Creato da lascrivana il 19/09/2010

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poesie prose e testi di L@ur@

UN PASSO INDIETRO PER FARNE UNO AVANTI.

Per chi volesse leggere la storia"Un passo indietro per farne uno avanti" sin dalle prime pagine;basta cliccare sui link.

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UN PASSO INDIETRO PER FARNE UNO AVANTI.

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Una Nuova Vita (Quarto Capitolo)

Post n°1264 pubblicato il 24 Settembre 2016 da contastorie1961

-Cosa ne pensate realmente?-

Dopo che avevano convinto Laura a tornare a casa e riposarsi un poco, Molinaro e Capuano stavano cercando di analizzare la situazione. Spostando la carrozzina più vicino alla scrivania, l’ex maresciallo posò il fascicolo che Capuano gli aveva consegnato.

-Che quel bastardo avrebbe dovuto essere in galera già da un pezzo-

-Sapete bene come vanno queste cose, nessuno vi finisce per un incidente stradale-

Molinaro agitò un braccio per aria.

-Nonostante Laura l’abbia descritto come uno sbruffone, non credo si sia azzardato a mettersi alla guida. Una pattuglia avrebbe potuto fermarlo, anche solo per un semplice controllo. No, troppo pericoloso-

-Quindi siete sempre convinto che qualcuno lo abbia aiutato?-

-Un uomo in fuga, e con un bambino per giunta, non andrebbe molto lontano. L’avremmo già trovato se non fosse stato così-

Capuano sorrise tra se pensando a quel “l’avremmo” ma non disse nulla.

-Bisogna indagare sul suo passato, e alla svelta anche. Non credo abbia lasciato la città ma, in questo caso, sarebbe davvero dura ritrovarlo-

-Laura mi ha detto che, ai tempi della loro relazione, aveva pochissimi amici. Di origine siciliana, ha vissuto a Palermo sino al conseguimento del diploma poi, di punto in bianco, ha salutato tutti dicendo di volersi trasferire al nord per frequentare l’università, dove si sono conosciuti-

Molinaro annuì, quindi si diresse verso la porta.

-Fai quello che ti ho suggerito, io torno a casa a parlare con Laura-

-Ma tutto ciò che sapeva l’ha detto a me, ne abbiamo appena parlato!-

L’ex maresciallo aprì la porta, voltò la carrozzina e lo guardò con un mezzo sorriso.

-Quando si è troppo vicini a una donna, a volte possono sfuggire dei particolari importanti. Sono maschio anch’io, Capuà, e sono stato pure giovane, ci sentiamo-

Arrossendo violentemente, Capuano l’osservò richiudere l’uscio con un colpo del gomito.

****

 

-Sta dormendo-

Silenziosamente, il giovane richiuse la porta e si avvicinò al divano.

-Era ora, non sopportavo più quel piagnisteo!-

-Si tratta pur sempre di tuo figlio, e sono ore che non vede la madre, mi sembra più che normale-

Vuotando il bicchiere d’un fiato, Paolo scosse la testa.

-Che non ho mai voluto. Una scopata, una sola, e quella puttana voleva incastrarmi!-

Il giovane gli si sedette accanto e gli accarezzò una guancia.

-E chi non ha mai sbagliato, nella propria vita. Però hai ragione, sei sempre stato gay anzi, hai sempre detto che le donne ti fanno schifo-

Paolo si versò un’altra dose di whisky.

-Ma piacevo anche a loro, e questo lo sai bene anche tu, Michele. Quella sera inoltre, eravamo impasticcati e ubriachi fradici, non ricordo neppure come ci sono riuscito!-

-Ed è per questo che hai lasciato l’università senza avvertire nessuno. Ho creduto di morire quando l’ho saputo, sai quanto tenga a te- disse Michele in un sussurro.

Paolo si ritrasse, sembrava infastidito.

-Avremo tempo per questo, ora abbiamo cose ben più importanti da fare-

-Sei tu che sei venuto a chiedere il mio aiuto, non credo di meritare questo trattamento…- rispose Michele, chiaramente offeso -…anche se si tratta di tuo figlio, vorrei ricordarti che sono stato tuo complice in un rapimento, e non era davvero necessario che picchiassi quella donna, a quel modo poi!-

Dopo aver tracannato anche il secondo bicchiere, Paolo glielo puntò contro.

