Creato da e_d_e_l_w_e_i_s_s il 16/06/2012

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Messaggi di Febbraio 2018

Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere

Post n°618 pubblicato il 28 Febbraio 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Altro che Oggi le comiche, Sordi, Brignano, Crozza, Frassica e i comici di professione.


A guardare questi tabelloni o ti metti a piangere o ti fai una fragorosa risata.

E siccome piangere non cambia la sostanza delle cose, tanto vale riderci su.


Erano 103 i contrassegni presentati a gennaio.























































































































Ne sono restati 75.


Probabi
lmente nessuno di loro ci rappresenta.


Ma alcuni mettono di buon umore fosse solo per la fantasia di chi, pur sapendo di prendere per i fondelli l'elettorato,  li ha creati.

Fra questa carrellata variopinta e bizzarra di loghi  ce n’è uno o più di uno che trovate effettivamente buffo e ridicolo?


                                                                                                                                                       Però ci va di lusso perché nel 2013  furono presentati ben 219 
contrassegni;
                                              di questi ne furono ammessi 169
                                                         e non cambiò nulla…
       

 

 
 
 

Un uomo, un personaggio, un pezzetto di storia

Post n°617 pubblicato il 24 Febbraio 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

15 anni fa moriva Alberto Sordi. E con lui un pezzo di storia della commedia italiana.


Non solo attore e non solo comico ma  regista, sceneggiatore, compositore, cantante e doppiatore : una personalità eclettica che sapeva regalarci anche piccole pillole di saggia verità.
























Con il suo garbato cinismo e la sua cadenza romanesca, ha fatto sorridere, ridere e pensare un' intera generazione tant'è che al suo funerale parteciparono duecentocinquantamila persone.


Oggi sarebbe difficile ridere di quelle battute e di quei personaggi.
Oggi per fare commedia si ricorre allo scontato,  talvolta allo scurrile,  spesso  al demenziale.
Secondo i critici si salverebbe solo la produzione firmata Checco Zalone.
 

...quanto siamo cambiati!
 E forse quanto poco siamo abituati e quanto ci siamo disabituati a ridere delle e per le cose semplici.


C’è oggi, secondo voi, un qualche personaggio televisivo che  veicola il buonumore e ci fa sorridere e ridere con genuino piacere?





                                             
Grazie, Carlo

                        

 
 
 

Ne abbiamo le tasche piene?

Post n°616 pubblicato il 22 Febbraio 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Parrebbe anche di sì.
Da sondaggi si legge che  1 italiano su 3 sarebbe disposto a espellere tutti gli extracomunitari da oggi a domani.
Più o meno lo stesso numero di cittadini affermerebbe di non aver nulla da condividere né in campo lavorativo né tantomeno nella sfera delle amicizie.
E ancora: una consistente percentuale di connazionali è contraria all'unione tra immigrati ed italiani.
Non solo, per  quasi la metà degli italiani il colore bianco della pelle è ancora un valore da difendere.




















E questo non riesco a chiamarlo diversamente se non  razzismo.

Ho sempre pensato che immigrazione potesse essere sinonimo di integrazione.
Sbagliando, forse.
O forse non considerando il numero massiccio ed esagerato di migranti sbarcati e sostenuti da un’ Italia delusa, impoverita, abbandonata.

Infatti, se solo una spicciolata di anni fa, nel 2014,  si era orgogliosi di salvare le vite dei rifugiati e si considerava l'accoglienza un valore importante, oggi , complice anche la politica con le sue campagne denigratorie e fomentatrici di odio, è intrisa di ostilità, razzismo, xenofobia, di rabbia verso il diverso.

Fa riflettere il rapporto di Amnesty International secondo cui però questa ostilità  non riguarda solo i migranti, ma anche i rom, gli omosessuali e addirittura i poveri.

Quasi che del diverso avessimo paura.
Il diverso, qualsiasi esso sia, non ci piace.
Ci destalibizza.
Tante volte diventa un capro espiatorio.

Se dovessimo svegliarci una mattina e scoprire che tutti siamo della stessa razza, dello stesso credo e e con lo stesso colore di pelle troveremmo qualche altra causa di pregiudizio?

O invece non si tratta di pregiudizio ma  abbiamo ragione ad averne le tasche piene?

 

 
 
 

Scienza batte Natura?

Post n°615 pubblicato il 17 Febbraio 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Niente è più dolce dell'immagine di una mamma che allatta al seno il proprio bimbo:
non si sa chi dei due dà e chi invece riceve.
E’ la Natura che si manifesta in tutta la sua vitale forza.

























