Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

DICEMBRE

E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

Madre Teresa di Calcutta

 

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Messaggi di Giugno 2013

CIO' CHE RENDE BELLA LA VITA 1

Post n°986 pubblicato il 24 Giugno 2013 da atapo
 

 

ARTE

(proposta del lune - 4a settimana)

 

il vaso François

Mi è stato raccontato (io non potevo ricordare) di una Atapina di circa due anni e mezzo sul seggiolone immobilizzata per mesi dall' ingessatura per curare una grave displasia congenita all'anca destra. La sua mamma doveva andare in negozio ad aiutare il papà e Atapina restava ad aspettarla lì anche per due-tre ore, con fogli e matite colorate, disegnando incessantemente. La nonna paterna stava nella stanza accanto (allora gli appartamenti erano comunicanti nella grande casa di famiglia), ma non dovette intervenire mai una volta: fogli e matite facevano da baby sitter.

E Atapina continuò a disegnare...

Conservo ancora “reperti” di qualche anno successivo, la data scritta in un angolo dal mio papà testimonia che avrei iniziato dopo pochi mesi la scuola elementare: sono disegni coloratissimi, ricchi di particolari, scene di bambini che giocano e riproducono la mia vita alla scuola materna. Devo riconoscere che disegni così belli e completi li ho visti, in tanti anni in cui ho fatto la maestra, solo in bambini molto più grandi...

I miei quaderni sono sempre stati pieni di disegni... senza TV quello era il mio passatempo, oltre al giocare, al leggere e al guardare le figure su libri e giornali, figure che poi mi tornavano in mente e davano forme e idee che riempivano fogli su fogli...

Così alla fine della terza media la professoressa di disegno disse che dovevo andare al liceo artistico perchè avevo grandi doti... ma quella di lettere mi consigliava il classico e quella di matematica lo scientifico: ero molto brava in ogni materia e ognuna tirava dalla sua parte. L'artistico mi affascinava tanto quanto fare la maestra.

Ai miei genitori però non piaceva: dicevano che era una scuola di gente stramba, non adatta a una ragazza di buona famiglia, chissà cosa sarei diventata, mi avrebbero “corrotto”... meglio l'istituto magistrale, tanto avrei potuto disegnare anche in quello. Era soprattutto disegno didattico e copia dei quadri dei grandi artisti, ma mi piaceva lo stesso e per conto mio copiavo dal vero i fiori e ritraevo persone, per esempio la mamma addormentata in un pomeriggio d'estate, foglio che ho poi incorniciato e conservo ancora... Lo studio della storia dell'arte mi apriva nuovi punti di vista, anche se si fermavano ben prima della contemporaneità e l'optical e i colori psichedelici li interiorizzavo in altri ambienti per niente scolastici...

A scuola i nove e dieci in disegno erano normali per me: se avessi preso l'altra strada sarei forse diventata una grande artista... o forse un'artista solamente... o un'abile artigiana?

Tutto questo si interruppe bruscamente: la morte di mio padre dopo una rapida malattia mi costrinse a crescere tutto in una volta e ad avere problemi e preoccupazioni molto concreti di sopravvivenza, la mia vita ebbe un cambiamento radicale e solo dopo moltissimi anni mi resi conto che da quel momento smisi completamente di disegnare, di “perdere tempo” con matite e colori...

Quando ho insegnato ho sempre cercato di trasmettere un po' di conoscenze e soprattutto l'amore per le forme artistiche ai miei scolari, sono riuscita a far disegnare tutti con semplicità e sicurezza, li ho spronati a cercare uno stile di lavoro artistico personale, a sperimentare varie tecniche di attività manuali e grafiche. Ho avuto per molti anni un collega che la pensava come me in questo e abbiamo portato avanti progetti interessanti e riusciti bene, ci siamo anche messi in gioco personalmente con i bambini lavorando insieme a loro, provando le tecniche, a volte con successo a volte meno, come quando ci proponemmo di riprodurre il vaso François con la stessa tecnica usata dagli antichi Greci: non ci riuscì altrettanto bene, anzi fu un disastro! Ma era importante passare ai bambini l'idea che l'arte è anche pazienza, prove su prove e qualche volta fallimenti da cui ripartire senza scoraggiarsi... E confesso che il saper disegnare bene mi ha dato una marcia in più nello svolgere molte lezioni in ogni materia: i bambini restano incantati nel vedere un mondo nascere rapidamente sulla lavagna...

Intanto diventavo autodidatta per scoprire quello che non avevo mai studiato in storia dell'arte... e continuo ad esserlo e in questo devo ringraziare l'amica Ody che mi dà spesso stimoli forti. Io sono molto “emotiva”, mi piace provare emozioni davanti ad un'opera d'arte, mi piace anche sapere il perchè è stata fatta e fatta in quel modo, anche se non rientra nei miei gusti. Ho scoperto da poco la fotografia, è arte anche questa no? Anche quando decido di scattare una foto è perchè in quel momento ciò che inquadro mi sta passando un'emozione e vorrei riuscire a trasmetterla a chi guarderà la mia foto...

Qualche anno dopo il pensionamento fra i corsi dell'Università dell'età libera scelsi il “Disegno dal vero”: copie di composizioni di solidi sbrecciati, fiori semi appassiti e busti rovinati di gesso riproducenti opere di artisti importanti. Dopo 40 anni ripresi in mano, solo per me, matite e colori, all'inizio un po' titubante, ma presto la sicurezza aumentava e tornavo a provare quel benessere mentre disegnavo come nella mia adolescenza... Così ho ripreso i pastelli a olio (i miei preferiti) che conservavo da allora, mi sono lanciata anche nel colore oltre che nel bianco e nero. Il professore è rimasto interdetto: mi ha detto che mentre con la matita sono precisa nei dettagli, molto decorativa, quasi da incisione, col colore sembro un'altra persona, “tra l'espressionismo e il fauve”... però era soddisfatto dei miei lavori! Due aspetti di me, contrastanti, anche qui... Ho seguito il corso solo quell'anno, dopo ho preferito continuare con il teatro, non si può fare tutto. Però avevo finalmente rotto il tabù e il trauma che mi impediva di disegnare così per puro piacere...

E in verità anche il teatro è arte... qui ho parlato di esperienze diverse... ma col teatro vi intrattengo spesso... ora vi ho raccontato un'altra parte della mia vita.

Direi che con questo post (che ho preparato ieri) vi saluto davvero e lascio il gioco... i prossimi collegamenti, non so quando, saranno dalla Sicilia e chissà cosa avrò da raccontare!


una foto mia, la grande luna di queste sere

 
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LE LETTERE E I GIORNI 7

Post n°985 pubblicato il 23 Giugno 2013 da atapo
 

DONNE

(proposta della domenica - 3a settimana)

 

Ho poco tempo, le valigie incombono. ma il tema è importante...

Vi lascio ancora una volta con un pittore e un poeta...

 

Klimt, Le tre età della donna


BALLATA  DELLE  DONNE

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

Edoardo Sanguineti

 
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LE LETTERE E I GIORNI 6

Post n°984 pubblicato il 22 Giugno 2013 da atapo
 

 

SOGNI

(proposta del sabato - 3a settimana)

 


 

Gli scienziati asseriscono che si sogna sempre, tutte le notti. Non lo metto in dubbio, allora dico che ci sono periodi in cui non ricordo per nulla i sogni che faccio, altri in cui li ricordo benissimo, ci sono stati nella mia vita sogni così “forti” che non li ho mai più dimenticati.

Molti anni fa un amico mi fece leggere “L'interpretazione dei sogni” di Freud e dopo discutevamo di questo libro e di queste tematiche affascinanti, lui diceva: “Chissà se la vita vera è quella che noi chiamiamo realtà oppure è quella dei nostri sogni?”, era molto filosofo e ci perdevamo in supposizioni e fantasie analizzando come eravamo...

Da quel tempo ho preso l'abitudine di chiedermi perchè ho fatto un certo sogno, quale aggancio può avere con la mia vita di quel momento, quale parte di me mi può far conoscere attraverso le immagini e le storie. Non sempre ne vengo a capo, a volte mi restano punti interrogativi, però è come un suggerimento per riflettere su me stessa e a volte fare qualche scoperta che non mi aspetto. Per molti anni, fra i 30 e i 40 circa sognavo molto spesso di guidare (io che non ho la patente!), non solo la macchina, ma addirittura la moto e molto veloce, felice dell'ebbrezza della velocità... Tanti miei sogni sono ambientati nella casa e nel giardino della mia infanzia e in questo caso sono sogni luminosi, di storie belle...

