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Once I was a teacher

IL LIBRO DI MAGGIO

Vasco Pratolini

"Cronache di

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Messaggi di Maggio 2020

AVANTI CON GIUDIZIO

Post n°1683 pubblicato il 29 Maggio 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

LA VITA NORMALE, QUASI

Il segno che molto si è riattivato me lo dà l’agenda: ora le pagine sono di nuovo piene, sono ripresi gli appuntamenti, è ripreso un certo giro di scambi che si era interrotto da marzo… ma questo meriterà una storia a parte.

Adesso vado anche in autobus, per salire bisogna bardarsi come un eroe ai preparativi del torneo: mascherina e guanti monouso di lattice, che fanno sudare le mani, me li infilo quando vedo in lontananza arrivare il bus, i secondi sono contati, poi li tengo finché non torno a casa qualche ora dopo, perché se vado per commissioni cerco di raggrupparne più possibile in una sola uscita. In casa mio marito ha una scatola piena di questi guanti, utili a lui in certi lavori manuali, quindi avevamo cominciato usando quelli; ma sono della sua misura, le mie manine ci ballano dentro, era tutto un riacchiapparli mentre mi scivolavano via e non riuscivo ad afferrare le cose. Allora al supermercato me ne sono comperati della misura giusta e sono bellissimi, blu cobalto, aderenti, faccio tutto senza difficoltà, ma quando li tolgo ho le mani mollicce e bianche come pesci lessi.

Nei bus, ora, ho notato alcune cose positive: sono più in orario, dato che il traffico è aumentato ma non troppo, il minor numero di viaggiatori nei posti diminuiti permette di trovare quasi sempre da sedersi, se poi capita che salgano un po’ troppe persone la gente comincia a brontolare, non ho ancora capito se l’autista in quel caso avrebbe l’autorità di impedire l’accesso… dovrò informarmi. Certo che ormai siamo un po’ in paranoia e ci sentiamo a disagio se qualcuno si sofferma troppo vicino. Ma la cosa più bella è che finalmente gli autobus sono PULITI! La sanificazione ce li offre lindi e lustri come appena usciti di fabbrica, sono sparite certe chiazze immonde e appiccicose che c’erano prima!

Arrivo in centro a Firenze… pare di essere in gennaio, subito dopo le vacanze di Natale, il periodo “morto” del turismo. Ma adesso è ancora peggio, ci sono solo i Fiorentini in giro; ci possiamo godere la città, e vedo che qualcuno ne approfitta facendo il turista e soffermandosi dove prima sarebbe passato senza un’occhiata. Però per l’economia è un disastro, molti negozi che avrebbero già potuto riaprire restano chiusi, c’è un buco spaventoso nelle casse comunali, tutto si reggeva sul turismo fino all’esasperazione, ora i nodi vengono al pettine e occorre ripensare a un nuovo modello di città diversificata e sostenibile. Almeno, di questo si sente parlare.

Finora io non sono tornata ai miei pomeriggi di libera uscita turistica, credo che dovrò riabituarmi anche a questo, in fondo il “deserto” di ora mi mette tristezza, perché so che è il segno di una tragedia, non di una scelta. Mi è piaciuto moltissimo e mi ha fatto venire i brividi, un video in cui le statue di Firenze parlano, nel vuoto di questi mesi, ha reso pienamente la sensazione di solitudine e di attesa che avvenga il superamento di questa situazione…



 

Al telegiornale avevo visto un servizio su Parigi, altra mia amatissima città: anche lì lo stesso deserto, le poche persone di passaggio, la stessa solitudine, la stessa triste emozione.

E mi commuovo, mi commuovo molto spesso ultimamente: mi scopro ansiosa, fragile, sono molte le storie, le notizie, le situazioni che mi rimescolano dentro e mi fanno salire un groppo in gola… sarà la vecchiaia?

Ho l’abitudine di conservare per qualche mese le riviste che compro, poi ci do un’occhiata e le butto. Ora mi capita di riprendere in mano quelle tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020: è un “come eravamo” che mi emoziona, è un “prima” in cui si facevano progetti, si suggerivano mode e vacanze, si presentavano occasioni e modi di vedere la vita… mentre di lì a poco tutto sarebbe cambiato, precipitato in un incubo… e allora non si poteva neppure immaginare! A guardare adesso quelle pagine sembrava tutto più facile, così diverso, così sicuro… ma di sicuro non c’è nulla, quello che è accaduto lo dimostra.

