Creato da e_d_e_l_w_e_i_s_s il 16/06/2012

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Cose a Caso

 

le " rosse " : costose, fastidiose, ingombranti

Post n°583 pubblicato il 23 Maggio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Si infilano fastidiosamente ovunque, puntualmente escono dal portafogli e per quanto piccole siano risultano ingombranti.

Nessuno le vuole.
Nemmeno i distributori automatici e neppure i parchimetri.





























Dal 2002 ad oggi sono stati coniati circa 46 miliardi in euro di monete da uno e due centesimi che tradotto in unità equivalerebbe a oltre 6 miliardi di cerchiolini metallici.

Una montagna di ferro che tutta insieme pesa più della Costa Concordia e che impilando un centesimo sull’altro otterremmo una torre alta 76 mila chilometri cioè la circonferenza della Terra nel suo punto più largo.

Ma il peso dei centesimi è anche economico:  costano un'enormità
Per ogni moneta da 1 centesimo il conio dello Stato spende 4,5 centesimi mentre per ogni moneta da due centesimi il prezzo da pagare è 5,2 centesimi.

Irlanda, Belgio e Finlandia hanno già detto addio alle piccole monetine rosse già da tempo arrotondando i prezzi ai più vicini 5 centesimi.
E dal 2018 potrebbe essere il turno dell’Italia grazie a un emendamento alla manovra-bis.

Qualcuno sostiene che il risparmio annuo sarà di circa 20 milioni.

Qualcun altro dice che gli arrotondamenti saranno sempre per eccesso, mai per difetto, per cui centesimo oggi, centesimo domani , a risparmiare non sarà il consumatore.



Voi che ne pensate?

 Sarà un effettivo risparmio per il cittadino o la " centesima " buggerata?


 

 
 
 

quando il gioco si fa duro...

Post n°582 pubblicato il 21 Maggio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

... i duri non giocano.

Che sia bufala come alcuni sosterrebbero,  o realtà come alcuni fatti documenterebbero, poco cambia ormai.

Si chiama car surfing pare sia nato intorno agli anni '80, ma sembra essere la moda del momento tra i giovanissimi di tutto il mondo.
La traduzione è immediata: surf sull'auto. 


La rete  pullula di fotografie e di video di automobili che appaiono lanciate a tutta velocità su strada con ragazzi a braccia allargate e  in piedi sul cofano o sulla cappotta : mimano il  cavalcare  dell’ onda.
Proprio questo gioco è la causa di un incidente di qualche giorno fa a Rovigo in cui  un ragazzo di 19 anni ha perso l’equilibrio volando giù dal cofano dell’auto in corsa ed è stato travolto dall'automobile di un amico.
Si dice che stava cimentandosi in questo gioco per dar dimostrazione del suo coraggio. Versa in gravi condizioni.
Non è il primo non sarà l'ultimo.


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Si chiama Blue Whale Challenge, arriva dalla Russia ma spopola ottenendo vari adepti giovanissimi in tutto il mondo.
Letteralmente significa la sfida della Balena Blu e prevede che i partecipanti svolgano una serie di azioni, 50 per la precisione e una al giorno.
Un rituale tutto elencato in Rete e scaricabile con app. : le prime azioni sono molto semplici e innocue, poi, pian piano,  evolvono in gesti e comportamenti che portano all’odio per la vita e per se stessi.
Ascoltano musica triste, praticano autolesionismo, fino all’epilogo estremo.
Stando ai numeri, le morti suicide sono a quota 150: adolescente più, adolescente meno…un orrore!

Qualche giorno fa a Pescara una 13enne è stata "salvata" perchè s'era  sentita male a scuola.
Le sue condizioni non erano affatto buone e sulle sue braccia hanno trovato tagli .
Lei avrebbe dovuto compiere l'ultimo gesto, quello fatale, mercoledì prossimo.
Avrebbe dovuto buttarsi
dall’ottavo piano: la roulette della follia virtuale aveva deciso questo.






























Non sono giochi, come quelli che comunemente intendiamo ed è allucinante che vengano considerati tali.
Perché di ludico non c'è nulla.
C’è piuttosto la sfida che gli adolescenti fanno con la morte.

Inutile colpevolizzare i ragazzini.
Ridicolo solo pensare a gioventù bruciata.
O dire *ai miei tempi…*

Piuttosto le famiglie dove stanno quando non s'accorgono del disagio dei propri figli?
50 giorni non passano così velocemente perché un genitore possa giustificarsi con un * non me n’ero accorto.*


E ancora: la rete offre, ma offre anche insidie.
Ecco, forse sarò antica, forse anacronista, ma mi chiedo per quale motivo in rete possano venire postati impunemente foto, video, programmi e app  e nessun organo di controllo si attivi non solo a oscurare tali orrori , ma a denunciare e punire coloro che li pubblicano.

 

 
 
 

come siamo umani, noi ...

Post n°581 pubblicato il 19 Maggio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Ci fanno sorridere e anche vergognare.
Qualcuno arrossisce, qualcun altro sprofonderebbe.
Eppure ci rendono così umani e spontanei perché non sono mai intenzionali.
Non ci piace farle e spesso nell’esasperato quanto maldestro tentativo di ovviarle rincariamo la dose.
A poco serve ripetersi: prima di parlare, pensaci,  perché negli anni di figuracce  se ne fanno parecchie.
Molte si perdono nei meandri della memoria, altre si ricordano con benevolenza, alcune con imbarazzo.

