Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

IL LIBRO DI MAGGIO

Vasco Pratolini

"Cronache di

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Messaggi di Marzo 2020

AL TEMPO DEL VIRUS 6

Post n°1668 pubblicato il 28 Marzo 2020 da atapo
 

 

SEMPRE QUI

 

la pizza, per ora, la guardiamo soltanto

 

Sono sempre qui. Niente di nuovo, niente di particolare.

Mio marito nella spedizione al supermercato ha trovato QUASI tutto: di lievito di birra nemmeno a parlarne; avevo scritto nell’elenco “pane 1 kg”, lui ne ha preso un pezzo senza guardarne il peso: era mezzo chilo scarso, così fra poco l’avremo già finito.

Avevo scritto “farina 0”, mi ha detto che non ce n’era più.

- Se c’era la 00 potevi prendere quella.-

- Ce n’erano molti pacchi, ma tu non me l’avevi scritto.-

Dico io: dare un colpo di telefono no? Ci sono mariti inesperti e dubbiosi che al supermercato stanno praticamente in linea diretta con la moglie!

Ho capito che sarà meglio dargli le indicazioni più generiche possibile, così vedrà come potersi arrangiare: credo che dovrà trovarsi proprio nella m… per consultarmi al telefono, lui si sente sempre così bravo e autosufficiente…

Per questa settimana credo che la pizza si rimanderà, una volta ritrovata la farina farò l’esperimento della pizza col lievito scaduto.

Ho deciso, in questi giorni, di dedicarmi intensivamente ad un solo lavoro: la correzione e sistemazione dei capitoli della mia autobiografia. Pensavo di riuscire a farlo pian piano, ma così si stava dilungando troppo nel tempo, è anche abbastanza difficile lavorare poco tempo ogni volta, riprendere a distanza di giorni, perdo il filo, rischio di non ricordarmi i dettagli delle parti già sistemate. Ora non ho altri impegni di uscire qua e là, posso stare su questo anche una mezza giornata ed è più produttivo: ho finito un primo giro di correzioni sulle malacopie che avevo stampato, scritte a mano con la matita perché le vedevo più in evidenza, ora devo cominciare a “passarle” sulle pagine al computer, ricontrollando tutto.

Per fare questo lascio a pochi momenti della giornata altro che mi interessa, tipo l’inglese, la lettura, la corrispondenza, anche lo scrivere qui. Ma dovevo decidermi, finalmente.

Rileggere quelle parti lontane della mia vita, come sempre, mi emoziona, ora ancora di più se le confronto col presente: tutto sommato la mia infanzia è stata fortunata, era un’epoca di ottimismo, la guerra era da poco passata e si andava sempre a migliorare, nonostante le situazioni economiche precarie della mia famiglia. Le mie memorie saranno un regalo ai nipotini, devo finirle presto perché non si può avere certezza del domani.

Loro adesso stanno chiusi in casa, gli mando piccoli video di storie e attività, da loro mi arrivano foto e piccoli “spettacoli” che mi commuovono; penso che in primavera tre di loro compiono gli anni e anch’io li compio: ho deciso che quando tutto sarà finito li festeggeremo tutti insieme, con una grande festa, magari qui nel giardino, sarà la FESTA DEI COMPLEANNI IN RITARDO.

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 5

Post n°1667 pubblicato il 25 Marzo 2020 da atapo
 

 

RITORNO AL PANE

 



Abbiamo deciso che a fare la spesa ci andrà mio marito, il meno possibile, circa una volta alla settimana: io non riuscirei a stare in piedi tanto tempo in fila, nè potrei comperare molto, non guidando l'auto. Però non è così semplice "calibrare" i consumi in modo da non finire troppo presto qualcosa di molto usato: un supermercato è vicino a casa, prima se mancava qualcosa era il motivo per una passeggiata, si provvedeva e si aggiungeva anche qualche occasione scoperta lì per lì. Ora bisogna programmare e si deve conciliare con la lista del regime alimentare che mi dà la nutrizionista, non molto esigente in tempi normali, ma ora diventa più complicato, e anche con i gusti e, diciamo pure, le "idee" di mio marito: questo insieme a quest'altro no, non la stessa cosa due giorni di seguito, perchè così poca carne, perchè così tanta verdura, cosa posso mangiare che ho ancora fame...

