Creato da SandaliAlSole il 29/07/2005

Sconfinando

casualmente

Messaggi di Maggio 2007

Dallo Zero, indietro

Post n°1508 pubblicato il 31 Maggio 2007 da SandaliAlSole
 


Non credo che guarderò Annozero, questa sera. non che sia una trasmissione che normalmente seguo, per una serie di motivi che in questo momento non ha senso spiegare. Ma a maggior ragione non la seguirò oggi.  Sono certa che assisterei all'ennesima occasione perduta, sprecata, gettata al vento, in un'ansia da più realisti del re. Dopo il balletto dei veti incrociati all'acquisto del documentario realizzato dalla Bbc Sex Crimes and the Vatican, dopo il compromesso della messa in onda dopo la tornata elettorale, adesso è il momento delle prese di posizione e degli strali preventivi. Tra i fulmini de L'Avvenire e gli inviti alla calma di un centrosinistra intimorito dalle minacce di una destra mai stata così filo-ecclesiastica, si è perso di vista, a mio avviso, quello che a questo punto sarebbe potuto essere il fine della trasmissione stessa. Non certo trasmettere un documentario, che da tempo circola tranquillamente in rtete e che chi era interessato ha già visionato senza tagli, nemmeno per esigenze di tempi tivù. Ma affrontare serenamente un tema scabroso difficile, ostico, ma non ignorabile. Nel suo ruolo di servizio pubblico, quale sulla carta continua a essere, la Rai avrebbe potuto prendere atto dell'esistenza del problema, analizzandolo con la massima serietà con i diretti interessati in un confronto che avrebbe consentito a una parte di porrre le giuste domande e all'altra di dare le risposte più opportune. Invece, la strada scelta è quella del polverone di chi grida alla calunnia ma non approda a nulla. Ieri sera, in chiusura del Tg2, la rubrica Dieci Minuti ha anticipato i temi della trasmissione di questa sera, mettendo le mani avanti per sottolineare le inesattezze di cui sarebbe infarcito il documentario.  Metodo infallibile, si sa, per distogliere l'attenzione dal nocciolo della questione. A farla breve, mamma Rai ci fa vedere il filmato, visto che insistiamo tanto, ma si dissocia. In fondo, non è mica un reality.

 
 
 

Del principio e della [non] finita fine

Post n°1507 pubblicato il 30 Maggio 2007 da SandaliAlSole
 

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In questo rimbalzar di incipit che mi ha portato a un piacevole salterellar di post in post, come tanti - sono certa - ho pensato ai libri che non ho citato e che forse citerei e che - chissà - forse un giorno citerò. Ma ho pensato anche a qualche libro iniziato e mai finito, abbandonato lì con quel senso di rammarico che sottace un "non ce la faccio proprio". Sia chiaro, il Decalogo dei diritti imprescrittibili del Lettore di pennacchiana memoria l'ho fatto mio da un pezzo e se un libro non mi piace ritengo di avere il diritto di abbandonarlo al suo destino. No. Il mio pensiero è andato a quei libri che tanto avrei voluto leggere, in verità, ma che mi hanno vinto alla prova dei fatti. A quei libri che ho tentato di leggere. E ritentato. E tentato un'altra volta, fino ad arrendermi definitivamente. La mia Caporetto si è giocata tutta su "Il nome della Rosa": mai andata oltre pagina 100. Provato e riprovato, partendo persino da pagina 101, con la scusa di aver già letto le precedenti. Senza esito alcuno. Così, ho alzato bandiera bianca e mi sono rivolta a Jean-Jacques Annaud. In fondo il vecchio Sean fa sempre la sua bella figura.
p.s. Non sto lanciando un nuovo gioco, giuro!
[L'immagine l'ho trovata sul blog di bioeffe su splinder]

 
 
 

