Community
 
lascrivana
   
Creato da lascrivana il 19/09/2010

ricomincio da qui

poesie prose e testi di L@ur@

UN PASSO INDIETRO PER FARNE UNO AVANTI.

Per chi volesse leggere la storia"Un passo indietro per farne uno avanti" sin dalle prime pagine;basta cliccare sui link.

post. 1post. 2post.3post.4post.5post.6post.7

post. 8post.9post.10post.11post.12post.13pag.14

post.15post.16post.17 ...post.18 ...post.19 ...post.20 ...post.21

 

 

UN PASSO INDIETRO PER FARNE UNO AVANTI.

AREA PERSONALE

 

TAG

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Maggio 2013 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

FACEBOOK

 
 

I MIEI BLOG AMICI

- inpuntadipensiero
- trampolinotonante
- &quot;PSICOLOGO NATO&quot;
- Le mie emozioni
- I colori dellanima
- una via per tornare.
- Lady_Juliette
- loro:il mio mondo
- f&auml;nrir
- poesiaeparole
- Imperatore Ghiaccio
- antropoetico
- Fantasy
- Suggestioni effimere
- Fili di seta sonora
- P o e t i c a
- Mariposa Narrador
- Fading of the day
- Perfetti innamorati
- ..Frammenti di me..
- Mr.K torna...forse..
- Lollapalooza
- sottilMente
- confronti indiretti
- pensiero
- Nymphea.Seductive
- La vita
- miodiario
- OSTERIA..
- NON E UN BLOG
- SONO UN IN-COSCIENTE
- S_CAROGNE
- dino secondo barili
- Fuori dal cuore
- il paradiso perduto
- BISOGNO ANCHE DI
- La riva dei pensieri
- consapevolezza
- Cercoilcoraggio
- GENT DE NUM
- Fenice
- Navigando lentamente
- conoscenza
- stradanelbosco
- ALTRE VITE
- Schema Libero
- Black Snake
- delirio
- immagini
- Il Gioco del Mondo
- The Pretender
- A MENTE FREDDA
- SCARTOFFIE
- Lux Nigra
- Esistenza
- un giorno per caso
- emozioni in una foto
- libero pensiero
- parlodime
- putpurr&igrave;
- Diario di bordo
- MUSICAEPOESIA
- COGLI LATTIMO...
- il cobra
- The Seventeenth Day
- Eloquenzadelsilenzio
- AlfaZulu
- Miele.speziato
- SiAmo ?
- Mondo Parallelo
- ezio brugali blog
- moralibert&agrave;
- GRYLLO 73
- sogni nel cassetto
- SOSOLOESSEREBUONA
- acido.acida
- rosheen
- DaNnAtAmEnTe VeRa
- pensieri e capricci
- La Vita... Per...
- IRaccontiDelCuscino
- Development
- Anima.Sine.Requie
- IN ATTESA ...
- Narrativa e oltre...
- Isobel Gowdie
- nella terra di Elron
- Custode Della Stella
- Noir Napoletano
- AL k5III
- Quello che ...
- La via dei Canti
- storie passate
- di tutto un p&ograve;
- il paradiso
- Nuvole di scrittura
- chiacchierando
- cabala
- Liberi e giusti
- Paolo Proietti
 
Citazioni nei Blog Amici: 83
 

ULTIME VISITE AL BLOG

daniela19712011lalberodikantlascrivanaCantastorie61monellaccio19woodenshipcristi86tobias_skordikykky2001solopensieri0das.silvias.silviaalice_insonneiltuonoilgrillogesu_risortoannunz1
 

ULTIMI COMMENTI

 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
 

 

Insegnami a essere figlia: Il rapimento.

Post n°613 pubblicato il 19 Maggio 2013 da lascrivana

Stentavo a credere alla malvagità di Renato e all'orribile storia che si era inventato. Mi girai di scatto e guardai negli occhi mio marito e mi parve di notare una scintilla dubbiosa; Il che destò in me una reazione avventata. Dopo aver guardato in faccia anche Cesare e Simona; e avergli urlato angosciata che non era vero niente e che Renato si era inventato tutta quella messinscena per distruggere la mia vita: mi avviai verso l'uscita della caserma senza aspettare nemmeno la loro risposta. Una volta fuori, mi dispersi nella folla che accalcava la strada di Los Angeles. Incurante persino delle urla di Davide che in lontananza nascosto dalla gente, mi supplicava di fermarmi.

Dovevo sparire dalla loro vita definitivamente! Era colpa mia se Simona aveva perso il bambino; ed era ancora colpa mia se Davide aveva dovuto lasciare la sua famiglia, e una carriera sicura compresi gli studi, per seguirmi. Mi sentivo un mostro per il male che ero riuscita a portare nelle loro vite. E poi mi ero accorta che ultimamente, quando Davide si avvicinava per baciarmi, il suo alito puzzava d'alcool. Se fosse diventato un ubriacone come i miei zii e gli uomini del paese: non me lo sarei mai perdonato!

Camminai lungamente, senza nemmeno far caso all'incanto della splendida e maestosa metropoli di Los Angeles. Mi sembrava di vivere in un incubo e quei giganteschi palazzi sembravano degli spettri atti ad'inghiottirmi.

-Mamma... mammina mia, perché non sei qui con me ora?-

Mai come in quel momento avevo avuto bisogno dei miei genitori. Mi sentivo sola e sperduta in quella città sconosciuta. Il pensiero delle lacrime di mia madre per la mia fuga improvvisa: mi rigettò ancora di più nel baratro della disperazione. Sfiancata dal dolore e dalla folle corsa, mi sedetti sul gradino di una chiesa. Presa com'ero dai miei pensieri, non mi accorsi nemmeno dell'auto che parcheggiava al litorale del marciapiede. Ne scesero due uomini vestiti impeccabilmente di grigio con occhiali scuri e il sigaro in bocca. Mi si avvicinarono con un ghigno sulle labbra che aveva la pretesa di sembrare un sorriso. Poi mi domandarono con tono falsamente cortese:- Lei è Danila Previti?- Asciugandomi le lacrime dal viso con il dorso della mano, risposi con un'altra domanda - E voi chi siete?-. Prima di rispondermi, esitarono un po' scambiandosi un'eloquente occhiata; poi uno di loro mi disse che erano stati incaricati da Cesare Sodani per trovarmi e riportarmi a casa sana salva; e se fosse stato necessario, avrebbero dovuto usare anche la forza.  Li segui docilmente in macchina ignorando che quella era una trappola tesa abilmente da quel serpente di Renato De Silva.

Mi accorsi dell'inganno, subito dopo che ci lasciammo la cittadina alle spalle. Presa com'ero da mille pensieri, e dal desiderio di riabbracciare al più presto mio marito: non mi resi conto che l'autista stava percorrendo una strada che non aveva nulla a che vedere con quella che conduceva alla lussuosa dimora dei Sodani.

Quando mi resi conto di quello che stava accadendo, cercai di ribellarmi divincolandomi sul sedile posteriore per cercare di aprire lo sportello della macchina e saltare fuori. Come l'autista si accorse dei miei tentativi, frenò la macchina immediatamente. Uno dei due uomini, mi fu subito a fianco con pezzo di cotone intriso di canfora, e mi tamponò la bocca senza tanti complimenti.

Quando rinvenni, mi guardai intorno ancora intontita dal potente sedativo.

Le pesanti tende di velluto rosso intrappolavano la luce: che a malapena filtrava tra le fitte trame. Da quel poco che riuscì a intravedere: la camera sembrava arredata elegantemente. Cercai di alzarmi dal letto, ma le forze mi vennero meno e con le gambe vacillanti mi rigettai sul letto.

-A quanto pare ti sei svegliata mia bella principessa?- La lugubre voce di Renato de Silva mi trafisse le spalle come una lama; mi guardai intorno per vedere donde venisse. Da un angolo della stanza, vicino a un tavolino rivestito da una tovaglietta di pizzo ecru: si stagliava minacciosa la sagoma di Renato; resa ancora più torva dalla rossastra che emanava la lampada cinese esposta a centro tavola.

-Tuu!- Urlai spaventata saltando dal letto. Renato mi raggiunse con due grandi falcate, e trattenendomi le braccia con le mani m'incitò a calmarmi e di non urlare; poiché sarebbe stato fiato sprecato: nessuno mi avrebbe potuto sentire. Ci trovavamo in una villa isolata, parecchio distante dalla strada principale. -E non provare nemmeno a fuggire; la villa è sorvegliata da quattro grossi cani da guardia addestrati ad aggredire gli sconosciuti... e tu per loro sei una sconosciuta!- Poi addolcendo il tono di voce e sollevandomi il viso con un dito aggiunse: -Sarebbe un vero peccato veder dilaniato questo bel visino-.  Mi ritrassi dalle sue carezze respingendolo con forza: - Per avermi dovrai prendermi con la forza! Ti odio! Sei l'essere più viscido che abbia mai conosciuto. Hai distrutto la mia vita e quella di Simona e Davide. Hai ucciso una creatura innocente, e chissà che tu non sia anche l'assassino del tuo complice. Brucerai all'inferno per questo!-

-Ahahah! Mi è sempre piaciuta questa tua grinta e mi eccita da morire- Così dicendo mi strofinò addosso il suo membro duro. Poi si alzò di scatto passandosi una mano tra i capelli impomatati. -Ma stavolta voglio attendere; non è con la forza che diventerai mia... ma sarai tu ad'implorare le mie carezze-.

 -Scordatelo! Preferirei morire piuttosto che scegliere spontaneamente di venire nel tuo letto!-

-Ahahah; cambierai idea mia bella principessa. Quando finalmente avrai avuto modo di capire com'è un vero uomo; non un pivellino come il tuo Davide; allora sarai tu a cercarmi. E ora ti lascio riposare... più tardi ti porterò da mangiare-.

Detto questo, si allontanò dalla camera chiudendo a chiave la porta.

Disperata, affondai la testa nel cuscino implorando il nome di Davide:- Amore mio dove sei? Perché non sei qui con me? Ti prego portami lontano da questo mostro!- Mi mancava terribilmente... avevo bisogno dei suoi baci, delle sue carezze; e di quel suo fare tenero e protettivo che tanto mi rassicurava. Mi mancava talmente da sentirne quasi un dolore fisico. 

                                                            L@ur@

 

 

 
 
 

Insegnami a essere figlia: Accusa infamante.

Post n°612 pubblicato il 19 Maggio 2013 da lascrivana

 

Non riuscivo a capacitarmi del fatto che Renato, grazie ai suoi soldi e a un avvocato senza scrupoli, potesse cavarsela. Ma in America, come ben presto imparai, la libertà su cauzione era molto esercitata a quei tempi, solamente i poveri diavoli erano costretti a marcire in carcere. Ma la cosa che veramente mi faceva temere era l'apparente calma di Cesare. Nonostante lo sbotto di poco tempo prima nello studio, aveva ben presto ripreso il controllo rassicurando tutti col suo modo di fare tranquillo. Pur essendo ben conscio della mia irascibilità, mi tornarono alla mente le parole di mio padre molto tempo addietro " Diffida sempre da coloro che sembrano acque chete, quando la tempesta si scatena nulla può fermarla..." Ed era proprio questo che vedevo in Cesare ora, un vulcano nell'imminenza dell'eruzione. Anche lo stato di Danila era per me motivo d'angoscia, quell'esperienza l'aveva segnata molto e la stava mettendo a dura prova. Il fatto di essere scappata praticamente di casa poi, non giocava di certo a suo favore. Spesso, quando ci coricavamo, appoggiava la testa sul mio torace e piangeva in silenzio.- Non ho ancora trovato il coraggio di chiamarli Davide...-mi sussurrava tra i singhiozzi.- ...chissà cosa penseranno di me...papà poi...- Io le accarezzavo dolcemente i capelli e la lasciavo sfogare, trattenendo l'immensa voglia di stringere a me quel corpo caldo e tremante. Sino a che non si addormentava. Poi, facendo attenzione a non svegliarla, mi alzavo portandomi nell'immenso salone e lì, tra i preziosi dipinti e gli arazzi finemente lavorati, mi versavo un'abbondante dose di whisky. Ero sempre stato astemio, ma scoprii ben presto quanto quel liquido ambrato e con la forza del fuoco riuscisse a calmare i miei nervi tesi. Come non potevo immaginare che ciò avrebbe portato alla quasi rottura del mio matrimonio, qualche tempo più tardi.

