Creato da lascrivana il 19/09/2010
poesie prose e testi di L@ur@

Un passo indietro per farne uno avanti.

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Un passo indietro per farne uno avanti.

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L'altra faccia della medaglia: il mondo che vorrei.

Post n°897 pubblicato il 30 Settembre 2014 da lascrivana

Cristina pensava di poter imparare dalla vita, più di quanto si potesse fare sui libri: per questo motivo, finita la scuola dell’obbligo, decise di andare a lavorare;e iniziò subito facendo la baby sitter. 

Il quartiere dove abitava le offriva ben poche possibilità di lavorare; ma in compenso aveva stabilito un forte legame con le famiglie che vi risiedevano. Avevo perso i genitori in età scolare; e zia Gemma, sorella del padre, si occupò di lei sino alla maggiore età; poi incontrò un suo coetaneo vecchio amico d’infanzia e convolò a giuste nozze con lui. Nonostante le insistenze di Roberto Ravel, il marito di zia Gemma, di andare a vivere in città con loro: Cristina decise di rimanere a vivere da sola nel quartiere. Il lavoro al pub le piaceva; e poi pensava: -chi si occuperà della spesa per le nonnine sole del quartiere? E dei bimbi che le erano affidati dalle giovani coppie?

Cristina era un punto di riferimento per tutti; ogni qualvolta avevano bisogno di un aiutino si rivolgevano a lei; in compenso la aiutavano con le spese di mantenimento –che con il solo lavoro del sabato sera- non avrebbe di certo potuto affrontare.

Adorava vivere a stretto contatto con la gente; e anche con i giovani che frequentavano il locale dove lavorava; e avevo imparato ad anche adorare Luke. A dire il vero, non aveva mai pensato che potesse innamorarsi di lui. L’aria di Santità che assumeva con la gente, inizialmente lo infastidiva –lo riteneva fanatico e petulante- alla fine invece, si rese conto che ormai non poteva fare a meno della sua fede.

Quando era presa dallo sconforto, telefonava a Luke; qualche volta gli chiedeva anche di uscire per fare due passi insieme; oppure lo invitava a una delle festicciole del quartiere, che di tanto in tanto organizzava con alcune famiglie. Quando era necessario, aiutava Cristina anche a portare i più anziani per le visite di controllo; oppure organizzavano qualche gita al lago. La piccola cittadella si trovava situata proprio ai piedi della montagna; e durante i freddi inverni, tanto la neve era alta, che si rimaneva isolati dal resto del mondo per diversi giorni.

Ed era proprio in quei giorni di sventura; che si manifestava la solidarietà tra le famiglie del quartiere. I più anziani erano accolti dalle coppie più giovani; che per l’occasione, adottavano i nonni temporaneamente. 

 

 

Laura

 

 
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*****

Post n°896 pubblicato il 26 Settembre 2014 da lascrivana
Foto di lascrivana

Un filosofo del passato afferma:”I santi e i saggi sono messi alla prova dagli insulti”. Una persona veramente forte non si lascia mai sconfiggere dalle critiche né dalle parole offensive. Facciamo in modo che anche i nostri figli imparino ad essere forti nei momenti cruciali, mantenendo fino in fondo le loro convinzioni.

 

dalla “Mappa della felicità” di Daisaku Ikeda

 
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L'altro lato della medaglia: il sabato della periferia.

Post n°895 pubblicato il 24 Settembre 2014 da lascrivana

Anche quel sabato, Cristina, rientrò a casa solo alle 7:00 della mattina di domenica.

Dopo aver riempito la ciotola dei gatti, guardò il grosso micione ronfare nella larga cesta di vimini posta sotto uno sgabuzzino della scala esterna: che dava nel cortile condominiale. Fortuna che i coinquilini non contrastavano questo suo amore per gli animali, al contrario, erano felici: poiché tenevano lontano i topi. E poi sorridevano della placidità di Cristina; di come accoglieva i nuovi mici, e non si dava pena per quelli smarriti, diceva sempre: che anche loro, come gli umani, fanno le loro scelte. 

E’ chiaro che la fine di questi gatti, per la maggior parte delle volte: era di finire spiaccicati sull’asfalto. Lei non si avviliva! Al contrario, riservava ai nuovi arrivati, lo stesso affetto, di coloro che li avevano preceduti.

