Creato da lascrivana il 19/09/2010
poesie prose e testi di L@ur@

Un passo indietro per farne uno avanti.

Per chi volesse leggere la storia"Un passo indietro per farne uno avanti" sin dalle prime pagine;basta cliccare sui link.

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Un passo indietro per farne uno avanti.

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Letizia.

Post n°902 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da lascrivana

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Letizia aveva molti amici; non perché fosse molto simpatica, o brillante: semplicemente perché lei aveva deciso che così fosse; in effetti, anche se scopriva che qualche amica aveva sventolato il suo segreto – lei se ne fregava! Tanto i suoi malumori si leggevano in viso come un libro aperto. Nonostante i suoi quarant’anni suonati, viveva ancora con i suoi. Aveva una relazione con un uomo volubile, che non si era mai deciso a prenderla in moglie: andava e veniva come la primavera. Una storia che si trascinava sin da ragazza; e che non aveva mai avuto il coraggio di troncare. In fondo, a lei stava bene così: niente legami e niente rottura di scatole se rientrava tardi o flirtava con altri uomini. Lei aveva il dono di accettare le persone così com’erano; e allo stesso modo pretendeva che lo facessero anche gli altri. Poco importava che alla fine decidessero di evitare la sua compagnia: aveva armi a sufficienza per conquistarsi nuove amicizie. Difficilmente portava rancore, o inimicizia; i suoi sentimenti erano scevri d’invidia e ipocrisia. Lo sapevi subito quando era infastidita per qualcuno o per qualcosa: il broncio che teneva lasciava poco spazio ai dubbi. Acida, si! Lo era a volte, anche troppo in alcuni casi; forse era proprio questo che la rendeva particolarmente amata: almeno non nascondeva la propria contrarietà in merito a situazioni poco favorevoli nei suoi confronti. Anche Renato, il suo compagno di sempre, la adorava proprio per questa sua peculiarità: era acida anche con lui, chiaramente quando la metteva in condizione di esserlo. Mentre, uno dei motivi per cui Letizia amava Renato, era la capacità di ammettere i propri errori, e il modo in cui sapeva chiederle scusa: ogni qualvolta lei tirava fuori gli aculei, lui le regalava un nuovo libro; conosceva bene la sua passione per la lettura! In particolar modo i romanzi rosa.

-Ah l’amore!- diceva sempre Letizia – l’amore… è il sentimento più bello e nobile che potesse animare questo mondo. Essere innamorati è fantastico; è un vortice di forti sensazioni molto contrastanti tra loro; amore e gelosia; desiderio e passione; rabbia e indignazione. Era come vivere su una giostra; a volte girava così forte da farti perdere l’equilibrio-.

Per Renato, lei era il sole, la primavera, l’estate; il porto sicuro, dove ancorare dopo il suo naufragare in nuovi continenti. Forse un giorno si sarebbe anche deciso a sposarla e a piazzare le tende definitivamente; ma per ora andava bene così. Il suo lavoro di rappresentante in una nota casa farmaceutica lo portava sempre in giro per il mondo; a volte persino all’estero. E poi, tra l’altro, amava molto viaggiare: quindi le ferie, li passava sempre lontano da Letizia; raramente avevano condiviso qualche vacanza.

Il motivo per cui Letizia continuasse ad amarlo, era inspiegabile perfino a se stessa. Magari era proprio per quella sua duttilità caratteriale; o solo perché, in fondo, a lei piaceva la vita che faceva Renato: avventurosa e ricca di nuovi espedienti.

Laura

 

 
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Poche e ripetute parole.

Post n°901 pubblicato il 19 Ottobre 2014 da lascrivana

Ancora una volta mi ritrovo a dover abbandonare per qualche settimana il mio blog. Non nego che lo scrivere mi manca così come aggiornare il blog con nuovi post di riflessioni, o con racconti scaturiti della mia fantasia.

Così, lontana dal web, mi sono dedicata alla lettura; vi sembrerà strano … ma con la lettura di nuovi libri: vi rivedo e rivivo mentalmente tutti; anche perché penso che molti di voi, in passato o nel presente, abbiano letto e condiviso, più d’uno dei libri che in questo momento sto leggendo io.