Ne parlavamo fra di noi.
Quello ricorda la volta in cui mandò un sms tra l’osè e l’erotico a Marina, la sua collega, e non a
Mar t ina perché il contatto sulla rubrica del cell. stava un posto sotto e nella fretta refuso fu.
Lei  alle casse automatiche con una fila chilometrica scoprì che la transazione non gli era consentita e dovette lasciare lì il mucchio di acquisti.
A lui viene in mente una riunione importante  di  un lavoro importante con gente importante e il suo russare così sonoro che il relatore si fermò. Aprendo gli occhi all’improvviso, un numero imprecisato di occhi lo fissavano in silenzio.
Quella non ce la fa dimenticare l' imbarazzo in palestra quando, dentro in doccia, realizzò che di essersi dimenticata nel borsone l'asciugamano.

Io?
La feci tempo fa a una festa di compleanno di mia figlia.
Quando suonarono alla porta, mi trovai davanti una signora che disse:
"Sono venuta a prendere *Maria*"
 e io : " *Mariaaa!*  la nonna è venuta a prenderti" .

Da dietro sentii una voce piatta, ferma e scocciata. * Non sono la nonna, sono la mamma*




























Avessi potuto mi sarei fatta più piccola dei bimbi che intenti e spensierati stavano giocando.
Volevo porre rimedio dicendo che la vivacità dei giochi mi aveva offuscato la mente e la  vista, ma ebbi la decenza di stare zitta e abbozzai un sorriso orrendo di circostanza o forse di scusa.

Da allora, mai più provai a dare l’età a chicchessia.

Voi come state a figuracce?

Ne ricordate una in particolare, se mai l’avete fatta?


E se sì, vi va di raccontarla?

 
 
 

umanità, dove sei finita?

Post n°579 pubblicato il 14 Maggio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Loro,  4, 8, 20 anni, dormivano in un camper a Roma in zona Centocelle.

Erano Rom.
 
E' stata lanciata una bottiglia incendiaria e la loro casa è diventata così:













Loro sono morte carbonizzate.
La giustizia farà il suo corso ma non è l' atto criminale, ingiustificabile, terrificante su cui mi soffermo e mi concentro.

Il giorno dopo qualcuno porta dei fiori sul luogo del rogo.
Qualcun altro posteggia così :


























schiacciando i fiori deposti in ricordo delle tre vittime Rom.

Il web insorge.


Qualcun altro, a proposito di muri, si esprime così:










































Già questo basterebbe per dire che abbiamo toccato il fondo e che questi comportamenti sono uno sfregio al genere umano.
Fra i vari commenti riportati da testate giornalistiche, leggo questo:

Smettiamola di fingere commozione e sdegno politicamente corretti.
Prendiamo invece atto, amaramente, una volta per tutte, che i cosiddetti zingari non sono visti dalla stragrande maggioranza della popolazione europea come nostri simili, ma come nostri parassiti. Se poi al parassitismo si accoppia l'attivita' criminale cui la stragrande maggioranza dei cosiddetti zingari si dedica con tale passione fino a trasformarla in "stile di vita", l'indifferenza verso queste persone e la loro esistenza diventa, soprattutto per chi ne ha subito i crimini, autentico odio.




Se non fossero state Rom ma ragazzine italiane, francesi, tedesche, inglesi, americane, cinesi  avremmo visto lo stesso degrado umano?

Fa bene la commentatrice a sostenere che siamo un popolo di buonisti, perbenisti e benpensanti che fingiamo commozione quando in buona sostanza non ce ne frega poi tanto.. perché sono zingari?


 
 
 

fette di torta tutte uguali o di serie A e di serie B?

Post n°578 pubblicato il 10 Maggio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

I figli riempiono una vita, diventano il centro di tutto:
delle emozioni, dell'amore, della dedizione.
Quando sono piccoli sono una continua scoperta,
via via che i loro occhi e la loro mente si aprono alla vita.
Dipendono completamente da noi,
e ci rendiamo conto che solo le nostre cure permettono loro di vivere, di esprimersi
e di svilupparsi.
Man mano che crescono rappresentano un susseguirsi di gioie, di ansie, di soddisfazioni, di preoccupazioni, di momenti felici.
I sacrifici fatti per loro non hanno peso.

P. Angela e L. Pinna

 

 

E così è per chi di noi è genitore. Così è stato per i nostri genitori quando noi eravamo figli . Così fu per i genitori dei nostri genitori quando loro, ormai canuti, erano bambini.
Così è la vita.




























E spiace quando stamattina lei  diceva: * Mah, io sono sempre stata la figlia di serie B: quando eravamo bimbi veniva sempre prima mia sorella, la loro principessa, poi mio fratello , l’ometto di casa e poi pensavano a me. Ma alla fine mi hanno fatto un regalo enorme: sono cresciuta in fretta.*

Quella diceva: * Sai, a volte anche a me pare di fare preferenze fra i miei: vuoi perché uno è autonomo e sveglissimo, vuoi perché l’altro è fragile o probabilmente sono io a considerarlo così. Non lo faccio con cattiveria. Ne ho parlato  con uno psicologo che mi ha tranquillizzata dicendo che è normale. *

Rispondeva lui : * Sei brava a riconoscere questo, sai...perchè nessun genitore ammette di avere un figlio preferito. Molti si raccontano b@lle da soli.*

Io? Ascoltavo tra l'interdetta e l'esterrefatta.

