Aggiornamento in Pneumologia: Asma & Sindrome metabolica

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Asma ad esordio nell’età adulta & Sindrome metabolica

L’asma ad esordio nell’età adulta è associata alla sindrome metabolica, indipendentemente dall’età, dal sesso, dall’indice di massa corporea ( BMI ) e dalla storia di fumo.
Lo studio trasversale ha incluso 81 partecipanti ambulatoriali di due ospedali universitari a Rotterdam.
I ricercatori hanno confrontato la sindrome metabolica e i marcatori infiammatori derivati dai lipidi nei pazienti con asma a esordio nell’età adulta ( n = 27; età media, 57 anni; 55.6% donne ), asma a esordio infantile ( n = 25; età media, 42 anni; 52% donne ) e soggetti di controllo abbinati ( n = 29; età media, 41 anni; 53.6% donne ).
Per tutti i partecipanti sono stati eseguiti test di funzionalità polmonare, esami del sangue e monitoraggio dell’attività fisica. CONTINUA SU PNEUMOLOGIAONLINE.NET 

 

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Effetto dei macrolidi a lungo termine sulla composizione del …

Linfangioleiomiomatosi

La linfangioleiomiomatosi ( LAM ) è una malattia polmonare …

Asma occupazionale

L’asma occupazionale è la forma più comune di malattia …

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Benchè molti studi abbiano associato gli aumenti dell’ozono …

Riabilitazione polmonare nella

Riabilitazione polmonare nella linfangioleiomiomatosi.

L’emottisi è un grave sintomo

L’emottisi è un grave sintomo con alla base condizioni …

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Enfisema polmonare , l’Acetilcisteina attenua le lesioni …

Fluticasone furoato e Vilanterolo

Lo studio ha dimostrato che la combinazione Fluticasone …

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Antibiotici per via inalatoria nella bronchiectasia non-fibrosi …

Dati promettenti nel trattamento della fibrosi polmonare idiopatica: un nuovo inibitore della fosfodiesterasi 4B riduce il declino della funzione polmonare

Boehringer

Novità nella terapia della fibrosi polmonare idiopatica

Nuovi dati di fase 2 riguardo a BI 1015550, un nuovo inibitore sperimentale della fosfodiesterasi 4B ( PDE4B ) orale, è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine ( NEJM ).

I dati a 12 settimane hanno mostrato una riduzione significativa del tasso di declino della funzione polmonare nei pazienti con diagnosi di fibrosi polmonare idiopatica ( IPF ) che hanno ricevuto BI 1015550, rispetto ai pazienti che hanno ricevuto placebo ( entrambi con o senza antifibrotici approvati di base ).

La fibrosi polmonare idiopatica è uno dei tipi più comuni di malattie polmonari interstiziali fibrosanti progressive.

Colpisce circa 3 milioni di persone a livello globale, in genere le persone di età superiore ai 50 anni, ed è nota colpire più uomini che donne.

I sintomi della fibrosi polmonare idiopatica possono includere affanno durante l’attività, tosse secca e persistente, fastidio al torace, affaticamento e debolezza.

Lo studio ha anche raggiunto il suo endpoint secondario, dimostrando che BI 1015550 ha mostrato sicurezza e tollerabilità accettabili nei pazienti con fibrosi polmonare idiopatica dopo 12 settimane.

Nel febbraio 2022, il trattamento con BI 1015550 ha ottenuto la designazione di terapia innovativa dalla Food and Drug Administration ( FDA ) statunitense.

” Questi dati incoraggianti e iniziali hanno mostrato che il trattamento con BI 1015550 ha rallentato il tasso di declino della funzione polmonare nei pazienti che non erano in trattamento con antifibrotici approvati, nonché in quelli che stavano assumendo una terapia antifibrotica esistente “, ha affermato Luca Richeldi, professore di medicina respiratoria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e principale sperimentatore dello studio.

Fonte: Boehringer Ingelheim

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Policlinico Gemelli di Roma: I vaccini anti-Covid a RNA messaggero potrebbero scatenare la fibrosi polmonare idiopatica

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Vaccini anti-COVID a RNA messaggero & Fibrosi polmonare idiopatica

I vaccini anti-COVID potrebbero scatenare una riacutizzazione in una minoranza di pazienti con fibrosi polmonare idiopatica. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato sull’ American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine da Luca Richeldi, direttore della UOC di Pneumologia della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma ed ex componente del Cts, il Comitato tecnico scientifico per l’emergenza coronavirus, insieme a Giacomo Sgalla.
La fibrosi polmonare idiopatica è una malattia rara dalla prognosi impegnativa. Si stima che a essere affette da questa condizione in Italia possano essere circa 30-50.000 persone. ( CONTINUA SU XAGENASALUTE.IT )