 

E finalmente venne il giorno dell'interrogatorio. Sino a quel momento, sia io che Cesare avevamo accuratamente evitato di parlarne in presenza delle donne. La cosa avrebbe solamente aumentato la tensione, tra l'altro già palpabile. Quella mattina dovetti fare i conti con la ritrosia di Danila, terrorizzata all'idea di dover rivivere, anche solamente a parole, quell'orribile esperienza.- Ma perché vogliono sentire noi...è a quel porco schifoso che dovrebbero chiedere spiegazioni...noi siamo le vittime!- mi urlò contro rifiutandosi di scendere dal letto.- Ascolta amore mio, è la legge che lo dice...- cercai di rispondere il più dolcemente possibile e cercando di mantenere la calma.- ...è la prassi e non ci possiamo sottrarre su...alzati...- e le porsi la mano per aiutarla. Per tutta risposta, mi voltò le spalle tirandosi ancor più addosso il lenzuolo.- Non ci vengo Davide, e non verrà nemmeno Simona, ne abbiamo parlato ieri sera, che vengano loro qui!- Esasperato da quella risposta infantile e sciocca, lasciai la camera sbattendo la porta. Una volta in salone, e senza nemmeno preoccuparmi di prendere un bicchiere, afferrai la bottiglia di whisky e la portai alle labbra. Sentii il liquido dapprima rasparmi piacevolmente la gola, per poi scendere come lava a bruciarmi lo stomaco.- Sono le otto di mattina...non ti sembra un po presto?- La voce mi fece talmente sobbalzare che il liquore mi andò di traverso. Iniziai a tossire forsennatamente, scosso da violenti spasmi che mi fecero dolere persino le meningi. Cesare mi corse incontro iniziando a menarmi sonore pacche sulla schiena. Dopo minuti che parvero interminabili, riuscii finalmente a respirare e mi lasciai cadere sopra un divano, gli occhi colmi di lacrime dovute allo sforzo.-Ti consiglio vivamente di lasciar perdere quella roba Davide...- disse Cesare subito dopo.- Ci sono passato prima di te, credimi, non ne vale la pena e tu sei ancora un ragazzo...- Irato per la figuraccia e per quelle parole, lo osservai attraverso il velo di lacrime.- Non sei mio padre, fatti gli affari tuoi Cesare...-risposi stizzito.- Certo che me li farò, ma sei in casa mia, e in casa mia comando io...ok?- Non risposi, limitandomi a un gesto con la mano.- Quella bottiglia è l'ultima che tenevo, giusto per qualche ospite...da domani l'alcool è bandito in questa casa, spero di essere stato chiaro...- Quindi lasciò il salone senza darmi possibilità di replica.

 

Nonostante tutto questo, Cesare riuscì a convincere Simona e Danila a non fare storie. Un paio d'ore più tardi infatti, varcavamo la soglia della centrale di polizia. I detective incaricati del caso furono molto gentili e discreti con loro. Limitarono le domande e lasciarono che le due ragazze si esprimessero con le loro parole, senza forzature. Simona sembrava sempre vivere in un altro mondo, parlava svogliatamente e spesso il suo sguardo vagava altrove. Di contro, Danila pareva aver recuperato parzialmente il proprio autocontrollo, rispondendo con calma e chiarezza. Ma fu solo alla fine che le cose presero nuovamente un'altra piega. Dopo aver ascoltato le due deposizioni, il detective capo sorrise ad entrambe e le congedò.- Mi scusi...- disse Danila prima di alzarsi e andarsene.- ...posso sapere cosa vi ha raccontato quell'animale?- Il poliziotto esitò un istante, indeciso se rispondere o meno. Quindi, dopo aver richiuso la cartelletta che teneva davanti si schiarì la gola.- Ha dichiarato che è stata lei ad invitarlo signora Previti, e che la scelta della cabina della signora Blaschi era studiata a tavolino. Ella infatti, avrebbe dovuto raggiungere i vostri mariti e trattenerli sino a quando...beh, non credo sia necessario andare oltre...-

                                           C@nt@storie.

 

 
 
 

Insegnami a essere figlia: L'erba cattiva non muore mai.

Post n°611 pubblicato il 18 Maggio 2013 da lascrivana

Gli ultimi giorni sulla nave li passai a cercare di tirare su il morale a Simona.Non fu per niente un’impresa facile; lei aveva sempre una gran voglia di dormire: come se volesse annullare nel sonno tutto il dolore che la devastava.Profondamente angosciata dal non sentir più muovere dentro il pancino la sua creatura: mi confidò disperata, che come si sarebbe ristabilita avrebbe chiesto a Cesare di averne uno loro. Ma, a darmi il colpo di grazia, poco prima che la nave attraccasse: fu la notizia del ritrovamento di uno dei due malfattori che erano scappati in mare aperto sul gommone. Quando il comandante ce lo comunicò,mi sentii mancare la terra sotto i piedi. Ero certa che l’uomo rimasto in vita fosse Renato. Lo sentivo a fior di pelle che i guai non erano ancora finiti. La tensione era talmente tanta, che non riuscì a godere appieno dello stesso entusiasmo di Davide, allo sbarco in America. Improvvisamente tutto mi sembrò freddo e ostile. Soltanto la vista della splendida e lussuosa dimora di Cesare a Los Angeles, riuscì a smorzare la tensione e a regalarmi un po’ d’entusiasmo.

Mi persi nella vastità dell’abitazione che si divideva in più piani; ne ammirai l’eleganza e la ricercatezza dell’arredamento: pur non sapendo assegnare un nome a quegli innumerevoli oggetti. Mentre Davide sembrava perfettamente a suo agio in quell’ambiente. Pendevo letteralmente dalle labbra di mio marito, e ne contemplavo l’innata eleganza, . Mi sentivo fiera e orgogliosa di quell’uomo, che sapeva essere allo stesso tempo,tenero e delicato come nessun altro; e forte e protettivo all’occorrenza. Le esperienze vissute sulla nave, mi avevano trasformato: la gioia che avevo conosciuto nell’essere donna tra le mani di Davide, fu presto sostituita dalla rabbia e dall’impotenza che avevo provato in quelle di Renato. Con uno avevo toccato apici di felicità mai conosciuta; con l’altro una devastazione e un dolore profondo senza pari.

Il ricordo di Renato, offuscò ancora una volta la mia gioia; mentre ebbi modo di notare con inaudito piacere, che Simona sembrava aver accantonato per un po’ la triste esperienza calandosi con entusiasmo nei panni della padrona di casa.

Quando finalmente arrivammo nella stanza da letto destinata a ospitare me e Davide;rimasi strabiliata davanti al buon gusto e alla semplicità che la arredava.Anche se non avevo una particolare predilezione per i letti a baldacchino, davanti all’espressione entusiasta di Davide, non me la senti di controbattere. Sono certa che con il tempo, stando al suo fianco, avrei imparato persino ad amarli.Quella sera, si rivelò più protettivo e dolce del solito, nell’asciugare le mie lacrime e nel mettermi a letto. La sua pazienza con me sembrava non conoscere limiti. Prima di sprofondare in un sonno profondo mi ripromisi di ricompensare al più presto la sua amorevolezza nei miei confronti: non meritava per niente di pagare per le colpe di quell’abominevole mostro di Renato.

Il mattino dopo, mi svegliò il bacio leggero di Davide sulla fronte, lo stesso che aveva accompagnato i miei sogni. Mi stiracchiai allontanando le lenzuola dal mio corpo, rivelando inavvertitamente i seni scoperti dall’abbottonatura slacciata della camicia da notte. Davide, con sguardo languido e carico di desiderio, depositò un bacio caldo su entrambi. Colta da un’improvvisa eccitazione, lasciai che le mie mani cingessero teneramente il suo collo e lo invitassero a proseguire. Bastò questo semplice gesto a far esplodere tutta la passione di mio marito: finora contenuta dalle tristi circostanze. Io ero sua…e quel desiderio di appartenenza mi rendeva immensamente felice.

Dopo aver fatto all’amore, si rivestì e andò in cucina a prepararmi un’abbondante colazione; che mi servì in un vassoio accompagnato da una rosa fresca presa dal vaso sul tavolo del salone. Malgrado facesse il possibile per camuffare la sua inquietudine: mi accorsi che in Davide c’era qualcosa che non andava. Sfinito dalle mie pressanti domande, finì con il dirmi di cosa si trattava; anche perché presto o tardi lo avrei saputo lo stesso.

-Lo sentivo che quel serpente era ancora vivo! Mi auguro che la giustizia faccia il suo corso e lo chiuda in cella a vita; e che buttino pure la chiave!-

Al suo rientro, Cesare, ci convocò tutti nel suo studio. Ancora una volta non potemmo fare a meno di costatare il buon gusto che aveva avuto nell’arredarlo. L’enorme libreria, che fungeva da archivio, era in stile classico di noce scura; come la scrivania in stile Luigi XVI, e il mobile bar ad’angolo. Un accogliente divano, con i braccioli anch’essi in noce scura e due poltroncine foderate in velluto verde petrolio: smorzavano l’austerità dell’ambiente. Cesare dopo averci fatto accomodare sul divano, avviandosi verso il mobile bar, ci chiese se desideravamo bere qualcosa. Versò due dita di whisky per se e Davide; mentre a me e a Simona ci servì dello cherry molto in voga in quel periodo.

-Immagino che Davide vi abbia informati che il reduce del salvataggio è Renato?- Era più una risposta che una domanda. Dopo aver osservato un attimo di silenzio, proseguì informandoci dell’esito della sua visita in ospedale. Ci disse che Renato,visibilmente pentito, gli aveva chiesto scusa fino alle lacrime; e ci tranquillizzò,davanti alla nostra espressione inorridita. Al termine della visita, mentre si recava all’ingresso dell’ospedale, fu investito dall’arrivo dell’avvocato e dal cognato di Renato; quest’ultimo ne approfittò immediatamente dell’occasione per informarlo che erano riusciti ad ottenere l’uscita sotto cauzione e che presto Renato sarebbe stato scagionato dall’accusa, in quanto, dichiarava di aver agito sotto le minacce del presunto complice Tanio Giordani. Cesare, non potendo approfondire l’argomento trovandosi in un luogo poco adeguato, aveva provato ad’invitare entrambi al bar per saperne qualcosa di più; ma l’avvocato e il cognato, declinarono gentilmente l’invito asserendo che presto si sarebbero incontrati nuovamente in aula di tribunale; e di preparare le due signore Simona Blaschi e Danila Previti: poiché sarebbero state interrogate al più presto. La notizia ci lasciò alquanto allibiti e il bicchiere di cherry che tenevo in mano scivolò a terra rovinosamente, macchiando il prezioso tappeto persiano. Davide, che si trovava vicino a Cesare di rimpetto alla finestra, corse immediatamente a sedersi al mio fianco cingendomi le spalle con un braccio cercando, con parole rassicuranti, di sedare il tremito in convulso che mi aveva scosso tutto il corpo. Simona dal canto suo, con gli occhi vitrei fissi nel vuoto, non riuscì a proferir parola.

Cesare,visibilmente infuriato, batte un pugno sulla scrivania, ringhiando con tono duro e perentorio: - quel viscido verme la pagherà cara e la mia ira non si placherà fino a che quel bastardo avrà piede libero -.  Poi, attirando a se con dolcezza Simona, la strinse forte rassicurandola che quel mostro avrebbe pagato per l’atrocità che aveva fatto a lei e al suo bambino; e che avrebbe vegliato sempre su di noi e messo il miglior avvocato di tutto lo stato della California.

                            L@ur@

 
 
 

Insegnami a essere figlia: La casa.

Post n°610 pubblicato il 17 Maggio 2013 da lascrivana

Simona ormai andava ristabilendosi, almeno fisicamente. Ma il tremendo colpo della perdita del bambino l'aveva segnata in modo indelebile, tanto da apparire quasi assente. Danila di contro, fu abbastanza reattiva cercando di farla reagire in qualsiasi maniera, ero estremamente orgoglioso di mia moglie. La notizia ci giunse mentre eravamo quasi alla fine del nostro viaggio, o del nostro incubo. Fu lo stesso comandante a darcela, e questo suscitò in noi diverse reazioni.- Ha chiamato poco fa la guardia costiera...- disse titubante guardando preoccupato Simona.- Hanno trovato il relitto del gommone...con una persona a bordo...viva...- Visti i giorni trascorsi dalla fuga di Renato e del compare, ci guardammo sbalorditi.- Dell'altra persona nessuna traccia, ma il sopravvissuto, pur debilitato e al limite della disidratazione è stato posto in salvo...- Fu a quel punto che Simona ebbe la prima vera reazione dopo il tremendo shoc.- Non è possibile!- Urlò disperata alzandosi dalla sdraio e gettando all'aria la coperta.-...sono sicura che è lui...Renato. Quel maledetto avrà mangiato il suo compare per sopravvivere...non è giusto!- Quindi svenne tra le braccia di Cesare, accorso in suo aiuto. Il mio sguardo corse subito a Danila. La durezza che vidi apparire nei suoi lineamenti mi spaventò, non l'avevo mai vista così.- Spero che la giustizia faccia il suo corso...- disse in un sibilo.- ...altrimenti...- Quell'affermazione mi lasciò senza possibilità di replica. Non la conoscevo affatto sotto quel punto di vista, e la cosa mi turbò molto.