Ecco allora che è finito il pane ed è quasi finito anche ciò che gli assomiglia: pezzi di schiacciata e focaccia che erano stati congelati in tempi felici per le merende dei nipotini, confezioni di prodotti simili prese al supermercato per i languorini improvvisi.

Ma per la spesa era ancora presto, secondo la nostra tabella di marcia, non era il caso di mettersi in coda solo per questo.

Così dal fondo della cucina ho ripreso fuori la macchina del pane, che non usavo da anni: perchè non sempre il pane veniva bene, dipendeva dalla temperatura e umidità dell'ambiente e da chissà cos'altro, non l'ho mai capito. Andava a finire che il marito era insoddisfatto, quel pane non gli piaceva, troppo dolce, poco lievitato, troppo basso, troppo chiaro, troppo scuro... e dovevo terminarlo io come toast a colazione. Inoltre serve una farina apposta, un certo tipo di lievito... Insomma, visto che si poteva comperare pane fresco e buono a dieci minuti da casa, avevo smesso di usarla.

Ora però era l'ultima speranza: per caso prima della clausura avevo comperato un chilo di quella farina speciale, l'istinto me lo aveva suggerito, chissà, avevo pensato di poterci riprovare, ma senza impegno... al limite avrei avuto qualche toast. Di lievito giusto ce ne avevo ancora nel cassetto, scaduto, ma si dice che a volte funziona uguale ed era l'occasione per verificarlo.

Allora ieri pomeriggio ho rifatto il pane con la sua macchina, dopo tanto tempo, dosando tutto con la massima cura e un po' di apprensione. Per sicurezza, avevo messo in cantiere anche la polenta, casomai il pane fosse venuto una schifezza.

Invece si è fatto onore: lievitato, morbido, profumato. Abbiamo mangiato ugualmente la polenta a cena, ma oggi a pranzo il MIO pane era buonissimo, ce ne sarà anche per stasera. Il marito era soddisfatto (o forse ha fatto di necessità virtù?); domani sarà giorno di spesa... speriamo di trovare la farina, anzi le farine, perchè ci saranno altri esperimenti di panificazione, meccanici e manuali!

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 4

Post n°1666 pubblicato il 23 Marzo 2020 da atapo
 

 

CHE GIORNO E' OGGI?

 


 

Questi giorni tutti uguali, chiusi dentro casa, fanno confondere il tempo: che giorno è oggi? Ho deciso di tenere ben aperta sul tavolo l'agenda, così mi basta un'occhiata rapida e vedo la data. Le pagine sono vuote: nelle settimane scorse gli impegni erano stati sovrascritti da un NO man mano che venivano annullati, ora non ce ne sono proprio più di impegni.

Allora mi viene da riempire la pagina bianca, da scrivere qualsiasi cosa mi passi per la testa o sia una piccola novità: frasi, pensieri, numeri di telefono, citazioni, titoli di film, il numero quotidiano dei contagiati in Toscana, indirizzi web… Già, la rete: mi fa molta compagnia in questi giorni, è uno sguardo sul mondo di ciò che mi interessa, è leggere e rispondere alle persone che conosco, così da sentirmi vicina a loro. Mi sono presa l'impegno di telefonare a qualcuno quasi ogni giorno: due chiacchiere rompono l'isolamento, ci rassicurano a vicenda sullo stato di salute, spesso ci fanno fare una risata. Ho già finito un primo “giro”, ricomincerò, credo sia piacevole risentirsi dopo un po' di tempo. Fra chiamate e whatsapp ogni sera devo mettere in carica il cellulare, ma va bene così.