Ma faccio anche sogni brutti, ho sognato la mia morte, e un sogno terribile in cui intuii qualcosa di tragico che stava accadendo ad una persona amica ma fisicamente lontana da me: quando poco dopo scoprii questa coincidenza ne rimasi sconvolta. Coincidenza? Qualcuno direbbe che ci sono forze della mente ancora sconosciute alla scienza che mettono in contatto le persone legate tra di loro quando i sentimenti sono forti... Chissà, a volte è bello crederci, a volte mette timore...


Poi ci sono altri tipi di sogni, quelli che si fanno... ad occhi aperti o socchiusi. Ed io in questo caso sono una grande sognatrice, lo sono sempre stata. E' come se vivessi mille vite, immaginando, inventando storie, arricchendo la realtà quotidiana, credevo che invecchiando mi sarebbe passata questa abitudine, ma vedo che non accade. E' una parte di me bambina che resiste e che cerco di tenere nascosta agli altri, ma qualcosa trapela...

Però uno di questi sogni ad occhi aperti si è avverato: volevo fare l'attrice, ci sto riuscendo... E ne ho un altro, di questi grandi sogni, mi dico che c'è ancora tempo, posso sperare che diventi realtà...

 
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LE LETTERE E I GIORNI 5

Post n°983 pubblicato il 21 Giugno 2013 da atapo
 
Tag: viaggi

 

VIAGGI

(proposta del venerdì - 3a settimana)

 

Ecco un argomento MIO, visto che mi chiamano Tour operator! E adatto per il primo giorno d'estate, stagione di vacanze quindi, spesso, di viaggi.

In effetti finchè ho lavorato potevo viaggiare solo d'estate, visto che gli insegnanti non possono prendere ferie in altri periodi e ciò ha provocato per 36 anni i brontolii di mio marito: “Ecco, se tu non facessi questo lavoro potremmo fare qualche viaggetto nei periodi in cui si spende meno e c'è meno confusione!” E allora in estate partivamo con i figli per il mare, ogni anno un luogo diverso e quando i figli erano in colonia ci prendevamo una settimana tutta per noi per un viaggetto rigenerante in due.

Ci rifaremo quando andremo in pensione” gli dicevo. Ora in pensione ci siamo da qualche anno, potremmo andare via più spesso, anche giri brevi giusto per cambiare aria e vedere qualcosa di bello e di nuovo, finchè le forze e gli anni ce lo consentono... e lui non ne ha più voglia! Trova mille scuse, mille impegni, mille malanni e quando finalmente partiamo, lontano da casa vuole fare la stessa vita che a casa sua: sveglia tardi, riposini, radio o TV, lunghe soste ai ristoranti, dice che non vuole stressarsi, non gli interessa di vedere molte cose nuove, l'importante è non stancarsi... Il camper gli consente di viaggiare in questo modo, infatti vorrebbe andare in giro solo con quello, il treno lo annoia, la nave gli fa venire il mal di mare, nel pullman non si può muovere... Di andare via con altri o in viaggi organizzati non se ne parla nemmeno, non vuole sottostare ad orari e tempi imposti e diffida delle compagnie che non conosce. E' già tanto che abbia accettato alle Canarie le settimane con la coppia di nostri amici di sempre, proprio in nome dell'antica amicizia. Loro hanno tentato di convincerlo a muoversi di più (loro ogni tanto partono, l'anno scorso andarono in Marocco, quest'anno in Messico), magari tutti insieme, ma non c'è verso. Ultimamente mi ha detto che si può vivere bene anche senza andare per il mondo e ha voluto fare lo spiritoso una volta mentre leggevo articoli di viaggi: “Stai leggendo cosa c'è nei posti in cui NON andremo MAI?” Dopo averne discusso fino allo sfinimento (mio) e all'arrabbiatura (sua) a questo punto mi devo arrendere... più di tanto non otterrò, allora non ho voluto nemmeno rinnovare i passaporti, scaduti senza che li avessimo mai utilizzati: li avevamo fatti quando ancora pareva...

Io invece il mondo vorrei vederlo, eccome! E lui mi dice che lo vedrò quando lui sarà morto. Ma se mi capiteranno occasioni di muovermi anche prima della sua morte, gli ho già detto che andrò... e qualche volta è successo...

Quest'anno che non ha studiato per l'università (anche questa è stata una bella storia...) in primavera decise che finalmente saremmo potuti partire per il viaggio estivo all'inizio di giugno e non ad agosto. Altolà, gli dissi io, fino all'ultimo spettacolo teatrale non ci si muove, ma possiamo partire senz'altro il giorno dopo!

Appena saputa la data esatta, cioè il 13 giugno, immaginavo che il 14 ci saremmo mossi vista la sua fretta, invece...ha fissato per il 20 giugno il tagliando al camper! E allora?!

Abbiamo in sospeso dall'anno scorso il viaggio in Sicilia e se partivamo a metà giugno sarebbe stato meglio... gli ho suggerito di fare almeno il viaggio di andata in parte per nave, altrimenti tutto col camper ci si mette un'eternità e ci si stanca... Stavolta mi ha ascoltato, ha impiegato parecchio per scegliere e prenotare la nave, tra i giorni, gli orari, gli itinerari, gli sconti da far valere... ma finalmente siamo arrivati al dunque:

martedì 25 ci imbarcheremo da Napoli e mercoledì mattina arriveremo a Catania!!!

Da lì, parte il mio lavoro di tour operator e la nuova avventura dell'estate 2013...

Ho da fare quindi nei prossimi giorni, tra valigie e guide turistiche, può darsi che non riesca a continuare con voi questo viaggio tra le parole, la vita e i ricordi iniziato il primo giugno e che mi dispiace abbandonare, ma spero di avere la vostra comprensione...

Vi prometto, per quanto sarà possibile, foto e reportages dalla nostra bellissima isola... da farvi venire voglia di nuovi viaggi... voglio essere una brava tour operator!

Questa immagine l'avevo messa anche l'anno scorso, quando avevo dovuto dire addio al progetto...

...spero che sia di buon auspicio!

 

 
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LE LETTERE E I GIORNI 4

Post n°982 pubblicato il 20 Giugno 2013 da atapo
 

GATTI

(proposta del giovedì - 3a settimana)

 

"goccia di tigre"

Oggi non dico nulla, lascio parlare il poeta, vista l'importanza dell'argomento

 

ODE  AL  GATTO

Gli animali furono imperfetti,
lunghi di coda,
plumbei di testa.
Piano piano si misero in ordine,
divennero paesaggio,
acquistarono nèi, grazia, volo.
Il gatto,
soltanto il gatto
apparve completo
e orgoglioso: nacque completamente rifinito,
cammina solo e sa quello che vuole.

L'uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere le ali,
il cane è un leone spaesato,
l'ingegnere vuol essere poeta,
la mosca studia per rondine,
il poeta cerca di imitare la mosca,
ma il gatto
vuole essere solo gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda,
dal fiuto al topo vivo,
dalla notte fino ai suoi occhi d'oro.

Non c'è unità
come la sua,
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione:
è una sola cosa
come il sole o il topazio,
e l'elastica linea del suo corpo,
salda e sottile, è come
la linea della prua di una nave.
I suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola fessura
per gettarvi le monete della notte.

Oh piccolo
imperatore senz'orbe,
conquistatore senza patria,
minima tigre da salotto,
nuziale sultano del cielo
delle tegole erotiche,
il vento dell'amore
all'aria aperta
reclami
quando passi
e posi
quattro piedi delicati
sul suolo,
fiutando,
diffidando
di ogni cosa terrestre,
perché tutto è immondo
per l'immacolato piede del gatto.

Oh fiera indipendente della casa,
arrogante vestigio della notte,
neghittoso, ginnastico
ed estraneo,
profondissimo gatto,
poliziotto segreto
delle stanze,
insegna
di un irreperibile velluto,
probabilmente non c'è enigma
nel tuo contegno,
forse sei mistero,
tutti sanno di te ed appartieni
all'abitante meno misterioso,
forse tutti si credono padroni,
proprietari, parenti
di gatti, compagni, colleghi,
discepoli o amici
del proprio gatto.

Io no.
Io non sono d'accordo.
Io non conosco il gatto.
So tutto, la vita e il suo arcipelago,
il mare e la città incalcolabile,
la botanica,
il gineceo coi suoi peccati,
il per e il meno della matematica,
gl'imbuti vulcanici del mondo,
il guscio irreale del coccodrillo,
la bontà ignorata del pompiere,
l'atavismo azzurro del sacerdote,
ma non riesco a decifrare il gatto.
Sul suo distacco la ragione slitta,
numeri d'oro stanno nei suoi occhi.