Poi finalmente l'attracco, l'America. Nonostante il dramma appena vissuto mi sentivo euforico, una nuova avventura ci si apriva davanti. Cercai di coinvolgere anche Danila in questo mio stato d'animo, ma fu uno sforzo inutile, lo sguardo arcigno e determinato non l'aveva ancora abbandonata. Le pratiche burocratiche furono svolte celermente, Cesare pareva conoscere tutti, e tutti si davano un gran daffare per accogliere le sue richieste. Un'automobile di lusso con autista ci stava aspettando sul molo, tempo cinque minuti ed eravamo in viaggio verso la nostra nuova casa. Ma non ero assolutamente preparato a ciò che vidi una volta arrivati. Persino Danila, imbronciata e di malumore per tutto il viaggio, si allargò in un sorriso di sorpresa quando giungemmo dinanzi alla villa di Cesare. Villa non sarebbe il termine esatto per la verità, reggia forse ci sarebbe andata vicino, ma non ancora. La verità è che ci trovammo di fronte un autentico maniero, il cugino americano viveva in uno splendido castello. Pur stanchi e provati dalle recenti vicissitudini, passammo l'intero pomeriggio a visitare stanze enormi e d'una bellezza da togliere il fiato. Arazzi pregiati erano presenti in ognuna di esse, segno inequivocabile dell'amore di Cesare per l'oriente o forse, sospettai io, più un segno di riconoscenza verso gli arabi, i suoi migliori clienti. Porcellane e busti in marmo non erano da meno, da qualsiasi parte si voltasse il capo se ne incontrava uno. E i mobili poi. Autentiche opere d'arte pregiate e costose, perfettamente restaurati e talmente lucidi da poter specchiarcisi dentro. Quando Cesare ci mostrò il nostro alloggio, rimanemmo ulteriormente senza fiato. Il letto a baldacchino era il pezzo forte, finemente lavorato e chiuso da tende color verde acqua, sottili e impalpabili. L'intera stanza, grande quanto l'appartamento dei miei genitori, era un'esplosione di lusso e buon gusto, confesso d'aver provato un leggero disagio dinanzi a tutto ciò. Una volta lasciati soli, confidai questa mia sensazione a Danila cercando di capire se si fosse un poco calmata. Lei mi abbracciò forte guardandomi negli occhi.- E' tutto molto bello amore mio, ma non riesco ancora a realizzare...se chiudo gli occhi rivedo quel bastardo e risento addosso l'odore del suo sudore...il suo alito...- Quindi scoppiò in un pianto dirotto affondando il viso nel mio petto. Le accarezzai a lungo i capelli, quindi la spogliai in silenzio e lei mi lasciò fare. Indossata la camicia da notte, le rimboccai le coperte e le posai un bacio sulla fronte.- Sarà punito per ciò che ha fatto tesoro, stai tranquilla...- Ma lei non mi sentiva già più, piombando immediatamente in un sonno profondo.

Il giorno dopo, mentre Danila dormiva ancora profondamente, sentii un discreto bussare alla porta. Subito dopo, Cesare fece capolino.- Ti devo parlare, ti aspetto in salotto...- Quindi richiuse senza darmi il tempo di replicare. Un quarto d'ora più tardi ci trovavamo dinanzi a due tazze di caffè fumanti e, dalle occhiaie, capii che non aveva dormito affatto.- Simona?- dissi semplicemente. Cesare sorseggiò il caffè, quindi depose la tazza sul tavolino.- E' ancora sotto l'effetto dei tranquillanti...dorme...ascolta Davide, mi ha telefonato la polizia, si tratta proprio di Renato...- In cuor mio avevo sperato si trattasse dell'altra persona, non che cambiasse qualcosa, ma il pensiero che quel verme fosse morto divorato dagli squali mi aveva attraversato la mente per tutto quel tempo.- E' ricoverato in ospedale non molto lontano da qui...voglio andare là e guardarlo in faccia...- Mi alzai di scatto e lo fissai serio.- Ma sarà piantonato Cesare, cosa credi di fare?- Chiesi con un tono leggermente stridulo.- Non voglio fare nulla, solo guardarlo in faccia...- rispose stancamente.- Vengo con te...- replicai d'istinto.- No!- disse seccamente.- Tu resti qui con le donne e guai se ti muovi, faresti solo danni...- Stavo per replicare ma improvvisamente capii che aveva ragione. Pur inferocito da ciò che il cugino aveva fatto, Cesare aveva un sangue freddo da fare invidia, io ero più istintivo e avrei davvero combinato qualcosa d'irreparabile.- D'accordo...- dissi infine. Un'ora più tardi era già partito.


                                                C@nt@storie.

 
 
 

Il non sapere.

Post n°609 pubblicato il 16 Maggio 2013 da lascrivana

"Il vero problema non è nell'ignorarle le cose; ma, nel non cercare d'impararle".

 Oggi "google" e "wikipedia" aiutano a facilitarti il cammino del sapere.

Basta cliccare la parola o la frase che poco ti convince;o che non conosci: è impari qualcosina di più.

Chiaramente le basi si apprendono in classe; la cultura che acquisisci a scuola, insegnata da docente qualificato: non ha nulla a che vedere con il fai da te.

E qui si fa strada il mio pensiero in testa alla pagina. Non è molto; ma può essere un principio.

E con questa piccola pausa, prima di procedere con il racconto: vi auguro una buona giornata.

L@ur@


 
 
 

Insegnami a essere figlia: L'aborto.

Post n°608 pubblicato il 13 Maggio 2013 da lascrivana

A quanto pare l’idillio fu presto interrotto da un ennesimo evento che sconvolse tutte le nostre vite. Se Simona ed io pensavamo che la vita vissuta fino ad ora nelle nostre famiglie fosse un inferno; in seguito a quella terribile esperienza fummo costrette a ricrederci. Che il male stesse sempre in agguato: era risaputo. Ma mai ci saremmo aspettati che infierisse così presto senza nemmeno darci la possibilità di finire quella fetta di felicità che avevamo a malapena assaggiato.

Oltre all’angoscia e al disgusto che provavo al ricordo delle fetide manacce di Renato addosso a me, che selvaggiamente palpavano le mie natiche infilandosi con prepotenza sotto la mia gonna scostando gli slip e penetrando con le sue grosse dita verso soglie a lui negate: si aggiunse il profondo senso di colpa per tutto quello che stava accadendo a Simona.

Il resto si svolse con una velocità incredibile, da non darmi nemmeno il tempo di rendermene conto.Non avevo ancora finito di raccontare cosa fosse successo, che Davide accecato dall’ira, dopo aver battuto un pugno con forza alla porta della cabina fino a farsi sanguinare le nocche: si allontanò correndo in cerca di Renato.Prima  che fossi colta da una crisi isterica, ebbi la lucidità di gridare al comandante di corrergli dietro donde impedire l’irreparabile.  Cesare lo seguì a sua volta dopo avermi affidato le cure di Simona. Inginocchiata al fianco della mia amica e gridando con tutto il fiato che avevo in gola: implorai aiuto per lei.  Avvisato dal marinaio che doveva accompagnarmi in infermeria: accorse il medico di bordo seguito da due barellieri e un’infermiera. Una volta sparsa la voce sull’accaduto, tra i parenti di Cesare c’era anche un’ostetrica che in passato oltre ad avere assistito a parecchi parti a domicilio, aveva anche eseguito aborti clandestini. Come lo seppe accorse immediatamente in infermeria, mettendo a disposizione la propria esperienza in quel campo: proponendosi come aiuto medico.

Nonostante l’impegno per salvare il bambino: non fu possibile evitarne la morte. Una volta partorito il feto, si apprestarono ad arrestare l’emorragia. L’anziana parente,dai capelli venati d’argento, operava con mano abile ed esperta: al punto da destare la stessa ammirazione del medico; che inizialmente aveva dimostrato una certa contrarietà all’attitudine passata in merito agli aborti clandestini.Anche se, fu proprio per le sua esperienza nel fronteggiare questo genere di situazioni che si presentavano spesso durante l’esecuzione degli aborti: che riuscì a salvare la vita a Simona. L’intervento andò a buon fine; e dopo avergli somministrato una dose massiccia di antibiotici donde evitare la setticemia: ci consentirono di vederla per qualche minuto.  Poi la zia di Cesare ci invitò ad andar via,poiché era meglio lasciarla dormire fino a che era sotto l’effetto dei tranquillanti: promettendoci che se ne sarebbe presa cura  lei personalmente; almeno fino a che la situazione lo avrebbe richiesto.

Lasciammo la stanza in religioso silenzio, con Davide che mi teneva stretta tra le braccia.

Ero talmente sotto choc che non ebbi nemmeno la forza di domandargli com’era andata con Renato. Seppi solo in seguito, quando fummo chiamati a testimoniare davanti al commissario di bordo; che Renato insieme al suo complice, era scappato con imbarcazione di salvataggio; consapevole che sulla nave non aveva nessuna via di scampo.

-Se non avessi seguito quel pazzo di tuo marito, e non lo avessi fermato tirandolo dal bavero della giacca, mentre cercava di gettarsi in mare, scavalcando la balaustra del pontile per inseguire a nuoto Renato: a quest’ora saresti vedova!-

Esclamò Cesare: visibilmente contrariato per l’irascibilità e l’impulsività con cui reagiva sempre Davide.

-Quando si tratta di Danila, io perdo le staffe… la sola idea che qualcuno le faccia del male, mi fa impazzire. E poi ho perso la testa nel vedere Simona in quel lago di sangue e mia moglie così terrorizzata… Credimi se lo avessi avuto tra mani, in quel momento lo avrei strangolato!-

Cesare mi raccontò tutto questo non appena ci fummo richiusi la porta alle spalle della cabina del commissariato; questi, dopo aver verbalizzato la versione dell’accaduto: ci comunico del tentativo fallito della pattuglia di polizia che si era subito imbarcata all’inseguimento di Renato e il suo complice. Asserì che sembrava fossero stati inghiottiti dall’oceano non lasciando nessuna traccia dietro: nemmeno quella del gommone che avevano utilizzato per scappare. Non scartando nemmeno l’ipotesi che fossero realmente annegati; o addirittura inghiottiti da qualche grosso pesce. La possibile morte del cugino fece impallidire Cesare; anche se con le labbra nere e serrate dalla rabbia,  ammise che era la fine che meritava.

L’interrogatorio durò solo pochi minuti; poi fummo accompagnati da un marinaio, nella cabina del comandante che ci aspettava con una lauta cena. Dopo aver declinato gentilmente l’invito e averlo ringraziato per tutte le premure e la disponibilità che aveva avuto nei nostri confronti: ci ritirammo nelle nostre camere. Cesare volle rimanere da solo, nonostante le insistenze mie e di Davide a fargli compagnia: certi che nessuno di noi sarebbe riuscito a chiudere occhio quella notte. Dopo essermi trattenuta lungamente sotto la doccia, come a voler cancellare con un colpo di spugna quella sensazione di sporco e di disgusto che impregnava la mia mente, mi asciugai aiutata da Davide. Mi aiutò persino ad infilarmi tra le coperte; sdraiandosi al mio fianco stringendomi tra le braccia e coccolandomi come a una bambina. Il senso angosciante di vuoto e di dolore che mi devastava, fu attutito dal calore rassicurante del suo corpo avvinghiato al mio:quasi un voler annullarsi in quell’abbraccio disperato.

L@ur@

 
 
 

Insegnami a essere figlia: L'inizio della fine.

Post n°607 pubblicato il 12 Maggio 2013 da lascrivana

La corsa verso il porto, la fuga momentanea di Cesare e l'imbarco, un turbinio frenetico che non mi diede il tempo di pensare. Solamente sulla nave, una volta calmatasi l'adrenalina, ripensai all'addio ai miei genitori. Le lacrime silenziose di mia madre e l'abbraccio intenso di mio padre.- Buona fortuna figlio mio...scrivici sempre...- A ricacciare indietro anch'esso lacrime che volevano uscire a tutti i costi e la mia promessa di farli venire appena fosse stato possibile. Ma la pausa fu breve, nemmeno il tempo di scambiare qualche tenerezza con Danila che Cesare, nel frattempo ritornato, ci mostrò i nostri abiti da cerimonia. Che fu stupenda. Ma l'apice fu quando restai solo con lei, i nostri occhi a scrutarci leggermente imbarazzati ora che era arrivato il momento. Ma una volta distesi sul letto matrimoniale, tutte le paure e le ansie che ci avevano accompagnato sino a quel punto svanirono. Fu una notte meravigliosa e infinita, ci amammo dolcemente e con una passione che da troppo tempo bruciava le nostre menti e i nostri corpi. Il giorno dopo, Simona e Cesare ci guardarono trattenendo a stento una risatina.-Non dirmi che soffri il mal di mare vecchio mio...- disse quest'ultimo facendomi l'occhiolino. Facemmo colazione insieme e nessuno di noi, neppur lontanamente, avrebbe potuto pensare che quella giornata iniziata nel migliore dei modi potesse concludersi in tragedia.


