ricomincio da qui

poesie prose e testi di L@ur@

Creato da lascrivana il 19/09/2010

 

Un passo indietro per farne uno avanti.

Per chi volesse leggere la storia"Un passo indietro per farne uno avanti" sin dalle prime pagine;basta cliccare sui link.

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Un passo indietro per farne uno avanti.

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Proverbi per vivere.

Post n°1330 pubblicato il 16 Gennaio 2017 da lascrivana

In una delle pagine della Bibbia dedicata ai proverbi, ho letto una frase molto bella che mi ha fatto riflettere.

Ve la ripropongo così ne discutiamo insieme:

Versetto 22 della pagina PROVERBI  14,19,15,33

I progetti scelti senza discussione falliscono; riescono, invece, i deliberati con il consiglio di molti. 

 
 
 

Pinocchio 2.0 (Settimo Capitolo)

Post n°1329 pubblicato il 14 Gennaio 2017 da contastorie1961

Bassa di statura, in sovrappeso, e con un doppio mento che ballonzolava ad ogni sospiro, la Regina di Cuori li scrutò uno ad uno. Shoccato da quella visione, Pinocchio guardò Rocco chiedendosi una sola cosa: perché?

-E così, alla fine, sei riuscita a trovare degli alleati, non è vero Lepre?-

Cercando di farsi sempre più minuscola, la poveretta cercò di balbettare qualcosa.

-Silenzio!-urlò la regina.

-Sai benissimo che ti avevo vietato di uscire, eppure hai disobbedito-

Infastidito da quella voce gracchiante e stridula, Pinocchio fece un passo in avanti.

-Lei non centra, siamo noi che l’abbiamo obbligata-mentì.

Immediatamente, Rocco gli sferrò un pugno in faccia mandandolo lungo e disteso sul pavimento.

-Devi parlare solo quando ti è ordinato, hai capito sorcio?-

Stordito, l’ex burattino si rialzò e si asciugò il sangue col dorso della mano.

-E tu chi sei?-chiese Regina lanciando uno sguardo d’adorazione verso il suo amante.

-Il mio nome è Pinocchio, e dovrei parlare con Cappellaio Matto-

La donna inclinò il capo di lato, spalancò la bocca e infine scoppiò in una risata sguaiata e sgradevolissima

-Vuo…vuole parlare con…con…-gracchiò, scossa dai continui singhiozzi.

-Non capisco cosa ci trovi di tanto divertente-disse Volpe.

-Per me scoppia-aggiunse Gatto un po troppo forte.

Come poco prima con Pinocchio, Rocco afferrò Gatto per la coda per poi scaraventarlo contro una parete. Subito dopo, agguantò Volpe per il collo e iniziò a stringere con violenza.

-Basta così, Rocco, calmati-intervenne Regina asciugandosi le lacrime.

-Ma mia signora, vi hanno mancato di rispetto!-

-Basta così ho detto-

Pur a malincuore, Rocco lasciò Volpe e fece un leggero inchino.

-Come volete, però volevo dire ch…-

Alzando un braccio, molto simile a un prosciutto, Regina lo zittì nuovamente.

-Subiranno un regolare processo, e siccome hanno un impellente bisogno di parlare con Cappellaio Matto, che siano accontentati. Rinchiudili in cella con lui, ma assicurati che siano sorvegliati a vista, ventiquattr’ore su ventiquattro-quindi si voltò per andarsene.

-E di cosa saremmo accusati?-azzardò Pinocchio.

Regina si fermò.

-Vi siete introdotti nel mio regno senza permesso, ecco il motivo. Il processo si terrà domattina all’alba, e adesso portali via, Rocco, m’è venuta fame-

Poco più tardi, vennero gettati senza tanti complimenti in una cella buia, fredda e puzzolente. Pur acciaccato, Gatto lanciò svariati insulti ai carcerieri mentre Volpe, ancora in debito d’ossigeno, non aveva ancora smesso di tossire. Passandosi un dito sopra il labbro spaccato Pinocchio guardò Lepre, che scosse la testolina.

-Mi dispiace-disse debolmente.

-Anche a me, ma non è colpa tua-la rassicurò.