Entusiastica.mente

Post n°1506 pubblicato il 29 Maggio 2007 da SandaliAlSole
 

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Portare i bambini al cinema è normalmente un'avventura. Portare sette bambini al cinema a vedere la terza puntata della saga dei Pirati dei Caraibi è quasi una sfida. le adolescenti di casa si erano organizzate la scorsa settimana con le amiche ed erano rientrate sospirose e indecise tra il bell'Orlando e il bizzarro Johnny. Per i più piccoli la cosa andava fatta con tutto un altro spirito: spuntino prima di entrare, posti rigorosamente prenotati su due file bambini-davanti-genitori-dietro, congrua scorta di acqua e caramelle. E la consapevolezza che, per noi grandi, lo spettacolo sarebbe stato in ogni caso doppio. Sul grande schermo la rutilanza di un film fatto per loro. Effetti speciali a profusione, gigioneggiamenti moltiplicati per tutte le personalità di Jack, tempeste marine e dee del mare imprigionate e liberate. In sala il loro entusiasmo. Con i più piccoli saltellanti sulle poltrone e incapaci di stare fermi. E i più grandi pronti a gridare alla battaglia insieme ai pirati sullo schermo. Con un Evvai!!! liberatorio quando lo scontro, finalmente, ha inizio. Le bambine una lacrimuccia su Orlando l'hanno pure sprecata, ma l'eroe è Johnny e non ce n'è per nessun altro. Così hanno detto e io non posso che sottoscrivere.
Da mamma, dunque un po' agèe, non posso però non apprezzare il padre di Jack. Un cameo davvero "rutilante". Rotolante, anzi. E' più appropriato.

 
 
 

Regolar.mente

Post n°1505 pubblicato il 28 Maggio 2007 da SandaliAlSole
 

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Prima Letizia Moratti propone il test antidroga gratuito alle famiglie. Poi, Livia Turco ventila l'idea di affidare ai Nas compiti ispettivi antidroga nelle scuole. Chi applaude, chi si indigna, chi resta freddino e chi scuote la testa. In queste cose, va da sè, c'è spazio un po' per tutto e un po' per tutti. Nel mare dei commenti che ho letto e ascoltato in queste ultime ore, devo dire che la riflessione proposta da Michele Serra su Repubblica mi è piaciuta. Già il titolo, lo risconosco, la dice lunga: L'alibi dell'emergenza; in realtà l'articolo contiene tali e tanti spunti che lo quoterei in toto, giusto per passarlo in esame punto per punto.
In sintesi estrema, quello che mi colpisce è la serena disamina di una situazione diffusa, senza caccia alle streghe, ma con qualche amara considerazione dalla quale sarebbe bene partire per una riflessione più generale alla quale dovrebbero fare seguito azioni concrete non demagogiche.
Negare la de-regulation civile, come la chiama Serra, mi sembra davvero impossibile. E basterebbe scorrere le cronache cittadine (di qualsiasi città temo) per rendersene conto. Che necessità c'era (faccio un esempio locale recente) di dar fuoco alle mucche della Cow Parade o di gettarle nelle fontane per festeggiare una Coppa?
Divagazioni a parte, mi soffermo su paio di punti soli, che mi sembrano particolarmente significativi:
[...]Ci sono sirene che suonano perché devono suonare, perché un'emergenza è in atto. Ma sarebbe un bel guaio se il suono di una sirena, o un lampeggiante dei carabinieri davanti a scuola, servissero da alibi alle inadempienze di chi ha già il potere quotidiano di sorvegliare, di intervenire, di educare, di aiutare. [...]
[...]Un carabiniere in ogni scuola e in ogni casa, oltre a essere un lusso che neanche lo Stato più ricco del mondo potrebbe concedersi, servirebbe forse a garantire più sicurezza. Ma scaricherebbe la coscienza degli adulti dal compito di occuparsi dei ragazzi: di essere noi i primi carabinieri, le prime autorità sanitarie e etiche, senza divisa e senza potere di arresto, ma favoriti da una prossimità, e da un amore, che troppo spesso dimentichiamo di avere, dimentichiamo di usare.
E devo dire che le ultime tre righe sono quelle che mi convincono di più.

 
 
 

Gioc.ando di sguardi

Post n°1504 pubblicato il 28 Maggio 2007 da SandaliAlSole
 
Tag: colori

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In genere non faccio raccolta di filmati. E ammetto che YouTube è, per me, funzionale all'avere un commento musicale a qualche testo, laddove io lo trovi necessario. C'è questo filmato, tuttavia, proposto nella giornata di ieri sia sul sito di Repubblica sia su quello del Corriere della Sera che ripercorre, in una galleria d'arte davvero singolare, 500 anni di volti di donna nell'arte. Dura poco meno di 3 minuti, ma io mi sono incantata.

 
 
 

Al voto! Al voto!

