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AVANTI CON GIUDIZIO

Post n°1683 pubblicato il 29 Maggio 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

LA VITA NORMALE, QUASI

Il segno che molto si è riattivato me lo dà l’agenda: ora le pagine sono di nuovo piene, sono ripresi gli appuntamenti, è ripreso un certo giro di scambi che si era interrotto da marzo… ma questo meriterà una storia a parte.

Adesso vado anche in autobus, per salire bisogna bardarsi come un eroe ai preparativi del torneo: mascherina e guanti monouso di lattice, che fanno sudare le mani, me li infilo quando vedo in lontananza arrivare il bus, i secondi sono contati, poi li tengo finché non torno a casa qualche ora dopo, perché se vado per commissioni cerco di raggrupparne più possibile in una sola uscita. In casa mio marito ha una scatola piena di questi guanti, utili a lui in certi lavori manuali, quindi avevamo cominciato usando quelli; ma sono della sua misura, le mie manine ci ballano dentro, era tutto un riacchiapparli mentre mi scivolavano via e non riuscivo ad afferrare le cose. Allora al supermercato me ne sono comperati della misura giusta e sono bellissimi, blu cobalto, aderenti, faccio tutto senza difficoltà, ma quando li tolgo ho le mani mollicce e bianche come pesci lessi.

Nei bus, ora, ho notato alcune cose positive: sono più in orario, dato che il traffico è aumentato ma non troppo, il minor numero di viaggiatori nei posti diminuiti permette di trovare quasi sempre da sedersi, se poi capita che salgano un po’ troppe persone la gente comincia a brontolare, non ho ancora capito se l’autista in quel caso avrebbe l’autorità di impedire l’accesso… dovrò informarmi. Certo che ormai siamo un po’ in paranoia e ci sentiamo a disagio se qualcuno si sofferma troppo vicino. Ma la cosa più bella è che finalmente gli autobus sono PULITI! La sanificazione ce li offre lindi e lustri come appena usciti di fabbrica, sono sparite certe chiazze immonde e appiccicose che c’erano prima!

Arrivo in centro a Firenze… pare di essere in gennaio, subito dopo le vacanze di Natale, il periodo “morto” del turismo. Ma adesso è ancora peggio, ci sono solo i Fiorentini in giro; ci possiamo godere la città, e vedo che qualcuno ne approfitta facendo il turista e soffermandosi dove prima sarebbe passato senza un’occhiata. Però per l’economia è un disastro, molti negozi che avrebbero già potuto riaprire restano chiusi, c’è un buco spaventoso nelle casse comunali, tutto si reggeva sul turismo fino all’esasperazione, ora i nodi vengono al pettine e occorre ripensare a un nuovo modello di città diversificata e sostenibile. Almeno, di questo si sente parlare.

Finora io non sono tornata ai miei pomeriggi di libera uscita turistica, credo che dovrò riabituarmi anche a questo, in fondo il “deserto” di ora mi mette tristezza, perché so che è il segno di una tragedia, non di una scelta. Mi è piaciuto moltissimo e mi ha fatto venire i brividi, un video in cui le statue di Firenze parlano, nel vuoto di questi mesi, ha reso pienamente la sensazione di solitudine e di attesa che avvenga il superamento di questa situazione…



 

Al telegiornale avevo visto un servizio su Parigi, altra mia amatissima città: anche lì lo stesso deserto, le poche persone di passaggio, la stessa solitudine, la stessa triste emozione.

E mi commuovo, mi commuovo molto spesso ultimamente: mi scopro ansiosa, fragile, sono molte le storie, le notizie, le situazioni che mi rimescolano dentro e mi fanno salire un groppo in gola… sarà la vecchiaia?

Ho l’abitudine di conservare per qualche mese le riviste che compro, poi ci do un’occhiata e le butto. Ora mi capita di riprendere in mano quelle tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020: è un “come eravamo” che mi emoziona, è un “prima” in cui si facevano progetti, si suggerivano mode e vacanze, si presentavano occasioni e modi di vedere la vita… mentre di lì a poco tutto sarebbe cambiato, precipitato in un incubo… e allora non si poteva neppure immaginare! A guardare adesso quelle pagine sembrava tutto più facile, così diverso, così sicuro… ma di sicuro non c’è nulla, quello che è accaduto lo dimostra.

La realtà va ricostruita diversa, qualcuno spera migliore, ma non ci sono molti segnali incoraggianti… chissà.

 
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