Era davvero una strana ragazza Cristina; agli occhi degli altri poteva apparire insensibile e senza cuore: in realtà aveva solo accettato l’idea che tutte le persone che amava; in un modo o nell’altro; o presto o tardi: andassero via.

Aveva visto genitori recarsi nel pub, dove lei lavorava il sabato notte: a piangere come disperati; cercando inutilmente di capire il perché i loro figli, avessero scelto di attardarsi a bere; per poi mettere fine alla loro vita, sulla via di ritorno… spiaccicati sulla strada proprio come i gatti randagi che lei soleva accogliere nel proprio cortile.

A dire il vero nemmeno Cristina riusciva a capire perché affogassero i loro anni migliori nell’alcool e nella droga. Dicevano che quello era il “carpe diem” ; che erano giovani e dovevano divertirsi. Lei si domandava, come ci si può divertire, se dopo aver tracannato diversi bicchieri di birra e alcool: il cervello è così fuso da non capirci un tubo. Mi sa che la diversa non fosse lei; bensì loro.

E poi c’era Luke Derek; il bel figlio del pastore evangelico di origini americane. Egli cercava di salvare più anime possibili: recando la sua pura essenza in un luogo di perdizione. Comunque sia, ci sapeva fare davvero! Soprattutto con le ragazze, che pendevano letteralmente dalle sue labbra; i maschietti un po’ meno; specie quando erano lucidi: gli davano più retta dopo essersi scolati un bicchiere.

Laura

 

 

 
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Tra sogno e realtà: 16

Post n°894 pubblicato il 16 Settembre 2014 da lascrivana

Non avevo ancora raggiunto il viale che mi riportava al locale, che improvvisamente mi sentì afferrare dal braccio.

Lorenzo mi aveva raggiunto di corsa; con il volto trafelato e i capelli scompigliati dal vento; Mai mi era apparso più bello di come lo vidi in quel momento. Mi ricordava tanto il film “L’uomo venuto dal mare”… il mio uomo, che un vento sconosciuto aveva riportato nuovamente da me; era assurdo prendersela perché in tutti questi anni lui non avesse pensato a me! In fondo era ritornato … ed era ritornato per me.

Sfiorai il suo viso con una languida carezza; bastò questo gesto per scatenare il suo desiderio, che per tutta risposta mi attirò a se; facendo aderire il suo corpo al mio: tanto da poterne sentire anche il guizzo dei muscoli sotto i vestiti. I nostri visi erano così vicini; a tal punto da confondere persino i nostri respiri. Dopo esserci fissati per qualche istante, con gli occhi carichi di desiderio, ci baciammo con impeto.

A fatica mi distaccai da lui, per afferrarlo per mano e trascinarlo nella sua camera: non volevo aspettare più del dovuto.

Passammo quasi tutto il giorno chiusi nella sua camera all'hotel; solo verso sera volli portarlo a casa mia per preparare una cenetta per noi due.

Intanto lui accendeva le candele della sala da pranzo e apparecchiava per due; io preparavo un piatto di spaghetti con pomodoro fresco e basilico. 

Il vento che entrava dalla finestra gonfiava le bianche tende, tanto da farli sembrare soffici nuvole; nelle coppe di vetro, la tremula fiammella delle candele, disegnava ombre sinuose sulle pareti. Lorenzo aveva sparso sulla tovaglia di pizzo bianco, una manciata di petali profumati, che ero solita conservare in un vassoio d’argento: posto sul ripiano del basso stipite laccato avorio, che si trovava a ridosso su una delle pareti della sala. Anche il tavolo era basso e largo; mentre i sedili erano comode poltroncine di pelle scura: ben proporzionate all’altezza del tavolo. Accesi con il telecomando la tv a schermo piatto appesa alla parete: di rimpetto alla parte stretta del tavolo, in modo che tutti i commensali potessero vederla; scelsi un canale web, dove trasmettevano musica soft che tra l’altro riproduceva spettacolari immagini sulla natura. 

Tutto era curato alla perfezione; ci tenevo a circondarmi di cose che potevano garantire rilassamento e agio all’ospite. 

Cenammo stuzzicandoci a vicenda, evitando di parlare dei nostri passati sentimentali –quasi a volere cancellare il tempo e le persone che ci avevano separati per tutti questi anni-.