Non mi ci ritrovavo affatto, né come figlia, allora e ora,  né  come mamma, adesso.

Comunque la curiosità di fronte a queste chicche di vita è rimasta.
Mi sono rivolta a San Google perché se lo dice Internet e pure la scienza...

Ebbene, l'ennesima conferma arriverebbe da uno studio trasversale iniziato nel 1989 da sociologi  dell'Università della California e condotto su un campione piuttosto vasto di figli e di rispettivi genitori seguiti per tre anni.
Risultati alla mano: più del 70% dei genitori avrebbe confessato di avere un trattamento preferenziale nei confronti di uno dei figli.

Per cui,  parrebbe che sì, nell'inconscio di un genitore ci sia il figlio di serie A e il figlio o i figli di serie B.
Per una corrente di psicologi il podio andrebbe al primogenito su cui si concentrerebbero tutte le aspettative e i sogni e sarebbe considerato il più intelligente ; per un'altra fetta di psicoterapeuti,  invece,  il secondogenito o l’ultimo nato sarebbe il figlio prediletto, il più piccolo, il più coccolo, talvolta voluto e altre non cercato e se la caverebbe meglio nella vita perché meno protetto.


Voi, come genitori, se lo siete,  e come figli , allora e oggi , pensate che l’amore di una mamma e di un papà verso i figli  si divida come le fette di una torta, cioè tutte uguali?

O invece pensate che la serie A e la serie B non esista solo nel calcio?

 
 
 

fare arte o imbrattare?

Post n°577 pubblicato il 07 Maggio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

La strada osserva. La strada governa [...]
La rivoluzione avviene quando la strada entra nel museo e il museo si trasferisce nella strada.
Chi sopravvive alla strada governa il mondo.
Paulo von Vacano

 

Street art  è riferito a quelle forme di arte che si manifestano in luoghi pubblici, spesso senza esplicito permesso e con le tecniche  più disparate perché ogni artista che pratica l'arte di strada ha le proprie motivazioni personali.
Per alcuni di loro è una forma di critica verso la società e la politica.
Altri più semplicemente vedono le città come luogo in cui potersi esprimere liberamente.

L'arte di strada offre la possibilità di avere un pubblico potenzialmente vastissimo, molto maggiore di quello che entrerebbe in una tradizionale galleria d'arte.

 


























Il termine si avvale di più tecniche dalle vernici, ai graffiti  fino alle bombolette spray.

Ha varie accezioni e non è chiaro il confine fra fare arte o insudiciare e deturpare i muri.

Tant'è che l'articolo 639 recita(va) così: 

                          può essere correttamente qualificato come «imbrattamento»,
                                                 l’azione che consiste
nell’insudiciamento,      
                                   prodotto con qualsiasi mezzo ed in qualsiasi modo idoneo,
                                                                    della cosa altrui .


Era più o meno il 2009 quando uno  street artist,  Manu Invisible,  finì davanti alla corte di Cassazione per aver appunto dato libero sfogo alla sua creatività a Milano in luogo pubblico.
Venne poi  assolto  a formula piena per mancanza di reato  segnando un precedente in Italia riguardo al riconoscimento artistico della street art . E oggi a un anno dalla sentenza  secondo cui non si tratta di apprezzare il valore artistico o meno dell'opera e di dare ad essa un inammissibile giudizio di valore, ma soltanto di considerare che a una tale condotta è applicabile la recentissima causa di non punibilità" gli viene dedicato un murales immenso.

Questo: per cui il "reato di imbrattamento" si è trasformato in "reato di espressione"

 

L'arte urbana italiana ha raggiunto una notorietà europea nei primi anni 2000.

Da allora vi è stato un continuo crescendo di mostre ed eventi tematici, da Milano a Bologna fino a Roma dove, oltre alla mostra permanente,  si affiancheranno da oggi fino  ad ottobre altre espressioni di arte urbana: Cross the street, l’hanno chiamata.

Occasioni per gli artisti di farsi conoscere e per il pubblico non pagante di ammirare. Criticare. Dissentire. 

E voi come giudicate l’arte di strada?  Pensate che sia fare arte o imbrattare?

 

 
 
 

sì, pronto?!

Post n°576 pubblicato il 05 Maggio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s

* Buonasera, sono Amelia della XYZ, parlo con la famiglia Rossi ?*

























In Italia ci lavorano 80.000 persone, più della metà sono donne.
Se fino al 2008 il 70%  dei lavoratori era under 35 e un terzo era rappresentato da studenti,  oggi gli over 40 sono il 34% e al posto degli studenti ci sono i laureati.

20.000 persone non hanno contratti e retribuzioni in regola quindi sono pagati in nero o con voucher  e hanno  contratti a tempo parziale pur essendo impiegati full time, domeniche comprese.