-E così, vi hanno beccato-

La voce, proveniente dall’angolo più lontano della cella, li fece sobbalzare. Un istante dopo, una figura si materializzò davanti a loro, sorrise.

-Cappellaio Matto, per servirvi-disse accennando un inchino.

Tutti, tranne Lepre, sgranarono gli occhi.

Cappellaio Matto era un uomo basso, forse ancor più di Regina. Completamente calvo, portava un paio di baffetti tenuti alla perfezione ma, cosa che faceva più impressione, era privo di collo. Praticamente, la testa sembrava incassata direttamente nel torace, come se l’uomo fosse caduto da una considerevole altezza atterrando appunto con la testa.

Pinocchio non aveva mai guardato troppo la tv, ma Cappellaio Matto gli ricordò un presentatore di cui non ricordava il nome, un tizio che intervistava persone sopra un palco.

-Si, Cappellaio. Purtroppo abbiamo agito da imprudenti, e io ho sottovalutato Rocco, è tutta colpa mia-disse Lepre.

-Come ti ha appena detto Pinocchio, non devi dire così, è stato il destino-

L’ex burattino lo fissò, sospettoso.

-Come fai a conoscere il mio nome?-

Cappellaio si fece in avanti e gli porse una mano piccola e grassoccia che, come poté appurare stringendola, era anche sudaticcia.

-Io conosco molte cose, e sapevo che sareste venuti a cercarmi. Ognuno di voi ha qualcosa da chiedermi, compresi quei due-disse indicando Gatto e Volpe.

-A proposito, cos’è successo? Pare siano stati investiti da un rullo compressore, e anche tu non sembri molto in forma, forse che quel rullo risponde al nome di Rocco?-

Pinocchio si sorprese che il tizio sapesse tutte queste cose, forse aveva davvero dei poteri magici, però il dubbio non si decideva ad abbandonarlo.

-Ho come il sospetto che avresti potuto fuggire da un momento all’altro da questo posto, perché non l’hai fatto?-chiese.

Cappellaio Matto sorrise e si lisciò i baffi.

-Giusta osservazione, ragazzo, ma la risposta è molto semplice:aspettavo voi-

Pinocchio guardò prima i compari, quindi Lepre, che annuì.

-Per sconfiggere la Regina, cosa che lei ignora, ho bisogno del vostro aiuto,e sapevo benissimo che vi avrebbe messi nella mia cella-proseguì Cappellaio.

-Ma siamo imprigionati e guardati a vista da mezzo esercito, come pensi di riuscirci?-obiettò l’ex burattino.

-Costui è pazzo-intervenne Volpe.

-Da legare!-rincarò Gatto.

-Ascoltatemi bene, e abbiate fiducia in me…-li zittì Cappellaio

 
 
 

Per non dimenticare

Post n°1328 pubblicato il 13 Gennaio 2017 da lascrivana

Per non dimenticare che, nonostante tutto, la vita merita di essere vissuta.

 
 
 

Non riesco a rimanere indifferente.

Post n°1327 pubblicato il 12 Gennaio 2017 da lascrivana

L’omicidio compiuto dal sedicenne di Ferrara mi ha lasciato alquanto inorridita. Come si può partorire una simile atrocità in una mente così giovane? Faccio un poco di fatica a credere che questi ragazzi siano nati con un’indole così malvagia. Qualcosa deve essere successo, o quanto meno devono avere assunto delle droghe artificiali che hanno alterato le loro reazioni cerebrali.

Può veramente un litigio sui voti scolastici portare un ragazzo a organizzare la morte dei propri genitori ingaggiando un coetaneo?  Possono mille euro essere sufficienti per eseguire un delitto così orribile?

Di cosa si nutrono i nostri ragazzi oggi? Cosa vedono di così grave da disorientarli?

 

Secondo me sono le droghe artificiali che assumono. Questi son peggio dei kamikaze e dell’ Isis.  

 
 
 

Chi colpisce una stella,moltiplica la sua luce.