Mi sentivo felice e appagata come non mi succedeva da anni; passammo due giorni chiusi in casa a occuparci solo di noi. Il terzo giorno venne a farci visita Pedro –preoccupato per la nostra assenza-; dopo aver visto la nostra espressione beata; se ne andò rasserenato di saperci in buona salute.

Laura

 
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Tra sogno e realtà: 15

Post n°893 pubblicato il 14 Settembre 2014 da lascrivana

 

Dopo aver finito di fare colazione; Lorenzo ed io, decidemmo di fare due passi sulla spiaggia. Il mare quella mattina si presentava parecchio agitato. Il vento sollevava l’orlo del mio vestito scoprendo le mie gambe ben tornite. Le onde, che s’infrangevano sulla battigia, spruzzavano sui nostri corpi, goccioline d’acqua salata; e le nostre camicie inzuppate, si appiccicavano sulla pelle aderendo sulle nostre forme: sui suoi pettorali di maschio ben fatto; e sul mio seno, che spudoratamente rivelava il pizzo bianco del reggiseno.

-Chissà perché una donna è più sex, con le sue curve a malapena rivelate, che in costume da bagno. Quel vedo, non vedo: intriga parecchio-.

Mi confessò candidamente Lorenzo puntando sfacciatamente lo sguardo sul mio seno.

- Si; è vero… ma a quanto pare nemmeno tu scherzi con i tuoi pettorali-

-Touchèt Madame!-

Imbarazzata, cambiai discorso rivolgendo lo sguardo verso il mare: 

- Sai Lorenzo… mi ha sempre affascinato il mare agitato. Con la sua dirompenza sembra voler sfogare tutta la rabbia che si porta dentro per il male commesso sotto questo cielo. A volte, ho come l’impressione che la luna, riflettendosi nelle sue limpide acque, le trasferisca tutto il bene e il male che accade sulla terra; e che impotente osserva da lassù-.

- Che animo romantico e favolistico hai conservato Leila! Eri così anche da ragazzina. Ricordi? Era una giornata così quando ci siamo conosciuti -

-Mio Dio! Non dirmi che tu sei Lorenzo?... Quel Lorenzo che conobbi tanti anni fa!-

-Si sono proprio io Leila…-

La rivelazione mi lasciò alquanto perplessa; e per un attimo rimasi senza parole. Avevo desiderato rivederlo per tutti questi lunghi anni; e mai avrei immaginato che si nascondesse sotto il nome del famoso scrittore Lorenzo Berga! Mi domandai, se   per tutti questi anni, anche lui avesse pensato a me, così proprio come lo avevo fatto io.

- Sai Leila, quando il mio amico Walter Boster, mi parlò di te e del tuo locale, ebbi come l’impressione di averti già conosciuto e di aver già visto questo posto; così domandai a mia madre, se da ragazzino eravamo stati in vacanza in questa località. Come volevasi dimostrare mia madre confermò la mia ipotesi. Al che tempestai di domande il mio amico Walter fino a farmi raccontare quasi tutto quello che sapeva di te. Mi confidò di non aver mai conosciuto una donna come te; e che se soltanto se tu lo avessi voluto: lui sarebbe rimasto per sempre al tuo fianco-

- E’ vero! Straordinario Walter… ma dopo il divorzio, non ho più voluto legarmi a nessuno. E poi... per tutti questi anni non ti ho mai dimenticato Lorenzo… -

-Cosa dici Leila? Che mi ami ancora come la prima volta che mi hai conosciuto? Non posso crederci! Anche tu sei stata importante per me; ma non a tal punto da passare tutta la vita a pensarti! E’ vero, i primi mesi, dopo essere rientrato da quella vacanza: sono stati duri anche per me; ti sognavo e desideravo continuamente. Poi, con il passare del tempo, il tuo ricordo si faceva sempre più sbiadito; fino a svanire completamente-.

Quella confidenza mi colpì come una lancia al cuore. Possibile che lui non fosse innamorato quanto me? Avevo passato tutti questi anni a rincorrere un sogno, nella vana speranza che anche lui avesse conservato un briciolo di quell’amore che io provavo per lui! Noo!… il mio castello di sabbia stava crollando inesorabilmente ai miei piedi. 

Cercai di mascherare la mia delusione con un sorriso.

-Ma no; dai… Hai ragione!.. E’ impossibile conservare un amore per tanti anni. Stavo semplicemente gonfiando un po’ il ricordo … -

-Meno male Leila. Per un attimo ho avuto come l’impressione che dicessi sul serio. Sarebbe stato veramente deleterio-.

