Creato da e_d_e_l_w_e_i_s_s il 16/06/2012

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Cose a Caso

 

dalle contrade al

Post n°571 pubblicato il 23 Aprile 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

























C'erano donne che invasavano gerani e dalie e si raccontavano di ricette e di fertilizzanti; c'erano uomini che battevano il fante e sorseggiavano qualcosa di alcolico. Qualche bambino tirava il pallone in una porta che era una rete dell’orto non ancora arato.
Si respirava un'aria fresca, ieri, attraversando le contrade  con i fiori che abbellivano i davanzali e  percependo quel ritmo lento che poco aveva a che fare con la frenesia della città.
*Che meraviglia -  diceva lei -  Momenti di condivisione, altro che l’incomunicabilità del mio condominio in cui non sai nulla del tuo dirimpettaio e che dal sì al no sull'androne ci si dica "buongiorno!"...come vorrei vivere così: sentirei meno la solitudine. Quella brutta bestia che ti attanaglia dentro.*

Gli replicava lui: *Un esempio bucolico di cohousing.*

Era il 1964, quando un architetto danese,  Jan Gødmand Høyer,  creò in città la prima comunità di cohousing. L' idea piacque e prese piede nei paesi dell'Europa del nord, poi negli Stati Uniti e in Australia. Passarono anni e anche Inghilterra e Germania ne furono affascinate.
 Da qualche tempo il cohousing sta facendo capolino da noi:  anche le istituzioni pubbliche cominciano a interessarsene.
Si dice che  il cohousing comporti degli indubbi vantaggi sia in termini sociali che collettivi, sia in termini personali per i singoli individui o le singole famiglie.

























Ma che cos'è concretamente il cohousing?

E' una coabitazione solidale  con tante abitazioni private complete di tutti i servizi a cui però si affiancano spazi come palestra, piscina, asili, cucina, lavatrici, asciugatrici, orti, auto  comuni.
In poche parole è un modo di abitare e vivere che unisce l' indipendenza e la privacy della propria abitazione con la possibilità di condividere spazi e servizi di e per tutti.
Lo scopo è  di recuperare la socialità coniugandola con il risparmio.
Parrebbe che buona parte degli interessati abbiano un'età compresa fra i 40 e i 50 anni e siano famiglie con tanta voglia di ritrovare relazioni personali che i tempi moderni rischiano o stanno rischiando  di soffocare.
Una piccola comunità autogestita in cui ogni abitante partecipa direttamente e personalmente alla costruzione del 'villaggio'.
Non esistono geriarchie, né lungaggini burocratiche ma solo spirito di gruppo.

Detta così è un' isola felice il cui motto suonerebbe :

                            la felicità è data soprattutto dal senso di comunità e appartenenza.



Verità o utopia, che ne pensate?

Voi ci vivreste in un cohousing? 

 

 
 
 

sondaggiandoci

Post n°570 pubblicato il 19 Aprile 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Che i sondaggi abbiano sempre o spesso un margine più o meno consistente di errore ci sta.

In due istogrammi l'Huffington Post ritrae l'Italia e le sue paure. Non quelle personali, ovviamente, ma quelle collettive che coinvolgono un po’ tutti.

Restando fra le cose di casa nostra , il sondaggio dice questo:























Uscendo dai confini e guardando allo scenario mondiale, invece, gli italiani la pensano così:

 

 

 

















Vi ci ritrovate in questi dati riportarti qualche giorno fa?

Che aggiungereste,  togliereste o modifichereste?

 

 
 
 

un successo lungo più di 70 anni

Post n°569 pubblicato il 17 Aprile 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Fa parte dei piccoli grandi classici.
Si calcola che siano state vendute oltre 200 milioni di copie nel mondo.
Inizialmente fu scritto in un dialetto  arabo,  hassaniya , sconosciuto ai più  e  parlato nel Sahara del Marocco dove lo scrittore visse per un periodo di tempo.
Subito venne tradotto in inglese e di lì a poco in francese.
Era il 1943.
Un successo lungo 70 anni.
Pagine di favola, di fiaba e di poesia che hanno resistito al tempo e   che sono piaciute così tanto al punto  che "Il Piccolo Principe", capolavoro dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry, è stato tradotto in  300 lingue diventando così il libro più tradotto dopo la Bibbia e il Corano.

 

Per qualcuno è un libro buonista, soporifero,  fuor dal tempo e dalla realtà.
Per altri una raccolta  di chicche che sa di buono e di valori belli.































Voi
, se l'avete letto, ricordate qualche frase particolarmente significativa?


E se invece non l’avete letto fra quelle frasi  che scorrono ce n'è una che più delle altre vi piace e sentite vera?