I più fortunati percepiscono una paga che oscilla fra i 600 e gli 800 euro al mese.


Riceviamo così tante telefonate con proposte di servizi e abbonamenti che  un’associazione di categoria avrebbe  ammesso che si sta esagerando.

Pare che 1.000.000  di italiani sia  iscritto al Registro delle Opposizioni un elenco inutile di chi esprime la volontà di non ricevere telefonate indesiderate.


A chi di noi non è accaduto almeno un centinaio di volte di ricevere negli orari più disparati telefonate di vendita?



C'è chi taglia corto. Più o meno educatamente.
Chi manco ascolta e riattacca.
C'è anche chi risponde così:



                                                   



Un tipo mi raccontava che, in un momento particolare della sua vita, è restato al telefono, confidandosi con l'operatrice, perfetta sconosciuta,  per quasi un'ora e che  chiudendo la comunicazione , senza acquistare nulla, si è sentito meglio.


E voi di fronte alle televendite dei più svariati servizi come vi comportate?

 
 
 

ogni bel gioco dura poco?

Post n°574 pubblicato il 04 Maggio 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Anche no, parrebbe.

Era il 2011 quando Antena 3, una delle più importanti emittenti spagnole, trasmetteva Il Segreto.
In Italia sbarcherà a giugno del 2013 su Canale 5, il pomeriggio,  ma anche in prima serata.
Gli episodi durano circa un'ora ed hanno uno share elevatissimo tant’è che siamo a quota settima edizione mentre l’ottava è in programmazione.
Il numero delle puntate mandate in onda ad oggi è millequattocentottantaquattro.

Siamo ancora molto lontani dalle più 3.300 di Cento Vetrine e distanti anni luce dalle oltre 7.700 di Beautiful.
Il leit motiv è lo stesso: intrallazzi amorosi, colpi di scena, drammi che si susseguono e lieti fini che si rincorrono, personaggi che vanno, vengono e ritornano, muoiono e rivivono.

Bravi gli sceneggiatori e gli autori che negli anni hanno dato prova di fantasia e inventiva se non altro per la costruzione di dialoghi  e tenaci gli attori che sul set hanno provato e riprovato per giorni, mesi e anni.


Per qualcuno, grazie appunto alla cadenza giornaliera con cui vengono proposte,  saltare un appuntamento significa perdere parti fondamentali dell'intreccio narrativo.

Per altri, stagione dopo stagione, episodio dopo episodio, giorno dopo giorno la soap opera diventa soporifera più di una camomilla. Noiosa. Ripetitiva. Sempre uguale a se stessa.

























Posto che nessuno di noi segua o abbia seguito una sola puntata di una qualsiasi soap opera e posto anche che i numeri a quattro cifre parlino chiaro testimoniando un indubbio successo di trame viste, riviste e rivisitate,  secondo voi cos' è che tiene avvinghiato lo spettatore a queste infiniti e poco originali copioni ?

 

 
 
 

legalizziamo sì ? no ? ni ?

Post n°573 pubblicato il 28 Aprile 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Un mondo senza droghe è un'illusione, per questo va legalizzata
B. Della Vedova

Non conosco drogati felici
L. Pace

Con le droghe non si può essere permissivi
M. Matzuzzi

Non proibizioni ma responsabilità
G. Battistuzzi

La canna è come l’articolo 18, irrilevante
R. Ruggeri

 

 

 

 

Sbarcata alla Camera lo scorso luglio , è subito stato rispedita in Commissione: si tratta della proposta di legge , 3295, sulla legalizzazione della cannabis.
Si articola in pochi punti essenziali.
* è consentita solo ai maggiorenni la detenzione di 5 g.; in casa la soglia si alza fino a 15 g. * è vietato fumarla in luoghi pubblici;
* si possono coltivare per uso personale fino a 5 piante di cannabis, comunicandolo all'ufficio preposto.
* lo spaccio sarà ancora reato. Ma la legge dà il via libera ai cosiddetti cannabis social club, locali dedicati alla coltivazione e alla vendita della cannabis.


La nuova legge consente, previa prescrizione medica il suo consumo per uso terapeutico di qualsiasi patologia legata al dolore laddove i farmaci si sono rivelati inefficaci.

Sta il fatto che se fino allo scorso anno la si importava dall’Olanda, con il nuovo anno è cominciata la distribuzione della cannabis prodotta in Italia dallo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze autorizzato coltivarla a scopo di ricerca e produzione.
Ad oggi  sono 12 sono dodici le regioni che hanno legalizzato l’uso della cannabis terapeutica : Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Friuli-, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto.

 

In caso diventasse legge, lo Stato destinerà il 5% del ricavato al finanziamento dei progetti del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga.






















E intanto che se ne discute, a Bari il giudice assolve - perché il fatto non sussiste - un 30enne trovato con 60 grammi di marijuana. Lui, il tabaccaio, è di fede 'rastafariana' e a  casa sua c’è una stanza  con tanto di giradischi  e  musica 'rasta' e dove fuma la canna proprio per meditare.

A Milano, qualche giorno fa , i radicali regalavano semi di marijuana ai passanti: "Piantateli" esortavano.


Sono molti i pro e altrettanti i contro circa la legalizzazione della cannabis.
Anche per scopo terapeutico.


