogliere in questo modo nuovi fondi per i terremotati, che si trovano già nei paesini appena fuori Ferrara. Mia cognata mi teneva informata di tutto questo, lei è andata anche a fare volontariato con i bambini in una delle tendopoli. Ora mi aveva detto che finalmente...sì! Il Palio si sarebbe svolto domenica 17 maggio e se volevo andare ne sarebbero stati contenti.

Ho accettato, è naturale, anche perchè volevo fare una visita alla tomba della mia mamma, che non si potè fare il giorno del terremoto. Se fossero venute nuove scosse...avrei condiviso anche quelle con i Ferraresi, come già il mese scorso! Stavolta ero sola, sono andata in treno.

Come ancora in varie strade cittadine, così anche nel cimitero ci sono parti chiuse perchè delle tombe monumentali e dei porticati hanno lesioni, per arrivare dalla mia mamma occorre fare un giro lungo: allora con mio fratello ci siamo andati in bici (erano anni che non salivo su una bicicletta!) e mi ha fatto un certo effetto vedere tante persone che, come noi, giravano per i viali del cimitero in bici...Mi sentivo un po' dentro al romanzo “Il giardino dei Finzi Contini”...

Nel pomeriggio insieme a mia cognata e a mio nipote, ormai inseriti in contrada vista l'attività del bimbo come sbandieratore, sono andata ad assistere al Palio. Domenica mio nipote non ha sfilato perchè era riservata ai più grandi e più esperti, ma in piazza Ariostea ha ritrovato tutti i suoi amici e i suoi istruttori a tifare per la contrada ed era molto emozionato.

Purtroppo l'orario del mio treno di ritorno non mi ha consentito di assistere alle gare, che sono quattro: dei putti, delle putte, degli asini e dei cavalli. Però mi sono goduta la bellissima sfilata. E' stato commovente perchè c'erano anche rappresentanze in costume e bandiere di moltissimi giochi storici provenienti da tutta Italia, per solidarietà con le terre colpite dal terremoto, così la manifestazione è stata ancora più ricca, colorata, piena di musiche e di acrobazie degli sbandieratori.

Un pomeriggio di allegria e di solidarietà, di sfida al terremoto... spero che i fondi raccolti siano stati abbondanti...

Senz'altro abbondanti sono state le mie foto...eccone alcune, cerco di  rendere un po' l'atmosfera...













 

 
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MOMENTI DI CORA

Post n°852 pubblicato il 16 Giugno 2012 da atapo
 

 

PASSEGGIATA ROMANA

Il treno correva e Cora guardava dal finestrino i paesaggi delle colline e della campagna che si susseguivano veloci.


Che splendida giornata di primavera, tutto era luminoso, colori brillanti nel giallo delle distese di colza fiorita, nelle striature rosse dei papaveri e azzurrine dei fiordalisi, nei verdi chiari dei prati e dei campi col grano in crescita, nei verdi più scuri delle macchie e dei boschi nei punti più selvatici, dove la vegetazione spesso lasciava intravedere calanchi e dirupi improvvisi...Un paesaggio che cambiava continuamente, un paesaggio “scompigliato” come lo chiamava Cora, a cui piaceva moltissimo e forse lo avrebbe fotografato o dipinto, un giorno o l'altro, quando si sarebbe potuta fermare in una di quelle piccole stazioni. Oggi no: era stata ospite di lontani parenti in un paese tra i monti, un'occasione per salutarli prima di quell'importante appuntamento...a Roma! Perchè Cora si stava recando a Roma, doveva incontrare qualcuno, organizzare, c'era la possibilità di repliche per il suo spettacolo, un'occasione da non farsi scappare.

E quando aveva parlato per telefono al suo amore di questa opportunità...ecco un'altra meravigliosa notizia! Lui avrebbe fatto il possibile per essere a Roma in quel giorno, avrebbe combinato i suoi impegni di lavoro in modo da potersi incontrare almeno qualche ora. Non era facile riuscire a stare insieme, vite troppo diverse, giorni che volavano via organizzati da altri, imprevisti cambi di programma, ma ce l'aveva fatta e anche lui correva su un treno verso Roma, proveniva da un'altra direzione, guardava dal finestrino altri paesaggi, ma come lei aspettava con ansia l'incontro e sentiva il cuore battere più forte...