Post n°1503 pubblicato il 27 Maggio 2007 da SandaliAlSole
 

Come in altri ennemila comuni italiani anche da noi si vota oggi. Non che ci siano grandi novità, devo dire. Il sindaco uscente, rappresentante di un certo cattolicesimo di sinistra, rischia di non essere riconfermata per aver mantenuto ciò che era nel suo programma elettorale. Campo nomadi, aveva dichiarato. Campo nomadi ha realizzato. E il campo nomadi è la decisione che l'opposizione, una certa opposizione anche con toni piuttosto beceri, le rinfaccia. Il suo avversario, decisamente più presentabile rispetto alla scorsa tornata quando il candidato fu scelto per motivi di forte interesse economico (vedi polo fieristico) con logiche partitiche direttamente da Roma, rappresenta l'altra faccia del cattolicesimo. Quella targata Comunione e Liberazione e fortemente legata a Forza Italia. Come dire il grande centro che non muore mai. Dalle liste che campeggiano ovunque i soliti nomi e i soliti volti. Tranne una lista di giovani tra i 18 e i 26 anni, a sostegno del sindaco uscente. Un programma volutamente snello, volutamente attento alle reali esigenze della fascia più giovane della popolazione, senza troppe concessioni alla politica dei grandi. Qui si parla di cultura, lavoro, formazione, ambiente, digital divide.
Chissà perchè mi viene da incoraggiarli.

 
 
 

Femminil.mente [again]. Ovvero, dello straccio e del pavimento

Post n°1502 pubblicato il 26 Maggio 2007 da SandaliAlSole
 

L'idea più strampalata che io mi ricordi di queste lunghe estati bergamasche furono però le borse ricamate. Io non mi ricordo chi diede l'idea, ma sono pronta a giurare che lacopiammo da qualche giornale femminile. Allora andava di moda Bella, che aveva sempre lunghe sezioni dedicate al lavoro a maglia, a uncinetto, al ricamo e anche alla creazione di questi che venivano definiti accessori moda.
Per ottenere una magnifica borsa ricamata, mi ricordo, bisognava parte da uno straccio del pavimento. Meglio bianco piuttosto che grigio, ma di quelli lavorati a nido d'ape. Lo straccio del pavimento, nuovo e mai lavato, serviva dunque da canovaccio sul quale ricamare con la lana disegni fittissime: ricche geometrie, arditi giochi astratti, policromie invadenti. Non un centimetro, ma che dico, non un millimetro del tessuto restava scoperto: alla fine, la borsa veniva ripiegata a metà, cucita sui lati con lana in tinta con il motivo scelto e dotata di manici di lana intrecciata.
Io mi rendo conto che a dirla oggi sembra un obbrobrio. All'epoca fecero però furore e ne confezionammo in quantità. Del resto, le nostre nonne, che lavoravano sì e bene a maglia, erano stufe di far presine con gli avanzi di lana.

 
 
 

Femminil.mente

Post n°1501 pubblicato il 26 Maggio 2007 da SandaliAlSole
 

Che io e i lavori femminili si abbia un rapporto conflittuale è cosa risaputa.  A parte il punto croce d'ordinanza quando le bambine erano piccole e a parte qualche sciarpa e qualche maglione, non mi sono mai spinta troppo in là. Certo, per non farmi mancar niente sono passata attraverso pomeriggi a manipolare pasta di sale e al mais con schiere di bambini felici (e schiere di mamme altrettanto contente che tutto questo non accadesse nelle loro cucine), decoupage e qualche altra cose abbastanza francese nel suono per sembrare quasi chic. Ma sempre senza grandi convinzioni, spinta anche da quel minimo di autocritica che mi faceva valutare con sufficiente distacco la differenza tra l'idea nella mia mente e il manufatto uscito dalle mie mani. Tant'è.
Da ragazzina però non era così. E il rovistare qualche giorno fa in uno scatolone dei ricordi, in cerca dei miei diari del 1980, ha riportato a galla reperti dall'effetto più efficace di qualsiasi macchina del tempo.
Per anni le mie estati, dalla chiusura delle scuole fino alla loro riapertura, scorrevano in montagna con i nonni. Sempre lo stesso posto, anno dopo anno. E, alla fine, sempre la stessa compagnia, anno dopo anno.
Tre mesi erano lunghini, devo dire, così con le amiche ci si dava alle attività più disparate. Collanine, braccialetti, portachiavi, lavoravamo di tutto: dal cuoio alla lana, con una gran profusione di perline di tutti i tipi. Tessevamo braccialetti su telai avvolti su giornali e giornaletti, inventavamo collane dagli intrecci esotici. Prima di partire, noi che venivamo da Milano (o giù di lì) ci davamo appuntamento in un negozio di via Santa Maria Fulcorina, che esiste tutt'ora per altro. Era il regno delle perline: di tutti i tipi, forme e colori. Facevamo incetta, dilapidando buona parte delle mance delle promozioni. Ma era la scorta della sopravvivenza. E un ottimo lasciapassare per nuove amicizie.

