Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

APRILE

"E sui monti che videro il nostro passo
colmo di lacrime e fatica
non resti dissecato
quel fiore
che si nutrì di sangue
e di rugiada in un aprile stupendo
quando il mondo trattenne il respiro
davanti al vento della libertà
portato dai figli della Resistenza."

 (Giuseppe Bartoli)

 

MAGGIO


"Mia madre, mia eterna margherita
che piangi e mi sorridi
viva ora più di prima,
lo so, lo so quel che dovrei, pazienza
di forte non è questa ostinazione..."

(Mario Luzi)

 

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RESISTENZA

Post n°1429 pubblicato il 26 Aprile 2017 da atapo
 

AGNESE

 


 

Il 25 aprile per me ha sempre un significato: il ricordo della LIBERAZIONE, la fine di quel periodo tragico che non ho vissuto, ma ho imparato a conoscere già dalla più tenera età per le allusioni, i racconti e i ricordi che venivano dalla mia famiglia.
Come tutti gli anni, volevo fare qualcosa di... storico, di commemorativo, anche minimo, anche solo un pensiero, una lettura, un ascolto di qualcosa.
C'era anche la ZAP (Zona Altamente Partigiana) al centro sociale: un pomeriggio di canti, spettacoli, momenti comunitari sull'argomento e come altri anni passati ero dell'idea di farci un passaggio.
Invece mio marito ha deciso che, visti gli impegni prossimi, ieri era l'unico giorno in cui saremmo potuti andare insieme alla Fiera dell'Artigianato, grande manifestazione annuale fiorentina. L'ho accontentato, anche se non la sentivo proprio adatta al 25 aprile... ma sono così poche le occasioni in cui accetta di buon grado di uscire insieme!
Però alla sera, anche se eravamo stanchissimi, l'ho "trascinato" a teatro e se non ci fosse venuto sarei andata da sola. Al solito mio teatro delle Spiagge, vicino casa, c'era proprio un evento per il giorno della liberazione: lo spettacolo "Agnese odiosa Agnese", già in circolazione da diversi anni sempre con successo.

 

E' ispirato dal romanzo di Renata Viganò "L'Agnese va a morire", come se ne fosse la prosecuzione, dopo aver immaginato che la protagonista non morisse nel finale, ma vivesse e invecchiasse fino ad arrivare ai giorni nostri: una vecchia solitaria e scorbutica che incontra un giovane dagli ideali ancora confusi alla ricerca di un suo posto nel mondo. Sono due generazioni che devono riuscire a parlarsi, ad accettarsi, a capirsi, immersi nella realtà odierna consumistica e superficiale da cui entrambi, per ragioni diverse, si sentono estranei.
C'è ancora necessità di fare Resistenza, di non arrendersi, di impegnarsi, di non piangersi addosso... "Quello che si deve fare va fatto." ricorda Agnese dei suoi anni tra i partigiani, anche ora nell'ultima fase della sua vita i ricordi continuano a spronarla pur nell'angoscia di quello che dovette sopportare. C'è in sottofondo un continuo rombo di aerei nelle scene in cui Agnese è sola, il rumore del silenzio assordante per quanto è pieno di memorie...
Lo spettacolo mi ha molto emozionato, ho rivissuto gli ultimi anni della vita della mia mamma, certi suoi ritorni col pensiero al passato, ai suoi accenni a fatti di cui non mi aveva mai parlato, come se volesse depositarli nella memoria e prolungarli nel tempo... Ho sentito fortemente quel muro che spesso si alza tra le generazioni perchè è difficile trovare linguaggi e modi giusti per farsi capire senza fraintendimenti, mentre invece sarebbe così importante accettarsi e comprendersi reciprocamente.
A fine serata mi sono convinta di aver celebrato degnamente anche quest'anno il 25 aprile.

 
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POMERIGGIO GELATO

Post n°1428 pubblicato il 22 Aprile 2017 da atapo
 
Tag: cronaca

 

 

Da alcuni anni a Firenze c'è il Festival del Gelato, in primavera e alla fine dell'estate: due settimane in cui in una piazza di Firenze una ventina tra i migliori artigiani gelatieri si contendono il primo premio con le loro creazioni più originali.

Il pubblico assaggia, ne gode, vota il gusto preferito. Per fare questo si deve acquistare una CARD non proprio economica che dà diritto ad un certo numero di assaggi.

Si può però tentare la fortuna perchè una rivista di Firenze mette in palio ogni volta un certo numero di CARD a chi la richiede tramite mail: i primi 20 (mi sembra) se la aggiudicheranno e potranno mangiare gratis i migliori gelati d'Italia e non solo. Ecco, io due anni fa riuscii a vincere una CARD: avevo diritto a sei assaggi, che in realtà erano normali coppette di quelle piccole. Devo dire la verità che mangiare SEI gelati uno dopo l'altro verso la fine mi costò un po' di fatica, ma... quando mi sarebbe ricapitata una simile occasione? Insomma, arrivai in fondo all'impresa e senza nemmeno un mal di pancia successivo.

Quest'anno ho tentato di nuovo la sorte e... ho vinto ancora la CARD!

Ho detto a mio marito che sarebbe stato carino andarci insieme, ci saremmo divisi i gelati, ci saremmo divertiti e... avrei evitato di farne indigestione! Ancora non sapevo che quest'anno gli assaggi consentiti erano ben 18! Le porzioni erano più piccole, venivano servite in mini-coni di ottimo biscotto, ma insomma alla fine la quantità di gelato da gustare diventava abbastanza considerevole.

Per fortuna stavolta eravamo in due ed è stato proprio... uno sballo! Dai gusti quasi classici di creme varie più o meno corrette con altri sapori, alla mandorla arricchita da bergamotto o croccante o cioccolata, dalla panna ai fiori di sambuco, alla fragola all'aceto balsamico, dalla curcuma con i pinoli, al cioccolato che più nero non si può... agli altri che non ricordo, ma tutti squisiti.

 


 

Così ieri pomeriggio abbiamo fatto questa dolce maratona di gelati, in un luogo che più bello non si potrebbe: il piazzale Michelangelo, che tutto il mondo conosce e che tutti i turisti visitano perchè da lì si vede il panorama più completo di Firenze! Era una bella giornata anche se un po' ventosa ed io ero contenta anche per essere riuscita a portare fuori di casa per qualche ora mio marito... per una causa così nobile!

E visto che naturalmente data la folla non siamo riusciti a parcheggiare vicino al piazzale, è stata molto piacevole anche la passeggiata per arrivarci, risalendo e dopo scendendo lungo il viale alberato e fiorito, con tanti iris lungo i pendii, questi fiori simbolo della nostra città e che hanno una grazia così delicata.

Cercherò di mettere un iris fotografato da me ad incorniciare per un po' questo blog...

 
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FINALMENTE

Post n°1427 pubblicato il 20 Aprile 2017 da atapo
 
Tag: cronaca

ARRIVI

 


 

Proprio stamattina.

In auto percorrevo una strada di estrema periferia quasi campagna, ero ferma ad un semaforo su un ponte che scavalca uno dei tanti piccoli fiumi affluenti dell'Arno, ammiravo quel bel paesaggio di verdi primaverili e squillanti, di scintillio dell'acqua, di nuvolette di panna nel cielo terso... ecco, proprio nel cielo, finalmente LE RONDINI! Le prime che vedo quest'anno! E non poteva accadere in un posto migliore, da cartolina di auguri pasquali, da immagine di un libro di lettura per bambini!

Tante, uno stormo. Sfrecciavano e si abbassavano vicino al corso d'acqua, l'avevo notato gli anni scorsi che è più facile vederle vicino all'acqua. Provenivano da sud, pur volando in tondo tendevano a spostarsi verso nord... davano l'idea di essere appena arrivate. Erano davvero belle, ora la primavera è completa, bisogna essere più sereni e leggeri dentro!


Nel mio giardino, anche se così poco invitante, altri uccellini si stanno servendo abbondantemente di rametti e chissà cos'altro per preparare i nidi, sul leccio è ritornata la coppia di colombacci dell'anno scorso (credo) e si sono riappropriati del loro vecchio nido: avremo nascite fra poco?