Su facebook ho deciso di pubblicare ogni giorno una piccola cosa bella: una poesia ritrovata, un fiore tra i tanti delle mie foto. Mi fanno sentire bene, spero lo sarà anche per i miei amici.

Credo nel valore e nella forza della bellezza, ora più che mai, quindi ho deciso anche che non resterò in pigiama ogni mattina, ma mi vestirò dignitosamente, indosserò un braccialetto e una collanina, metterò una goccia di profumo. Perchè ogni giorno è importante, bisogna partire col piede giusto.

Così cerco di combattere una tristezza che tenta di uscire dagli spiragli della mente, quando non è occupata da pensieri positivi. Perchè ci sono anche momenti non facili, per fortuna lo spazio in casa è grande e posso cercare un angolo accogliente.

Oggi ho notato che nei siti di cucina stanno comparendo ricette “senza”: senza lievito, senza latte, senza uova… mi fanno ricordare la cucina del tempo di guerra, quando trovare i prodotti era un'impresa. Può capitare anche adesso: dopo una lunga fila davanti al supermercato, ciò che ti serve è finito, speri di avere più fortuna la volta successiva.

Infatti, non siamo forse in guerra? Contro un nemico invisibile e subdolo.

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 3

Post n°1665 pubblicato il 20 Marzo 2020 da atapo
 

OASI

 

le colline intorno a Montelupo

 

