Creato da lascrivana il 19/09/2010

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poesie prose e testi di L@ur@

 

UN PASSO INDIETRO PER FARNE UNO AVANTI.

Per chi volesse leggere la storia"Un passo indietro per farne uno avanti" sin dalle prime pagine;basta cliccare sui link.

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UN PASSO INDIETRO PER FARNE UNO AVANTI.

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Introduzione narrativa.

Post n°1453 pubblicato il 17 Ottobre 2017 da lascrivana

Se le pagine del word fossero fogli, a quest’ora sarei sommersa di carta straccia. Ci sono giorni in cui scrivo e riscrivo post, ma il loro contenuto mi appare sterile e ripetitivo, e allora li cancello.

Le cose che avrei da scrivere sono tante, ma non tutto quello che succede mi va di metterlo in mostra in pubblica piazza. Eppure sono certa che sarebbe il migliore dei racconti se io decidessi di farlo veramente; così mi limito a pubblicare ciò che partorisce la mia immaginazione.

A volte mi capita di narrarmi mentre vivo alcune esperienze, e se non le scrivo subito, dopo non riesco a farlo; specie se passa troppo tempo.

Ci sono emozioni scaturite da una semplice impronta reale, e subito la fantasia inizia a moltiplicarle.  Mi basta davvero poco per mettere in moto gli ingranaggi mentali e filmare una pellicola di eventi immaginari.

Sicuramente per questo devo ringraziare anche quelle persone che riescono a farmi sognare con poche parole; mi riferisco a scrittori e poeti,  cantautori e musicisti; per farla breve a tutti gli artisti in genere. Anche la natura ha la sua parte di merito: con la sua straordinaria bellezza ispira sensazioni di grandezza. E poi c’è la parte storica, quella dedicata all’antica architettura che conserva intatta la bellezza di case e di ville. Le vecchie statue, mi fanno impressione, quasi come se i soggetti che ne hanno ispirate le forme, volessero trasferirmi la loro angoscia nell’essere immortalati con la fredda materia.

A volte li guardo, e la mia mente inizia a dargli la forma di un corpo caldo, di un cuore intrepido e pulsante; ed è allora che iniziano a raccontarmi la loro storia.

 

 

 
 
 

Nucleo indissolubile.

Post n°1452 pubblicato il 15 Ottobre 2017 da lascrivana

"Noi saremo un nucleo indissolubile 
che si apre agli altri senza limiti 
per onorare il nostro vivere"

 

Testo Il Mare Dei Papaveri

Ed è soprattutto quando è sera 
che mi manchi ancora un po'. 

È davvero stata molto dura 
esser coerente e dirti no 
ma non si può rinchiuder l'anima 
in una storia di abitudini 
se hai nel cuore altre immagini. 

lo sono da bosco e da riviera 
e vorrei vivere con te 
ma in una dimensione un po' più vera 
che si manifesterà da se 
senza paure e senza regole 
seguendo il vento come nuvole 
per sempre ormai incontaminabili. 

Vuoi? Vuoi? 
Sei ancora in tempo se vuoi 
Puoi! Vuoi? 

Noi saremo un nucleo indissolubile 
che si apre agli altri senza limiti 
per onorare il nostro vivere 

Ondeggia il mare dei papaveri 
il cielo assiste quieto e complice 
noi respiriamo i nostri aneliti 

Vuoi? Puoi! 
Sei un'altra parte di noi che oramai 
lasciamo il suolo perché 
il volo viene da sé 
si perde, l'opaco senso si perde 
e vince la vita, ogni giorno diversa 
un abbraccio, una corsa 
nessuna storia mai persa, mai persa
 
 
 

Il canto delle Sirene.

Post n°1451 pubblicato il 12 Ottobre 2017 da lascrivana

 

"O molto illustre Ulisse, o degli Achei
Somma gloria immortal, su via, qua vieni,
Ferma la nave; e il nostro canto ascolta.
Nessun passò di qua su negro legno,
Che non udisse pria questa che noi
Dalle labbra mandiam, voce soave;
Voce, che innonda di diletto il core,
E di molto saver la mente abbella.
Ché non pur ciò, che sopportaro a Troia
Per celeste voler Teucri ed Argivi,
Noi conosciam, ma non avvien su tutta
La delle vite serbatrice terra
Nulla, che ignoto o scuro a noi rimanga".