-Giusto appunto. Quindi ti conviene fare ciò che ti dico, altrimenti marcirai in galera con me!-

Intimorito dal tono minaccioso, Michele abbassò la voce.

-Ma come pensi che possa pagare. Da quanto mi hai detto fa la sguattera presso qualcuno, non credo possa guadagnare una cifra-

- Farà qualsiasi cosa per riavere suo figlio, credimi, anche indebitarsi. Centomila euro non sono milioni, ma a noi basteranno per andarcene in quell’isola dall’altra parte del mondo e vivere da nababbi, ne abbiamo già discusso-

-Hai già chiamato?-

-Lo faccio ora, se hai finito con le domande-

****

 

Quando Molinaro tornò a casa trovò Laura seduta in cucina, il cellulare appoggiato sul tavolo e lo sguardo perso nel vuoto.

-Ha chiamato, non è vero?-

La donna annuì.

-Vuole centomila euro, entro domani, altrimenti ha minacciato di…di…- scossa dai singhiozzi, non riuscì a terminare la frase.

Molinaro provò un immediato sentimento d’odio verso quel uomo. Se in quel momento l’avesse avuto tra le mani….

Scacciando quei pensieri, si avvicinò invece alla sedia e le cinse le spalle con un braccio.

-Non so cosa ha minacciato di fare, ma non lo farà, non ha le palle, fidati-

Laura tirò su col naso, poi lo guardò con i grandi occhi spalancati.

-Non gli farà del male, stai tranquilla. Se vuole dei soldi è perché ha intenzione di fuggire, e non lo farà di certo con un bimbo tra i piedi, ma ho bisogno di sapere qualcosa in più su di lui. Capuano è un bravo ragazzo, ma ho notato come ti guarda, comunque di questo parleremo in seguito-

Un lieve rossore apparve sul volto segnato di Laura.

-Cosa volete sapere?-

-Tutto. Amicizie, ex ragazze, tenore di vita…tutto-

-Adesso che ci penso…- iniziò Laura.

 
 
 

A proposito di uomini e donne.

Post n°1263 pubblicato il 23 Settembre 2016 da lascrivana

E’ vero che la donna perdona e non dimentica?

Mentre l’uomo è capace di dimenticare il torto subito?

Per non dimenticare s’intende, non averlo cancellato dalla memoria, bensì non rinfacciare l’errore continuamente.

Secondo un’indagine, la donna è più propensa a ricordare continuamente il torto subito.

Non so con esattezza se questa statistica corrisponde al vero; sta di fatto che, se perdono e rimbrotto continuamente, a nulla mi è servito elargire la mia clemenza.

Di solito, quando lo faccio, mi butto tutto dietro le spalle, e difficilmente ribatto sull’argomento di caduta della mia fiducia.

A quanto pare, le statistiche smentiscono questo mio dire. Mentre gli uomini, a differenza delle donne, pare che siano più propensi a dimenticare.

Non sarà perché continuare a rinfacciare il torto subito, sia uno smacco per il proprio orgoglio? 

A parer mio, mi sa che è più questo il motivo di tanta generosità.

 
 
 

Sulla scia di monellaccio19

Post n°1262 pubblicato il 21 Settembre 2016 da lascrivana

Anch’io ho provato sentimenti sgradevoli come l’invidia, la gelosia e l’egoismo.

Or dunque, se io avessi lasciato che questi impulsi prendessero possesso della mia anima; non sarei stata più io a condurre le mie azioni, bensì le ripercussioni che essi avrebbero potuto scatenare.

Il libero arbitrio, concessomi di grazia alla nascita, ha fatto sì che avessi la possibilità di scegliere quali sentimenti giovassero al mio spirito.

Dopo un’approfondita selezione, allontanai da me ogni sentimento di repulsione verso il mio prossimo; lasciando spazio solo alle emozioni benefiche. Essi mi diedero l’energia necessaria per affrontare con dignità il destino avverso che la sorte mi avrebbe riservato.