Oggi pomeriggio ho sentito uno strano verso dal cielo sopra il giardino, ho alzato gli occhi per scoprire il nuovo alato: gabbiani! Ce ne sono molti lungo l'Arno, ma io abito abbastanza lontana, oggi sono arrivati fin qui e si sono fermati a lungo sui tetti delle case vicine, lanciandosi richiami. Sarà un inizio di colonizzazione? Però i gabbiani sono abbastanza sfacciati e ingombranti... e lasciano cadere certe "pozzanghere" bianche che insudiciano dappertutto...

Mah! Aspettiamo le LORO decisioni, se la nostra zona sarà di LORO gradimento...


 
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PRANZO DI PASQUA

Post n°1426 pubblicato il 16 Aprile 2017 da atapo
 

GRAZIE ALL' AGNELLO

 


 

Come in molte altre Pasque, anche quest'anno io e mio marito saremmo stati da soli.

Con tutti i lavori in corso di questi periodi, l'organizzare e l'invitare era l'ultimo dei nostri pensieri e i figli di solito hanno consuoceri molto più solerti di noi. Ci saremmo incontrati lo stesso con figli e nipoti: proprio ieri era il compleanno di Riccardo e tutti eravamo stati invitati al pomeriggio a festeggiarlo a casa sua.

Per il nostro pranzo pasquale mio marito aveva detto: -Voglio prepararlo io un pezzo di agnello, cercherò su internet una ricetta che mi ispiri.- Sì, siamo un po' carnivori... ed anche tradizionalisti!

A me toccava di procuraglielo questo agnello in uno dei miei giri al supermercato. E l'ho trovato: una bella spalla con poco osso e molta carne, era solo un po' abbondante per due persone, ma era la più piccola che ci fosse venerdì e ormai il tempo era agli sgoccioli. Naturalmente il marito aveva brontolato che era troppo. -Congeleremo quello che resta- gli avevo detto.

Però ieri pomeriggio alla festa di Riccardo, fra una pizzetta, un regalo e un palloncino, ho chiesto a mio figlio:-Cosa fate domani a pranzo?-

- Ancora dobbiamo decidere, al pomeriggio andiamo a Pistoia dagli altri nonni...-

Gli ho detto dell'agnello abbondante, avremmo potuto pranzare insieme.

-Vedremo, ti farò sapere.- Però mi sembrava poco convinto.

Anche a mia figlia ho raccontato dell'agnello, se per caso loro avessero voluto venire a pranzo da noi... se non andavano dai suoceri...

-Assolutamente no! Domani vogliamo stare tranquilli a casa nostra senza impegni nè orari!-

Però in tardissima serata mi ha mandato un messaggio: ci avevano ripensato, accettavano l'idea di venire da noi: sfido, almeno per Pasqua si sarebbe tolta il pensiero di cucinare e rigovernare per sei persone!

E stamattina presto ci siamo telefonate: lei faceva delle polpettine per i bambini che probabilmente non avrebbero gradito l'agnello, il mezzo chilo di ragù che avevo appena preparato sarebbe servito per una teglia di lasagne per le quali mi avrebbe portato besciamella e sfoglia a pronta cottura..

Ma non è finita: poco dopo mi ha telefonato mio figlio, sarebbero venuti anche loro!

La macchina organizzativa si è messa in moto a pieno ritmo per nutrire 10 persone (a Cesare per ora ci pensa la mamma), ero sicura che la torta pasqualina che avevo preparato ieri, il risotto alla zucca (l'ultima della stagione), la pastiera e una crostata ai lamponi che tenevo surgelata di emergenza... insieme a quanto già previsto avrebbero sfamato tutti.

E così è stata una bella giornata tutti attorno al tavolone, con una grande varietà di sedie, piatti e bicchieri perchè servizi da 12 ce l'abbiamo solo per le posate.

E la porta finestra era aperta sul giardino, coi bimbi che dopo pranzo, mentre i grandi si sono attardati a tavola, correvano dentro e fuori, dal giardino alla sala dove si organizzavano con lo scatolone dei giochi: ormai fanno da soli, non hanno bisogno di noi per divertirsi.

E' stato tutto così imprevisto e improvviso, ma così semplice e così bello, nemmeno troppo faticoso per me. Tutti insieme, insperatamente... non accade spesso purtroppo! Dopo le previsioni malinconiche, è diventata proprio una bella Pasqua!

 

 

 
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RITARDO

Post n°1425 pubblicato il 12 Aprile 2017 da atapo
 

RONDINI

 


 

1 aprile 2013

11 aprile 2012

6 aprile 2011

11 aprile 2008

In queste date, in questo blog, ho scritto con gioia del ritorno delle rondini qui a Firenze.

Sono andata a ricercarle appositamente, perchè quest'anno di rondini ancora nemmeno l'ombra. E dire che ho spesso la testa per aria a guardare il cielo, mi piacciono le nuvole e in questi giorni da un momento all'altro mi aspettavo di vederne almeno una o due di rondini, quelle che vengono in avanscoperta.

Niente! Nemmeno nel parco lungo il fiume! Le aspetto con impazienza ed ora anche con un po' di inquietudine: perchè non sono ancora arrivate? Ha un senso o un motivo questo ritardo? Tornerà il freddo? La stagione ancora non è stabilizzata? Che cosa captano questi uccellini che senz'altro hanno sensi molto più affinati dei nostri per scoprire i misteri della natura?

E' che senza rondini la primavera è più povera, io non riesco a sentire del tutto la bellezza e la gioia della stagione nuova... e quest'anno ho tanto bisogno di cose belle che mi facciano stare serena e meno tesa, che mi rilassino...

Osservo che le date scritte sopra si riferiscono agli anni più tranquilli fra quelli che ho trascorso da quando scrivo qui: negli altri anni c'erano in atto situazioni tali per cui avevo ben altro a cui pensare, altrochè cercare le rondini nel cielo!

Neppure quest'anno è tranquillo, eppure mi mancano...

 
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CASANOVELA

Post n°1424 pubblicato il 09 Aprile 2017 da atapo
 

FILI

 


 

Siamo di nuovo in alto mare.

E' finito l'impianto di irrigazione, ma il giardiniere ancora non si fa sentire… direi che fra lui e mio marito non si sa chi ha i tempi tecnici più eterni!

Comunque mio marito, senza soluzione di continuità, si è già buttato a capofitto in un altro lavoro: deve completare l'impianto elettrico della casa, già fatto per fortuna, ma ci sono dei perfezionamenti lasciati tutti ad un esperto come lui!

Questo vuol dire che lavora DENTRO casa e non in una stanza alla volta, perché i collegamenti vanno dappertutto, ma “l'opera” si diffonde in tutte le stanze quasi in contemporanea. Dato che le scatole con gli attacchi, le derivazioni e i fili si trovano spesso in angoli abbastanza nascosti ecco che è necessario spostare i mobili, anche per accedere più comodamente. E naturalmente attrezzi dappertutto e fili, fili interminabili che spuntano da tutte le parti!

Il mio muovermi per le stanze deve essere prudente per non inciampare, il mio decidere in che stanza restare a far qualcosa deve confrontarsi con le sue necessità in quel momento di lavorare proprio in quella stanza, o di togliere la corrente, o di spostare qualcosa…

Insomma, un cantiere! Una sera addirittura alle 23,30 c'era il letto ancora ingombro di cose che aveva spostato, lui era a guardare la TV, io gli ho chiesto: -Dove pensi di dormire stanotte? Ah, già, ma tu soffri d'insonnia, non hai bisogno di un letto… Devo andare in albergo?-

Nei momenti in cui il tutto è più caotico mi sento di nuovo quel malessere e quel nodo allo stomaco che ho avuto per mesi quando c'erano i muratori e noi eravamo ancora molto accampati… Sono diventata allergica ai lavori di ristrutturazione!

Naturalmente questo significa che LUI continua a NON esserci per nessun altro motivo o impegno che non sia di vitalissima importanza. Tendo a pensare che lo faccia apposta, cioè sia un suo modo di essere: buttarsi allo spasimo in lavori che gli consentano di non farsi “incastrare” o di non accettare altre proposte più leggere e socializzanti. In una parola, nella vita bisogna sempre soffrire o trovare il modo di complicarsi le giornate.

