Creato da e_d_e_l_w_e_i_s_s il 16/06/2012

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Cose a Caso

 

Si chiama(va)no tutti Pietro

Post n°634 pubblicato il 19 Aprile 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

... ma non sono mai tornati indietro.
Sono quei libri e quegli oggetti che abbiamo prestato e che li abbiamo dati per dispersi.

Al punto che abbiamo considerato  sia meglio regalare  piuttosto che prestare:  costa più o meno lo stesso e non proviamo il rammarico delle cose perdute.

Una mia amica ha giurato a se stessa che mai e poi mai avrebbe prestato ancora qualcosa a chicchessia da quel giorno in cui il suo golfino prezioso prestato per un’occasione elegante è stato macchiato indelebilmente.
Quell’altra ha perso un’amicizia perché i soldi prestati non si chiamavano Pietro e non li ha più rivisti.
A lui la macchina è tornata indietro integra, ma bella sporca.

Totale mancanza di rispetto per un qualcosa che appartiene ad altri.

Io?
Ho prestato libri, vestiti e pentole... anche pc: qualcuno non s’è chiamato Pietro, altri invece sono ritornati sani e salvi.  E puntuali.

A me non piace chiedere in prestito: faccio mia la frase di Hemingway secondo cui

                         prima si chiede in prestito. Poi si chiede l'elemosina.

Ed è un po’ quello che mi sta succedendo da una decina di giorni a questa parte.


























Ho rotto il mio vecchio, vecchissimo, affezionatissimo  pc.
I tecnici di casa non trovano il guasto e il tecnico di professione promette e non mantiene.

Quindi per oggi  elemosino un pc…  

E’ una grossa concessione quella che mi fanno…
Il pc è strumento personale da non prestare o da prestare con parsimonia.
E con altrettanta parsimonia va chiesto.

 

Voi che rapporto avete con i vostri oggetti?

Siete ben disposti a prestarli o preferite di no?

 

 

 
 
 

L'oro del podio brillerà di nero lutto

Post n°633 pubblicato il 09 Aprile 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Quando apro il giornale, leggo sempre le pagine dedicate allo sport.
Vi si parla infatti delle imprese compiute da uomini e donne e delle loro vittorie.
Mentre la prima pagina parla, in genere, dei loro fallimenti.

Earl Warren

Fino a ieri di Michael Goolaerts non sapevo nè il nome e neppure l’esistenza, oggi rimbalza tristemente fra le pagine dei giornali.
A breve sarà solo un nome noto ai fans.
Eppure era un uomo. Un giovane uomo.
Uno sportivo.
Una promessa del ciclismo o un campione o un probabile

https://youtu.be/RJrne3B4dQY

 

Colpisce, guardando il video,  il numero di atleti in competizione l'un con l'altro passargli accanto pedalando, forse guardano il ciglio della strada, o forse no, ma proseguono fregandosene che uno di loro sia a terra, con le braccia aperte e gli occhi sbarrati.

Si potranno aprire tutte le indagini del caso, ma nella Parigi-Roubaix a perderci è il valore dello sport.

Il traguardo sarà tagliato dalla bieca indifferenza e sul podio l'oro della coppa brillerà di nero lutto.




 

 


























Che la sana competitività  faccia parte dello spirito dello sportivo, è cosa sana e giusta, ma fino a che prezzo vale una vittoria?


 
 
 

Come uno scacco matto in agguato

Post n°632 pubblicato il 05 Aprile 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Il fatto: Tre sorelle padovane stavano viaggiando in auto verso l'ospedale di Vicenza, dove una quarta sorella era in fin di vita. A meno di un chilometro dall'ospedale vicentino, l'auto su cui viaggiavano ha avuto un tremendo schianto che ha visto coinvolti più autoveicoli. Una delle tre sorelle ha perso la vita. Un’altra  è molto grave ed è ora ricoverata in rianimazione. Alla terza è andata meglio: dopo essere stata estratta a fatica dalle lamiere contorte è ricoverata per ferite ma non in pericolo di vita.
In quello stesso ospedale e in quegli stessi minuti, la quarta sorella che stavano andando a trovare è morta, dopo una lunga degenza causata anche in questo caso dalle conseguenze di un incidente stradale.