Nel pomeriggio, io e Cesare andammo a passeggiare sul ponte. Simona, stanca e sofferente a causa della gravidanza, aveva pregato Danila di farle compagnia in cabina.- Si, ho notato che non è venuto, ma d'altronde si può capire non credi?-Mi stava dicendo Cesare scrutando il mare. Gli avevo appena domandato come mai Renato, a differenza degli altri cugini, non avesse presenziato alla cerimonia.-Scusami, che domanda idiota, ma credevo che almeno lo facesse per te, è il tuo primo cugino d'altronde...- Cesare, dopo aver buttato la cicca della sigaretta in mare mi scrutò a fondo.- Senti Davide, finché siamo su questa nave non oserà fare nulla ma, come ti ripeto, è vendicativo e tu gli hai tolto la sua preda...-disse infine con un sospiro.- Ma, una volta arrivati, dovrai tenere gli occhi ben aperti. Io veglierò su te e Danila, ma non potrò essere sempre presente, devi tenerlo bene a mente...- Quelle parole mi inquietarono molto e, di lì a qualche ora, mi sarebbero risuonate come presagio di sventura.- Me ne ricorderò Cesare, e se solo si avvicina...- Ma la nostra conversazione fu interrotta dall'arrivo del comandante che, sorridente, ci invitò al cocktail del pomeriggio. Un'ora più tardi, lasciammo la loro cabina e ci avviammo verso il bar della nave. Nonostante stesse decisamente meglio, Simona aveva infatti deciso di non bere nulla e di stare a riposo sino a sera, e Danila non se l'era sentita di lasciarla sola. Accadde tutto all'improvviso. Stavo sorseggiando un aperitivo quando Danila fece irruzione nel bar. Aveva i lineamenti del viso stravolti, la spallina del leggero abito era strappata e un labbro le sanguinava profondamente, mi sentii gelare. Le corsi incontro subito seguito da Cesare e dal comandante. L' afferrai per le spalle e la strinsi forte, tremava in maniera inconsulta blaterando frasi senza senso.-S...Sim...Simona...il bambino...mio Dio....- Riuscì infine a dire. Cesare sbiancò in volto e si precipitò sul ponte, il volto contorto da una smorfia di paura.-Danila...amore...che cosa è successo...- Mi sentii dire, ma mia moglie continuava a tremare, incapace d'articolare alcuna parola. Non sapevo cosa fare, angosciato dallo stato di Danila e dal desiderio di correre appresso a Cesare. Fu il comandante a trarmi d'impaccio. Dopo aver chiamato a se un marinaio, gli ordinò di portarla in infermeria e prestarle tutte le cure del caso, quindi si rivolse a me.-Presto, andiamo...- E, dopo aver fatto un cenno a un altro paio di suoi uomini, ci lanciammo dietro il mio amico. La scena che ci si presentò davanti agli occhi, una volta giunti in cabina, fu tremenda. Simona era stesa sul pavimento, la vestaglia da camera era intrisa di sangue all'altezza dell'inguine e una vasta chiazza si andava formando sul pavimento, era pallida da far paura. Cesare le teneva la testa e le accarezzava i capelli incapace di spiaccicare parola.- Il...il bambino...-mormorò lei con un filo di voce.- ….sa...salvate il mio...bambino...- quindi svenne. Il comandante diede rapidi ordini ai suoi uomini, quindi mise una mano sulla spalla di Cesare.- E' stato Renato...- Ci voltammo tutti all'unisono. Danila, pallida quanto Simona, era apparsa sulla soglia della cabina, subito raggiunta dal marinaio che l'aveva in custodia.- Mi dispiace signore...- disse quest'ultimo rivolgendosi al comandante.-...ma non sono riuscito a fermarla, voleva tornare indietro...- Mia moglie fece due passi all'interno quindi si chinò accanto all'amica.- Voleva violentarmi e lei mi ha difeso, non era solo, c'era un altro con lui...ci hanno picchiate selvaggiamente...- Poi iniziò a piangere in silenzio, mentre la rabbia mi saliva dalle viscere con una violenza inarrestabile. Incrociai lo sguardo di Cesare, la mia rabbia era niente di fronte al suo sguardo.

                                                   C@nt@storie..

 
 
 

Insegnami a essere figlia: Matrimonio sulla nave.

Post n°606 pubblicato il 10 Maggio 2013 da lascrivana

 

Quando Cesare mi comunicò la decisione di Davide, non stavo più nella pelle dalla gioia. Finalmente avrei coronato il mio sogno; e papà presto o tardi se ne sarebbe fatto una ragione.

Malgrado il dispiacere che provavo nel lasciare la mia famiglia, non potei fare a meno di eccitarmi davanti alla nuova prospettiva di vita che mi si poneva davanti. L'unica cosa che non tanto mi garbava, era che non potessi sposarmi con l'abito bianco. Confidai questo mio cruccio a miei amici: al che Cesare mi disse di non preoccuparmi che avrei avuto il mio bel matrimonio sulla nave e che ci avrebbe sposato il capitano.  La mattina dopo Davide ci raggiunse a casa di Simona; eccitati e tremanti ci abbracciamo come se non ci vedessimo da chissà quanto tempo.

La gioia si leggeva nei nostri occhi che brillavano dalla commozione.Ci baciammo a lungo stretti in un languido abbraccio. Sembrava che finalmente i nostri corpi, avidi l'uno dell'altro,avessero trovato il loro appagamento.

-Ora basta... dobbiamo metterci presto in viaggio piccioncini-

La gaia voce di Simona interruppe il nostro idillio.

Davide, rosso in viso,  blaterò qualche parola di scusa; mentre io, afferrandolo per mano lo trascinai in macchina al fianco mio.Durante il viaggio fino al porto, non facemmo altro che progettare il nostro futuro insieme; Cesare più che il marito di Simona, sembrava il padre di tutti e tre: ma era una brava persona. La sua disponibilità ci aveva commosso e riempito il cuore di profonda gratitudine.

All'arrivo al porto, Cesare si allontanò per qualche ora prima d'imbarcarci. Ritornò con un grande pacco bianco: incartato e infiocchettato a dovere. Quando Simona s'informò cosa contenesse: le disse semplicemente che era una magnifica sorpresa per tutti.

Una volta imbarcati, Cesare, chiese ad un addetto al servizio sulla nave, di poter parlare al più presto con il capitano. La quale quest'ultimo, dopo un cospicua mancia, si apprestò a trovarci una sistemazione per me e Davide vicino ai  nostri amici.

Una volta in cabina:  Davide ed io ci guardammo imbarazzati; consapevoli che da lì a qualche minuto lui avrebbe fatto finalmente di me una donna.

Il bussare della porta della cabina ci distolse dai nostri pensieri. Simona e Cesare con un sorriso radioso ci consegnarono il pacco dicendoci di aprirlo davanti a loro e di dirci cosa ne pensavamo.

Davide aprì prima il suo con una certa frenesia; mentre io consapevole di cosa contenesse: ansiosa attendevo la sua reazione.

Ci volle poco per capire che quell'abito scuro di fine tessuto si trattava di un vestito da cerimonia e che io gli stavo chiedendo di  far benedire la nostra unione.

La sua espressione, dapprima sbigottita, si trasformò subito in gioia e abbracciandomi mi disse di si -mille volte si!-

Poi ringraziò di cuore Cesare e Simona, stringendo entrambi in un abbraccio.

Per quanto riguarda il mio pacco: Simona mi fece attendere prima di aprirlo  dicendo che doveva essere una sorpresa per lo sposo. Così Cesare, prendendo Davide e il pacco con il suo vestito sottobraccio, si allontanò dalla cabina. Prima di andar via, Cesare si raccomandò che facessimo alla svelta, poiché la cerimonia si sarebbe tenuta alle tre del pomeriggio. Avevamo solo tre ore per prepararci! E queste passarono veloci. Simona fece del suo meglio per rendermi una sposa incantevole. Cesare, oltre ad essere stato bravo nella scelta delle misure, aveva avuto anche buongusto riguardo all'abito bianco: mi calzava a pennello. Lo stretto corpetto metteva in risalto la mia vita sottile; mentre i seni schiacciati dal doppio tessuto,rivelavano un attaccatura seducente che s'intravedeva a malapena dalla scollatura  velata. L'ampia gonna ricca di veli sovrapposti l'un l'altro, dava all'abito bianco un aspetto principesco. Un grazioso diadema m'incorniciava la testa; mentre i capelli raccolti in un elegante chignon mi conferivano un aspetto regale.

Quando Davide mi vide entrare nella sala, dove mi attendeva insieme al capitano con i testimoni e qualche altro partecipante oltre Cesare e Simona, rimase di stucco.

Con gli occhi puntati nei suoi e le mani sudaticce per la commozione: mi avviai verso di lui con passo tremante. All'improvviso tutti gli altri, tranne Davide, scomparvero; come in un sogno mi lasciai trascinare dalla magia di quel luogo: da dietro la sagoma del capitano, distinto ed'elegante nella sua bianca divisa, un'ampia vetrata che si affacciava su una terrazza della nave, ci offriva la visione spettacolare della distesa immensa del mare aperto.

La cerimonia si svolse serenamente, e il si che pronunciammo Davide ed io, era sentito e certo. Ci stavamo dicendo si su tutto: si...  alle difficoltà che avremmo affrontato insieme; si ai figli che avremmo avuto; si ad amarci e rispettarci tutta la vita. Le sorprese non finirono qui: un sontuoso banchetto offerto dal capitano ci consentì di festeggiare le nozze insieme a tutti gli altri passeggeri. Non mancarono balli e brindisi; sorrisi e lacrime di tristezza per via della mancanza alle nostre nozze dei rispettivi genitori. E quando la cerimonia ebbe fine, Davide prima di varcare la soglia della nostra alcova, come di tradizione, volle prendermi in braccio. Una volta richiusa la porta alle nostre spalle: emozionati, ci guardammo lungamente negli occhi. Le sue mani febbrili mi aiutarono a spogliarmi dolcemente, facendo attenzione a non strappare l'abito. Risolini imbarazzati per via delle difficoltà incontrati nello slacciare il corpetto: allentarono la velocità dei nostri respiri. Con mani tremanti finimmo di spogliarci a vicenda. Il solo sfiorarci mi provocava brividi da accapponarmi la pelle. In quel momento esistevamo solo io e lui. Nudi uno di fronte all'altro, lasciammo che i nostri sguardi incrociassero il fuoco sacro della passione. Di quella notte conservai a lungo la dolcezza delle sue carezze e del suo intimo che delicatamente apriva i petali di quel fiore tanto anelato. 

                                                                L@ur@

 
 
 

Insegnami a essere figlia: Si parte.