La realtà va ricostruita diversa, qualcuno spera migliore, ma non ci sono molti segnali incoraggianti… chissà.

 
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IL LIBRO DEL MESE

Post n°1682 pubblicato il 23 Maggio 2020 da atapo
 
Tag: memoria

 

"CRONACHE DI POVERI AMANTI"

 

edizione Mondadori 1961

 

Il libro che ho messo nel mese di aprile per me ha una storia antica. Era tra i libri comperati da mio padre, edizione Mondadori 1961, in due volumi, dall'austera copertina rigida giallastra con scritte in rosso. Erano i primi "tascabili", ma un po' di lusso, costava ben 700 lire; papà ne aveva comperati diversi di questi romanzi del '900, io avevo 10 anni , stavo diventando un'accanita lettrice, ma per questi libri papà diceva che ero ancora piccola. Allora li guardavo col gusto del proibito, soprattutto questo che aveva un titolo così ...pruriginoso: AMANTI! Chissà di che parlava...

Pochi anni dopo le mie letture non venivano più controllate, naturalmente fu il primo del gruppo che presi da leggere.

E me ne innamorai: le vicende degli abitanti di via del Corno, i cattivi e gli eroi, il fascismo nascente, il barcamenarsi in una vita da poveri... molte cose mi riportavano a racconti del passato dei miei genitori, vedevo loro tra quei personaggi. Lo ripresi in mano con la stessa passione quando all'università conobbi e studiai la vita del suo autore, dunque è uno dei pochi romanzi che ho letto più di una volta, non ho questa abitudine.

Dei libri comperati da mio padre questo è stato il primo che decisi di "salvare", nei traslochi e nelle vicende della vita, lo conservo ancora.

E quando sono venuta ad abitare a Firenze, in uno dei miei giri "turistici" per conoscere la città in cui ora vivevo, ho scoperto con emozione la famosa "via del Corno"... e mi è venuta voglia di rileggere il libro ancora una volta: l'immagine del mio papà ora può passeggiare lungo la vera via del Corno.

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 18

Post n°1681 pubblicato il 16 Maggio 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

 

RIABITUARSI

 

Piazza della Signoria, oggi

E mettiamo il naso fuori, ben coperto dalla mascherina.

E’ finito il silenzio quasi assoluto, il vuoto quasi completo nelle strade attorno casa mia.

Le rare volte in cui uscivo, prima, per il giornale e la spazzatura, camminavo in mezzo alla strada, scarsissimi erano i veicoli di passaggio, c’era più deserto di ferragosto; dal 4 maggio stanno aumentando sempre di più, certe sequenze di auto quasi mi infastidiscono… naturalmente ora resto sul marciapiede e se attraverso guardo bene.

Il traffico riporta il rumore, che pace c’è stata negli ultimi due mesi! E tanta gente ora gira a piedi, incontra conoscenti, si ferma a parlare, a debita distanza, con l’entusiasmo di chi non si è visto da tempo e, vuoi per la distanza vuoi per la mascherina, pare che tutti alzino la voce più del solito, insomma spesso c’è un bel vociare per strada!

Vociano anche i bambini e i ragazzi spesso in giro, ancora senza scuola. E quando un bambino col parente accompagnatore entra nella cartoleria-edicola, fuori la fila in attesa si allunga a dismisura: i bambini comprano sempre un nuovo giocattolo o giornalino e si sa che è una scelta difficile… Ormai dopo due mesi hanno esaurito le risorse di intrattenimento in casa e bisogna rinnovare!

A parte queste situazioni, sono calate le file chilometriche davanti ai supermercati, se si ha un colpo di fortuna si riesce anche ad entrare direttamente. Fra chi è tornato a lavorare e chi andava a fare la spesa giusto per avere una scusa di uscita, ora si sta normalizzando, così anch’io sono già tornata al supermercato, coi guanti di plastica che si appiccicano ai bigliettini del prezzo da incollare sui sacchetti e gli slalom tra le corsie per mantenere la giusta distanza da ogni altra persona, non so quale delle due cose sia più complicata.