Mio figlio da più di una settimana è a casa, col telelavoro. Nella sua azienda ha un ruolo abbastanza impegnativo, nonostante il rallentamento delle attività il suo compito è importante.
Ma di fianco a casa sua alcune settimane fa accadde un disastro: un grosso veicolo abbattè un palo elettrico e furono tranciati cavi indispensabili per la connessione veloce a internet. Se in tempi normali si poteva aspettare l'intervento di ripristino con relativa pazienza, ora che deve lavorare da casa la faccenda è insostenibile: si può collegare col telefono aziendale, ma è molto aleatorio, va, non va, si blocca all'improvviso… e lui è alla ricerca continua dei luoghi più improbabili della casa in cui “prende” e si trova il cellulare su un davanzale, in cima a un mobile, e così via. Naturalmente finora non si è visto nessuno per la riparazione. Questo consumerebbe la pazienza a un santo, a ciò si aggiunge la gestione dei turni di affidamento di Riccardo, in questo momento così tormentato. Finora hanno cercato di rispettarli, una volta mio figlio ha preso ferie, però non era pensabile che continuasse così, lavorando a singhiozzo anche per questo motivo.
Allora ci aveva proposto di trasferirci, io e il marito, a casa sua, nei giorni in cui aveva Riccardo, così noi ci occupavamo del bimbo, soprattutto per la gestione dei compiti, e gli davamo una mano nelle incombenze casalinghe.
In altri tempi la cosa sarebbe stata molto bella, finalmente avremmo potuto stare con quel nipotino che vediamo molto meno degli altri, che negli ultimi mesi non abbiamo quasi mai incontrato, data la situazione delicata della separazione dei genitori. Ma ora…
Consentiti soltanto gli spostamenti indispensabili, gli anziani sono i più a rischio… Che fare?
Proviamoci, ci siamo detti. Si sale in auto davanti casa nostra, si arriva a Montelupo, se ci ferma la polizia ci giustifichiamo con “necessità di accudire il nipote”, si scende davanti alla casa di mio figlio, poi da lì non ci si muove. Questa casa si trova in collina: finisce il paese, si attraversa una strada, al di là ci sono solo due villette col giardino, in una abitano loro. Dopo, soltanto campi e un bosco. Credo che non ci siano assolutamente rischi di contagi!
Così siamo partiti. Io avevo un'ansia che mi dava mal di stomaco, dai giorni precedenti e per tutto il viaggio… Poi, arrivati indenni e senza controlli, è tutto sparito.
E per il tempo in cui siamo rimasti a Montelupo mi è sembrato di stare in un'oasi. Guardavamo solo il telegiornale all'ora di pranzo e di cena, quello nazionale e quello regionale, per restare aggiornati ed era il momento in cui venivo assalita dall'angoscia; per il resto della giornata si poteva fingere che non stesse accadendo niente, che fosse solo una bella vacanza ed era bene fare così, per mantenere un po' di serenità.
Veramente mio figlio faticava a stare tranquillo, con tutti gli intoppi che di continuo gli sorgevano sul lavoro, la speranza di un giorno in cui si è fatto vedere un tecnico è poi svanita quando non c'è stato seguito successivamente.
Ma noi col nostro nipotino siamo stati felici. Seguirlo nei compiti e nelle lezioni che ogni mattina puntualmente le maestre gli mandano attraverso le mail al papà mi ha fatto ritornare giovane, a quando ancora facevo la maestra: c'erano il sistema metrico decimale, le letture con le domande di comprensione, la grammatica, le scienze con le parti del fiore e l'impollinazione (che poi abbiamo verificato sui fiori del giardino) e, in aggiunta per decisione familiare, un allenamento al giorno di due divisioni col divisore a due cifre. Insomma, molte ore passavano così. E' stato un bene che ci fossimo noi nonni, il papà così impelagato col lavoro non l'avrebbe potuto seguire e questi non erano solo compiti, ma vere lezioni in cui è necessario essere guidati: mi chiedo quante famiglie ne siano in grado, se è la maniera giusta per farli lavorare a casa ora, so che altri si pongono il problema, in questa obbligata scuola a distanza.
I compiti erano intervallati dal tempo all'aperto: un po' di calci al pallone nel giardino, una passeggiata dentro al bosco dietro casa (nessun umano in giro, solo tracce di cinghiali e istrici), a vedere i segni di questa bellissima primavera che sembra volersi fare beffa di noi umani angosciati… insomma, ho riportato un bel colorito che pare quasi un velo di abbronzatura! E la sera dopo cena sul divano a godersi un film di “Guerre stellari”, la passione di nonno, padre e figlio. Io un po' meno, però per stavolta sono stata con loro. Vita di famiglia allargata… giorni in cui abbiamo cercato una piccola aggiunta di tranquillità per tutti.
Poi è arrivato il momento in cui Riccardo se ne è andato, è passata la mamma a prenderlo per i giorni in cui “tocca a lei”, e noi siamo tornati a Firenze, con un po' di malinconia. Nessun controllo di polizia nemmeno al ritorno, stavolta più tranquilli: il rientro al domicilio è consentito.
Ma le prossime settimane cosa succederà? Con le ultime restrizioni, dolorosamente necessarie, non credo che ci sarà per noi una scusa valida ad un'altra evasione, che mio figlio si arrangi, che prenda ferie o permessi… Addirittura potrebbero essere negati anche questi spostamenti tra papà e mamma: lo dovrà tenere un solo genitore fino al termine dell'emergenza. Non ci vorrei pensare, ma ogni tanto mi frulla in mente… Che esperienze difficili per un bambino!
Piccola nota positiva: stasera mio figlio ha telefonato che è stata finalmente riparata la connessione veloce, almeno può restare in contatto e lavorare con più tranquillità.

 
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IL LIBRO DEL MESE

Post n°1664 pubblicato il 15 Marzo 2020 da atapo

"LA  STORIA"

 


 

Come avete visto qui a fianco, questo è il libro di marzo. La combinazione mi pare azzeccata al momento che stiamo vivendo.

Quando lo lessi, mi affascinò questo grande affresco di un momento storico, ma vissuto dalla parte della gente comune, del popolo che in fondo subisce, mentre entra a far parte della storia che poi si leggerà sui libri, ma nessuno dei personaggi avrà il suo nome riportato. Eppure ognuno di noi fa la storia.