Pablo Neruda

Beto, marzo 2013

 

 
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LE LETTERE E I GIORNI 3

Post n°981 pubblicato il 19 Giugno 2013 da atapo
 

 

MODA

(proposta del mercoledì - 3a settimana)



 

L'argomento capita a proposito: come tutti gli anni, in questi giorni Firenze è INVASA dalla moda: Pitti Immagine, nelle declinazioni Pitti Uomo, Pitti Bimbo, Pitti Filati, Vintage e altro ancora... Firenze capitale della moda, importante per l'economia nazionale, ma insieme alle torme di turisti estivi rende il traffico cittadino ancora di più un calvario per gli abitanti.

C'è in giro questa aria di frivolo, i giornali riportano gli eventi collegati e imperdibili, sfilate, feste, installazioni e spettacoli più o meno artistici... ma la maggior parte a invito per “chi conta”, i poveri mortali ne restano fuori ed hanno tutt'altro per la testa.

Anni fa, quando l'Italia era più ricca, le briciole di tutto questo ricadevano a volte anche sulla massa, perchè certe maisons per farsi pubblicità distribuivano piccoli gadgets nelle strade del centro, ora non ci pensano affatto: gli addetti entrano blindati nella Fortezza sede della manifestazione o nei palazzi nobili cittadini e il popolo può solo sognare mentre ne conosce le cronache sui giornali o nelle TV locali. Reminiscenze tristi di classi sociali ben differenziate...

Io una volta andai, nel giorno concesso al pubblico, a visitare gli stands di Pitti Immagine Profumi, perchè i profumi sono la mia passione anche se il mio naso è parecchio difettoso e sostenni amabili conversazioni sulle fragranze con certi produttori, sfoggiando le mie competenze più teoriche che pratiche... però fu un divertimento...e un' incetta di campioncini deliziosi!


 

Per me la moda è più un sogno che una realtà: mi piace guardare e studiare su certe riviste gli ultimi abbinamenti e tendenze, così se trovo sulle bancarelle dei mercatini qualcosa che assomiglia vagamente... anche perchè le mie occasioni mondane sono talmente scarse che non vale la pena preoccuparsi di seguire la moda e nemmeno per andare a fare la spesa una o due volte la settimana alla Coop o all'Esselunga...

Ma tornando a Firenze, da vera capitale della moda ha pure qualche museo sul tema.

Innanzitutto a Palazzo Pitti fra i molti musei d'arte c'è la Galleria del Costume: presenta abiti e accessori dal 1700 ad oggi e possiede talmente tanti pezzi che vengono esposti a rotazione, per cui farci una visita ogni tanto non è mai ripetitivo.


 

Poi c'è il museo Ferragamo, il famosissimo creatore di scarpe: oltre all'esposizione permanente delle sue produzioni caratteristiche allestisce mostre periodiche su temi particolari, per esempio da poco c'è stata la mostra sul mito di Marylin Monroe, che ordinava le scarpe su misura da Ferragamo e se le faceva spedire in America... E non l'ho affatto trovata una mostra frivola, ma interessante per conoscere meglio quel personaggio e i suoi tempi...



 

L'ultimo nato è il museo Gucci, aperto da pochi mesi e che non ho ancora visitato: la storia delle sue produzioni inserite nei loro tempi, presumo.



 

Scommetto che molti visitatori di Firenze attratti dalle sue bellezze artistiche non conoscono affatto questi musei così particolari... beh, vi lascio volentieri le informazioni e i suggerimenti per passare qualche ora diversa dal solito a Firenze...

 

 
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LE LETTERE E I GIORNI 2

Post n°980 pubblicato il 18 Giugno 2013 da atapo
 

 

ME

(proposta del martedì - 3a settimana)

 

Picasso, Donna allo specchio

 

Ai tempi della scuola elementare di Atapina una volta all'anno ci veniva dato il tema: “Parlo di me” o qualcosa del genere. Ora penso che così la maestra rilevasse i nostri cambiamenti, il nostro crescere... Mi è tornato in mente quando ho letto questo titolo: parlare di me ora, come mi è difficile! Anche qui nel profilo mi sono rifiutata, ho scritto: “Se siete proprio curiosi leggete nel blog” e così ribadisco, è nel blog che mi svelo, dove, forse, si capisce un poco come sono io...

Perchè a me pare così complicato descrivermi...

Come ho scritto qui accanto a commento quasi scherzoso di un libro: Ci vuole tutta la vita per capirci qualcosa di se stessi e dell'amore”, penso davvero che sia così, che quando credi di raggiungere una certezza è molto facile che ti venga scompigliato tutto...

Nel corso degli anni qualche volta un chiarimento l'ho raggiunto e mi è servito, con l'aiuto di alcuni psicologi, anche di un appassionato di astrologia e lettura della mano...Qualcuno riderà ma non voglio entrare in polemica: se anche questo è servito a qualcosa, perchè negarlo?

Poi lasciare qualche mistero da intuire o da scoprire è intrigante no?

Conosco una poesia che ricordo sempre quando rimugino su questo argomento, credo sia l'occasione giusta per offrirvela... vi ritrovo un sentire che è un po' anche il mio...

CHI SONO?

Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell'anima mia:
"follia".
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell'anima mia:
"malinconia".
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c'è che una nota
nella tastiera dell'anima mia:
"nostalgia".
Son dunque... che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell'anima mia

(Aldo Palazzeschi)

 

 
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LE LETTERE E I GIORNI 1

Post n°979 pubblicato il 17 Giugno 2013 da atapo
 

 

LAVORO

(proposta del lunedì - 3a settimana)




In questo gioco di giugno dopo il passato torniamo al presente... o no?

Io sono in pensione ora e la parola LAVORO mi fa tornare e meditare al passato...

Si allontanano sempre più i miei 36 anni di lavoro nella scuola, li posso ripercorrere con affetto e nostalgia, ogni tanto ci ripenso, mi vengono in mente periodi, situazioni, persone, incontri...per concludere che il lavoro è stato una parte fondamentale della mia vita.

La mia precoce passione per “fare la maestra” e i miei difficili inizi li ho già raccontati qui molto tempo fa, sono nel tag passato.remoto e avrei voluto continuare a scrivere la mia bella storia di insegnante, ma non l'ho fatto, solo ogni tanto sono tornata a farne accenni qua e là...

I miei inizi lavorativi coincidevano con gli anni del fidanzamento e non era chiaro se avrei continuato anche dopo sposata, soprattutto per colui che voleva sposarmi e che aveva in famiglia quel fulgido esempio di madre che aveva sacrificato tutto per il bene della famiglia. La famiglia prima di tutto, i figli hanno bisogno della mamma che li segua, mi diceva, ed io me ne stavo convincendo... Ma quando riuscii finalmente ad avere una classe MIA per un anno intero capii che quel lavoro mi appassionava troppo e dissi a LUI che non ci avrei rinunciato dopo il matrimonio né con eventuali figli: che ci pensasse bene dunque se continuare la storia con me. Lui ci pensò, poi accettò la mia decisione.

Allora il lavoro di maestra era considerato ideale per la donna che ha famiglia: mezza giornata, periodi di vacanze, e forse anche questo influì sulla sua decisione...

Ma proprio in quegli anni le cose stavano cambiando rapidamente nella scuola: si diffondeva il tempo pieno in cui io fui coinvolta da subito e con grande entusiasmo, il lavoro di team necessitava di maggiore progettazione, il nuovo modo di fare scuola esigeva aggiornamento e confronto continuo, le riunioni di vario genere aumentavano sempre di più e spesso non programmate ma decise all'ultimo momento...

Tutto questo da incastrare con la casa, i due figli, poi il trasferimento a Firenze dove eravamo soli senza parenti hanno portato ad anni di contrasti fra me e LUI, che mi accusava di dedicarmi troppo al mio lavoro e di trascurare la famiglia. E' stato geloso del mio lavoro e del mio impegno... c'è voluto molto tempo per smussare gli spigoli vivi che si erano creati fra di noi, cedendo, è vero, da entrambe le parti. Così io non ho mai fatto concorsi per direttore didattico (se avessi vinto c'era il rischio all'inizio di avere il posto in altre città quindi di dover lasciare la FAMIGLIA ) anche se mi sarebbe piaciuto, così ho tenuto solo per pochi anni l'incarico di responsabile del mio plesso (quasi vice direttrice) visto che la maggiore mia responsabilità LO faceva brontolare ancora di più... Ho tenuto duro solo sulle attività di ricerca e di aggiornatrice, le accettava di più, perchè le considerava un “fare del bene agli altri”. Solo molto tardi, forse troppo tardi, mi ha detto che era stato fiero di me e delle cose belle che avevo fatto nel mio lavoro...