 

 

 
 
 

Eierbaum

Post n°568 pubblicato il 06 Aprile 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

E' una tradizione antica , probabilmente scandinava, o comunque nordica,  che risale al medioevo.
Inneggiava alla nuova stagione che fiorisce ed era di buon auspicio. 

Per alcuni l’albero di Pasqua è detto anche albero della vita perché rappresenta la Resurrezione di Gesù e la redenzione dell'uomo: in un passo della Genesi, infatti,  sta scritto il Signore Iddio fece germogliare l’albero della vita in mezzo al giardino.

E fu proprio in mezzo al suo giardino che un tale Volker Kraft,  nel 1965,   realizzò il primo Eierbaum, cioè l’ albero pasquale decorato con uova addobbando  un piccolo melo con 18 uova di plastica colorata. Man mano che l'albero  cresceva, Kraft aggiungeva qualche uova utilizzando, per risparmiare, le comuni uova da cucina decorate e colorate. Negli anni i suoi figli, diventati adulti,  ereditarono la stessa passione e oggi l'albero conta oltre 10000 uova che pendono dai suoi rami. Un trionfo di colori.






















L’albero pasquale non ha certo la diffusione dell’albero di Natale.

Quasi volesse togliere lo stantio, arreda di aria nuova.
Di solito non è mai opulento, nè sfarzoso. 
E' un insieme di rami, alcuni li preferiscono di ciliegio gemmati, altri semplicemente secchi e arzigolati. Meglio se di ulivo. Poi la fantasia nel decorarli  fa il resto.

Che l’albero pasquale faccia parte parte di un'usanza pagana o legata alla religione poco conta: l’ Eierbaum rappresenta la primavera e la rinascita.

E di ri_nascita e speranza ne abbiamo bisogno davvero, da nord a sud, da est a ovest, di questi tempi …



























Ci si legge dopo Pasqua.

( Libero permettendo, conto di passare dai Vostri blog .

Ho difficoltà ad entrare nei blog, in tutti.)

 

 
 
 

s_velata

Post n°566 pubblicato il 01 Aprile 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi
ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare;
di lasciar scendere una copertura fin sul petto
e non mostrare loro ornamenti  ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, [..]
E non battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano.
Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare”
  Corano: Sura XXIV An-Nûr

 

L'uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio;
la donna invece è gloria dell'uomo.
E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo;
né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo.
Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza
Bibbia : Prima lettera ai Corinzi  11, 7

 

 

Quando nonna mi portava in Chiesa, vedevo vecchie donne inginocchiate che sgranocchiavano il rosario fra Ave  Maria e Pater Noster e si coprivano il capo con il velo.

- Perché ? -   chiedevo a nonna.
- Perché è bene che le donne stiano a capo velato in presenza di Dio.
Elena, tu sei ancora piccina ma quando riceverai il Corpo di Cristo ne avrai uno bianco di velo e quando ti sposerai te ne regalerò uno di bellissimo, ricamato in pizzo, che scenderà sugli occhi e ti incornicerà il contorno del viso. Sarai pura verso il tuo sposo. -

Quel velo non me lo regalò mai.
E un velo, anche se prezioso e ricamato in pizzo,  non l'avrei mai indossato.


Portare il velo integrale nel nostro Paese non è considerato reato.
In qualche comune  sono state introdotte sanzioni amministrative per chi lo portava.
Francia, Belgio e Canton Ticino hanno approvato il divieto del velo islamico che copre il viso in tutti i luoghi pubblici.





















Oggi, lei , bolognese di adozione e originaria dal  Bangladesh, quel velo non lo voleva più portare. Voleva essere come le altre coetanee. Ma per la cultura islamica della famiglia, il velo era un indumento imprescindibile al punto che la mamma  le ha rasato i capelli, quando ha scoperto che appena fuori casa se lo levava passeggiando per la città a capelli scoperti  e lo rimetteva  prima di rincasare.
Come si è conclusa questa triste faccenda è su tutte le prime pagine.
E non metto parola.

Per molti occidentali il velo, sia anche a viso scoperto,  è un insulto alla donna e alla femminilità.

Per altrettanti musulmani è una regola di vita dettata dal Corano e da ancestrali tradizioni.

… chissà qual  è il confine tra regole religiose, cultura e  ataviche  tradizioni,  o fanatismo primordiale, però…

 

 
 
 

God save the British people!

Post n°565 pubblicato il 30 Marzo 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

E sia fatta la volontà del popolo inglese  che il 23 giugno ha votato  il divorzio da Bruxelles.






















Freedom!, titola a tutta prima pagina il Daily Mail.
Independence Day, esulta la stampa più euroscettica.
Un salto nell'ignoto è invece il titolo di prima pagina del Guardian.