Post n°1326 pubblicato il 10 Gennaio 2017 da lascrivana

Osservando nel dettaglio la mia mano, mi sono accorta della perfezione delle linee che solcano il palmo.  In entrambe è configurato un disegno asimmetrico che combacia l’una con l’altra senza sfasare di un millimetro.  Sono mani pulite le mie, che si sono guadagnato il pane onestamente. Capaci di qualsiasi cosa, non mi hanno mai deluso, nemmeno nella scrittura. Le mie lettere sono sempre state chiare e senza intenzionalità di colpire alcuno, bensì di migliorare il presente. Speranzose non si sono mai risparmiate, e hanno costruito la mia piccola fortuna giorno dopo giorno.  E grazie a loro che ho potuto far conoscere al mondo i miei pensieri, e aiutare chi ne aveva bisogno. Non si sono mai tirate indietro, nemmeno quando le ho usate per dare sollievo alle persone sofferenti. Non è mia intenzione decantare le mie opere, bensì marcare l’importanza delle azioni compiute dalle nostre mani.

Non è stato facile mantenerle pulite anche nella scrittura. Potevo usarle per offendere e denigrare, per accusare e maledire; e invece le ho usate solo per difendermi e per coniugare.  Non si diventa cattivi da un giorno all’altro amico mio; ci si nasce con l’indole malvagia: ed io non so neanche  dove sta di casa.  Anche perché sono convinta che il male ricada sempre su se stessi; tu mi dirai che non è vero, e che colpisce solo i più deboli.  Eppure ti dico che ne ho visto di gente annegare nella propria acqua torbida; e io preferisco nuotare nelle acque limpide dei miei pensieri. Lo sai che chi colpisce una stella, non fa altro che frammentarla per moltiplicare la sua luce.  Questo proverbio non l’ho letto da nessuna parte, mi è venuto in mente proprio ora, e lo preferisco a quell’altro che dice: “ Chi spada ferisce, di spada perisce”. Come ho già scritto nel precedente post, non m’importa un accidenti di chi fa del male rovinando la vita altrui; l’importante è che non sia io a rovinare la mia, disintegrando quella degli altri.  Mantenere i nervi saldi senza lasciarsi scoraggiare dalle avversità, è già una conquista.

 

 

 

 
 
 

Pinocchio 2.0 (sesto capitolo)

Post n°1325 pubblicato il 08 Gennaio 2017 da lascrivana

-Cos’hanno in comune un corvo e uno scrittoio?- ripeté Pinocchio.

Gatto e Volpe si scambiarono un’occhiata, o meglio, fu Volpe a farlo.

-Ma chi l’ha inventato, non ha senso!- disse Gatto.

-E nemmeno una soluzione!- ribatté Volpe.

Totalmente intento a fissare la porta, Pinocchio non rispose.

-Il papà di Alice, l’ha inventato, e una soluzione ci dev’essere per forza- rispose Lepre Marzolina.

-Alice, e chi è Alice?- esclamarono in coro i due compari.

Lepre alzò gli occhi al cielo e allargò le zampette.

-Se non sapete chi è Alice…sparatevi! Nessuno vi ha mai letto le fiabe, da piccoli?-

-Ci sono!-

Colti di sorpresa, i tre sobbalzarono e si voltarono verso l’ex burattino.

-È molto più semplice di quanto si possa credere, strano che nessuno l’abbia mai risolto- disse con un ghigno.

-Dai, non tenerci sulle spine, parla!- l’esortò Volpe.

Facendo un po il prezioso, Pinocchio si avvicinò ancor di più alla porta.

-Cosa usano i corvi per volare?-

-Le ali!- disse Lepre.

-E di cosa sono ricoperte?-

-Di piume!- intervenne Gatto.

-Fuochino-

-Di penne!- disse Volpe quasi strozzandosi.

-Esatto, e cosa si trova solitamente su uno scrittoio?-

-Le penne!- esclamarono all’unisono.

Sorridendo, Pinocchio guardò Lepre.

-Cosa devo fare adesso?-

-Nulla di più semplice. Devi solo appoggiare i palmi sulla porta, farti la domanda completa e poi rispondere, dovrebbe funzionare-

Con una certa apprensione, Pinocchio fece ciò che gli era stato detto e chiuse gli occhi.