Mi ritrovo in molti dei pensieri dello scrittore; e mi rendo che si tramandano negli anni, da individuo a individuo; ciò nonostante, mi sorprendono ed emozionano sempre! Così come lo può fare un tramonto sul mare, o un sole che sorge da dietro le colline. Molti di voi trovano noioso il continuo ripetersi degli eventi e dei pensieri; e non hanno la capacità di rivivere ogni attimo come se fosse la prima volta! Poi capita che la malasorte ci colga all’improvviso, e ci troviamo a combattere con una natura aggressiva e poco condiscendente; così, quando tutto quello che in passato ci sembrava monotono, in quei momenti drammatici: ci manca tantissimo. 

E ora, mi mancate voi. Mi auguro che il problema tecnico che mi tiene lontana da voi, possa risolversi al più presto; intanto, approfitto di questa pausa forzata, per arricchire la mia creatività.

A presto …

Laura.

 

 
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L'altra faccia della medaglia: Il lieto fine.

Post n°900 pubblicato il 09 Ottobre 2014 da lascrivana

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Il comportamento di Cristina, lasciò Luke alquanto frastornato; non riusciva a capire perché avesse adottato quell’atteggiamento nei confronti di Doroty… sembrava quasi gelosa. Eppure non era la prima volta che entrava nel pub in compagnia di belle ragazze; cosa mai ci aveva visto di diverso in Doroty, da indurla a comportarsi in quel modo. Quella notte Luke si rigirò nel letto, agitato e confuso; il volto corrucciato di Cristina non gli dava tregua. Si alzò, andò in cucina per prepararsi un caffè; dopo aver messo la macchinetta sul fuoco, prese una tazza dalla credenza. Manco a farlo apposta, la mano cadde su quella del bar: regalo di Cristina. Ne ricordò il sorriso raggiante, quando, al riparo dallo sguardo del proprietario del pub, gliela infilò nella tasca. Lui aveva cercato di restituirgliela, asserendo che l’aver confessato che preferiva gustare il caffè in quella tazza; non doveva farla sentire in obbligo di rubarla per lui. Cristina gliela ripose in tasca dicendo, che comunque nessuno se ne sarebbe accorto! Poiché di tazze al bar se ne rompevano tante.

Senza nemmeno accorgersene, si trovò a sorseggiare il caffè , indugiando più a lungo del solito sul bordo della tazza: immaginando che fosse il labbro inferiore di Cristina. Questo pensiero lo lasciò interdetto; anche perché improvvisamente i suoi sentimenti per lei stavano prendendo un'altra piega. Si ritrovò di nuovo nel letto, eccitato e smanioso; come se fosse stato colpito da una febbre improvvisa. Pensò a lei continuamente anche il giorno successivo; si sentiva strano. Rifiutò tutte le richieste delle ragazze di accompagnarlo al pub quella sera; dedicandosi con maggiore impegno al lavoro che svolgeva con lo zio nella salumeria, nel tentativo di scacciare quel desiderio ossessivo di stringere Cristina tra le braccia; e di fare l’amore con lei fino allo sfinimento.

Rientrò in casa presto quella sera; e dopo aver piluccato qualcosa per cena: si ritirò nella sua stanza.

Non aveva per niente sonno; così decise di andare a fare un giro fino al bar. Come entrò nel locale, si trovò puntati gli sguardi meravigliati degli astanti: Luke che si recava al bar da solo era una cosa veramente insolita.

Questo turbò ulteriormente Cristina; pensando che fosse venuto da solo per riprendere il discorso interrotto da Doroty di ritorno dal bagno, la sera precedente. Non aveva nessuna voglia di litigare ; e per evitare che ciò accadesse si fece sostituire al banco e si recò ai tavoli per prendere le ordinazioni. Era sabato , e il locale affollato, era complice in questo suo sfuggire da Luke.

Anche se a dire il vero, lui non ci aveva provato nemmeno a rivolgerle la parola; e poi la guardava in modo diverso: il suo sguardo penetrante, la sconvolgeva. Più volte, sbagliò nel prendere le ordinazioni; tanto che alla fine stremata chiese al proprietario di fare una pausa perché non stava bene.

Si avvicinò al banco, proprio al fianco di Luke che se ne stava tranquillo seduto sullo sgabello, chiedendo un bicchier d’acqua al collega che stava al bar.