Alle prime uscite provavo un certo disagio, pareva che mi mancasse l’aria anche se ne avevo di più, e più ventilata, che a stare dentro casa, sembra che sia una situazione abbastanza comune: la casa come guscio protettivo, la fatica a distaccarsi, dato che in fondo non è che il pericolo sia superato, ma del rischio c’è sempre. Mi facevo quasi rabbia: -Guarda, ho tanto sospirato la libertà e ora ne ho paura.-

Cercavo di rimandare lo sforzo di affrontare di nuovo lo spazio esterno, mi sono lanciata per la necessità urgente di andare in farmacia a prendere le medicine per mio marito, che ora è steso a causa di coliche renali: proprio in questi ultimi giorni, quando si poteva già pensare al futuro prossimo… Speriamo in bene.

Se esco di fretta dimentico la mascherina, arrivata all’angolo naturalmente torno indietro a prenderla: senza quella andrei poco lontano. Siamo buffi tutti così seminascosti, con gli occhi ognuno misura lo spazio per cercare di non avvicinarsi troppo: qui in periferia non è un problema, ma in strade e in luoghi più centrali e affollati? Forse NON tanto affollati, visto che i turisti non esistono più e questo per l'economia di Firenze è un disastro. Credo che sarebbe il momento buono per prendere coraggio, affrontare tempi e spazi del bus e fare un po’ la vita da turisti, per le strade famose e nei musei quando riapriranno.

Mi sento divisa tra l’impazienza di organizzare questo nuovo tipo di vita convivente con la pandemia e il timore che le “aperture” siano state troppo precoci, che vengano gestite male, che ci sia il rischio di dover tornare tragicamente indietro.

Però voglio essere ottimista, voglio dire “andrà bene”, senza aggiungere “tutto” perché qualche intoppo sarà inevitabile; allora ho deciso che questo sarà l’ultimo raccontino della serie “AL TEMPO DEL VIRUS”.

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 17

Post n°1680 pubblicato il 12 Maggio 2020 da atapo
 

 

PASSATO e FUTURO

 

F.Guardi, Il caffè Florian

 

Sono passati due mesi, anche un po’ di più. Qualcosa lentamente sta cambiando, ci si avvicina alla normalità o a qualcosa che le assomiglia, o a qualcosa di nuovo che forse definiremo “normalità” solo per sentirci più tranquilli.

Di ciò che è passato molto dimenticherò, anzi lo sto già facendo, perché dei periodi difficili è bene non ricordare troppo, per la sanità mentale, me lo diceva uno psicologo e quando riesco a metterlo in pratica vivo, o sopravvivo, meglio. Dimenticherò i fatti concreti, ma non il disagio, le ansie, le arrabbiature, l’infelicità anche, devo avere il coraggio di chiamarla col suo nome. Riaffioreranno talvolta nel futuro, in altri momenti, dovrò scacciarli a forza per continuare ad andare avanti, come è già accaduto altre volte nella mia vita.

All’inizio avevo cercato di farmi una corazza di buoni propositi nella clausura: impegno a usare il tempo vuoto improvvisamente a disposizione per sistemare, riordinare, concludere, mantenere contatti, crearmi una normalità nuova soddisfacente. Pian piano tutto questo si è sfilacciato: l’incertezza della durata logorava le mie energie, l’ansia delle notizie dal mondo esterno gettava un’ombra cupa sulla calma piatta delle mie giornate che si susseguivano e di cui ormai perdevo il conto: che giorno è oggi? Ma che importanza ha il saperlo, poiché ogni giorno è uguale all’altro?

Di notte sognavo viaggi, spiagge, incontri, occasioni belle piene di sole e di gioia, poi ho smesso di ricordare i sogni, mi svegliavo con la consapevolezza di essere stata felice in storie svanite alla musica della radio sveglia, infine ho smesso anche di sognare, ora mi sveglio sempre più presto, alle prime luci che filtrano dalle persiane.

Le pagine dell’agenda si sono svuotate, all’inizio le riempivo con frasi, appunti e note promemoria, conti di acquisti on line (almeno quelli!), poi non ho più avuto voglia di scrivere nulla, nulla mi sembrava importante o significativo, nulla volevo ricordare. Da poco mi sono imposta di riprendere, dopo una voragine di fogli bianchi.