Voi che ne pensate?

Favorevoli alla legalizzazione sì, sempre e comunque, propensi solo a renderla legale per scopi medici o contrari del tutto e senza dubbio di sorta? 

 

 

 
 
 

Roma caput

Post n°572 pubblicato il 25 Aprile 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

























mon
nezza!

E intanto Roma paga profumatamente la puzza dei rifiuti mentre  l’Austria s'arricchisce due volte.
Partirebbero tre container a tenuta stagna alla settimana destinazione Zwentendorf che attraversano le Alpi per milleeduecentochilometri.
 Ogni carico è di circa 700 tonnellate di rifiuti e costa alla collettività  circa  138 euro a tonnellata più le spese di viaggio.
Facendo due conti,   mentre  Roma spende 14.000.000 di euro l'anno in Austria s'illuminano 170.000 case perché i rifiuti  prodotti dai romani  vengono bruciati e convertiti in gas che genera vapore. Il  vapore, incanalato nella vicina centrale elettrica,  si trasforma  in energia che  va ad alimentare i paesini austriaci.

*Ripulire la capitale spedendo i rifiuti a 1000 chilometri di distanza può sembrare un controsenso, ma rientra negli sforzi dell’Unione europea per aiutare le città a ridurre  la quantità di immondizia che finisce nelle discariche.* dicono e continua il direttore della centrale di smaltimento rifiuti della ENV *Non è assurdo: l’alternativa sarebbe continuare a conferire i rifiuti nelle discariche già stracolme e produrre così emissioni di metano con un forte impatto in termini di emissioni di CO2. E’ molto meglio spedirli.*

E non è la prima volta che succede: ricorderete senz'altro l'inceneritore in Germania che bruciava gli ecoballe napoletani.

Di chi sia la colpa, ormai poco importa.
Città che producono più rifiuti di quanti ne possano gestire; controsensi che diventano normalità ecosostenibili ; amministrazioni che non sanno amministrare.

E' proprio vero che il denaro non ha odore... neppure di immondizia...

 

 
 
 

dalle contrade al

Post n°571 pubblicato il 23 Aprile 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

























C'erano donne che invasavano gerani e dalie e si raccontavano di ricette e di fertilizzanti; c'erano uomini che battevano il fante e sorseggiavano qualcosa di alcolico. Qualche bambino tirava il pallone in una porta che era una rete dell’orto non ancora arato.
Si respirava un'aria fresca, ieri, attraversando le contrade  con i fiori che abbellivano i davanzali e  percependo quel ritmo lento che poco aveva a che fare con la frenesia della città.
*Che meraviglia -  diceva lei -  Momenti di condivisione, altro che l’incomunicabilità del mio condominio in cui non sai nulla del tuo dirimpettaio e che dal sì al no sull'androne ci si dica "buongiorno!"...come vorrei vivere così: sentirei meno la solitudine. Quella brutta bestia che ti attanaglia dentro.*

Gli replicava lui: *Un esempio bucolico di cohousing.*

Era il 1964, quando un architetto danese,  Jan Gødmand Høyer,  creò in città la prima comunità di cohousing. L' idea piacque e prese piede nei paesi dell'Europa del nord, poi negli Stati Uniti e in Australia. Passarono anni e anche Inghilterra e Germania ne furono affascinate.
 Da qualche tempo il cohousing sta facendo capolino da noi:  anche le istituzioni pubbliche cominciano a interessarsene.
Si dice che  il cohousing comporti degli indubbi vantaggi sia in termini sociali che collettivi, sia in termini personali per i singoli individui o le singole famiglie.

























Ma che cos'è concretamente il cohousing?

E' una coabitazione solidale  con tante abitazioni private complete di tutti i servizi a cui però si affiancano spazi come palestra, piscina, asili, cucina, lavatrici, asciugatrici, orti, auto  comuni.
In poche parole è un modo di abitare e vivere che unisce l' indipendenza e la privacy della propria abitazione con la possibilità di condividere spazi e servizi di e per tutti.
Lo scopo è  di recuperare la socialità coniugandola con il risparmio.
Parrebbe che buona parte degli interessati abbiano un'età compresa fra i 40 e i 50 anni e siano famiglie con tanta voglia di ritrovare relazioni personali che i tempi moderni rischiano o stanno rischiando  di soffocare.
Una piccola comunità autogestita in cui ogni abitante partecipa direttamente e personalmente alla costruzione del 'villaggio'.
Non esistono geriarchie, né lungaggini burocratiche ma solo spirito di gruppo.

Detta così è un' isola felice il cui motto suonerebbe :

                            la felicità è data soprattutto dal senso di comunità e appartenenza.



Verità o utopia, che ne pensate?

Voi ci vivreste in un cohousing? 

 

 
 
 

sondaggiandoci

Post n°570 pubblicato il 19 Aprile 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Che i sondaggi abbiano sempre o spesso un margine più o meno consistente di errore ci sta.

In due istogrammi l'Huffington Post ritrae l'Italia e le sue paure. Non quelle personali, ovviamente, ma quelle collettive che coinvolgono un po’ tutti.