Beffardo il destino.
Casualità della vita.

Tragica notizia di cronaca locale che induce a riflettere: come su  una scacchiera muoviamo le nostre pedine sapendo che lo scacco matto è sempre lì, in agguato e c'aspetta là dove meno ce l’aspettiamo?
























E siccome oggi mi sento particolarmente filosofica  ,   ci credete alle strane - positive o negative-  coincidenze del d
estino?

 
 
 

Come non ci fosse domani

Post n°631 pubblicato il 03 Aprile 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Gli brillavano gli occhi ieri mentre "pociava" nel pinzimonio ovi e sparasi, una delle tradizioni venete da rispettare a Pasquetta.
Già s'era gustato due porzioni di lasagnette con punte d’asparago di campo, ancor prima  un antipasto di quinoa, funghi, zafferano e verdurine. Non sazio, masticava con lussurioso piacere quel che era rimasto delle colombe, del cioccolato e delle portate esibite a Pasqua.
Piluccava lei: qualche boccone di colomba da confrontare con la fuassa, una focaccia tipica veneta e morbida, alcuni  involtini salati, delle costine di carne, due forchettate di lasagne. Il tutto intervallato da bocconi di  uova e asparagi.
Quell’altra non sapeva rinunciare ai tortini di quinoa a cui aveva sciolto sopra una quantità lodevole di formaggi fusi da farci la scarpetta con polenta e sugo d’arrosto.

*Mai sia gettare il cibo!*  Dicevano tra un deglutire e l’altro.
Nessun problema alimentare, il loro, ma solo la ferma convinzione che il cibo – e il buon vino- facciano buon sangue perciò non si curavano dello stomaco che reclamava spazio e neppure della cinta dei pantaloni che stringeva quasi volesse scoppiare.
Abbuffarsi, come non ci fosse domani,  vuol dire fare festa, sentenziavano.




























E considerando che gli italiani hanno speso complessivamente oltre 1,2 miliardi di euro per imbandire le tavole a Pasqua non è un'eresia il loro pensiero.

Perché il cibo è un piacere. Quasi un orgasmo dei sensi.
E a tavola, come a letto,  non s’ha mai da fare i conti … a nessuno.
Ognuno fa e mangia secondo le proprie voglie.

E mentre, esausti da tanto bendiddio, speravano in un amaro digestivo lei chiede:

*Ma voi mangiate per vivere o vivete per mangiare?*

... e io lo chiedo a voi…

 
 
 

Paese che vai, Pasqua che trovi

Post n°630 pubblicato il 30 Marzo 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 


Le tradizioni appartengono a tutti i popoli e mai come nelle feste canoniche vengono riscoperte e rivissute.

Loro festeggiano la Pasqua così:






E voi, attenti alle tradizioni o spartani e improvvisatori?

Comunque sia:


Potremmo diventare persone mature e molto sofisticate...
ma non potremmo mai rinunciare alle uova di cioccolata.

Immaginate lo stupore che proverete trovando un ciondolo di plastica scadente
al posto del solito portachiavi di gomma appiccicosa rigorosamente made in China.

 

Ahimè! Ahivoi!
E’ qui che si riscoprono i valori più alti:
colesterolo, transaminasi, glicemia.



 Buona Pasqua a tutti...

...anche a quelli che trovano sempre il pelo nell'uovo!

 

 
 
 

Habemus Ficum, Casellatam et...

Post n°629 pubblicato il 24 Marzo 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

...murales



 


















Che insieme a consensi o dissensi, applausi o critiche per le due nomine ai vertici dello Stato fa discutere.
Qualcuno vorrebbe all'istante  rimuovere il graffito.
 


Avvezzo a disegnare con baci la politica italiana, Salvatore Benintende in arte Tvboy, palermitano di nascita e milanese di adozione è l’autore del murales.
Nel frattempo il suo profilo Facebook è stato oscurato.

 

Che dite, 'sto artista con le sue matite è un premonitore di quel che avverrà?

  O

un semplice provocatore da stroncare e oscurare perché ridicolizza l’attuale bordellum  della politica italiana?