-Ciao Cristina! Cos’hai? Non… non ti senti bene?-

-Si Luke… io ti chiedo scusa per ieri sera..-

-No… non devi chiedermi scusa… -

- no…ti prego, credimi… sono stata davvero una stupida-

- Ti devo confessare, che la tua gelosia mi ha sbalordito-

- Non so cosa mi è preso Luke-

- La cosa strana sai qual è Cristina? … e che alla fine questa cosa mi ha preso talmente, che mi ha scatenato l’effetto contrario. Ha portato alla luce una passione che incoscientemente covavo per te… Ti amo Cristina-

Quella dichiarazione d’amore, così a bruciapelo, mandò in estasi Cristina, che per tutta risposta, lo abbracciò baciandolo con trasporto. Travolti dalla passione, non si accorsero nemmeno che i presenti del bar li guardavano sbalorditi e divertiti; tanto da accompagnare le loro effusioni con un applauso.

Laura

 

 

 

 

 
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L'altra faccia della medaglia: la rivolta delle pecorelle smarrite.

Post n°899 pubblicato il 08 Ottobre 2014 da lascrivana

Vedere Doroty che faceva le moine a Luke, disturbava parecchio Cristina; tanto da essere tentata di versarle il drink che aveva richiesto, su quella bella testolina rossa. Non potendo fare altro, cercò di concentrarsi sul vassoio; mettendo più attenzione all’ordinazione di Luke, e meno a quello di lei. Insieme ai drink, portò in un piattino delle specialità dolciarie del bar, che lei stessa preparava per racimolare qualche soldino in più; naturalmente scelse delle paste più grasse: un vero attentato per la linea perfetta di Doroty.

In meno di un minuto, le passarono per la testa una miriade d’idee vendicative per toglierle quel sorrisetto di trionfo, che di tanto in tanto, Doroty lanciava in sua direzione.

Cristina sapeva bene che non aveva nessun diritto a essere gelosa; così decise di ovviare per la seconda opportunità – almeno fare in modo di mantenere la preziosa amicizia di Luke-. Ahimè! Non le restava che assecondarlo nella sua scelta e farsi benvolere anche da Doroty; tanto a vendicarsi ci avrebbero pensato le pecorelle smarrite che lo stesso Luke aveva cercato d’indirizzare sulla giusta via.

Suo malgrado, non poté fare a meno di ridere quando una delle pecorelle, sbadatamente, versò il drink che stava sorseggiando sul vestito della povera Doroty; ma, a quanto pare, non era finita lì! In effetti, l’ilarità di Cristina, crebbe quando la ragazza nel tentativo di smacchiare il vestito, usò il tovagliolo sporco di sugo delle tartine che aveva appena imboccato.

Insomma un disastro sull’altro. Doroty, visibilmente irritata, si alzò per andare in bagno a sistemarsi; ma le perfide ragazze, ne approfittarono per precederla e recarsi in bagno prima di lei: in modo da farla aspettare fuori la porta il più a lungo possibile.

A Luke, che non gli era sfuggita nemmeno una virgola dell’accaduto; visibilmente contrariato approfittò dell’assenza di Doroty per avvicinarsi al bancone. Cristina, nel vederlo sopraggiungere così accigliato, si tolse subito il sorriso di bocca; facendo finta di strofinare delle macchie immaginarie sul ripiano del mobile bar, imprecando contro un ipotetico cliente sbadato. 

- Beh Luke ti serve qualcosa?-

-E inutile che fingi di non sapere nulla! Ti ho visto sai che te la spassavi allegramente, nel vedere le mie “pecorelle smarrite” come sei solita definirle tu, che si davano affannosamente da fare per infastidire Doroty-.

- Scusa Luke, che colpa ne avrei io? Ti ha dato di volta il cervello? Che ti succede? Siccome non puoi prendertela con loro; ti sfoghi con me! Guarda amico che hai sbagliato strada. Non è da me che ti devi guardare le spalle; bensì dalle tue protette -

-Non chiamarle protette; e nemmeno pecorelle smarrite! Sono solo delle ragazzine sciocche e viziate!-

- Non sono stata io ad averle illuse Luke; o speravi che non avessero sognato di te. Hai usato il tuo carisma per condurle sulla retta via; e loro hanno pensato che tu ricambiassi il loro ardore-

-Sei una strega Cristina! Sono certo che sotto, sotto c’è il tuo zampino. In fondo hai sempre criticato il mio modo di pormi con le ragazze-

-Non ti ho criticato per gelosia; bensì perché ero certa che alla fine, queste ti si sarebbero rivoltate contro! Attentando alla tua privacy. Proprio com’è successo poc’anzi-

-Chissà perché non riesci a convincermi … forse perché non mi è sfuggita l’ aria soddisfatta che t’illuminava il viso e accendeva il sorriso, mentre le ragazze infastidivano Doroty-

A interrompere la conversazione, ci pensò Doroty di ritorno dal bagno; prontamente Luke la prese sottobraccio e la portò in un angolo più appartato del bar.