Il mio dire al passato, non vuole far intendere che il problema è superato; al contrario, ogni giorno mi si chiede la forza necessaria per combattere contro questi demoni invisibili che oltre a prendere dominio sulle nostre azioni, ci mortificano spiritualmente.

Ciò non toglie che anch’io sia preda di questi impulsi irrazionali che spesso danno un’idea errata di ciò che realmente siamo. Mio malgrado, ho notato che l’individuo tende a ricordare più facilmente la sottile fetta di male che ha ricevuto, e non il resto del bene goduto. Dopo un’irrazionale stilettata, diventa più complicato rientrare nelle grazie di colui cui abbiamo inferto il colpo.

 

In questo caso, occorre una buona dose di perdono, che non fa mai male; tenendo presente tra l'altro, che ognuno di noi, in un modo o nell’altro, ha ferito a sua volta.

Per finire cito un pensiero tratto dal romanzo "Possessione" autrice Antonia Susan Byatt

- Io sono una creatura della mia penna; la mia penna è la parte migliore di me"-

Mi sono piacevolmente ritrovata in quest'espressione, poiché da quando ho imparato a esternare con la scrittura quello che ho dentro, sono notevolmente cambiata ... in meglio direi.


Laura

 
 
 

Una Nuova Vita (Terzo Capitolo)

Post n°1261 pubblicato il 17 Settembre 2016 da contastorie1961

-Non può essere sparito nel nulla, dovete trovarlo!-

Erano ormai trascorse trentasei ore dal rapimento. In questo lasso di tempo, Laura sembrava essere invecchiata di una decina d'anni. Seduta in un ufficio della caserma dei carabinieri, strinse il fazzoletto sino a ridurlo a una pallina informe.

Il maresciallo Capuano allargò le braccia, sconsolato.

-Il suo ex sembra non abbia una fissa dimora, e all'ultimo domicilio conosciuto abbiamo trovato un proprietario infuriato per gli arretrati che gli deve. Probabile che qualcuno lo stia aiutando, non ci sono altre spiegazioni-

Laura se ne uscì con un sorriso ironico, ma non abbastanza luminoso da cancellare l'ansia delle ultime ore.

-Una donna, sicuramente, quel bastardo ci sa fare quando vuole, ne so'qualcosa. E se fosse fuggito all'estero?- disse in tono amaro.

-Potrebbe essere un'ipotesi, anche se la ritengo improbabile. Oltre ad aver allertato stazioni e aeroporti, abbiamo controllato e risulta che, alcuni mesi fa, gli è stata ritirata la patente. Con un tasso alcolico cinque volte oltre il consentito, ha causato un incidente in cui è morta una persona. Ecco perché sono convinto che sia fiancheggiato da qualcuno, senza auto avrebbe notevoli difficoltà a spostarsi-

-Conoscendolo, se ne frega altamente di guidare con la patente o meno. D'altronde è sempre stato così, uno sbruffone pieno di se- rispose Laura alzandosi.

-Senta, signora...-

-Laura, e diamoci del tu. Rimani la mia unica speranza di ritrovare Simone, ti prego, aiutami a ritrovare il mio bambino...- quindi,senza che Capuano potesse evitarlo, gli posò il viso sul petto e riprese a singhiozzare.

Spiazzato da quel inatteso risvolto, il maresciallo rimase quasi paralizzato, quindi le circondò le spalle accarezzandole i capelli.

-Ce la faremo, stai tranquilla, è una promessa- rispose con voce leggermente roca.

Laura alzò il volto e lo fissò intensamente, le labbra pericolosamente vicine.

-Ci credo, ti voglio credere...io…-

Un deciso bussare alla porta li fece trasalire e staccare di colpo.


-Da quando ci sono dei piantoni così tonti, me lo sapresti spiegare?-

Spingendo la carrozzina, l’ex maresciallo Molinaro fece letteralmente irruzione nel ufficio.

-Maresciallo!-esclamò Laura.