Tante volte però la scienza ha la pretesa e l'orgoglio  di sostituirsi.
Ed è quello che avvenuto a N.Y.
Per la prima volta nella storia una transgender allatta al seno un bambino.
Grazie a una combinazione massiccia e sperimentale  di ormoni,  è riuscita a produrre una  quantità di latte sufficiente a sfamare per 3 mesi e mezzo suo figlio, un bimbo avuto dalla sua compagna.
Il caso appare sulla rivista 'Transgender Health' e viene riportato nella letteratura medica con la soddisfazione che solo una conquista sa dare.
Sarebbe, dice l’equipe statunitense,  un'opportunità non solo per transgender, ma estendibile a tutte quelle donne che non possono allattare.

Il latte materno indotto e prodotto però  non è stato ancora analizzato, quindi i medici non sanno se abbia lo stesso mix di componenti del latte delle neomamme.

Intanto però il bimbo con quel latte agli ormoni è svezzato.

Una conquista così si presta a  molti dubbi.
Di salute ma soprattutto etici.

Fino a che punto la scienza può e deve spingersi?

E’ un andare contro natura?

E ancora:  vale la pena sfamare un bimbo a dosi  importanti di ormoni o, laddove fosse necessario,  il classico e consolidato latte artificiale  resta comunque un gesto di meno egoismo e di più amore? 

 

 

 
 
 

A scorrimento continuo

Post n°614 pubblicato il 15 Febbraio 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Senza sosta, inesorabile.






















Il contatore del debito pubblico presente sui maxi-led delle stazioni di Milano Centrale, Roma Termini e Roma Tiburtina fa bella mostra di sé, ma non certo dell'Italia.
Così ogni viaggiatore, guardandolo, perché non passa inosservato neppure nell’andirivieni frenetico di incontri e incroci nelle stazioni,  farà spallucce e continuerà la sua corsa.
O magari farà delle considerazioni.
 Forse imprecherà contro i governi che negli anni  hanno svenduto l’Italia al migliore o peggiore offerente. 
Abbiamo venduto tutto. Letteralmente tutto.

Anche la dignità.

Abbiamo solo dalla nostra debiti. Di quelli siamo ricchi.

E quelli nessuno li vuole.

Siamo un paese di vecchi.
Vecchi anagraficamente e vecchi di mentalità.
E come tutti i vecchi ripercorriamo a ritroso condendoli con nostalgia i nostri tempi quando  ci si indebitava per costruire una casina perché sul mattone ci si credeva, ci si faceva una famiglia e si facevano pure i figli.

Oggi i figli non si fanno più: il 2017 è stato l’anno con il picco più marcato di non natalità. Oggi  il primo vagito di un bimbo ha già un debito di 38.000 euro.
Al contrario in Norvegia un bimbo nasce con un patrimonio di corone che tradotto è di 161.000 euro e lo Stato lo mantiene agli studi.

Ve la sentite di dare torto alle coppie che decidono di non allargar famiglia?

Sui giovani da noi non s'investe, al più s'investono critiche.
S'investe invece  sul vecchio che, povero!, gli tocca ricorrere l’APE Volontaria:  ennesima illusoria italianata.

E intanto, fra Sanremo, delitti efferati e fiaccolate – umanissime per altro ma senza effetti concreti- , scandali e rimborsi,  va avanti la campagna elettorale scorretta come non mai e ci rassicurano:
la Crescita del Pil  nel 2017?    +1,4%     :   al   top   da   sette   anni.

 

 
 
 

L'importante è esserne convinti

Post n°613 pubblicato il 11 Febbraio 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Lei ne era davvero convinta quando dispiaciuta diceva :
*Cavoli! Dalla fretta ho dimenticato la pietra di quarzo. Speriamo vada comunque bene.*
Sorridendole, ho ripensato a una mia compagna. Ad ogni esame che fosse pieno inverno o piena estate indossava un maglioncino leggero e in lana  verde oliva.
Non sentiva il freddo né il caldo; percepiva solo la convinzione che quel maglione portasse bene.
E a quell'altro che puntualmente nelle giornate in cui doveva mettersi alla prova entrava in quel bar e puntualmente ordinava un tramezzino prosciutto e funghi,  anche alle 8 di mattin,  perché, sosteneva, quella volta aveva portato bene e quindi  a che pro rompere il rituale propizio proprio in un giorno  in cui  di fortuna ce n'era bisogno?

Convinzioni inconfutabili e inoppugnabili per chi ci crede.