 

 
 
 

Noi - loro - io - voi -: tra i banchi di scuola

Post n°628 pubblicato il 22 Marzo 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Noi che la nostra maestra non era laureata ma sapeva il congiuntivo e le tabelline.
Noi che un brutto voto equivaleva a una ramanzina, a volte un castigo,  di mamma e papà.
Noi che non ci sfiorava l’idea di picchiare un insegnante e rompergli qualche osso.
Noi che i nostri genitori non prendevano a pugni l’insegnante che ci rimproverava.
Noi che i voti erano sul registro di carta.






















Noi che, nonostante tutto, la scuola era buona...

… anche se scioperavamo contestando lo  sterile nozionismo, anche se eravamo politicizzati, anche se  avremmo bruciato la Divina Commedia, le ossido-riduzioni e i principi tutti della dinamica.

Loro che all’asilo la maestra li picchia e li umilia e che se hanno la febbre se ne frega.
Loro che un brutto voto equivale all’incapacità di spiegare dell’insegnante.
Loro che un professore va picchiato e se gli rompono qualche osso se ne infischiano.
Loro che i loro genitori schiaffeggiano la maestra perché giammai sia che il pargolo sia rimproverato.


Loro che
non scioperano, non sanno di politica ma hanno la buona scuola
E sanno alzare le mani.


Io che avevo 8 anni.
Io che  la mia maestra mi bacchettò il dorso delle mani e chiusi gli occhi per non piangere.
Io che alla lavagna ero colpevole di avevo fatto cadere dalla mensolina il cancellino.
Io che la bidella mi medicò e accarezzandomi mi diede una caramella Rossana.
Io che mostrai i lividi a mamma e papà.
Io che la mia mamma non dichiarò la notizia al giornale ma parlò con il Direttore.
Io che da quel giorno non presi più bacchettate perché il Direttore sostituì la maestra.


Io che , mamma oggi, osservo con piacere mie figlie scambiarsi aggiornamenti e comunicazioni con gli insegnanti via WhatsApp.

Voi che,  come me non comprendete né giustificate gli sporadici ma frequenti episodi di brutta cronaca e di pessima società,  ricordate qualche episodio bello o brutto legato al tempo della scuola e/o ai vostri insegnanti?

 

 

 
 
 

Qualcosa di personale

Post n°627 pubblicato il 19 Marzo 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Il doodle di Google mi ha fatto ricordare che oggi è la festa del papà.
Non sono mai attenta alle feste commerciali e di solito le evito.
Tanto per essere coerente,     invece, 'sto giro prendo al balzo l’occasione e penso al mio papà.

Sono fortunata ad avere ancora il  papà.

Ho sempre pensato che diventare papà sia facile, esserlo meno.

 

Tu lo sei stato e lo sei ancora. Per tutti noi.

Sei sempre stato presenza solida e discreta nelle nostre vite.

Quando eravamo piccoli eri il nostro compagno di giochi strani
che oggi definisco stimolanti.
Con te sciavo e con te nuotavo.
Mi togliesti le rotelline dalla bici e volai per terra sbucciandomi gomiti e ginocchia.
Raccontavi favole, non fiabe: pezzi di vita vissuta diventavano insegnamenti e riflessioni.

Hai sgobbato insieme a mamma per farci crescere, studiare, andare in vacanza,
ma se non ci fosse stata mamma a gestire l’economia della famiglia,
oggi saresti povero in canna…
come ti capisco, sai… !
il piacere smisurato di spendere l’ho ereditato tutto da te , senza sconti.
Come l’essere schiva  è un tratto del mio carattere che ti somiglia.

Non ricordo mai uno schiaffo, ma ho ben nitide le tue occhiate che trafiggevano
e facevano più male di un manrovescio.
Da figlia ribelle quale ero, mi hai sempre dato fiducia
e io quella fiducia non ho mai voluto tradirla.

Testardi entrambi sapevamo che certi argomenti erano da affrontare a tavolino.

Quanta tenerezza provo oggi quando, canuto ma energico,  abbracci mamma
e la tieni stretta a te:
compagni di vita e alleati nella vita.

Gli anni li hai segnati  tutti nelle rughe del viso,
il corpo però è fiero e risoluto e la luce dei tuoi occhi chiari è limpida come un tempo.