-Marescià!-la imitò Capuano mettendosi meccanicamente sul attenti.

-Vedo che entrambi non avete perso il vizio, non sono più nell’arma, la volete capire!?-

Sorpresi,i due si scambiarono un’occhiata imbarazzata e confusa.

-Non sono più nell’arma appunto, e questo è sacrosanto- proseguì Molinaro.

-Ma la situazione richiede una mossa, aggiornami sugli sviluppi, Capuà-

Ripresosi da quell’improvvisa quanto inaspettata apparizione, Capuano si piazzò davanti al ex superiore.

-L’avete appena detto voi, non siete più nell’arma, perché dovrei rivelarvi l’esito delle indagini?-

Molinaro lo guardò come si potrebbe fare con un allievo particolarmente duro di comprendonio, quindi puntò gli avambracci sui braccioli e si sporse in avanti.

-Per due validi motivi. Il primo è che rivoglio la mia badante in perfetta forma…- disse rivolgendo la propria attenzione a Laura.

-Io...io non sono…- cercò di ribattere lei, ma l’ex maresciallo alzò un braccio interrompendola.

-Non dire altro e ascolta soltanto, sei ancora troppo sconvolta per pensare con lucidità-

-E il secondo motivo?- intervenne Capuano, sembrava spazientito.

-Ci stavo giusto arrivando, ma dovresti averlo capito da solo, se ho lavorato bene con te- rispose seccamente.

-Il secondo motivo, è che chi rapisce i bambini non merita di rimanere libero. Fosse anche il padre, non aveva nessun diritto di sconvolgere la vita a questa ragazza. Per cui, chiamami pure consulente esterno, o come cavolo ti pare, ma esigo di conoscere i particolari!- terminò lasciandosi andare contro lo schienale.

Capuano sospirò a fondo, quindi tornò a sedersi dietro la scrivania.

-Voi sapete che non dovrei dirvi nulla anzi, potrei anche informare i miei superiori per questo vostro atteggiamento-

Molinaro si limitò a dirigere la carrozzina verso Laura.

-Quel marmocchio mi è molto caro, più di quanto tu possa pensare, Capuà. Voglio solo contribuire a ritrovarlo, e sono disposto anche a farlo da casa, sai quanto mi sia difficile tornare in questo posto-

Sull’ultima frase la voce si incrinò leggermente, Laura se accorse e gli posò una mano sulle spalle.

-Grazie-disse in un sussurro.

Capuano li fissò entrambi quindi si alzò, si diresse verso la finestra e l’aprì, un gesto che aveva spesso visto fare a Molinaro.

-Voi sapete cosa rischio rivelando le indagini a un civile, ma avete fatto molto per me, e questo non l’ho mai scordato-

Il pensiero era subito andato alla sorella, e a quanto aveva fatto Molinaro per toglierla da una situazione a dir poco drammatica.

-Per questo motivo…- proseguì voltandosi-...vi esporrò i fatti essenziali e farò tesoro dei vostri consigli-

Soddisfatto, Molinaro, gli andò incontro porgendogli la mano.

-Ti giuro che non ti farò avere problemi, è l’ultima cosa che vorrei-

Capuano sorrise, quindi gliela strinse.









 
 
 

Ti rispondo con un post. Parliamone...

Post n°1260 pubblicato il 17 Settembre 2016 da lascrivana

Lavoro

L'etimologia della parola lavoro è da ricondursi al latino labor = fatica. Se andiamo ancora più indietro nella ricerca delle origini del termine lavoro, arriviamo alla radice sanscrita labh- (a sua volta dalla più antica radice rabh-) che, in senso letterale, significa afferrare, mentre, in senso figurato, vuol dire orientare la volontà, il desiderio, l'intento, oppure intraprendere, ottenere...  In greco antico anche il verbo λαμβάνω (lambano) che esprime l'idea di afferrare, prendere, ottenere sembra potersi ricondurre alla stessa radice sanscrita di cui sopra. Da ciò, possiamo concludere che il lavoro è un'attività faticosa volta ad ottenere i risultati che il lavoratore si prefigge di raggiungere. Nella Costituzione del nostro "belpaese", il lavoro è indicato come fondamento della repubblica democratica. 

