Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

OTTOBRE

 
 Lieve offerta
 Vorrei che la mia anima ti fosse 
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia -

Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre -
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago -
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda -

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco -
sulle oscure voragini
della terra.
(Antonia Pozzi)
 

ēa c' est tout




musica per l'amicizia




 

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David Grossman

"Che tu sia per me
il coltello"

le parole scritte
per raccontarsi, conoscersi,
amarsi


R. L. Stevenson

"Viaggio nelle Cévennes
in compagnia
di un asino"

avventure,
storie e incontri
tra i monti

ci sono i libri precedenti
 

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RECHERCHE DU TEMPS PERDU 1

 

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Messaggi di Novembre 2014

TERZA ETA'

Post n°1177 pubblicato il 29 Novembre 2014 da atapo
 

 

FOREVER YOUNG

 


 

Una mail ha diffuso fra noi, gruppo storico dei teatranti in lingua francese, l'invito ad un apericena (orrendo, ma efficace neologismo) che poi si è rivelato molto più cena che aperitivo vista l'abbondanza di cibarie e il protrarsi dell'incontro...

L'invito era ancora a casa di N. l'amica ungherese di cui ho già parlato qualche anno fa (forse qualche antico lettore ricorda la descrizione del suo sublime gulasch): allora era un arrivederci perchè tornava in Ungheria.

Stavolta ci si ritrovava in un'altra casa perchè lei è andata, è ritornata, ha trovato un nuovo lavoro e affittato un nuovo appartamento, ha passato dei mesi a Livorno che le è piaciuta tanto, ha recitato ancora con noi e con altri gruppi fiorentini, ma non più quest'anno perchè sta per ripartire verso la sua terra natale, per fare un po' di vacanza stavolta, così ci ha detto. Spirito vagabondo... ha quasi cinquant'anni anche se pare una ragazzina e come una ragazzina continua a vivere, curiosa del mondo e senza fretta di mettere radici.

Tutti le sono molto legati per la sua gentilezza e simpatia, in una decina abbiamo accettato l'invito.

Lei non aveva preparato il gulasch stavolta, ma un sacco di buone cosine: aperitivo al karkadè, crostini vari, spezzatino e patate, yogurt al mirtillo, salumi e formaggi... Ognuno di noi aveva aggiunto qualcosa: dolci, bottiglie di vino, anche un regalino per lei e la cena è diventata sontuosa!

Era molto curiosa di sapere come sta andando il teatro in francese di quest'anno e poichè il regista ci ha appena assegnato i personaggi questo è stato subito il più importante argomento di conversazione, le abbiamo spiegato un po' di tutto, qualcuno si è anche esibito nelle prime battute che ha già imparato (o nel loro riassunto...) Il bello è che in questo spettacolo ancora non è stato deciso come sarà la parte finale, il regista ascolta tutti, ma ha già detto che farà come gli pare, intanto noi continuiamo a inventare le conclusioni... e così abbiamo fatto anche durante la cena, divertendo molto la nostra amica.

Poi, una chiacchiera tira l'altra, non ricordo come qualcuno abbia cominciato a cantare "Avevo una casetta piccolina in Canadà...", tutti la conoscevamo e abbiamo fatto coro. La nostra ospite invece non la sapeva ... così come non sapeva altre canzoni di quel lontano periodo che subito dopo le abbiamo cantato: sfido, è più giovane di noi e non credo che fossero arrivate fino in Ungheria!

E da lì... non abbiamo più smesso di cantare!

Sapete come succede, uno dice: "E questa ve la ricordate?" e la intona.

"Sììì!" rispondono gli altri unendosi al coro e chi non la ricorda tutta canta quello che sa.

Insomma per il resto della serata abbiamo passato in rassegna le canzoni più famose dei primissimi Sanremo, degli anni '50, poi '60, poi le canzoni di lotta del '68, e così via di seguito, riconoscendo naturalmente un posto d'onore a Fabrizio De Andrè...

Io le sapevo quasi tutte. Man mano che si cantava percepivo nell'atmosfera una velata nostalgia per quel che rappresentavano per noi, una giovinezza ormai molto lontana...

Scoprivo anche che le canzoni più "antiche" io le ricordavo legate ai miei 3-4 anni, mentre per i miei compagni di serata (ad eccezione di N.) appartenevano a quando erano già più grandi... Ho scoperto così che io in quel gruppo di attori e per l'occasione anche cantanti sono la più giovane!!! Qualcuno è più anziano di me di oltre 10 anni! Ma per tutti è ancora così intensa la voglia di vita, di esperienze e di soddisfazioni...

Poi la nostra ospite si è esibita per noi in una pizzica salentina, perchè va anche a scuola di pizzica e non aveva avuto ancora l'occasione di mostrarci quanto è brava...