E intanto la sterlina perde quota sul dollaro e sullo yen.

Alcuni economisti ritengono che il  calo della moneta inglese  ha sì favorito le esportazioni del made in Britain, ma ha alzato il costo delle materie prime e fatto salire l'inflazione frenando le spese dei consumatori e rallentando conseguentemente l'economia.
Secondo qualche illustre inglese,  l'uscita dall'Europa è  il peggiore errore della nostra storia dal dopoguerra a oggi.
Per altri  Londra dipenderà da Bruxelles, economicamente parlando.

Ribatte Theresa May:  "I giorni migliori sono davanti a noi, dopo la Brexit" e sottolinea : "Ho scelto di credere nella Gran Bretagna e non si torna indietro."

Risponde Juncker: "Questo è un giorno triste perché i britannici hanno deciso per iscritto di lasciare la Ue, una scelta che rimpiangeranno un giorno ".



Voi che ne pensate?

E' un passo storico, magari pure, potendo,  da copiare?
Uno scivolone  che sbuccerà loro le ginocchia e non solo quelle?

O un'opportunità futura che la Gran Bretagna si regala?


 

 
 
 

la paura non deve spaventarci

Post n°564 pubblicato il 26 Marzo 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Non è un gioco di parole e neppure un ossimoro.
E' una frase a cui ormai  ci siamo abituati: a furia di sentirla ripetere l'abbiamo fatta nostra ed è entrata nelle nostre orecchie e fa parte della nostra vita.

Westminster, Bruxelles, Parigi, Nizza, Berlino: un'Europa scossa dalla paura eppur tenace nel voler accantonare la sensazione di terrore  e perché, ci dicono, mai sia dar prova di essere intimoriti : ne usciremmo perdenti.

Sarebbe una resa alla minaccia del terrorismo, ci dicono, e la paura non deve spaventarci, ci convincono.

Dobbiamo continuare la quotidianità, ci ripetono.

Eppure la paura fa da cornice a qualsiasi manifestazione: ieri a Milano 1.500 agenti, a  Roma, 5.000.
Due città blindate.
Allerta massima,  sforzi ingenti e poderosi per rafforzare la sicurezza.

Un respiro di sollievo quando s'è appreso che nulla è accaduto, che non ci sono stati morti, feriti, scontri, né atti terroristici.

Perché, nonostante le rassicurazioni, oggi convivere con la paura è necessario.

Che tristezza, comunque,  per ogni evento militarizzare le città 24 ore su 24  e anche fossero presidiate  per  365 giorni all'anno  non potremmo impedire l'azione del *lupo solitario* perché il terrorismo oggi agisce in modo imprevedibile.

 

























 


E il dispiego massiccio di  forze militari, in tempi di pace,  per me,  è già una paurosa e immensa sconfitta.

 

 
 
 

dedicato a...

Post n°563 pubblicato il 21 Marzo 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Il 5 febbraio è Nutella World Day; 
il 1° giugno,  la Giornata Mondiale del Latte, voluta dalla Fao;
il 29 settembre si festeggia l’International Coffee Day;
il 25 ottobre il World Pasta Day e  il primo novembre è  la Giornata dei vegani.
E ancora,  con tanto di bacio della mezzanotte, a novembre ad Asti si celebra  Bagna Cauda Day.

Poteva il  21 marzo essere da meno?
Certo che no!

Oggi, convenzionalmente considerato il primo giorno di primavera, oltre ad essere la Giornata mondiale della sindrome di Down e quella della Poesia patrocinata dall’UNESCO, è il giorno dedicato al


 

























in tutti e 34 i Paesi dove la catena del made in Italy è presente, da Dubai a Torino, da San Paolo in Brasile a New York.
Pare che il tiramisù sia il dolce italiano più famoso nel mondo.
Su di lui Clara e Gigi Padovani scrittori e critici gastronomici hanno scritto il libro Tiramisù – Storia, curiosità, interpretazioni del dolce italiano più amato

Pagine farcite di curiosità e di dolcezza, di aneddoti e ricette che hanno rivoluzionato la storia del tiramisù , trovandone le origini tra Gorizia e Udine e non,  come sempre si era ritenuto, a Treviso.

Parrebbe che la prima ricetta risalga agli anni '40 e proposta dal ristorante 'Al Vetturino' di Pieris , Gorizia, sia rimasta segreta per 70 anni . Eccolo:






























I suoi ingredienti sono: crema zabaione, panna montata, pan di Spagna imbevuto al Marsala secco e cacao in polvere.