E io che faccio? Tutto il resto del casalingo mi tocca, ormai LUI vuota solo la lavapiatti e cucina le fettine perché dice che io le cuocio troppo…

Con la casa in queste condizioni sento di nuovo il bisogno di uscire, di evadere: avrei parecchio da fare anche in casa, ma tanto non ci riesco! Vado fuori quando mi è possibile in queste calde giornate di primavera, ma in giro da sola e innervosita non è una grande piacevolezza e poi avrei tanto da sistemare in casa… e da studiare…

Quanto durerà ancora? E dopo sarà più tranquillo almeno per un po'?

Ho voglia di vita NORMALE.

 
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COPPIE

Post n°1423 pubblicato il 05 Aprile 2017 da atapo
 
Tag: cronaca

COPPIE  ANTICHE

 

disegno di Van Gogh

Quando faccio i mercatini svuotacantine, capita che incontri più volte qualcuno che fa il mio stesso "mestiere" e che magari ritrovo più o meno vicino di postazione. Così nelle ore morte si cominciano a scambiare due parole, si osservano e si commentano reciprocamente le proprie mercanzie... Una giornata è lunga da passare e purtroppo non sempre c'è la folla desiderata di possibili compratori.

C'è una coppia maxi, cioè sia lui che lei sono di dimensioni molto ingombranti, entrambi sono appassionati di questo lavoro, da quanto ho capito ogni fine settimana non si lasciano sfuggire un mercatino, si lamentano perchè certe volte ce ne sono due in contemporanea e scegliere è difficile...
Conoscono un sacco di gente, sia fra gli altri venditori sia fra chi arriva a curiosare... sfido io! Non perdono un'occasione! E si vede che questa attività gli piace molto, da come sono sempre allegri: lui ogni tanto si mette anche a cantare, lei sa molto su quello che ha sul banco e sui fatti di questo e quest'altro, mi ha dato suggerimenti e spiegazioni sugli oggetti che espongo io...
Il loro banco è diviso in due parti: lei vende un po' di tutto, come me, soprammobili, ceramiche, servizi più o meno completi, borse, cappelli, foulards, penso li raccolga da persone che vogliono disfarsene e loro due, che non hanno certo problemi a sollevare e caricare sul furgone scatoloni e oggetti pesanti, probabilmente svuotano solai e cantine. Il marito invece fa collane, braccialetti, anelli e gioielli vari, tutti bellissimi. Sua moglie mi ha raccontato che era il suo lavoro in una ditta famosa, poi quando è andato in pensione ha continuato per hobby e per venderli in questo modo, naturalmente è espertissimo di perle e pietre dure. Mi sono molto simpatici, si percepisce dalla loro allegria quanto siano affiatati in questa attività che fanno insieme per riempire i giorni della loro terza età.

Poi c'è un'altra coppia, molto diversa: sono parecchio anziani, sono piccini, minuti quasi diafani e silenziosi. Il loro banco è sempre una sorpresa, espongono di tutto e ogni volta ci sono oggetti di generi nuovi e spesso molto particolari, che fanno restare a bocca aperta. Davanti alla mia meraviglia e alla mia domanda: -Ma dove trovate queste cose strane?- Mi hanno detto chiaramente che svuotano case in cui ci sono eredità delle quali i padroni vogliono disfarsi, così si ritrovano anche oggetti molto antichi e particolari.
Io credo che non si rendano bene conto del valore di certe cose perchè fanno sempre prezzi bassissimi: prima di Natale avevano uno scatolone pieno di statuine del presepio di quelle antiche di terracotta dipinte a mano, con soggetti molto originali che non avevo mai visto in altri luoghi. Le vendevano a pochi euro ognuna e se uno ne prendeva un po' facevano anche lo sconto! E pensare che i collezionisti sborsano tanto per queste statuine! Io ne comperai alcune, un angioletto graziosissimo lo tengo sempre sulla mia scrivania, da tanto che è bello non ho voluto chiuderlo insieme agli altri pezzi fino al prossimo Natale.
L'ultima volta che ci siamo trovati al mercatino avevano tantissimi libri, riviste, album... per ogni pezzo chiedevano 1 euro. Io ho frugato e ho trovato libri molto antichi, dell'inizio del '900, ho comperato una rivista d'arte di quel periodo che presenta l'art déco come novità, è scritta in inglese, ma per me sono godibili già le immagini! C'erano anche diversi album di schizzi e disegni a matita molto belli: loro non sapevano nulla della provenienza o degli autori, io gli ho raccontato che qualcuno in banchetti simili magari ha ritrovato opere di artisti molto famosi, che poi hanno avuto un valore astronomico... loro si stringevano nelle spalle:-Cosa vuole che ne sappiamo noi!- A loro basta raccattare qualche euro, forse per arrotondare le pensioni...Anche questa piccola coppia mi è molto simpatica, si vede che questo lavoro? hobby? li accomuna molto.

E io me ne sto sola al mio banchetto: mio marito scarica gli scatoloni, non monta nemmeno più il tavolo perchè ho imparato a farlo io, sparisce, torna all'ora di pranzo per mangiare un panino insieme, risparisce, torna alla sera quando io ho riposto e sgomberato tutto a ricaricare gli scatoloni...

 
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IN CASTIGO

Post n°1422 pubblicato il 30 Marzo 2017 da atapo
 
Tag: memoria

LIBERTA'… INTERIORE.

Al gruppo di teatro "I ragazzi over 65" quest'anno ci occupiamo... degli anziani!

Sembra facile, viste le nostre età, ma non è così!

La nostra giovane regista ci fa anche scrivere, perchè nello spettacolo finiranno parti dei nostri racconti, oltre che le ispirazioni da un libro che stiamo leggendo, ma di cui ancora non parlerò!

La settimana scorsa dovevamo scrivere una nostra esperienza, di quando ci siamo sentiti liberi, io sono ritornata alla prima infanzia e dato che il mio raccontino, che ho letto a tutti, pare sia piaciuto, ho pensato di riproporlo anche agli amici da queste parti...

 



Quando ero piccola, molto piccola, ero parecchio birbona secondo quanto diceva la mia mamma e spesso finivo in castigo.

A dire la verità non ricordo assolutamente che cosa combinassi di così grave, ricordo soltanto di un grosso danno quando giocando maldestramente ruppi il vetro di un mobiletto porta-liquori molto bello e particolare: il vetro era curvo, non se ne trovavano per sostituirlo, ricordo i conciliaboli dei miei genitori col vetraio e la sua sostituzione con listelli di vetro affiancati un po' in curva, unico modo per rimediare… e quei listelli sono rimasti fino a quando non abbiamo disfatto la casa di mamma, fissando nella mia memoria quel disgraziato incidente.

Invece ricordo molto bene come funzionava il castigo…

Nella cucina di casa c'era un alto mobile-credenza di legno colorato in giallo e celeste, tipico degli anni '50, tra il fianco del mobile e la parete della stanza restava uno spazio piccolo, ma sufficiente a “contenere” una piccola bambina come ero io allora. Quello era “l'angolino del castigo” e dopo una solenne sgridata e magari anche qualche scapaccione ecco la pena definitiva gridata dalla mamma: -Vai nell'angolino del castigo e rimani lì finché non ti chiamo io!-

Che fosse un modo per togliermi dalla circolazione per un po' ed evitare nuovi danni? Ma io non arrivavo allora a sospettare tale motivazione e rassegnata mi rintanavo in questo piccolo spazio, dove nessuno più mi vedeva ed io restavo isolata da tutti e da tutto.

Non mi dispiaceva poi tanto… lì pensavo, fantasticavo e mi inventavo storie: il piccolo ripiano su cui si appoggiava la parte superiore della credenza diventava un piccolo palcoscenico su cui le mie dita erano i personaggi… si inchinavano principesse, correvano cavalli… così passavo il tempo, non mi sentivo affatto in castigo, né i sensi di colpa mi facevano rinsavire, anzi, mi sentivo soddisfatta dalle belle storie che mi raccontavo, dimenticavo in fretta l'umiliazione delle sgridate e il bruciore degli sculaccioni.