Non sarebbe stato lo stesso il viaggio di Ulisse senza il canto delle sirene.

 

 

 

 

 
 
 

E poi... In alto ancor più su

Post n°1450 pubblicato il 06 Ottobre 2017 da lascrivana

E poi ci sono dei momenti in cui le idee prendono il volo

 Atterrano silenziosi toccando un altro suolo

Meno familiare sicuramente

Ma sempre benefico per corpo e mente.

 
 
 

Anche cercare l'elemosina è un arte.

Post n°1449 pubblicato il 04 Ottobre 2017 da lascrivana

L’educazione fornita dai genitori, non è sempre il massimo che ci si possa aspettare; purtroppo la società spesso e volentieri protegge le sue opere d’arte, e non i suoi figli.  A volte i servizi sociali hanno la possibilità di poter compiere il loro dovere, e salvano una vita da un misero destino; ed è quello che accadde alla mia compagna di collegio al tempo della mia infanzia.  Ricordo ancora come se fosse oggi il suo ingresso nell’istituto; i capelli erano una zazzera sporca e stopposa; dalla faccia unta e sporca, brillavano due iridi color oro: lucidi e aggressivi si posavano fieri su ognuna di noi. Nonostante le raccomandazioni delle suore di non avvicinarci poiché era piena di pidocchi, noi lo facemmo lo stesso; la sua reazione fu meccanica: tremante ci porse la mano per chiederci l’elemosina.  Una suora si avvicinò dolcemente e le disse che non era più necessario farlo, e che doveva sforzarsi a non fare più quel gesto pubblicamente.

Dopo averla strofinata a dovere, poiché non riuscivano a districare il pettine nei capelli annodati, furono costrette a rasarle il capo.  Si presentò nella sala ricreazione totalmente cambiata; bellissima nonostante non avesse più i capelli in testa. Un vestitino di velluto rosso metteva in risalto il suo colorito dorato per la troppa esposizione al sole; mentre le labbra a cuore s’intonavano magnificamente con colore del tessuto indossato. Finalmente ci potemmo avvicinare indisturbati e informarci curiose della sua vita di strada; ci disse che sua madre l’aveva educata a cercare l’elemosina, e che le aveva anche insegnato a fingersi malata e tremante. Da brava attrice, ripeteva i gesti con una bravura disarmante, avrebbe avuto un’ottima carriera come bambina prodigio.

In ogni caso non ebbe vita lunga nel collegio, l’assistenza  sociale trovò subito una sistemazione per lei, fu adottata da una coppia benestante che non poteva avere figli.

Oggi non è così difficile per una coppia sterile avere figli, la gravidanza in provetta ha risolto il problema, la paternità è solo un optional da scegliere.

Mi capita sovente di pensare a quella madre; molto probabilmente l’educazione ricevuta, le avevano fatto vivere il cercare l’elemosina come un lavoro qualsiasi; tant’è vero che alla figlia le aveva insegnato l’arte d’impietosire.

 

 

 
 
 

Buona come il pane.

Post n°1448 pubblicato il 02 Ottobre 2017 da lascrivana

Parlare del mio passato è stato più facile che parlare del mio presente, anche se nei vari commenti rilasciati in diversi post e blog, ho sempre rivelato uno spicchio di me. Di alcuni eventi dolorosi della mia vita, mi è difficile ancor oggi parlarne; poiché il vuoto lasciato dalla perdita delle persone care, è incolmabile.

Sono cresciuta in una famiglia numerosa, vissuta sempre in ambienti dove ho avuto a che fare con una moltitudine d'individui. Sin da bambina ho dovuto convivere con persone che provenivano da famiglie diverse; che avevano ricevuto educazioni differenti, e appartenenti a qualsiasi ceto sociale.

Ricordo che quando frequentavo le elementari scambiavo le mie creazioni con i giochi costosi dei compagni di scuola benestanti, oppure scambiavo la mia merenda genuina con brioscine e biscotti.