Eri un lottatore, allora,  che grattava la vita ma che la vita sapeva godersela
riempiendola di hobby: dalla musica, alla fotografia, ai viaggi con mamma
fino alla ‘buona terra’ che coltivavi con passione, ma il pollice verde non è nel tuo DNA.
Sei una roccia d’uomo, ora…

La vita è stata generosa con te: mamma è stato il dono più grande che potessi ricevere.


Papà, se non ci fossi bisognerebbe inventarti e io ti rifarei proprio come sei.


























Di sicuro è la prima volta che racconto qualcosa di personale in questo spazio.

Vi andrebbe di fare altrettanto e parlarmi del vostro papà?

 



                                      Auguri a tutti i papà!

 
 
 

Nomi, cognomi, numeri & cifre

Post n°626 pubblicato il 17 Marzo 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

A caratteri cubitali le piazzano in prima pagina titolandole con frasi d’effetto così che anche l’occhio più attento prova un senso di repulsione misto a rabbia e fosse solo per mera curiosità ci clicca sopra e scopre che la dichiarazione dei redditi lorda relativa al 2017  di coloro che lavorano per il bene della nazione agonizzante e impoverita e che vivono delle nostre tasse, con le nostre fatiche e grazie alle nostre rinunce è questa:






























Per Luigi Di Maio il reddito resta identico per il terzo anno consecutivo: dichiara 98.471€

Il senatore a vita Mario Monti, il tecnico che spaventò gli italiani tutti, subissandoli di tasse e favorendo le banche, ne ha dichiarati 421.611.

Mentre leggi fai di tutto per rincuorarti perché, immagini, pagheranno anche loro le tasse e quel numero esagerato mentalmente lo dimezzi.
Provi a dividerlo per 12 ma resta sempre una gran cifra.

Qualcuno obietterà che ci sono professioni ben più redditizie: avvocati, notai, dentisti, primari, medici di famiglia.
Qualcun altro penserà ai compensi elargiti a showman per condurre un programma che faccia share  o a quelli che i giocatori di calcio intascano per rincorrere un pallone.
E che dire dei liberi professionisti da sempre tacciati per evasori cronici? Giudizio tanto diffuso quanto falso.


Chissà però che ne pensa Antonio Bianchi  che è un operaio metalmeccanico, lavora 8 al giorno, sovente fa i turni, spesso fa lavori duri  e a volte rischia di lasciarci pure la pelle. Guadagna netti € 1.176  al mese, dato  aggiornato a due giorni fa.

E Lucia Rossi che fa l’impiegata,  lavora 8 ore al giorno e a fine anno conta lordi 28.999€ che equivale a 1.560€ mensili da spendere.
I loro datori di lavoro ne versano tra aliquote e ritenute altrettanti allo Stato,

O Marta Verdi che è un’ insegnante della secondaria di primo grado: il suo stipendio dopo i 35 anni di servizio ammonta a 31.325€ lordi annui.

O Maria Neri , pensionata,  che sbarca il lunario con 800€ al mese.

E Marco e Alice, giovani laureati, che percepiscono 0 € annui perché sono disoccupati.



Nulla di nuovo, tutto risaputo, direte.

Ma mi (s)piace pensare che questa è l'Italia vera con le sue storie taciute di quotidiana difficoltà.

 
 
 

Un cordone ombelicale mai reciso

Post n°625 pubblicato il 15 Marzo 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Guardo una foto di mia madre, era felice avrà avuto vent’anni […]
la  scruto per filo e per segno e ritrovo il mio stesso sguardo.
E pensare a  quante volte l’ho sentita lontana,
e pensare a quante volte le avrei  voluto parlare di me.

Carmen Consoli

 


Che binomio madre-figlia sia una delle relazioni più complesse e a volte conflittuali pare sia assodato.
Fa parte dell'essere mamma che spesso stenta a riconoscere nel pulcinotto da svezzare  una donna cresciuta e risolta e fa parte dell'essere figlia che rivendica, giustamente, la propria autonomia.

Da figlia ricordo con affetto certe lotte per la mia indipendenza.

Da mamma, pur facendone di errori,  ce la metto tutta per dare le ali a mie figlie perché spicchino sicure il volo verso la loro realizzazione.

