Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

IL LIBRO DI NOVEMBRE

Maurice Maeterlink

"L'oiseau bleu"

 

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Messaggi di Novembre 2020

NEL GIARDINO

Post n°1716 pubblicato il 17 Novembre 2020 da atapo
 

 

CICAS

 


 

Circa quattro anni fa, quando finalmente nella nuova casa il giardino lasciò quell’aspetto di giungla causato da anni di abbandono, andammo da un piccolo vivaio nel pistoiese, scoperto su facebook, a comperare le nandine, le nostre prime piante.

Nell’occasione, tra le chiacchiere con le quali noi inesperti cercavamo di apprendere qualche rudimento di coltivazione per diventare giardinieri, il discorso cadde sulle CICAS, una pianta che a me piace molto. Il vivaista ne aveva due molto grandi davanti alla casa, ci diceva che non erano piante difficili da trattare e, al momento di pagare i nostri acquisti, ci propose di arrotondare il conto: con cinque euro in più ci avrebbe dato tre piccole cicas.

Non avevo assolutamente idea se fosse davvero un affare, le cicas offerte erano veramente mini, tre o quattro piccole foglie sbilenche che spuntavano direttamente dalla terra dei vasetti, non si vedevano i tronchi. Io, completamente ignorante in materia, accettai e convinsi mio marito che era molto perplesso: la presi come una sfida, sarebbero sopravvissute? Sarebbero cresciute?

A quel tempo mio marito si impegnava ancora con buona volontà nel giardino, poi scoprì che lavorare attorno alla terra è faticoso, che le piante hanno esigenze da esseri viventi che non aspettano la sua pigrizia e pian piano ora fa solo lo stretto indispensabile e spesso anche in ritardo, del tipo coprire le piante DOPO la prima gelata, nonostante il meteo avverta già qualche giorno prima come si evolve il tempo.

Ma torniamo alle baby-cicas. I vasetti erano talmente piccoli che io dissi: - Credo sia meglio spostarle in vasi un po’ più grandi, sperando che crescano meglio.-

Qualche giorno dopo mio marito mi avvertì: - Ho rinvasato le cicas.-

Uscii a vedere: le aveva sistemate tutte e tre insieme in uno stesso vaso abbastanza grande.

Io non ero per niente soddisfatta: se fossero cresciute secondo me presto si sarebbero ostacolate a vicenda, ne avrebbero sofferto, probabilmente avremmo dovuto cambiare presto il vaso. Lui naturalmente si risentì: aveva fatto meno fatica e così non ci sarebbe stata necessità di rinvasare per molti anni.

- Vedremo.- Tagliai corto per non finire a litigare, magari aveva ragione lui… tanto nessuno dei due è competente.

Come è andata?

Nei primi anni non crescevano molto e, ciò che mi preoccupava di più, spesso le foglie più vecchie si seccavano se ne uscivano delle nuove. Io le ho sempre amate molto, mi fermo spesso da loro a salutarle quando annaffio, mi parlano di caldo, di mare, di sud…

Avevo provato a dire al marito che forse era meglio separarle, ma non ne voleva sapere.

Da circa un anno invece due sono “sbocciate”, con diverse foglie nuove belle, lunghe e lucide, nessuna foglia persa; la terza invece cresce poco poco e resta al di sotto delle altre due che ormai hanno le foglie che si intrecciano in alto. Da questa primavera sono tornata alla carica: - Vanno separate! Si danno noia! Perchè dobbiamo rischiare che muoiano così appiccicate?-

Lui faceva orecchie da mercante. La settimana scorsa al mercato ho parlato con un fioraio che vende anche cicas (però le mie sono più belle, ma non gliel’ho detto): mi ha spiegato quanto grande va il vaso in relazione alla pianta, che ogni due-tre anni va aumentato, che per rinvasare il periodo buono sarebbe finito tra una decina di giorni, dopo bisognerà aspettare a primavera.

Sono tornata alla carica col marito, i giorni passavano, ma nulla. E dire che nel giardino ci sarebbero vari lavori autunnali in attesa del freddo.

Ero uscita io un pomeriggio di sole a potare quasi tutte le siepi e a tagliare le foglie secche agli iris; quando sono rientrata in casa gli ho detto: - Ora resta solo da potare lamponi e lavanda e da rinvasare le cicas.-

Speravo di smuoverlo, ma nulla ancora! I giorni passavano, il periodo fra poco finisce, far arrivare a primavera quelle povere piante così non mi andava proprio. Allora oggi pomeriggio mi sono attrezzata e sono andata io a fare l’operazione. Avevo già adocchiato i tre vasi giusti, due più grandi e uno meno per la piccoletta, non sono esperta, ma ho già sistemato altre piante che mi hanno regalato e finora nessuna è morta, avrei cercato di fare del mio meglio…

Ecco che subito LUI si è fiondato fuori, ha cominciato a criticare le manovre che stavo facendo, non ripulivo la terra abbastanza, rompevo le radici (erano tutte aggrovigliate le tre piante ormai!), ecc ecc…

Così ha preso in mano la situazione, praticamente il lavoro di fatica l’ha fatto lui ed io ero l’aiutante, meglio, mi sono stancata meno; come suo solito, col tono di “lo so io come si deve fare, tu chissà cosa combineresti”.