Post n°605 pubblicato il 09 Maggio 2013 da lascrivana

Attraversai il paese a testa bassa, i pugni serrati a colpire i muri scrostati delle case. Ero furioso ma anche orgoglioso del modo in cui avevo affrontato il padre di Danila. Mi aveva accusato di essere un inetto, di aver buttato all'aria una sicura carriera, avrei potuto essere ricco m'aveva quasi sputato addosso. I soldi, ecco cosa lo ossessionava, sono certo che se fossi diventato un professionista non avrebbe esitato a consentirmi di sposare Danila. Ma io non ero arretrato di un passo, contrastando ogni sua accusa rendendolo così ancor più furioso. A un certo punto ho persino pensato che arrivasse a colpirmi, in quel caso non avrei esitato a difendermi e a colpire a mia volta quel ignorante ubriacone. Solo l'intervento supplichevole di Danila aveva scongiurato il peggio. Giunto nei pressi del giardinetto che fronteggiava casa mia, mi lasciai cadere su una panchina massaggiandomi la nuca. Mi era venuto un tremendo mal di testa ed ero ancora troppo agitato per rientrare subito in casa. Sicuramente i miei genitori mi stavano aspettando alzati, ansiosi di sapere come fosse andata. Volevo solo prendermi un po di tempo prima di dover ammettere la mia sconfitta. Trascorsero una decina di minuti durante i quali il dolore alla testa si affievolì, così come i battiti del mio cuore. Stavo quindi per alzarmi quando, dal fondo della via, sentii pronunciare il mio nome. Cesare, il fresco sposo di Simona, mi venne incontro con passo deciso ansimando notevolmente, quasi avesse fatto tutta la strada di corsa. Decisamente la serata non poteva finire peggio pensai tra me e me, cosa voleva ora quel gradasso americano? Gli rivolsi un cenno con la testa, ma rimasi seduto sulla panchina fissandolo interrogativo.- Ciao Davide, potrei parlarti un attimo?- Il tono della richiesta mi stupì, e non poco. Le poche volte che avevo avuto occasione di parlare con lui infatti, mi aveva sempre trattato con supponenza, quasi disprezzo direi. Al mio cenno affermativo, si accomodò sulla panchina chinandosi in avanti, i gomiti appoggiati alle gambe. Come al solito era vestito impeccabilmente, abiti vistosi e costosi, come solo un americano, pur di origine italiana, poteva ostentare.- Danila è da me, da noi...si insomma...a casa di Simona...- A sentir pronunciare il nome del mio amore, la mia attenzione divenne immediata, e quando afferrai il senso di quelle parole guardai istintivamente l'orologio.- A quest'ora? E cosa ci fa da voi...forse che suo padre l'ha cacciata di casa?- Senza rendermene conto mi ero alzato ed ora torreggiavo sopra di lui, le mani strette a pugno come poco prima. Cesare sorrise, un sorriso dolce e strano che non avevo mai visto scaturire da quel volto rude e borioso.- Siediti Davide e ascoltami...- Rimasi un momento a fissarlo, indeciso sul da farsi, quindi mi sedetti.- Danila non è stata cacciata, ha scelto lei di scappare e, non sapendo dove andare, è venuta da noi. E' confusa e demoralizzata, tanto che mia moglie non ha esitato ad invitarla con noi...- Alzai la testa di scatto guardandolo con gli occhi ridotti a una fessura.- Ma voi...voi...- Sapevo che l'indomani sarebbero partiti per gli Stati Uniti, un macigno enorme mi si piazzò sullo stomaco e il cuore ricominciò a martellare furiosamente.- E lei...cos'ha risposto?- Riuscii a dire con un filo di voce. Poi Cesare fece una cosa che non mi sarei mai aspettato da uno come lui, mi mise un braccio sulle spalle.- Ascolta Davide, tu mi piaci, mi sei sempre piaciuto...-  Sbalordito da quel gesto e da quelle parole, restai a fissarlo a bocca aperta aspettando che continuasse.- E quando Danila parla di te le brillano gli occhi, è innamorata persa ragazzo mio...come lo sei tu...- Quindi si alzò e iniziò a passeggiare davanti alla panchina, le mani affondate nelle tasche.- E ti devo anche confessare un'altra cosa, io odio mio cugino Renato. E' un presuntuoso attaccabrighe e basta, avrei voluto non venisse al matrimonio ma non ho potuto impedirlo. Come ben sai, la nostra attività in America è florida e siamo diventati ricchi, lavoriamo insieme purtroppo...- Stentavo a credere a ciò che mi stava dicendo e feci per dire qualcosa, ma un nuovo Cesare mi si stava scoprendo davanti, quindi rimasi in silenzio.- Per fortuna non tutti i miei parenti sono così. Coloro che ti hanno pestato sono tutti rammaricati, avevano bevuto e si sono lasciati trascinare da Renato, si sentono in colpa...-Gli credetti. Non so perché e non so come, ma quell'uomo improvvisamente m'ispirava fiducia. Mi alzai a mia volta e lo guardai dritto negli occhi.- Ma non mi hai risposto prima...cos'ha detto Danila quando Simona l'ha invitata con voi?-Cesare, per la seconda volta, mi mise le mani sulle spalle e sorrise.- Ha detto che non si muove se non ci sei tu...ed io sono d'accordo. Potreste lavorare per me, su questo non ci sono problemi ma...- Il volto gli si rabbuiò ed io capii al volo.-Renato vero?- Egli annuì tornando serio.- Si Davide, è testardo e quando si mette in testa una cosa diventa violento, ma non devi preoccuparti...sono ancora io il capo e non oserà attaccarti...- Non avevo paura di Renato, e quella proposta mi eccitava in maniera viscerale. Mi voltai verso le finestre di casa, pensando al dolore che avrei dato ai miei genitori, specialmente a mia madre, ma non esitai.- Vado a preparare le mie poche cose...ci vediamo domani mattina Cesare...- Quindi mi voltai e, lentamente, mi avviai verso l'ingresso. Quando lo raggiunsi mi girai ancora una volta, Cesare era ancora lì e mi fissava con un sorriso.- Grazie...- mormorai appena, quindi sparii dentro casa.

                                           C@nt@storie.

 
 
 

Insegnami a essere figlia: Una decisione importante.

Post n°604 pubblicato il 08 Maggio 2013 da lascrivana

Purtroppo le cose andarono come previsto. Papà non solo non accolse di buon grado il corteggiamento di Davide; ma s'infastidì ulteriormente per quel suo tono perentorio che non ammetteva rifiuti. La discussione sfociò in una violenta lite; ed io mi trovai costretta a implorare Davide di lasciare al più presto, casa mia.  Anche se a malincuore, davanti al mio viso lacrimante: non poté fare a meno di accettare la mia supplichevole richiesta; così se ne andò via gridando a mio padre che la questione non sarebbe finita qui! E che mai e poi mai avrebbe rinunciato a me.

Come ebbi chiuso la porta alle spalle di Davide, corsi in camera mia urlando a mio padre che non gli avrei mai perdonato quell’umiliazione. Mia madre e mio fratello mi raggiunsero subito dopo cercando di consolarmi e promettendomi che sarebbero intervenuti in mio favore; e che avrebbero insistito affinché Davide fosse accettato anche da papà.

Sapevo bene che le cose non sarebbero andate come dicevano loro. Tutto mi lasciava pensare che papà fosse rimasto impressionato dalla posizione benestante di Renato,  e che lo considerava un buon partito per la sua unica figlia. Non avrebbe mai accettato la corte di uno spiantato come Davide. Così, dopo che tutti furono andati a letto, compreso papà stanco dalla dura giornata di lavoro e colto da un sonno profondo per via dell’alcool ingurgitato: presi la mia decisione. Misi i miei quattro stracci in un vecchio borsone e mi avviai di soppiatto alla porta d’ingresso.

Le strade del quartiere a quell'ora notturna,  mi apparvero desolate e ostili con le sue abitazioni grigie e stonacate; e con i balconi cadenti dalle ringhiere arrugginite. L'angosciante silenzio era rotto solo dal mio ansimare e dal ticchettio dei miei mocassini in pelle scura sull'asfalto, e da qualche gatto randagio che frugava dentro i bidoni della spazzatura. Intimidita dall'oscurità, affrettai il passo per raggiungere al più presto la casa di Simona. Arrivata davanti al suo portone, prima di decidermi a bussare, esitai qualche istante; poi decisa diedi un paio di colpetti leggeri: donde evitare di svegliare il vicinato.  Fortuna mia che la madre di Simona aveva il sonno leggero; perciò venne immediatamente ad aprirmi la porta.

Mi si presentò come a una sagoma minacciosa, nella semioscurità in cui era avvolta la casa; insaccata in una larga camiciola di cotone bianco ingiallito dal tempo e dall’usura e con i capelli sparuti ed elettrizzati per via della lunga permanenza sul cuscino.

 Nel vedermi la sua espressione inizialmente accigliata si addolcì immediatamente; per poi subito incupirsi nel domandarmi come mai fossi fuori di casa a quell’ora della notte.

-La prego signora Anna mi faccia entrare…per favore!-

Si fece subito da parte per lasciarmi passare; spingendomi dentro dolcemente con la mano. Poi,cingendomi le spalle con un braccio, mi fece accomodare in cucina. Svegliati dal trambusto, Simona e Cesare ci raggiunsero quasi subito. Tranne il padre che, grazie al cielo non si trovava in casa quella sera. Per lasciare il letto matrimoniale alla figlia e al marito era andato a dormire a casa della nonna; se così non fosse stato, non mi sarei mai presentata a casa di Simona. Fernando era molto amico di mio padre, e non lo avrebbe mai tradito nascondendo sua figlia in casa sua.  Simona, nel vedermi mi abbracciò affettuosamente, e dopo aver ascoltato l’accaduto, con le lacrime agli occhi implorò al marito Cesare, di potermi portare con lei in America. Devo dire che la cosa, sebbene la gravità della situazione, fece tirare un sospiro di sollievo alla madre all’idea che Simona non sarebbe stata da sola in America al momento del parto. Nonostante le persuasive raccomandazioni di Cesare: essa non poteva fare a meno di rammaricarsene.

-Ti ringrazio Simona… ma non posso;l’idea di abbandonare Davide mi fa impazzire-

-E chi ti dice che devi lasciarlo?Lui può venire via con noi in America e lavorare per Cesare!-

Poi si rivolse al marito con occhi implorante a confermare il suo invito.

-Io posso anche ospitarvi in casa mia Danila… ma Davide sarà d’accordo? E poi domattina presto dobbiamo metterci già in viaggio; come faccio a convincerlo? Come posso presentarmi a casa sua a quest’ora di notte per dargli la notizia?-

-Purtroppo è necessario che tu vada immediatamente da lui! Devo sapere se lui è d’accordo prima di prendere qualsiasi decisione. Anche perché se lui non viene via con me: io non parto!- A quel punto Cesare, malgrado non fosse tanto d’accordo, si trovò costretto ad andare a casa di Davide per informarlo dell’accaduto.

                                      L@ur@

 
 
 

Insegnami a essere figlia: Il confronto.

Post n°603 pubblicato il 07 Maggio 2013 da lascrivana

Fu Rosanna, la madre di Danila ad aprirmi. Era la prima volta che la osservavo così da vicino, si assomigliavano moltissimo. Mi rivolse uno sguardo strano, un mezzo sorriso tirato e nervoso mentre osservava il mazzo di fiori.- Ciao Davide, ma che sorpresa...io...io...- Eravamo entrambi in imbarazzo, ma qualcosa dentro di me scattò facendomi uscire le parole di bocca con naturalezza.- Buongiorno signora, sono venuto a vedere Danila e...a parlare con lei e suo marito, sempre che me lo permettiate...- Lei rimase a bocca aperta per un minuto buono, ma vidi la tensione allentarsi sensibilmente sul suo volto.- Certo...certo...ma prego, accomodati. Mio marito sarà qui tra poco e...oddio, scusami...non ti ho nemmeno chiesto come stai...- Terminò dopo aver osservato la stampella.- Molto meglio signora grazie...posso entrare adesso?- Cinque minuti più tardi, mi ritrovai seduto sul divano del salotto, una stanza con mobili modesti ma puliti e lucidati a dovere. Danila sedeva di fianco a me, leggermente scostata, mentre la madre aveva preso posto in una poltrona di fronte. Nonostante l'atmosfera rimanesse ancora tesa, mi trovai subito a mio agio in quella casa che mai, sino a poco tempo prima, mi sarei sognato di frequentare. Danila appariva bellissima nella sua gonna al ginocchio e la camicetta leggermente aperta sul davanti. Un leggero trucco le addolciva la linea delle ciglia, nulla più, ma non aveva bisogno d'altro. Mi sorrise timidamente, e nei suoi occhi lessi qualcosa d'indecifrabile, come se avesse qualcosa da dirmi ma non ne trovasse il coraggio. Fu ancora una volta Rosanna a rompere quel silenzio imbarazzato.- Danila, che ne dici di andare a prendere una bibita per Davide? Inizia a fare veramente caldo, e ho sete anch'io...- Ubbidiente, Danila si lisciò la gonna e sparì in direzione della cucina. Rosanna smise di sorridere e mi guardò seria inarcando un sopracciglio.- Ascolta Davide, non bisogna certo essere veggenti per capire cosa ti ha spinto a venire qui...- E dopo aver dato un'occhiata alla cucina continuò.- Ma tu conosci Arturo, non ti vede di buon occhio e non credo che gradirà molto questa iniziativa...-Lo disse quasi con dispiacere, e questo mi spinse a risponderle schietto.- Lo so signora...ma oltre a Danila, penso di avere anche lei dalla mia parte...o sbaglio?- Sentii il mio volto avvampare dopo quelle parole impertinenti e sfacciate. Per la seconda volta in poco tempo, Rosanna restò a bocca aperta fissandomi inespressiva, quindi si allargò in un sorriso che la rese ancor più somigliante alla figlia.- Non ti conoscevo così Davide, sei maturato molto e questo mi consola, ma credo non basti per mio marito...- In quel mentre Danila ricomparve nella stanza. Reggeva un vassoio con una bottiglia e tre bicchieri che depose sul tavolino tra noi, quindi ci fissò con curiosità.- Che vi siete detti voi due? Avete certe facce!- Ma ne io ne Rosanna avemmo il tempo di rispondere. Il rumore di un motore e lo sbattere di una portiera annunciarono l'arrivo di Arturo Previti. Un paio di minuti più tardi, il padre di Danila fece il proprio ingresso nella stanza e si fermò sulla soglia guardandoci con stupore, quindi richiuse lentamente la porta. Trascorse un lungo minuto in cui la tensione si sarebbe potuta tagliare a fettine. Non osai guardare in volto ne Danila ne sua madre, ma alla fine non resistetti e mi alzai andandogli incontro allungando una mano nella sua direzione.-Buongiorno signor Previti, avrei bisogno di parlarle se mi concede un po del suo tempo...- Pur in un momento come quello, sorrisi mentalmente ripensando alle volte che, davanti allo specchio, avevo provato e riprovato quella frase cambiando timbro di voce ogni volta. Lui fissò la mia mano per un lungo istante, gli occhi ridotti a due fessure. Sembrava sorpreso da tanta audacia e calma apparente, per la prima volta lo vidi esitante ed incerto, lontano parente dell'uomo che sbraitava e minacciava chiunque osasse solo nominare la figlia. Alla fine ignorò la mia mano e si avvicinò al mobile più grande presente nella stanza. Aprì un'antina e nella sua mano comparve una bottiglia piena per metà di un liquido ramato e un bicchiere. Vidi, con la coda dell'occhio, l'espressione corrucciata di Rosanna e il leggero movimento della testa di Danila, quindi riportai l'attenzione su di lui. Dopo essersene versato una dose abbondante si portò dinanzi alle due donne.- Il signorino vuole parlarmi...andate di la e lasciateci soli...- Era un ordine a tutti gli effetti piuttosto che un invito.- NO!- Solo dopo pochi istanti mi resi conto di essere l'autore di quell'unica perentoria parola.- Loro devono essere presenti signor Previti...è necessario...per favore...- Conclusi con un tono più morbido e calmo. Dopo essere restato per un istante col bicchiere a mezz'aria, vuotò d'un fiato il contenuto appoggiandolo quindi con violenza sul tavolino, quindi mi si parò davanti, il viso a pochi centimetri dal mio. La puzza d'alcool m'investì improvvisa e mi fece lacrimare gli occhi, ma restai ben piantato al mio posto.- Nessuno s'è mai permesso di venire a comandare in casa mia...cominci male ragazzo...molto male...- Quello che accadde subito dopo avrebbe per sempre segnato la mia vita e quella di Danila.