Ora ci siamo tutti dentro a un grave momento di difficoltà, a ognuno è chiesto di fare responsabilmente la sua parte.

Chi racconterà e conserverà la memoria di questi giorni?

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 2

Post n°1663 pubblicato il 14 Marzo 2020 da atapo
 

SEDENTARIETA'

 


 

Questa è la prima parola che mi viene in mente pensando a come trascorro le mie giornate, ora.
Molto tempo seduta davanti al computer; forse è lo stesso tempo di prima, chissà, ma adesso c'è quel senso di “non poter fare altro”, soprattutto di non poter uscire, andare in autobus, fare la spesa o una passeggiata, prendere l'auto e passare qualche ora con i nipoti. Fortunatamente per ora stiamo tutti bene: mi è arrivata una foto e un video della piccola festa in famiglia per il compleanno di Diletta, i fratellini a cantarle gli auguri e lei a spegnere le candeline. Mi sono commossa, chissà quando ci potremo rivedere!
Mi commuovo, a volte, anche quando vedo o leggo certe notizie, tipo le situazioni drammatiche negli ospedali lombardi, i bimbi nati in questi giorni e allontanati dalle mamme ammalate, le offerte di stanze e appartamenti ai nuovi infermieri che arrivano a Firenze appena assunti, le forme generose di volontariato che stanno sorgendo, i flashmob di canti in certi quartieri cittadini, i cartelloni e i lenzuoli colorati dai bimbi con la scritta “TUTTO ANDRA' BENE”. E' un segno di fragilità del mio spirito, man mano che si va avanti?
Mi ripeto che probabilmente tra una settimana si vedrà un miglioramento nei contagi, visti i tempi delle misure adottate, ma forse è solo per farmi coraggio, per non ascoltare certe tristezze che mi sento affiorare dentro e mi deprimono. Nemmeno un quadratino di cioccolata fondente ho voglia di mangiare, dicono che sia antidepressivo.
Ogni tanto, sottile, ho un po' di paura: perché noi siamo anziani, perché fra poco dovremo uscire a fare la spesa. Chi andrà? Io o il marito? Credo che andrò io, non compreremo molto e ce la farò col carrellino, io ritengo di avere difese immunitarie più forti, perché ogni inverno faccio una cura per rafforzarle, e sono più “vaccinata” dai contatti con molte persone; mio marito non esce quasi mai, incontra solo qualcuno della parrocchia.
C'è una grossa novità, da ieri sera: sul cellulare ho messo Wathsapp! Lo scambio di messaggi e telefonate con gli amici, nei giorni scorsi, mi aveva aiutato molto a mantenermi di buon umore. Però stanno sorgendo problemi, soprattutto col corso di inglese, in cui la professoressa vorrebbe continuare on line, con skype e quant'altro. Io non ho tutti questi marchingegni, temo che, come ogni altra volta che ho iniziato nella mia vita un corso di inglese, neppure stavolta riuscirò a terminarlo, pare una maledizione! Però almeno avere la possibilità di sapere i compiti o altre comunicazioni…

Finora stavo bene anche senza questo social, inoltre mio marito aveva sempre minacciato: “Vedrai che il cellulare ti si rallenta e non riesci più a fare nulla!” e io ero propensa a credergli, visto che in effetti le prestazioni del mio apparecchio lasciano abbastanza a desiderare.
Però ieri sera ho deciso di rischiare, vorrei restare in contatto con più persone, almeno in questo periodo, poi vedrò, mi sono detta. E così è andata, per ora il telefono continua a funzionare (e mi viene l'idea che fosse il solito disfattismo del marito), io devo “istruirmi” per poter usare al meglio questa ulteriore possibilità, ecco un altro impegno per farmi trascorrere le giornate.