 

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Aggiornamento in Pneumologia: Asma & Sindrome metabolica

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Associazione tra asma ad esordio nell’età adulta e sindrome metabolica

L’asma ad esordio nell’età adulta è associata alla sindrome metabolica, indipendentemente dall’età, dal sesso, dall’indice di massa corporea ( BMI ) e dalla storia di fumo.
Lo studio trasversale ha incluso 81 partecipanti ambulatoriali di due ospedali universitari a Rotterdam.
I ricercatori hanno confrontato la sindrome metabolica e i marcatori infiammatori derivati dai lipidi nei pazienti con asma a esordio nell’età adulta ( n = 27; età media, 57 anni; 55.6% donne ), asma a esordio infantile ( n = 25; età media, 42 anni; 52% donne ) e soggetti di controllo abbinati ( n = 29; età media, 41 anni; 53.6% donne ).
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L’asma occupazionale è la forma più comune di malattia …

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Benchè molti studi abbiano associato gli aumenti dell’ozono …

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L’emottisi è un grave sintomo

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Aggiornamento in Pneumologia: Asma grave

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Asma grave: Tezepelumab riduce le riacutizzazioni

Nuove analisi dello studio di fase 2b PATHWAY hanno dimostrato che il trattamento con Tezepelumab ha ridotto le esacerbazioni e l’infiammazione dell’asma in un’ampia popolazione di pazienti con asma grave e non-controllata.
PATHWAY è uno studio di fase 2, randomizzato, controllato con placebo, in doppio cieco, multicentrico, che ha arruolato adulti con asma grave e non-controllata, nonostante il trattamento con beta-agonista a lunga durata d’azione ( LABA ) e dosi medio-alte di glucocorticoidi per via inalatoria.
I pazienti sono stati assegnati in modo random a 70 mg di Tezepelumab ogni 4 settimane ( n = 138 ), 210 mg di Tezepelumab ogni 4 settimane ( n = 137 ), 280 mg di Tezepelumab ogni 2 settimane ( n = 137 ) oppure a placebo ogni 2 settimane ( n = 138 ).
I risultati dello studio principale hanno mostrato che Tezepelumab è in grado di ridurre le riacutizzazioni dell’asma clinicamente significative rispetto al placebo, indipendentemente dalla conta degli eosinofili nel sangue.
In una nuova analisi post hoc di Tezepelumab, i ricercatori hanno valutato i tassi di esacerbazione dell’asma annualizzati in base ai livelli plasmatici basali di interleuchina 5 ( IL-5 ) e IL-13 e hanno valutato l’associazione con i biomarcatori convenzionali di tipo 2. ……

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La broncopneumopatia cronica ostruttiva grave è correlata con …

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Aggiornamento in Pneumologia: Terapia della forma grave di asma

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Asma in forma grave: Tezepelumab riduce le riacutizzazioni in un’ampia popolazione di pazienti 

Nuove analisi dello studio di fase 2b PATHWAY hanno dimostrato che il trattamento con Tezepelumab ha ridotto le esacerbazioni e l’infiammazione dell’asma in un’ampia popolazione di pazienti con asma grave e non-controllata.
PATHWAY è uno studio di fase 2, randomizzato, controllato con placebo, in doppio cieco, multicentrico, che ha arruolato adulti con asma grave e non-controllata, nonostante il trattamento con beta-agonista a lunga durata d’azione ( LABA ) e dosi medio-alte di glucocorticoidi per via inalatoria.
I pazienti sono stati assegnati in modo random a 70 mg di Tezepelumab ogni 4 settimane ( n = 138 ), 210 mg di Tezepelumab ogni 4 settimane ( n = 137 ), 280 mg di Tezepelumab ogni 2 settimane ( n = 137 ) oppure a placebo ogni 2 settimane ( n = 138 ).
I risultati dello studio principale hanno mostrato che Tezepelumab è in grado di ridurre le riacutizzazioni dell’asma clinicamente significative rispetto al placebo, indipendentemente dalla conta degli eosinofili nel sangue.
In una nuova analisi post hoc di Tezepelumab, i ricercatori hanno valutato i tassi di esacerbazione dell’asma annualizzati in base ai livelli plasmatici basali di interleuchina 5 ( IL-5 ) e IL-13 e hanno valutato l’associazione con i biomarcatori convenzionali di tipo 2. …..