Cristina, che in cuor suo sapeva che Luke aveva ragione, fece finta di sentirsi offesa per le sue supposizioni; ripromettendosi di non rivolgergli lo sguardo e la parola per tutta la sera.

Laura

 

 

 
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L'altra faccia della medaglia: gelosia e irrazionalità.

Post n°898 pubblicato il 05 Ottobre 2014 da lascrivana

Quel fatidico sabato sera, a Cristina, Luke parve più bello del solito: indossava camicia bianca e pantaloni di gabardine neri. I lunghi capelli biondi gli scendevano sul collo a caschetto: lisci e lucenti. Si sentii tremare dall’emozione, quando i suoi occhi, grigioverdi, si posarono su di lei; ricambiandone timidamente lo smagliante sorriso che nel varcare l’uscio del pub, lanciò in sua direzione. Una gioia che ben presto fu offuscata dalla gelosia: la ragazza che accompagnava Luke, era di straordinaria bellezza; lunghi e folti capelli rossi le incorniciavano un viso minuto e perfetto. Incrociò subito i suoi occhi azzurri, messi ancora di più in risalto dal trucco pesante. Le labbra, laccate di un rosso vivo, erano piene e sensuali. A dire il vero, emanava erotismo da tutti i pori: una di quelle donne che al suo passaggio non si poteva fare a meno di voltarsi per ammirarla. 

Cristina, nel vedere quella ragazza, capì che la perfezione esisteva; bella dalla testa ai piedi.

Quando la coppia si avvicinò al banco del bar, non poté fare a meno di complimentarsi: -Accidenti Luke! Stasera hai superato te stesso; davvero splendida la ragazza che ti accompagna -.

Il doppio senso dell’affermazione, non sfuggi di certo alla bella rossa, che parò il colpo con finta indignazione: -Ma, come Luke, sei solito portare qui le tue conquiste? Quindi io sarei solo una delle tante?-

- Ma, no cara, cosa hai capito? Sono solo pecorelle smarrite quelle che porta di solito –

Il tono ironico di Cristina, non sfuggì di certo a Luke, che infastidito, prese la rossa per mano e si allontanò dal tavolino senza nemmeno fare le solite presentazioni.

- Dai, Doroty, andiamo a sederci in un angolino appartato, lontano da occhi indiscreti -.

Cristina dovette ammettere con se stessa, che meritava la risposta di Luke; era stata veramente acida! Non era colpa sua se Doroty, con la sua avvenenza l’aveva messa in un’istintiva posizione di difesa. E poi, non poté fare a meno di avvilirsi osservando la sua immagine riflessa nello specchio dietro al bancone: lei era solo un’insignificante brunetta, con occhi e capelli castani.

 

Laura

 
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L'altra faccia della medaglia: il mondo che vorrei.

Post n°897 pubblicato il 30 Settembre 2014 da lascrivana

Cristina pensava di poter imparare dalla vita, più di quanto si potesse fare sui libri: per questo motivo, finita la scuola dell’obbligo, decise di andare a lavorare;iniziando con il fare la baby sitter. 

Il quartiere dove abitava le offriva ben poche possibilità di lavorare; ma in compenso aveva stabilito un forte legame con le famiglie che vi risiedevano. Avevo perso i genitori in età scolare; e zia Gemma, sorella del padre, si occupò di lei sino alla maggiore età; poi incontrò un suo coetaneo -vecchio amico d’infanzia- e convolò a giuste nozze con lui. Nonostante le insistenze di Roberto Ravel, il marito di zia Gemma, di andare a vivere in città con loro: Cristina decise di rimanere a vivere da sola nel quartiere. Il lavoro al pub le piaceva; e poi pensava: -chi si occuperà della spesa per le nonnine sole del quartiere? E dei bimbi che mi sono affidati dalle giovani coppie?