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 1

Post n°1662 pubblicato il 12 Marzo 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

 

QUALCOSA OGNI GIORNO

 


 

Il compleanno di Diletta oggi si è risolto con una telefonata di auguri. Lei ci ha raccontato che i due fratelli maggiori erano scesi dal tabaccaio a fianco di casa loro per comperare i palloncini con cui addobbare la casa. Due volte erano scesi, dice, perché alla prima avevano sbagliato misura e così ora ne hanno il doppio. Immagino la sala dove più spesso i bimbi stanno a giocare e a guardare la televisione, strapiena di palloncini… Il sacchetto col nostro regalo per Diletta per adesso deve aspettare e quando lo guardo mi viene un po' di malinconia, poi penso che si tratta solo di avere pazienza.

Penso anche che siamo in un evento storico, che sarebbe importante lasciarne traccia e con questa idea voglio cercare di scrivere qui più spesso, finché tutto non si risolverà. E' uno strano tempo questo, sospeso, avvolto nel silenzio della strada su cui si affaccia la mia casa, non passano quasi per nulla le auto, ancora meno i pedoni. Io vado a prendere il giornale, quasi di fronte, si entra nell'edicola-cartoleria uno alla volta, ma non c'è affatto coda, oggi c'ero solo io.

Poi in casa il resto della giornata, oggi nemmeno a passeggiare un po' nel mio giardino perché pioveva. Si insinua una certa tristezza, perché la reclusione è obbligata, per non correre rischi.

Ho cercato allora contatti sociali e ho telefonato a qualche amica: tutte nelle stesse condizioni, due chiacchiere insieme mi hanno fatto bene, credo che domani continuerò così e chiamerò qualcun altra.

Di altri conoscenti ho notizie da Facebook, c'è chi posta battute fulminanti, mettono un po' di allegria che alleggerisce un attimo. Ho ricevuto anche una lettera, una bella e lunga lettera e avrò l'impegno di rispondere, pian piano come al solito; anche questo compito di scrittura mi terrà compagnia. Bisogna non pensare troppo al negativo della situazione, distrarsi, inventare qualcosa che dia soddisfazione.

Mio marito passa dai telefilm al computer, oggi voleva sostituirmi il computer con un altro più potente (ha sempre un rigirìo di PC per casa, tra la parrocchia, l'amico della famiglia perfetta, a volte i figli ed io ne ho perso il conto), quindi gli avevo lasciato campo libero, ma dopo aver lavorato qualche ora ha gettato la spugna, perché questo “trasbordo” di dati non riesce e non funziona nulla, per cui ha rimesso in vita il vecchio ed eccomi qui.

Ah, per restare in tema, ha smesso di funzionare anche il telefono fisso, domani bisognerà interpellare un vero tecnico. Spero che la lista di ciò che si guasta non si allunghi…

Il frigorifero e il congelatore cominciano ad avere zone vuote di provviste: ho calcolato che arriveremo fino a lunedì prima di dover necessariamente uscire a fare la spesa, se finiremo prima il pane farò le piadine.

Ma probabilmente lunedì ci sarà una novità: traslocheremo a Montelupo, in modo da stare con Riccardo nei giorni in cui è affidato a mio figlio, torneremo a Firenze nei giorni in cui il bimbo starà con sua madre. Sarà come partire per la villeggiatura, una villeggiatura a singhiozzo: vista in questo modo l'impresa diventa quasi una nuova avventura...

 
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STOP

Post n°1661 pubblicato il 10 Marzo 2020 da atapo
 

 

L'ULTIMA FESTA

 



Sempre più reclusi... ma va bene così, se servirà a contenere la diffusione di questo maledetto virus e ad uscire da questo incubo.