Ho preparato pizze e crostate, ho fatto il pane in diverse maniere, ho sperimentato nuove ricette, poi non ho avuto più interesse nemmeno per quello, è un’impresa combinare le “voglie” alimentari con le necessità dietetiche, con i gusti del marito, con le disponibilità di ciò che si trova le rare volte in cui si fa la spesa.

Ho letto molto, le storie sono state un rifugio, un’evasione, questo era il loro compito, in certi giorni non mi sarei neppure alzata dal letto e avrei divorato libri da mattina a sera, tanto ne ho da leggere in casa, non mi basterà la vita!

Ho sentito la mancanza dei bimbi, dei loro giochi, delle invenzioni per stare bene insieme almeno una volta a settimana, non mi bastavano qualche foto e qualche video, che mi hanno fatto salire le lacrime agli occhi.

Il teatro, le prove, i personaggi, i colleghi attori mi sembravano sempre più lontani, anzi, forse appartenevano ad una vita precedente: messi i nuovi copioni nello scaffale insieme a quelli passati, restava in vista soltanto, appeso a una gruccia, il vestito da sera che avrei dovuto accorciare per il prossimo spettacolo, quello col quale mi vedevo bella, che sognavo di portare poi anche in altre occasioni, non solo per qualche serata sul palcoscenico. Lo guardo e penso se davvero è mio, quando e se ci sarà l’occasione per metterlo.

Diventava soffocante reggere, per ventiquattro ore al giorno, le pignolerie, le disquisizioni eterne, le lentezze e le lungaggini esasperanti del marito, i suoi cambiamenti repentini e improvvisi di programmi e di umore, il suo interrompermi e chiedere attenzione come se ciò che faccio io fosse sempre possibile abbandonare, rimandare, accantonare. I suoi problemi di salute non migliorano con la reclusione e l’aumentata sedentarietà, anzi ci hanno messo più in ansia del solito, considerando anche che non era certo il momento più adatto per finire al pronto soccorso…

Mi pare di aver passato questi due mesi senza viverli: non ho fatto niente di particolare, importante, degno di essere ricordato. Non ho aiutato nessuno, non sono né medico né infermiere, sono solo rimasta rintanata in casa, diciamo che ho soltanto impedito al virus di usarmi per diffondersi, il minimo che potessi fare per il mondo.

Poi da un po’ di giorni mi sono sorpresa a pensare che ormai potevo cominciare il conto alla rovescia… ma a che fine? Non so nemmeno definire esattamente cosa vorrei più di tutto “dopo”. Forse vorrei troppo, non approfondisco questo mio desiderio, che sa di aria, incontri e cose belle. Credo che ci sarà da aspettare ancora, per riavere almeno in parte la vita che prima amavo, forse mi dovrò abituare all’idea che difficilmente tornerà uguale, può darsi che il bello andrà ricercato altrove.

Ricomincerò a uscire, ma per ora ho un po’ di timore. Pare che sia una sindrome anche questa: dopo tanto tempo in casa, uscire fa paura. Resisterò in piedi alle code per entrare in negozi e supermercati? Dovrò aspettare il prossimo autobus perché alla mia fermata i posti disponibili saranno già tutti occupati, quindi ancora ferma in piedi?

Riaprirò il guardaroba, ricomincerò a scegliere gli abiti, ormai verso quelli più leggeri e colorati, da bella stagione… non ci sono più abituata, dopo due mesi di magliette e pantaloni da tuta. E i cappelli, ormai di paglia, contro il sole… e le collane! Sono due mesi che non metto più né cappelli né collane, quasi non li ricordo più, riprenderò a scegliere tutto questo, ma per adesso non mi sento una grande spinta, sono come timorosa, impacciata...

Mi emoziona l’attesa di poter incontrare di nuovo le persone a cui voglio bene, oltre a figli e nipotini: ci guarderemo da sopra le mascherine, non ci dovranno essere né baci né abbracci, ma finalmente non sarà più attraverso uno schermo o un messaggio facebook e simili.

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 16

Post n°1679 pubblicato il 10 Maggio 2020 da atapo
 

 

LA PRIMA COSA BELLA

 


La fase 2 è cominciata con l'assembramento dei compleanni (almeno quelli!).

Cioè sono stati solennizzati tutti quelli passati durante l'isolamento e che erano stati festeggiati on-line accontentandosi delle torte magiche.

