Creato da lascrivana il 19/09/2010

ricomincio da qui

poesie prose e testi di L@ur@

UN PASSO INDIETRO PER FARNE UNO AVANTI.

Per chi volesse leggere la storia"Un passo indietro per farne uno avanti" sin dalle prime pagine;basta cliccare sui link.

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UN PASSO INDIETRO PER FARNE UNO AVANTI.

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ULTIMI COMMENTI

Ciao laura.
Inviato da: chiedididario66
il 29/07/2016 alle 23:00
 
ciaoo Laura! allora buon "vivi le tue emozioni"...
Inviato da: exietto
il 29/07/2016 alle 18:11
 
emozionarti ..
Inviato da: NoirNapoletano
il 29/07/2016 alle 15:56
 
ciao Laura..non nemozionarti troppo e passa per il pub ci...
Inviato da: NoirNapoletano
il 29/07/2016 alle 15:55
 
Grazie a tutti. Ci narrero a modo mio anche questi momenti.
Inviato da: lascrivana
il 29/07/2016 alle 14:57
 
 
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Grazie!

Post n°1228 pubblicato il 29 Luglio 2016 da lascrivana

Il gran giorno è ormai alle porte. Desidero ringraziare Danio Mariani, e tutti coloro che hanno preso parte al blog nonostante la mia assenza. Mi farò perdonare a tempo debito; magari la mia fantasia ne trarrà più beneficio di quanto potessi sperare. In ogni caso, sono certa che leggerete con simpatia e affetto, qualsiasi cosa mi passi per la testa.

Ho molte cose da narrarvi; per ora, è meglio viverle. 

Un saluto affettuoso. 

Laura

 
 
 

Fedora (Dodicesimo Capitolo)

Post n°1227 pubblicato il 26 Luglio 2016 da contastorie1961

Giunsero sul sagrato della chiesa che era ormai buio. A parte un uomo che si allontanava barcollando in maniera vistosa, la piazza era completamente deserta.

-Spero che il tuo amico prete viva in canonica- disse Alan osservando il portone chiuso.

-Lo spero anch'io ma, per saperlo, non ci resta che bussare- rispose Fedora.

Qualche istante dopo, la porticina posta sul lato più lontano della costruzione si socchiuse.

-Fedora?Che ci fai qua a quest'ora?- esclamò don Sergio non appena la vide. Solo in un secondo momento si accorse della presenza di Alan.

-Ciao,Sergio. Mi scuso per l'ora tarda, ma ho urgente bisogno di parlarti anzi, abbiamo bisogno- disse indicando Alan -Lui è Alan Pasini, il nipote di Anselmo-


Il piccolo appartamento era sobrio ma accogliente. Dopo averli fatti accomodare, don Sergio andò subito al sodo.

-Se siete piombati qua alle nove di sera, deve trattarsi di qualcosa di veramente importante- disse guardando prima uno e poi l'altro.

Alan annuì, ma lasciò che fosse la donna a parlare.

-Ti ricordi il portagioie che ti portai per la pesca in occasione della festa del patrono?-

Il prete sembrava stupito.

-Certo che lo ricordo. Sembrava anche abbastanza prezioso, forse un po'pacchiano, ma comunque un bel oggetto-

-Ecco,io...noi...avremmo bisogno di recuperarlo, non è che per caso ricordi chi possa averlo vinto?-

Sul volto di don Sergio apparve un sorriso sarcastico.

-Nessuno di voi due è venuto alla festa, vero?-

Entrambi ammisero di non averlo fatto.

-Non avevo dubbi. Se foste venuti, vi sareste resi conto di quante persone c'erano. A parte gli abitanti del paese, è arrivata gente anche da quelli limitrofi e addirittura dalla città. E sapete quanti biglietti sono stati venduti per la pesca?-

I due scrollarono la testa all'unisono.

-Tanti quanto gli oggetti che siamo riusciti a recuperare, più di mille-

Fedora si lasciò sfuggire un'esclamazione di sconforto, mentre Alan allargò le braccia, sconsolato.