                                          C@nt@storie.

 
 
 

River flows- Lindsey

Post n°602 pubblicato il 06 Maggio 2013 da lascrivana

 
 
 

Insegnami a essere figlia: I casi della vita.

Post n°601 pubblicato il 05 Maggio 2013 da lascrivana

 

Con lo stomaco attanagliato da un profondo stato d'ansia e un incontrollabile tremito alle mani, me ne stavo con il naso appiccicato alla finestra in attesa di veder comparire Davide da dietro l'angolo, ripercorrendo con la mente tutti gli accaduti dell'ultima settimana. A cominciare dalla sera del matrimonio di Simona, quando rientrata in casa dopo essere stata all'ospedale da Davide, dove si trovava ricoverato per via delle percosse subite dagli amici di Renato: trovai mia madre tutta agitata ad attendermi dietro la porta. Afferrandomi per un braccio mi trascinò di corsa in sala da pranzo, dove si trovava papà in compagnia di Renato - il vile non aveva per nulla perso tempo a informare i miei genitori dell'accaduto. Il volto accigliato di mio padre, mi fece subito capire che quanto gli aveva riferito l'americano non gli era garbato per niente. Invece Renato come mi vide entrare si accinse a salutarmi con un galante baciamano; il che urtò ulteriormente mio padre: giacché non aveva mai consentito a nessun uomo di azzardarsi a tanto. Infatti, lanciò a Renato un'occhiata abbastanza eloquente, che imbarazzato lasciò andare subito la mia mano biascicando qualche parola di scusa. Subito dopo mio padre ne rivolse una truce a anche me -come a volermi dire, dopo ci facciamo i conti. 

Non appena Renato si fu accomiatato iniziò a domandarmi con tono minaccioso dove fossi stata. Come sempre, quando mi trovavo di fronte a mio padre imbestialito, mi si attorcigliavano le budella dalla paura, provocandomi un rimescolio nell'addome come se dovessi andare in bagno. Coraggiosamente puntai i miei occhi nei suoi trattenendo il respiro; e attesi impassibile che iniziasse a proferire il suo verdetto. Come me anche lui aveva imparato a decifrare il mio sguardo, e sapeva bene che quello che ora stava sostenendo il suo,  era lo sguardo di colei che era cosciente che non aveva fatto nulla di cui vergognarsi e avrebbe si accettato la punizione, ma con profondo disgusto.  Intimidito da quella mia personalità forte che tiravo fuori in determinate situazioni; ritirò indietro la sua grossa e rude mano che aveva alzato per colpirmi, e che era rimasta a mezz'aria davanti alla mia fermezza. Avevo già provato i suoi ceffoni da piccola. In seguito, quando diventai più grandicella, durante uno dei nostri diverbi più pacifici: gli confidai del mio profondo disprezzo per le persone che invece di ragionare utilizzavano le mani. Lui mi rispose che non era colpa sua se era così burbero, essendo nato in una famiglia numerosa con un padre che ribadiva continuamente che se non fosse stato così duro e violento,lui e i suoi fratelli se ne sarebbero approfittati. Compresi che la rigidità dell'educazione ricevuta, l'aveva reso così duro e severo. Dopo avere saputo di questo, in seguito donde evitare inutili discussioni: imparai a nascondere le mie scappatelle. Ricordo che quel genere di sguardo accusatorio, anche in passato mi aveva salvato da situazioni violente; impedendo al mio percussore di pentirsene subito dopo. Accadde a scuola, avevo poco più di undici anni: dopo essere stata ingiustamente accusata dalla responsabile di noi educande; questa mi venne incontro per colpirmi con una bacchetta di legno -che era solita conservare per le punizioni corporali-; al che, ritenendomi innocente, le dissi che se solo avesse provato a mettermi un dito addosso avrei urlato fino a far accorrere tutto il vicinato nell'istituto. Incurante delle mie minacce, essa procedette con l'infliggermi la punizione. Come ebbi ricevuto la prima bacchettata, lanciai un urlo così acuto da costringerla tapparsi le orecchie. Poi, con tono più dolce e paziente, cercò di calmarmi, dicendomi che non mi avrebbe più nemmeno storto un capello.

Ritornando a quella fatidica sera, malgrado papà non mi avesse alzato un dito, si creò tra noi un'atmosfera così soffocante che mi costrinse a ritirarmi nella mia stanza da letto saltando la cena. Come entrai in camera avvinta, mi gettai di peso sul letto affondando la faccia nel cuscino.

Mia madre mi raggiunse poco dopo per raccontarmi la versione di Renato; la quale accusava Davide di averlo colpito per gelosia, e che i suoi amici erano intervenuti per difenderlo, pensando che fosse vittima di un folle. Dopo avergli narrato l'accaduto, aveva chiesto il permesso a mio padre di potermi frequentare e che aveva intenzioni "serie" nei miei confronti.

-Oh mamma mi auguro che papà non gli abbia dato il consenso? Non ho nessuno voglia di uscire con quell'essere repellente!-

-Tuo padre gli ha detto che avrebbe dovuto chiederlo a te il permesso, non a lui-; - meno male... sapessi che essere infido è mamma. Hanno quasi ammazzato di botte Davide! Povero amore mio...

-lo vedi Danì che è come ti dicevo io? Che lui ti ama ancora?-

Detto questo, mi sfiorò la fronte con un bacio e ritornò da mio padre. Una volta sola, potei abbandonarmi con aria sognante al ricordo dei miei ultimi abbracci con Davide su quel letto d'ospedale; mi sembrava di sentire ancora il calore delle sue mani addosso, mentre mi accarezzavano dolcemente. Malgrado fosse dolorante, il suo desiderio per me, apparve evidente da sotto la leggera copertina di cotone. Cosa che non sfuggì nemmeno all'infermiera di turno, che se lo mangiava con gli occhi. A fatica cercai di ricacciare indietro il morso della gelosia, che impudente rispuntava fuori ad'ogni piccola occasione. Davide era bello... era normale che tutte le ragazze gli facessero il filo. Tra l'altro lui non lo era di meno; infatti, durante la settimana di degenza, evitai di raccontargli dell'insistente corteggiamento di Renato. Finora ero riuscita a tenerlo a bada da sola; e poi speravo che presto la mia indifferenza lo facesse desistere da tutte quelle idee malsane che si era messo in testa.

Tutta questa situazione mi aveva stancato; ormai ero decisa a fare una sorpresa a Davide quando lui sarebbe uscito dall'ospedale. Lo amavo tanto da voler essere sua ad ogni costo; poco importava se dopo ci saremmo lasciati. L'idea che fosse qualcun altro ad'insegnarmi cos'è l'amore non mi garbava per niente. E invece fu lui a stupirmi con la sua richiesta di volersi presentare ai miei genitori per chiedere la mia mano. A quel punto la mia gioia fu così incontenibile che dimenticai persino di rivelargli la mia grande decisione.

 

 

 L@ur@

 

 
 
 

Insegnami a essere figlia: A casa di Danila.

Post n°600 pubblicato il 05 Maggio 2013 da lascrivana

Quando Danila entrò nella mia stanza il tempo sembrò fermarsi. Persino il dolore, lacerante sino a quel momento, parve diminuire sensibilmente.- Sei meglio di qualsiasi medicina...- Le dissi cercando di muovere le labbra il meno possibile. Ricordo il silenzio con cui ascoltò la mia versione, solo quando nominai Serena ebbe un sussulto sul mio petto. Pur non vedendola in volto, sentii le sue calde lacrime bagnarmi i pochi centimetri di pelle lasciati liberi dalle fasciature, le accarezzai i capelli.- Ma se quello osa ancora...- A quel punto mi sfiorò la bocca con le dita sottili e restammo così a lungo, allacciati in un abbraccio che sperai eterno. Una settimana più tardi venni dimesso e, ad attendermi all'uscita dell'ospedale, trovai i miei genitori. Fu un momento storico per me, uno di quelli che rimangono indelebili nella memoria. Mio padre, all'epoca del pestaggio lontano da casa per lavoro, mi strinse forte ignorando le mie lamentele. Ma dentro di me ero felice perché i suoi occhi, più che i goffi e maldestri tentativi di abbracciarmi, esprimevano rispetto e orgoglio. Poco più in là mia madre si soffiò vigorosamente il naso, dietro di lei Danila, gli occhi lucidi d'emozione. La convalescenza fu lunga e intensa, intervallata dalle visite dei carabinieri riguardo la rissa davanti alla chiesa. Nonostante la mia ritrosia a sporgere denuncia, il maresciallo mi disse che non ve n'era bisogno. Coloro che si erano accaniti su di me erano stati colti praticamente in flagrante, ma erano quasi tutti cittadini americani, bisognava in ogni modo andarci cauti. Danila veniva a trovarmi praticamente tutti i giorni e mia madre, con discrezione e tatto, lasciava che entrasse nella mia camera chiudendosi la porta alle spalle.- Non pensare male mamma...- Le dissi una sera dopo che Danila se ne fu andata.- Lei è speciale sai...non so come dirtelo...si insomma...lei vuole arrivare al matrimonio...beh, hai capito...- Prima ancora delle parole, fu il suo sorriso a rispondermi.- Certo che lo so, sono una donna anch'io sai? E le donne, queste cose, le percepiscono molto prima di voi maschietti. Sei fortunato ragazzo mio, Danila è proprio una brava ragazza, e questo rende onore anche ai suoi genitori...- Già, i suoi genitori. Alla madre ero sempre stato simpatico, di questo ne ero certo ma Rosanna, come la figlia, era succube del padre, un uomo burbero e severo all'eccesso. Più d'una volta nel bar del paese, Arturo Previti s'era infatti lasciato andare a considerazioni chiare e nette. Come Simona, anche la propria figlia avrebbe dovuto pretendere il meglio. Nessuno dei buoni a nulla del posto era in possesso delle qualità che egli voleva per Danila. Uno come Cesare l'americano ad esempio, tipo quel suo cugino alto e deciso, Renato sarebbe stato l'ideale. E se qualcuno gli faceva notare l'interessamento della figlia per Davide, si inalberava immediatamente, complice qualche bicchiere di troppo.- Chi...quello smidollato che ha buttato alle ortiche una sicura carriera? Fossi suo padre...avrebbe assaggiato la mia cinghia...ci potete giurare. Avrebbe potuto avere tutto, avrebbe fatto diventare ricchi i genitori...un perfetto idiota...-Avrei dovuto affrontarlo, non c'era via di scampo. Io volevo Danila con tutto me stesso, avevo preso un milione di botte per lei, Arturo Previti non mi faceva più paura adesso. Fu così che un pomeriggio mi presentai a casa loro ben deciso a parlare chiaro. Ormai le lesioni erano quasi del tutto sparite, ciò nonostante mi dovevo ancora aiutare con una stampella, la frattura alla gamba era stato il danno più grave.- Forse dovrei venire anch'io...- Disse mio padre mentre mi accingevo ad aprire la portiera. Il nostro rapporto era nettamente migliorato e, visto il mese di ferie che si era preso, trascorrevamo molto tempo insieme. Dopo diciotto anni da perfetti estranei, stavamo riscoprendoci a vicenda.- No papà...è una cosa che devo affrontare io...ma ti ringrazio comunque...- Egli sorrise e ripartì, lasciandomi solo con la mia stampella e il mazzo di fiori per Danila. Dopo alcuni istanti suonai il campanello.