 






















Ecco il  fatto di cronaca  che mi ha portato a queste considerazioni.
La figlia ha un legame sentimentale da 5 anni con una donna.
Ora ha scelto di andare a conviverci.
La mamma non accetta che sua figlia sia lesbica.
Così avrebbe iniziato ad importunarla telefonicamente e con messaggi offensivi.
L'avrebbe anche minacciata di far uso dell'acido per sfregiarla o di investirla con l'auto.
Qualche giorno fa si sarebbe recata nell'esercizio commerciale dove la figlia era stata assunta da poco e avrebbe minacciato una scenata se i titolari non avessero licenziato la figlia rea di amare una donna.
Morale: la ragazza è stata licenziata; la mamma denunciata.
Tutto questo succede a Noto, in Sicilia.

Indipendentemente dalla reazione del mondo omosessuale e dei preconcetti sessuali e dai moralismi che sanno di chiusura mentale,  quanto amore c'è in una mamma che nega la possibilità di vedere felice la figlia?

E ancora, ampliando il concetto, ha diritto una mamma, in nome di un cordone ombelicale mai reciso, a interferire sulle scelte di vita di una figlia?

 

 

 
 
 

Mala tempora currunt...

Post n°624 pubblicato il 11 Marzo 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

A  una settimana  dalle elezioni,  Mattarella pensaci tu!


Che qui dal  porcellum  siamo finiti nel  bordellum.


E siccome non ci è dato di fare altro, ascoltiamoci questa * Mina*


 

 

 
 
 

Un 90enne evergreen

Post n°622 pubblicato il 09 Marzo 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 
























Se puoi sognarlo, puoi farlo.

Ricorda sempre che questa intera avventura è partita da un topolino.

Walt Disney



 

E visto il successo che dura 90 anni,  mai frase fu più azzeccata.
Topolino, 90enne oggi,  è un evergreen.
Piace a grandi e piccini tant’è che è il personaggio più amato di e da sempre.

Disney lo festeggia fino al 2019 con tante iniziative a partire da collezioni di moda, per approdare in Francia dove 38 scuole di design e d’arte prendono parte al progetto "Mickey is Art".
Da noi  Poste Italiane e il ministero dello Sviluppo Economico hanno emesso otto francobolli dedicati a Topolino e disegnati da Giorgio Cavazzano.



C’è un personaggio, non necessariamente disneyano, che ha accompagnato la vostra infanzia, che vi ha fatto sorridere, di cui avete seguito le avventure o le disavventure, che amavate e che meriterebbe un successo simile a quello di Topolino?



 

 
 
 

Il giorno prima di oggi

Post n°621 pubblicato il 08 Marzo 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

...ieri leggevo questo:
Giovedì 8 marzo, Giornata internazionale della donna, in più di settanta paesi del mondo ci sarà uno sciopero delle donne organizzato dai diversi movimenti femministi e, in Italia, da Non Una Di Meno. Sarà uno sciopero femminista, sociale e politico, e non solo uno sciopero dal lavoro classicamente inteso: sarà un’astensione da ogni attività anche di cura, formale o informale, gratuita o retribuita e sarà uno sciopero dal consumo e dai ruoli imposti dagli stereotipi di genere. […]

Poi questo:
8 marzo: Udi, sciopero globale è ancora un’aspettativa, serve visibilità.
‘Mai stare zitte! Mai state zitte!’, le donne non credute, ancora pregiudizi!



Anche questo:
8 marzo 2018: screening gratuito per l'osteoporosi a Bologna“

E questo:
8 Marzo: a Napoli iniziativa della Lilt Apertura gratuita dell'ambulatorio di prevenzione senologica.

In occasione della Giornata internazionale della Donna moltissimi comuni italiani offrono l'ingresso gratuito nei principali musei.
Google sceglie di
mettere in evidenza sul Play Store  le app e i giochi sviluppati dalle donne programmatrici e designer.
Alla donna oggi dedica un doodle.

Stamattina i *dliin-dliin* dei messaggi del cellulare mi avvisavano di sconti imperdibili su profumi, borse, ombretti e rossetti.


La leggenda sull'8 marzo affonda le sue radici in tempi lontani.
Nel '46 si scelse la mimosa come simbolo.
Nel '75, l ' 8 marzo venne ufficialmente riconosciuto dalle Nazioni Unite come giornata dedicata alla donna.