Avremmo continuato per un pezzo, ma forse i vicini avrebbero avuto da ridire... Abbiamo deciso di accomiatarci, dopo alcune foto-ricordo tutti insieme, che era quasi mezzanotte: una strana mezzaluna appena velata da un alone di nebbia che le dava un tono di mistero o di nostalgia ha accompagnato, verso le auto parcheggiate, la nostra allegria per la bellissima serata!

 
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ANTENATI

Post n°1176 pubblicato il 27 Novembre 2014 da atapo
 

 

IMMAGINI

Dove ero andata domenica scorsa, così nell'illegalità... sans papiers?

A Padova, in compagnia di alcune amiche per visitare la mostra di Vittorio Corcos, pittore della Belle Epoque.

Ricca di opere, mi è piaciuta molto. I suoi ritratti sono davvero “vivi”, soprattutto molti di quelli femminili hanno una delicatezza e un fascino particolari che quasi invitano a rivolgere la parola a quelle bambine, ragazze, donne, per sapere di più su di loro, sulla loro vita e i loro sogni.

 


Tutte persone benestanti, di un buon livello sociale, che si facevano ritrarre dall'artista di grande fama e risultavano tutte belle e affascinanti... E' solo una fetta del mondo di quel tempo, la Belle Epoque, le persone povere, la fatica del lavoro duro, le miserie di tanti in quel tempo non compaiono nelle tele esposte... E' il ritratto di un mondo quasi di sogno...



 

Come altri artisti di quel periodo, italiani o francesi, ha per me un fascino particolare perché mi fa pensare a immagini e storie che ho avuto attorno fin da quando ero piccolissima, che fanno parte di me come un'eredità involontaria che mi accompagna...

Mi permetto di raccontarvi una di queste storie, attraverso alcune vecchissime immagini...

 


Due sorelline, diversissime una dall'altra: Margherita a sinistra, occhi e capelli neri, Virginia a destra, bionda dagli occhi azzurri. Sono gli ultimi anni del XIX secolo, dato che Margherita è nata nel 1893...

 

Margherita è cresciuta, è con mamma Sofia e papà Aristide, di mestiere orologiaio. Sono nel giardino della loro casa a Bologna in via Fondazza, dove abitava anche il pittore Giorgio Morandi. Chissà se l'hanno conosciuto...

 


Margherita ha trovato l'amore: è Giovanni, un giovane marchigiano un po' originale che, fuggito da casa sua per cercar fortuna, arrivò a Bologna e finì a imparare il mestiere di orologiaio proprio nella bottega di Aristide... In questa foto forse sono già sposati, potrebbe essere verso il 1914...

 


Ecco i primi due figli della coppia: Giuseppe nato nel 1915 e Luigi nato nel 1917. Ne arriveranno poi altri tre: Carlo, Maria e Anna.

 


Infine il ritratto di Margherita, un po' di anni dopo, ma non tanti se si considera che è morta nel gennaio 1953...

...LA MIA NONNA MARGHERITA.

 

 

 
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PREGO, DOCUMENTI

Post n°1175 pubblicato il 24 Novembre 2014 da atapo
 
Tag: cronaca

 

SANS PAPIERS

 

Monet, Gare Saint Lazare

 

Venerdì scorso in mattinata attraversai in bus la città per recarmi ad un ufficio pubblico: dovevo prendere informazioni e ritirare moduli per richiedere un'eventuale sovvenzione , visto che nella ristrutturazione della nuova casa vorremmo eliminare le barriere architettoniche che possono creare ostacoli alle nostre condizioni fisiche e di salute.

Ci sono leggi e delibere, procedure e burocrazie... figuriamoci! Quando avevo telefonato l'impiegato mi aveva risposto che era complicato e impossibile da spiegare per telefono e mi aveva invitato ad andare di persona.

Eccomi quindi dall'usciere a cui domando dove sta la stanza che mi serve. Lui mi richiede un documento, gli lascio la carta d'identità che ripone nei suoi schedari e in cambio mi dà il badge col numero e l'intestazione dell'ufficio pubblico. Ora posso salire e intrattenermi piacevolmente con un impiegato molto gentile che mi riempie di fascicoli cartacei da compilare, mi martella di articoli, codici, procedure, risponde alle mie perplessità... la sua cortesia arriva fino a compilarmi a matita ciò che è già compilabile. Alla fine mi congeda con un bel sorriso che accompagna la frase “Le possibilità che riceva la sovvenzione sono pochissime visto che i fondi ogni anno diminuiscono, ma può tentare... Arrivederci e auguri!”

Io mi avvio all'uscita con la testa in cui si accavallano tutte le regole che ho appena ascoltato, che spero di avere capito e che ora devo ricordare. E sono così presa da tutto questo che dimentico di rendere il badge, che avevo messo in borsa, e di riprendere la mia carta d'identità.