Solo una cosa mi metteva in crisi in quella situazione: a volte venivano in casa delle clienti della mia mamma che a domicilio riparava le calze velate. Se una di queste signore arrivava mentre io stavo nell'angolino del castigo, non vedendomi in giro per la casa chiedeva: -E la bimba dov'è?-

La mamma rispondeva: -E' nell'angolino del castigo, perché....- e raccontava il “fattaccio” del giorno.

Ecco, solo in quelle occasioni io avrei voluto sprofondare e sparire davvero...

Nota: la credenza dell'immagine l'ho trovata in rete: è molto simile a quella della mia infanzia.

 
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QUANTO TEMPO

Post n°1421 pubblicato il 25 Marzo 2017 da atapo
 

ULTIME  DAL  GIARDINO



 

E' passata quasi una settimana dall'ultima volta che ho scritto qui… e non me ne sono nemmeno accorta!
Qui il tempo vola via, nonostante non succeda niente di rilevante. In realtà ho avuto alcune cosucce da fare oltre alla solita routine: alcune spedizioni nei supermercati per le provviste (ora con questo lavoro all'impianto di irrigazione mio marito NON C'E' per nient'altro), ricognizioni in armadi e guardaroba per cercare oggetti per il teatro, lo studio e anche un compito scritto sempre per il teatro.
Sono stanchissima, dormirei in continuazione e vado a rilento nel fare tutto. Ho preso una pausa anche dalla ginnastica in piscina, perché non ne avrei avuto le forze. Mi sento svuotata, senza energie né entusiasmo, la ricerca di pensieri positivi che mi diano un po' di carica è sempre più difficile. In realtà fuori di me non c'è nulla di grave, ma è un disagio tutto interiore che non riesco a controllare. Avrei bisogno di una vacanza, sarà per quello…
Avevo già in mente un nuovo post, su alcune coppie che ho incontrato (un po' come seguito alla coppia dei vicini di casa), ma i giorni sono passati veloci, lo scriverò un'altra volta.
Oggi vorrei soltanto ricordare che in giardino l'impianto di irrigazione è finito, è stato collaudato… e funziona, meno male! Restano da sgomberare diversi bidoni di macerie e da richiudere qualche buco. Ci è voluto SOLO UN MESE in più del previsto…
E oggi è tornato il giardiniere: finalmente potrà seminare l'erba, mettere le piante nuove, sistemare quelle che già ci sono, o meglio che sono rimaste dopo lo sbancamento per l'impianto… Spero che inizi presto.
In questi ultimissimi giorni ho scoperto che il limone ha qualche fiore e qualche piccolissima foglia nuova: bene, ha superato l'inverno! Ora gli faremo un po' di cura ricostituente.
Gli iris crescono a vista d'occhio, di fiori non se ne parla ancora, è già tanto se ci sono le foglie dai rizomi interrati in autunno.
Le nandine nei vasi sotto il portico hanno qualche foglia nuova, io già temevo che non si fossero ambientate,
invece fra poco le metteremo nel terreno a fare la siepe. Le cicas che avevo comperato insieme alle nandine invece sono  sempre ferme, speriamo che metterle in terra gli faccia bene!
Nella parte del giardino che resta sempre in ombra continuano a resistere, insieme all'edera, piccole piante verdi su cui non ho mai visto fiori da quando stiamo qui: oggi, finalmente, ho notato alcune piccole gemme di petali avvolticciolati ancora su se stessi, colore viola scuro: che siano pervinche? Mi piacerebbe molto, le pervinche mi ricordano i prati e i boschi della mia infanzia…Vedremo.
Ecco, se il giardino fiorisce mi sento meglio anch'io.

 
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CONTRAPPASSO

Post n°1420 pubblicato il 19 Marzo 2017 da atapo
 

L' ERBA DEL VICINO...

 


 

Conoscemmo i nostri vicini ancora prima di entrare ad abitare in questa nuova casa. Dai giardini confinanti: noi di qua a discutere con le maestranze delle ristrutturazioni, loro di là nelle loro faccende giornaliere, uscivano in giardino probabilmente anche per la curiosità di vedere chi sarebbe venuto ad abitare in quel terratetto abbandonato da anni.

Così ecco qualche scambio di parole e di informazioni: erano una coppia più anziana di noi, lui un omaccione sospettoso e brontolone nel prendersela con tutto e tutti, di poche parole ma svariate imprecazioni che passavano siepi e muri, lei una donnona mite e piena di sospiri che lo lasciava dire e gridare con la sopportazione delle lunghe convivenze e dell'abitudine al lasciar correre per non suscitare guai peggiori... Hanno un figlio di qualche anno maggiore del nostro che purtroppo è gravemente invalido per un incidente avuto da piccino ed esce raramente in carrozzina accompagnato da infermieri o volontari. Una vita difficile deve essere stata per loro!

Se il nostro giardino era una giungla per i troppi anni di abbandono, il loro non era da meno, solo che la giungla si era formata da loro per la sovrabbondanza di alberi e piante che il marito aveva piantato nel corso degli anni e che curava il giusto, lasciando che il tutto si intrecciasse e si intricasse in modo quasi selvaggio.

Inutile dire quanto mi piacesse il loro giardino, mi ricordava moltissimo il giardino di quando ero bambina, quello del nonno (in effetti questo signore aveva qualcosa del mio nonno, nella durezza del carattere): rifugio di gatti e uccelli di ogni tipo che cantavano a tutte le ore del giorno e anche della notte. Mio marito invece storceva il naso...

Poi questo Signore Padrone si è ammalato e usciva sempre meno, poi è stato ricoverato all'ospedale, infine è morto.

E qui è avvenuta la trasformazione.

Sua moglie è sembrata liberarsi da un peso, è come rinata, come se finalmente avesse lasciato un'oppressione che la logorava...

... e ha iniziato a liberarsi anche di altro...

Innanzitutto il giardino, ha fatto estirpare tutto il groviglio di piante, ha tenuto solo alcune rose e qualche ciuffo di aromatiche, ha regalato a noi le piante di lamponi, ha fatto abbattere tutti gli alberi tra cui un fico e un albicocco enormi, lasciando solo una palma e un alberello che ora sta facendo fiorellini rosa. Via tutto! E dissodato... poi seminato a prato, solo prato. In quei giorni del "disboscamento" io ci stavo così male: guardavo lo scempio ed era come se togliessero una cosa mia, mi dicevo:"Ma non toglieranno mica anche questo... e quest'altro..."

E invece giorno dopo giorno tutto spariva... anche gli uccelli. Ora ce ne sono molti meno, gli è rimasto solo il mio leccio un po' rachitico e il mio melograno spoglio su cui rifugiarsi.

La signora dice che tutti quei canti le davano fastidio, ora sì che si sente meglio!

Ha fatto svuotare e ristrutturare i casottini che, come noi, ha in fondo al giardino, che erano diventati deposito di un po' di tutto, avanzi e cianfrusaglie, ci ha messo davanti una panchina e ora il giardino suo è diventato SERIO. E come le è cresciuta in fretta l'erba! Una bella erba folta con i fiorellini della primavera.

Accanto il nostro giardino è vergognoso, sempre un campo di battaglia dopo gli sbancamenti per l'impianto di irrigazione non ancora concluso, nemmeno le erbacce si azzardano a crescere, terra, fango, detriti, mucchi di sassi, qualcosa di buono che c'era già l'anno scorso non rispunta, chissà se è morto o dov'è finito...

Ma la signora non si è accontentata del giardino: ha rifatto anche alcune stanze dentro casa, con macerie e mobili da buttare. E rumori, rumori dei SUOI muratori...

Proprio appena noi avevamo finito di avere i lavori (e i rumori) dei NOSTRI muratori! Come se si fosse voluta vendicare di due anni in cui ci ha sopportato in ristrutturazioni, una specie di contrappasso. Che poi chi ha lavorato da lei non è stata una ditta, ma alcuni suoi parenti che quindi non avevano orario, venivano quando potevano, a volte anche di sabato e domenica, a volte stavano fino a sera tardi!

