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DOVE ANDRO' (FORSE).

IL VIAGGIO DI FEBBRAIO


SARDEGNA

 

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Messaggi di Febbraio 2021

DOVE ANDRO' (FORSE)

Post n°1736 pubblicato il 23 Febbraio 2021 da atapo
 
Tag: viaggi

SARDEGNA

 

 

 

- COOOME? Non siete mai andati in Sardegna??!!-

Questa è la meraviglia di chi parla con noi di viaggi, scambiandosi mete ed esperienze.

Proprio così, non siamo MAI andati in Sardegna. E’ una meta gettonatissima per chi va in vacanza al mare, quando eravamo giovani non era ancora di moda e quindi era economica per amici e conoscenti abbastanza squattrinati, come noi.

Soprattutto nei molti anni delle nostre vacanze, in cui mio marito non voleva assolutamente uscire dall’Italia, con la tenda, il carrello tenda o i villaggi-vacanza dell’Enel, non abbiamo mai attraversato il mare verso ovest, con questa isola come meta. Come mai?

Negli anni del fidanzamento mio suocero aveva preso la fissa di andare in vacanza in Sardegna, con moglie e figli a cui si aggiunsero diverse volte sua madre, sua sorella e i nipoti.

Al ritorno i miei cognatini raccontavano di paesaggi affascinanti e giornate avventurose sugli scogli o a fare snorkeling e caccia subacquea.

Mia suocera invece sospirava dicendo che il marito piantava la tenda in un campo o un uliveto lontano da qualsiasi centro abitato (mettendosi d’accordo col contadino), scavava la latrina come fossero in mezzo al deserto, distanti anche dal mare a cui si arrivava camminando e sudando: lui non voleva essere disturbato da niente e nessuno nelle sue SACRE ferie. Lei così era segregata e isolata, a far da mangiare (lui andava in auto per la spesa nel paese più vicino) e ad accudire alla tribù di figli e parentado, senza nessuna comodità: faticava di più di quanto faticasse nel resto dell’anno a casa sua a Bologna. Mio marito, allora fidanzato, con la scusa dello studio universitario prima e del lavoro poi, era sempre riuscito a sfuggire da queste “vacanze” e forse il suo nessun interesse per la Sardegna ha a che fare con l’identificarla nella famiglia d’origine e le sue nefandezze, da cui non vedeva l’ora di evadere, a quei tempi.

Poi accadde che, con i nostri figli, un anno partissimo per Vulcano, prendendo il traghetto da Napoli: mio marito aveva sempre detto di soffrire il mal di mare, non volle prendere nessun medicamento preventivo e stette male tutta la notte. Dichiarò solennemente che non avrebbe MAI PIU’ viaggiato per mare, quindi… la Sardegna era decisamente improponibile.

Molti anni dopo la voglia di tornare in Sicilia l’avrebbe convertito alla Xamamina e i viaggi sul traghetto sarebbero stati tranquilli, ma di Sardegna non si parlò più, c’erano sempre altre mete che ci interessavano maggiormente.

Qualcuno ci ha suggerito di prendere l’aereo e laggiù l’auto a noleggio, soggiornando in villaggi o appartamenti, ma lui ha sempre obiettato: - Abbiamo il camper, perché dobbiamo spendere di più per auto e soggiorno?- aggiungendo ultimamente che si sta bene anche senza andare a vedere tutto in giro per il mondo.

Così, in questo periodo di clausure e divieto di viaggiare, mi sorprendo a fantasticare i viaggi che non farò e a pensare… chissà se avremo il tempo, nella nostra vita, di fare un salto anche in Sardegna?

 

 
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IL MIO LIBRO

Post n°1735 pubblicato il 20 Febbraio 2021 da atapo
 

 

UN VALORE AGGIUNTO

 


 

L’estate scorsa portai il mio libro “L’aria buona del giardino” a un’amica bolognese che aveva condiviso con me le esperienze scolastiche di gioventù: ci siamo incontrate alcuni anni fa qui sui blog e abbiamo scoperto la frequentazione dello stesso Istituto Magistrale, ormai mezzo secolo fa, quindi abbiamo esperienze comuni, anche se in quel tempo lontano non ci conoscevamo.