Siamo riusciti per un pelo a fare la famosa festa per i 70 anni di mio marito: ci siamo ritrovati sabato a pranzo, a casa nostra. Tra giovedì e venerdì mi ero impegnata per gli acquisti di cibarie, anche un po' abbondanti in verità ed ero andata in centro a comperare il regalo per il compleanno di Diletta (dopodomani): una tazza da colazione con disegnato l'unicorno e un piccolo unicorno a statuetta in alto sul manico. Con mille precauzioni, ma tanto gli autobus erano semivuoti e così le strade cittadine, una tristezza enorme; "sentivo", come in altre circostanze, che dovevo fare quei giri e avevo intuito giusto perchè ora è tutto ancora più bloccato, Diletta sarebbe rimasta senza regalo e il frigo svuotato in fretta mi avrebbe obbligato a visite al supermercato ora, con le limitazioni aggiunte.

Ma questo regalo lo potrò dare alla bimba fra un bel po': dovevano venire domani, mentre la loro mamma andava all'appuntamento dal dentista, ma ho appena saputo che, non essendo urgente, è stato rinviato.

Tornando alla festa, è stata una bella giornata e un incontro piacevole, come sempre con i bambini, il nonno ha avuto la sua torta preferita, il millefoglie, e le sue candeline: il 7 e lo 0, su cui soffiare. I nipoti gli hanno cantato "Tanti auguri a te" in italiano, inglese, francese e cinese, più di così! Anche le foto che ho scattato, con tutti attorno al nonno e alla torta, sono venute decenti e saranno un bel ricordo.

Poi i bimbi sono andati a giocare insieme, mentre noi adulti ci attardavamo in conversazione; Riccardo sta volentieri con i cuginetti, va d'accordo soprattutto con Damiano, entrambi sono fantasiosi, io pensavo a come sarebbe bello che riuscissero a stare insieme più spesso. Dal giorno dopo Riccardo è andato dai nonni materni, in un paesino sulla montagna pistoiese, resterà lì finchè non c'è scuola; so che si trova bene, quei nonni hanno una camera per lui, c'è una fattoria, ci sono altri cugini, qui da noi sarebbe più sacrificato, soprattutto ora che mia figlia si è trasferita a Poggio a Caiano e che le trasferte e le riunioni familiari sono state proibite. Però ora per un pezzo non vedrò più nessuno di loro...

Da oggi sono dunque in casa. Non mi mancano certo i lavori da fare, ma provo questo spaesamento e questa ansia per la situazione generale che mi rende esitante: da dove comincio? Potrebbe essere la volta buona che arrivi a un riordino quasi generale delle mie cose ammucchiate... o potrei buttarmi sulla lettura e smaltire un bel po' di libri in attesa... o potrei stirare e rammendare fino allo sfinimento... o potrei telefonare alle amiche lontane... o potrei studiare seriamente l'inglese... per ora, lo confesso, non ho voglia di impegnarmi, mi sono solo molto riposata e ho organizzato poco. "Ci sono tanti giorni" mi dico, l'importante è continuare a stare in salute e che tutto finisca bene.

Mi inquieta leggermente un fatto: da alcuni giorni mio marito aveva ripreso a salire alla casa in montagna, per portare avanti i suoi lavori e finirli prima possibile. Ed io avevo assaporato di nuovo quelle ore di libertà e di padronanza assoluta della casa e del mio tempo. Ora, naturalmente, non può più farlo, non sono lavori urgenti e indifferibili, però questo vuol dire che finiranno quando?

Adesso il marito è in casa tutto il giorno, qui fianco a fianco... romantico? Mica troppo, la convivenza obbligata e continua non è mai salutare, ognuno dopo un po' riesce a dare il peggio di sè e non è sempre facile da sopportare...

 
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LA LOTTA SI FA DURA

Post n°1660 pubblicato il 05 Marzo 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