E me ne dimentico molto a lungo... lo scopro solo sabato sera, quando faccio un cambio di borsetta perché la domenica mattina devo partire, cerco la carta d'identità e mi ritrovo in mano il badge!!!

Sono senza documenti! Perchè io non ho la patente, la carta d'identità è l'unico che possiedo!

La mattina dopo devo partire, viaggiare in treno, visitare musei. Ho già preparato tutto per questo viaggio tramite internet, ho stampato i biglietti del treno e le prenotazioni per i musei, ma ci sono quelle scritte in piccolo che dicono: “potrebbe essere richiesto un documento d'identità” che non mi lasciano tranquilla, non ricordo l' abbiano mai chiesta, però... Che gli racconterei? Gli faccio vedere il badge?

Qualcosa che assomiglia a un documento in realtà ce l'ho, è la tessera dell'invalidità dove c'è anche la mia foto, non so quanto potrebbe servire, di sicuro dovrò mostrarla dove ho prenotato l'ingresso a tariffa agevolata per questo motivo, spero che si accontentino e per fortuna che quella mi è rimasta...

Insomma, ieri mi sono sentita un pochino “sans papiers” e quando mi tornava in mente non ero tranquilla, immaginavo come si sente chi i documenti non li ha proprio del tutto. Ma sono arrivata alla fine della giornata e al ritorno a casa senza... incidenti diplomatici.

Stamattina naturalmente mi sono precipitata a riattraversare la città in bus, scoprendo che, a differenza del venerdì, il lunedì mattina c'è pochissimo traffico, sembra che sia quasi sabato, i Fiorentini hanno il risveglio lento.

Il mio usciere aveva già rintracciato il mio numero telefonico e chiamato a casa mia, mentre io arrivavo. Tutto risolto, il ritorno l'ho preso con calma e mi sono fermata al mercato più economico della città, dal banco del pane che preferisco: ottimo pane del Mugello e panettiere senegalese. E per festeggiare il ricongiungimento alla mia carta d'identità mi sono concessa una collanina con ciondolo indiano (ecco la scusa...).

 
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ARRIVATA !!!

Post n°1174 pubblicato il 20 Novembre 2014 da atapo
 
Tag: cronaca

LA  BELLA  NOTIZIA

Le belle notizie non si trattengono, è la gioia che le fa sfuggire, saltellare qua e là, diffondersi... ecco allora una bella notizia che ho ricevuto: la condivido anche qui, non riesco a tenerla solo per me ed è bello farne partecipi gli amici...

Ricordate quella coppia di amici francesi, che vi avevo presentato qui, di cui avevo fatto conoscere il loro blog del periodo in cui hanno abitato a Firenze...

... stavano aspettando una bambina che avevano adottato nella Repubblica Centroafricana, luogo in cui la situazione si è fatta sempre più rischiosa a causa della ennesima guerra... tutti eravamo in ansia per loro e per la conclusione della loro vicenda che si protraeva ormai da più di un anno...

Finalmente la bimba è arrivata in Francia

e per i genitori adottivi è terminato l'incubo e inizia la nuova vita in tre!

Ho ricevuto la loro mail che hanno mandato agli amici per condividere questa grande gioia. Appena l'ho letta mi sono commossa...

Dalle foto che hanno allegato... vi presento la piccola Amaia, a cui è stato aggiunto il nome francese Agnès!

 
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L' ULTIMO

Post n°1173 pubblicato il 17 Novembre 2014 da atapo
 
Tag: cronaca

 

FINE STAGIONE

Montelupo Fiorentino è un paese famoso per le sue fabbriche di ceramiche e per il Museo della Ceramica.



 

È un paese tranquillo dove ci si vive bene e le case si trovano ancora a prezzi ragionevoli, si sta espandendo anche per questo motivo.

E' il paese in cui vive (bene) mio figlio, con moglie e Riccardo.

 

Montelupo fiorentino

centro storico

E' un paese intelligente che tra le varie manifestazioni domenicali ogni due mesi fa il Super Kaos, cioè lo svuota cantine aperto a tutti, dietro al pagamento di una cifra d'iscrizione abbastanza ragionevole.

Così ho deciso che avrei fatto lì l'ultimo mio mercatino della stagione... peccato che l'attuale stagione non sia molto invitante per i mercati all'aperto: il meteo di ieri dava un po' di tutto: sole, nuvole, pioggia... Ho cercato inutimente a destra e a manca un piccolo gazebo, mio marito non lo vuole comperare nemmeno dicendogli che poi servirà per il giardino della nuova casa, allora ho racimolato da mia figlia due tavoli col buco per infilarci gli ombrelloni da spiaggia e mi sono accontentata di affrontare così la giornata.