Ormai il treno attraversava la sterminata periferia, case e case e antenne e finestre spalancate in quella mattinata di sole e grandi insegne di supermercati...A Cora sembrava bello anche questo, da quanto si sentiva felice...e impaziente di arrivare.

Il suono di un sms la fece sobbalzare: “Sono già qui, ti aspetto in cima al binario”

Vai, treno, più veloce, divora quegli ultimi chilometri, entra in stazione!

Scese dal treno e lo cercò con lo sguardo: eccolo là, dove aveva detto, agitava nell'aria un giornale per farsi riconoscere, che non venisse sprecato neppure un minuto nella ricerca!

Ci fu il primo abbraccio e il primo bacio, poi quel guardarsi a lungo per ritrovarsi dopo tanto tempo, come un ripasso di ogni linea, di ogni colore, di ogni punto in quei tratti così amati...

Prima degli appuntamenti che entrambi avevano, per qualche ora Roma era tutta per loro, città poco conosciuta da entrambi. Decisero di passeggiare così, a caso, senza nemmeno guardare la mappa.



 

Era mattina, abbastanza presto, e in giro non c'erano ancora molti turisti, non c'era troppa confusione. Avevano tante cose da raccontarsi guardandosi finalmente negli occhi, non affidando le parole allo schermo di un computer o ad una linea telefonica, passavano per strade famose e ogni tanto si fermavano ad ammirare un palazzo, una statua, una decorazione, una fontana, passavano per stradine silenziose che collegavano un rione ad un altro e ogni tanto si fermavano per un nuovo bacio al riparo da occhi curiosi. Scoprirono un bellissimo giardino, con una fontana monumentale all'ombra e attorno sedili di pietra e di muschio. Si sedettero e si fermarono a lungo, una siepe di rose li separava dai turisti che visitavano il giardino sotto un sole che si faceva sempre più forte.



 

Cora amava ascoltare la voce di lui, calda ed affettuosa che le raccontava dei giorni passati lontano da lei, dei tempi in cui non si erano ancora incontrati, ma che ora diventavano anche suoi, le pareva di entrare in quelle storie e di aver annullato ogni distanza di tempo e di spazio. Le piaceva guardare i suoi capelli pettinati all'indietro, certe piccole rughe sulla fronte che lo facevano sembrare quasi severo, la sua pelle chiara, i suoi occhi scuri, il suo profilo e stampare tutto nella sua mente per quando lui non sarebbe più stato lì con lei...e le piaceva il suo naso. Sì, aveva un bel naso, di solito gli uomini non hanno nasi belli, ma un po' tozzi, oppure grossi, ingombranti... invece il suo... era proprio giusto. Che idee mi vengono in mente, pensava Cora e le sembrava di sognare ad essere finalmente insieme lì sotto l'arco di pietra di una fontana antica.



 

Certi momenti passano sempre troppo veloci, era l'ora di uscire da quel luogo delizioso, non restava più molto tempo...

Decisero di fermarsi a pranzo in una piccola trattoria, una salettina all'interno perchè fuori il sole ormai scottava, un tavolo con la tovaglia a quadri nell'angolo da cui si poteva vedere all'esterno il bel palazzo di fronte e il viavai dei turisti. In onore a Roma ordinarono un'amatriciana, in onore alla loro golosità una fetta di torta al limone e alla meringa, un po' dolce e un po' aspra come un amore difficile, come quell'amore...

Il tempo che passava rendeva Cora più silenziosa, lui le fece notare: “Ora lasci parlare sempre me.”

Lei gli rispose sorridendo: “Parlerò di più la prossima volta, tu prepara delle domande, come un'intervista alla grande attrice che diventerò, e vedrai quanto avrò da raccontarti!”

Dovevano andare, facevano appena in tempo a recarsi nel luogo in cui Cora aveva l'appuntamento. Lui l'accompagnò, era diventato silenzioso anche lui, ma le stringeva più forte la mano.

Davanti al portone si fermarono per un ultimo abbraccio e un ultimo bacio.

Lui chiese: “Che dobbiamo dire per salutarci?”