Perchè è vero, ho avuto esperienze meravigliose, ho conosciuto colleghi stupendi, che credevano tantissimo nella possibilità di lavorare insieme, tra noi adulti e con i bambini: la scuola migliore si costruisce giorno per giorno INSIEME ai nostri scolari. Qualche volta ho sbagliato, come tutti, ma ho cercato di fissare nella mente molto chiaramente gli errori, per non rifarli e ogni anno che passava mi sentivo sempre più sicura di... continuare a credere in un certo modo di fare scuola, quello che faceva veramente essere i bambini protagonisti del crescere, dell'apprendere e del fare cultura. Molte volte in questo blog il tag scolastica.mente ha raccolto le mie esperienze e le mie riflessioni, chi ne avesse voglia potrà leggere lì più in dettaglio... oggi credo di avere raccontato anche troppo...

 
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CIBI DI UNA VOLTA 7

Post n°978 pubblicato il 16 Giugno 2013 da atapo
 

 

POLLO e PATATE

(proposta della domenica - 2a settimana)

 


 

Magari pollo arrosto e patate arrosto? Mmmmh! Credo che sia il piatto di carne che preferisco... Con la crosticina croccante e il profumo del rosmarino, magari un mezzo limone cotto insieme, come faceva la mia mamma...

In tanti anni di lavoro nella scuola a tempo pieno, quindi di partecipazione a migliaia di mense scolastiche, ho notato che questo piatto piace molto, non ricordo bambini che lo rifiutassero. Sarà per la possibilità (quasi necessità per loro) di usare le mani nel separare la carne dalle ossa e quindi gustare con tutti i sensi, anche finalmente col tatto che spesso teniamo “in castigo”. Io a quest'età di certo non mangio più il pollo con le mani, ma continuo ad amarlo, anche perchè mi risolve egregiamente i problemi del mio odio verso la carne che gronda sangue: le bistecche al sangue cerco sempre di evitarle e ordinare pollo arrosto mi fa stare più tranquilla.

Purtroppo i polli di oggi sono quasi tutti incolori, inodori, insapori, la carne non è compatta, ma si disfa appena viene toccata dalla forchetta: polli di plastica, dice mio marito. Trovare un pollo veramente buono è un'impresa, chi conosce un contadino che li alleva ancora RUSPANTI ne conserva gelosamente nome e indirizzo da svelare agli amici fidati come un segreto importante...

Per mangiare un pollo sicuramente come si deve, naturale come una volta, ora mi tocca andare alle Canarie oppure in Tunisia.

Col rimpianto per i polli di una volta oggi vi lascio: concludo la settimana tormentata da un potente raffreddore causato dall'aria condizionata nel camerino del teatro... se ci fosse il pollo migliore del mondo oggi non ne sentirei neppure l'odore!


 
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CIBI DI UNA VOLTA 6

Post n°977 pubblicato il 15 Giugno 2013 da atapo
 
Tag: teatro

 

FEGATO

(proposta del sabato - 2a settimana)

 

Il fegato, quello da mangiare, mi piace pochissimo. C'è questo fatto che mi dà fastidio il sangue, tutto ciò che sanguina, le carni sanguinolente. Da piccola mi obbligavano a mangiarne spesso per questioni mediche: faceva bene,faceva crescere ecc., con mio profondo disgusto e minacce e castighi da parte di mia mamma, mai troppo tenera per quanto riguardava la mia salute. Ora lo sopporterei di più, ma deve essere cotto e stracotto in modo da non far intravedere più la minima traccia di sangue. Così diventa una suola da scarpe! Protesta mio marito, quindi lo prepariamo raramente e...a cotture differenziate.


Ma FEGATO mi fa venire in mente altro...e allora...

ci vuole FEGATO a mettersi in gioco a 62 anni per ostinarsi in un percorso teatrale insieme a compagni 30-40enni, pensando che se avessi cominciato alla loro età questa strada avrebbe potuto davvero portarmi a qualche sbocco interessante...

e forse ci vuole FEGATO per rendermi conto che a 62 anni ora questa strada posso percorrerla solo per hobby, bellissima cosa, ma senza più tante illusioni...

Insomma, mercoledì e giovedì abbiamo rappresentato lo spettacolo tratto da Woody Allen, noi allievi del primo anno della scuola di recitazione di un teatro cittadino.

 


 

Anche se ho già partecipato a vari spettacoli, stavolta ero particolarmente emozionata:

a causa dell'ambiente nuovo, non ancora familiare come l'istituto francese o le sale del palazzo antico del centro città,

a causa dell'insegnante esigentissimo, che fino all'ultima prova a tutti ha fatto osservazioni, indicato punti da migliorare ed io che sono perfezionista ci sono stata a lavorare sopra fino all'ultimo momento...

a causa del pensiero che stavolta era un VERO teatro, col pubblico del quartiere e della città, con dei “pezzi grossi” e dirigenti teatrali curiosi di vedere come ce la saremmo cavata noi pivellini.

Ce la siamo cavata benissimo.

Ora, ripensando ad alcuni momenti, quasi mi salgono lacrime di commozione...

L'agitazione delle ore prima del debutto, nostra e del professore.

La strana calma che invece avevamo prima della seconda replica, forti del fatto che la prima fosse andata bene. O forse eravamo solo stanchi... Il professore invece era agitato più che mai: “Vi vedo troppo rilassati! Guardate che la seconda è più difficile della prima, non vi dovete adagiare, è sempre una cosa diversa, nuova, il pubblico è un altro, reagirà diversamente da quello di ieri...”

Lo stringerci forte forte le mani in cerchio nel triplice urlo scaramantico: “Merda merda merda!”

Qualcuno ha avuto qualche tentennamento, ma i compagni l'hanno aiutato in modo egregio, tutto ha mantenuto il ritmo veloce e brillante che doveva essere.

Siamo riusciti a farlo ridere di gusto questo pubblico, in entrambe le serate, in certi momenti ci sono stati applausi a scena aperta: anche per me, in un punto su cui avevo “lavorato” fino all'ultimo e, a quanto pare, ho lavorato bene!

Dietro le quinte durante gli spettacoli l'agitazione si taglia col coltello: chi sta per entrare in scena, chi è appena uscito e deve scaricare la gioia di aver fatto bene o la stizza di non aver raggiunto ciò che voleva, chi cerca copioni o oggetti di scena che aveva appena appoggiato... e l'insegnante, agitato come noi, che pende dai nostri movimenti e dalle nostre battute sul palcoscenico, pronto a “sibilare” un suggerimento, poi ad abbracciarci e ad alzare il pollice appena abbiamo finito la nostra parte e torniamo dietro le quinte.

A me ha detto, dopo la seconda replica, che ero stata PERFETTA, avevo tenuto i tempi e gli spostamenti come dovevano... io mi sono sentita così felice, dopo tutte le osservazioni e i suggerimenti che mi aveva dato fino all'ultimo...

Anche lui era emozionatissimo alla fine di tutto, è riuscito a dire solo poche parole per ringraziare il pubblico, dice che gli abbiamo dato una grande soddisfazione...

Nel buffet dopo i due spettacoli in tanti sono venuti a congratularsi personalmente con noi, ormai promossi attori: i nostri amici e parenti, certo, ma anche tanti sconosciuti spettatori e anche... i due direttori del teatro e qualche altro attore cittadino. Io ho ritrovato tra il pubblico alcuni miei scolari di tanti anni fa: un'emozione in più, vederli così uomini fatti che vengono ad applaudire la loro vecchia maestra!

L'appuntamento è per settembre, quando faremo almeno un'altra replica del nostro Woody per inaugurare il nuovo anno e il nuovo cartellone. Poi si passerà al secondo anno... per chi lo vorrà...


noi dei quartieri alti...col regista

 
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CIBI DI UNA VOLTA 5

Post n°976 pubblicato il 14 Giugno 2013 da atapo
 

PESCE

(proposta del venerdì - 2a settimana)


 

Poichè di minestra di verdura e minestroni ho già parlato la settimana scorsa, oggi scelgo il PESCE, che mi fa tanto sognare di mare...

A casa di Atapina (...tipo c'era una volta...) di pesce ne arrivava poco, perchè costava molto, diceva la mamma. Qualche sogliola fritta per me, sperando che finalmente mangiassi senza fare storie, i “pesciolini-birichini”, tonno sott'olio, seppie in umido con i piselli, vongole a volte per condire gli spaghetti: ecco cosa ricordo sulla mia tavola.

Ma ricordo anche delle “mangiate di pesce”...

Il mio nonno (padrone assoluto di casa e giardino) era abbastanza benestante e ogni tanto lanciava qualche proposta ai suoi figli (4, con famiglie al seguito), per consumare già in vita parte delle sue sostanze in modo da lasciarci meno problemi ereditari quando sarebbe arrivato il momento...

Diceva: “Domenica andiamo tutti a fare una mangiata?”

e se la domenica era durante la bella stagione la frase continuava “...una bella mangiata di pesce?” Figuriamoci, accettavano tutti, pagava il nonno!