C@nt@storie.


 
 
 

Insegnami a essere figlia: La perseveranza di Renato.

Post n°599 pubblicato il 03 Maggio 2013 da lascrivana

 

-Devi essere un tipo davvero speciale se un ragazzino come quello si batte coraggiosamente per te!-

Esclamò Renato, mentre con il dorso della mano asciugava le gocce di sangue che gli colavano dalle labbra.

-Picchia duro però; sferra certi colpi davvero da maestro; o è l'amore per te che lo rende così forte?-  Cosi dicendo mi si avvicinò sghignazzando e cingendomi la vita con un braccio mi attirò a se facendomi aderire al suo corpo possente e muscoloso; incurante dalle mie proteste e dei calci e pugni  che gli assestavo per potermi liberare dalla sua repellente stretta. Allentò la presa solo all'arrivo dello sposo, che dall'espressione truce del viso si capì subito che era parecchio infastidito per l'accaduto.

-Forza Renato, lascia stare Danila! Per oggi hai creato parecchio disordine-

-Ma Cesare, vecchio mio, non è colpa mia se tra gli invitati hai una così bella ragazza... bella e indomabile! Che cosa avrà mai di speciale? Sono proprio curioso di saperlo... magari si può uscire insieme una sera di queste?-

-Scordatelo!- Risposi indignata,finalmente libera dalle sue manacce, mentre cercavo di ricompormi rassettandomi la gonna e risistemandomi i capelli scompigliati dalla colluttazione; attirando con questi gesti spontanei, ancora di più l'attenzione di Renato; che con i suoi piccoli occhi porcini, indugiò senza ritegno sui miei seni pieni e sodi.

- Ora basta Renato! lasciala in pace! Altrimenti dovrai vedertela con me- Stavolta il tono di Cesare era più duro e spazientito; e il suo sguardo, un misto tra il collerico e il geloso, che mi lasciò alquanto perplessa. E non solo me, ma intimidì anche Renato, che si dileguò immediatamente, ma non senza prima di avermi lanciato un'ultima e inquietante occhiata: una promessa a non finire qui il discorso.

A rompere quel silenzio imbarazzante che era sceso tra me e Cesare, fu l'arrivo di Simona che ci raggiunse correndo. Sembrava una nuvola sospinta dal vento, con quel suo bellissimo abito bianco che le metteva ancora di più in risalto i capelli corvini, trattenuti in testa da un elegante chignon che lasciava ricadere morbidi riccioli a incorniciarle il perfetto ovale del viso.

Con gli occhi lucidi e la bocca piena e tremante, a malapena colorata da un rossetto rosa perlato, s'informò con tono dolce e apprensivo di come stessi io e delle condizioni di Davide prima che l'autoambulanza se lo portasse via dopo il pestaggio subito dagli amici di Renato.

Eludendo le sue domande mi tuffai tra le sue braccia, stringendola forte e implorandole perdono per avergli rovinato il matrimonio.

-Ma che dici piccola?  Non hai rovinato un bel nulla! Al contrario, quanto è accaduto mi ha fatto ricredere su Davide. La certezza che ti ami ancora tanto mi mette l'animo in pace. Non immagini che pena sapere che presto sarei stata costretta a lasciarti da sola... senza nemmeno il tuo grande amore che ti consolasse!-

-Simona, ma dici sul serio non sei dispiaciuta per come sono andate le cose?-

-Tranquilla cara, Sai bene che non ho sposato Cesare per amore; e tra l'altro non vedo l'ora che questa giornata giunga alla fine-;

-Quindi non ti dispiace se raggiungo Davide?-

-Ma no! Vedi Danila, io e te abbiamo passato la nostra adolescenza a sobbarcarci tutti i problemi di casa come donne adulte e maritate. Abbiamo diritto a una fetta di felicità. Il sentimento che lega te e Davide, è semplicemente stupendo. Non si può dire di certo la stessa cosa per me e Cesare; ma almeno con lui farò una vita da signora e mio figlio potrà avere una famiglia. E questo è già molto credimi!-

-Oh Simona mi fai piangere... tu sarai per sempre la migliore amica. Ora devo scappare da Davide in ospedale. Ti prego non dire nulla ai miei dell'accaduto. Lascia che credano che io sia ancora al tuo matrimonio; altrimenti papà mi trascina a casa per i capelli!-

Detto questo, mi allontanai di corsa, alla ricerca di qualche amico patentato che mi desse uno strappo fino all'ospedale. Al pronto soccorso non mi fu per nulla difficile rintracciarlo: il motivo della scazzottata aveva già fatto il giro degli infermieri di turno, che mi accolsero con uno sguardo curioso e divertito,squadrandomi dalla testa ai piedi e confabulando tra loro, dopo avermi dato il numero della stanza e indicato il nome del reparto del ricovero di Davide.  Quando lo vidi, tutto fasciato e pieno di lividi, mi fece una gran pena e tenerezza e non riuscendo più a trattenere le lacrime mi gettai singhiozzando ai suoi piedi. Lui si chinò verso me accarezzandomi dolcemente la testa; poi mi sollevò il viso implorandomi di smetterla di piangere mi fece spazio nel suo letto e  m'invitò a sedere vicino a lui.

Una volta preso posto al suo fianco: appoggiai la testa sulla sua spalla e prendendogli la sua mano tra le mie mi lascia rassicurare dalla sua dolce voce mentre mi scongiurava che non aveva fatto nulla con Serena. Lasciai che il suo racconto mi rassicurasse, e placasse tutte le mie paure di perderlo. Dopo aver ascoltato la sua versione mi resi conto che mamma aveva ragione: Serena si era inventata tutto per potermelo portare via.

                                                          L@ur@

 
 
 

Insegnami a essere figlia: E venne il giorno...

Post n°598 pubblicato il 01 Maggio 2013 da lascrivana

Il giorno dopo mi alzai con una confusione in testa da mettere paura. Ciò che era accaduto la sera prima con Serena mi aveva scombussolato e privato di ogni sicurezza. Lei aveva preso sin da subito l'iniziativa, dimostrando di saper bene fino a che punto volesse arrivare. Ma nonostante il bellissimo corpo, le sensuali e mirate carezze che mi mettevano i brividi, il volto di Danila mi appariva davanti corrucciato e triste...accusatorio. Fu con sollievo che mi staccai da lei rivestendomi in fretta.- Ma che fai!?...- Esclamò mettendosi a sedere.- Non ti piaccio? O forse non sarai uno di quelli che...si insomma mi hai capito, uno a cui piacciono gli uomini...- A quei tempi, essere additato come omosessuale era un'onta insopportabile per qualsiasi ragazzo, ma l'offesa mi scivolò via in un baleno talmente ero ansioso di togliermi da quella situazione.- No...non è così...scusami, devo andare...- E la lasciai lì, il bellissimo corpo illuminato da uno spicchio di luna. Quel mattino dunque, uscii di casa deciso a recarmi al distretto, dovevo farlo. Dovevo uscire da quella situazione angosciante e terribile e che non aveva sbocco, mi sarei arruolato. Mi recai alla fermata della corriera attendendone impaziente l'arrivo, prima mi sarei sbrigato meglio sarebbe stato. Ma ancora una volta il destino ci mise lo zampino. Seduto sulla panca tenendomi la testa tra le mani, sentii chiamare il mio nome ad alta voce. Alzandola lentamente, vidi mia madre venirmi incontro, la vestaglia grigia e lunga sventolante nell'aria mattutina, il volto rigato di lacrime.- Non andare Davide...- Disse semplicemente quando mi fu dinanzi.- Andiamo a casa e parliamone...ti prego...- Io non risposi, ma mi alzai e lei mi cinse il fianco stringendomi a se. Fu così che, per il momento, decisi di abbandonare l'idea di arruolarmi. Ma le sorprese non erano ancora finite, e che sorprese! Qualche giorno dopo infatti, di ritorno da uno dei pochi allenamenti che ormai facevo, mi ritrovai di fronte Serena, e sul momento ebbi difficoltà a riconoscerla. Abituato a vederla in abiti succinti e provocanti, faticai a riconoscere in quella ragazza senza trucco e con una gonna lunga sino alle caviglie, la stessa donna che alcuni giorni prima si trovava distesa nuda accanto a me.- Che vuoi?- Dissi brusco. Lei accennò un timido sorriso ma, a differenza delle altre volte, non cercò nemmeno di sfiorarmi.- Mi dispiace per l'altra sera...io...non volevo...scusami...- Ero stupefatto, che fine aveva fatto la ragazza audace ed aggressiva di un tempo? Poi mi sovvenne un pensiero, a cui diedi voce quasi subito.- Cosa vuoi Serena, non è da te comportarti così. Ma di qualunque cosa si tratti...- Non mi lasciò finire. Congiungendo le mani a mo di preghiera fece un passo avanti guardandomi diritto negli occhi.- Voglio solo chiederti un favore Davide. Come sai domenica Simona si sposa e, ti sembrerà incredibile, ha invitato anche me. Io credo l'abbia fatto apposta, per farmi morire d'invidia. Sul momento avevo deciso di non andare, ma poi...- Io la guardai sbalordito.- Non mi starai chiedendo d'andarvi insieme vero?- Risposi truce. Lei mi afferrò le braccia stringendo forte.- Solo per il matrimonio Davide, poi ti prometto che ti lascerò in pace...- A volte non so quale strano meccanismo possa scattare nella mente degli uomini. Avevo di fronte la più bella donna del paese, una donna che mi aveva offerto il proprio corpo e che io avevo rifiutato per amore di un'altra. Eppure l'idea di presentarmi con lei mi eccitava, come l'avrebbe presa Danila? Stupidamente, pensai ancora una volta che tutto ciò sarebbe servito a farla ingelosire, che forse l'avrebbe convinta a concedersi, la cosa che volevo di più al mondo.- L'ultima volta Serena...- Mi ritrovai a rispondere.


E il giorno del matrimonio fu un giorno drammatico, sotto molti aspetti. Appena arrivammo sul sagrato della chiesa, molte teste si voltarono a guardarci. La maggior parte delle donne storse la bocca, mentre gli uomini riservarono sguardi ammirati a Serena e invidiosi a me. Poi vidi Danila, mio Dio com'era bella! Mi resi conto immediatamente della sciocchezza che avevo fatto presentandomi con un'altra donna. Non appena mi vide, il suo volto si trasformò rapidamente. Vidi la rabbia e la delusione attraversarle gli occhi come una saetta, poi successe il finimondo. Un uomo le si avvicinò sorridente. Non era bello, ma l'abito costoso e la pettinatura ricercata lo rendevano presentabile. Lo vidi chinarsi verso Danila sussurrandole qualcosa all'orecchio, in un gesto molto intimo. Lei dapprima sorrise, quindi ridivenne seria e gli rispose decisa. Ma quando lo vidi afferrarla per le spalle e tentare di baciarla, persi il controllo di me stesso. Ignorando completamente Serena, mi lanciai verso di loro come una furia. Lo afferrai per le spalle proprio nel momento che Danila gli appioppava un calcio negli stinchi, quindi lo gettai a terra ed iniziai a tempestarlo di pugni. Quello che accadde dopo lo ricordo molto confusamente. Solo più tardi, ricoverato in ospedale, seppi chi era quel tipo. Gli altri cugini di Cesare, una decina circa, accorsero in aiuto di Renato, così si chiamava il maledetto che aveva messo le mani addosso a Danila. Mi massacrarono di botte e solo l'arrivo dei carabinieri mi evitò danni peggiori. Già, l'ospedale...e quella porta che si aprì all'improvviso...

C@nt@storie.

 
 
 

L'ingenuo e l'astuto

Post n°597 pubblicato il 30 Aprile 2013 da lascrivana

 

La vita ingenua non conosce furbizia

Essa ignora persino la malizia

Scorre serena e indulgente

Dispensando carezze all'animo fetente

che di fronte all'indole innocente

non si fa scrupoli a renderla indecente

Di vestiti non suoi esso la riveste

ricoprendo di nubi la sua aria celeste

L'animo ingenuo naturale persiste

da dietro lo scudo caparbio insiste

Quello che rende il suo passo sicuro

è  la consapevolezza di servire al duro

che per appagare il suo ego d'astuto

dell'innocenza bisogno ha avuto

le sue frustrazioni si è scaricato

in un immagine dubbia che lo ha immortalato.

L@ur@


 

 
 
 

Insegnami a essere figlia: Il matrimonio di Simona.

Post n°596 pubblicato il 28 Aprile 2013 da lascrivana

 

Il matrimonio di Simona era ormai alle porte; ed io da lì a qualche giorno avrei perso anche la mia migliore amica, oltre a Davide.