Negli anni la fantasia del pasticcere o della casalinga ha modificato parte degli ingredienti.
Questa è  la ricetta consacrata dalla tradizione






















Risalirebbe agli anni '50 in quel di Tolmezzo: in teglia e a
base di savoiardi imbevuti nel caffè e crema al mascarpone.


Il successo del dolce avvenne  dopo la seconda guerra mondiale e avvenne per opera, per merito, per determinazione veneta, trevisana precisamente.

Che sia veneto o friulano poco cambia: l'aver saputo accordare, accostare e amalgamare  così gustosamente gli ingredienti che fanno del tiramisù il tiramisù non può conoscere rivalità regionale.

Fra tutti i dolci italiani o regionali  ce n’è uno che più degli altri delizia le vostre papille?

 

 
 
 

è bello se dura poco

Post n°561 pubblicato il 20 Marzo 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Lo scherzo deve mordere come un agnello e non come un cane.
Proverbio

Quelli che sono seri in questioni ridicole saranno ridicoli in questioni serie.
Catone il Censore

Mancando altri mezzi,
non si può conoscere meglio il carattere di un uomo che
nel momento in cui prende a male uno scherzo.
Georg Lichtenberg

Quando fai uno scherzo e qualcuno si fa male, sei andato troppo oltre.
Bobby Farrelly

Scherza coi furbi e mai con gli stupidi.
Proverbio



 

Scherzo: Atto o discorso privo di serietà o di impegno.

Solitamente fare uno scherzo ha come scopo produrre un effetto umoristico o comico prendendosi gioco di qualcuno, bonariamente.

Che sia bello quando dura poco è una verità.

A volte gli scherzi possono essere di dubbio gusto. E allora non è più scherzo.
Altre, ci si trova di fronte una persona che non sa stare allo scherzo. Questione di carattere. E anche in questo caso lo scherzo per quanto simpatico possa essere diventa difficile da gestire.

Questo destinato a Fedez e architettato da le Iene e con la complicità del suo amico e collega J-Ax ha fatto il giro del web:





Qualcuno ci ha riso allegramente, qualche altro ha ravvisato nelle lacrime del rapper semplicemente una montatura plateale e da attore
Certi hanno ritenuto lo scherzo di pessimo gusto, altri, detestando Fedez, hanno applaudito alla sottile tela tesagli con maestria.

 Voi come avete trovato questo  scherzo  antipatico, divertente,
spassoso, esagerato fino ad arrivare alle lacrime?


E in generale  come reagite  agli scherzi:
la buttate in vacca e ci ridete su o vi inalberate impermalosendovi?


... magari  invece  siete voi stessi ideatori di burle simpatiche ai danni dei vostri amici, colleghi, familiari ...

 

 

 
 
 

nessuno scopo di lucro, solo merito e qualità

Post n°560 pubblicato il 17 Marzo 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

 

 

Italian Teacher Prize ha un nome tutto inglese ma è un premio tutto italiano.






















11 mila erano gli insegnanti,  una selezione li ha ridotti a 50 e una giuria nazionale ha poi individuato i 10 finalisti.
Oggi, i 5 premiati.

La miglior insegnante del nostro Paese è  risultata una donna: ha 51 anni e insegna matematica nella scuola secondaria di II grado della sezione ospedaliera degli Spedali Civili di Brescia. Spiega, fa esercizi e interroga ragazzi ricoverati e in reparti non propriamente facili dove «fare lezione significa che la malattia non ti sta togliendo tutto» dice.

Al secondo posto un'altra donna:  un'altra matematica che insegna nella sede carceraria di un istituto alberghiero. I suoi alunni sono adulti detenuti che hanno abbandonato la scuola nella prima adolescenza.

Un bronzo invece va a una docente di Italiano Storia e Geografia che mette a disposizione le sue competenze all’Istituto Penale Minorile di Nisida, l’isola riformatorio di Napoli.  

A un professore di Trieste matematico, fisico, chimico e molto eclettico va un quarto posto. Il suo merito è l’essersi dimostrato sempre pronto a mettersi nei panni degli studenti e stimolarli spiegando i logaritmi e le rette secanti e tangenti con l’uso del corpo, la botanica in mezzo ai boschi, la legge di gravità e i moti rettilinei e circolari sulle piste da sci.

The last but non the least , c’è un quinto posto tutto veneto: lui, non vedente dal 1990, ha rapidamente imparato a servirsi di ausili e strumenti elettronici  e credendo fortemente nei testi multimediali ha appreso autonomamente il linguaggio html. Insegna italiano e latino.

Nessuno scopo di lucro per loro: l’ammontare delle vincite servirà per riqualificare, modernizzare, dare linfa nuova a  ciascuna delle strutture in cui insegnano.