No, che non lo è stato… quanti racconti ho scritto dando al protagonista il tuo volto! Ma, questo non lo saprai mai! Non lascerò che tu distrugga anche questa mia illusione.

Poi, con la scusa che dovevo riprendere il mio lavoro, lo lasciai da solo sulla spiaggia.

“ Non consentirò mai a nessuno che distrugga i miei sogni e le mie illusioni”.

Laura

 

 

 

 
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Tra sogno e realtà: 14

Post n°892 pubblicato il 12 Settembre 2014 da lascrivana

Lorenzo Berga, sembrava sentirsi perfettamente a suo agio; sia nel paese, sia nella località turistica. Spesso ritornava stanco e sudato dopo aver valicato le alture rocciose che costeggiavano il litorale del mare. A volte si sedeva tra le erbe selvatiche su un dirupo, che dava sul mare, e apriva il suo notebook per scrivere; diceva di sentirsi più stimolato e rilassato con la leggera brezza che gli accarezzava il viso.

Quando chiesi a Lorenzo quanto tempo si sarebbe fermato, mi disse che molto probabilmente avrebbe prolungato la sua permanenza fino alla fine del libro. Non nego che la notizia mi avesse riempito follemente di gioia; tanto da cambiare notevolmente sia il mio sguardo, sia l’aspetto fisico.

-E’ vero che l’amore ti fa bella- Mi disse Pedro una mattina mentre ritornavo da una delle mie solite passeggiate mattutine in riva al mare.

-Sei splendida! Vederti così raggiante ed euforica è una gioia per il mio cuore infranto… avrei voluto che avessi quell’espressione per me-;

Affermò con aria contrita e lo sguardo tenero.

- Oh Pedro! Tu fai parte di questo mia felicità; tu completi la mia vita con la sola presenza. E’ vero che sono innamorata di Lorenzo; è come se lo avessi conosciuto da sempre… c’è qualcosa di familiare in lui… non saprei dirti cosa-;

-Ma Leila… hai parlato con lui di questo?-

-Ma no Pedro! Per ora preferisco solo stargli vicino e osservarlo; conoscerlo, senza bruciare le tappe. Ogni cosa a suo tempo… e per ora mi godo questa piacevole sensazione che mi riempie di gioia creativa-;

-Ok! Amica mia; goditi questo momento… io ti sarò sempre vicino… E ora vieni qua e abbracciami!-

Fu proprio mentre Pedro mi stringeva in un caloroso abbraccio che Lorenzo fece la sua entrata nella Hall.

-Ehmm! Disturbo?-

Imbarazzata, farfugliai un –nooo! Che dice Lorenzo? Non hai interrotto nessun idillio!-

-E’ vero Lorenzo; io Leila, siamo grandi amici; oltre che affiatati collaboratori-

Aveva detto giusto Pedro; è così che mi piace chiamare i miei dipendenti “collaboratori”; chiaramente senza sminuire la mia “autorità” collaborativa; necessaria in alcune circostanze.

-Non penso che voi due dobbiate darmi spiegazioni; siete adulti entrambi!-

- Hai ragione Lorenzo… precisavamo soltanto-.

Ammisi un po’ delusa dalla sua freddezza.

-Bene! Leila vuoi farmi compagnia a colazione? Vorrei parlare con te di alcuni sviluppi sulla storia che sto scrivendo. Certo mi farebbe piacere che partecipassi anche tu Pedro; ma sicuramente ti annoieresti-

La sua ultima affermazione scacciò la mia delusione!.. A quanto pare desiderava anche lui stare solo con me. E poi… dietro la sua apparente indifferenza; sembrava essere infastidito dalla presenza di Pedro.

Approfittai della bella giornata per invitare Lorenzo a fare colazione sul terrazzo. Fu con soddisfazione che gli vidi gustare una fetta del mio dolce preferito, fatto con Yogurt e farcito con crema di ricotta e cioccolata bianca; e infine ricoperto con glassa di frutta fresca caramellata.

La ricetta era abbastanza semplice e genuina; usavo sempre yogurt naturale che alimentavo con il latte ogni giorno nell’apposito contenitore di riscaldamento. Bastava semplicemente lasciarne in frigo, un vasetto del giorno prima. 