Che ci rivedremo presto!” dalle labbra di Cora queste parole uscirono d'impulso.

Certo!”e le mandò un bacio allontanandosi.

Cora restò qualche attimo sul portone a guardarlo andar via, finchè non svoltò l'angolo. Lui ogni tanto le diceva che l'aveva stregato, che era un po' strega: oh come le sarebbe piaciuto esserlo davvero per vedere nella sfera di cristallo quando sarebbe stato il loro prossimo incontro!

Ma no, forse era meglio così, restare nella speranza: non fosse mai che non ci sarebbero stati altri incontri... Cora ebbe un piccolo brivido ed entrò.

Si tolse il foulard leggero che aveva portato al collo fino ad allora, a causa di quel venticello romano che poteva dare qualche fastidio alla sua gola di attrice. Dalla stoffa srotolata improvvisamente emanò un profumo...il profumo del suo amore e di quelle ore in cui erano stati così vicini. Avere una scatolina e poterlo raccogliere e conservare come un bellissimo ricordo! Ma i profumi sono inafferrabili ed effimeri, purtroppo.

 



 
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SIPARIO CHIUSO

Post n°851 pubblicato il 14 Giugno 2012 da atapo
 

 

DOPO


gli attori


gli attori e il regista

 

Tutto OK lo spettacolo!

Chi aveva qualche...ehm...indecisione ha fatto una full immersion durante le ore precedenti, ripetizioni supplementari che hanno consentito una prova onorevole...

Il divertimento è stato grande per tutti: per noi a recitare e per il pubblico a godersi la storia, dalle toilettes originali, alle situazioni assurde, ai discorsi strampalati, alle azioni a sorpresa...

 


"Benvenuti al ricevimento!"

 

Risate e applausi molto frequenti...

La sala era strapiena, qualcuno è anche restato in piedi. Prima dell'inizio, mentre stavamo tutti rinchiusi nel nostro “camerone” per le vestizioni e il trucco, era arrivato il regista tutto emozionato a dirci che le cento copie del programma che aveva preparato erano già finite e doveva correre a fotocopiarne altre per il pubblico che stava ancora arrivando...Così ha trasmesso anche a noi una bella emozione, ma anche una grossa responsabilità! In effetti avevamo pubblicizzato parecchio, attraverso tutti i canali disponibili, ed eccone le conseguenze...

Dopo la fine dello spettacolo c'è stato, alla francese, un pot d'amitié, un buffet per tutti i presenti: ognuno di noi attori aveva portato qualcosa da bere o da mangiare ed abbiamo passato un altro po' di tempo tutti insieme. Nonostante la ressa, si riuscivano a spilluzzicare i salatini, le crocchette piccanti, le fragole, le ciliegie, la torta al cioccolato...incontrando un sacco di gente conosciuta in questi tre anni di esperienza del nostro gruppo teatrale: chi ha lavorato in passato poi per vari motivi ci ha lasciati è però sempre fedele ai nuovi spettacoli...Poi gli amici... gli amici degli amici...aggiornamenti sulle ultime novità di ognuno, scambi di informazioni, saluti, retrouvailles...

Noi attori avevamo tenuto quasi tutti i nostri abiti strampalati e ...ci facevamo notare!

Il regista ha detto che è stato contento di come io e il mio professore-partner abbiamo fatto “partire” lo spettacolo, con la “grinta” giusta...poi mi ha esposto una sua idea di come vorrebbe lavorare l'anno prossimo...ed anch'io gli ho detto di un mio progetto quasi segreto, quasi un sogno... lui ne è stato molto contento, ma temeva che volessi lasciare il gruppo: l'ho rassicurato su questo, recitare in lingua straniera mi intriga moltissimo, non lo abbandonerò!

Nella notte fiorentina abbiamo lasciato l'Istituto e abbiamo concluso questa nostra avventura, fra tanti baci e abbracci, tanti “buone vacanze”, tanti “non perdiamoci di vista”, in una serata quasi tiepida di questo giugno così poco estivo...

Tanto per restare nell'originalità...vi regalo il cappello che ho indossato in scena: qualcuno sa la mia passione per i cappelli...me lo sono “costruito” io, ai colleghi attori è piaciuto molto, mio marito mi ha diffidato dal portarlo fuori dal palcoscenico...