Così finivamo imbarcati e suddivisi fra le varie automobili degli zii (i miei genitori non avevano l'auto) e via! Da Bologna ricordo, fra tante, che andavamo in una trattoria in campagna nel ravennate, che aveva stalla, animali, campi e frutteti, una specie di preistoria di agriturismo, così noi bambini avevamo assicurato il divertimento dopo pranzo.

Per il pesce si arrivava sulla riviera adriatica: Cervia, Viserba, Rimini... insomma, una giornata di mare!

Una grande tavolata, gli adulti che si abbuffavano di pesce di tutti i tipi (i miei genitori e i miei zii erano tutti grandi mangiatori), io che mi godevo la frittura mista, senza spine (ho sempre odiato le spine subdole del pesce...). Di queste giornate quello che mi ricordo di più è il divertimento di passare tante ore con tutta la tribù dei cuginetti, del mangiare pesce non mi importava proprio nulla!

Così il pesce ho realmente cominciato a conoscerlo e ad apprezzarlo dopo che mi sono sposata, quando pian piano ho cominciato ad “affrontarlo”, seppur con riluttanza: le spine, il sangue e le interiora continuano a starmi poco simpatici, però mi sacrifico perchè mi piace...e con gli avanzi si fanno dei sughi squisiti per la pasta!

Dribblo l'ostacolo facendo pulire il pesce al negoziante e... mangiandolo spesso al ristorante, soprattutto quando siamo col camper in posti di mare, dove direi che una volta o l'altra spunteranno le pinne anche a noi...


Marsiglia, al mercato del pesce

 
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CIBI DI UNA VOLTA 4

Post n°975 pubblicato il 13 Giugno 2013 da atapo
 

 

TRIPPA E...

(proposta del giovedì - 2a settimana)

 

Ho scelto trippa, ma non vi parlerò di trippa. Cioè vi dirò solo che la trippa mi piace col sughetto di pomodoro e odori che preparo io... e mi fermo, perchè invece voglio presentarvi il FRATELLO FIORENTINO della trippa, cioè il lampredotto.

Cos'è? Prontamente Wikipedia ci informa che il lampredotto è una delle parti dello stomaco dei bovini, come sua sorella trippa rientra in quello che viene chiamato il quinto quarto dei tagli di carne bovina, a Firenze è conosciutissimo e apprezzatissimo.

E' un cibo di strada, a Firenze ci sono i chioschi col pentolone in cui cuoce, bollendo tra gli odori e il pomodoro. Si usa mangiarlo tagliandolo a striscette messe a farcire un panino le cui due parti sono bagnate un attimo nel brodo di cottura. Il venditore chiede se si vuole un'aggiunta di salsa verde, oppure il piccante, cioè una spolverata di peperoncino.



 

A volte viene cucinato in zimino, cioè con l'aggiunta di foglie di bietola insieme agli odori. Si può comperarlo anche senza panino e portarselo a casa, dentro ai contenitori ermetici.

Ci sono i lampredottai fissi con i loro furgoncini in certi angoli della città, nei mercati e nelle feste popolari almeno un lampredottaio non manca mai e c'è la fila di clienti, non solo all'ora di pranzo: un panino al lampredotto si mangia a tutte le ore.


 

Io invece non lo mangio. Cioè, dopo pochi bocconi mi sazia e lo lascio volentieri a mio marito che ne va matto.

Così, se venite a fare un viaggio a Firenze, accodatevi agli altri turisti e agli indigeni davanti ad uno di quei furgoncini e assaggiate il lampredotto... forse avrete poi un motivo in più, oltre all'arte e ai monumenti, per tornare a visitare questa bella città!



 
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CIBI DI UNA VOLTA 3

Post n°974 pubblicato il 12 Giugno 2013 da atapo
 

 

AVANZI

(proposta del mercole - 2a settimana)


 

Avanzi? In casa nostra, quando ero piccola? MAI !!! O almeno io non ne ricordo. Forse perchè senza frigorifero lasciare avanzi era un rischio, forse perchè le razioni non erano poi così abbondanti, forse perchè mio padre aveva uno stomaco di ferro e spazzolava tutto, credo che in questo modo non restassero avanzi... oppure si riciclavano molto rapidamente.

Invece ora ho spesso la porzione o mezza porzione che langue nel frigorifero, perchè io tendo ad abbondare nei preparativi, ho ancora un po' la mano a quando eravamo in quattro in famiglia di cui due giovani adulti, forse anche un po' di nostalgia...

Io non avrei problemi a finirli mangiando di nuovo lo stesso piatto magari la sera o il giorno dopo, anzi risparmierei di cucinare, per mio marito invece questo è un peccato mortale: lui vuole che il menù sia molto variato e in questo ha una memoria di ferro: “Ma non l'hai già fatto da poco...?” Uffa! Allora capita che il tegamino o contenitore venga dimenticato in frigo e... addio, magari si finisce per buttarlo.

Così gli avanzi preferisco congelarli, in porzioni da una o due persone. Almeno nel congelatore resistono, vengono utili nei pasti affrettati o solitari che a volte capitano, o solo per mio marito (dopo tempi adeguati alla dimenticanza) quando io tento per l'ennesima volta di mettermi a dieta.

Ultimamente ho trovato un'altra sistemazione, soprattutto per avanzi di verdure cotte, o sughi, o pezzetti di carne: li riciclo facendo dei ragù e condimenti per la pasta asciutta che di solito vengono molto buoni e … unici e irripetibili, perchè gli avanzi non sono mai gli stessi o nelle stesse quantità.

Buono!” diceva mio marito soddisfatto quando assaggiava le prime volte queste salse, poi gli ho svelato il segreto ed ora invece dice con fare un po' sospetto: “Da quale avanzo salta fuori stavolta?”

Ma che vada un po'...

 

(scusate se in questi giorni giro poco tra i blog, soprattutto quelli che partecipano a questo simpatico gioco, ma sono in piena ...sindrome da debutto... che ci sarà stasera! Mi rimetterò in pari appena possibile...)

 
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CIBI DI UNA VOLTA 2

Post n°973 pubblicato il 11 Giugno 2013 da atapo
 
Tag: memoria

 

FRITTO

(proposta del martedì - 2a settimana)

sfrappole bolognesi

 

In casa mia, ai tempi di Atapina (sfrutto il soprannome che qualcuno ha coniato...) si friggeva spesso e volentieri. Anche perchè io ero inappetente, tra malattie e convalescenze dovute alle tonsille e adenoidi che mi hanno tormentato per anni, e i cibi fritti, si sa, ai bambini piacciono.

Friggevano le sogliole (solo per me), i pesciolini minuscoli che allora costavano una sciocchezza e che io chiamavo i “pesciolini-birichini”, le polpette, le patate a pezzi, i carciofi, i fiori di zucca, le cotolette di maiale o di pollo che... così buone non si erano mai sentite, dicevano tutti coloro che le assaggiavano, altro rimpianto di qualcosa che se ne è andato con la mia mamma...

Le riusciva sempre bene anche la crema fritta, che a me invece varie volte si è squagliata e deformata senza dignità nell'olio bollente. Ma il suo capolavoro erano le sfrappole (o cenci, o qualsiasi nome abbiano in giro per l'Italia i nastri di pasta fritta e inzuccherata tipici del Carnevale): restavano friabili seppure morbide, chiarissime e delicatissime, le intrecciava prima di buttarle nell'olio e quasi mai si rompevano... Erano tanto apprezzate anche da alcune mie amichette e dalle loro mamme: loro festeggiavano i compleanni proprio in gennaio-febbraio e spesso il regalo che portavo era proprio un vassoio di queste sfrappole celestiali!

Durante la mia prima gravidanza la mamma mi ha mantenuto a crescentine fritte: tutte le volte che passavo da lei me le preparava rapidamente, perchè in quei mesi mi era venuta la voglia particolare...delle sue crescentine fritte! Il massimo dietetico per una gestante, se l'avesse saputo il mio ginecologo! Ma le ho digerite benissimo...

In casa avevamo la padella per friggere: una padellaccia di ferro nero con dentro lo strutto rappreso che ad ogni frittura veniva sciolto, poi fatta un'aggiunta di strutto nuovo e...via! Dopo la frittura si scolavano gli avanzi bruciacchiati e si lasciava raffreddare, fino al prossimo uso. Forse era proprio lo strutto tanto...vissuto che dava quel sapore così ricco e straordinario ai fritti di casa mia? Nessuno a quel tempo si poneva problemi di colesterolo, gastriti, tumori...