Per la gioia di fiorai e commercianti.

In suo onore si coniarono frasi  spiritose e insulse da dedicarle.





















Ma anche citazioni di spessore e altrettanto insulse.

Essere donna è così affascinante.
E’ un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida, che non finisce mai
Oriana Fallaci

Avere coraggio significa per una donna pensare e scegliere con la propria testa,
anche attraverso un silenzio nutrito di idee
Dacia Maraini

Date alle donne occasioni adeguate ed esse saranno capaci di tutto.
Oscar Wilde.

 

 

Da donna in questo annuale e annoso rituale, in queste manifestazioni urlate  e in queste celebrazioni  forzate non mi ci ritrovo.

Se davvero vogliamo dimostrarci donne  parificate  e valorizzate, stimate e considerate non abbiamo bisogno dell’esagerato clamore, dello stucchevole augurio di convenienza, della frase poetica che dice tutto per dire niente, dello sciopero e del corteo,  nè del festeggiarci ungiornosutrecentosessantacinque.


Che dite, sbaglio a essere così refrattaria al bieco consumismo d’effetto che grida  di ipocrita ipocrisia?


O invece tutto serve pur di sensibilizzare gli animi e scuotere le coscienze?

 

 

 
 
 

Tanto? Tantissimo?

Post n°620 pubblicato il 03 Marzo 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

... secondo me    m o l t o   d i   p i ù   oggi conta saper comunicare.

Ma altrettanto   m o l t o   d i   p i ù   conta  saper ascoltare.

Perché se la comunicazione non è  solo quello che diciamo ma il messaggio che arriva agli altri, è altrettanto vero che le parole non partono  dalla bocca che articola suoni ma  dall’orecchio che li ascolta.

Bastasse saper mettere insieme in ordine logico nomi, verbi, aggettivi  per farci capire!
























A volte capita di cercare di trasmettere un concetto per noi ovvio  e scoprire che dall’altra parte il senso del nostro discorso è arrivato distorto. Non esatto.
Corretto solo grammaticalmente.

Siamo stati fraintesi e spesso un fraintendimento genera un equivoco.

E da un equivoco può nascere un dissapore o, estremizzando, un problema.

E’ capitato a me, a voi.
A  tutti noi, immagino.
Poche volte  o tante non fa differenza: spiace essere stati fraintesi e spiace aver frainteso.

Che dite, presi dalla fretta o dalla brama di parlare ci  siamo disabituati a comunicare?

O invece,

disattenti e assorti fra i nostri mille&uno pensieri  ci dimentichiamo la sana arte dell' ascoltare?


 

 
 
 

Niente costa tanto caro come l'essere poveri

Post n°619 pubblicato il 01 Marzo 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Costa perché è umiliante ammetterlo;  costa per dignità negata;   costa perché è mortificante raccattare cibo e  vestiti dentro i cassonetti;  costa perché è avvilente patire fame e freddo.

Umanamente costa ancor di più quando la protagonista di una tristissima storia è una donna di 75 anni.
Succede a Padova. Zona Arcella. In un supermercato.
Lei, la signora sviene. Non è malata. E’ solo povera.
Veste a cipolla perché non ha vestiti sufficientemente pesanti; soffre la fame e in casa per risparmiare sta al freddo.
La pensione non le basta. 

I sacrifici di una vita, la sua, si traducono in indigenza.


Qualcuno, forse scetticamente, attribuisce un malore all'età, altri sostengono, forse cinicamente,  che un povero non dovrebbe andare al Supermercato visto che esistono i Discount.
Alcuni si riempiono la bocca con  esiste la Caritas! e intanto stanno comodi dietro al loro pc al calduccio.

Di anziani al limite della povertà assoluta ne abbiamo prova quasi quotidianamente.






























Sono storie di solitudine e di degrado.

Qualche tempo fa, sempre in quel ricco Nord Est tanto invidiato, un'anziana signora nel posteggio di un supermercato frugava  fra la merce eliminata e metteva in borsa scarti di ortaggi.
Quando mi  vide provò imbarazzo.
Anch'io provai imbarazzo.
Era orgogliosa.
Ci misi un bel po’ di tatto  per farle accettare un aiuto.
Un giorno poi  mi disse : * Sai Elena, la medicina ha fatto passi da giganti; ci fanno vivere più a lungo ma tante volte mi domando a che pro?*


Sono storie che devono indurci a riflettere.
Quindi oggi  nessun a conclusione.