 

 
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EFFETTI COLLATERALI DEL TERREMOTO

Post n°850 pubblicato il 12 Giugno 2012 da atapo
 

 

IL MOLINO

Era una ciminiera alta, faceva parte di un edificio chiamato MOLINO PARISIO. Siamo nella periferia di Bologna, dove iniziano le colline verso l'Appennino, dove iniziava da secoli il percorso più noto che portava in Toscana. Infatti sotto la ciminiera inizia una strada che si chiama proprio Via Toscana, e la ciminiera segnava il confine tra due quartieri storici, non anagrafici: Chiesanuova verso la città e San Ruffillo verso la montagna, quest'ultimo di urbanizzazione più recente, come sempre quando le città si espandono. Il MOLINO usava l'acqua dei torrenti che scendono dall'Appennino (il fiume Savena passa poco distante) e macinava il grano da secoli.


 

Io, nata a Chiesanuova e lì vissuta fino ai vent'anni, l'ho sempre visto e faceva parte del “mio paesaggio” prima fisico e poi dell'anima, per molto tempo era stato il confine alle mie passeggiate di bambina, considerando anche che si trovava ad un crocevia di varie strade: verso il centro, verso la Toscana, verso la pianura a nord, verso quelle colline, prima di tutto la polveriera, da me amate per le scorribande con i miei piccoli amici. Quando oltrepassai quel confine, ero già diventata “grande”, mi avviavo all'adolescenza, partivo alla scoperta del mondo....

Credo abbia continuato a funzionare, anche se in modo poco più che simbolico, come reperto storico forse per le scuole in visita, fino a non molti anni fa.

Ora questa disastrosa serie di terremoti aveva danneggiato la ciminiera a tal punto che pochi giorni fa é stata abbattuta per la maggior parte ed ora ne resta soltanto questo tristissimo moncone.

 


Naturalmente polemiche su polemiche: si poteva recuperare, non si poteva, conveniva o meno, il fatto che fosse privato avrebbe legato le mani per altri tipi di interventi... Io non ci capisco molto, non abito nemmeno più là, sotto questo aspetto non so che dire...

So però che quando su Facebook ne ho visto la foto e ho saputo la notizia mi si è stretto il cuore: un altro addio, un altro pezzo del mio passato che se ne va. E' la vita, è la storia, è il susseguirsi degli eventi, ci si può fare poco, solo cercare di non dimenticare.

E allora non dimentico...

...che in una casa dietro al Molino abitava una mia cara amica, la quale per il suo compleanno, il 6 ottobre 1968, nel suo giardino organizzò una festa con il giradischi, tanta musica, tanti ragazzi che ballarono per tutto il pomeriggio...

...e in quel pomeriggio tra i molti ragazzi ce n'era uno che fino a quel momento avevo ritenuto soltanto un amico, poi da quel giorno, dopo tanti balli insieme, diventò a poco a poco sempre più importante per me, tanto da trovarmelo accanto ancora adesso.

Anche mio marito, quando ha visto questa immagine, ha ripensato agli stessi ricordi...

 
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RECEPTION AU SALON

Post n°849 pubblicato il 10 Giugno 2012 da atapo
 

 

PER RIDERE

Non è facile, sul palcoscenico, far ridere il pubblico.

Come dice uno degli amici di Cora, nella sua storia: “...il clown non è un buffone...la sua spasmodica energia è quella dei vulcani...per diventare un clown occorre essere morti molto spesso ed essere risuscitati una volta di troppo...”(da Milovanoff, “L'angelo caduto”)

Ecco che quest'anno il nostro regista del gruppo di teatro in francese ha voluto farci sperimentare il lavoro sulla comicità e sull'assurdo. Io e le mie tre partner nell'inventare la nostra scena del primo spettacolo “Changer” (dicembre 2011) avevamo già provato a mettere a frutto i primi insegnamenti ed anche con successo a quanto pare.