Quando mio marito, allora fidanzato, venne a pranzo da me e vide quella padella inorridì e decretò che a casa nostra sarebbe stato tutto più sano, niente strutto, solo olio e del migliore... però i fritti della suocera li apprezzava ugualmente! Sposati da poco, in casa nostra entrò un monumento di friggitrice elettrica che secondo lui avrebbe dovuto risolvere ogni problema: solo che per funzionare in modo ottimale bisognava friggerci quantità industriali di vivande, noi non avevamo intenzione di moltiplicarci fino a quel punto... Inoltre doveva essere lavata a mano dopo l'uso ed era pesantissima da muovere... Durò poco, la rivendemmo e anche il marito si rassegnò alla padella, ma in acciaio inox e lavabile in lavastoviglie. E olio al posto dello strutto, da buttare ogni volta... però io ogni tanto, lo confesso, butto nell'olio qualche cucchiaiata di strutto senza che LUI se ne accorga... così, forse per un legame col passato, forse alla ricerca di un sapore antico...

 
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CIBI DI UNA VOLTA 1

Post n°972 pubblicato il 10 Giugno 2013 da atapo
 
Tag: memoria

 

LESSO

(proposta del lunedì - 2a settimana)



 

Il rito cominciava di sabato, nel tardo pomeriggio.

Io gli davo il via, dopo che nei miei primi anni di vita avevo accompagnato la mamma per impararne la formula iniziale, che poi avrei trasmesso senza rimpianti a mio fratello appena avesse raggiunto l'età sufficiente a liberarmi da quell'incombenza settimanale che, diciamo la verità, cominciava a intralciare le mie manovre organizzative dei sabati pomeriggio...

Le parole magiche erano “Mezzo chilo di carne da brodo, un osso, tre etti di magro”, per non sbagliarmi le ripetevo nella mente come un mantra, mentre nella macelleria di quartiere tenevo d'occhio le signore arrivate prima di me e quelle arrivate dopo, per non fare figuracce né per farmi fregare da chi mi poteva considerare una bambinetta tonta. Quando toccava a me mi uscivano tutte d'un fiato, il macellaio, un omone biondo e rosso in viso, palpeggiava vari pezzi di manzo prima di sceglierne uno per me, che poi buttava sul tagliere di legno e aggiustava nel cartoccio insieme ad un osso pescato dalla bacinella. Un altro cartoccio raccoglieva il macinato che usciva dalla macchinetta dove lui spingeva dentro alcuni pezzi di carne ed io restavo un attimo col fiato sospeso temendo che insieme ci finisse stritolato qualche suo dito... Poi via alla cassa dove stava impettita sua moglie, una gran bella donna, tanto mora quanto lui era biondo, dai lunghi capelli ricciuti, grandi orecchini da zingara, un rossetto di un rosso vivacissimo e provocante, adatto ad altri luoghi e situazioni, non ad una macelleria...

A casa l'acquisto passava il severo controllo della mamma, se mi avesse “servito bene”: se la carne non era come voleva lei ...”Mmmh, stavolta...” e faceva la faccia scura, io mi sentivo in colpa, come se avessi potuto farci qualcosa...

Non avevamo frigorifero, ma l'attesa non sarebbe stata lunga...

Il mattino dopo, domenica, mi svegliava sempre (ricordate il menù fisso?) il profumo che si faceva via via più intenso della carne che cucinava dentro l'acqua bollente: lesso, polpettone, sedano, carota e cipolla, insieme al fruscio ritmico del mattarello sul tagliere di legno. Di buon'ora la mamma aveva cominciato a preparare la carne lessata e la sfoglia: le tagliatelline fini che a mezzogiorno sarebbero state cotte nel brodo di carne.

La sfoglia sembrava una dote innata delle donne bolognesi: un impasto velocissimo, le aggiunte di acqua e farina così a occhio valutando istintivamente il grado di umidità dell'ambiente per evitare che tutto si appiccicasse o si seccasse troppo, lo stendere l'impasto col mattarello lungo in una luna gialla e rotonda sempre più ampia, sempre più sottile...senza che venissero buchi, l'arrotolare questa luna per poi tagliarla a fettine più tardi quando si fosse asciugata, infine aprire i nastri di tagliatelle per completare l'asciugatura come fosse una riccioluta capigliatura bionda... Mia mamma è sempre stata abile a fare la sfoglia e le sue domeniche mattina, per quanto mi ricordi, cominciavano così, le eccezioni erano rare. Io avevo cominciato ad imparare a fare la sfoglia, ma a venti anni una brutta frattura al polso destro mi ha tolto l'agilità necessaria a quelle manovre col mattarello lungo... ed ho perso un po' del mio DNA bolognese!

Alla domenica, a mezzogiorno di secondo c'erano quindi la carne lessata e il polpettone: un matrimonio di carni che ho mantenuto anch'io nella mia attuale famiglia, non tutte le domeniche, ma quando ne ho tempo e voglia, come ho mantenuto la salsina agrodolce che la mamma preparava spesso come accompagnamento. Ma qualcosa ho innovato, una piccolissima variazione scoperta su non so più quale scritto di consigli culinari, che però fa dire a mio marito che il brodo preparato da me con la carne lessata è ancora migliore di quello di mia mamma... e detto da lui...

Come? Siete curiosi? Volete sapere? Bene, provate a buttare un chiodo di garofano dentro all'acqua, insieme a sedano-carota-cipolla...

 

 
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CASALINGHITUDINI ANTICHE 7

Post n°971 pubblicato il 09 Giugno 2013 da atapo
 

 

RIPOSO

(proposta della domenica - 1a settimana)

Domenica...riposo?! Mah...

Una rapida carrellata sulle ormai tantissime domeniche della mia vita, per meditare su questa accoppiata: domenica/riposo. Quale riposo?

Fin dall'infanzia le mie domeniche mattina sono state occupate da messa e catechismo, restavano i pomeriggi... e vado a frugare tra i ricordi...

 


 

Pomeriggi domenicali a passeggio con mamma e papà, nella campagna sulle colline bolognesi appena dietro casa nostra o ai Giardini Margherita a portare il pane secco ai daini e a rabbrividire di emozione davanti alla gabbia di una coppia di veri leoni un po' spelacchiati e molto depressi, che comunque qualche volta riuscivano pure a riprodursi e i leoncini facevano impazzire di gioia i bambini bolognesi... Attraversati i Giardini, in estate era d'obbligo la sosta da Pino, uno dei migliori gelatai della città!

Pomeriggi domenicali solo con la mamma per fare visita a qualche suo fratello o sorella o cugina, sparsi nei vari quartieri: incontri con parenti affettuosissimi che vedevo di rado e , timida come ero, all'inizio mi mettevano in soggezione...

Pomeriggi domenicali solo col papà, in centro a guardare vetrine e a raccontarci storie, oppure al cinema, passione che avevamo in comune...

Pomeriggi domenicali con altri bambini al cinema organizzato in parrocchia: vecchie pellicole logore di istruttive e tragiche vite di santi, oppure di Stallio e Ollio o Francis il mulo parlante... In file di panche scomode e affollatissime , rigorosamente i maschi da una parte e le femmine dall'altra...

Pomeriggi domenicali di noia, che riempivo di letture furiose oppure creando mondi e storie con matite colorate e acquerelli... dicono che siano i migliori per conoscere se stessi e per diventare intelligenti...

Pomeriggi domenicali dell' adolescenza, a zonzo per la città in gruppi di amici oppure rinchiusi in soffitte o cantine ad ascoltare musica rock e ad ascoltarci crescere... organizzando la prossima festina tipo dirty dancing, da cui avrebbe dovuto nascere il grande amore... e sere domenicali tutte uguali a ripassare affannosamente le lezioni del lunedì sospirando sul grande amore che non era ancora arrivato!

 


 

Pomeriggi domenicali da fidanzati, poi giovani sposi: la gioia dello stare insieme, solo noi due, dopo una settimana di lavoro e non importava dove fossimo e cosa facessimo...

La musica è cambiata con i figli... e allora le due parole domenica/riposo hanno smesso di viaggiare in coppia, perchè la domenica purtroppo è diventata, di norma, il giorno del tentativo di rimettermi in pari con tutte le faccende domestiche accumulate durante la settimana... Tentativo quasi sempre fallito, che mi metteva un'angoscia, una frustrazione... La sera arrivava sempre troppo in fretta, l'ultimo sforzo era spesso quello di preparare a cena la pizza che ai ragazzi piaceva tanto e mentre tutti la divoravano soddisfatti io pensavo che fra poche ore sarebbe ricominciato il balletto: scuola-riunioni-preparare le lezioni-fare la spesa-cucinare-dirimere le questioni tra i figli-incombenze varie-imprevisti dell'ultimo minuto. E io non ero soddisfatta e il marito nemmeno perchè, per quanto io potessi fare, restava sempre qualcosa in sospeso...