Restando fra le cose di casa nostra , il sondaggio dice questo:























Uscendo dai confini e guardando allo scenario mondiale, invece, gli italiani la pensano così:

 

 

 

















Vi ci ritrovate in questi dati riportarti qualche giorno fa?

Che aggiungereste,  togliereste o modifichereste?

 

 
 
 

un successo lungo più di 70 anni

Post n°569 pubblicato il 17 Aprile 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Fa parte dei piccoli grandi classici.
Si calcola che siano state vendute oltre 200 milioni di copie nel mondo.
Inizialmente fu scritto in un dialetto  arabo,  hassaniya , sconosciuto ai più  e  parlato nel Sahara del Marocco dove lo scrittore visse per un periodo di tempo.
Subito venne tradotto in inglese e di lì a poco in francese.
Era il 1943.
Un successo lungo 70 anni.
Pagine di favola, di fiaba e di poesia che hanno resistito al tempo e   che sono piaciute così tanto al punto  che "Il Piccolo Principe", capolavoro dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry, è stato tradotto in  300 lingue diventando così il libro più tradotto dopo la Bibbia e il Corano.

 

Per qualcuno è un libro buonista, soporifero,  fuor dal tempo e dalla realtà.
Per altri una raccolta  di chicche che sa di buono e di valori belli.































Voi
, se l'avete letto, ricordate qualche frase particolarmente significativa?


E se invece non l’avete letto fra quelle frasi  che scorrono ce n'è una che più delle altre vi piace e sentite vera?

 

 

 
 
 

Eierbaum

Post n°568 pubblicato il 06 Aprile 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

E' una tradizione antica , probabilmente scandinava, o comunque nordica,  che risale al medioevo.
Inneggiava alla nuova stagione che fiorisce ed era di buon auspicio. 

Per alcuni l’albero di Pasqua è detto anche albero della vita perché rappresenta la Resurrezione di Gesù e la redenzione dell'uomo: in un passo della Genesi, infatti,  sta scritto il Signore Iddio fece germogliare l’albero della vita in mezzo al giardino.

E fu proprio in mezzo al suo giardino che un tale Volker Kraft,  nel 1965,   realizzò il primo Eierbaum, cioè l’ albero pasquale decorato con uova addobbando  un piccolo melo con 18 uova di plastica colorata. Man mano che l'albero  cresceva, Kraft aggiungeva qualche uova utilizzando, per risparmiare, le comuni uova da cucina decorate e colorate. Negli anni i suoi figli, diventati adulti,  ereditarono la stessa passione e oggi l'albero conta oltre 10000 uova che pendono dai suoi rami. Un trionfo di colori.






















L’albero pasquale non ha certo la diffusione dell’albero di Natale.

Quasi volesse togliere lo stantio, arreda di aria nuova.
Di solito non è mai opulento, nè sfarzoso. 
E' un insieme di rami, alcuni li preferiscono di ciliegio gemmati, altri semplicemente secchi e arzigolati. Meglio se di ulivo. Poi la fantasia nel decorarli  fa il resto.

Che l’albero pasquale faccia parte parte di un'usanza pagana o legata alla religione poco conta: l’ Eierbaum rappresenta la primavera e la rinascita.

E di ri_nascita e speranza ne abbiamo bisogno davvero, da nord a sud, da est a ovest, di questi tempi …



























Ci si legge dopo Pasqua.

( Libero permettendo, conto di passare dai Vostri blog .

Ho difficoltà ad entrare nei blog, in tutti.)

 

 
 
 

s_velata

Post n°566 pubblicato il 01 Aprile 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi
ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare;
di lasciar scendere una copertura fin sul petto
e non mostrare loro ornamenti  ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, [..]
E non battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano.
Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare”
  Corano: Sura XXIV An-Nûr

 

L'uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio;
la donna invece è gloria dell'uomo.
E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo;
né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo.
Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza
Bibbia : Prima lettera ai Corinzi  11, 7

 

 

Quando nonna mi portava in Chiesa, vedevo vecchie donne inginocchiate che sgranocchiavano il rosario fra Ave  Maria e Pater Noster e si coprivano il capo con il velo.

- Perché ? -   chiedevo a nonna.
- Perché è bene che le donne stiano a capo velato in presenza di Dio.
Elena, tu sei ancora piccina ma quando riceverai il Corpo di Cristo ne avrai uno bianco di velo e quando ti sposerai te ne regalerò uno di bellissimo, ricamato in pizzo, che scenderà sugli occhi e ti incornicerà il contorno del viso. Sarai pura verso il tuo sposo. -

Quel velo non me lo regalò mai.
E un velo, anche se prezioso e ricamato in pizzo,  non l'avrei mai indossato.


Portare il velo integrale nel nostro Paese non è considerato reato.
In qualche comune  sono state introdotte sanzioni amministrative per chi lo portava.
Francia, Belgio e Canton Ticino hanno approvato il divieto del velo islamico che copre il viso in tutti i luoghi pubblici.





















Oggi, lei , bolognese di adozione e originaria dal  Bangladesh, quel velo non lo voleva più portare. Voleva essere come le altre coetanee. Ma per la cultura islamica della famiglia, il velo era un indumento imprescindibile al punto che la mamma  le ha rasato i capelli, quando ha scoperto che appena fuori casa se lo levava passeggiando per la città a capelli scoperti  e lo rimetteva  prima di rincasare.
Come si è conclusa questa triste faccenda è su tutte le prime pagine.
E non metto parola.