Lei ha una mamma di 97 anni, ancora abbastanza in salute, pur con certe debolezze sia fisiche che mentali dovute all’età. Questa signora ama moltissimo la lettura: legge da sola, senza occhiali, e legge romanzi, narrativa varia, è la sua passione, visto che ormai passa la maggior parte delle giornate in poltrona.

La mia amica, dopo aver letto il mio libro e averlo molto apprezzato, un giorno lo propose alla mamma: ebbene, è diventato il preferito della cara vecchietta, l’ha letto, riletto, legge anche altro, ma spesso lo richiede, anche solo per rileggerne alcune pagine. Tanto che la carta si comincia a sciupare, mi è arrivata una foto, si vede la copertina morbida che si sta arricciando e la piega dell’apertura molto segnata vicino alla costola. Le piace ripercorrere quegli anni lontani, le storie di famiglia, i luoghi e i tempi della Bologna di una volta…

La figlia mi ha informato di tutto questo e ora ha preso un’iniziativa: ha fatto pubblicità al mio libro in un gruppo di persone che hanno parenti molto anziani, anche con forme di demenza senile o Alzheimer, consigliandolo, vista l’esperienza con la sua mamma, dato che appunto fa rivivere un passato lontano, è molto chiaro e scritto abbastanza in grande da poter essere letto senza fatica. Ecco, in effetti quest’ultimo aspetto l’avevo proprio tenuto in considerazione, perché sapevo che tra i miei lettori ci sarebbero state persone di una certa età o con problemi di vista e a me per prima non piace leggere le scritture microscopiche.

A volte mi sono chiesta se non fosse un limite al mio scritto il fatto che i vari capitoli si possano anche leggere staccati, perchè, nonostante il procedere nel tempo, ogni capitolo tratta in particolare un tema e può stare da sé, leggendolo non è necessario ricordare per filo e per segno ciò che c’è stato prima. Invece la mia amica mi ha detto che questo è un aspetto positivo soprattutto per le persone che fanno fatica a memorizzare tutto e a seguire trame complesse.

Però non avrei mai pensato che sarebbe stata una lettura così utile e interessante per anziani, che li avrebbe magari aiutati in modo piacevole a ritornare sul proprio passato e sui ricordi. Pare, dice la mia amica, che qualcuno abbia l’idea di acquistarlo.

Che dire? Ne sono stata contenta, naturalmente, è bello se con la mia scrittura riesco a dare piacevolezza e soddisfazione anche a loro. Non avrei mai pensato a questo “valore aggiunto” per il mio libro. Mi dispiace solo che in questo periodo di isolamento e chiusura di tutto sia quasi impossibile trovare occasioni per farlo conoscere, se non tramite il passaparola tra amici.

A questo link si trova il mio libro e si può acquistare, oltre che su Amazon, Feltrinelli, ibs, unilibro.

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/biografia/551136/laria-buona-del-giardino/

 

 
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RETROCESSIONE

Post n°1734 pubblicato il 14 Febbraio 2021 da atapo
 

 

SAN VALENTINO ARANCIONE



 

Circa una decina di giorni fa mio marito mi riferì che il marito della "famiglia perfetta" nostra amica ci aveva invitato a pranzo da loro per il giorno di San Valentino:

-Io gli ho detto di no, perchè avevamo deciso di andare a pranzo fuori.-

"Avevamo deciso"?!

Ma quando mai se ne era parlato? O forse aveva deciso lui in quell'istante? Poichè a certe proposte, che arrivano di rado, non si dice di no, gli avevo solo risposto: -Ah, va bene.- in attesa degli sviluppi della situazione.

Che non si sviluppava per nulla perchè poi non ne parlò più, così qualche giorno fa gli ho suggerito di guardare un po' i menù proposti in giro per sceglierne uno senza piatti che o gli fanno male o non gli piacciono. Però, vista la ricorrenza, temevo che ormai non avremmo trovato posto da nessuna parte.

Il problema si è risolto da solo perchè è diventato ufficiale che la Toscana da oggi sarebbe tornata arancione, quindi niente pranzi al ristorante.

Io, conoscendo i tempi tecnici del marito, stavo intanto organizzando un piano C, perchè quello B diventava il telefono, con cui ordinare un menù da asporto, sempre dopo accurata selezione delle scelte nei menù e della consegna a domicilio oppure no.