Ora... in pensione anche la domenica la posso gestire meglio, ma va a finire che quasi sempre la passo in casa, ancora alle faccende domestiche. Ma il motivo è che i mezzi pubblici sono più rari, i cinema, i teatri o le fiere sono più affollati, io ed anche mio marito preferiamo uscire oppure organizzare qualcosa nei giorni feriali.

Oggi pomeriggio però uscirò, ma non per relax! Avrò le prove di teatro, sarà per l'ultimo spettacolo!!!

Approfitto per dirvi che è ormai arrivato alla fine il mio corso di TEATRO VERO. E' stato difficile, non solo all'inizio, però mi è piaciuto e ho imparato molto. L'insegnante (pensate, ha 38 anni, uno in più di mio figlio!) è molto contento del nostro gruppo e per il saggio finale ci fa preparare una serie di scene tratte dall'opera di Woody Allen “Sesso e bugie”. Ci ha detto subito che sarebbe stato un lavoro su un testo difficile, ma pensava che noi ce la potessimo fare, perchè siamo BRAVI!!! Questo non vuol dire che sia tenero con noi alle prove, anzi, ci maltratta e ci critica, pretende, ci vuole sempre migliori e dopo aver ripetuto una scena siamo veramente K.O., ma le storie che mettiamo in scena sono molto divertenti e ci rendiamo conto che è necessario tutto il nostro impegno per far divertire anche il pubblico.

Da oggi proveremo tutti i giorni, il debutto sarà mercoledì sera, con replica giovedì: due serate addirittura! E la locandina sarà inserita nel “cartellone” di quel teatro! E allora... “Provaci ancora Sam!”



 
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CASALINGHITUDINI ANTICHE 6

Post n°970 pubblicato il 08 Giugno 2013 da atapo
 
Tag: memoria

VISITE

(proposta del sabato - 1a settimana)

 

De Blaas E., Lettera d'amore

 

Tanto tempo fa, le visite...di chi? Non avevamo telefono, ogni visita di parenti era sempre una sorpresa. Non quelli della famiglia del papà, quasi tutti abitavano nella stessa nostra palazzina e ci trovavamo insieme nel giardino, solo il nonno aveva il telefono in casa sua e ci preannunciava l'arrivo della zia, sua figlia, che aveva fatto un ottimo matrimonio, abitava in centro a Bologna e tornava qualche ora da noi nella sua casa natale, in periferia quasi campagna, a respirare aria buona. Io ero felicissima, era la mia zia preferita e siamo ancora molto legate, portava con sè mio cugino che aveva la mia età ed era mio compagno di scorribande e monellerie.

Erano i parenti della mamma che arrivavano di sorpresa: i suoi sette fratelli avevano prodotto una serie interminabile di cugini di tutte le età, per fortuna arrivavano uno o due alla volta, si fermavano un po' ad aggiornare le notizie su tutto il resto della famiglia, se ne andavano... chi aveva l'orto ci portava qualche prodotto fresco, la mamma gli metteva in mano qualche lira anche se venivano a mani vuote... erano quasi tutti più poveri di noi...

Ma a casa mia capitavano anche visite di altro tipo... 

La mia mamma faceva un lavoretto a domicilio per arrotondare i guadagni del mio papà che riparava orologi come artigiano (orologiaio povero, direbbe Pinocchio): lei rimagliava le calze di naylon. Un lavoro importante a quel tempo perchè le calze di naylon costavano molto e tutte sappiamo la rabbia del filo smagliato che si staglia beffardo su per la gamba! Le signore portavano le loro calze da aggiustare in alcuni negozi in cui la mamma aveva lasciato il nome, lei (o io) passavamo a ritirare i sacchetti con le calze rotte poi a riconsegnarli a lavoro finito. Non crediate che si guadagnasse molto, erano poche lire al paio, ma tutto serviva...

Le signore vicine di casa invece ci portavano le calze direttamente e ne venivano anche da più lontano, col passaparola. Così c'era sempre a casa mia questo simpatico via vai di donne di tutte le età, o di bambini mandati dalle loro mamme (TUTTI eravamo per strada a far commissioni già dai 5-6 anni!) e nelle giornate “morte” io mi annoiavo e sbuffavo: “Ma perchè oggi non viene nessuno?” E penso che la mamma si facesse la stessa domanda, ma per motivi più seri dei miei...

A me piaceva perchè ogni scampanellata era un incontro, un saluto per me: “Come va la bimba?” o “...i bimbi” alla nascita di mio fratello. Facilmente ci scappava qualche chiacchiera, qualche pettegolezzo di quartiere, le ultime notizie su tizio e caio... Certe signore penso venissero anche per avere questa occasione di conversazione, la mamma ascoltava soprattutto, diceva quelle due parole per far sentire a proprio agio la cliente interlocutrice (guai a trattare male le clienti), qualcuna non la finiva più e quando finalmente se ne andava la mamma sospirava: “Quanto tempo mi ha fatto perdere!”

Io quasi sempre ascoltavo... soprattutto restavo affascinata dalle chiacchiere di alcune signorine che affrontavano spesso l'argomento “fidanzati e pene d'amore” e non se ne andavano più: non mi perdevo una parola! Erano molto simpatiche e le loro storie sempre interessanti, quando le vedevo al cancello già godevo per lo spettacolo a cui senza volere mi avrebbero fatto partecipare...

Già, la mia mamma era molto benvoluta, molti le raccontavano le loro vicende e lei sapeva molte cose di tutti e le teneva per sé, era sempre amica di tutti e riservata. Ora che ci penso, anch'io ho spesso raccolto confidenze importanti da persone che ho conosciuto e mi sono sentita contenta di suscitare questa fiducia negli altri...

Io non ho mai imparato a rimagliare le calze, conservo per ricordo qualche attrezzo, la mamma non voleva insegnarmi, diceva che dovevo studiare perchè con quel mestiere ci si rovinava gli occhi... e pensare che ha finito la sua vita quasi cieca, ma non per colpa di quel mestiere...

 

 
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CASALINGHITUDINI ANTICHE 5

Post n°969 pubblicato il 07 Giugno 2013 da atapo
 

 

CUCINA

(proposta del venerdì - 1a settimana)


Annibale Carracci, Il mangiatore di fagioli

 

Oggi torno al passato... e colgo l'occasione per raccontare qualcosa che già da tempo avevo in mente di mettere qui.

Andando indietro con la memoria fino ad una Atapo molto piccola, ritrovo a casa mia sempre una specie di “menù fisso”. A pranzo, per ogni giorno della settimana c'era una sequenza di primi patti che non cambiavano mai:

Lunedì: pasta al pomodoro, nelle varianti pomodoro semplice, pomodoro-sedano-carota-cipolla, ragù (raro); anche il formato di pasta era quasi sempre i gobbini rigati (che chiamavamo maccheroni) o più raramente le farfalle (che a Bologna chiamano strichetti).

Martedì: quella che nel nostro lessico familiare veniva chiamata “pappa puntine”, gliel'avevo dato io questo nome, era un passato di verdure ( dove insieme alle onnipresenti patate e carote confluivano le verdure di stagione, per cui il gusto era un po' differente nei diversi periodi dell'anno) in cui veniva cotta una pastina piccola, tipo palline allungate con le estremità a punta. Io adoravo questa minestra, che quasi si scioglieva in bocca con la sua pastina, forse proprio quest'ultima che mi era così simpatica mi rendeva gradita la minestra di verdura che difficilmente i bambini mangiano senza fare storie.

Mercoledì: era il giorno del riso, non risotto (piatto che scoprii molto avanti e fuori da casa mia), ma riso in brodo, di solito brodo rosso con una specie di ragù diluito, oppure brodo con verdure, soprattutto spinaci che mi inquietavano per il colore verde scuro per cui non aveva con me lo stesso successo della “pappa-puntine”. Il riso che io preferivo, al burro e parmigiano, quasi risotto perchè meno brodoso, era riservato ai pasti serali, a pranzo mai.

Giovedì: era il giorno che preferivo, c'erano le tagliatelle, fatte in casa dalla mamma! Condite con un ricco ragù alla bolognese (il colesterolo manco si sapeva cosa fosse) erano sempre da leccarsi i baffi. Dico solo che quelle tagliatelle hanno sedotto tutti coloro che le hanno assaggiate e nella mia storia di vita sono rimaste un delizioso ricordo e rimpianto per me, per mio marito, per i miei figli, per quella cugina che visse con i miei e di cui qui ho raccontato...

Venerdì, giorno di magro, quindi... minestra di fagioli, che in realtà tanto magra non era. Però non conteneva carne e questo bastava. La famosa minestra di fagioli di casa mia che a me piaceva, ma che dopo il matrimonio ho sacrificato per il minestrone di fagioli alla veneta donatomi dalla suocera, l'unico minestrone che mio marito degnasse di considerare degno di apprezzamento: vuoi mettere la ricetta della SUA mamma contro quella della suocera?