Mia madre impastava e infornava un pane buonissimo, e a pensarci ancor oggi mi viene l’acquolina in bocca.  Ricordo con grande nostalgia le maide ripiene di farina, e mia madre con le maniche rimboccate che impastava con movimenti ritmici, aggiungendo acqua calda di volta in volta.  Una volta provai ad aiutarla, pensando che fosse un compito facile; e invece mi ritrovai con le nocche delle dita scorticate. Potrei definire quest’operazione quasi come se avessi partecipato a un concerto: lo schioccare delle nocche della mano che affondavano nel morbido e consistente impasto, emettevano un suono ritmico e piacevole; stavo ora guardarla e ad ascoltarla.  Una volta terminata la procedura dell’impastatura, mia madre iniziava a dare con maestria una bella forma rotonda e regolare ai pani, e poi li sistemava ordinatamente su enormi taglieri di legno ricoperti da immacolate tovaglie di cotone. Dopo averli ricoperti con plaid di lana, li lasciava lievitare per ore.

Quando il pane era pronto, con fascine di rami secchi, accendeva un enorme fuoco nel grande forno di mattoni rossi.  Sapeva riconoscere la giusta temperatura regolandosi semplicemente dal colore che assumevano i mattoni dopo essere stati sufficientemente riscaldati. Con un rastello tirava le braci sul piano della bocca del forno, e con un lungo palo rivestito all’estremità di stracci, ripuliva il piano interno dai residui dei carboni ardenti: altrimenti questi s’incastravano nella parte posteriore del pane.

Una volta pronto il forno, infornava il pane con una pala di legno dal lungo manico. Quando finiva d’infornarlo, aveva le gote infuocate: risaltate maggiormente dal bianco foulard che le tratteneva i capelli.

Era bella mia madre con il suo umile vestito e il bianco grembiule; lo sguardo tenero e il dolce sorriso sempre stampato sulle labbra.  Per noi figli, faceva dei panini da consumare subito dopo la cottura, poiché i pani più grandi si potevano mangiare solo il giorno dopo. Il pane fatto in casa si conservava bene anche per dieci giorni, e il quarto giorno, era ancora fresco come il secondo.

 

 

 
 
 

L'amore è ...

Post n°1447 pubblicato il 29 Settembre 2017 da lascrivana

Ho sempre parlato molto di me, ma non mi è mai piaciuto raccontare le storie d’amore vissute… quelle sono confinate nei meandri delle mie memorie per sempre.

Sono stata sempre gelosa dei miei sentimenti, non ho mai concesso al pregiudizio o alla superficialità di metterci bocca; tutto quello che vivi con l’immaginazione, assume un aspetto magico e privo di spigolature.

I sentimenti che ho condiviso realmente, non li ho mai resi manifesti, poiché sono un privilegio intimo e personale.

Immagino abbiate sentito spesso la frase “se veramente lo avesse amato, non si sarebbe comportata così”; oppure “ se mi ami sul serio, fai quello che ti dico” mi fermo qui, altrimenti potrei riportarvi centinaia di frasi che mettono in discussione il sentimento nutrito.

L’amore per me è libero da qualsiasi vincolo o restrizione, lasciare che l’altro esprima liberamente la propria personalità; e se mi piace, posso anche conviverci, altrimenti ognuno per la sua strada.

Amavo mio padre, eppure durante gli anni trascorsi insieme, non gli feci mai una carezza … non gli dissi mai ti voglio bene, se non qualche giorno prima della sua morte.  A mio padre bastò quel tacito sentimento per capire che era sincero e fidato.  Le mie azioni non avevano bisogno di essere commentate; la mia dedizione non gli lasciava dubbi.

Non ebbi dei privilegi per essere stata sempre presente, soprattutto nelle difficoltà; mi bastò la sua sincera promessa in punto di morte che avrebbe sempre badato a me. 

L’amore è un sentimento che arricchisce principalmente chi lo prova; e poi chi lo riceve.

 

 

 

 
 
 

E scrivo nel mio blog.

Post n°1446 pubblicato il 27 Settembre 2017 da lascrivana

Quando si scrive della propria vita pubblicamente, diventa difficile rivelare tutta la verità; alcuni episodi sono omessi poiché non riguardano solo la mia esistenza, bensì anche quella di altri. Così mi limiterò a scrivere solo quello che penso non possa nuocere a nessuno.