Ora, nello spettacolo del secondo periodo, tutti siamo stati coinvolti. Il regista ha estratto varie scene da vari testi comici e le ha montate insieme, creando la storia di uno strambo musicista di scarsa fortuna, che deve combattere con un'allieva per nulla portata allo studio del pianoforte, con una moglie che non sopporta le sue esercitazioni in casa, con i componenti di un coro strampalato...fino ad arrivare ad un ricevimento pieno di assurdità organizzato dalla consorte a cui partecipano invitati fuori di testa con strane esibizioni e improbabili conversazioni. Direi che ne è venuta fuori una sceneggiatura esilarante, dove non occorre nemmeno sapere molto bene il francese per godersi ciò che accade sul palcoscenico.

Io che faccio in tutto questo? Quando, come le altre volte, il regista chiese le nostre preferenze sui personaggi, io, che sono NEGATISSIMA per tutto ciò che riguarda la musica, lo pregai di non darmi scene di questo genere e gli indicai ben altri personaggi. Poi, in quel momento fatidico quando tutti siamo col fiato sospeso e lui legge gli abbinamenti personaggi-attori...ecco che la prima ad essere nominata sono stata proprio io, che dovevo diventare...l'allieva per nulla dotata che manderà in bestia il professore! E la nostra scena aprirà lo spettacolo e dovrà far capire subito al pubblico cosa si dovranno aspettare!

Io che poco dotata musicalmente lo sono davvero! Davanti alla mia sorpresa il regista ha commentato: “Sarà una sfida!”...che naturalmente ho accettato volentieri! (ehm...vorrei essere un'attrice versatile e completa...)

Insomma, dopo la tragica madre argentina...un grosso cambiamento, tutta un'altra storia e un altro personaggio...ma a me piace scoprire cosa riesco a fare, fin dove riesco ad arrivare...

E dovrò suonare il pianoforte! Male, naturalmente. E non crediate che sia facile: non posso suonare a caso, col rischio di...prendere le note giuste: ho dovuto studiare anche il modo di sbagliare! Bene, mi son divertita a preparare tutto questo: lo strano dialogo col mio partner-professore nelle tante ripetizioni ha preso una forma soddisfacente e una carica sempre maggiore...agli altri colleghi piace molto, speriamo piacerà anche al pubblico.

Stavolta però in tutta la faccenda c'è qualche nota stonata (tanto per restare in tema...): io all'inizio non ci avevo fatto caso, sono un po' ingenua in certe cose, accetto le parti che mi propongono e non faccio confronti...ma qualcuno mi ha fatto notare che io avevo una parte piccola: dopo l'allieva devo rientrare (con cambio di look) solo come comparsa al ricevimento folle e non ho più nient'altro da dire o da fare. Invece ad altre persone sono state affidate parti più lunghe o addirittura due personaggi. Il mio primo commento era stato: “siamo in tanti, bisogna suddividere tra tutti...”, ma nel procedere delle prove ci facevo più caso e notavo che era vero, che c'erano persone con parti impegnative che in realtà la lingua la parlano molto male e che si impegnavano anche poco nel migliorarla e nella memorizzazione, o che facevano un sacco di assenze magari senza avvertire. Allora mi sono un po' dispiaciuta perchè ritengo che nel preparare uno spettacolo chi ha problemi di vario genere non dovrebbe avere la responsabilità di parti importanti o lunghe, almeno io mi regolo così coi miei bambini e mi pareva che negli anni scorsi anche qui avesse funzionato in questo modo...Perchè stavolta no? Quel “qualcuno” avanzava anche l'ipotesi che ci fossero state delle preferenze verso chi sa essere più...presente in vari modi, per esempio assistendo sempre ad altri spettacoli cittadini “promossi” e pubblicizzati dal regista o da chi ha “agganci” in varie sedi. Potrebbe anche darsi, se così fosse mi dispiacerebbe molto, io non sarò mai fra costoro, vista la mia vita familiare...ma purtroppo esiste il rischio che il mondo vada così e non sarà certo il nostro gruppo ad esserne sicuramente immune!

Io di solito non chiedo nulla, ma stavolta quando certe assenze si facevano preoccupanti, ho detto al regista che se fosse mancato qualcuno avrei volentieri preso anche un'altra parte...Lui ha commentato: “Hai ragione, in effetti dopo l'inizio non hai più nulla...”