Cristina era un punto di riferimento per tutti; ogni qualvolta avevano bisogno di un aiutino si rivolgevano a lei; in compenso la aiutavano con le spese di mantenimento, che con il solo lavoro del sabato sera, non avrebbe di certo potuto affrontare.

Adorava vivere a stretto contatto con la gente; e anche con i giovani che frequentavano il locale dove lavorava; e aveva imparato anche ad adorare Luke. A dire il vero, non aveva mai pensato che potesse innamorarsi di lui: l'aria di Santità che assumeva con la gente, inizialmente la infastidiva –ritenendolo fanatico e petulante; poi fini con il rendersi conto che ormai non avrebbe potuto fare a meno della sua fede.

Quando era presa dallo sconforto, telefonava a Luke; qualche volta gli chiedeva anche di uscire per fare due passi insieme; oppure lo invitava a una delle festicciole del quartiere: che di tanto in tanto organizzava con alcune famiglie. Quando era necessario, Luke, aiutava Cristina anche a portare i più anziani per le visite di controllo; oppure organizzavano insieme qualche gita al lago. La piccola cittadella si trovava situata proprio ai piedi della montagna; e durante i freddi inverni, la neve eta cosi alta,  che si rimaneva isolati dal resto del mondo per diversi giorni.

Ed era proprio in quei giorni di sventura; che si manifestava la solidarietà tra le famiglie del quartiere. I più anziani erano accolti dalle coppie più giovani; che per l’occasione, adottavano i nonni temporaneamente. 

 

 

Laura

 

 
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*****

Post n°896 pubblicato il 26 Settembre 2014 da lascrivana
Foto di lascrivana

Un filosofo del passato afferma:”I santi e i saggi sono messi alla prova dagli insulti”. Una persona veramente forte non si lascia mai sconfiggere dalle critiche né dalle parole offensive. Facciamo in modo che anche i nostri figli imparino ad essere forti nei momenti cruciali, mantenendo fino in fondo le loro convinzioni.

 

dalla “Mappa della felicità” di Daisaku Ikeda

 
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L'altro lato della medaglia: il sabato della periferia.

Post n°895 pubblicato il 24 Settembre 2014 da lascrivana

Anche quel sabato, Cristina, rientrò a casa solo alle 7:00 della mattina di domenica.

Dopo aver riempito la ciotola dei gatti, guardò il grosso micione ronfare nella larga cesta di vimini posta sotto uno sgabuzzino della scala esterna: che dava nel cortile condominiale. Fortuna che i coinquilini non contrastavano questo suo amore per gli animali, al contrario, erano felici: poiché tenevano lontano i topi. E poi sorridevano della placidità di Cristina; di come accoglieva i nuovi mici, e non si dava pena per quelli smarriti, diceva sempre: che anche loro, come gli umani, fanno le loro scelte. 

E’ chiaro che la fine di questi gatti, per la maggior parte delle volte: era di finire spiaccicati sull’asfalto. Lei non si avviliva! Al contrario, riservava ai nuovi arrivati, lo stesso affetto, di coloro che li avevano preceduti.

Era davvero una strana ragazza Cristina; agli occhi degli altri poteva apparire insensibile e senza cuore: in realtà aveva solo accettato l’idea che tutte le persone che amava; in un modo o nell’altro; o presto o tardi: andassero via.

Aveva visto genitori recarsi nel pub, dove lei lavorava il sabato notte: a piangere come disperati; cercando inutilmente di capire il perché i loro figli, avessero scelto di attardarsi a bere; per poi mettere fine alla loro vita, sulla via di ritorno… spiaccicati sulla strada proprio come i gatti randagi che lei soleva accogliere nel proprio cortile.

A dire il vero nemmeno Cristina riusciva a capire perché affogassero i loro anni migliori nell’alcool e nella droga. Dicevano che quello era il “carpe diem” ; che erano giovani e dovevano divertirsi. Lei si domandava, come ci si può divertire, se dopo aver tracannato diversi bicchieri di birra e alcool: il cervello è così fuso da non capirci un tubo. Mi sa che la diversa non fosse lei; bensì loro.

E poi c’era Luke Derek; il bel figlio del pastore evangelico di origini americane. Egli cercava di salvare più anime possibili: recando la sua pura essenza in un luogo di perdizione. Comunque sia, ci sapeva fare davvero! Soprattutto con le ragazze, che pendevano letteralmente dalle sue labbra; i maschietti un po’ meno; specie quando erano lucidi: gli davano più retta dopo essersi scolati un bicchiere.