-Cos’hanno in comune un corvo e uno scrittoio?….le penne!- scandì a voce alta.

Per un istante non accadde nulla poi, con un leggero scricchiolio, la porta iniziò ad aprirsi.

-Ce l’abbiamo fatta!- urlò Volpe.

-Bravo pezzo di legno!- gli fece eco Gatto

-Silenzio, ora viene la parte più pericolosa, dobbiamo rimanere uniti e in silenzio- li ammonì Lepre.

Detto questo, si avvicinò alla porta che, nel frattempo, si era aperta del tutto.

-Si tratta anche per me della prima volta, però se vado avanti posso orientarmi, sei d’accordo?-

Pinocchio annuì, quindi si volse verso gli altri due.

-Volpe, tieni quel gattaccio per mano e cercate di stare zitti, per una volta. Lepre farà strada, voi starete in mezzo e io chiuderò le fila, siamo d’accordo?-

Volpe aprì la bocca per dire qualcosa, ma Pinocchio alzò un dito, minaccioso.

-Ho detto silenzio, da adesso!-

Il corridoio per cui si incamminarono, era talmente stretto e basso che Pinocchio dovette abbassarsi per poter procedere. Per fortuna Lepre aveva con se dei fiammiferi che usò per fare luce, altrimenti avrebbero dovuto avanzare al buio.

-Non dovrebbe essere molto lungo, e dovremmo sbucare proprio dietro le segrete- sussurrò Lepre.

-E i soldati?- domandò Pinocchio.

-A quelli penseremo una volta arrivati, dovremo escogitare qualcosa-

Dopo altri cinque minuti di cammino, arrivarono a un’altra porta.

-Oh no, un altro indovinello?- esclamò Volpe a voce troppo alta, tanto che Pinocchio la fulminò con lo sguardo.

-No, qui più che altro servirebbe qualcosa con cui scassinarla- rispose Lepre.

-Ci penso io. Volpe, accompagnami accanto alla porta- intervenne Gatto.

Quando vi fu vicino, alzò il bastone e lo fece roteare.

-Se qualcuno mi da una mano, ha la punta in ferro ed è molto robusto-

-Dai qua- disse Pinocchio strappandoglielo di mano.

In breve, infilò la punta tra stipite e legno e fece forza. Dopo due o tre tentativi, si udì uno schiocco secco e la porta cedette.

E in quel momento accadde il finimondo.

Con urla selvagge, una decina di soldati si infilarono nell’angusto passaggio e li circondarono. Erano dei colossi, indossavano pesanti armature e brandivano spade minacciose.

Volpe cercò di fuggire ma uno di loro, velocissimo nonostante la mole, lo rincorse e lo stese con una violenta spinta, quindi gli puntò la spada alla gola.

-NO!-

Il soldato si fermò di colpo, agguantò Volpe per il collo e lo riportò dagli altri.

-La regina li vuole vivi, te ne sei forse scordato?-

Togliendosi l’elmo che gli ricopriva il volto, l’uomo che aveva impartito l’ordine si profuse in un profondo inchino.

-Benvenuti nel regno della regina di Cuori, signori, vi stavamo aspettando- biondiccio, un viso non bello ma gradevole, Rocco li guardò uno a uno.

-Non so chi di voi abbia risolto l’indovinello, ha tutta la mia ammirazione. Peccato ci fosse un allarme, che io stesso ho installato-

Riavutosi dallo shock, Pinocchio fece un passo in avanti.

-Sono stato io, con chi ho il piacere?- disse cercando di dissimulare il tremito.

-Non avevo dubbi in proposito, quei due sembrano abbastanza rincoglioniti…- disse indicando Gatto e Volpe.

-Mentre quella traditrice di Lepre l’avrebbe fatto prima, se solo ne fosse stata in grado, non è vero?-

La poveretta si rannicchiò contro la parete e chinò il capo.

-Ma di questo ne dovrai rispondere alla regina, e sai quali sono le pene. Ah, scusatemi, non mi sono ancora presentato. Sono Rocco, convivente della Regina e suo futuro sposo, per servirvi-

Pinocchio deglutì. Finalmente lo vedeva di persona, ma non si trattava certo dell’occasione più propizia. Cos’aveva in serbo per loro?