Ma poi chi mancava si è ripresentato, quindi ...fine.

Insomma, tutto questo un po' mi ha amareggiato, anche se mi diverto molto a fare quel poco che mi è stato affidato...

E mi sono divertita molto anche a scegliere i vestiti che naturalmente devono essere un po' folli, come le situazioni: un giorno ci siamo provati tutti gli abbinamenti di abiti e accessori, il regista aveva la macchina fotografica e ogni tanto ci fotografava quando avevamo un look che...lo ispirava.

E gli abbigliamenti di quel giorno non erano nemmeno i definitivi, fino all'ultima prova siamo stati alla ricerca di qualcosa di più...fascinosamente folle!

Ha scattato anche foto di gruppo, tutti fitti fitti e tutti colorati...poi ha scelto alcune foto e ha composto delle locandine per lo spettacolo, eccone una, quella che mi piace di più...



 

Ci sono anch'io...chi mi conosce mi riconosce...

E ora, signori lettori, non mi resta che invitarvi allo spettacolo, sperando che chi ancora deve studiare e perfezionare la sua parte lo faccia responsabilmente in questi ultimi giorni...mi dispiacerebbe veder fallire un lavoro che sarebbe decisamente molto divertente...

L'appuntamento è all'Istituto francese di Firenze, in piazza Ognissanti, mercoledì 13 giugno alle ore 20 e 30...

...ve lo dico per tempo stavolta...

 
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ARIA DI VACANZA

Post n°848 pubblicato il 07 Giugno 2012 da atapo
 

 

IN CONCLUSIONE

Tempo di spettacoli e di feste, in questi giorni di giugno, prima delle vacanze estive.

Fra poco rappresenteremo il nuovo spettacolo in francese, ma il discorso della mia...carriera di attrice meriterà un post a parte e...vedrete!

Il mio ruolo di nonna mi ha fatto partecipare alla festa nella scuola materna di Martino, cantando e facendo la ola con bimbi, maestre e genitori sulle note di “Nel blu dipinto di blu...”.

 


 

Lo stesso ruolo mi ha condotto allo spettacolo nel nido di Damiano, dove tra i cartelloni esposti ho ammirato qualche foto di me stessa mentre mi esibivo nel “Coccodrillo enorme” di quel lontano sabato mattina. Per la festa finale invece si sono esibite le educatrici mascherate da animali in una fiaba all'aperto sotto il sole cocente, tanto che appena finito lo spettacolo ho comprato qualche oggetto molto grazioso al mercatino per sovvenzionare il nido, poi me ne sono scappata a casa, già cotta, senza nemmeno aspettare il buffet. (Ma tanto di questi tempi è meglio stare un po' a dieta...)

 


 

Il giorno della festa alla mia scuola io avrò la prova generale dello spettacolo francese, allora sono già passata a salutare i colleghi all'uscita e a fare una visitina alla loro mostra mercato del libro, sempre per sovvenzionare le future attività...

Nei giorni precedenti ero stata nelle classi a salutare i miei alunni del corso di francese: per ognuno avevo preparato il DVD con il video e alcune foto del nostro “Petit Prince”, come avevo loro promesso.

Dovevate vedere la felicità e gli abbracci e i baci! Il bimbo che aveva fatto il protagonista , appena ricevuto il suo DVD, con gli occhi che gli brillavano e tutto fiero, mentre io e la sua maestra parlavamo tra noi, è passato nei banchi di tutti i compagni per mostrarlo orgoglioso e rispondere alle loro domande incuriosite...Quella bambina che era stata accompagnata dalla mamma all'ultima lezione, per frequentare il corso che in realtà era già finito, mi ha tirato per un braccio e sottovoce mi ha detto: “Allora ci vediamo l'anno prossimo, vero?”

Alcune maestre si sono mostrate interessate e hanno detto ai bimbi di riportare il DVD a scuola per vederlo tutti insieme, chissà se sarà una ...promozione pubblicitaria per l'anno prossimo?