-Però siete fortunati...- proseguì il prete. I due parvero rianimarsi.

-Come potrete ben capire, visto l'afflusso non ero certo solo a consegnare i premi. Mi hanno aiutato i ragazzi dell'oratorio, una decina in tutto. Il caso vuole però, che quel portagioie l'abbia dato proprio io alla persona che l'ha vinto-

A questo punto don Sergio si zittì.

-E a chi l'hai consegnato...ti prego Sergio, è importante- piagnucolò quasi Fedora.

Alzandosi,don Sergio iniziò a camminare per la stanza, le mani allacciate dietro la schiena.

-Credo di aver diritto a una spiegazione, non lo pensate anche voi?-

Alan e Fedora si scambiarono un'occhiata, poi la donna annuì e lasciò che fosse lui a parlare.

-Sul fatto che ne abbia diritto si potrebbe anche discutere. Ma lei è l'unica persona che può aiutarmi, quindi va bene- disse piuttosto contrito.

Don Sergio tornò a sedersi.

-C'è  un doppiofondo in quel portagioie, e dentro di esso una chiave-proseguì Alan tutto d'un fiato -Per l'esattezza, una chiave di una cassetta di sicurezza-

Don Sergio annuì, ma non sembrava ancora soddisfatto.

-E cosa conterrebbe, questa cassetta di sicurezza-

Fedora si alzò di scatto e gli si mise davanti, era infuriata.

-Adesso basta, Sergio. Alan è stato sin troppo gentile nei tuoi confronti,dicci chi è in possesso del portagioie e facciamola finita!-

Il volto del parroco si fece di pietra.

-E allora scopritelo da voi, buonasera- disse alzandosi.

-Ok...ok...-intervenne ancora una volta Alan.

-Alla sua morte, mio zio lasciò un testamento. Non avendo avuto figli, gli unici eredi risultammo io e mia sorella Chiara, figli di Carlo, il suo unico fratello-

Don Sergio ascoltava con attenzione. Aveva conosciuto bene Anselmo, ma non aveva mai sentito parlare di un fratello e di nipoti. Come gli avesse letto nel pensiero, Alan proseguì nel suo racconto.

-Mio padre si trasferì al sud, per lavoro. Solo pochi anni fa decise di tornare al paese natale ma, dopo poco tempo, si ammalò e morì-

Il prete alzò un sopracciglio.

-E cosa diceva il testamento?-

-Che mio zio risultava proprietario del solo negozio, e che lo lasciava in eredità appunto ai nipoti-

-E cosa c'entrano il portagioie e la chiave?- lo incalzò don Sergio.

-In punto di morte, mio padre mi confessò che mio zio aveva accumulato un'ingente somma di denaro, svariati milioni custoditi in una cassetta di sicurezza della propria banca-

-E presumo che vi siate rivolti a questa banca-

-Certo, è la prima cosa che ho fatto. Solo che, molto gentilmente, mi hanno informato che senza nulla di scritto non potevano di certo aprire la cassetta.A meno che, io stesso non fossi stato in possesso della chiave-

Don Sergio appariva perplesso.

-Una sola domanda: come mai il portagioie era in possesso di Fedora?-

Presa di sprovvista, la donna si sentì avvampare.

-Ho capito, non c'è bisogno che mi spieghi, vorrei solo sapere per quale motivo te l'ha regalato, se sapeva che conteneva la chiave-

-Mio zio era andato giù di testa, negli ultimi tempi. Temo che non se ne ricordasse più, o almeno lo credo- intervenne Alan.

-O,forse, temeva che gli venisse sottratto- aggiunse don Sergio.

-Chi ne è in possesso, Sergio, sono stanca delle tue domande e delle tue insinuazioni-

Fedora sembrava sull'orlo di una crisi di nervi, e il prete se ne accorse.

-Va bene. Non credo che la persona in questione sarà molto contenta di vederci a quest'ora, ma mi sembra di aver capito che è abbastanza urgente. Forza, seguitemi-

 
 
 

Fedora (Undicesimo Capitolo)

Post n°1226 pubblicato il 24 Luglio 2016 da contastorie1961

Fedora esitò più del dovuto. Le parole di Alan l'avevano lasciata ammutolita, come poteva dirglielo?