Si è risolto anche questo, perchè una volta deciso il ristorante giusto era già ieri pomeriggio e naturalmente al telefono hanno risposto che avevano chiuso le prenotazioni.

Evvai col piano C allora! Pranzo di coppia a casa.

In tempi non sospetti avevo fatto rifornimento di tortellini buoni, di un dolcetto particolare basato sui macarons, novità al Lidl, mi è bastato procurare all'ultimo momento il lesso per fare il brodo.

I tortellini nel MIO brodo erano buoni, il dolcetto non gli è piaciuto... ha commentato: -Forse era meglio se accettavo l'invito di F.-

Almeno era un'occasione per stare in compagnia, ho pensato, ma è andata così.

Io sono nervosa e avvilita per questa retrocessione: è un tira e molla che sfianca e non se ne vede la fine. Di nuovo relegati dentro il Comune, figli e nipoti non si possono più incontrare.

Avevamo deciso di festeggiare il compleanno di mio figlio, il 19 febbraio, a casa nostra. In quel giorno aveva Riccardo con sè, sarebbero venuti nel pomeriggio per la cena, da terminare in tempo affinchè rientrassero a Montelupo prima del coprifuoco. Avevo comperato il necessario per preparare la famosa ed annosa "torta di Marco", avevamo concordato polenta col ragù, c'è già il regalino impacchettato. Avrebbe festeggiato il compleanno come quando era scapolo, ora col bimbo in più, sarebbe stato un bel momento da vivere insieme e scambiarci affetto. Invece saranno soli, loro due, faremo una videochiamata, ma non sarà la stessa cosa.

Rimandiamo la festa a più avanti, in un momento migliore, ma non sarà la stessa cosa.

Ecco, anche questo mi intristisce tanto. Devo sforzarmi di pensare che, per lo meno, di salute stiamo bene.

 

 
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RITORNO IN MONTAGNA

Post n°1733 pubblicato il 07 Febbraio 2021 da atapo
 
Tag: cronaca

 

TRA PIOGGIA E NEVE

 


la mia montagna nei giorni di neve (dalla webcam)

 

In casa la "sala" è la stanza più ampia e più vicina alla porta d'ingresso, così quando si compra qualcosa di ingombrante lo si deposita lì, appena entrati, in attesa di sistemarlo al posto giusto.

Ma se il posto giusto è nella casa in montagna... allora lo stazionamento si prolunga e quella stanza rischia di diventare una succursale dell'IKEA, anche perchè spesso si tratta di mobili da rimontare, quindi sono assi e tavole. Ci si muove male e si rischia di inciampare, io sono già caduta una volta.

L'ultima volta che salimmo in montagna a portare e sistemare qualcosa era ben prima di Natale, la Toscana stava scivolando in zona arancione, facemmo appena in tempo. Poi il rosso, poi le feste, altri nostri impegni qui a Firenze, ma soprattutto il maltempo che non ha dato tregua, con neve e pioggia.

Intanto avevamo accumulato in "sala" altre cose e tenevamo d'occhio le notizie metereologiche e le webcam della zona: neve, strade interrotte verso l'Abetone, paesi imbiancati: aspettiamo...

Però quando alcuni giorni fa abbiamo capito che i contagi stanno peggiorando di nuovo e abbiamo visto nelle previsioni del tempo un bel sole e una temperatura decente per il 6 febbraio, ma solo per quella giornata, ci siamo detti: - Ora o chissà quando! -

Abbiamo caricato la macchina all'inverosimile, dentro e sopra, io avevo uno spazietto striminzito dietro, e siamo partiti.

Abbiamo visto giusto, si stava proprio bene lassù. All'inizio sentivo umidità, ma poi mi sono abituata e le ore sono passate gradevolmente. A parte la fatica dello scaricare l'auto, per molti pezzi dovevamo proprio essere in due, mio marito da sola non ce l'avrebbe fatta, anche se il mio aiuto non è certo quello di Maciste, faccio quello che posso.

Ora là restano solo alti cumuli di neve sporca ai lati della strada e negli angoli in ombra, i vicini hanno raccontato che il tempo è stato pessimo, dopo la neve piogge forti, le strade diventate torrenti, il piccolo fiume in basso oltre la nostra casa si era gonfiato e lambiva gli alberi. Già durante il viaggio avevamo visto molti alberi stroncati da neve e vento o tagliati perchè pericolanti (le scene che erano passate anche nei telegiornali), io temevo per il nostro bosco, invece non c'erano danni, solo nell'orto, più esposto, un grosso cespuglio di lillà aveva due rami quasi del tutto spezzati che si adagiavano e incurvavano gli altri, impedendo il passaggio.