ANCHE  NOI

colline fiorentine

C'era da immaginarselo, era solo questione di tempo. Con le ultime direttive a livello nazionale anche a Firenze le scuole sono state chiuse.
Ieri sera ci siamo informati dai figli: per i primi giorni i nipoti sono coperti dalle baby sitter: quella che frequenta l'università ora è libera e non le pare vero di guadagnare qualcosa in più lavorando con i miei nipoti a tempo pieno. Molto meno soddisfatta è mia figlia che aspetta con impazienza le “misure” promesse dal governo per venire incontro alle famiglie.
Mio figlio progettava di “spedire” Riccardo in montagna dagli altri nonni, ma se la chiusura dovesse prolungarsi oltre il 15 sarebbe difficoltoso…  Insomma, tanti punti interrogativi, si vedrà.
Ieri sera alle prove con gli “Spostati” ci chiedevamo come si sarebbero comportati i teatri e noi di conseguenza…
La risposta è venuta durante la giornata di oggi: è stato uno stillicidio di mail e comunicazioni facebook in cui si comunicavano rinvii e chiusure da tutte le parti, teatri, conferenze, associazioni, feste e manifestazioni per la giornata della donna, lezioni varie. Per me vuol dire stop all'inglese, alla piscina, alle prove di entrambi i gruppi di teatro, ai mercatini dei vari enti. Sarà un periodo di stacco, di letture, di lavori casalinghi (chissà che riesca a fare un po' di ordine in casa e a smaltire la pila della stiratura…); mi resterà la passeggiata al supermercato di zona per fare la spesa.
Ieri e oggi sono andata in centro, con attenzione alla distanza di sicurezza in bus, ma non ho avuto problemi perché non sono per nulla affollati, in giro c'è pochissima gente. Quasi completamente spariti i turisti, le zone celebri di Firenze fanno paura così vuote, mai viste tanto deserte nemmeno nei periodi di “morta” invernali. Un disastro per il turismo e l'economia.
Domani è il compleanno di mio marito, giovedì prossimo quello di Diletta (6 anni). Mio marito ne compie 70 e da mesi insistevo per fare una festa radunando figli e nipoti in un bel ristorante. Lui brontolava che non voleva nulla, sarebbe stato un mettere l'accento sull'invecchiamento… Poi sono stati i figli a proporgli di festeggiare, allora ha ceduto, per non lasciar sfuggire un'occasione di stare tutti insieme. Così sono cominciati gli scambi telefonici per scegliere il giorno e il pasto compatibile con gli impegni di tutti, soprattutto con i turni di affidamento di Riccardo, e per decidere il ristorante “gluten free”: eravamo arrivati a concordare per un ristorante cinese a Empoli dove mio figlio e Riccardo si erano già trovati bene e la cucina cinese piace molto a tutti. Oggi invece abbiamo saputo che i ristoranti cinesi si stanno prendendo tutti un periodo di ferie e quello di Empoli non risponde al telefono.
A questo punto ci siamo stancati di cercare: la festa si farà a casa nostra, concorderemo e ci suddivideremo il menù, prepareremo la bistecca fiorentina alla brace nel giardino e se invece pioverà si farà sotto il portico. Ma ancora non abbiamo deciso se sarà sabato o domenica, se a pranzo o a cena… Domani sai quante altre telefonate!
Intanto per festeggiare un poco mio marito proprio il giorno giusto, cioè domani, gli ho comperato qualche “macaron” in una pasticceria in centro, pagandoli a peso d'oro, come sempre questi dolcetti francesi squisiti, destinati giusto alle grandi occasioni!
Il mio amico bolognese qualche giorno fa mi aveva scritto scherzosamente se stavo provvedendo a cercare una villa sui colli fiorentini in cui rifugiarmi con amici e amiche per scrivere racconti e leggerli insieme alla sera… reminiscenza boccaccesca, ma sarebbe carino…
Allora oggi, primo giorno di “ritiro duro” anche per Firenze, ho messo su Facebook questo annuncio:
“Cercasi abitazione sui colli fiorentini, in luogo ameno, per ritrovarsi in un gruppo di amici e amiche, a passare i giorni scrivendo e raccontandosi novelle... fino alla fine dell'emergenza. (Non è un'idea originale, ma può ancora funzionare...)”,
sotto una bella foto delle colline fiorentine punteggiate di ville e castelli.
Così, per sdrammatizzare un po'.

 
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