Ora pare abbia finito, ha iniziato la sua nuova vita che si è sistemata come vuole, sembra più serena e rilassata, le auguro che se la goda un po' di più di prima con quel marito cerbero...

E io guardo ancora tristemente, accanto al suo, il mio giardino che a confronto sia con la giungla precedente che col prato e cespuglietti attuali è ancora molto, ma molto squallido, forse ancora di più dell'anno scorso.

 
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COMPLEANNO ROSA

Post n°1419 pubblicato il 14 Marzo 2017 da atapo
 

FESTA IN ROSA

Domenica era il compleanno della mia nipotina D, tre anni ha festeggiato!

Ho già raccontato qui la sua passione per il colore rosa, dunque la festa è stata tutta di questo colore.

 


 

Noi nonni non c'eravamo, nella casa piccola che hanno, oltre a genitori e fratellini, a stento sono entrate ieri pomeriggio alcune sue amichette con le rispettive famiglie.

Però sappiamo dagli acquisti dei giorni precedenti che, oltre alle candeline, era rosa tutto ciò che poteva esserlo nell'apparecchiatura e negli addobbi.

I genitori e i fratellini le hanno regalato la bicicletta rosa e pare che lei riesca a pedalare anche nel soggiorno di casa, a slalom tra fratelli, mobili e giocattoli.

 


 

Due giorni prima era stata a casa nostra e noi nonni le avevamo dato il nostro regalo: era senza fiato dalla gioia, perchè il pacco era avvolto in una carta dai fiori rosa e legato con un fiocco rosa. Una volta sfasciato il tutto... ecco uno zaino rosa con l'amatissima gattina Kitty, che D userà da settembre alla scuola materna e dentro allo zaino un libro con una storia proprio adatta a lei, che si intitola "Voglio tutto rosa". Io appena l'avevo visto in libreria mi ero detta che era IL SUO! E da venerdì se lo è già fatto leggere e rileggere...

 


 

Chissà quanto durerà ancora questa preferenza esclusiva?

La mia amica di Bologna ha una nipotina di circa un anno e mezzo, mi ha detto pochi giorni fa che anche la sua comincia a manifestare questa inclinazione spiccata per il colore rosa. Questa bimba ha un fratello e alcuni cugini maschi, non frequenta l'asilo nido, ma sta con mamma e nonni, dunque le possibili influenze sociali su questo colore di "genere" non dovrebbero essere rilevanti...

Allora se ritorniamo a ciò che mi chiedevo nel primo post su questo argomento, a quale ipotesi dare credito?

 
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COME E' ANDATA

Post n°1418 pubblicato il 09 Marzo 2017 da atapo
 

NIENTE  MIMOSA,  NE'  FESTA

 


 

Non mi piace la mimosa. E' un fiore bello in piena fioritura, ma dura pochissimo ed è così delicato che si sciupa con niente e dopo… puzza soltanto!
Non mi piace l'8 marzo, che tanto so come la pensa mio marito su questa ricorrenza e  da molti anni non ne parliamo più: giorno da passare sotto silenzio e indifferenza dentro casa mia, per non litigare.
Quest'anno di diverso c'era  lo sciopero, per un sacco di motivazioni validissime, anche se non è con lo sciopero di un giorno che si affronta questo tipo di problemi, secondo me.
Avevo annunciato in casa già da giorni che ieri sarei andata in centro e mi sarei presa un “quasi-giorno libero”, non avrei fatto nulla di casalingo: sarei passata alla manifestazione, poi in libreria, poi nel pomeriggio letture e studio del copione... e stranamente non c'erano stati commenti ironici in casa.

Ma ho scoperto che lo sciopero toccava anche i bus: soppressioni, ritardi… Ecco! Andare in centro mi diventava impossibile. Però volevo fare lo stesso qualcosa tutto al femminile, così mi sono accordata con mia figlia: saremmo uscite insieme al mattino (con Cesarino mammadipendente nella fascia a tracolla) per andare da Emmaus a cercare qualche “occasione” anche non indispensabile. Ma era necessario aggregare pure Damiano che non andava alla scuola materna perché ha troppa tosse: per fortuna Damiano è il più tranquillo dei quattro.
Ancora: ieri mattina stessa hanno dato l'avvertimento che scioperava il personale ausiliario alla scuola di Martino e bisognava andare a ritirarlo alle 12,30, ecco che le nostre ore di libertà si riducevano! Un bel disagio improvviso per i genitori che lavorano, questo sciopero mi era diventato antipatico.
A quel punto mi è sembrato doveroso che tutti restassero a pranzo a casa mia: addio alla mia liberazione dalla casalinghitudine per un giorno, visto che mio marito sta a tempo pieno nel giardino per terminare a tappe forzate il famoso impianto di irrigazione!
Alle 14,30 mia figlia è uscita per ritirare dal nido Diletta, lasciandomi i due più grandi, che si sono tuffati tra i nostri giornalini e i nostri libri, hanno scoperto delle schede che io usavo quando insegnavo e hanno voluto eseguirle, naturalmente dovevo guidarli nel lavoro, soprattutto Damiano che sta imparando a leggere da solo.
Quando mia figlia e la bimba sono tornate ormai era ora di merenda, così nuova apparecchiatura, preparazione di cibarie e bevande, sbriciolio dappertutto.  Si vedeva che mia figlia si rilassava, con noi nonni a gestire i marmocchi insieme a lei (perché ora avevo fatto gli occhiacci a mio marito, così aveva rinunciato per un po' al lavoro in giardino e ci dava una mano).
Se ne sono andati verso le 17,30 giusto in tempo per rientrare prima che tornasse dal lavoro il loro babbo.
Ed io esausta mi sono distesa sul letto, mi sono dedicata al copione, poi un boccone per cena, poi alle prove del teatro.
Mio marito è uscito di nuovo nel giardino, per la cena che si arrangiasse!

Che faticosa giornata della donna, così senza mimosa… né manifestazione, né riposo: tutto sostituito da figlia e quattro nipoti!

Alle 23,30 LUI si è deciso a svuotare la lavapiatti e mi ha avvisato che potevo riempirla, la pila delle stoviglie sporche di tutta la giornata e di 6 mangiatori era arrivata ad altezze da record. Gli ho detto che se voleva la riempisse lui, io non ci pensavo affatto!
Come credete che sia finita? Le stoviglie sono rimaste lì fino ad oggi alle 14, con l'aggiunta di quelle della colazione e del pranzo, perché io stamattina avevo la piscina e solo alle 14 ho potuto (e voluto) dedicarmi a loro.

Già, ma oggi è il 9 marzo, non è più la FESTA DELLA DONNA, tutto è rientrato nella normalità...

 
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UNA FAMIGLIA

Post n°1417 pubblicato il 06 Marzo 2017 da atapo
 
Tag: cronaca

E  DOPO ?



 

Molti anni fa, nei mesi successivi al mio arrivo con la famiglia a Firenze, cercavo di conoscere il mio nuovo quartiere, vecchio borgo storico ormai inglobato nella città che si era estesa. Osservavo i suoi abitanti che, come in un piccolo paese, si conoscevano tutti e soprattutto gli anziani non accettavano facilmente i nuovi arrivati.

Presto notai una bambina poco più grande dei miei figli: aveva grosse difficoltà motorie, spastica si diceva allora, tetraplegica si dice oggi, si muoveva spesso in carrozzina, o faceva passi tremolanti e sempre in equilibrio precario, aggrappandosi alla sua mamma che l'accompagnava sempre. Però era ben inserita nella comunità, per strada tutti si fermavano a salutarla e a scambiare due parole e i suoi grandi occhi azzurri sorridevano. Era stata allieva della maestra che poi fu di mia figlia, così venni a sapere dalla collega che si impegnava molto a scuola, era brava, per aiutarla le avevano procurato una speciale macchina da scrivere adatta alle sue mani impacciate. Crescendo girava per le strade con un triciclo che le permetteva un po' più di autonomia, ma la mamma stava sempre con lei. Le vedevo molto spesso alla messa, partecipava a molte iniziative, dipingeva con un certo talento artistico seguita da un gruppo di volontariato, aveva anche trovato lavoro negli uffici del Comune, di età ormai aveva raggiunto la quarantina. I suoi problemi fisici non le impedivano un progetto di vita, tutti quelli che la conoscevano le volevano bene.
Accanto a lei ho sempre visto solo la mamma, mai il babbo: mi ero fatta l'idea che il padre non ci fosse, come accade purtroppo che certi uomini di fronte ad un figlio handicappato abbandonino figlio e compagna...