Il meteo aveva ragione: c'è stato un po' di tutto, così la giornata si è vivacizzata a ricoprire con fogli di plastica ciò che non veniva protetto dagli ombrelloni nei momenti in cui pioveva, a scoprire tutto quando tornava il sole: non mi sono per niente annoiata!

Posso dire di aver ricevuto il battesimo proprio con l'acqua stavolta!

Parecchia gente passava, più di quanta mi aspettassi visto il tempo incerto e anche stavolta sono stata soddisfatta delle vendite e del ricavato.

Il valore aggiunto della spedizione di ieri è dato dal fatto che siamo arrivati la sera prima col camper e abbiamo cenato insieme alla famiglia di mio figlio: un'occasione per incontrarci, con loro abbiamo qualche difficoltà ad organizzare, mentre con mia figlia è tutto più semplice e più frequente. E a me dispiace di incontrare questo nipotino molto meno degli altri...

Riccardo col papà hanno visitato il mercatino in mattinata: la scuola materna teneva un banco in cui vendeva oggetti portati dai genitori per racimolare qualcosa per le attività scolastiche e questo l'ho trovato ingegnoso: ecco un'altra finalità di queste iniziative, vista la situazione economica delle scuole! Riccardo ha comperato un gioco di macchinine per contribuire e quando sono passati da me a salutarmi non ha voluto uno dei peluche che gli avrei regalato volentieri, diceva che un gioco l'aveva già preso... Che piccolo saggio! O forse per i peluche è già troppo grande, ma erano le uniche cose che avessi per i bambini...

Con questo mercatino ho chiuso la stagione. Ormai alle 17 fa già buio, il freddo aumenta e non mi fa bene stare all'aperto tante ore, anche se fino ad ora non ne ho avuto nessuna conseguenza, forse perchè in fondo mi piace questa occupazione, è anche un po' artistica: sistemare il banco in modo piacevole, individuare i gusti di chi si ferma a guardare, buttare lì quella mezza parola che può invogliare ad un acquisto, poi convincere, poi definire il prezzo... Ieri avevo anche alcuni giacconi e cappotti, li facevo provare, invitavo a fare un giretto e a specchiarsi nelle vetrine dietro ai nostri spazi, ne raccontavo anche la storia ... E mi sento molto soddisfatta se chi lo acquista dice che indosso se lo sente così bene...

Se ne riparlerà a primavera, se arriverà altra mercanzia dai miei suoceri... e se mio marito avrà voglia di continuare a scaricarmi in loco tutti gli scatoloni e le borse di mattina presto... perchè dopo aver fatto questo lui "scappa" e si fa rivedere solo a sera quando io ho rimesso tutto in ordine e a lui resta solo da ricaricare...

la piazza nella zona moderna di Montelupo in cui si svolge il SuperKaos

 
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BLOG FLORILEGIO d'arte

Post n°1172 pubblicato il 14 Novembre 2014 da atapo
 

 

IL RITORNO-BLOG



 

Come avevo preannunciato all'inizio del giochino proposto da Ody, ho finito rapidamente la lista dei blog in cui vado a curiosare ogni tanto (…accade molto raramente in questi tempi) e che ben volentieri vi ho già segnalato, in venerdì ormai abbastanza passati, affinché anche altri possano goderne.

Da un pezzo non ne presentavo più... ma alcuni giorni fa, non ricordo più nemmeno come, sono capitata per caso su un nuovo blog che mi ha subito attirata, l'ho esplorato un poco (… ma proprio poco) e mi sono convinta che valga la pena di annotarlo e di farlo conoscere.

Si intitola SENZA DEDICA e parla di arte. Sulla destra ha una specie di indice in ordine alfabetico: nomi di artisti, di luoghi, di argomenti tutti legati in qualche modo all'arte, in modo da trovare rapidamente ciò che si vuole.

Chi scrive è una donna, immagino lavori in questo campo altrimenti non ne parlerebbe con tanta sicurezza e, mi pare, competenza, ciò che mi è piaciuto è il suo stile così... narrativo e così semplice, sembra un'amica che ti racconta davanti a un caffè e a una fetta di torta. Mi fa pensare a Ody... ce ne fossero di “specialisti” così! Questa però parla solo di argomenti artistici, a meno che non mi siano sfuggiti post più personali, cosa facilissima visto che non l'ho “percorso” a fondo... lascio a voi lettori la delizia di continuarne la scoperta e, se è il caso, il compito di smentirmi!

Se poi avete la passione artistica, ma più tempo libero di me, in questo blog ci sono anche le indicazioni per raggiungere altri blog, alcuni mi pare sullo stesso stampo: c'è da partire per un viaggio infinito...

L'immagine che ho messo qui sopra è tratta da questo blog, rappresenta Novembre in un ciclo dei mesi: quei bassorilievi medievali che ornano chiese e palazzi, veri libri per istruire il popolo illetterato del tempo. Per ogni mese del 2014 nel blog c'è la sua raffigurazione tratta da questo ciclo: il calendario di pietra”.