Infatti abbiamo finalmente incontrato i nipotini, quindi hanno ricevuto i regali di rito e le torte magiche che quest'anno sostituiscono i biglietti d'auguri. E si sono divertiti a ripetere la "magia" del soffio e del foglio che scivola facendo scomparire le fiammelle sulle candeline.

Dopo tanti mesi, finalmente si sono riappropriati del giardino: corse, salti, grida, controllo dei fiori fioriti e del gatto Andrea che non c'è, speranza delusa di trovare i lamponi maturi, ma rassicurati vedendo che ci sono tanti fiorellini, si tratta solo di aver pazienza, saliscendi sullo scivolo e volteggi sulle altalene... Davano proprio l'idea di riempirsi di aria e di verde.

Poi, dentro casa, l'esplorazione delle "loro cose": i contenitori con i giocattoli, che hanno passato in rassegna riscoprendoli con entusiasmo dopo questi mesi di lontananza.

Infine una lunga sosta davanti alla loro libreria, dove tengo i libri per bambini: ci sono i miei di quando ero piccola, quelli che mi restano dai tempi in cui insegnavo, quelli che ogni tanto mi lascio trascinare all'acquisto: certe chicche per bambini che scovo in libreria o nei mercatini dell'usato.

Così, all'ora di rincasare, si è ripetuto il rito del passato: sono usciti da casa mia con una borsa di giocattoli e libri che hanno scelto e che terranno in prestito finchè non se ne saranno stancati, anche per sempre se vorranno...

Il primo ritorno alle vecchie abitudini, di quelle che alla nonna danno tanta gioia.

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 15

Post n°1678 pubblicato il 05 Maggio 2020 da atapo
 

LE TORTE MAGICHE

 


I nipotini nati in primavera hanno tutti compiuto gli anni e festeggiato i compleanni “blindati”, credo che li ricorderanno per un pezzo.

Diletta fu la prima, il 12 marzo, ancora ci si illudeva che sarebbe stata questione di pochi giorni, le facemmo gli auguri con una videochiamata su wathsapp, avevo preparato il pacchetto con il regalo sicura che presto saremmo andati a casa sua per consegnarlo. Invece è ancora qui da noi.

Poi Riccardo, il 15 aprile, in pieno disastro. Quel giorno stava dal papà, mio figlio. Mi faceva pena, senza amici, solo con un genitore… mi venne un’idea: gli avrei disegnato una bella torta colorata, con le dieci candeline, da “offrirgli” durante il collegamento skype per fargli gli auguri. Mio marito, il tecnologico, perfezionò la mia idea: le fiammelle accese sulle candeline allineate furono disegnate su un altro foglio tenuto dietro al primo, e avremmo fatto... una magia!

Abbiamo chiesto a Riccardo di soffiare sulle candeline dallo schermo, come se fosse stata una torta vera, i bambini amano le finzioni… ma stavolta, per magia, al soffio le candeline si erano spente davvero, perché abbiamo fatto scivolare in basso il foglio con le fiammelle che si sono nascoste dietro al resto del disegno. E Riccardo è rimasto a bocca aperta dalla sorpresa e si è divertito molto.

Oggi è stato il terzo compleanno, stavolta toccava ai nove anni di Damiano e abbiamo pensato di preparare anche per lui una torta magica. Stavolta nella schermata insieme a lui c’erano gli altri fratelli e tutti sono rimasti stupiti quando Damiano, soffiando sullo schermo, ha fatto scomparire le fiammelle dalle candeline sulla torta. Una bella sorpresa anche per loro!

Pensavo che fosse finita qui, i prossimi compleanni dei nipoti saranno in dicembre, si spera che per allora la faccenda sa risolta!

Invece nel pomeriggio mi è arrivato un messaggio da mia figlia: “ Anche Diletta vuole la torta che fa la magia con le candeline: perché a me no? Ha chiesto.”

Le abbiamo spiegato che quando compì gli anni speravamo tutti di incontrarci dopo qualche giorno, non pensavamo di dover usare la magia per annullare le distanze… Io comunque, ancora prima che arrivasse questo messaggio avevo già pensato di disegnare una torta magica anche per lei, naturalmente la sua in tutte le tonalità del rosa e del fuxia, così anche lei avrebbe avuto il ricordo di questo compleanno prigioniero.

Domani mi metterò al lavoro; probabilmente la settimana prossima riusciremo ad andare a trovare tutti e i festeggiati riceveranno le loro torte magiche, oltre a un regalo, naturalmente (per merito di Amazon!).

