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70 anni di vero disastro educativo?

Post n°418 pubblicato il 09 Marzo 2015 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Era il 1945.
In Svezia una certa Astrid Lindgren  inventa una buffa bambina lentigginosa con le treccine rosse
Le dà un nome altrettanto assurdo: Pippilotta Viktualia Rullgardina Succiamenta Efraisilla Calzelunghe.

Passa alla storia come Pippi  Calzelunghe e diventa famosa in tutto il mondo.
Viene tradotta in 50 lingue.
Dai primi anni ’70 le dedicheranno una seguitissima serie TV per ragazzi.

Chi di noi bambini allora non l’ha seguita ?
Non c' ha sorriso per le sue  roccambolesche  quanto surreali avventure?

Anticonformista, vivace, senza freni inibitori, indipendente, irriverente, non ha paura di nulla, si veste come le pare, non ha regole né orari.
Non va a scuola, non rispetta le regole , dell’educazione non sa che farsene e  qualche volta ruba anche.
Vive a Villavillacolle  sull’isola di Cip Cip con una scimmietta e un cavallo bianco.
Ha due  amici, però,  Tommy e Annika .
Il suo papà, capitano di nave naufragato, diventa Re "di una tribù di negri".

Già, perché Astrid Lindgren scrive proprio "
negri".

E qui  si interrompe la magia.
Sì perché fior  fiore di studiosi non ce la fanno proprio a leggere il personaggio di Pippi con la fantasia, ma ricercano significati nascosti.

La bambina con le calze a righe inviterebbe  al razzismo, come  i Fratelli Grimm al sessismo, I ragazzi della Via Paal alla formazione di gruppi e magari pure di bulli  e Alice nel paese delle Meraviglie alla pedofilia.






































Che dite, facciamo leggere ai nostri figli solo il libro Cuore e diamo loro quattro o cinque pacchetti di fazzolettini di carta almeno hanno di che asciugarsi le lacrime ?

O
proponiamo loro quei cartoni giapponesi  tutti tecnologici e molto virtuali ma che non fanno ridere e neppure sorridere?

O forse sarebbe il caso di uscire dalla prigionia dell’andare oltre le righe con un filo di elasticità e lasciare che una 'favola ' resti 'favola'  anche senza morale?




 
 
 
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