E confesso che era un'idea venuta anche a me, magari per uno dei prossimi anni, dopo l'anno delle donne, dei fiori e forse di qualcos'altro!

 

 
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11 NOVEMBRE

Post n°1171 pubblicato il 12 Novembre 2014 da atapo
 
Tag: memoria

 

FARE SAN MARTINO

 

Ieri, 11 novembre giorno di san Martino, pensieri e ricordi mi sono passati per la testa...

Stavolta non si è trattato di Martino, il mio nipotino più grande,

non del famoso santo che mi sta così simpatico, di cui ho visitato la bella città di Tours qualche estate fa restando con la voglia di un nuovo viaggio da quelle parti,

nemmeno della ricorrenza della fine “ufficiale” della seconda guerra mondiale, data che in Francia è festa nazionale.

Cercavo ispirazione per il raccontino settimanale nei 400 caratteri, per il gruppo di Facebook , le due parole (bidone/scritta) non erano semplici, mi era balenata l'idea di viaggio... trasloco... e a un tratto tra le idee che mi nascevano in testa e si scontravano tra loro ho risentito qualcosa che diceva la mia mamma: “Fare San Martino” per dire di traslocare o fare grandi spostamenti di cose ingombranti.

 


 

Io ancora piccola le chiedevo cosa c'entrasse San Martino in quelle faccende e lei mi spiegava che una volta i traslochi si facevano l'11 novembre. Io ridevo e insistevo (già un po' ribelle alle regole preconfezionate): “E se uno voleva traslocare in un altro giorno cosa succedeva?”

Le solite sue risposte laconiche: Nulla, però il giorno era quello” e il discorso si chiudeva lì, mentre io rimuginavo sul perché si dovesse scegliere proprio un giorno d'autunno che, anche se si sperava nell'estate di San Martino, almeno a Bologna era spesso umido e nebbioso.

Poi uscì il bellissimo film “L'albero degli zoccoli”, ero già adulta e capii qualcosa di più: nelle cascine della pianura padana i contadini che alla fine dell'anno agrario (il 10 novembre) non si vedevano rinnovare il contratto dal padrone dovevano andarsene il giorno dopo a cercare lavoro in un'altra cascina, portandosi via famiglia e masserizie, un trasloco insomma: tutto caricato sul carro, un bue o un cavallo a tirare e via, nella nebbia della pianura. Che vita...


 

La sequenza di questo triste sgombero, che vidi nel film, negli anni successivi mi fornì le immagini per una mia personale e tutta interiore immaginazione di un'altra scena che era avvenuta realmente nella vita della mia mamma, nel 1929, storia tragica che avevo già raccontato:

un carro caricato con povere masserizie, un uomo che aveva appena perduto la moglie e aveva caricato sul carro i suoi otto figli, le maggiori che stringevano i più piccoli a dargli un'idea del calore della mamma perduta... In tutti il cuore gonfio di dolore e di preoccupazione per il futuro incerto, un viaggio triste da un paesino di montagna che ora non esiste più, fino alla grande città, a Bologna, dove avrebbero dovuto ricominciare tutto.

Non so se andò proprio così, non so se avvenne proprio il giorno di San Martino, forse la mia mamma mi ha raccontato a volte qualcosa che ha aiutato la mia fantasia a creare queste immagini... Ne parlava così poco e così malvolentieri, però il detto “fare San Martino” lo usava spesso. Io l'avevo dimenticato, fino a ieri...

E allora l'ispirazione per il raccontino si è organizzata in 400 caratteri:

ALBA DI SAN MARTINO

Un bidone con gli oggetti di casa, le valigie con la biancheria, tutto era già sul carro. L'uomo aiutò moglie e figli a salire e a sistemarsi avvolti in coperte.

Il cavallo puntò e lento il carro si mosse.

L'aria bagnava fino alle ossa, il sole saliva bianco tra la nebbia: silenzio e ombre nella pianura.

La strada per la nuova cascina in cui avrebbero lavorato era scritta su un foglio spiegazzato...


 
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PRESENTAZIONE

Post n°1170 pubblicato il 11 Novembre 2014 da atapo
 

INCONTRO

 

Chi o cosa guardano tutte queste persone?

Chi o cosa stanno fotografando?

Ecco...

 

Ieri pomeriggio a Firenze, alla libreria Feltrinelli, è stato presentato un romanzo giallo,

scritto da Loriano Machiavelli e Grancesco Guccini.

 

 

E' stata un'ora di piacevole conversazione, i due autori, entrambi con l'accento emiliano (vengono dalla mia terra...), mi facevano sentire ancora di più a mio agio e coinvolta nelle loro dissertazioni.