Per molti occidentali il velo, sia anche a viso scoperto,  è un insulto alla donna e alla femminilità.

Per altrettanti musulmani è una regola di vita dettata dal Corano e da ancestrali tradizioni.

… chissà qual  è il confine tra regole religiose, cultura e  ataviche  tradizioni,  o fanatismo primordiale, però…

 

 
 
 

God save the British people!

Post n°565 pubblicato il 30 Marzo 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

E sia fatta la volontà del popolo inglese  che il 23 giugno ha votato  il divorzio da Bruxelles.






















Freedom!, titola a tutta prima pagina il Daily Mail.
Independence Day, esulta la stampa più euroscettica.
Un salto nell'ignoto è invece il titolo di prima pagina del Guardian.

E intanto la sterlina perde quota sul dollaro e sullo yen.

Alcuni economisti ritengono che il  calo della moneta inglese  ha sì favorito le esportazioni del made in Britain, ma ha alzato il costo delle materie prime e fatto salire l'inflazione frenando le spese dei consumatori e rallentando conseguentemente l'economia.
Secondo qualche illustre inglese,  l'uscita dall'Europa è  il peggiore errore della nostra storia dal dopoguerra a oggi.
Per altri  Londra dipenderà da Bruxelles, economicamente parlando.

Ribatte Theresa May:  "I giorni migliori sono davanti a noi, dopo la Brexit" e sottolinea : "Ho scelto di credere nella Gran Bretagna e non si torna indietro."

Risponde Juncker: "Questo è un giorno triste perché i britannici hanno deciso per iscritto di lasciare la Ue, una scelta che rimpiangeranno un giorno ".



Voi che ne pensate?

E' un passo storico, magari pure, potendo,  da copiare?
Uno scivolone  che sbuccerà loro le ginocchia e non solo quelle?

O un'opportunità futura che la Gran Bretagna si regala?


 

 
 
 

la paura non deve spaventarci

Post n°564 pubblicato il 26 Marzo 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Non è un gioco di parole e neppure un ossimoro.
E' una frase a cui ormai  ci siamo abituati: a furia di sentirla ripetere l'abbiamo fatta nostra ed è entrata nelle nostre orecchie e fa parte della nostra vita.

Westminster, Bruxelles, Parigi, Nizza, Berlino: un'Europa scossa dalla paura eppur tenace nel voler accantonare la sensazione di terrore  e perché, ci dicono, mai sia dar prova di essere intimoriti : ne usciremmo perdenti.

Sarebbe una resa alla minaccia del terrorismo, ci dicono, e la paura non deve spaventarci, ci convincono.

Dobbiamo continuare la quotidianità, ci ripetono.

Eppure la paura fa da cornice a qualsiasi manifestazione: ieri a Milano 1.500 agenti, a  Roma, 5.000.
Due città blindate.
Allerta massima,  sforzi ingenti e poderosi per rafforzare la sicurezza.

Un respiro di sollievo quando s'è appreso che nulla è accaduto, che non ci sono stati morti, feriti, scontri, né atti terroristici.

Perché, nonostante le rassicurazioni, oggi convivere con la paura è necessario.

Che tristezza, comunque,  per ogni evento militarizzare le città 24 ore su 24  e anche fossero presidiate  per  365 giorni all'anno  non potremmo impedire l'azione del *lupo solitario* perché il terrorismo oggi agisce in modo imprevedibile.

 

























 


E il dispiego massiccio di  forze militari, in tempi di pace,  per me,  è già una paurosa e immensa sconfitta.

 

 
 
 

dedicato a...

Post n°563 pubblicato il 21 Marzo 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Il 5 febbraio è Nutella World Day; 
il 1° giugno,  la Giornata Mondiale del Latte, voluta dalla Fao;
il 29 settembre si festeggia l’International Coffee Day;
il 25 ottobre il World Pasta Day e  il primo novembre è  la Giornata dei vegani.
E ancora,  con tanto di bacio della mezzanotte, a novembre ad Asti si celebra  Bagna Cauda Day.

Poteva il  21 marzo essere da meno?
Certo che no!

Oggi, convenzionalmente considerato il primo giorno di primavera, oltre ad essere la Giornata mondiale della sindrome di Down e quella della Poesia patrocinata dall’UNESCO, è il giorno dedicato al


 

























in tutti e 34 i Paesi dove la catena del made in Italy è presente, da Dubai a Torino, da San Paolo in Brasile a New York.
Pare che il tiramisù sia il dolce italiano più famoso nel mondo.
Su di lui Clara e Gigi Padovani scrittori e critici gastronomici hanno scritto il libro Tiramisù – Storia, curiosità, interpretazioni del dolce italiano più amato

Pagine farcite di curiosità e di dolcezza, di aneddoti e ricette che hanno rivoluzionato la storia del tiramisù , trovandone le origini tra Gorizia e Udine e non,  come sempre si era ritenuto, a Treviso.