-Dimmelo, Fedora. Ora sai perché è veramente importante quel portagioie- ripeté Alan.

L'uomo aveva perso ogni traccia di aggressività, tanto da farle provare una sensazione di tenerezza nei suoi confronti. Quasi si pentì di aver fatto quella telefonata, ma all'inizio le aveva fatto davvero paura.Come se avesse evocato qualcosa, il campanello della porta li fece sobbalzare entrambi.

-Aspettavi forse qualcuno?- disse Alan, sulla difensiva.

-No, ma è meglio che tu non ti faccia vedere. Vai in camera e lascia fare a me, me la sbrigo velocemente- mentì.

Quando aprì la porta, si trovò davanti lo sguardo severo di due agenti di pattuglia.

-Buonasera. La centrale ci ha avvisato di una richiesta d'aiuto proveniente da questo indirizzo, è lei che ha chiamato?- disseil più anziano dei due.

Fedora sfoderò il più bel sorriso di cui era capace.

-Si, in effetti si. Anzi, mi scuso per avervi fatto correre per nulla, ma sono troppo ansiosa, e a volte esagero- rispose civettuola.

L'uomo alzò un sopracciglio, rivolse un'occhiata significativa al collega e tornò a prestarle attenzione.

-Signora, è sicura che vada tutto bene? Qualcuno l'ha minacciata?- chiese senza staccarle gli occhi dal seno.

-Il mio fidanzato. E' molto geloso, ma fa più rumore che altro, non mi ha mai sfiorata-

-E adesso se n'è andato?-

-Si, certo. Tra poco mi telefonerà per chiedermi scusa, fa sempre così-

Dubbioso, l'agente annuì.

-Va bene, ma se dovesse aver bisogno non esiti a chiamarci, è il nostrol avoro-

Dopo essersi nuovamente scusata e averli ringraziati, Fedora tirò un sospiro di sollievo.

Richiusasi la porta alle spalle, si fiondò in camera da letto.

Alan era in piedi, vicino alla finestra.

-Cosa voleva la polizia da te, li avevi forse chiamati?- chiese senza voltarsi.

Fedora attese un istante prima di rispondere. Mentire ancora sarebbe stato assurdo, specialmente ora che Alan si era confidato. E poi si stava innamorando di lui, su questo non ci pioveva.

-Si, li avevo chiamati io- disse avanzando nella sua direzione. Quando gli fu accanto, gli sfiorò la spalla con le dita.

-Mi avevi fatto paura, temevo che mi avresti fatto del male, perdonami-

A quel contatto Alan s'irrigidì, quindi si voltò. Il suo volto, dapprima di pietra, si rilassò sino a sfociare in un sorriso.

-Ero disperato, ma adesso sai tutto di me e di quel portagioie, mi aiuterai a recuperarlo?-

Fedora avvertì un brivido attraversarle tutto il corpo. Di slancio, gli gettò le braccia al collo e lo baciò con passione.

-Si, lo farò, anche se sarà difficile scoprire a chi è andato-

Staccandosi da lei con delicatezza, Alan la fissò con intensità.

-Ma, poco fa, mi hai detto che sai con esattezza a chi l'hai dato- non c'era più animosità nella sua voce.

Fedora abbassò gli occhi, quindi prese un gran respiro.

-A quest'ora Sergio sarà ancora in piedi, dobbiamo partire da li se vogliamo cavarne qualcosa- disse tornando a fissarlo.

-Sergio?- chiese lui, stupito.

-Si, don Sergio, il parroco-

Alan continuò a fissarla, sembrava confuso.

-Ho dato a lui il portagioie. Come già ti ho detto, non mi piaceva e volevo sbarazzarmene. Conosco Sergio da molti anni, sin da quando frequentava il seminario, siamo amici-

Alan proruppe in una risata.