Perché le mie idee sul lavoro a qualcuno sono sembrate arcaiche?

Mi hai suggerito di cercare l'etimologia della parola e l'ho fatto. 

A quanto pare ieri, affermando che era un pensiero scritto anni fa e che oggi non ho la più pallida idea di cosa sia vecchio o nuovo, non mi pare di aver dato una risposta errata.

Il lavoro lo si crea giorno dopo giorno, sfruttando le possibilità del momento; ma ci sono alcuni elementi di sostegno, che nonostante la tecnologia avanzi, rimangono invariati e continuano a essere sempre un'emergenza lavoro. 

Idee puerili le mie, ma faccio sempre parte di quel popolo che avanza richieste.

 
 
 

Il messaggio del poeta.

Post n°1259 pubblicato il 16 Settembre 2016 da lascrivana

E oggi parlerò dell’amore, di quello che spinge i poeti a star svegli la notte per comporre versi.  Pensieri creati su misura per un numero sempre più vasto di lettori, che come sempre calzeranno a pennello le parole.

Ah l’amore! Quello che continua a far battere i cuori e a emozionare anche quelli più vecchi.

S’inizia già dall’età scolare, quando s’inizia a frequentare con più assiduità l’altro sesso, e non ci si ferma mai.

Ci s’innamora continuamente; a volte anche di un personaggio di un libro.

 

Tutto ci fa sognare, la poesia, la narrazione, il cinema, e qualsiasi forma d’arte capace di emozionarci.

E ora vi lascio alla testimonianza di un grande artista ormai scomparso: Mango.

E come dice lui, senza la poesia non si può andare avanti; poiché senza di essa non riusciremmo a percepire il reale messaggio d'amore che ci arriva dall'esterno del nostro io.

 
 
 

Ridiamoci su, sminuendo l'effetto web.

Post n°1258 pubblicato il 15 Settembre 2016 da lascrivana

Nel racconto precedente, ho narrato la storia di una donna, che a causa della dipendenza da web, ha perso la sua famiglia prima ancora che il terremoto decidesse di sopprimerla per sempre. Il racconto, per quanto fosse una mia invenzione, narrava una realtà dilagante nei giorni nostri.

Sempre più persone soffrono di disturbi dovuti al continuo aggiornamento web della loro vita. Le immagini, indelebili nella memoria virtuale, non lasciano scelta: o s’ignorano e si va avanti, o s’ignorano e si va avanti.

Abbiamo tatuato sulla pelle tutte e nostre testimonianze webbiche; e come i tatuaggi, anche queste sono indelebili.

Il web ci ha reso protagonisti, e ogni mi piace postato, è un trionfo per noi.

Le luci della ribalta si sono accese sulla nostra anonima esistenza, dandoci l’illusione di essere diventate delle star uniche e straordinarie.

Ahimè, che delusione quando ho scoperto che in fondo non ero la stella irraggiungibile che mi era stato fatto credere.

In preda al panico e alla disperazione, frugai nel cassetto della cucina alla ricerca di un coltello che non tagliasse. Non trovando quello che desiavo, mi recai in cantina alla ricerca di una corda che non reggesse il minimo peso; ma non trovai nulla nemmeno li.

A quel punto mi ricordai della finestra a pianterreno della mia tavernetta, e cercai di non togliermi la vita saltando da li.

Ora sono felice e contenta; sono rinata dopo la terribile rivelazione di essere immortalata nel web.

 Posso ricominciare a narrare la mia storia.

 

C’era una volta… il resto si potrà leggere nei prossimi post. 

Laura

 
 
 

Certe cose mi rifiuto di capirle.

Post n°1257 pubblicato il 12 Settembre 2016 da lascrivana

Ieri ho visto un film e riflettevo:  si ha la possibilità di mandare l'uomo sulla luna, e poi non si riescono a mandare dei tir carichi di alimenti per sfamare l'Africa?

Io certe cose faccio proprio fatica a capirle.