Perché è solo una questione di testa.

Lo dice la scienza.
Secondo una ricerca  ogni oggetto se ritenuto fortunato può rendere realmente più fortunata la persona che lo ha con sé, a patto che questa creda nella sua azione benefica.

 Il quadrifoglio, il cornetto, il ferro di cavallo da soli o i rituali e gli oggetti non possono di certo cambiare il corso degli eventi ma la loro semplice presenza agirebbe sul cervello stimolandolo positivamente.

































Talismani, amuleti, portafortuna rientrano nelle credenze popolari e si perdono nella notte dei tempi.
Ogni cultura ha i propri oggetti ben auguranti e di buon auspicio.

In Egitto   lo scarabeo protegge dalle forze del male; la Daruma giapponese è  simbolo di perseveranza; la rana con gli occhi rossi e la moneta  in bocca è per il cinese di buon auspicio; l’occhio di Allah in Turchia protegge dal malocchio; le uova dipinte nell’Europa dell’Est sono simbolo di prosperità.

 

Ogni persona ha i propri portafortuna, forse…

…e voi avete un oggetto o un rituale  che  siete convinti  vi porti bene?

 

 
 
 

Loro sì che la sapevano lunga!

Post n°612 pubblicato il 04 Febbraio 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Erano chiamati visionari, eppure  gran parte delle pre_visioni dell' inizio del XX secolo si sono dimostrate curiosamente azzeccate, quantomeno in linea generale visto che si basavano  su  conoscenze tecnologie dell'epoca.

Nel 1918 le aspettative di futuro erano riposte tutte in quella nuova strepitosa magia:  la corrente elettrica.

Per gli uomini di un secolo fa gli spostamenti erano un'ossessione.
 La Ford aveva inaugurato da soli 4 anni la prima catena di montaggio di automobili: sfornava  circa 5.000 veicoli l'anno.
I futurologi americani raccontavano che l'auto del futuro sarebbe stata completamente impermeabile, capace di funzionare in ogni condizione atmosferica, calda in inverno, fresca d'estate, con fiancate e tettuccio di vetro e senza volante.
Erano sicuri che da lì a 100 anni ogni famiglia ne avrebbe posseduta almeno una.

Le altre frontiere da conquistare erano il cielo e il mare: per questo alla fine del 1800 i più arditi pensatori si erano  immaginati sottomarini trainati da balene e mezzi volanti appesi a grandi uccelli.


Gli studiosi fantasiosi di allora descrivevano apparecchi  capaci di mostrare in ogni casa le rappresentazioni che si svolgono nei teatri e dispositivi che mostravano in diretta a migliaia di chilometri di distanza le battaglie e gli eventi catastrofici ma anche che mettevano in comunicazione genti lontane.
Ed ecco la prima idea di videochiamata.




















Non solo, ma si raccontava, quasi fosse una fiaba,  di armadi refrigerati meccanicamente in cui  conservare gli alimenti per giorni:  questo nuovo, fantascientifico  freddo avrebbe aperto la strada all'industria dei cibi pronti.

E poi, nel giro di un secolo,  il mondo sarebbe  stato sommerso di robot che guidano, puliscono in casa, fanno il bucato, stirano.
Da qui il primo prototipo immaginario e ingombrante del robottino aspirapolvere , tanto caro a noi donne di oggi.






















Senza dubbio, però le pre_visioni sorprendentemente azzeccate datate un secolo fa  riguardano l'ambiente e i combustibili fossili.
In Svezia, uno scienziato - Svante Arrhenius - calcolò che al raddoppiare della concentrazione di CO2 nell'atmosfera aumentava nell'arco di qualche secolo la temperatura del pianeta di 8 - 9 °C  .
Pur non riuscendo a descrivere gli effetti dell'inquinamento sul pianeta, arrivò alla conclusione che sarebbe stato necessario ridurre drasticamente l'utilizzo del carbone e dei derivati del petrolio.
Dall'altra parte del pianeta, a Washington, un tale Alexander Graham Bell  pensò all'utilizzo del sole, delle onde e delle maree come fonte di energia pulita che sarebbe arrivata nelle nostre case tramite  tubature speciali.


Di certo alcune di queste pre_visioni  fanno sorridere, altre fanno riflettere.
Alcune ci fan dire come la sapevano lunga, loro!

Chissà noi moderni che previsioni facciamo per il 2118 …

 

Secondo voi, proiettandoci sparati verso il futuro lontano,  cosa troveranno i nipoti dei  nostri nipoti?

 

 
 
 

 

 

 

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