 

Voluto dal Miur, il premio vuole  riconoscere le qualità dei docenti italiani.

Andando indietro negli anni ricordate un vostro insegnante a cui avreste volentierissimo regalato per merito e qualità il podio?

E se sì, perché?


 
 
 

le cinque giornate di Milano

Post n°559 pubblicato il 04 Marzo 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Non  quelle che hanno scatenato, allora,  un quarant'otto ma quelle, appena passate,  tra i grattacieli di Porta Nuova e che avevano come oggetto la moda.

Questa moda:



























Insomma pare proprio vero il detto per cui  se non puoi essere elegante, sii almeno stravagante!
Spesso però il passo fra stravaganza e scaduta  nel ridicolo è breve.

Non so voi, ma guardando certi modelli di abiti , mi sento manzoniana e insorgo pure io: l’eleganza non è eccentricità del farsi notare, di solito passa inosservata ed è data da tessuti, tagli e dettagli sapientemente coordinati e abbinati fra loro.

Giornate che hanno portato pure turisti, così dicono, ma secondo voi chi sarà il destinatario o la destinataria che indosserà esemplari simili? Quanti prototipi se ne venderanno?

E, citando Coco Chanel,  una moda che non raggiunge le strade non è moda.

Perciò che senso ha proporre abiti e mise che non raggiungeranno mai le strade né incontreranno il favore della gente come noi?

 

 
 
 

colesterolo, trigliceridi, ciccia: state buoni chè c'ho da gustare!

Post n°558 pubblicato il 28 Febbraio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Per qualcuno Carnevale è maschera e maschera è travestimento  e nel travestimento ci legge disturbi di personalità.
C'è  chi a Carnevale ama buttarsi fra la folla dei carri e chi nel carnevale ci vede voglia di frivolezza.
C'è chi non lo ama affatto.
C'è chi lo ama solo per le prelibatezze dolci e salate, fritte e sfiziose che si mangiano quasi se non ci fosse domani.
Alzi la mano chi non ha mangiato una chiacchiera, un crostolo, una frappa, una bugia , un cencio, una meraviglias  o un fiocchetto?  perchè  regione che vai nome che dai al simbolo più italiano del carnevale ma sull'impasto da friggere sembrano essere tutti d’accordo: farina, burro, vino o liquore .
Chi avrà rinunciato a due castagnole ripiene o meno di crema morbidosa?
E a un bombolone fritto?

Come ogni tradizione vuole anche il Carnevale ha le sue.

E’ toscano e pare risalga al '400. Si chiama * berlingozzo*: è simile a un ciambellone secco e lo si consuma il giovedì grasso.

Simili alle tradizionali frittelle, contengono però frutta secca e candita,  sono le  * fritole venexiane*.Nel Medioevo venivano prodotte esclusivamente dai "fritolari", gente che sapeva il fatto suo. 

Dalle  Marche, arrivano gli * scroccafusi *.  Il nome  ricorda il suono che producono mentre si addentano. La leggenda vuole che quando la cuoca li prepara, nessuno  possa entrare in cucina:pena la mal riuscita del dolcetto.

E fuori confine?
In Gran Bretagna, per esempio,  il martedì grasso si festeggia proprio il pancake day. In questo giorno  le massaie corrono fino in Chiesa con una padella   in mano che ne contenga uno: vince chi lo fa girare più volte, senza rovesciarlo a terra.

In Germania, maestri per i dolci, relegano al Carnevale un semplice krapfen molto ma molto ben fritto e ripieno rigorosamente di marmellata.

In Belgio, si celebra il pre-quaresima mangiando * smoutebollen *, cioè frittelle di mele ripiene di frutta. Vengono preparate nelle bancarelle in strada  e  servite con una spolverata di zucchero a velo.

Nei Paesi Nordici  si mangia la * semla * , una sorta di grande bignè di grano  farcito con un impasto di latte e di mandorle e poi ricoperto di panna montata.


Nella Repubblica Ceca,  il periodo di Carnevale si chiama  "Masopust" , ovvero "addio alla carne". Per questo, il piatto tipico è il maiale arrosto servito con crauti, accompagnato da birra e vodka.

E ancora più lontano?






























A quale fra queste leccornie tradizionali e culturali rinuncereste volentieri e a quali invece direste * colesterolo, trigliceridi, ciccia…state buoni chè c'ho da gustare?*

 

 

e siamo già in Quaresima...