Così ci ho lavorato un po' e sono riuscita a togliere del tutto uno degli spezzati, in modo da rialzare gli altri e liberare la stradina. All'altro ramo ci penserà il nostro vicino di casa, a cui questi rotti fanno comodo per la stufa. Non è stato un grosso danno, ci ha evitato la potatura! E con mia meraviglia, nonostante la pessima stagione, nell'orto ho potuto raccogliere ancora un po' di cavolo nero e tanto prezzemolo che non è gelato, perchè semisepolto e protetto dalle foglie cadute.

Quasi quasi mi dispiaceva ripartire per Firenze, se non fosse perchè manca il riscaldamento...

Ultima sosta al discount del paese: abbiamo comperato il pane, la salsa di pomodoro, una grossa bistecca (mangiata oggi, tenerissima!). Questi e altri prodotti lassù sono migliori di quelli a Firenze, alcuni sono di produzione locale: con mio marito abbiamo concluso che quasi quasi là si mangia meglio e forse varrebbe la pena del viaggetto anche solo per farci la spesa!

Oggi, come previsto, diluvia di nuovo, ma almeno la "sala" si è svuotata... e la dispensa si è riempita!

E non abbiamo neppure troppo mal di schiena da sollevamento pesi.

 

 
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SINDROME DELLA CAPANNA

Post n°1732 pubblicato il 01 Febbraio 2021 da atapo
 

 

E NIENTE

 


 

In questi giorni ho cercato di “guardarmi” dall’esterno. Non è facile, soprattutto perché questo tipo di osservazione implica anche un livello massimo di sincerità e obiettività e non sono in grado di capire se lo raggiungo o meno.

Ma tanto la perfezione non è di questo mondo e allora accontentiamoci.

Per colpa di questo maledetto covid, che tipo di vita sto facendo?

Nulla di serio, per carità. Però è tutto limitato e circoscritto al mio mondo casalingo e familiare in senso stretto, anzi strettissimo: io e il marito. Scarsi sono gli impegni fuori, qualche capatina ai supermercati per la spesa (siamo in due, quanto potrà mai servire?), la messa domenicale, riordini e sistemazioni varie in casa (per esempio cominciare a decidere dove attaccare i quadri nostri ed ereditati che ancora dormono negli scatoloni); televisione, computer, letture occupano i tempi dei relax.

Non ci sono progetti particolari né a lunga scadenza in vista, si naviga giorno per giorno, a volte io mi dimentico anche la data. E’ tutto fermo, è tutto statico.

Il fatto è che più è fermo… e più mi fermo. Cioè perdo pian piano la voglia anche di uscire, mi sfugge il dove andare e che fare. In fondo anche in casa non si sta poi male, sento a volte un senso di sicurezza che mi avvolge:

- Perchè dovrei andarmi a cercare rischi di ammalarmi? Qui sto al sicuro, mi immergo in un libro avvincente, impasto una crostata… e va bene così, ultimamente non mi scontro nemmeno più tanto col marito. Uscirò un’altra volta. -

Poi mi scuoto, sento che questo abbraccio di sicurezza non regge, che in realtà mi soffoca, che non è da me l’arrendersi, anche se me ne viene la voglia. La mia “capanna” non deve annientarmi, devo vincere io e mantenere qualcosa di più vivo, che però in certi giorni mi costa molta fatica.

Allora mi torna in mente una collega, che andò in pensione poco dopo di me. Ci rivedemmo, dopo del tempo. Io avevo tante cose da fare, quell’euforia della libertà che molti provano appena andati in pensione e che spinge a riempire le giornate. Le domandai:

-Tu cosa fai ora?-

- Niente, mi rispose.

- Come, niente? Come passi le giornate?-

- Sto in casa, leggo, guardo la tv, esco talvolta con mio marito a fare spese, a volte qualche viaggio… Sto proprio bene così. -

Io pensai a come era possibile “addormentarsi” in quel modo.

Ecco, a parte “qualche viaggio”, è la mia vita di ora.

Però io non mi sento molto soddisfatta...

 

 
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