Vabbè, è il suo stile quando lavora con altri… ci sono abituata e cerco di sopportarne il fastidio: stavolta mi premeva di più che il lavoro arrivasse a termine, finalmente!

Ho sistemato i tre vasi abbastanza vicini uno dall’altro: abituate a stare insieme, non vorrei che si sentissero troppo sole. E ora aspetto, spero che lo spazio le aiuti a crescere meglio, anche la piccolina.

Le guardo, mi sembrano davvero belle, pare che respirino meglio, le foglie sono ben disposte tutte intorno al centro.

Hanno una crescita lenta, dicono, chissà come le lascerò in eredità ai nipoti...

 

 
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IL LIBRO DEL MESE

Post n°1715 pubblicato il 13 Novembre 2020 da atapo
 
Tag: memoria

"L'OISEAU BLEU"

 


 

- Un altro libro in francese?! - Commenterà forse qualche lettore affezionato...

Ma stavolta non solo in francese...

Cominciamo dall'inizio.

C'era una volta, alla fine degli anni '50, una bambina molto appassionata alla lettura: era felice quando ai compleanni o alla Befana (allora a Bologna usava così) le arrivavano libri in dono, il prestito di libri che si faceva nella scuola era un'altra bellissima occasione di letture e ogni sabato, puntuale, al cambio libri aveva già terminato quello della settimana e ne prendeva uno nuovo.

Una volta quella bambina (che ero io), in quinta elementare, nella biblioteca scolastica trovò un libro di cui non aveva mai sentito parlare: era abbastanza grosso, scritto in piccolo, con alcune illustrazioni a tutta pagina colorate e suggestive.

Si intitolava "L'uccellino azzurro".

Lo lessi velocemente e ad ogni pagina mi piaceva sempre di più: era l'avventura fantastica di due bambini, fratello e sorella, che andavano alla ricerca di questo uccellino azzurro, se l'avessero trovato e catturato avrebbe assicurato la felicità alla figlia di una strana fata che li aveva inviati a quell'impresa.

Così viaggiano in diverse situazioni, reali, fantastiche, gli sembra molte volte di averlo a portata di mano, ma riesce sempre a sfuggire... e non continuo.

Reso il libro alla biblioteca, avrei voluto comperarlo o farmelo regalare, mi era rimasto nel cuore e volevo averlo per sempre. Purtroppo questo libro in commercio non si trovava, quello della scuola infatti era abbastanza datato. E per molti anni tenni questa storia nella mente e nel cuore, senza mai riuscire a ritrovarla: era diventata un po' come l'uccellino della storia, sospirato e inafferrabile.

Finchè un giorno, alla fine degli anni '70, su una bancarella di libri a poche lire, avanzi di magazzino, trovai "L'uccellino azzurro", ma parecchio diverso da quello della mia infanzia: era una sceneggiatura teatrale, diretta da Luca Ronconi, le foto erano degli attori travestiti dai personaggi... tutto corrispondeva e lo comperai, felicissima.

Leggendo la presentazione imparai che l'autore era il belga Maurice Maeterlink, questa fiaba teatrale è considerata il suo capolavoro, lui vinse anche il premio Nobel per la letteratura nel 1911.

Pochi anni dopo arrivò in Italia un cartone animato che, in una lunga serie di puntate, rappresentava questa storia; era il tempo dei supereroi, dei robot e delle astronavi, ma quella fiaba così delicata e fantasiosa affascinava i miei figli, allora piccoli, e io la guardavo con loro alla televisione.

Decisi di "collaudarla" coi miei scolari, in un laboratorio di biblioteca: anche con questi un grande successo!

Quando cominciammo a passare le vacanze in Francia, in un mese di luglio eravamo al mare in Camargue; erano le settimane del festival teatrale di Avignone e in un giornale locale scoprii che un certo pomeriggio una compagnia avrebbe rappresentato proprio "L'oiseau bleu". Insistetti tanto che quel giorno facemmo, tutta la famiglia, una gita ad Avignone e nel pomeriggio, mentre marito e figli continuavano ad esplorare la città (che io conoscevo bene, avendoci fatto un corso di lingua) io mi godevo lo spettacolo: non capivo tutte le battute, ma conoscendo la storia era bello lo stesso.