Solo un grosso  !   per esprimere tutta la vergogna e il disprezzo per  un Paese e per tutti quei Paesi che hanno la pretesa di sentirsi Grandi ma non sanno tutelare i loro cittadini .

 

 
 
 

Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere

Post n°618 pubblicato il 28 Febbraio 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Altro che Oggi le comiche, Sordi, Brignano, Crozza, Frassica e i comici di professione.


A guardare questi tabelloni o ti metti a piangere o ti fai una fragorosa risata.

E siccome piangere non cambia la sostanza delle cose, tanto vale riderci su.


Erano 103 i contrassegni presentati a gennaio.























































































































Ne sono restati 75.


Probabi
lmente nessuno di loro ci rappresenta.


Ma alcuni mettono di buon umore fosse solo per la fantasia di chi, pur sapendo di prendere per i fondelli l'elettorato,  li ha creati.

Fra questa carrellata variopinta e bizzarra di loghi  ce n’è uno o più di uno che trovate effettivamente buffo e ridicolo?


                                                                                                                                                       Però ci va di lusso perché nel 2013  furono presentati ben 219 
contrassegni;
                                              di questi ne furono ammessi 169
                                                         e non cambiò nulla…
       

 

 
 
 

Un uomo, un personaggio, un pezzetto di storia

Post n°617 pubblicato il 24 Febbraio 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

15 anni fa moriva Alberto Sordi. E con lui un pezzo di storia della commedia italiana.


Non solo attore e non solo comico ma  regista, sceneggiatore, compositore, cantante e doppiatore : una personalità eclettica che sapeva regalarci anche piccole pillole di saggia verità.
























Con il suo garbato cinismo e la sua cadenza romanesca, ha fatto sorridere, ridere e pensare un' intera generazione tant'è che al suo funerale parteciparono duecentocinquantamila persone.


Oggi sarebbe difficile ridere di quelle battute e di quei personaggi.
Oggi per fare commedia si ricorre allo scontato,  talvolta allo scurrile,  spesso  al demenziale.
Secondo i critici si salverebbe solo la produzione firmata Checco Zalone.
 

...quanto siamo cambiati!
 E forse quanto poco siamo abituati e quanto ci siamo disabituati a ridere delle e per le cose semplici.


C’è oggi, secondo voi, un qualche personaggio televisivo che  veicola il buonumore e ci fa sorridere e ridere con genuino piacere?





                                             
Grazie, Carlo

                        

 
 
 

Ne abbiamo le tasche piene?

Post n°616 pubblicato il 22 Febbraio 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Parrebbe anche di sì.
Da sondaggi si legge che  1 italiano su 3 sarebbe disposto a espellere tutti gli extracomunitari da oggi a domani.
Più o meno lo stesso numero di cittadini affermerebbe di non aver nulla da condividere né in campo lavorativo né tantomeno nella sfera delle amicizie.
E ancora: una consistente percentuale di connazionali è contraria all'unione tra immigrati ed italiani.
Non solo, per  quasi la metà degli italiani il colore bianco della pelle è ancora un valore da difendere.




















E questo non riesco a chiamarlo diversamente se non  razzismo.

Ho sempre pensato che immigrazione potesse essere sinonimo di integrazione.
Sbagliando, forse.
O forse non considerando il numero massiccio ed esagerato di migranti sbarcati e sostenuti da un’ Italia delusa, impoverita, abbandonata.

Infatti, se solo una spicciolata di anni fa, nel 2014,  si era orgogliosi di salvare le vite dei rifugiati e si considerava l'accoglienza un valore importante, oggi , complice anche la politica con le sue campagne denigratorie e fomentatrici di odio, è intrisa di ostilità, razzismo, xenofobia, di rabbia verso il diverso.

Fa riflettere il rapporto di Amnesty International secondo cui però questa ostilità  non riguarda solo i migranti, ma anche i rom, gli omosessuali e addirittura i poveri.