Invece il padre c'era... e sabato scorso, all'alba, questo padre ormai ottantenne ha preso il fucile da caccia, ha sparato alla figlia, alla moglie e poi a sè stesso. Tutti morti.
Ha lasciato alcuni biglietti, dove esprime la paura del futuro per questa figlia, quando i genitori non ci sarebbero più stati ad aiutarla...
Nel quartiere questa enorme tragedia ha lasciato sconvolti tutti coloro che conoscevano la famiglia. Ora discorsi su discorsi: sembravano tranquilli, certo qualche preoccupazione ce l'avevano, ma chi se lo sarebbe aspettato, ma se erano seguiti dai servizi sociali...
I "servizi sociali" in un intervista in TV hanno confessato che  purtroppo non riescono mai a fare tutto quello che sarebbe necessario: pochi fondi, poco personale, troppi casi da gestire.
Tristissima confessione di impotenza.
Probabilmente seguivano la ragazza, questo sì ed anche bene visto il suo buon inserimento anche nel lavoro, ma (io temo) forse non si occupavano con altrettanta cura di questi due anziani genitori che si vedevano diminuire le forze e le capacità di aiuto alla loro unica figliola. Il fatto che abitassero ad un piano alto di una vecchia casa senza ascensore costringeva ad aiutare la figlia pesantemente solo per uscire di casa: si può immaginare quali pensieri gli saranno passati per la testa ad ogni scalino che faticosamente salivano o scendevano, quando non c'erano infermieri e volontari in aiuto... Possibile che non si potesse trovare per loro un appartamento più comodo a piano terra, almeno negli ultimi anni in cui i genitori erano così anziani?
Non c'è stata certo indifferenza verso questa famiglia, ma forse, secondo me, è mancato un ascolto adeguato delle loro necessità e delle loro ansie, espresse o tenute dentro, come spesso accade nelle situazioni di forte disagio.
Credo che questo abbia potuto aumentare nei genitori  la preoccupazione del "Come farà quando noi non ci saremo più" fino a diventare un'ossessione, fino ad arrivare alla tragedia...
 E' stato detto che in realtà la giovane, compatibilmente con le sue condizioni, era autonoma ed organizzata, senza i genitori avrebbe potuto vivere dignitosamente in qualche appartamento adeguato, con altri e con qualche aiuto, come fanno varie persone in difficoltà ... Erano stati tranquillizzati in questo senso quei genitori?
E' troppo tardi, rimane il rimorso di non aver fatto tutto il possibile nel modo giusto.

 
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UNA SPECIE DI COMPLEANNO

Post n°1416 pubblicato il 04 Marzo 2017 da atapo
 

 BOLOGNA  di  MARZO

 


 

Vorrei essere a Bologna, oggi.

Perchè dopo le poche ore passate in un soffio nella mia città il giorno del funerale della mia zia sento il bisogno di un incontro diverso, più lungo, più calmo, più addolcito di ricordi sereni.

Perchè oggi, sabato, c'è il grande mercato della Montagnola, e amerei riprendere la tradizione degli incontri delle Montagnola girls, anche se ormai mi pare che l'epoca sia tramontata purtroppo... Ma anche da sola è sempre un'esplorazione interessante...

Perchè oggi è il compleanno di Lucio Dalla e so che Bologna continua ad amarlo, dopo 5 anni dalla sua morte: oggi ci sono visite nei luoghi in cui il cantautore è vissuto, oggi ogni quarto d'ora vengono diffuse per le vie del centro storico le sue canzoni più belle e famose. E' un'emozione riascoltarlo così passeggiando tra strade, piazze e soprattutto portici, è come sentire amplificati i battiti del cuore segreto di Bologna, generosa con chi la scopre e la ama.

Perchè a Bologna in marzo può anche capitare che nevichi, le gemme sugli alberi e i primi fiori  devono essere forti e resistenti per vincere, ma tutti gli anni si impegnano a ritrovare la primavera e rivederli in marzo, tra il grigio e l'umidità padana, dà un soffio di ottimismo.

Perchè l'ultima volta che andai a Bologna da sola, per ricordare storie ed emozioni del mio passato, in una giornata tutta per me, fu proprio di marzo, cinque anni fa, e se lo rifacessi oggi potrei quasi sognare che cinque anni non siano passati, che io abbia ancora le  illusioni e le speranze di quel periodo che per me era molto bello...

 
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TRAVESTIMENTI

Post n°1415 pubblicato il 28 Febbraio 2017 da atapo
 
Tag: memoria

COSE DA CARNEVALE

 

i bambini azzurri e la nave del Tempo

 

Un amico nel suo blog ha parlato in questi giorni dei travestimenti nei suoi Carnevali passati: argomento carino, che strappa un sorriso… Chi si maschera come sceglie? Cosa vuol trasmettere col suo travestimento? Ma vuol trasmettere qualcosa o soltanto un po' di allegria? Ci si potrebbe studiare sopra e probabilmente qualcuno l'ha già fatto.

Leggendo ho ripensato ai travestimenti dei miei Carnevali, da quando ero Atapina

Credo fossi piccolissima quando la mia mamma mi confezionò un vestito da olandesina, di un bell'azzurro vivace, con la cuffietta d'ordinanza: non ho nessuna foto di quella volta, ho solo un ricordo di tanto azzurro addosso, di tanti “Come sei bella” dei parenti e della mia grande gioia. Che durò solo quell'anno, si cresce in fretta! E con quel vestito leggero quasi di sicuro mi sarò ammalata, come mi succedeva spesso d'inverno. Così negli anni dopo il massimo era un cappello da fata che si doveva accontentare del cappotto, anche perché un vestito intero da fata sarebbe costato troppo… e noi eravamo poveri.

Finchè (andavo già a scuola) arrivò il costume da cinese, anzi il mezzo costume perché c'era solo il cappello a cono largo col codino incollato dietro e un'enorme casacca a fiori di tessuto rigidissimo (forse era plastica), che potevo indossare coprendo strati di maglioni. Per il resto pantaloni qualsiasi andavano benissimo. Immagino fosse stato molto a buon mercato, non mi piaceva nemmeno tanto, ma quello era e basta. Dicevano per convincermi che si intonava benissimo con i miei occhi neri un po' allungati, e io mi rassegnavo senza molto entusiasmo: o quello o niente, davanti ad altre mie amiche più benestanti e con abiti più importanti, soprattutto da fata, che rimase la mia passione segreta e insoddisfatta. E per qualche Carnevale fui cinese...

Poi non ricordo di essermi più mascherata fin verso i vent'anni, quando per una festa tra amici diventai una donna del west sempre in economia: il cappello da cow boy di cartone e un gonnellone cucito da mia mamma con vecchie fodere nere e lucide: facevano il loro effetto!

Da mamma travestivo i figli, io no, le mamme a quel tempo erano serie… Solo un anno fummo invitati, tutta la famiglia, ad una festa mascherata di altre famiglie del quartiere. Il tema era: LA PUBBLICITA'. I miei figli si arrangiarono facilmente, io rischiai di non andare perché mio marito non voleva saperne di mettersi in maschera, finalmente lo convinsi a fare il mandriano ( se la cavava con poco) ed io mi travestii da mucca (sempre cose di recupero o di cartone): facevamo la pubblicità di una caramella o cioccolata svizzera che andava di moda allora.

Ma le maestre si possono permettere di giocare! E come maestra il Carnevale era una delle feste che preferivo: con la classe, o le classi se avevo la fortuna di collaborare con altri, si preparavano spettacoli, quindi i costumi di scena, oppure maschere e travestimenti. Sempre con materiali di recupero da assemblare con fantasia, sempre su un tema dato che spesso era attinente a qualcosa che stavamo studiando quell'anno.