In realtà, e un po' l'avevo già scritto, sono rimasta delusa per diverse faccende organizzative di quest'anno, gli unici che si salvano sono i bambini e il loro enorme entusiasmo, continuo a domandarmi se ne vale la pena di continuare lì, in particolare ora che il corso è diventato “teatrale” più che “linguistico”, quindi per funzionare bene avrebbe bisogno di un gruppetto più consistente e più stabile. Dovrò ripensarci bene questa estate.

Mi viene il pensiero di tentare anche un'altra avventura: c'è un istituto comprensivo vicino a casa mia (scuola elementare e scuola media) in cui il francese viene studiato alla scuola media. Lì conosco molto bene il dirigente (lavora con me al Cidi), si potrebbe provare con loro qualcosa di teatrale-linguistico, utilizzando le mie esperienze di questi anni. Anche su questo dovrò meditarci, in estate, ma prima dovrò parlare a quattr'occhi col mio amico dirigente...

Impegnatissima come al solito, dirà qualcuno...

In realtà mi sento un po' stanca, ma anche, volente o nolente, in un periodo un po' duro, un po'...di conclusioni, come in tutte le conclusioni c'è malinconia, per cui...è bene impegnare la mente in qualcosa per non ascoltarla troppo … e sognare progetti ti proietta nel futuro e non ti fa rimuginare sul passato...

 
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PER UN BRANZINO IN MENO

Post n°847 pubblicato il 05 Giugno 2012 da atapo
 

 

CONVIVENZA



 

Dopo due giorni di convivenza con la suocera, ecco come funziona.

Da subito sono rimasta piacevolmente sorpresa del suo cambiamento, che già avevamo intuito nelle nostre visite laggiù: nonostante i problemi di salute, non ha più quello sguardo allucinato di due anni fa, è più serena e distesa, ride più facilmente, non sembra sempre sul punto di scoppiare in lacrime. Si è presentata in tuta e scarpe da ginnastica, mai vista così prima d'ora! Dice che ci sta così comoda...Davvero laggiù quelle parenti l'hanno fatta ringiovanire! Racconta con entusiasmo le sue avventure egiziane, ciò che ha visto, le levatacce, le centinaia di scalini che ha salito e sceso nelle piramidi, il suo voler andare anche nei cunicoli, nonostante prima soffrisse un po' di claustrofobia. “Ero arrivata fino là, perchè dovevo rinunciare a vedere tutto il possibile? Non mi ricapita più. Mi riposo poi a casa, mica in viaggio...” dice ed io penso: “Sembra più giovane ed energica lei di suo figlio (mio marito), che in viaggio non cambia le sue pigre abitudini casalinghe...O forse siamo noi donne che abbiamo...una marcia in più?”

Certo noi qui non le offriamo vita mondana come a casa sua, con gli anziani amici che incontra tutti i giorni, per giocare a burraco o mangiare la pizza... Ieri sono venuti entrambi i miei figli a salutarla, con tutti i tre bis-nipotini che l'hanno intrattenuta “vivacemente” facendola divertire parecchio, ma anche stancandola molto e quando se ne sono andati lei ha dovuto sdraiarsi a dormire un poco.

Ieri sera si era annunciato per stamattina suo figlio, quello che fa il rappresentante sempre in giro, allergico a latte e latticini, che di solito ci piomba in visita con l'anticipo di ...mezz'ora più o meno, o con orari molto ballerini. Aveva detto al telefono: “Vengo domattina presto, resto pochissimo poi devo andare a lavorare in zona.” Io non ho fatto molto affidamento su queste dichiarazioni: infatti è arrivato alle 11, andava a lavorare nel pomeriggio e, naturalmente, restava a pranzo (con le sue allergie). Me lo sono trovato installato al mio ritorno dalla piscina, verso mezzogiorno. La pasta al pomodoro non crea problemi nemmeno all'ultimo minuto, di secondo avevo comprato ieri due branzini, non molto grossi in verità, visto che avremmo dovuto essere in tre, che mia suocera mangia poco, che quando compro molto poi davanti agli avanzi mio marito si lamenta: “Ma sempre troppo devi comprare!” Invece eravamo in quattro, i branzini dovevano essere cucinati perchè erano in giro da ieri...così mio marito ha avuto l'occasione di lamentarsi lo stesso: “Ma non vedi come sono piccoli, cosa ci mangiamo qui...”

