Creato da e_d_e_l_w_e_i_s_s il 16/06/2012

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Loro si chiamano Nessuno

Post n°636 pubblicato il 14 Maggio 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Eppure sono uomini, donne, giovani, sani, forti.
Ognuno di loro ha una storia alle spalle e  la voglia di vivere.
Sono la forza che traina il Paese.
Quotidianamente però  c’è qualcuno di loro  che muore svolgendo il proprio lavoro
 Il gravissimo incidente accaduto ieri alle Acciaierie Venete  dove 4 operai sono stati investiti da una colata  di acciaio incandescente  a 1600° è l’ultimo di una drammatica serie che dall’inizio dell’anno ha colpito il Veneto, ponendolo al primo posto  non solo per incidenti ma anche per morti sul lavoro:  29 incidenti mortali avvenuti dall’inizio di quest’anno.
Di loro, due lavoratori versano in condizioni gravissime  con ustioni  tutto il corpo;  il  terzo è rimasto ustionato sul 70%.

Non va tanto meglio in Emilia e neppure in Lombardia, mentre dal primo gennaio sono 255 i morti sui luoghi di lavoro in tutta l’Italia.

 Non è assolutamente accettabile che il lavoro da fonte di vita e – sarebbe auspicabile – anche  di realizzazione della persona si trasformi in causa di morte e/o  di invalidità.

Sono tragedie che spesso vengono commentate come una tragica fatalità, relegando loro trafiletti o prime pagine ma nulla di concreto  pur sapendo benissimo che sono il frutto di gravi lacune sul fronte della sicurezza aziendale, agricola, d’impresa perché loro, quelli che giacciono là sul campo di battaglia quotidiana si chiamano tutti Nessuno.























Leggendo di queste notizie mi sono imbattuta nel commento riportato da un lavoratore.
Dice così:

 

Ormai siamo carne da macello siamo tornati in dietro di 100 anni o più
dove si mandava a morire nelle miniere gli uomini e i loro figli,
ringraziamo chi stà sopra alla piramide in nome della globalizzazione
e visto che nei paesi asiatici la vita vale meno di quella di un cane
ci stanno costringendo ad adeguarci ad un sistema lavorativo di schiavitù senza diritti
e stipendi da fame basta vedere tutti i sacrifici e le lotte dei nostri genitori e nonni, bruciati nel nome del pil e della globalizzazione e dell'Europa,
non esistono più giorni di riposo nemmeno la festa dei lavoratori viene più rispettata ,
non esiste nemmeno più il nostro Dio si lavora di Domenica,
a Natale a Pascua di notte e di giorno
il tutto per un pugno di briciole senza scala mobile con stipendi fermi a 30 anni fà
con contratti da pagliacci del circo equestre
e tutto questo che ci viene fatto ingoiare con la forza contro la propria volontà.

 

Che rispondereste a questo lavoratore?

Ve la sentireste di dirgli: " Beato te che almeno uno straccio di lavoro ce l’hai e non sei un disoccupato?"


E ancora, i sindacati che parlano e declamano nelle piazze dove sono quando servono , cosa fanno, per chi tifano e chi tutelano?

 

 
 
 
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