 
 
 

Una Nuova Vita (Secondo Capitolo)

Post n°1256 pubblicato il 10 Settembre 2016 da contastorie1961

-Avresti dovuto dirmelo, credo di averne il diritto!-

Senza smettere di torturarsi le dita, Laura sostenne lo sguardo.

-Si tratta pur sempre di mio figlio, maresciallo-

Sbuffando, Molinaro diede una manata al bracciolo della carrozzina.

-E finiscila di chiamarmi così, sai che non mi va! Comunque, vorrei ricordarti che sono stato io ad acconsentire che lo tenessi con te, o te ne sei forse scordata?-

La giovane donna annuì.

-E, di conseguenza, avresti potuto avvisarmi, non te l’avrei certo impedito!-

-Eravate molto nervoso, ieri sera, non me la sono sentita- rispose a bassa voce ma decisa.

-Solo per quella piccola discussione sulla tisana? Ragazza mia, forse non ti conviene sapere quando sono veramente furioso, allora si che sarebbero guai!-

-Si tratta solo del mattino, per il momento. Il pomeriggio potrete ancora coccolarlo e viziarlo- azzardò abbozzando un timido sorriso.

Colpito da quell’affermazione, l’ex maresciallo la fissò intensamente poi, cosa assai rara, scoppiò in una fragorosa risata.

-Dimentico sempre che hai studiato, ma mi sorprende il fatto che ti sia laureata in una scienza stupida come la matematica, avresti dovuto fare la psicologa!-

Laura si avvicinò alla carrozzina e, per la prima volta da quando era stata assunta, gli posò una mano sulla spalla.

-Non sono cieca, mar…ehm…signore, e sono felicissima per come avete accolto Simone, oltre che grata-

Decisamente in imbarazzo, Molinaro borbottò qualcosa e si spostò verso la finestra.

-Va bene, va bene, ma credo tu abbia da fare ora, o mi sbaglio?-

-Vado in cucina. Oggi risotto ai funghi, il vostro piatto preferito-quindi lasciò lo studio.

Non appena la porta si fu richiusa, l’ex maresciallo si voltò e la fissò a lungo. Si, gli mancava già da morire quel marmocchio, e avrebbe fatto di tutto per convincere Laura a riportarlo a casa.

 

 

 

Laura non stava più in se dalla gioia. Erano occorsi sei lunghi mesi per smuovere un po’ quel vecchio orso, riuscendo a fargli ammettere quel che già sapeva. In fondo, Molinaro era una gran brava persona, segnata duramente dalla brutta esperienza che aveva vissuto.

Stava quindi per indossare il grembiule quando, dalla borsetta, le note di Bhoemian Rhapsody l’avvisarono dell’arrivo di una chiamata. Afferrato il cellulare, fu subito assalita da un moto d’ansia. Numero sconosciuto, diceva il display.

-La signora Molardi? Sono il maresciallo Capuano, della locale stazione dei carabinieri-

Non appena udite quelle parole, l’ansia si trasformò rapidamente in terrore.

-Si…si..sono io-

-Dovrebbe venire immediatamente all’asilo di suo figlio, è accaduto qualcosa di inspiegabile, e solo lei può chiarirlo-

I battiti del cuore accelerarono di colpo, il fiato le mancò e la vista parve oscillare.

-Simone?disse con una voce che non riconobbe come sua.

-Venga subito, signora, è inutile che le spieghi al telefono-

Interrotta la comunicazione, Laura si guardò attorno, frastornata e confusa. Di colpo, si sentiva svuotata e priva di forze, Simone…oh mio Dio…Simone! Realizzato il tutto, prese la borsa e vi buttò dentro il cellulare, quindi uscì di corsa.

 

-Mi dispiace…mi dispiace tanto-

Cercando di ricacciare indietro le lacrime, Eva strinse Laura in un abbraccio. L’occhio destro si stava gonfiando vistosamente, mentre del sangue secco sul labbro superiore testimoniavano la violenza subita.