 
 
 

* l'ordine fa la libertà. il disordine fa la schiavitù.*

Post n°557 pubblicato il 24 Febbraio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Lo diceva un tale Charles Péguy .
Lo sosteneva la mamma entrando in camera mia.
E' certa la mia collega che sulla scrivania anche la foto nella cornice è sempre allo stesso posto, con la stessa inclinazione, alla stessa distanza tra il porta penne e il monitor.
Ne ha fatto la filosofia di vita la mia amica tant'è che entrando in casa sua ti prende un groppo in gola:  ti pare di avventurarti in un ambiente asettico in cui non c'è traccia di quel molle passaggio di vita umana.

Ci hanno disquisito psicologi e psicanalisti perché nel disordine si manifesta l'incapacità di prendere decisioni nè  di assumersi le proprie responsabilità: un modo per  evitare di guardarsi dentro o,  forse,  un meccanismo di difesa.

Eppure, a pensarci bene, tutto è nato dal caos. Un grande caos, fertile e naturale.

Una serie di ricerche scientifiche avrebbero rivalutato non poco il disordine.

Perché oltre a farci sentire  così:



































Parrebbe che l'ordine non sempre sia sintomo di libertà e di controllo delle cose, anzi spesso chi esagera nel riordinare si crea stress inutili.
Per esempio i post-it sul tavolo o appesi all’anta del frigo come promemoria, farebbero aumentare l’ansia perché saremmo invitati inconsciamente a buttarci l’occhio ogni pochi minuti.

Sembrerebbe che gli  ordinati senza sgarro ,  nella fretta del far ordine e con l'ansia che qualcosa "stagioni" sul tavolo, mettessero  via tutto, l’utile , l’ inutile e il necessario.

Addirittura, si dice che per l’ordinato cronico non ci sia nelle sue giornate,  scandite da abitudini precise,  spazio per gli impegni inaspettati e  gli imprevisti che resettano la routine.
Un piccolo grande  guaio perché lasciarsi aperta la possibilità di improvvisare è di vitale importanza oltre che di vitale gioia.

Insomma: disordinati e felici  potrebbe essere una frase  vera.

Chissà voi, se nelle vostre cose, fra le vostre carte,  vi sentite disordinati e felici o ordinati e felici…

 

 

 
 
 

l'Italia si è (s)fatta?

Post n°556 pubblicato il 21 Febbraio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Questi i dati:

3,4 miliardi da restituire in tempi strettissimi è l'ultimatum che l'Europa ci chiede.
Una manovrina normale per uno Stato che s'è atteggiato negli anni a potente nazione e intanto ha saputo svendere al miglior offerente le sue ricchezze e il suo prestigio. Una manovrina che peserà, eccome se peserà, eccome se la sentiremo, noi gente comune.

Un PD che monopolizza le testate di ogni tg : scissione o non scissione: questo è il problema!In fondo che ce ne frega di avere un partito in più: deteniamo il record mondiale in fatto di fazioni politiche che poi, fossero fazioni! Invece spesso diventano patetiche coalizioni per una spicciolata di voti in più che poi, puntualmente, vengono ignorati. Perché in questa democrazia (?) il volere dell'elettorato non fa testo, già da anni, ormai.

Roma non ha pace, anche lei da anni ormai:  la Raggi , giustamente o ingiustamente, è nel mirino: combina guai,  non fa niente e sbaglia tutto, anche a respirare e le polemiche vanno a nozze.

I tassisti? Quelli scioperano da 6 giorni. E come se non bastasse anche gli ambulanti sono sul piede di guerra.
Non sono civili le bombe di carta e neppure il tirapugni , men che meno le cariche fra forze dell'ordine e scioperanti che lasciano sul campo di battaglia qualche ferito.

E che dire delle mediazioni che il governo tenta con Alitalia, ex compagnia di bandiera, peraltro già in parte svenduta?

Ci mettiamo pure la buona scuola?

Aggiungiamo che di sanità si rischia di morire?

Rincariamo con gli atti di vandalismo? Ultimo l’aver appiccato il fuoco alle palme, decorazione  controversa, in Piazza Duomo a Milano
.

Ricordiamo il numero di aziende o esercizi commerciali  che chiudono?

O di banche che, fallendo,  hanno messo sul lastrico azionisti e piccoli azionisti?



















La nostra bella Italia è risultata peggiore della Malesia.

L’Italia si è (s)fatta  e gli italiani ?


In mezzo a questo ambaradan mi chiedo e vi chiedo , come l’araba fenice,  questa cara nostra vecchia Italia si risolleverà un giorno e se sì  da che ripartirà ?

 

 
 
 

vintage, che passione!

Post n°555 pubblicato il 19 Febbraio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Un compagno di vita, lo smartphone in generale,  irrinunciabile che  poi ci riduce così:

 


 
























Si stima che in media gli italiani trascorrono 6 ore al giorno allo smartphone: una trentina di minuti li dedicano a telefonate, il resto del tempo stanno connessi a Internet e su WhatsApp.