Danio Mariani

 
 
 

A ognuno il suo ...

Post n°1324 pubblicato il 06 Gennaio 2017 da lascrivana

Caro amico, mi hai insegnato a scrivere e a parlare con il cuore, dimostrandomi che un autore convince di più quando è se stesso; e io, anche se con ritardo, ho imparato a farlo. Ho messo via la terza persona e ho iniziato a narrarmi in prima. Come tu ben sai, noi siamo responsabili di quello che scriviamo, ma non delle reazioni  che i nostri pensieri scatenano. Le nostre parole sono universali e riciclate; le regaliamo al vento e lasciamo che ognuno le indossi a suo piacimento. Eh si, perché anche i pensieri sono come i vestiti, devono calzarti a pennello per farli tuoi: e io in più di un occasione l’ho fatto. Pensa che l’altra sera, mentre vedevo un film ho fatto mia una frase dedicata  da una ragazza al suo amato cuoco –Tu sei un uomo che cattura le stelle – Chiaramente essa si riferiva a quelle che premiano un ristorante; io invece ho pensato a te.

Anche tu hai catturato le stelle più belle per far brillare il tuo firmamento; so di esserci anch’io nella tua via lattea, e questo mi riempie di orgoglio, poiché conosco le altre ad una una.

Sai bene che senza di noi il buio inghiottirebbe i tuoi sogni, ed essi smetterebbero d’illuminare il tuo cammino.  Hai tenuto strette le tue carte vincenti, e ora stai per giocare la tua mano.  Ancora una volta sono certa che farai centro con la tua scala reale.

E ora siediti al mio fianco e goditi con me questa luna sorniona che ci sorride complice. Lo sai che a lei non si può nascondere nulla? Dall’alto essa spia tutti i nostri movimenti, sa chi fa del male, e chi del bene nella notte scura.  Sa chi si ama dietro le persiane socchiuse, nel parco o in riva al mare. Arriva ovunque con i suoi raggi luminosi. Testimone oculare di un grande mondo variegato. Oh! Se potesse parlare chissà quanti delitti e misfatti svelerebbe? Quante persone smetterebbero di fare del male…

E invece muta, piange e ride senza mai poter dire la sua. 

 
 
 

Continua...

Post n°1323 pubblicato il 05 Gennaio 2017 da lascrivana

Magari tu mi dirai  che per poter realizzare in parte i miei sogni,  potevo vendermi quando ero ancor giovane e piacente. E già! Si forse potevo davvero. Nonostante non fossi bella, bastava guardarmi negli occhi e scavarmi nell’anima per bramare al mio corpo come una belva affamata.

Eppure non mi passò mai per la testa di prestarmi per ottenere dei favori; preferivo di gran lunga lottare con la mente e con il corpo per raggiungere i miei obiettivi. Tu hai visto come s’illuminano i miei occhi quando si realizzano i miei sogni? La luce che essi emanano è così intensa da rilasciare energia a lunga distanza. Coinvolgente e dinamica, riesco a trasmettere molto di più di quanto lo possano fare docenti specializzati. E sai perché?

Perché io sono tra loro. Sono quella che non si risparmia e si mette all’ultimo posto  per farli sentire migliori; per aiutarli a rivalutare le loro capacità e dare il meglio di se stessi quando si espongono in prima fila.

Tu pensi che io nutra l’illusione di voler cambiare il mondo con i miei sogni? No caro amico, e qui che ti sbagli; so bene che non sono in grado di poterlo fare; però ti garantisco con presunzione, che non lascerò mai che sia il mondo a cambiare me.

Non m’importa un accidente di chi si arroga il diritto di comandare facendo leva sui favoritismi. Di chi predica bene e razzola male solo perché gli è stato concesso il potere di farlo.

Ho ben poca stima di certa gentaglia che prevarica il prossimo con la sua falsità. Gente subdola e ambigua, che striscia silenziosa, rilasciando siero velenoso al suo passaggio.