-Ha fatto il tuo nome, quello del bimbo, e sembrava tranquillo. Ma quando gli ho detto che dovevo chiamarti per confermare, ha dato in escandescenze e mi ha prima strattonata e poi colpita. Perché non mi hai mai raccontato di lui…perché?!-

In stato confusionale, Laura si staccò dall’amica maestra e si rivolse al maresciallo Capuano.

-L’ha rapito?più che una domanda era un’affermazione.

-Signora, può confermare che l’uomo che ha portato via suo figlio sia il padre?-

-Alto, un metro e ottanta se non di più, completamente rasato ma con un vistoso pizzettointervenne Eva tra i singhiozzi.

-E’ lui, Paolo Bertesi, ma non so’ dove viva e cosa faccia, sono un paio d’anni che non lo vedo ne sentoconfermò Laura.

-Quindi presumo non abbia fotografie, comunque basta il nome, per il momento-

Detto questo, diede alcune indicazioni al cellulare per poi riportare l’attenzione su di lei.

-Non credo voglia fargli del male, mi sembra piuttosto una vendetta, o ripicca, per quanto ne possa capire-

A Laura sembrava di galleggiare nell’aria. Paolo che torna, rapisce Simone e picchia a sangue Eva…no, non stava accadendo proprio a lei.

-Io…io non l’ho sentito…non capisco…iopoi tutto divenne buio.

 

-Incredibile questa coincidenza, come state, maresciallo?-

Ritto davanti a Molinaro, Capuano sembrava combattuto tra la contentezza di rivedere l’ex superiore e il dramma di Laura.

-Lascia perdere me, come proseguono le indagini?-

-Abbiamo diramato le foto del soggetto, non andrà molto lontano-

-E Laura, come sta?-

-Quando è rinvenuta le ho fatto prendere un tranquillante e accompagnata a casa, ignoravo lavorasse per voi, ora dorme-

-Dobbiamo ritrovarlo, Capuà, a tutti i costi-

-Dobbiamo?-

 
 
 

Dare un senso a tutto.

Post n°1255 pubblicato il 06 Settembre 2016 da lascrivana

Era solo una piccola goccia in un oceano.

Insignificante, innocua ma salata al punto giusto. Nonostante le sue microscopiche dimensioni, se paragonata all’immensità del mare, un moscerino lo inondava tutto.

Aveva la stessa capacità di secchio d’acqua su un essere umano.

Ora voi vi domanderete dove voglia andare a parare con questo paragone:Vi rispondo subito.

Alcuni post, o immagini pubblicati sul web, nonostante la loro apparenza omologata e insignificante, hanno la possibilità nel loro piccolo, di travolgere più vite.

Non mi permetterei mai di considerare nulla di scarso contenuto; né tantomeno giudicherei uno scritto dai suoi errori grammaticali.

Quanta solitudine in una statistica che tende a sminuire continuamente l’individuo.

 

Lo so che si fa fatica a non usare termini di paragone; eppure dovremo sforzarci di farlo. Magari potremmo pure accorgerci che ci piace .

Laura

Tolleranza per viversi

per capirsi

per perdonarsi

crescere e moltiplicarsi.

Troppe famiglie distrutte dalla precarietà, dall'orgoglio, dall'incomprensione.

Si continua ad amare, solo se si ha la capacità di perdonare.

Sentimenti che costruiscono e ingrandiscono il nostro spazio.

Quanto coraggio in un perdono

in un abbraccio

in un cambiamento interiore.

Non chiediamo ai grandi, quello che noi non siamo capaci di compiere 

nel nostro piccolo.

 
 
 
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C@nt@storie e L@ur@ hanno il piacere di presentare il racconto: "Insegnami da essere figlia", un viaggio nel tempo che mostra i due lati diversi della medaglia: Mentre nel passato ci troviamo davanti a una donna in grado di gestire una famiglia sin da giovanissima, ma anche molto ingenua e infantile per quanto concerne i rapporti sessuali; nell'ambiente odierno ci troviamo invece a dover affrontare una ragazzina impertinente che già a dieci anni sa tutto sul sesso e a dodici ha già avuto il suo primo rapporto, ma che non capisce un accidenti di come si manda avanti una casa.

 

COLPEVOLE O INNOCENTE?