-E tu regali un oggetto simile a un prete?-

-Mi parlò di una pesca di beneficenza, e mi chiese se avevo qualcosa che non mi serviva più, così ho pensato subito al portagioie-

Alan iniziò a passeggiare nervosamente per la stanza.

-Quindi potrebbe averlo chiunque- disse infine.

-Credo proprio di si, ma se stiamo qua a rimuginare risolveremo ben poco. Sergio è sempre stato presente durante la pesca, era lui che ritirava i biglietti e consegnava i premi, magari ricorda a chi è andato-

Finalmente Alan smise di camminare.

-Hai ragione, inutile restare qua a rinfacciare cose che ormai sono passate. La mia unica preoccupazione, è che la persona che ne è in possesso possa scoprire ciò che contiene veramente-

Fedora scosse energicamente la testa.

-Non credo proprio. Io stessa l'ho guardato bene e non ho notato nulla. Quel doppiofondo dev'essere stato fatto a regola d'arte e, secondo il mio parere, la chiave si trova ancora al proprio posto-

Apparentemente convinto, Alan annuì.

-Ok, allora andiamo a trovare questo don Sergio-

 
 
 

Rieccomi

Post n°1225 pubblicato il 23 Luglio 2016 da contastorie1961

Buon pomeriggio cari lettori di Laura. Stasera, o al massimo domani, arriverà il nuovo capitolo di Fedora...vi aspetto 

 
 
 

Ritorniamo alla vecchia colazione.

Post n°1224 pubblicato il 23 Luglio 2016 da lascrivana

Ho fatto una piccola ricerca per vedere se in tutta Italia, la prima colazione si consumava come mi narravano i miei genitori; che poi era anche la mia, almeno nella primissima infanzia. 

Risultato della ricerca.

Prima colazione anni 50

Ho notato che prima dell'ingresso del croissant, e delle merendine, era sicuramente più energetica e salutare. 
ANNI '50, CULTURA CONTADINA E ALBORI DELLA PRIMA COLAZIONE - Una svolta storica è stata la prima guerra mondiale durante la quale la vita militare ha omologato le abitudini. Ai soldati venivano distribuiti latte, caffè e gallette e cioccolato, ingredienti che sopravviveranno al conflitto, prima che la colazione viri decisamente verso il dolce. In generale nell'Italia contadina degli anni '50 si parlava semplicemente di latte o zuppa di latte, ben lontani quindi dall'immaginario odierno della prima colazione. Oltretutto si faceva colazione a metà mattina, dopo ore di lavoro e poi 'zero carbonella' fino a sera. E mentre nei cinema di tutta Italia trionfava 'Poveri ma belli', il menu della colazione di allora era composto da: pane raffermo, un residuo di polenta, un tocchetto di aringa, una fettina di salame, un pezzetto di formaggio, quel che restava della zuppa o della pastasciutta. Solo i più fortunati mangiavano biscotti.
 
 
 

In fondo non era poi così difficile.

Post n°1223 pubblicato il 22 Luglio 2016 da lascrivana

Andrea e Nicole non erano nemmeno dei cantanti.

Sussurravano (e basta!) una canzone, nel 1976, che si intitolava “La prima volta”.

Il titolo era tutto un programma. L’intenzione, probabilmente era quella di replicare, all’italiana maniera, il successo di “Je t’aime, moi non plus” di Serge Gainsbourg e Jane Birkin, sussurri amplessuosi e mugolii a rotta di collo.

Ne venne fuori una cosa inascoltabile, ma per le pruderies dei giovani italiani di allora era anche troppo, e il pezzo scalò le classifiche di vendita, ma fu censurato in RAI, tanto che la “Hit Parade” di Lelio Luttazzi non la faceva nemmeno ascoltare, limitandosi a segnalarne la posizione settimanale.

 

 
 
 

Riflessioni del lieto evento.

Post n°1222 pubblicato il 22 Luglio 2016 da lascrivana

 

Sono passati trent’anni esatti dal giorno del mio matrimonio.

Tra gli alti e i bassi, sono andati. E ora, che si avvicina la fatidica data del matrimonio della mia primogenita, il mio stato d’animo, vive quest’attesa, anche se in maniera totalmente differente, con la stessa intensità in cui all’epoca, ebbi modo di vivere la mia.