Non sono i miei miti caro amico; e anche se la loro intelligenza e cultura e notevolmente superiore alla mia, non godranno mai di certo della mia ammirazione.  Possono ingannarmi inizialmente; ma dopo averli posti sotto la mia acuta osservazione, e averli misurati con il loro atteggiamento verso il prossimo: mi guardo bene dall’avere qualsiasi intimo contatto con essi. E la mia interazione verbale con certa gente, si riduce al minimo indispensabile, senza nessun coinvolgimento emozionale. 

 
 
 

Ti scrivo perché ....

Post n°1322 pubblicato il 04 Gennaio 2017 da lascrivana

Ricordi i nostri sogni di bambini? Il nostro desiderio è stato sempre quello di poter cambiare il mondo con le nostre scoperte. Quando a scuola ci dicevano che eravamo ragazzi intelligenti e che avremmo potuto conquistarlo, ci abbiamo creduto. Oh si che contavamo sul serio sulle nostre capacita!

E così ci siamo messi di buzzo buono per costruire castelli sulla sabbia; nonostante questi fossero piccoli e fragili li abbiamo innalzati, consapevoli che sarebbe bastato anche un solo colpo di vento per distruggerli. -Ma che importanza aveva?-  Noi avevamo forza a sufficienza per ricostruirli di nuovo.

Ora non è cambiato nulla sai? Oh mio caro amico, per costruire quei castelli ci voleva solo tanta fantasia e immaginazione; e noi ne avevamo da vendere. Solo che non l’abbiamo mai venduta; l’abbiamo regalata al primo che ha colto la nostra disponibilità e ne ha sfruttate le nostre capacità.  Importava poco a noi, eravamo già così felici che qualcuno avesse notato quanto potevamo essere geniali … geniali e cretini.

Ora tu mi dirai che sul cretino devo andarci piano; e magari hai pure ragione.  E’ andata bene così vero? Potevamo anche non averne d’immaginazione per costruire le nostre illusioni.

Ci siamo accontentati degli sguardi grati di chi gratuitamente aveva colto il bene del nostro sogno.

Ora io ti supplico, non dimentichiamo ciò che ci ha spinto a costruire castelli di sabbia! Lo sai che la gente ricca compra droghe a caro prezzo per avere emozioni e dinamismo? Quello che noi possediamo come dono di natura. Lo sai che abbiamo la capacità di rivoluzionare il mondo con le nostre scoperte? Sai a darmi quest’idea quest’anno è stato Antonio Gramsci. Lui diceva che capodanno dovrebbe essere ogni giorno. Ecco come scriveva:  “Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore."

Sai qual è l’altra cosa che condivido? Quella delle soste che sceglie da se, di quando si sente così ubriaco di vita e gli urge la necessità di riposarsi per trarne nuovo vigore. Mi piace tanto questa prospettiva.

Come vedi, amico mio, lo facciamo anche noi: rubiamo i pensieri di altri per costruire nuovi ideali.

E allora sai che ti dico? Viviamo questo scambio e continuiamo anche noi a regalare al mondo i nostri sogni.

 
 
 

E anche ora che il 2017 è arrivato, io ti scrivo .

Post n°1321 pubblicato il 03 Gennaio 2017 da lascrivana

 


Ho bisogno di te per essere felice, non di regole che smorzano gli entusiasmi.

Sento la necessità di vedere i tuoi occhi lucidi di commozione quando mi parli dei tuoi progetti; poiché mi piace saperti speranzoso e battagliero, non privo di sogni illusioni.

E’ importante sapere che posso contare su di te, ogni qualvolta ne avrò bisogno; e non solo per un aiuto fisico, ma anche per una parola di conforto.

Ti chiedo pazienza affinché tu capisca e perdoni le mie imperfezioni, poiché la natura mi ha voluto imprevedibile e impulsiva; ma è altrettanto importante ricordarti quanto tu possa contare su di me; poiché io farò l’impossibile pur di poter alleviare il peso dei problemi che angustiano i tuoi giorni.

 

Sapere che tu ci sei mi conforta, m’induce a credere in un giorno migliore; e se ti cerco non è solo per fare del bene a me … ma anche a te.

 
 
 
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