Laura

 

 

 
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Tra sogno e realtà: 16

Post n°894 pubblicato il 16 Settembre 2014 da lascrivana

Non avevo ancora raggiunto il viale che mi riportava al locale, che improvvisamente mi sentì afferrare dal braccio.

Lorenzo mi aveva raggiunto di corsa; con il volto trafelato e i capelli scompigliati dal vento; Mai mi era apparso più bello di come lo vidi in quel momento. Mi ricordava tanto il film “L’uomo venuto dal mare”… il mio uomo, che un vento sconosciuto aveva riportato nuovamente da me; era assurdo prendersela perché in tutti questi anni lui non avesse pensato a me! In fondo era ritornato … ed era ritornato per me.

Sfiorai il suo viso con una languida carezza; bastò questo gesto per scatenare il suo desiderio, che per tutta risposta mi attirò a se; facendo aderire il suo corpo al mio: tanto da poterne sentire anche il guizzo dei muscoli sotto i vestiti. I nostri visi erano così vicini; a tal punto da confondere persino i nostri respiri. Dopo esserci fissati per qualche istante, con gli occhi carichi di desiderio, ci baciammo con impeto.

A fatica mi distaccai da lui, per afferrarlo per mano e trascinarlo nella sua camera: non volevo aspettare più del dovuto.

Passammo quasi tutto il giorno chiusi nella sua camera all'hotel; solo verso sera volli portarlo a casa mia per preparare una cenetta per noi due.

Intanto lui accendeva le candele della sala da pranzo e apparecchiava per due; io preparavo un piatto di spaghetti con pomodoro fresco e basilico. 

Il vento che entrava dalla finestra gonfiava le bianche tende, tanto da farli sembrare soffici nuvole; nelle coppe di vetro, la tremula fiammella delle candele, disegnava ombre sinuose sulle pareti. Lorenzo aveva sparso sulla tovaglia di pizzo bianco, una manciata di petali profumati, che ero solita conservare in un vassoio d’argento: posto sul ripiano del basso stipite laccato avorio, che si trovava a ridosso su una delle pareti della sala. Anche il tavolo era basso e largo; mentre i sedili erano comode poltroncine di pelle scura: ben proporzionate all’altezza del tavolo. Accesi con il telecomando la tv a schermo piatto appesa alla parete: di rimpetto alla parte stretta del tavolo, in modo che tutti i commensali potessero vederla; scelsi un canale web, dove trasmettevano musica soft che tra l’altro riproduceva spettacolari immagini sulla natura. 

Tutto era curato alla perfezione; ci tenevo a circondarmi di cose che potevano garantire rilassamento e agio all’ospite. 

Cenammo stuzzicandoci a vicenda, evitando di parlare dei nostri passati sentimentali –quasi a volere cancellare il tempo e le persone che ci avevano separati per tutti questi anni-.

Mi sentivo felice e appagata come non mi succedeva da anni; passammo due giorni chiusi in casa a occuparci solo di noi. Il terzo giorno venne a farci visita Pedro –preoccupato per la nostra assenza-; dopo aver visto la nostra espressione beata; se ne andò rasserenato di saperci in buona salute.

Laura

 
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Tra sogno e realtà: 15

Post n°893 pubblicato il 14 Settembre 2014 da lascrivana

 

Dopo aver finito di fare colazione; Lorenzo ed io, decidemmo di fare due passi sulla spiaggia. Il mare quella mattina si presentava parecchio agitato. Il vento sollevava l’orlo del mio vestito scoprendo le mie gambe ben tornite. Le onde, che s’infrangevano sulla battigia, spruzzavano sui nostri corpi, goccioline d’acqua salata; e le nostre camicie inzuppate, si appiccicavano sulla pelle aderendo sulle nostre forme: sui suoi pettorali di maschio ben fatto; e sul mio seno, che spudoratamente rivelava il pizzo bianco del reggiseno.

-Chissà perché una donna è più sex, con le sue curve a malapena rivelate, che in costume da bagno. Quel vedo, non vedo: intriga parecchio-.

Mi confessò candidamente Lorenzo puntando sfacciatamente lo sguardo sul mio seno.