E… fra qualche giorno sarà il mio, di compleanni: avrei voglia anch’io di una torta che fa la magia...

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 14

Post n°1677 pubblicato il 03 Maggio 2020 da atapo
 

 

FOTO DI CLASSE

 


 

Affinchè io potessi seguire il corso di inglese mio marito ha installato skipe sul suo computer e per due lezioni tutto è andato bene, io cominciavo ad abituarmi e mi dicevo: -Però, non è molto diverso dall’essere in presenza, tanto anche dal vivo non ci capivo molto.-

Allora lui ha deciso di mettere skipe anche nel mio computer, così non gli “occupavo” più il suo; ha comperato on line la webcam e appena arrivata l’ha montata, ha fatto le procedure, le prove…

-Ecco, ora sei a posto anche dal tuo!-

Io mi sentivo a mio agio, potevo sistemare libro, quaderno, matita, gomma come più mi era comodo senza bisogno di spostare tutte le cose sue.

Ma, aperto il collegamento… sorpresa! Io vedevo e sentivo la teacher e i colleghi, ma non vedevo sullo schermo il libro su cui lavorava (per fortuna era quello di testo, quindi ce l’avevo reale davanti), loro mi vedevano, ma non mi sentivano!!! Nulla da fare, nonostante gli smanettamenti di mio marito per il primo quarto d’ora, così mi sono arresa e la lezione l’ho seguita solo ascoltando, facendo SI’ o NO con la testa e l’insegnante mi faceva le domande e mi chiedeva di rispondere scrivendo in chat: una fatica!

Era urgente risolvere il problema, quindi il marito ci ha lavorato attorno nei giorni successivi e per fare il collaudo mica si poteva aspettare la lezione prossima, allora ci siamo collegati con mio figlio, tanto per chiacchierare un po’ insieme. Pare che ora sia a posto tutto.

Riccardo era dalla mamma, abbiamo parlato tra noi adulti. Ci ha spiegato, tra l’altro, come funziona la scuola a distanza per Riccardo: i bambini sono divisi in gruppi, ogni gruppo ha alcuni collegamenti a giorni e orari fissi con le maestre per fare lezioni… come le mie lezioni di inglese. Dice che non si trovano male, che riescono a raggiungere tutti i bambini e nessuno resta isolato. E per gli altri giorni lasciano indicazioni di compiti, come quando in marzo ero a casa loro.

In mancanza di meglio… ma non è certo la scuola come deve essere, coi rapporti, la socializzazione, il movimento, l’interagire dal vivo, la partecipazione mentale e fisica reale... purtroppo bisogna accontentarsi così, per adesso.

Mio figlio ha raccontato che, collaborando con tutti gli altri genitori, è riuscito a fare la foto di classe. Una bella impresa: ognuno ha mandato la foto del figlio/a, seduto a un tavolo con un quaderno davanti, che guardava un po’ verso l’alto, poi con l’aiuto dei bambini hanno ricostruito le posizioni di ognuno nei banchi in aula, sistemando in questo modo le immagini sul foglio; compito non semplice, perché qualcuno non se lo ricordava: - In che fila eri? Chi avevi a destra, a sinistra?-

Insomma, è stata un’attività di orientamento, un compito anche quello!

Mi ha fatto vedere il risultato finale: è un po’ come se un drone fosse passato in aula e avesse scattato una foto mentre tutti i bimbi lo guardavano in alto. Un risultato davvero molto carino!

Io, a vedere i visetti sorridenti di mio nipote e dei suoi compagni, mi sono commossa: poveri bimbi, come è difficile per loro questo periodo! Di quanta vita sono stati privati, che esperienza innaturale per la loro età e i loro bisogni sono costretti a vivere! Eppure si adattano, si rassegnano, ricostruiscono un loro mondo con ciò che hanno a disposizione, piccoli prigionieri senza colpa della realtà degli adulti, che troppo spesso non li tiene in considerazione e non li rispetta.

Quella stessa sera mi è arrivata su whatsapp una foto da mia figlia: i suoi bambini sul pavimento del loro grande terrazzo disegnavano lo schema del gioco della “campana”, stanno imparando i giochi di una volta, quelli che facevano i loro genitori, i loro nonni e anche più indietro. Anche stavolta mi sono commossa.