Quasi che del diverso avessimo paura.
Il diverso, qualsiasi esso sia, non ci piace.
Ci destalibizza.
Tante volte diventa un capro espiatorio.

Se dovessimo svegliarci una mattina e scoprire che tutti siamo della stessa razza, dello stesso credo e e con lo stesso colore di pelle troveremmo qualche altra causa di pregiudizio?

O invece non si tratta di pregiudizio ma  abbiamo ragione ad averne le tasche piene?

 

 
 
 

Scienza batte Natura?

Post n°615 pubblicato il 17 Febbraio 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Niente è più dolce dell'immagine di una mamma che allatta al seno il proprio bimbo:
non si sa chi dei due dà e chi invece riceve.
E’ la Natura che si manifesta in tutta la sua vitale forza.

























Tante volte però la scienza ha la pretesa e l'orgoglio  di sostituirsi.
Ed è quello che avvenuto a N.Y.
Per la prima volta nella storia una transgender allatta al seno un bambino.
Grazie a una combinazione massiccia e sperimentale  di ormoni,  è riuscita a produrre una  quantità di latte sufficiente a sfamare per 3 mesi e mezzo suo figlio, un bimbo avuto dalla sua compagna.
Il caso appare sulla rivista 'Transgender Health' e viene riportato nella letteratura medica con la soddisfazione che solo una conquista sa dare.
Sarebbe, dice l’equipe statunitense,  un'opportunità non solo per transgender, ma estendibile a tutte quelle donne che non possono allattare.

Il latte materno indotto e prodotto però  non è stato ancora analizzato, quindi i medici non sanno se abbia lo stesso mix di componenti del latte delle neomamme.

Intanto però il bimbo con quel latte agli ormoni è svezzato.

Una conquista così si presta a  molti dubbi.
Di salute ma soprattutto etici.

Fino a che punto la scienza può e deve spingersi?

E’ un andare contro natura?

E ancora:  vale la pena sfamare un bimbo a dosi  importanti di ormoni o, laddove fosse necessario,  il classico e consolidato latte artificiale  resta comunque un gesto di meno egoismo e di più amore? 

 

 

 
 
 

A scorrimento continuo

Post n°614 pubblicato il 15 Febbraio 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Senza sosta, inesorabile.






















Il contatore del debito pubblico presente sui maxi-led delle stazioni di Milano Centrale, Roma Termini e Roma Tiburtina fa bella mostra di sé, ma non certo dell'Italia.
Così ogni viaggiatore, guardandolo, perché non passa inosservato neppure nell’andirivieni frenetico di incontri e incroci nelle stazioni,  farà spallucce e continuerà la sua corsa.
O magari farà delle considerazioni.
 Forse imprecherà contro i governi che negli anni  hanno svenduto l’Italia al migliore o peggiore offerente. 
Abbiamo venduto tutto. Letteralmente tutto.

Anche la dignità.

Abbiamo solo dalla nostra debiti. Di quelli siamo ricchi.

E quelli nessuno li vuole.

Siamo un paese di vecchi.
Vecchi anagraficamente e vecchi di mentalità.
E come tutti i vecchi ripercorriamo a ritroso condendoli con nostalgia i nostri tempi quando  ci si indebitava per costruire una casina perché sul mattone ci si credeva, ci si faceva una famiglia e si facevano pure i figli.

Oggi i figli non si fanno più: il 2017 è stato l’anno con il picco più marcato di non natalità. Oggi  il primo vagito di un bimbo ha già un debito di 38.000 euro.
Al contrario in Norvegia un bimbo nasce con un patrimonio di corone che tradotto è di 161.000 euro e lo Stato lo mantiene agli studi.

Ve la sentite di dare torto alle coppie che decidono di non allargar famiglia?

Sui giovani da noi non s'investe, al più s'investono critiche.
S'investe invece  sul vecchio che, povero!, gli tocca ricorrere l’APE Volontaria:  ennesima illusoria italianata.

E intanto, fra Sanremo, delitti efferati e fiaccolate – umanissime per altro ma senza effetti concreti- , scandali e rimborsi,  va avanti la campagna elettorale scorretta come non mai e ci rassicurano:
la Crescita del Pil  nel 2017?    +1,4%     :   al   top   da   sette   anni.

 

 
 
 
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