- Si; è vero… ma a quanto pare nemmeno tu scherzi con i tuoi pettorali-

-Touchèt Madame!-

Imbarazzata, cambiai discorso rivolgendo lo sguardo verso il mare: 

- Sai Lorenzo… mi ha sempre affascinato il mare agitato. Con la sua dirompenza sembra voler sfogare tutta la rabbia che si porta dentro per il male commesso sotto questo cielo. A volte, ho come l’impressione che la luna, riflettendosi nelle sue limpide acque, le trasferisca tutto il bene e il male che accade sulla terra; e che impotente osserva da lassù-.

- Che animo romantico e favolistico hai conservato Leila! Eri così anche da ragazzina. Ricordi? Era una giornata così quando ci siamo conosciuti -

-Mio Dio! Non dirmi che tu sei Lorenzo?... Quel Lorenzo che conobbi tanti anni fa!-

-Si sono proprio io Leila…-

La rivelazione mi lasciò alquanto perplessa; e per un attimo rimasi senza parole. Avevo desiderato rivederlo per tutti questi lunghi anni; e mai avrei immaginato che si nascondesse sotto il nome del famoso scrittore Lorenzo Berga! Mi domandai, se   per tutti questi anni, anche lui avesse pensato a me, così proprio come lo avevo fatto io.

- Sai Leila, quando il mio amico Walter Boster, mi parlò di te e del tuo locale, ebbi come l’impressione di averti già conosciuto e di aver già visto questo posto; così domandai a mia madre, se da ragazzino eravamo stati in vacanza in questa località. Come volevasi dimostrare mia madre confermò la mia ipotesi. Al che tempestai di domande il mio amico Walter fino a farmi raccontare quasi tutto quello che sapeva di te. Mi confidò di non aver mai conosciuto una donna come te; e che se soltanto se tu lo avessi voluto: lui sarebbe rimasto per sempre al tuo fianco-

- E’ vero! Straordinario Walter… ma dopo il divorzio, non ho più voluto legarmi a nessuno. E poi... per tutti questi anni non ti ho mai dimenticato Lorenzo… -

-Cosa dici Leila? Che mi ami ancora come la prima volta che mi hai conosciuto? Non posso crederci! Anche tu sei stata importante per me; ma non a tal punto da passare tutta la vita a pensarti! E’ vero, i primi mesi, dopo essere rientrato da quella vacanza: sono stati duri anche per me; ti sognavo e desideravo continuamente. Poi, con il passare del tempo, il tuo ricordo si faceva sempre più sbiadito; fino a svanire completamente-.

Quella confidenza mi colpì come una lancia al cuore. Possibile che lui non fosse innamorato quanto me? Avevo passato tutti questi anni a rincorrere un sogno, nella vana speranza che anche lui avesse conservato un briciolo di quell’amore che io provavo per lui! Noo!… il mio castello di sabbia stava crollando inesorabilmente ai miei piedi. 

Cercai di mascherare la mia delusione con un sorriso.

-Ma no; dai… Hai ragione!.. E’ impossibile conservare un amore per tanti anni. Stavo semplicemente gonfiando un po’ il ricordo … -

-Meno male Leila. Per un attimo ho avuto come l’impressione che dicessi sul serio. Sarebbe stato veramente deleterio-.

No, che non lo è stato… quanti racconti ho scritto dando al protagonista il tuo volto! Ma, questo non lo saprai mai! Non lascerò che tu distrugga anche questa mia illusione.

Poi, con la scusa che dovevo riprendere il mio lavoro, lo lasciai da solo sulla spiaggia.

“ Non consentirò mai a nessuno che distrugga i miei sogni e le mie illusioni”.

Laura

 

 

 

 
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C@nt@storie e L@ur@ hanno il piacere di presentare il racconto: "Insegnami da essere figlia", un viaggio nel tempo che mostra i due lati diversi della medaglia: Mentre nel passato ci troviamo davanti a una donna in grado di gestire una famiglia sin da giovanissima, ma anche molto ingenua e infantile per quanto concerne i rapporti sessuali; nell'ambiente odierno ci troviamo invece a dover affrontare una ragazzina impertinente che già a dieci anni sa tutto sul sesso e a dodici ha già avuto il suo primo rapporto, ma che non capisce un accidenti di come si manda avanti una casa.

 

Colpevole o innocente?