Ricordo che una volta il tema fu: IL CAPPELLO e ognuno creava il suo copricapo dalle fantasie e ornamenti più improbabili. Un'altra volta fu: I CIBI e ogni bambino si trasformò in un alimento. Un anno ci trasformammo in una tribù pellerossa, con lo stregone e le danze. Ed io… mi divertivo molto e quasi sempre preparavo anche il mio travestimento in tema con i bambini. Il più fantasioso fu il penultimo anno della mia carriera: erano in seconda, gli avevo letto un brano da “L'uccellino azzurro” di Maurice Maeterlinck, parlava dei bambini del futuro che devono ancora nascere e hanno con sé i progetti, le invenzioni, i loro destini. E' un racconto molto suggestivo, i bimbi indossarono lunghi sacchi celesti e semitrasparenti addobbati con qualcosa che loro avrebbero voluto per il futuro. Io diventai IL TEMPO, che nella storia decide quando i bambini dovranno nascere: avevo una lunga coperta con sole, luna, stelle e pianeti, una maschera dorata metà sole metà luna, un lungo bastone e grossi orologi in cima e al collo…

Sì, lo confesso, travestirmi mi piace molto! E' uno dei motivi per cui amo fare teatro: ogni personaggio ha il suo costume, il suo trucco, a me intriga il momento in cui insieme al regista decido cosa mettermi, come pettinarmi e truccarmi, anche l'abito deve trasmettere emozioni al pubblico ed io… divento meglio un nuovo personaggio! E dopo lo spettacolo mi piace conservare gli abiti, anche improbabili, che ho preparato e utilizzato.

Potrei dire che è Carnevale ogni volta che salgo sul palcoscenico!

 
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SEDUTA

Post n°1414 pubblicato il 27 Febbraio 2017 da atapo
 

VERSO LA FINE DEL CARNEVALE



 

Seduta su una panchina in un luminoso e ventoso pomeriggio di sabato grasso, in una piazza del centro città.

C'è la festa di Carnevale del quartiere: musica, pagliacci, giocolieri, danzatori esotici, profumi dei dolci fritti nelle bancarelle. Tanti in maschera e non solo bambini, anche molti adulti di tutte le età, ci sono famiglie intere mascherate "a tema". Il vento solleva e trascina coriandoli, gli allunga la loro vita effimera, a volte li rialza di nuovo da terra in nuvole colorate e cangianti.

Sono tutti bellissimi e colorati, i bambini soprattutto... vorrei fotografarli tutti, ma le regole della privacy mi trattengono, nessuno è mio parente, potrei passare qualche spiacevole guaio con i genitori. Mi accontento di guardarli, batto i piedi ai ritmi delle musiche, mi accorgo che sto sorridendo, che tutta quella allegria mi ha contagiato, ricordo altre mie feste di carnevale lontanissime nel tempo con gioia non con rimpianto, credo che questo momento che mi sono ritagliata sarà una medicina che allontanerà per un poco certe malinconie...

Seduti come me ci sono altri "nonni", è questo il mio gruppo d'età e di ruolo ormai, ma io lì non ho nipotini insieme a me. Prima di rientrare a casa mi concedo dal fornaio molto quotato un grosso trancio di "schiacciata alla fiorentina" farcita, il dolce tipico della città, sarà per la colazione della mattina successiva.

 

Seduta in una poltrona di teatro nel pomeriggio della domenica "grassa".

Per uno spettacolo di cui molti parlano in città: "La bastarda di Istanbul", che, anche se è un'altra storia, prosegue il mito e il successo dell'"Ultimo harem" dello stesso regista.

Non è da meno, si avvia sulla stessa strada trionfale e verso anni di repliche: intrecci ed emozioni di fatti storici, di epopee familiari, di tragici segreti, di tentativi e speranze di chiarimenti, accettazioni e riconoscimenti. Per non dimenticare ciò che ha forgiato il presente e per cercare di non ripetere altri tragici errori nel futuro. E' terribilmente attuale ciò che viene rappresentato sul palcoscenico, anche se i colori, le invenzioni sceniche, la narrazione coinvolgente creano l'illusione che possa essere tutta una fiaba e che dunque si arrivi al lieto fine come nelle fiabe. Non c'è ancora, è tutto da costruire.

Esco dal teatro affascinata e desiderosa di saperne di più, c'è il romanzo da cui è tratto lo spettacolo ed è accresciuta la curiosità. Non solo a me, anche alla coppia degli amici di Bologna che sono venuti a trovarci e a vedere con noi lo spettacolo. Mio marito resta silenzioso: è stanco, è incupito, il lavoro forsennato di questo ultimo periodo gli accresce lo stress di tutti questi anni. Lo guardo e mi sento impotente: mi è sempre più difficile scovare risorse per aiutarlo...

Non sento molta atmosfera allegra in questa fine di Carnevale.

 


 
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CASANOVELA

Post n°1413 pubblicato il 22 Febbraio 2017 da atapo
 

TRINCEE

 



Dopo aver messo le lastre per il camminamento nel giardino, circa un mese fa l'incontro col giardiniere portò alla conclusione che prima di seminare l'erba e piantare i nuovi alberi occorreva fare l'impianto di irrigazione. Due erano le possibilità: affidare tutto ad una ditta apposita o farselo materialmente da sè dopo aver concordato il progetto con la ditta suddetta, che avrebbe fatto i calcoli, indicato e fornito i materiali necessari. Perchè non è così semplice, ci sono rubinetti da disporre, portate d'acqua, zone più o meno coperte dai getti...

Naturalmente mio marito ha scelto la seconda opzione: i lavori materiali li avrebbe fatti da solo, per risparmio e per la convinzione che come fa bene lui...

E così siamo di nuovo nel pieno di un periodo di follia, pare di essere tornati al periodo dei suoi tentativi di studi universitari, non esiste più nient'altro!

Innanzitutto i contatti con la ditta non sono indolori: incomprensioni, errori, forniture sbagliate o incomplete... telefonate, giri e rigiri, arrabbiature.

Inoltre un lavoro di scavo e scasso per una persona di 66 anni piena di acciacchi che passa, anzi passava, le giornate principalmente davanti alla televisione o al computer, ora è una fatica improba: procede lentamente, trovando negli scavi un po' di tutto: avanzi di cocci e di mattonelle, sassi, radici, lastre enormi di pietra da spaccare... Insomma, l'archeologia del giardino viene portata alla luce e ammucchiata in attesa di finire in discarica.

Una domenica venne anche mio figlio ad aiutare, fu quando trovammo le viole che si sono salvate perchè proprio addossate al muro non saranno interessate dai tubi, ma altre piante spontanee sono andate all'aria e chissà se e dove rispunteranno.

Così il giardino che da alcuni mesi aveva assunto un aspetto quasi decente anche se molto rustico e selvatico, ora è diventato un terreno sconvolto e solcato in ogni senso da "trincee", buchi e ammucchiamenti di terra e detriti. Assomiglia tanto a quelle immagini della pianura francese dopo la battaglia di Verdun, ci manca solo di trovarci qualche scheletro...

E non riesco più a curare le mie malinconie guardando il giardino dalla finestra, non faccio nemmeno la passeggiatina quotidiana, se no rischio di deprimermi ancora di più.

Non dovrebbe durare ancora molto, col giardiniere ci eravamo accordati per rivederci all'inizio di marzo, con tutto a posto. Ce la farà il marito? Naturalmente ora esiste solo questo lavoro per lui e non ci sono orari nè altri impegni, speriamo che la sua schiena non lo tradisca.

In tutto questo c'è però un aspetto positivo: ora la notte non soffre più di insonnia, ma DORME finalmente! Gli occorreva la stanchezza del lavoro manuale!

 
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ULTIMO INCONTRO

Post n°1412 pubblicato il 18 Febbraio 2017 da atapo
 
Tag: memoria

"CAMMINERO' NEI CIELI"

 

la rosa tea... quante ce n'erano nel giardino di famiglia, nel secolo scorso...


Una persona cara che ci lascia a 92 anni ha decisamente compiuto la sua storia e chi resta in un certo senso si rassegna... ma il dolore è ugualmente grande.