Non ha cantato, però Guccini è sempre Guccini anche quando racconta, spiega, dice battute... godibilissimo!

Ero arrivata molto in anticipo, ma tutte le seggiole predisposte nello spazio della libreria erano già occupate... restavano liberi solo alcuni cuscini a terra davanti alle sedie, forse più scomodi ma... proprio IN PRIMA FILA!

Così ho potuto fotografare comodamente (a parte la luce non ideale) ed ecco la foto che ritengo migliore:

il MAESTRONE che ride!

Non mi è capitato spesso di vedere foto in cui lui è così allegro... è quasi uno scoop!

(ho voluto intitolare questo post come una canzone di Francesco Guccini,

per rendergli un piccolo omaggio...)

 

 

 
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CADONO PENSIERI COME FOGLIE

Post n°1169 pubblicato il 08 Novembre 2014 da atapo
 

 

ROSSO AUTUNNO

 


 

Il mio messaggero dell'autunno è un albero che cresce di fronte alla finestra della mia camera: quando ormai sono arrivati vento e pioggia,

è sparita l'ora legale e il buio cala a sorpresa sempre troppo presto,

le maniche corte sono da impavidi anche nelle ore centrali della giornata...

ecco che rapidissimamente, quasi da un giorno all'altro, le foglie di questo albero diventano tutte rossastre e quelle che cominciano a cadere fanno un tappeto rosso sul marciapiede. Se c'è il sole non si nota molto, ma basta una giornata nuvolosa e piovosa ed ecco che quel rosso acceso "squilla" e mi dice: - E' fatta! Fine della bella stagione, d'ora in poi sarà dura!- Così mi accorgo che il calendario è quasi finito, si corre alla conclusione dell'anno.

Volano queste giornate e mi trovano sempre indaffarata, non so nemmeno io come, mi pare di non fare niente di straordinario... ed è già sera. Gli impegni del teatro non mi prendono ancora nello studio delle parti, quindi mi ritrovo a dare una mano un po' più consistente a mia figlia con i suoi tre marmocchi, ci sono gli impegni e lo star dietro alla burocrazia (ancora, non sono ancora iniziati in concreto i lavori!) per ciò che riguarda la nuova casa, ci sono da gestire e da "digerire" gli imprevisti di quella maledetta eredità, c'è la ginnastica in acqua per continuare a "stare in piedi", ci sono le incombenze della vita casalinga e familiare: spesa, pasti, riordini ecc.

Ebbene, riuscire a ritagliarmi il tempo per stare al pc a scrivere o a leggere, il tempo per la lettura di libri e giornali, il tempo per un giro a bighellonare in centro... tutto ciò mi diventa sempre più arduo, forse sono io che ho meno energie col passare degli anni, forse sono davvero molto più stanca di altri periodi, forse è che l'organizzazione delle giornate così facilmente viene buttata all'aria in questi ultimi tempi... insomma mi ritrovo stanca, insoddisfatta e vuota, mi fa fatica pure pensare a qualcosa che non sia come far quadrare il tutto delle mie giornate. Mi scopro spesso in ansia, mi viene in mente una mia collega di scuola che nel lavoro correva, così, diceva, si "avvantaggiava": ecco, ora mi sento così anch'io, ho il timore di farmi cogliere impreparata dagli imprevisti, di ritrovarmi ad accumulare incombenze che mi vengono richieste e che non ce la faccio a smaltire. E ho perso la forza di mandare un po' a quel paese tutto e tutti, anche se mi irrito facilmente e fatico a sopportare le magagne di chi mi sta vicino, forse in questo periodo troppo appiccicato e probabilmente più lamentoso del solito...

Mi diverto, mi rilasso, gioco soltanto quando sto con gli amici ai corsi di teatro e cerco ancora di più di viverli con leggerezza soprattutto perchè li sento come uniche occasioni di responsabilità meno assillanti.

L'autunno non è mai stata per me una stagione facile, io vivo meglio nella primavera, ora tendo ad incupirmi, nei pomeriggi scuri e piovosi mi rintanerei sotto le coperte a dormire o a leggere un libro, quasi a desiderare di cadere in letargo per risvegliarmi in momenti migliori. A volte mi rintano davvero nella mia stanza preferita, quella più vicina al cielo, a passare almeno una manciata di minuti di letture o di ricordi, anche solo a stirare che mi concilia la calma, sperando che ciò mi faccia riprendere fiato...