E sempre in Francia, qualche anno dopo, da Fnac trovai finalmente un'edizione tascabile dell'originale, in francese naturalmente, ma non era un problema, anzi, leggere un'opera così amata in lingua originale non ha prezzo.

Mi sarebbe piaciuto, durante il mio lungo lavoro di insegnante, riproporlo a qualche classe, metterlo in scena coi bambini, adattandolo insieme a loro... non ci sono riuscita, peccato. Soltanto il penultimo anno in cui sono stata in servizio, alla mia classe, una seconda, ho letto il capitolo dei bambini che devono ancora nascere, da cui abbiamo preso idee per costruirci quella volta i costumi di carnevale, il tema era "Il tempo" e noi avevamo rappresentato il futuro.

Poi... sono andata in pensione. Ora il libro posso solo rileggerlo per diletto mio. In francese naturalmente, perchè una traduzione italiana uscita nel 2011 è stata quasi subito introvabile.

Non c'è dubbio, è stato un libro che mi ha accompagnato per tutta la vita.

L'edizione di Ronconi

 

 
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BASTA POCO

Post n°1714 pubblicato il 09 Novembre 2020 da atapo
 
Tag: viaggi

 

APPENA IN TEMPO


Siamo tornati alla casa in montagna, sabato, mantenendo il proposito di farci una scappata circa una volta al mese, per passare lassù qualche ora, controllare che tutto sia a posto, portare le cose che stiamo raccogliendo per completare le sistemazioni.

Giornata bellissima, sole e caldo, quasi non si sentiva l’umidità dentro casa. Ah, se la stagione non avesse rotto così presto avremmo potuto continuare a salire più spesso, a fare ancora qualcosa… Ora è tornato il bel tempo, ma ormai…

Stare là mi ha “curato”, pare che tutto sia normale, l’aria e la tranquillità mettono allegria, è bastato poco.

Nell’orto tutte le mele sono ormai cadute, molte le stanno assaggiando a terra chissà quali animaletti, ma ne ho potute raccogliere lo stesso parecchie ancora buone, poi qualche foglia di cavolo nero, prezzemolo, che n’è ancora tantissimo e, a sorpresa, un’ultima zucca. Ce ne erano due in verità, l’altra l’ho lasciata al contadino, una a noi due basta per un pezzo. Le foglie gialle e rosse sugli alberi rallegrano con il loro piccolo foliage nostrano, il bosco sul versante del monte è più rado, si potrebbe quasi tentare di salire

E’ stata una bella gita che mi ha fatto sentire più leggera, mi pareva anche di respirare meglio.

Peccato che mentre stavamo per rientrare a Firenze abbiamo incrociato i vicini di casa, ci hanno detto che stavolta la situazione Covid nel paese è molto più grave che in primavera, gli ammalati sono davvero tanti… ed eccoci ripiombati nella realtà!

Ma per fortuna che ci siamo andati, lassù a fare provvista di benessere, perché da dopodomani siamo ARANCIONI in Toscana, non possiamo più uscire dal Comune di Firenze.

 

 
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L'ASSEDIO

Post n°1713 pubblicato il 04 Novembre 2020 da atapo
 

 

CIRCONDATI

la sera, ora, a Firenze

Va sempre peggio, siamo stretti in una morsa da questo misterioso ed efferato virus. Il clima si fa sempre più pesante.

Io sto bene, sono riuscita a fare la vaccinazione influenzale; ho notato che nonostante l’umidità il naso mi si chiude meno degli anni scorsi e la nevralgia mi viene più di rado e più leggera: credo sia la mascherina, portata tutte le volte che esco, a proteggermi dall’aria umida e da ciò che circola nell’aria. Almeno questo è positivo…

Attorno a noi però aumentano i contagi tra le persone che conosciamo, o chi sta in quarantena perché ha avuto contatti con qualcuno che è poi risultato positivo: l’amico del teatro che non è grave e ci ha avvisati tutti, ma per fortuna all’incontro che avevamo fatto tutti insieme eravamo stati ben distanziati e mascherati… Qualcuno è finito in ospedale, poi ne è uscito, uno dei miei cognati sta abbastanza male, un nipotino è a casa da scuola perché un compagno è positivo, un altro era in allarme a causa di un’amichetta, per fortuna poi è tutto rientrato.

Confesso, la paura cresce. Cerco di vivere il più normalmente possibile: la piscina chiusa, il mal di schiena che si riaffaccia, ma cerco di uscire, camminare, fare spesa e commissioni. In giro è tutto sempre più deserto, il centro si svuota ogni giorno di più, mi guardo attorno, scruto le persone in strada o in bus e mi chiedo: - Staranno bene? Sarò abbastanza distante?- E’ spesso difficile allontanare questi pensieri, il nemico è invisibile e potrebbe stare ovunque.