Si dice che siano solo i giovani a non vivere disconnessi.

Se siamo onesti con noi stessi ci rendiamo conto che molti di noi adulti predichiamo bene, razzoliamo male e quel che è peggio puntiamo il dito ma non diamo certo il buon esempio.

Era settembre del 2000 quando la Nokia, finlandese, lanciava sul mercato questo:

































Ve lo ricordate?
Era il Nokia 3310: indistruttibile, intuitivo, compatto, con lo schermo in bianco e nero.
Ci stava in qualsiasi tasca e  teneva la carica per quasi una settimana.
Venne considerato uno status symbol per quell'epoca tant'è che si vendettero 100 milioni di telefonini.
 Aveva la sveglia, la calcolatrice e le suonerie personalizzate.
Non si collegava a Internet.


Per la serie, Vintage, che passione!,  il 26 febbraio verrà presentato a Barcellona il nuovo, appena appena rivisitato,  NoKia 3310 -2017.
Non farà concorrenza ai super tecnologici smartphone di oggi.
Servirà solo per telefonare, mandare messaggi e poco altro.
Assomiglierà tremendamente al suo progenitore anche se  non sarà proprio compatto, dicono, però avrà 22 ore di chiamate di fila, il lettore mp3 e Snake, il giochino che ha fatto epoca.

Per 59 euro, così costa, sareste disposti a rinunciare a Internet, App. varie&eventuali, videocamera, WhatsApp e ritornare al passato usando un Nokia 3310, versione 2017?

                                                          ... sinceri, eh!

 

 
 
 

da *Sanremo*, *Indietro Tutta*...

Post n°554 pubblicato il 12 Febbraio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

…fino al 1° gennaio 1977 quando andò in onda per l’ultima volta



























7261 è il numero di volte che è entrato nelle case degli italiani : nasceva infatti  il 3 febbraio 1957.
Non veniva il trasmesso 2 novembre e il venerdì santo ed ebbe alcune brevi interruzioni come ad esempio per la morte  di Papa Giovanni XXIII e per la strage di Piazza Fontana.
Luciano Emmer ne è considerato l'inventore.
Alla sua realizzazione parteciparono nomi del calibro di Totò, Macario, Gassman, Dario Fo, Mina, Ernesto Calindri, Nino Manfredi, Virna Lisi,  Bramieri, Vianello.

10 minuti di sketch e siparietti, un linguaggio veloce e immediato e la réclame erano  un appuntamento innovativo  che teneva attaccati agli schermi in bianco e nero prima, a colori poi,  quasi 19milioni di italiani.

Sulle note di una tarantella, Carosello abbracciò 20 anni di Storia italiana.

Non era un programma, era un'istituzione.
Impossibile da riproporre in tempi attuali e mai abbastanza rimpianta  tant'è che ancora oggi, a sessant'anni dalla sua nascita sull' allora unico  canale televisivo, il Programma Nazionale, battute, filastrocche e immagini sono restate nella memoria collettiva.

Chi non ricorda l'uomo in ammollo per anni e  un distinto Calindri seduto a un tavolo fra traffico (???)  di una grande città  a sorseggiare un amaro per combattere "il logorio della vita moderna" ?

 E che dire delle frasi epocali come:

"Ma cosa mi dici mai."

                                  "E che c'ho scritto Jo Condor?
                                                                                                  

                                                                             " Omsa, che gambe!"   

                       "Tutti ce l'hanno con me perché sono piccolo e nero... è un'ingiustizia però.                                                                                     

Chi non ha canticchiato ritornelli  come :           

Voglio la caramella che mi piace tanto e che fa Du-du-du-du-du-du- du-du-du-Dufour"

  Brava brava Mariarosa ogni cosa sai far tu, qui la vita è sempre rosa..."

 

O saltato sul lettone  al ritmo di:

Bidibodibù-Bidibodibù

O ancora
I piatti-ti, i piatti-ti, con Nelsen Piatti li vuol lavare lui."

Che altre gag vi vengono in mente e aggiungereste?

… e dopo Carosello tutti a nanna!



 
 
 

noi che...

Post n°553 pubblicato il 10 Febbraio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 
Tag: sanremo, tv

 

... un  Medico in Famiglia  non ce l'abbiamo, ma abbiamo un  Grande Fratello


...  Ballando con le Stelle  ci par d'essere A un passo dal cielo e già  S'è fatta notte...


… superiamo tante prove: anche la  Prova del Cuoco


 ... facciamo il   Passaparola   per chiedere   Chi l'ha visto? ...