Serena era stata ben felice di sbandierare ai quattro venti la sua storia con Davide; incurante del dolore che questo mi avrebbe provocato. In fondo che mi odiasse non era una novità; com'era evidente che fosse più bella di me. Non era difficile immaginare il perché Davide avesse scelto lei; tra l'altro aveva un vantaggio in più: lei aveva frequentato le scuole superiori; mentre io avevo conseguito solo la licenza media. Tra l'altro, rispetto a me, era anche più emancipata...  e anche più donna sotto certi appetiti sessuali che gli uomini sembravano non disdegnare affatto. A quel punto mi domandai a che mi servisse la verginità, giacché gli uomini preferivano quelle più libertine.

Anche se tutto questo, mi convinse che non valeva la pena di bruciarsi con uomo che al primo ostacolo sarebbe corso a consolarsi tra le braccia di un'altra. Davide non mi meritava! Era stato crudele con me.

-Come ha potuto farmi una cosa del genere! Io lo amo da morire mamma! Non riesco a vivere senza di lui....-

Singhiozzando mi buttai tra le braccia di mamma, che le richiuse intorno a me, ricoprendo di baci la mia testolina.

-Oh Danì mi fa male vederti soffrire così! Ti stai struggendo dietro ad una cattiveria. E se fosse solo una macchinazione di Serena per portartelo via? Non puoi lasciare che una donnaccia come lei l'abbia vinta! E poi gli uomini sono tutti uguali! Davanti a una donna consenziente perdono la testa; ma poi ritornano dalla loro donna... vedrai che anche Davide tornerà da te-.

-Ma mamma non capisci che lui mi ha tradito! Lui si vuole arruolare... vuole lasciarmi! Io non voglio più avere un altro ragazzo. Se lui mi lascia: io rimango zitella!-

-Su non fare così, vedrai che si sistemerà tutto. E ora vieni qui che ti metto i bigodini così ti faccio bella per il matrimonio di Simona: e lui rimarrà senza fiato. Per domani ti concedo pure di metterti la minigonna, quella bella che ti ha regalato Cesare l'americano. Sopra ti metti la mia maglietta con le perle sulla scollatura... e vedrai che figura che farai-.

E così fu. Il giorno dopo mi presentai al matrimonio di Simona che ero irriconoscibile. Mamma aveva fatto davvero dei miracoli! Mi sentivo bella e desiderabile come non mai; con gli occhi lucidi che brillavano dalla gioia perché finalmente Simona avrebbe coronato il suo sogno di sposare un uomo ricco e bello . Ero emozionatissima, e l'idea di incontrare Davide mi metteva ansia. Lo sguardo innamorato, la bocca colorata con una punta di rossetto, le gote arrossate dall'eccitazione, e quella minigonna mozzafiato: mi facevano sembrare irresistibile.

Lo notai dallo sguardo ammirato dei cugini americani di Cesare: che erano venuti per l'occasione del matrimonio. Qualcuno ebbe l'ardire d'infilare dolcemente le dita tra le nocche dei lunghi riccioli dei miei capelli dai riflessi ramati. E fu proprio in quel mentre che arrivò Davide accompagnato da Serena - bella più che mai in quel vestito di raso blu che le metteva in risalto le sinuose forme. Non c'è che dire: lei e Davide facevano una bella coppia! Già... anche lui era splendido, con il vestito scuro da cerimonia, la cravatta colorata e la camicia bianca: sembrava uno sposo. Pensai che avrebbe dovuto essere il mio sposo, ma a quanto pare lui aveva scelto un'altra.

Mi morsi le labbra per trattenere l'urlo di rabbia ed'indignazione; e camuffai la delusione facendo la civettuola con Renato, il cugino americano di Cesare, che mi stava palesemente corteggiando.

-Qualcosa non va? Hai cambiato subito espressione?-

Domandò Renato, notando il mio repentino cambiamento alla vista della coppia appena apparsa tra la folla degli invitati; poi si girò verso l'oggetto delle mie attenzioni, e riportando lo sguardo di nuovo su me, disse: -Ho capito... gelosa vero? Bene! Conosco un modo infallibile per fare ingelosire anche lui!- Poi strizzandomi un occhio aggiunse -Hai capito vero?-

Senza nemmeno darmi il tempo di acconsentire, si chinò e mi deposito un bacio sulla bocca, dapprima superficialmente, poi con insolenza, affondò la sua lingua nella mia bocca, abbracciandomi vigorosamente. Fui assalita da un impellente disgusto e mi dibattei come un uccellino per liberarmi dalla sua stretta. Con uno sguardo carico di repulsione, dopo essermi sottratta dalle sue grinfie: gli rifilai un calcio negli stinchi. Tutto quello che accadde dopo: fu come in un sogno. So solo che non dimenticherò mai lo sguardo inferocito di Davide mentre si dirigeva verso la nostra direzione..

L@ur@

 

 

 
 
 

Insegnami a essere figlia: Inaspettato incontro al fiume.

Post n°595 pubblicato il 28 Aprile 2013 da lascrivana

I giorni passavano, e la mia decisione di arruolarmi prendeva sempre più forma. Ero anche già stato al distretto militare per avere informazioni e, con un certo timore, avevo appreso che cercavano giusto dei volontari per il Libano, una terra martoriata da una guerra assurda. La paga era dieci volte superiore a quella di qualsiasi operaio o impiegato, ma era la cosa che m'importava di meno in quel momento. Sapevo benissimo che il mio desiderio d'andarmene era legato a Danila, alla paura che non mi amasse abbastanza. Complici i suoi continui rifiuti infatti, mi convinsi che fosse realmente così. Inutili anche le sue scuse riguardo al fatto che cercasse di evitarmi in continuazione. La più gettonata restava quella di Simona, al fatto che una volta sposato l'americano se ne sarebbe andata per sempre. L'ultima sera al casolare poi fu drammatica. Le comunicai la mia decisione tutto d'un fiato, cercando di leggerle negli occhi una minima traccia di scoramento o di sollievo, volevo sapere veramente. La sua reazione mi lasciò senza fiato e, d'un tratto, il Libano mi apparve una cosa lontana e assurda. Pensai veramente che quella sera mi si sarebbe concessa, i nostri giovani corpi erano talmente avvinghiati da risultare un tutt'uno. Ma poi lei parlò e tutto crollò di nuovo. Si sarebbe pentita? E di cosa santo Dio! Pentita d'amarmi? Pentita di desiderarmi quanto e forse più di me. 

La lasciai sola fuggendo dal casolare con la testa in fiamme e il cuore a pezzi. L'indomani stesso mi sarei recato al distretto, non potevo più aspettare. Ma la decisione di non andare subito a casa mi riservò una sorpresa. Una di quelle cose che possono cambiare per sempre la tua vita, e quella degli altri. Come vi arrivai non lo ricordo bene, so solo che dopo aver camminato a lungo a testa bassa, mi ritrovai sulla sponda del torrente che scorre poco lontano dal paese. La luna si rifletteva nell'acqua limpida facendole assumere una colorazione strana e ammaliante, ne restai ipnotizzato. Un pensiero subdolo e sino a quel momento a me sconosciuto mi procurò brividi lungo la spina dorsale. Come sarebbe stato immergersi in quelle acque fredde e lasciarsi semplicemente andare? Sarebbe durato molto? Ma un fruscio dietro le mie spalle mi distolse da quegli insani pensieri. Voltandomi lentamente, vidi Serena avanzare verso di me. Col passare del tempo la ragazza si era trasformata in una splendida donna, i lineamenti infantili erano spariti del tutto ed ogni lembo della sua pelle emanava un fascino incredibile. In un attimo mi fu di fronte, il suo profumo a stordirmi completamente. Alzò un braccio e mi accarezzò dolcemente la guancia.- Non ne vale la pena Davide...- Sussurrò piano. Anche la voce era cambiata, più profonda e più sensuale che mai.- Non per una come Danila. So tutto di voi, non ti ama, anzi è gelosa di Simona e sbava dietro a quel vecchio americano, e tu meriti ben altro...- Incapace di rispondere, tanto meno di muovermi, l'osservai togliersi il leggero abito estivo restando completamente nuda. Mio malgrado, non potei evitare di osservare i seni perfetti e le curve dei suoi fianchi snelli e ben modellati, sino alle minuscole mutandine che lasciavano intravedere una leggera peluria. Un istante dopo iniziò a spogliare me. La mia mente cercò invano di protestare, ma i comandi che il mio cervello inviava ai miei arti venivano semplicemente ignorati. Il pensiero di Danila mi attraversò la mente come un dardo infuocato, ma quando Serena si distese nell'erba umida attirandomi a se tutto scomparve...

C@nt@storie.

 

 

 
 
 

Insegnami a essere figlia: maledetti tabù.

Post n°594 pubblicato il 26 Aprile 2013 da lascrivana

Quando Davide mi comunicò la decisione di volersi arruolare come volontario nell'esercito, mi cascò il mondo ai piedi. Lui, il mio mondo, il mio amore, la mia vita... voleva lasciarmi per andare a morire chissà dove.

L'esercito, lo vedevo come i racconti del nonno sull'ultima guerra; di conseguenza un'improvvisa angoscia mi serrò la gola, facendomi venire anche i crampi allo stomaco. L'idea che andasse a combattere mettendo a repentaglio la propria vita: mi faceva impazzire! Davide non aveva il diritto di prendere una decisione così importante da solo! Allora io non contavo nulla per lui? Ero stata solo un gioco;un trofeo da dividere con i suoi amici? -No... Davide era diverso da tutti i ragazzi che avevo incontrato finora. Magari è solo deluso perché non mi sono concessa a lui-.

Avrei dovuto capirlo da quella sua espressione corrucciata ogni qualvolta mi rifiutavo di rimanere sola con lui. La paura di non riuscire a controllare quel desiderio di diventare finalmente sua: mi costringeva a mantenere le distanze.

Le raccomandazioni di mamma che mi diceva "tanto va il gatto al lardo finché ci lascia lo zampino", mi risuonavano in testa continuamente inibendo i miei istinti. Davide, tra l'altro, sembrava anche tanto infastidito dal fatto che stessi spesso con Simona e Cesare. Possibile che non riuscisse a capire che tra qualche mese Simona si sarebbe sposata e trasferita in America ed io non l'avrei più rivista! In meno di un minuto, mille domande affollarono la mia mente; mentre copiose lacrime mi rigarono il volto affranto dal dolore.

-Come puoi andartene e lasciarmi così Davide! Come faccio a stare senza di te!-

Lo implorai incurante del mio orgoglio e di sembrare patetica.

Alzai il viso inondato di lacrime verso di lui e puntai il mio sguardo nel suo.

Mi accorsi che l'espressione del suo viso, era mutata: da dura e decisa che aveva assunto nel comunicarmi la sua decisione; ora appariva sconcertato e sbigottito.Con le gote arrossate e la bocca tremante, allungò le braccia e mi attirò con forza verso di se. Mi avvinghiai a lui puntandogli la faccia sul suo petto. Asciugai le mie lacrime sulla sua camicia sbottonata e affondai il viso sul torace ricoperto da una lieve peluria: mi lasciai inebriare dal fresco profumo di colonia che esalava dal suo mento e dal collo, e assaporai il dolce salato delle mie lacrime intrise sulla sua pelle. Poi,lui, infilandomi un dito sotto il mento mi sollevò il viso e premette la sua bocca sulla mia, travolgendomi in un lungo bacio appassionato.

Le sue mani iniziarono a diventare più esigenti, mentre continuava a baciarmi dappertutto, con una foga e una passione incontenibile. I nostri cuori battevano così forte, mentre in nostri corpi tremanti aderivano sempre più l'uno all'altro. Mi sentivo braccata da quel desiderio possente di appartenere totalmente a lui. Piangendo, lo implorai di fermarsi altrimenti sarebbe stato difficile trattenermi oltre; e poi avevo una gran paura di fare qualcosa di cui mi sarei pentita in seguito.

Davide, a quelle mie parole, improvvisamente s'irrigidì, e mi allontanò da se imprecando e farfugliando parole incomprensibili.

Cercai di avvicinarmi stringendolo da dietro le spalle; ma lui mi respinse fermamente, implorandomi di non rendere tutto più difficile: altrimenti non avrebbe risposto di se stesso.

Poi senza aggiungere una sola parola in più, e senza nemmeno salutarmi: se ne andò lasciandomi da sola nel vecchio casolare.

Mi guardai intorno, e affranta mi appoggiai con le spalle alla grezza parete di pietra ricoperta di muschio e sostenuta da vecchie travi di legno infracidito. Esausta, mi lasciai cadere a terra pesantemente stringendomi le ginocchia al petto; e battendomi dei leggeri colpetti sulla testa con le nocche delle mani chiuse a pugno, maledendo la mia abilità nel rovinare sempre tutto.

-Perché non riesco a fregarmene come fanno tutte le altre?... Perché mi devo lasciare sommergere sempre dai miei sensi di colpa e dai miei tabù?- 

                                                                 L@ur@

 

 

 
 
 
Successivi »