Dopo tanti mesi, dopo il primo periodo affrontato con forza e impegno, poi quello estivo in cui c’era un’iniziale speranza poi una grande rabbia nel vedere certi comportamenti sconsiderati, i quali, secondo me, sono perlomeno una delle cause di questa esplosione autunnale, ora provo stanchezza e tanto, tanto nervosismo.

Mi pesa sempre di più la chiusura di ciò che mi faceva bene e allietava le giornate, alludo a piscina e a teatro, ma nemmeno riprenderanno gli incontri tra insegnanti del CIDI, ora neppure cinema o cenette fuori (poche occasioni di solito per noi, ma adesso nulla!).

Mi mancano le giornate di babysitter coi nipotini: abbiamo deciso noi due nonni di non farle più, sta diventando troppo rischioso passare tante ore con quattro bambini, ma io ne sento molto la mancanza e per consolarmi ho iniziato a provvedere ai regali natalizi, poi mi chiedo: - Che Natale sarà?- e mi deprimo.

Sinceramente non sento voglia nemmeno di incontrare conoscenti o amiche, neppure per un caffè al bar: ho paura.

La paura è subdola, coscientemente non voglio darle retta, ma è un tarlo insinuato nella mente che a fatica riesco a governare, mi chiedo cosa è meglio inventare per non pensarci: leggere molto?

Scrivere?

Sfinirmi nei lavori di casa?

Cucinare, soprattutto dolci?

Passare in rassegna i film che volevo vedere da tempo e che posso trovare in rete?

E’ affannoso anche cercare le strategie e aggrapparsi ad esse.

Insomma, è sempre più difficile.

 
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I LIBRI DEI MESI

Post n°1712 pubblicato il 01 Novembre 2020 da atapo
 

AMICIZIA, AMORE

In settembre e ottobre non ho presentato i due libri che avevo messo nel box qui a fianco, come libro del mese. Come da molto tempo, i giorni passano troppo in fretta e in questo tempo strano, sovrastato dalla pandemia, dai suoi rischi e dai suoi timori, spesso la quotidianità ne viene scombussolata, se non in concreto, certamente nei pensieri che passano per la mente e che rischiano di indebolire le capacità riflessive e organizzative.

La lettura è senz'altro una cura, o per lo meno una possibilità di pensare ad altro, di immergersi in nuovi mondi, in nuove situazioni, di moltiplicare la propria vita entrando in altre, in cui puoi soffermarti piacevolmente o uscirne in fretta se ti aumenta l'angoscia...

Rimedio ora, accennando alle scelte dei due libri di settembre e ottobre.

Settembre: "Il piccolo principe"


Tutti lo conoscono, è inutile dilungarsi. A qualcuno non piace, la maggior parte di chi l'ha letto lo adora. Io l'ho letto due volte, da ragazzina e pochi anni fa, quindi da adulta ormai anziana. Ogni lettura una dolcezza diversa, quest'ultima volta soprattutto il sentimento dell'amicizia, la sua necessità e la profondità di quella vera, che ti lega con intimità e con forza a chi scegli come amico e vuoi che lo sia per sempre. Insieme la curiosità di esplorare sempre e lo stupore delle scoperte, guardando il mondo e gli altri con disponibilità e partecipazione. E in seguito a queste riflessioni riuscii a guidare i miei piccoli allievi del corso di francese a mettere in scena questa bella storia, in uno degli spettacoli che per me sono stati più emozionanti, anche nei bambini sentii una partecipazione molto intensa.

Ottobre: "L'amore ai tempi del colera"


Anche stavolta un libro molto famoso. La storia intrigante, l'amore che resiste in distanza per più di cinquanta anni, il ritrovarsi e viverlo pienamente quando ormai sta per scadere il tempo, ma anche se non sarà lungo sarà abbastanza per essere felici e ne sarà valsa la pena...

Stavolta mi ha intrigato tanto anche lo stile: devo dirlo, mi piace moltissimo la ricchezza del linguaggio e delle immagini di Marquez, mi piacerebbe tanto se riuscissi ad avvicinarmi a questa ricchezza nei miei piccoli, poveri scritti...

Lo prendo ad esempio, vorrei che chi mi legge riuscisse a vedere, a vivere ciò che racconto... Sono ambiziosa, lo so; ma cercare la perfezione è un mio difetto!

E del libro di questo mese? Un po' di pazienza... che di libri avrò ancora modo di parlare... c'è in giro una bella novità...

A proposito, leggete il mio libro

"L'aria buona del giardino",

un po' di pubblicità non guasta!

(Si può acquistare sul sito "Ilmiolibro.kataweb.it" ma anche su IBS,Feltrinelli, Amazon)

 
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