Così è stato per la mia zia di Bologna, che se ne è andata alcuni giorni fa. Era la zia che ho sempre avuta più cara, ne ho parlato anche nel blog, di quando andavo a Bologna e passavo a salutarla, di certi momenti che abbiamo passato insieme al mare o nel giardino di famiglia, lei e i suoi figli.

Come capita quando si è tra più fratelli, lei aveva un legame particolare col mio papà forse perchè li accomunava il loro essere fantasiosi e amanti dell'arte, molto diversi dagli altri loro fratelli più concreti e prosaici. Questo legame, morto mio padre abbastanza giovane, l'ho come "ereditato" io: parlavamo volentieri, ci siamo spesso scritte, ho continuato a telefonarle finchè le sue condizioni di salute hanno consentito una comunicazione tra di noi. Apprezzava il mio lavoro, le mie esperienze, i miei viaggi, anche lei aveva studiato da maestra, ma col matrimonio si era dedicata alla famiglia come di regola a quei tempi, visto che il marito aveva un'azienda che li rendeva molto benestanti.

Il piacere della cultura non l'ha mai abbandonato: alcuni pittori erano amici di lei e del marito, comperava bei quadri, leggeva molto, andava a teatro, faceva lunghi viaggi in giro per il mondo col marito, andarono perfino in Cina quando ancora non ci andava nessuno! Mi spediva sempre le cartoline dai luoghi dei suoi viaggi e anch'io lo facevo dai miei, molto più umili, ma lei gradiva tanto e mi chiedeva informazioni... Rimasta vedova ha continuato a viaggiare coi figli già adulti, magari più spesso sulla Riviera Ligure o alle Terme vista l'età che avanzava, ma pochi anni fa ha voluto ritornare a New York...

Amava le esperienze nuove: a 40 anni volle imparare a sciare e si ruppe subito un piede che non riuscì a guarire bene e fu il primo di una serie di acciacchi che però non le toglievano l'entusiasmo della vita. Prese la patente già a una certa età e malgrado la sua proverbiale distrazione e testa fra le nuvole, ben nota in famiglia, non ebbe MAI un incidente.

Scriveva poesie, ne inviava a concorsi qua e là per l'Italia e qualche volta ha vinto dei premi. Allora partiva ed era l'occasione per un viaggetto e per conoscere posti nuovi. A un certo punto ha raccolto le sue poesie stampando alcuni libretti di cui naturalmente mi ha donato copia. Poesie di emozioni, di sentimenti dolci, di natura che accompagna, di sogni , ricordi e rimpianti. Leggendole, mi sono chiesta quanta ricchezza di vita interiore e di fantasia avesse nel cuore, dietro la quotidianità ordinaria della sua vita di madre di famiglia...

Era una persona dolce e gentile, che andava d'accordo con tutti e amava le cose belle e buone.

Quando ho telefonato a mia cugina abbiamo parlato della sua mamma, lei mi ha detto che io sono così uguale a lei, le assomiglio più di tutti in famiglia... e questa osservazione mi ha commosso tanto ed ha aumentato ancora di più il mio dolore per questa perdita.

Sono andata al funerale a Bologna. Arrivata un po' in anticipo, nella chiesa ancora vuota mi sono seduta e leggevo le poesie della zia: avevo portato con me uno dei suoi libretti, volevo sentirla così ancora con me. Si è avvicinato il sacerdote, si è informato della zia e di quel libro, poi mi ha proposto di leggere una delle poesie durante la commemorazione. Guarda un po', io ne avevo evidenziata una che mi aveva colpito... Mia cugina è stata contenta della proposta del sacerdote, così l'ho letta e ho cercato di interpretarla al meglio, visto che sarebbe un po'... il mio mestiere di questi anni...

Ero emozionata, ma felice di aver potuto rendere omaggio alla mia cara zia in questo modo.

"...Ora

ho raggiunto il mio spicchio di luna

e l'ombra delle stelle.

Camminerò nei cieli.

Ma non temete

i miei sogni sono rimasti con voi..." (M.P.)

 
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SCUOLA DI BALLO

Post n°1411 pubblicato il 15 Febbraio 2017 da atapo
 

SANVALENTINO  DANCE

 


 

Tra i colleghi di lavoro mio marito si trovava in sintonia con un certo M, suo coetaneo.  Molti anni fa ci incontrammo anche, le due famiglie con i rispettivi figli piccoli, in vacanza al mare, ma non ci furono molte altre occasioni di stare insieme, un po' per i casi della vita, un po' per il carattere da orso di mio marito.
Andarono in pensione nello stesso periodo. Lui e sua moglie da anni avevano un hobby, il ballo, spesso avevano partecipato a gare importanti e vinto premi a livello nazionale. Così in pensione aprirono una scuola di danza, balli da sala soprattutto, e invitarono mio marito e me ad iscriversi. Figuriamoci! Mio marito nella sua vita ha ballato una sola estate, quella in cui si era impegnato a conquistarmi, perchè a me invece ballare piaceva molto, ha confessato in seguito che ballare non gli piace (come non gli piace nessuna forma di esibizione)...

Dato che questa scuola è dall'altra parte della città io non ci posso certo andare da sola e di sera, così non se ne è fatto nulla.
I contatti fra loro due sono continuati anche se rari, ma per merito di M che ogni tanto telefona, perchè mio marito non telefonava neppure a sua madre, figuriamoci ad un amico!

Ultimamente più spesso visto che hanno una questione comune da risolvere. Così lunedì pomeriggio ha chiamato anche per invitarci ad una cena che aveva organizzato con la sua scuola di danza per... il 14 febbraio, cioè la sera dopo. Mio marito ha chiesto A ME se mi interessava e naturalmente gli ho IMPOSTO di accettare! Non avevamo organizzato nulla per San Valentino: io da giorni avevo proposto alcuni ristoranti e non avevo avuto risposte, come al solito.
Cena e dopo balli! Così ci siamo inerpicati fino al ristorante tra le colline oltre casa loro dall'altra parte della città, lontanissimo, un'ora e mezzo per arrivarci nel traffico caotico delle 18-19...
Io mi ero un po'... agghindata e avevo scelto con cura delle scarpe nuove, ma comodissime: hai visto mai che mi fossi lanciata nelle danze, dopo cinquant'anni...
Eravamo quattordici coppie, di cui solo noi e altre due non facevano parte di questa scuola di danza.
Pare che non sia la prima volta che organizzano serate in questo locale: si mangia bene, si spende il giusto, concordano il menù e gli viene messa a disposizione una sala con l'impianto stereo e la consolle, il tavolo lungo su un lato e il resto libero, così possono ballare.
Possono... LORO... non io, perchè quando hanno cominciato a ballare sono rimasta a bocca aperta e inchiodata alla sedia: quanto erano bravi! Danze di ogni tipo: balli da sala, ritmi sudamericani, musiche romagnole, balli popolari di gruppo tipo pizzica e tarantella.
Il migliore era senz'altro M e ci sarà un motivo se ha vinto premi a livello nazionale, ora balla  poco perchè ha avuto problemi di cuore, ma lo stile è rimasto! Uno di quelli che quando ti guidano ti fanno volare anche se sei una schiappa...
Io mi sentivo ancora meno che schiappa così mi sono accontentata di ammirare, comunque mi sono divertita molto ugualmente: una buona cena ed anche un bello spettacolo!
M ci ha sollecitati a tornare con loro quando faranno altre cene... andrei volentieri e chissà che una delle prossime volte non trovi anche il coraggio per riprendere a muovere i piedi, dopo quasi cinquant'anni...

 
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INTREPIDE

Post n°1410 pubblicato il 12 Febbraio 2017 da atapo
 

VIOLETTE

Nel mio giardino ora più che mai sgarrupato, visto che mio marito e mio figlio stanno buttando tutto il terreno all'aria per interrare i tubi dell'irrigazione, una sorpresa...

Lungo il muretto di confine scopro...

 

 

-Non le distruggete!- grido.

Piccolo timido segno di primavera, forse un po' intrepide e sprovvedute, febbraio può avere in serbo ancora sorprese molto rigide, però...

...vedere questo primo coraggioso risveglio dà un briciolo di serenità nuovo, mette un po' di allegria, spinge a propositi di speranza...

 
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