Non nego che i mesi precedenti alla data del mio matrimonio, non furono di certo accomodanti; come del resto non lo sono stati nemmeno questi che hanno preceduto la data di quello di mia figlia.

Solo a differenza di allora, oggi sono più forte; e chissà, forse lo ero tanto anche allora. La vita mi ha lanciato una sfida, ed io l’ho colta con la stessa intraprendenza di sempre; poiché il matrimonio, oggi è diventato più fragile rispetto al passato, e le famiglie, si sfasciano con troppa facilità.

Io credo, che uno debba porsi come obiettivo anche la riuscita di una vita di coppia; cosa che oggi abbiamo spostato sul lavoro, sui nostri hobby e passioni preferite; ma, dimentichiamo spesso,  di metterci lo stesso impegno nella famiglia.

Non è stato facile neanche per me riuscire in questa impresa; ma sono passati trent’anni, e prima di essere una coppia, io e mio marito siamo due individui che si sono sposati in giovanissima età, conoscendo veramente poco, l’una dell’altro.

Tra di noi si è stabilito un legame solido; poiché ci siamo sempre dati una mano a vicenda, anche nel crescere i figli. A volte non sembrano i figli di entrambi: o solo i miei, o solo i suoi.

Vi domanderete in che senso; ve lo spiego subito.

1) Hai sentito come risponde tua figlia? E’ identica a te, ha la tua stessa testa dura.

2) Ma quanto sei sveglia figlia mia! Tutta mamma (o papà).

3) Senti un po’, vai a prendere tua figlia dal centro.

4) Perché è figlia mia, solo quando ti fa comodo.

5) Te la vedi tu con loro, sono figli tuoi, ed io non li sopporto più.

E potrei continuare all’infinito.

Secondo me, questa tendenza a separarci i ruoli nell’educazione dei figli, ci ha portato a viverli come se l’uno, facesse un favore all’altra.

Penso che sia stata una cosa buona; poiché ci siamo sempre sentiti grati l’un l’altro, per l’impegno e la costanza che abbiamo messo nel crescerle. 

Non so’ se abbiamo fatto un buon lavoro; so solo che li abbiamo messi al centro della nostra attenzione.

 

Laura


 
 
 

E dal mio silenzio.

Post n°1221 pubblicato il 21 Luglio 2016 da lascrivana

E dal mio silenzio.
Post n°1005 pubblicato il 21 Maggio 2015 da lascrivana

E dal mio silenzio.

Post n°376 pubblicato il 31 Marzo 2012 da lascrivana

 

E' dal mio silenzio

Coglierai le parole mai sussurrate

Le sfumature mai pennellate

l'emozioni mai simulate

Passioni e ardori

che hanno dato adito ai miei umori

Disegnerai impronte caste o profane

mani imploranti e grida disumane

Preghiere bisbigliate

da menti spudorate

Che l' incedere fugace avranno ostacolato

Lo sguardo divino posato sul capo

Non lascerà che il piede inciampi nel fossato

E se una mano mi spingerà sempre più a fondo

un altra mi solleverà trascinandomi in capo al mondo

Userai il bianco e il nero per dissolvere il pensiero

E nelle tonalità di grigio

attenderai bigio bigio

Il ritorno ridondante delle mie parole

Calde e radiose come i raggi del sole.

 Poesia L@ur@

Immagini Lady_juliette

 
 
 

Vivere l'illusione

Post n°1220 pubblicato il 20 Luglio 2016 da lascrivana

 

Vivere l’illusione  …

 non è domandarsi se sia realtà o finzione

E’ lasciarsi

andare alla magica sensazione

che ciò che stai pensando

 non è solo immaginazione

La fantasia

 ha il potere di trasformare

Il presente  in modo che in futuro

ci si possa deliziare

Poiché nella mente il reale passato

 si confonde con i sogni

che ci hanno emozionato.