L'albero ormai tutto rosso fuori dalla mia finestra all'improvviso mi ha fatto sentire di più la stagione e la pesantezza: ho pensato in questi giorni che è l'ultimo anno che lo vedrò, l'autunno prossimo sarò nella casa nuova e vedrò gli alberi del mio giardino: il leccio è sempreverde, gli altri no e chissà attraverso quali colori passeranno, ma non credo avranno un rosso così vivo. Mi accorgo che in tanti anni non ho mai fatto caso a che razza di albero sia, così rosso, di sicuro non è un acero... mi dispiace non saperne il nome, devo ricordarmi, la prima volta che esco, di attraversare la strada e raccogliere alcune foglie per scoprirlo: chiamare per nome qualcuno o qualcosa è riconoscerne l'importanza...

 
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DOPO DI NOI

Post n°1168 pubblicato il 04 Novembre 2014 da atapo
 

 

UN PASSO AVANTI



 

Le visite di eventuali compratori alla nostra casa in vendita si susseguivano incessanti, a volte con un preavviso minimo facendo saltare o spostare altri nostri impegni, a volte dovevo nascondere in fretta gli abiti in giro per il cambio di stagione o gli oggetti dei mercatini, dovevo affrettarmi a riempire la lavapiatti e a riordinare dappertutto.

Ormai ci avevamo fatto l'occhio e, appena usciti i visitatori, io e mio marito facevamo congetture su di loro dalle poche informazioni sulla casa che ci avevano chiesto, dalle loro considerazioni e dalle espressioni che gli scrutavamo in volto. Mmmh, chi aveva figli piccoli non si sarebbe arrampicato per due piani oltre il pianterreno, chi era anziano idem, chi era solo in due o tre in famiglia non aveva bisogno di una casa così grande... Qualcuno guardava e valutava con l'occhio critico del costruttore che poi si rivelava di essere, che avrebbe buttato all'aria tutto e ricavato almeno due mini-appartamenti da rivendere o affittare. Insomma le possibilità si restringevano, il tempo passava, cominciavamo ad avere qualche preoccupazione per i noti motivi...

Poi dall'agenzia ci hanno avvisato che una famiglia voleva rivedere la casa per la seconda volta... Stavamo col fiato sospeso e quando sono tornati li avremmo invitati anche a pranzo, se ciò li avesse convinti ad acquistare... Hanno chiesto di tutto e di più, il capofamiglia si è trovato in sintonia con mio marito: entrambi amanti del bricolage si scambiavano informazioni su coibentature, passaggi di tubi, abbattimeno e rifacimento di muri...

E finalmente ecco la proposta di acquisto! Il prezzo a cui si è giunti nella contrattazione ci accontenta molto, quindi ci siamo!

Sono tornati una terza volta, con due figlie (hanno anche due maschi più grandi) e il loro architetto di fiducia che desse un parere in merito ad alcune variazioni che vorrebbero apportare; poca cosa, sostanzialmente non cambieranno nulla, gli ambienti non verranno stravolti, credo anche che terranno i pavimenti di ora quasi dappertutto. Stavolta mi pareva proprio che sentissero la casa già come “casa loro”: gli uomini misuravano altezze ed armadi, con la signora parlavamo della sistemazione della cucina, le due ragazzine si sono scelte la loro camera...

Ecco, sono contenta che venga questa famiglia, la trovo adatta, ci sta bene in casa MIA...

La faccenda si va concretizzando, già un primo assegno è scivolato nella nostra banca che l'aspettava a braccia aperte...

Ma non finiremo la faccenda in tempi rapidi: per loro si tratta di motivi economici, per noi si tratta che finché non è ristrutturata la casa nuova non possiamo toglierci dai piedi... insomma gli accordi sono che il tutto si concluderà alla fine di marzo 2015. C'è tempo, ma passerà in fretta...

Intanto però, finalmente, sono FINITE le visite di gente interessata all'acquisto, che cacciava il naso dappertutto, che mi faceva tanto sentire come dentro a un museo...

Ho ancora qualche mese per distaccarmi da questa casa che ci ha ospitato per più di trent'anni qui a Firenze: mi ci abituerò pian piano, che è la cosa migliore, curerò con pazienza la nostalgia della mia vita fra queste mura, posso dire che sono invecchiata qui e mi sono trasformata tante volte, forse sentirò la necessità di riparlarne e di raccontare qualcosa per non dimenticare...

Intanto è arrivato il momento di sollecitare l'inizio dei lavori nella nostra casa nuova: per marzo c'è tempo e i muratori ci hanno assicurato... ma è meglio non indugiare!

 
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VOGLIA DI CASA

Post n°1167 pubblicato il 01 Novembre 2014 da atapo
 

 

LA CASA E IL GIARDINO

 

Credo che oggi sia stato un giorno importante per la mia famiglia, famiglia in senso allargato: noi, figli, nipoti, ma anche mio fratello con sua moglie e i loro due figli.