Mica potevo essere indovina ieri al supermercato! In realtà mi pare che nessuno abbia sofferto la fame, visto che c'erano anche le fragole, spazzolate in un secondo...

Tornando ai motivi sanitari di questa convivenza di mia suocera, oggi nel pomeriggio ha fatto la visita specialistica, domattina avrà un'ecografia, la prima diagnosi conferma quella del medico curante: ci sarà un ricovero e quasi di sicuro un intervento chirurgico. Lei per ora non sta troppo male, si stanca molto, però ha ripreso a mangiare. Vedremo gli sviluppi.

Intanto io comincio a somatizzare un po' gli stress e da due notti dormo male per il mal di schiena...

 

 
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SORPRESA

Post n°846 pubblicato il 03 Giugno 2012 da atapo
 

 

A  VOLTE  RITORNANO

 

 

Una signora di 86 anni che passa una settimana in viaggio di piacere in Egitto al ritorno è naturale che si senta un po' stanca...come era mia suocera quando andammo da lei a fine aprile.

Ma nei giorni seguenti ci furono telefonate sempre più inquietanti...poi delle analisi...poi la notizia di altri accertamenti medici...infine la telefonata di quella parente che ora è il medico curante di mia suocera, che ne consigliava il ricovero, ma non là al paese loro perchè non riteneva l'ospedale locale abbastanza attrezzato per la situazione che pare complessa, consigliava un policlinico più grande...Roma, Firenze, Pordenone (dove stanno i miei cognati)...ed abbastanza urgentemente...

Mio marito, tramite conoscenti, è riuscito ad ottenere una visita privata da un medico importante nel policlinico principale qui a Firenze, tra pochi giorni: secondo il medico curante quasi di sicuro ne chiederà il ricovero e, forse, un intervento chirurgico, poi...chissà...

Così avrò di nuovo la suocera qui. Nei giorni scorsi le abbiamo preparato la stanza, quella famosa che in teoria sarebbe “mia”, dove ho messo i mobili di mia mamma, dove vorrei tenere le cose dei miei hobby (libri, materiali da disegno, abiti e accessori per il teatro) ,dove mia suocera due anni fa ha già vissuto per molti mesi.

Dove, il mese scorso, avevamo portato la credenza che avevamo lasciato lì in attesa di ripulirla e aggiustarla in un'anta, dove c'erano ancora in giro molti pezzi dei mobili che avevamo dovuto spostare o smontare, compresi pacchi e scatoloni a cui trovare nuove sistemazioni...in attesa dei tempi (lunghi) decisi da mio marito, come al solito...

E invece questa nuova necessità ci ha fatto mettere al lavoro entrambi di volata affinchè mia suocera possa avere una stanza e non un magazzino...LUI avrebbe avuto i soliti impegni in parrocchia, anzi, doveva fare una riunione proprio a casa nostra, io mi sono arrabbiata e gli ho detto che con tutto il caos che abbiamo in questi giorni non volevo avere gente tra i piedi.

Per liberare spazio per lei nei mobili ho dovuto togliere cose mie che avevo già sistemato lassù, ammucchiandole in altri posti, naturalmente con le solite questioni col marito: “Ecco, metti sempre la tua roba dappertutto, ne hai troppa, buttala via, possibile che non ci sia un armadio vuoto. Ora mia mamma arriverà con le valigie...”

Certo, è normale che nelle famiglie ci debba essere sempre un armadio vuoto a disposizione della suocera e delle sue valigie! Vorrà dire che se non ha abbastanza posto terrà la sua roba nelle valigie! E non t'azzardare a farle portare su anche la sua macchina da cucire!!!”

Poi lo so che mi scioglierò e cercherò, nei limiti del possibile, che si senta a suo agio...

Naturalmente una faticaccia...e la schiena a pezzi!

Stamattina mio marito è partito di buon'ora per andarla a prendere (quattro ore di viaggio all'andata e quattro al ritorno), io almeno questo giro l'ho scansato. Ho finito le sistemazioni e le pulizie, ora vado a farmi una passeggiata in un mercatino dell'antiquariato per godermi queste ultime ore, poi ritornerò e...

...cercherò di fare il mio dovere.

 

 

 

 
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