Sabato: spaghetti al pomodoro con le vongole o col tonno, quest'ultimo non delle scatolette, ma comperato sfuso dal negoziante, levato da un grande vaso, sgocciolato dall'olio e consegnato avvolto in molti strati di carta grossa per tentare di arginarne l'untuosità che minacciava di spargersi sugli altri acquisti nella borsa della spesa.

Domenica: era un altro giorno di tagliatelle, stavolta quelle fini sempre fatte in casa dalla mamma, che venivano cotte e mangiate nel brodo di carne. Ma questo mi darà occasione di riparlarne in una delle successive “proposte”...

Dopo questi primi piatti, i secondi variavano, dipendevano dalla stagione, ma soprattutto da ciò che era più conveniente in quel momento al mercato. Perchè i soldi in casa scarseggiavano... occorreva cavarsela con una frittata, un po' di stracchino, una fetta di mortadella o due polpette al sugo.

Le fettine di manzo non onoravano quasi mai la nostra tavola.

Le varianti a questa sequenza di primi piatti erano rarissime e quando accadeva destavano stupore e domande, e la mamma quasi si giustificava... Solo per le feste importanti comparivano i tortellini in brodo, i tortelloni (prerogativa del mio compleanno), qualche volta le lasagne... sempre rigorosamente con la pasta fatta in casa dalla mamma!

Arrivata a quell'età in cui si comincia a contestare, mi venne da ribellarmi a questa monotonia e ne chiesi il perchè alla mamma: lei rispose che era una cosa che piaceva al papà, erano i primi che lui preferiva... Mi pareva una motivazione stupida: possibile che non si potesse sperimentare qualcosa d'altro, che dovesse restare tutto sempre uguale? La mamma si stringeva nelle spalle, chiudeva il discorso...

Dopo la morte di papà scomparve anche questa rigida abitudine e la mamma cominciò a provare altre ricette, magari gliene suggerivo anch'io... ma il cambiamento non mi dava la soddisfazione che avevo creduto...

 
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CASALINGHITUDINI ANTICHE 4

Post n°968 pubblicato il 06 Giugno 2013 da atapo
 

 

PULIZIE DI FONDO

(proposta del giovedì - 1a settimana)

 

la grande onda

 

Non le sopporto. Non solo quelle di fondo, ma anche quelle di...superficie. Sarà perchè con i miei problemi fisici per me sono particolarmente faticose, ma questo è un argomento, e un'attività, che cancellerei volentieri dalla faccia della terra. Quindi non ho assolutamente voglia di parlarne, direi cosacce.

Però l'argomento mi ha fatto pensare... a certe pulizie di fondo dentro di me.

Io ogni tanto faccio piazza pulita, tabula rasa, mi resetto... e ricomincio! Il nome del mio blog viene proprio da questo: quando lo iniziai era proprio uno di quei momenti e lo aggiungevo ad altri della mia vita, quando avevo deciso di cambiare rotta, a volte lentamente, a volte così da un giorno all'altro, a volte dopo averci pensato a lungo, a volte d'istinto.

Non so nemmeno io bene il motivo, ogni tanto sento un'insoddisfazione, un bisogno di qualcosa di nuovo. Pare che in questo io assomigli a mio padre, a quanto mi è stato raccontato: morì che io avevo 18 anni e ancora non mi era chiaro questo suo aspetto, se fosse ancora vivo vorrei chiedergli, confrontarmi...

Da ragazzina ricordo che per diverso tempo ogni anno cambiai compagnia di amici. Restavano i vecchi, ma ne frequentavo di nuovi più assiduamente, in altro ambiente.

Sul lavoro decisi quasi da un giorno all'altro di “riciclarmi” ad insegnare solo il francese, era quasi un salto nel vuoto e non sapevo assolutamente come mi sarei organizzata... Ugualmente in fretta decisi di “mollare” tutto ed uscire dalla scuola.

Anche per questo mi piaceva insegnare nella scuola elementare: potevo cambiare, variare, gli argomenti si ripetevano ciclicamente a seconda delle classi, ma non credo di averli mai svolti allo stesso modo, e non solo perchè gli alunni davanti erano diversi. Ero proprio io che non sopportavo di ripetermi.

Ho seguito tanti interessi per conto mio, voglio sapere di tutto e provare tutto il possibile. E se l'interesse cala o qualcosa mi disturba comincio a sentirmi irrequieta, insoddisfatta e allora... via! Passo ad altro.

Forse le mie pulizie interiori non sono complete perchè mi piace tenere dentro di me (e anche fuori) qualcosa che mi ricordi ciò che è stato, a cui ritorno anche con un po' di nostalgia per esempio...quando stiro (), però... vado avanti a esplorare qualcosa di nuovo.

Mio marito l'ha capito col tempo di che stampo sono fatta e mi ha confessato che in un periodo di crisi fra noi aveva molto temuto che io lo lasciassi a causa di questa mia voglia di cambiare e provare del nuovo.

Ecco, il marito per ora non l'ho cambiato! Però...uomo avvisato...

(Forse stavolta sono andata fuori tema, ma che importa? I pensieri andavano da questa parte...)

 
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CASALINGHITUDINI ANTICHE 3

Post n°967 pubblicato il 05 Giugno 2013 da atapo
 

 

MERCATO

(proposta del mercoledì - 1a settimana)

 

Guttuso, la Vucciria

 

Il mercato è cosa da donne. So che molte la pensano come me. Solo noi donne proviamo il gusto profondo del vagare lentamente tra un banco e l'altro, dell'adocchiare l'occasione facendo finta di guardare altro, del frugare senza stancarci tra montagne di merce perchè l'istinto ci suggerisce che sotto a tutto troveremo certamente quello che fa per noi... I nostri uomini, a meno che non siano all'inizio del rapporto amoroso, quando farebbero gioiosamente ogni sacrificio allettati da future ricompense, ci seguono distratti, sbuffanti, a volte arrivano al muso lungo e al litigio facile se i tempi del mercato, delle scelte indecise (cioè: ponderate), degli acquisti, si dilatano a nostro rischio e pericolo...

E allora al mercato andiamoci da sole, o tra noi donne: mamme, figlie, sorelle, amiche, anche la suocera può essere preferibile al marito in questo caso!

Ho voluto essere un po' scherzosa, ma un fondo di verità c'è, dopo tanti anni di esperienze!

Mio marito sta a meraviglia nella categoria degli uomini descritti sopra.

In verità, in questi ultimi anni sono riuscita a RIEDUCARLO un poco: con la mia abilità di tour operator e i miei interessi antropologici gli ho suggerito insistentemente che quando siamo in viaggio è NECESSARIO visitare i mercati dei luoghi in cui sostiamo: io sono convinta che al mercato si scopra veramente l'anima di una città, si conosca come è la sua gente, si entri nel cuore della vita e delle abitudini locali, oltre che, naturalmente, avere la possibilità di assaggiare specialità gastronomiche... I colori, gli odori, le grida, i personaggi, i brandelli di conversazione che ascolti, le frasi che scambi con i venditori magari in una lingua che conosci a malapena o in un miscuglio di lingue diverse... aprono spiragli su mondi nuovi... Non ho viaggiato molto, ma i mercati che sono riuscita a visitare li ricordo tutti e sono bei ricordi... Anche lui ora sta entrando in questo ordine di idee e, almeno in viaggio, non considera più una tortura fare un giretto al mercato locale.

C'è una famosissima poesia di Prévert che parla dei mercati... e dell'amore: piacque molto ad una classe quinta a cui molti anni fa proposi di metterla in scena. Le bambine soprattutto apprezzarono e commentarono l'ultima strofa: nessuno ha il diritto di farti schiava per amore, l'amore non ha niente a che vedere con la schiavitù, l'amore è vero se ti lascia la libertà...

Pour toi mon amour

Je suis allé au marché aux oiseaux
Et j'ai acheté des oiseaux
Pour toi mon amour
Je suis allé au marché aux fleurs
Et j'ai acheté des fleurs
Pour toi mon amour
Je suis allé au marché à la ferraille
Et j'ai acheté des chaînes
De lourdes chaînes
Pour toi mon amour
Et puis je suis allé au marché aux esclaves
Et je t'ai cherchée
Mais je ne t'ai pas trouvée
mon amour

 

(traduzione)

Sono andato al mercato degli uccelli
E ho comprato degli uccelli
Per te amore mio
Sono andato al mercato dei fiori
E ho comprato dei fiori
Per te amore mio
Sono andato al mercato dei rottami
E ho comprato catene
Pesanti catene
Per te amore mio
Poi sono andato al mercato degli schiavi
E ti ho cercata
Ma senza trovarti amore mio

 
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