Anche l’esperienza del collegio finì, ed io dovetti lasciare la scuola e fare i bagagli. Il ritorno a casa non fu poi così piacevole come pensavo lo fosse da bambina. Il lavoro nei campi era aumentato, e occorreva anche il mio aiuto; così mi ritrovai a rimpiangere gli anni passati in collegio, e svegliandomi addirittura di notte pensando di essere ancora li.

Gli ultimi due anni passati all’istituto, ho avuto la fortuna di essere seguita da una suora eccezionale: moderna e dolcissima, affettuosa e giocherellona. Amava molto studiare, e la sua cultura e intelligenza la spingevano a renderci liberi di esprimere la nostra idea. Mi mancò molto egli anni a seguire, anche se non ci siamo mai perse di vista.

In qualche modo, io e le mie sorelle, cercammo di rendere il lavoro meno pesante e frustrante. Non soffrii mai d’inadeguatezza, poiché ben presto scoprii il piacere della lettura e della settimana enigmistica; riempendo così in parte le lacune lasciate da un’istruzione interrotta.

Mi sposai molto giovane, creandomi una bella famigliola. Anche se i miei figli hanno ricevuto un’educazione diversa, non ho mai pensato che loro dovessero avere dalla vita tutto quello che non ho avuto io. Nonostante tutto mi considero fortunata … io ho imparato a sognare; e credetemi, non è poco.

Se io non avessi avuto tanta immaginazione, oggi non saresti qui a leggermi … magari non avreste mai saputo chi fosse Laura.  Sono grata a Libero community per avermi concesso la libertà di parola e di espressione pubblica.

 
 
 

Il dono dell'insegnamento

Post n°1445 pubblicato il 24 Settembre 2017 da lascrivana

Parlare della mia infanzia non mi provoca alcuna sofferenza, al contrario, sotto certi aspetti ritengo di essere stata molto più fortunata di altre.

 La vita passata in collegio ha avuto lo stesso effetto del chiaro scuro, quelle poche settimane trascorse a casa durante le feste erano diventate delle bellissime vacanze da vivere con il fiato sospeso; ogni attimo era importante e intenso. Chi sta sempre nella famiglia da tutto per scontato e non si rende conto della fortuna che ha di averla sempre accanto; mentre chi non possiede questa possibilità sin dall’infanzia, inizia sin da subito ad apprezzarne i valori.

So bene che non è per tutti così, e qualche membro della mia stessa famiglia ci ha dato del filo da torcere; ma alcune persone sembrano essere nate sotto il segno del male, avendo persino la creatività di costruirselo giorno per giorno, e  il tempo anziché migliorarle, le incattivisce di più.

Ritornando alla mia infanzia, passato il primo anno da incubo con la maestra delle elementari che era una vera e propria arpia e meritava essere esonerata dall’albo degli insegnanti, il secondo anno ebbi la fortuna di essere seguita da un insegnante straordinaria che ancora oggi ritiene il primato assoluto per me.

Aveva un dono straordinario di spiegare la geografia e la storia come se fosse un gioco; con i libri aperti e la cartina geografica in bella vista, c’insegnava il sogno di fare un viaggio virtuale: potevi respirarne la magia dei luoghi spettacolari, e l’adrenalina pura quando scalavi le vette più alte; riuscivi a immaginare il sapore dei cibi originari del luogo, e specchiarti nelle acque dei loro laghi; e poi si tornava con i piedi per terra cercando di far funzionare l’economia del paese sfruttando le risorse principali.

Ricordo ancora il regalo che la maestra mi fece il giorno della mia prima comunione, tre bellissimi libri dalla copertina lucida e colorata. Li lessi tutti d’un fiato, e li conservai per anni gelosamente.