Mi piaceva prendermi cura dei clienti e coccolarli: loro non rappresentavano una fonte di benessere solo per me; bensì per tutte le persone che lavoravano da anni nella tenuta e nel locale.

In fondo quando un’attività rende, non solo aumenta la produzione! Ma ci guadagnano anche i fornitori e così via. Si sa’ che nella vita una mano lava l’altra, e due lavano la faccia!

 

Laura

 

 
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Tra sogno e realtà: 13

Post n°891 pubblicato il 10 Settembre 2014 da lascrivana

Il fine settimana, al locale, c’era sempre un gran daffare; molta gente prenotava per passarlo da noi; così, durante i giorni di meno affluenza, c’impegnavamo a preparare conserve di antipasto, e pasta fresca. Utilizzavamo verdure fresche che acquistavamo da agricoltori locali; oppure ci servivamo ai grandi mercati generali. Gli antipasti che servivamo, variavano da stagione a stagione. Nonostante le serre avessero abbattuto i limiti di produzione, la verdura stagionale, continuava a rimanere sempre la più saporita. Per esempio; melanzane, zucchine, pomodori: erano preferibili d’estate; così come i broccoli, i cavoli e la zucca gialla: lo erano d’inverno. A parte che la qualità fosse migliore, anche il costo era nettamente inferiore. Le nostre preferenze non disturbavano per nulla i clienti; che sembravano apprezzare notevolmente le verdure servite.

Preparare pasta ripiena, e conserve per antipasto, o verdure farcite: era sempre un motivo di festa per noi. Ad aiutarci, oltre alle giovani signore, veniva anche qualche anziana del paese che c’insegnava tanti piccoli trucchi per lavorare la pasta e renderla più appetibile.

La lista dei menù che offrivamo al cliente per la scelta, era sempre accompagnata da un buon bicchiere di vino locale e qualche stuzzichino; poiché la mia natura narrativa, aveva trasformato ogni pietanza da gustare: in una storia da conoscere! Erano decantate, oltre le qualità del piatto, l’origine e la stagione di raccolta.

Gli scrittori, conoscevano di fama il locale di Leila, e spesso si soffermavano più a lungo del previsto: curiosi di saperne di più, della mia peculiarità culinaria e artistica.

Gli incontri erano intriganti, non solo per loro; ma anche per me. Confrontarmi con artisti di ogni genere, mi dava la possibilità di crescere professionalmente come narrativa; ma anche come ristoratrice. Di solito era gente che aveva girato il mondo in lungo e in largo; e che avevano avuto modo di conoscere la differenza delle culture da vicino; a differenza mia, che per una serie di scelte, ho avuto ben poca possibilità di viaggiare.

Stavamo preparando le nostre conserve; quando mi fu annunciata la visita di Lorenzo Berga –un artista di fama che aveva manifestato il desiderio di conoscermi-.

Dopo aver invitato il Direttore a far accomodare Lorenzo nel mio salotto privato; mi accinsi a raggiungerlo.

Mi accolse con un’espressione sbigottita e divertita: dalla fretta avevo dimenticato di darmi una ripulita. Sicuramente si aspettava di trovarsi di fronte una signora raffinata ed elegante; non un essere scialbo e infarinato.

Mi scusai per l’abito poco adatto, attribuendo la colpa per non essermi cambiata: alla mia emozione e all’impazienza di conoscere un così famoso artista - Sa!? Non capita tutti i giorni di avere ospiti come lei! E’ un onore conoscerla!-

Così dicendo, le porsi la mano, incurante della presenza sulla pelle della crosta, di qualche residuo d’impasto. Per tutta risposta, lui la prese con tutte e due le mani, accarezzandola e stringendola dolcemente: - il piacere è tutto mio Leila Dusso-.

L’emozione mi faceva tanto tremare le gambe, da vacillare; e se non fosse stato per la sua stretta tempestiva: sarei sicuramente inciampata ai piedi del basso tavolino di cristallo che ci separava. 

Mi ritrovai, quasi senza accorgermene tra le sue braccia; con i miei occhi verdi fissi nei suoi –scuri come la pece-.

Ammaliata da quel suo sguardo tenebroso; feci una gran fatica a distorglielo e a distaccarmi dal suo abbraccio.