 ... vorremmo dirgli  * fatti  Gli Affari Tuoi  * e intanto gli facciamo il   Quarto Grado ...


… abbondiamo di   Amici   e se per caso  ne perdiamo qualcuno guardiamo oltre  e diciamo   Avanti un Altro!


 ... se troviamo nella cassetta delle lettere una busta corriamo  Porta a Porta per dire entusiasti:  * C'è  Posta per Te * ...


... vorremmo fare il  Colpo Grosso  della nostra vita, perchè  Chi -non- vorrebbe Essere Milionario?  ma non abbiamo lo zio d'America che ci lascia   L'eredità ...


... sulL'Isola dei Famosi   non ci siamo mai stati perchè siamo  Uomini e Donne   normali...


… non facciamo gli auguri di onomastico a Remo ma sappiamo tutto di   Sanremo ...

 

… interrogandoci  sul   Senso della Vita  ci chiediamo che senso abbia continuare a proporlo.



























Scommettiamo che
...

l'anno prossimo non faremo Piazza Pulita di canzoni che non sono canzoni e saremo ancora a s_ parlare della futura 68esima edizione che monopolizza l’Italia tutta?



 
 
 

questione di aplomb

Post n°552 pubblicato il 05 Febbraio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 
Tag: -anta, donne

Così la pensano duemila inglesi che hanno partecipato a un'indagine sulle abitudini di vita femminili e su come vedono le donne che stanno entrando o che sono già entrate negli       –anta,   quando cioè bisogna rassegnarsi che non si ha più l’età per...





















C'avranno azzeccato ' sti britannici o il loro aplomb ha cannato di brutto?

 Voi,  Signore e Signori,  che ne pensate?

Aggiungereste qualche altro consiglio o togliereste qualcuno di questi suggerimenti?




 
 
 

paradossal_mente

Post n°551 pubblicato il 03 Febbraio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

* Ridere fino a piangere. *

* Ti lascio perchè ti amo troppo. *

 

Che belli i paradossi, dicono tutto e negano tutto.


 

 



























Sei lì, con le stagnole in testa che colorano non solo le ciocche di capelli, ma anche i pensieri e intanto sfogli pagine colorate e leggi  di ricette, butti l’occhio sulle ultime tendenze moda, ti appassionano certe mete di viaggi lontani ma quel titolo in grande ti intriga.

Dieci modi per vivere bene, anzi meglio.

E ti soffermi.

E' un elenco lunghissimo in cui tutto ciò che sa di niente fa bene.

Tutto quello che è irrealizzabile fa meglio.

Lo stress fa male, la calma fa bene,

i cibi saporiti portano alla tomba, quelli biologici danno gusto alla nostra vita,

la sedentarietà arrugginisce...

... verissimo.

...  e non solo il nostro corpo.

L'aria fa bene, i muscoli si tonificano e l'umore trova giovamento.

Se poi l'aria è respirabile fa meglio.

Suvvia, evitiamo l'auto e prendiamo la bici!

 

Nell'altra facciata a tutto colore e a tutta pagina la foto di un macchinone.

Di ecologico non aveva neanche la plastica della cornice dello specchietto.

Accessoriato di tutto,  anche di quello che non serve.

In grassetto la scritta:

concediti il privilegio di vivere bene, te lo meriti!

 

Paradossalmente il concetto è lo stesso: vivere bene.

Non neghiamocelo questo privilegio!

 

Perchè a noi  vivere ci piace da morire...

 Cosa serve, secondo voi, per vivere bene?

 
 
 

machissenefrega se ...

Post n°550 pubblicato il 01 Febbraio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 
Tag: gossip

... Belen è  innamorata pazza di  Iannone;

... De Marino è in vacanza esotica con la collega;

... un quarto figlio è in arrivo per Michelle  Hunziker;

... Lapo Elkan dice addio ai social e chiude il suo profilo Istagram;

.
.. Rocco Siffredi torna sul set insieme a Malena e invece Trentalance lascia il cinema.

 

Tutti ce ne freghiamo.

Lo sosteniamo convinti  e siamo pronti a giurare che noi  ,   non leggiamo di queste chicche, però riconosciamo che una sbirciatina una tantum è quasi un rito collettivo.

Tutti con il      contro 'ste news però i fatti degli altri ci interessano a volte più dei nostri.

Eppure il


















 

Strana 'sta cosa, perché se il gossip non avesse un pubblico così vasto di lettori nessun editore di settimanali spenderebbe tempo e soldi e pagine per pubblicare ciò che non viene letto.

 C'è chi dice che il pettegolezzo sia l’oppio dell’oppresso e che il gossip di oggi  sarà la notizia di domani.

Voi che ne pensate?

 

 

 
 
 
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