 

 

 
 
 

Ci sono lacrime e lacrime

Post n°1444 pubblicato il 22 Settembre 2017 da lascrivana

Le giornate in collegio erano interminabili e noiose; ed io contavo sempre i giorni che mancavano alle feste ricordate di Pasqua e Natale per stare in famiglia. Ben presto rivelai un talento innato per il disegno; e le mie creazioni più belle le appendevano nella sala ricevimenti per esibirli ai benefattori dell’istituto. Ricordo che un anno, in occasione delle feste Natalizie, fui scelta per le decorazioni che avrebbero allestito il corridoio d’ingresso del collegio: una serie di teste di cherubini con tanto d’ali che sbucavano all’altezza delle spalle per incorniciare porte e finestre. Avevo Un bel po’ di lavoro da fare; quindi quel periodo saltavo piacevolmente anche la ricreazione; ma ahimè, il pranzo rimaneva sempre una nota dolente per me: facevo sempre una gran fatica a ingurgitare quei piatti colmi di pasta e lenticchie, così di nascosto li appioppavo alle compagne con più appetito, finché un bel giorno fui colta in flagrante dalla suora di sorveglianza del refettorio. Irritata per la mia disobbedienza, oltre a rimproverarmi, mi costrinse a riprendermi la mia razione di cibo.

- E ora dovrai mangiarlo fino all’ultimo boccone!-

Esclamò stizzita mentre con una mano sulla nuca mi spingeva con il muso nel piatto.  A quel gesto mi girai  istintivamente e gli trattenni i polsi in modo che non sollevasse le mani per colpirmi.  Non vi dico la baraonda che si creò in seguito al mio gesto; mi accusò persino di averle alzato le mani e minacciò non solo di telefonare a mio padre, ma anche di fare richiesta affinché fossi esonerata dal collegio.  Nonostante mi avesse rifilato due sonori ceffoni, non versai nemmeno una lacrima; cosa che la infastidì ulteriormente al punto da urlarlo nella sala: -Guardate che faccia tosta! Ha il coraggio di guardarmi senza nemmeno piangere di vergogna-.

A dire il vero non so con esattezza cosa provai in quel momento, se non era odio, era ribrezzo; fatto sta che mi nauseava la sua faccia, e nonostante non gli augurassi alcun male, mi si ritorcevano le viscere solo a guardarla.

Sensazioni che provai più di una volta nei loro confronti quando mi mettevano le mani addosso; eppure anche i miei genitori mi avevano dato qualche scappellotto, ma non mi avevano mai suscitato una simile sensazione.

 Mi alzai di scatto dalla sedia, e mi allontanai dal refettorio con lo sguardo inferocito e i pugni stretti, mi rifugiai nello studio spazzando con un gesto rabbioso tutti i disegni sparsi sulla scrivania. Le suore sbalordite dal mio insolito e ribelle atteggiamento, non proferirono parola. Combinazione mio padre scelse proprio quel giorno per venire a farmi visita; tant’è vero che quando mi fu annunciata la sua presenza, convinta che fosse stato convocato dalle suore per l’accaduto, percorsi il corridoio che conduceva alla sala delle visite con le gambe tremanti e il cuore che mi batteva a mille. Timorosa per l’imminente ramanzina, mi presentai al suo cospetto con capo chino; e invece con mia grande sorpresa fui accolta con un sorriso affettuoso e un bacio sulla guancia.  Ben presto scoprii dal sorriso raggiante della madre superiora che mio padre, all’oscuro della mia marachella, si era presentato all’istituto colmo di ogni ben di Dio che la nostra terra produceva.

-Tuo padre è un uomo molto generoso; un santo! Il suo sorriso ci ricorda tanto quello di papa Giovanni! -

 Esclamò una delle suore scompigliandomi i capelli.

A dire il vero a casa le mie sorelle, più che a papa Giovanni, lo paragonavano a un orco: il suo carattere burbero e severo c’intimoriva a tal punto che bastava un solo sguardo per rimetterci in riga. Eppure a me faceva tanta tenerezza; non riuscivo mai a tenergli il muso a lungo; i suoi gesti di grande generosità riuscivano sempre a spiazzarmi! Se c’era da dividere una golosità non ne tratteneva mai un pezzo per se, diceva che era più felice se noi mangiavamo anche la sua parte.

Ecco, queste piccole cose mi commuovevano a tal punto, da farmi traboccare il cuore di tenerezza e offuscarmi lo sguardo con lacrime di commozione; e oggi, quando ripenso a quei momenti, non posso fare a meno di ricordare con una stretta al cuore i suoi sacrifici e la sua abnegazione.

 

Si piange quando ci si sente liberi di dimostrare la nostra debolezza senza per questo sentirci vulnerabili; mentre l’odio e l’orgoglio imprigionano le lacrime.

 
 
 
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