G., la nipote figlia di mio fratello, di cui parlai già diverso tempo fa, quella un po' artista che ama fare la fotografa (come la sua mamma), in giugno ha preso la maturità artistica. Continuerà a studiare, aveva provato ad ottenere una borsa di studio in una importante scuola di specializzazione per il design, che è la sua passione, ma non avendola ottenuta si è iscritta all'Accademia, per Scenografia, qui a Firenze! Da molti mesi si parlava di questo in famiglia: in un primo tempo pareva che G. venisse ad abitare da noi almeno per i primi mesi di studio, poi le cose sono cambiate: noi ci siamo imbarcati in questa avventura del cambio di casa e non si sa quando traslocheremo, lei sta passando un periodo di crisi di crescita personale, è in rotta con i suoi genitori i quali hanno saggiamente pensato che non fosse il caso di darci la responsabilità di gestire la ragazza in questo momento difficile, soprattutto conoscendo la severità e il carattere di mio marito. D'altra parte lei ha desiderio di indipendenza (e ne ha anche bisogno, per cominciare a capire cosa significa gestirsi da soli la vita), così hanno cercato una stanza e fortunatamente l'hanno trovata proprio nel centro di Firenze in una casa con altri appartamenti di studenti, di proprietà di una signora loro conoscente a Ferrara.

Direi che meglio di così non poteva andare! Lei sa che qui in città gli zii ci sono se dovesse avere necessità, però è per conto suo... I corsi cominciano lunedì e oggi è scesa con tutta la famiglia a prendere possesso della nuova abitazione.

Così ne hanno approfittato per venire tutti da noi a pranzo. TUTTI significa anche i figli e i nipotini, un'occasione per ritrovarci finalmente insieme.

Io e mio marito abbiamo cucinato ieri per tutta la giornata, poi alla sera avevamo preso da tempo i biglietti e siamo andati a teatro per vedere Lavia in “Sei personaggi in cerca d'autore”, sapevamo che avremmo fatto molto tardi, ma almeno stamattina ci sarebbe rimasto poco da preparare.

Ma il forno oggi funzionava a singhiozzo, facendo saltare la corrente in tutta la casa e ha messo seriamente a rischio la doratura della besciamella sulla pasta al forno... per fortuna la crostata con marmellata ai frutti di bosco l'avevo già cotta ieri ed è venuta squisita! L'hanno spazzolata tutta e anche del resto non è rimasto molto! Siamo già così in tanti... abbiamo dato fondo a quasi tutti i piatti di casa, le pentole e le teglie sono bastate a stento, ora la lavapiatti funzionerà di continuo per molte ore...

Dopo il pranzo, che si è un po' dilungato, abbiamo tralasciato di sparecchiare e finché c'era un po' di sole siamo usciti: ci attendeva la meta che incuriosiva tutta la famiglia (tranne me e mio marito): la visita a quella che sarà la nostra nuova casa, non ci erano ancora mai venuti!

Scherzavo con i miei figli dicendo loro: “Questa è l'eredità che vi lasceremo!”, ma sarà proprio così... Ora l'interno è poco invitante, così pieno di magagne e tutto da sistemare, ma abbiamo già le idee abbastanza chiare su come diventerà e cercavamo di trasmetterle agli altri... I bambini correvano e gridavano a rotta di collo per le stanze vuote che rimbombavano, Martino mi chiedeva dove sarebbero stati messi i giochi per loro.

 


 

Ma dove si sono scatenati al massimo è stato nel giardino! I muratori nelle loro prime azioni hanno tagliato gli arbusti, però resta sempre un'idea di selvatico, di boscoso, che affascina soprattutto i bambini di città come i miei: raccoglievano rametti, foglie e ghiande, abbracciavano alberi, scavalcavano muretti, entravano nei ripostigli sfidando il buio. Martino ha voluto provare ad arrampicarsi sul fico e il nonno l'ha aiutato: penso sia la sua prima esperienza a due metri da terra, quelle cose che i bambini di una volta (io compresa) facevano normalmente... Anche Damiano ha voluto provare, ma si è fermato più in basso. Riccardo guardava solo, in ambienti nuovi è sempre molto timido all'inizio: quando si è lanciato e ha cominciato a scorrazzare veniva buio ed era l'ora di andare via...

I vicini di casa (e di giardino) si sono affacciati a salutare incuriositi, credo anche un po' preoccupati, forse temevano che venisse ad abitare lì tutta quella chiassosa tribù! Ci siamo affrettati a fare le presentazioni e a rassicurarli...

Io lavoravo già con la fantasia, immaginavo l'estate prossima e i bambini a divertirsi nel giardino, magari con una piccola piscina di gomma: che bello! Provavo un assaggio di serenità in cui non voglio cullarmi troppo, per scaramanzia... Perchè la via della ristrutturazione non è nemmeno cominciata, magari di questo parlerò un'altra volta, per non guastare il sapore di felicità in questa bellissima giornata...

le ultime belle di notte nel mio giardino


 
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