Parrebbe che la prima ricetta risalga agli anni '40 e proposta dal ristorante 'Al Vetturino' di Pieris , Gorizia, sia rimasta segreta per 70 anni . Eccolo:






























I suoi ingredienti sono: crema zabaione, panna montata, pan di Spagna imbevuto al Marsala secco e cacao in polvere.

Negli anni la fantasia del pasticcere o della casalinga ha modificato parte degli ingredienti.
Questa è  la ricetta consacrata dalla tradizione






















Risalirebbe agli anni '50 in quel di Tolmezzo: in teglia e a
base di savoiardi imbevuti nel caffè e crema al mascarpone.


Il successo del dolce avvenne  dopo la seconda guerra mondiale e avvenne per opera, per merito, per determinazione veneta, trevisana precisamente.

Che sia veneto o friulano poco cambia: l'aver saputo accordare, accostare e amalgamare  così gustosamente gli ingredienti che fanno del tiramisù il tiramisù non può conoscere rivalità regionale.

Fra tutti i dolci italiani o regionali  ce n’è uno che più degli altri delizia le vostre papille?

 

 
 
 

è bello se dura poco

Post n°561 pubblicato il 20 Marzo 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Lo scherzo deve mordere come un agnello e non come un cane.
Proverbio

Quelli che sono seri in questioni ridicole saranno ridicoli in questioni serie.
Catone il Censore

Mancando altri mezzi,
non si può conoscere meglio il carattere di un uomo che
nel momento in cui prende a male uno scherzo.
Georg Lichtenberg

Quando fai uno scherzo e qualcuno si fa male, sei andato troppo oltre.
Bobby Farrelly

Scherza coi furbi e mai con gli stupidi.
Proverbio



 

Scherzo: Atto o discorso privo di serietà o di impegno.

Solitamente fare uno scherzo ha come scopo produrre un effetto umoristico o comico prendendosi gioco di qualcuno, bonariamente.

Che sia bello quando dura poco è una verità.

A volte gli scherzi possono essere di dubbio gusto. E allora non è più scherzo.
Altre, ci si trova di fronte una persona che non sa stare allo scherzo. Questione di carattere. E anche in questo caso lo scherzo per quanto simpatico possa essere diventa difficile da gestire.

Questo destinato a Fedez e architettato da le Iene e con la complicità del suo amico e collega J-Ax ha fatto il giro del web:





Qualcuno ci ha riso allegramente, qualche altro ha ravvisato nelle lacrime del rapper semplicemente una montatura plateale e da attore
Certi hanno ritenuto lo scherzo di pessimo gusto, altri, detestando Fedez, hanno applaudito alla sottile tela tesagli con maestria.

 Voi come avete trovato questo  scherzo  antipatico, divertente,
spassoso, esagerato fino ad arrivare alle lacrime?


E in generale  come reagite  agli scherzi:
la buttate in vacca e ci ridete su o vi inalberate impermalosendovi?


... magari  invece  siete voi stessi ideatori di burle simpatiche ai danni dei vostri amici, colleghi, familiari ...

 

 

 
 
 

nessuno scopo di lucro, solo merito e qualità

Post n°560 pubblicato il 17 Marzo 2017 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

 

 

Italian Teacher Prize ha un nome tutto inglese ma è un premio tutto italiano.






















11 mila erano gli insegnanti,  una selezione li ha ridotti a 50 e una giuria nazionale ha poi individuato i 10 finalisti.
Oggi, i 5 premiati.

La miglior insegnante del nostro Paese è  risultata una donna: ha 51 anni e insegna matematica nella scuola secondaria di II grado della sezione ospedaliera degli Spedali Civili di Brescia. Spiega, fa esercizi e interroga ragazzi ricoverati e in reparti non propriamente facili dove «fare lezione significa che la malattia non ti sta togliendo tutto» dice.

Al secondo posto un'altra donna:  un'altra matematica che insegna nella sede carceraria di un istituto alberghiero. I suoi alunni sono adulti detenuti che hanno abbandonato la scuola nella prima adolescenza.

Un bronzo invece va a una docente di Italiano Storia e Geografia che mette a disposizione le sue competenze all’Istituto Penale Minorile di Nisida, l’isola riformatorio di Napoli.  

A un professore di Trieste matematico, fisico, chimico e molto eclettico va un quarto posto. Il suo merito è l’essersi dimostrato sempre pronto a mettersi nei panni degli studenti e stimolarli spiegando i logaritmi e le rette secanti e tangenti con l’uso del corpo, la botanica in mezzo ai boschi, la legge di gravità e i moti rettilinei e circolari sulle piste da sci.

The last but non the least , c’è un quinto posto tutto veneto: lui, non vedente dal 1990, ha rapidamente imparato a servirsi di ausili e strumenti elettronici  e credendo fortemente nei testi multimediali ha appreso autonomamente il linguaggio html. Insegna italiano e latino.

Nessuno scopo di lucro per loro: l’ammontare delle vincite servirà per riqualificare, modernizzare, dare linfa nuova a  ciascuna delle strutture in cui insegnano.

 

Voluto dal Miur, il premio vuole  riconoscere le qualità dei docenti italiani.

Andando indietro negli anni ricordate un vostro insegnante a cui avreste volentierissimo regalato per merito e qualità il podio?

E se sì, perché?


 
 
 
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