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Aggiornamento in Pneumologia: Bambini con polmonite acquisita in comunità

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Effetto della dose di Amoxicillina e della durata del trattamento sulla necessità di ritrattamento antibiotico nei bambini con polmonite acquisita in comunità: studio CAP-IT

La dose ottimale e la durata dell’Amoxicillina orale per i bambini con polmonite acquisita in comunità ( CAP ) non sono ben definite.
L’obiettivo di uno studio era verificare se una dose più bassa di Amoxicillina fosse non-inferiore a una dose più alta e se il trattamento di 3 giorni fosse non-inferiore a 7 giorni in uno studio multicentrico, randomizzato, di non-inferiorità che ha arruolato 824 bambini, di età pari o superiore a 6 mesi, con polmonite acquisita in comunità clinicamente diagnosticata, trattati con Amoxicillina alla dimissione dai Dipartimenti di emergenza e di degenza di 28 ospedali nel Regno Unito e 1 in Irlanda tra il 2017 e il 2019.
CONTINUA SU PNEUMOLOGIAONLINE.NET: https://www.pneumologiaonline.net/articolo/effetto-della-dose-di-amoxicillina-e-della-durata-del-trattamento-sulla-necessit-di-ritrattamento-antibiotico-nei-bambini-con-polmonite-acquisita-in-comunit-studio-cap-it

 

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Benchè molti studi abbiano associato gli aumenti dell’ozono …

Riabilitazione polmonare nella

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La variante Omicron appare meno letale della Delta ma potrebbe mettere in difficoltà il Sistema sanitario nazionale

Richeldi

Per Luca Richeldi, direttore di Pneumologia del Policlinico Universitario A.Gemelli di Roma “ Omicron è una variante che è stata identificata tre settimane fa dall’altra parte del mondo. Non possiamo sapere come si sta comportando e si comporterà. In Sudafrica hanno meno del 5% di popolazione sopra i 65 anni, da noi sono più del 25%. Pertanto, le notizie che riguardano gli scenari sudafricani sono scarsamente adattabili a quello che potrebbe succedere da noi. Le notizie che giungono sono relativamente confortanti, indicano che è più trasmissibile ma meno letale, o comunque non più letale della variante Delta. Comunque da tenere in considerazione, perché un incremento straordinario dei casi metterebbe sotto pressione gli ospedali. Uno studio dell’università di Hong Kong che è sotto revisione pare dimostrare che questa variante sia più penetrante sulle vie aree superiori e questo spiega perché ci sono più contagi ma meno polmoniti ”.

VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=2XsqduIvCc8

 

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La Vitamina E è associata a danno polmonare da uso delle sigarette elettroniche o vaping

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Vitamina E acetato nel liquido di lavaggio broncoalveolare associato a EVALI

Non sono stati stabiliti gli agenti causali per l’attuale diffusione nazionale del danno polmonare associato all’uso delle sigarette elettroniche, o vaping ( EVALI ).
Il rilevamento di sostanze tossiche nel liquido di lavaggio broncoalveolare ( BAL ) da pazienti con danno EVALI può fornire informazioni dirette sull’esposizione all’interno del polmone.
I liquidi di lavaggio broncoalveolare sono stati raccolti da 51 pazienti con danno polmonare EVALI in 16 Stati e da 99 partecipanti sani che facevano parte di uno studio in corso sul fumo che ha coinvolto non-fumatori, utilizzatori esclusivamente di sigarette elettroniche o prodotti per lo svapo e fumatori esclusivamente di sigarette avviato nel 2015.

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Aggiornamenti in Pneumologia by Xagena.it: Polmonite & Linfopenia, un predittore indipendente di mortalità

Uno studio di coorte retrospettivo ha evidenziato che i pazienti in cura primaria con un basso numero di linfociti anni prima di sviluppare la polmonite presentano un più elevato rischio di mortalità.

Molti studi hanno dimostrato che la linfopenia durante o all’inizio dell’infezione è associata a risultati sfavorevoli.
L’esplorazione dei meccanismi e delle implicazioni terapeutiche di questo fenomeno è stata oggetto di recenti revisioni e rimane in gran parte inspiegabile.

E’ stata esaminata la relazione tra mortalità e conta linfocitaria in una coorte di 40.909 pazienti di assistenza primaria nel Regno Unito a cui era stata diagnosticata la polmonite.
Nell’intera coorte, 35.690 pazienti non erano mai stati sottoposti a un test sui linfociti.

I partecipanti allo studio senza esami del sangue erano, generalmente, leggermente più anziani rispetto agli altri partecipanti, ma con più bassi tassi di comorbidità.
Sorprendentemente, i pazienti che non avevano mai avuto un esame dei linfociti avevano una mortalità significativa a 1 anno del 52.1%, suggerendo che il gruppo testato era significativamente diverso da quello non-testato.

I ricercatori hanno utilizzato un approccio time-to-event per analizzare i dati.

CONTINUA:  https://www.pneumologiaonline.net/articolo/linfopenia-un-predittore-indipendente-di-mortalit-nella-polmonite

 

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