 

 

 
 
 

Fedora (Decimo Capitolo)

Post n°1219 pubblicato il 17 Luglio 2016 da contastorie1961

-Adesso capisco da chi hai preso, a letto- esclamò Fedora.

Sul volto di Alan si disegnò un sorriso amaro.

-Non avevo alcun dubbio che fossi finita anche nel suo- rispose alzandosi dal divano.

-E lui, vecchio stupido, ti ha dato una cosa di grande valore, è ora che torni a casa-

Fedora scosse la testa.

-Non so' di cosa stai parlando. A parte una cena, seguita da un dolce altrettanto squisito per uno della sua età, tuo zio non mi ha dato proprio nulla!- ma qualcosa iniziò a frullarle in mente.

Alan la fissò a lungo, indeciso se crederle o meno. Fedora sembrava veramente sincera, eppure...

-Si tratta di un portagioie-

La donna spalancò gli occhi, sorpresa, e di colpo ricordò.

-In legno di cedro e finemente intarsiato- proseguì Alan.

-Oh mio Dio- disse Fedora portandosi le mani alla bocca.

Alan si fece in avanti.

-Dov'è,dimmelo!-

Spaventata da quello scatto, lei arretrò di un passo.

-Io...io l'ho regalato...- rispose in un sussurro.

-No, non ci credo. Sei abituata a dar via i regali che ricevi?-

Fedora parve trasformarsi, divenne aggressiva.

-Non mi piaceva. E poi lo consideravo come un pagamento per ciò che era successo la sera precedente. Non mi sono mai fatta pagare dagli uomini, ho scelto sempre io con chi andare!-

-Però questo l'hai accettato, a quanto pare!- disse Alan con un sorriso ironico.

-Ecco dove ti sbagli. Contrariamente a quanto tu possa pensare, non sono mai finita nel suo letto, bensì nel mio. Il mattino seguente, dopo che tuo zio se ne fu andato, trovai il cofanetto in bagno-

-Non si nasconde facilmente un oggetto simile, non te ne sei accorta quando è arrivato? E comunque, avresti potuto riportarglielo se non hai mai accettato nulla!- l'incalzò Alan.

-Sei proprio certo che si tratti di tuo zio? Perché a questo punto ho dei dubbi, dovresti saperlo che girava sempre con la sua inseparabile borsa-

L'uomo fu preso in contropiede. In effetti, il vecchio antiquario non se ne separava mai. Si trattava di una borsa da ufficio, in pelle e ormai consumata dall'uso.

-Ok,ma adesso vorrei sapere a chi l'hai dato, devo assolutamente recuperarlo-

Fedora lo fissò a lungo, quindi annuì.

-D'accordo, ma a un patto-

L'espressione di Alan si fece di pietra..

-Perché è così importante quell'oggetto?- chiese la donna cercando di prendere tempo.

Lui sospirò, quindi annuì a sua volta.

-Non è tanto il valore del portagioie che m'interessa, ma ciò che contiene-

-Ma era vuoto, l'ho aperto e ne sono più che sicura!-

Alan rimase in silenzio per qualche istante poi, come un fiume in piena,le rivelò tutto.

Quando ebbe finito, Fedora stentava a credere a ciò che aveva appena sentito. Improvvisamente, il terrore di rivelargli che fine avesse fatto il portagioie l'assalì con forza.

-Ora tocca a te, dimmi a chi l'hai dato- terminò Alan, sempre più ansioso.

 
 
 
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C@nt@storie e L@ur@ hanno il piacere di presentare il racconto: "Insegnami da essere figlia", un viaggio nel tempo che mostra i due lati diversi della medaglia: Mentre nel passato ci troviamo davanti a una donna in grado di gestire una famiglia sin da giovanissima, ma anche molto ingenua e infantile per quanto concerne i rapporti sessuali; nell'ambiente odierno ci troviamo invece a dover affrontare una ragazzina impertinente che già a dieci anni sa tutto sul sesso e a dodici ha già avuto il suo primo rapporto, ma che non capisce un accidenti di come si manda avanti una casa.

 

COLPEVOLE O INNOCENTE?