 
 
 

Incipitario

Post n°1500 pubblicato il 25 Maggio 2007 da SandaliAlSole
 

Jo March l'ha proposto a Ossimora, che l'ha proposto a me e a un tot di altri blogger. Io in queste cose mi ci crogiolo e quindi rispondo subito con un entusiastico Si! Partecipo. E poi credo di avere un po' la sindrome di Rob Fleming, anche se Alta Fedeltà non rientra in questa lista. Naturalmente, la prossima volta che qualcuno mi rifarà la stessa domanda i libri potrebbero essere differenti e magari anche Hornby potrebbe trovare un posticino.

Detto questo, giusto per riassumere, il gioco sta nell'indicare i cinque incipit dei libri che ti hanno in qualche modo segnato la vita. Mica facile eh. Allora, ho eliminato come Ossimora cose tipo Piccole Donne, Moby Dick o i romanzi di Dumas. E sono andata a pescare cinque libri che mi hanno aperto altrettanti mondi letterari, con tutti i loro affini e confini.
Dovrei passare la palla, credo. Io inviterei, se vogliono e hanno piacere di giocare, Skizotonic, Holden, Bimbadepoca, ShadowsonHudson, Elioliquido, Odioviacolvento, Inmezzoallasegale, Lilith, LaChambred'Isabeau,  Allie, Vegalyrae, Casalinga e UnsweetenedCharity. E chiunque altro abbia piacere di partecipare.

Nostromo!
Eccomi Capitano, che c'è?
Bravo! Infondi un po' di coraggio nei marinai. E che si mettano subito al lavoro, altrimenti ce ne andremo tutti in secco. Presto! Presto!
(William Shakespeare - La Tempesta)

Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata lamia infanzia e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfiel, ma a me non mi va proprio di parlarne.
(J.D.Salinger - Il giovane Holden)

Un giovanotto di aspetto semplice e comune era partito in piena estate da Amburgo, sua città Natale, diretto a Davos, nel Canton dei Grigioni, dove contava di rimanere tre settimane in visita presso un suo parente.
(Thomas Mann - La montagna incantata)

Il colonnello aprì il barattolo del caffè e si accorse che ne era rimasto appena un cucchiaino. Tolse il pentolino dal focolare, rovesciò metà dell'acqua sul pavimento di terra battuta, e con un coltello raschiò l'interno del barattolo sul pentolino, finchè si distaccarono gli ultimi rimasugli di polvere di caffè misti a ruggine di latta.
(Gabriel Garcia Marquez - Nessuno scrive al colonnello)

"Carissimo!
L'assessore di Venezia sig. Maurizio Cecconi, sulla base del progetto allegato ci ha avenzato la proposta di organizzare una mostra sul tema "L'architettura del viaggio: storia e utopia degli alberghi". La sede prevista è Venezia. Del finanziamento si intetresserebbero diverse istituzioni ed organizzazioni. Se Lei vorrà dimostrare interesse per una collaborazione..."
(Claudio Magris - Danubio)

Ci sono poi due libri che non possono comparire in classifica, perchè a mio avviso fannoparte dei fondamentali. Una sorta di conditio sine qua. Senza la quale anche gli altri non avrebbero senso.
Uno inizia con "Nel mezzo del cammin di nostra vita". L'altro parla di "Ramo del lago di Como".
C'est tout.

 
 
 

Abbracciosa.mente abbracce.vole

Post n°1499 pubblicato il 24 Maggio 2007 da SandaliAlSole
 
Tag: Bla-bla

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Già io non sono una da baci&abbracci diffusi&indistinti; ragion per cui le varie iniziative stile Free Hugs e Free Kiss mi lasciano mediamente freddina anche se non necessariamento ostile. Una cosa del tipo fate-pure-ma-non-con-me. Già sono una che per quanto tecno-munita un minimo di domande su emissioni e onde magnetiche se le pone. Adesso leggo di queste magliette lanciate da qualche mese in Giappone che, corredate di sensori e collegamento Bluetooth, dovrebbero essere in grado di trasmettere la sensazione fisica di un abbraccio, inviato via sms sul telefono cellulare. Al di là del fatto che mi piacerebbe capire se a un abbraccio poco gradito, il come ti permetti spedito via sms si potrebbe tradurre in un ceffone di antica memoria, io resto un po' perplessa. Non è che ogni momento sia proprio quello giusto per un abbraccio e l'effetto sopresa potrebbe anche arrivare in momenti poco opportuni. In ogni caso, togliendomi un po' la maschera inacidita, la cosa mi fa un po' tenerezza. Mi ricorda la copertina di Linus, rivisitata e corretta in chiave telematica. Ma mi ricorda anche qualche pupazzo, qualche bigliettino, qualche ricordo che ognuno porta con sè. Capaci di riscaldare il cuore molto più a lungo di un sms da 160 caratteri, Bluetooth incluso.

 
 
 

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