 

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 13

Post n°1676 pubblicato il 01 Maggio 2020 da atapo
 

 

QUANTO TEMPO

 


 

Non ho voglia di scrivere, questo non è un buon segno. Soprattutto non ho voglia di scrivere che tutto è sempre uguale, perchè non penso interessi a nessuno, nemmeno a me.

All'inizio il pensiero era: "quanto tempo ora avrò per organizzare, sistemare finalmente cose in sospeso, dedicarmi finalmente con calma a ciò che prima relegavo a briciole delle mie giornate".

Adesso scopro che in realtà non è tutta questa meraviglia. Forse anch'io pian piano ho rallentato i ritmi, preda di una subdola stanchezza che mi fa sentire spesso come confusa e indecisa e con altre sensazioni sfuggenti, un po' ansiose e un po' tristi, che non riesco bene a definire; in conclusione mi ritrovo alla sera a constatare che un'altra giornata è trascorsa e non ho combinato un granchè.

Ho più voglia di leggere, quello sì, oppure di guardare films, di ascoltare canzoni o altro e su internet ce n'è da levarsi la voglia... poi va a finire che qualcosa mi ricorda esperienze o momenti del passato e allora, anzichè distrarmi, mi prende la malinconia.

Sì, va tutto bene, perchè potrebbe anche andare male o peggio, bisogna accontentarsi e avere pazienza, ma la pazienza un po' si logora e i sentimenti positivi li ritrovo con sempre maggiori difficoltà. Così mi infastidiscono di più le routine concrete e giornaliere, mi irritano di più certi comportamenti e manie, che sopporto a stento, di chi vive con me; più si continua e più è difficile.

Faccio anche più fatica a telefonare, periodicamente, a qualcuno, così per passarmi il tempo; anzi, sono scivolata nella fase "ma devo sempre essere io a chiamare? Se non chiama, vuol dire che in fondo non gli importo poi tanto"; forse è un po' egoistico, senz'altro è segno che sono un po' depressa. Ma devo essere sincera, talvolta ho anche ricevuto telefonate, graditissime...

Ogni tanto ci sono sequenze di notti in cui sogno molto e ricordo: sempre sogni di viaggi, e piacevoli, non da sola ma con altri, amici, nipoti, anche persone che non vedo da anni. Mi sembra logico in questo momento, anzi, sono contenta di queste "evasioni" notturne, quando non arrivano al risveglio ne sono dispiaciuta e la giornata non comincia col piede giusto. C'è chi soffre d'insonnia in questo periodo, io tutto il contrario, dormo di notte e anche al pomeriggio, "evado" così. Il contrario di mio marito, che è sempre agitato e passa molte ore notturne alla TV a vedere gare di tennis e di biliardo... poi di giorno ciondola più di me.

Ho maggior tempo per cucinare, ho ripreso a fare pizze, crostate, sperimento certi secondi e condimenti per la pasta che mi fanno passare il tempo e mi riescono anche bene, ma poi si mangiano! Purtroppo sono un attentato alla linea, che così faticosamente cerco di tenere sotto controllo con l'aiuto della dietologa, così nemmeno l'arte culinaria riesce a darmi molta soddisfazione.

E il preparare manicaretti entra in conflitto con la spesa che il marito fa solo una volta alla settimana, dove non si sa cosa trova o cosa mancherà, se gli metto in lista cose che gli "puzzano" di non strettamente necessarie apre subito le annose questioni del "Tu compri sempre troppo" e si finisce per litigare, così mi passano tutte le voglie. E se in lista mi dimentico qualcosa, per una settimana DEVO farne a meno, come le fragole: ieri non le ho scritte in lista, lui figurati se si è ricordato che a me piacciono moltissimo e che in questo periodo le compro sempre! Anche se, immagino, la Coop le avrà avute bene in evidenza!

Così quando è tornato con le borse piene e mi è venuta in mente questa dimenticanza, ecco un ennesimo attacco di depressione! Poi dicono che in questo periodo bisogna "coccolarsi" con qualcosa che faccia piacere...

Nei prossimi giorni entreremo nella FASE 2: anche su questo ho diverse perplessità, non vedo molta luce... ma è meglio che chiuda qui per ora, così magari avrò un'occasione per scrivere la prossima volta.

 

 
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