Laura

 
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Tra sogno e realtà: 12

Post n°890 pubblicato il 08 Settembre 2014 da lascrivana

La notte successiva all’incontro al cimitero con la defunta Rosa: i miei sogni furono popolati da una serie di persone scomparse e altre ancora vive. Strani sogni che al risveglio mi lasciarono inquieta e confusa. Le parole di Rosa continuavano a frullarmi in testa: -nonostante il nostro corpo cessi di esistere, noi comunichiamo con le persone attraverso il pensiero-.

C’era un solo modo per mettere in atto ciò che mi frullava in mente; aprii il mio portatile e iniziai a scrivere. Le parole fluivano dalla mia mente come un fiume in piena; le mie dita sembravano guidate da una forza misteriosa che gli dava ben poca possibilità di connettersi con il pensiero.

Una serie di circostanze funeste verificatesi nell’ultima settimana in paese, mi diede modo di pensare che tutto quello che era successo: non era solo coincidenza.

Il mio desiderio di visitare il cimitero e soffermarmi proprio sulla tomba di Rosa; il narrarmi di quel suo grande amore che si portava dentro da una vita: aveva molto a che fare con la prematura morte di una mia compaesana.

Il tutto mi faceva pensare che alcune cose accadono, non solo per nostra volontà; ma, anche perché una forza sconosciuta ci guida.

Scrivere, era diventata per me una strana forma di comunicazione con una dimensione sconosciuta; un modo di fare che mi dava l’opportunità di prevenire una serie di fatti che si sarebbero susseguiti in un futuro prossimo; ma anche successe in un passato remoto.

Rosa mi disse anche una cosa molto importante:

-In vita, anche per uno scrittore, è difficile parlare di se stesso come un libro aperto. Preferisce narrarsi attraverso personaggi inventati; inserendo tra il sogno e il reale, gran parte del proprio vissuto. Dopo la morte dello scrittore, la sua biografia diventa ancora più interessante dei libri, scritti in vita-.

Il che mi riportò subito alla storia di “Jane Eire” e alla biografia di Charlotte Bronte; troppe similitudini, tra le due storie; ma anche tanta sintonia tra il mio pensiero e quello di Charlotte.

Spesso e volentieri, mi capitava di dimenticare che la storia che stavo scrivendo non era quella mia; e come per incanto inserivo quei pezzi di vissuto reale, che completavano il tutto in maniera eccellente.

 

Laura

 

 

 
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Tra sogno e realtà: 11

Post n°889 pubblicato il 05 Settembre 2014 da lascrivana

Una leggera brezza mi accarezzò dolcemente il viso, facendo scivolare una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Mi diede come l’impressione di un tenero gesto umano.

-Ebbene si! Lo è Leila... Sono io ad averti accarezzato -

-Chi sei tu? E cosa vuoi da me?-

-Il mio nome è Rosa Gaultieri-

-Ciao Rosa! Ho per caso disturbato il tuo sonno eterno?-

-Ma non che non lo hai fatto Leila. Sai, nonostante il nostro corpo sia ridotto in un ammasso di cenere, il nostro pensiero continua ad esistere. In fondo, non può morire o deteriorarsi ciò che non si vede e non si tocca-

- Rosa, però io penso che anche questo nostro incontro sia frutto della mia fantasia; come faccio a sapere se questa cosa è vera?-

-Semplice! Non lo saprai mai fino a che rimarrai in vita; la cosa bella è, che la tua convinzione ti da’ la possibilità di spaziare su mondi sconosciuti e misteriosi -

- Esatto Rosa! Tu ed io ci somigliamo molto più di quanto si possa immaginare. Il che mi fa pensare che finora ho sbagliato a dedicare poca attenzione ai corpi defunti -

-No che non hai sbagliato. I nostri corpi ormai diventati polvere: non hanno più un peso per i nostri sentimenti! Ti pare che noi stiamo qui in attesa di chi venga a trovarci o no? Siamo ovunque vogliamo essere-

-In che senso?-

- Beh! Come nella vita, il nostro pensiero vaga dappertutto. Qui è solo il punto d’incontro tra vivi e morti-.

-Credo di aver capito cosa intendi dire. Io penso spesso a mio padre… quindi, anche se non vengo a trovarlo al cimitero… lui sa che nel mio cuore vive ancora -

-Esatto! Vedi quanto siamo simili tu ed io? Sai, alcuni defunti, come i loro amati rimasti in vita, non riescono a distaccarsi dalla tomba; considerandolo l’unico legame con il mondo reale. Nulla di male in tutto questo; però inutile! Basta semplicemente pensarsi per essere ancora vicini –

-E tu, Rosa, cosa ci fai oggi qui?-

-Il pensiero… ricordi? Tu guardando la mia foto mi hai richiamato con la forza della mente –

- Fantastico! Allora ora mi racconterai nei dettagli cosa ti lega al giovane Umberto Cosco?-

-E anche in questo abbiamo un qualcosa in comune … un grande amore mai dimenticato. Il caso -con un mio piccolo aiutino-ha fatto si che i nostri corpi fossero vicini per l’eternità -.

Laura

 

 

 
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Tra sogno e realtà: 10

Post n°888 pubblicato il 01 Settembre 2014 da lascrivana

Ora che il lavoro al locale era diminuito; e poteva scorrere tranquillamente anche senza la mia creatività: potei dedicarmi alla mia passione preferita –la scrittura-.

Quella mattina, mi alzai alla buon’ora, con in testa mille idee per iniziare a scrivere le mie nuove storie. Dopo essermi fatta una bella doccia; indossai i miei vecchi e amati jeans –reduci di tante battaglie-; in effetti, il tessuto liso, ne testimoniava la sua longevità. La giornata si presentava con un cielo sereno e la temperatura mite: l’ideale per fare un giro in moto. La strada fuori dalla località turistica era ricca di curva; di conseguenza per un certo tratto di strada mantenni la velocità moderata. Una volta imboccata la super strada: mi lanciai in una corsa folle; mi sembrava quasi di volare. Dopo una ventina di chilometri, imboccai la deviazione che portava in un paesino di campagna. Percorsi una serie di viali alberati; per lo più querce secolari e campi di uliveti: viaggiare tra la natura mi rilassa; -- essa riesce a trasmettermi pace e serenità.

 A qualche chilometro di distanza del paese: sorgeva il cimitero locale. Chissà per quale strano motivo quella mattina decisi di fare un’escursione insolita -visitare le tombe dei defunti-.

Dopo aver parcheggiato la moto; m’incamminai verso il cancello d’ingresso del cimitero con il casco sottobraccio. Ad accogliermi c’era la statua di un angelo, che con grazia e dolcezza mi dava il benvenuto; alle sue spalle una serie di lapidi in marmi di diverse fattezze e colori; ravvivati da mazzi di fiori freschi e profumati. 

Ogni loculo era perfettamente curato; sicuramente in quel paese il culto dei morti era parecchio rispettato. Fosse dipeso da me, i cimiteri non avrebbero avuto di certo quell’aspetto: ripudiavo nella maniera più assoluta l’idea di credere che dopo morti, si potesse soffrire perché nessuno si ricordava di noi. Non facevo visita nemmeno ai miei affetti più cari. Eppure, stranamente, quella mattina, fui richiamata da una serie di anime che mi chiedevano di raccontare la loro storia.

Mi divincolai tra una serie di ritratti esposti sulle lapidi, in cerca di quel viso particolare che, solo a guardarlo, mi avrebbe narrato molto di se. Vi sembrerà strano, eppure mi è già capitato in passato, di guardare una foto e captarne il vissuto. Un potere che mi era stato concesso sin da bambina. In un cimitero, poi, questo dono, mi dava la possibilità d’intrecciare più storie tra loro. Molti di questi condividevano vissuti intriganti e misteriosi. Chissà cosa avevano in comune la signora Rosa Gualtieri, deceduta alla veneranda età di 110 anni; e il giovane militare Umberto Cosco che perse la vita nell’ultima guerra mondiale? Forse ne sapeva qualcosa di più il marito della Gualtieri, Cesare Martini: morto almeno 30 anni prima di lei.

 

Laura

 

 

 
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C@nt@storie e L@ur@ hanno il piacere di presentare il racconto: "Insegnami da essere figlia", un viaggio nel tempo che mostra i due lati diversi della medaglia: Mentre nel passato ci troviamo davanti a una donna in grado di gestire una famiglia sin da giovanissima, ma anche molto ingenua e infantile per quanto concerne i rapporti sessuali; nell'ambiente odierno ci troviamo invece a dover affrontare una ragazzina impertinente che già a dieci anni sa tutto sul sesso e a dodici ha già avuto il suo primo rapporto, ma che non capisce un accidenti di come si manda avanti una casa.

 

Colpevole o innocente?