Politicamente scorretto

Il ritorno di Isabelle Adjani: ho sconfitto la depressione - Corriere.it

Se è vero che l’arte, per essere tale, non deve mai cedere al conformismo, allora è più che condivisibile lo sfogo di Isabelle Adjani (foto) che insieme a Caroline Fourest e Rachel Khan, all’indomani degli ultimi César, ha firmato su Elle Francia l’appello Le cinéma rêve l’universel. Cito:

In quella serata di premi solo le immagini del passato sembravano conservare il dono e la voglia di incantarci; per il resto dominava l’idea della tribù che parla a se stessa senza veramente arrivare a tutti. Ogni candidato ha fatto il monologo che da lui ci si aspettava quasi fosse obbligatorio parlare alla sua comunità, alla sua causa, ai suoi follower e non, invece, trovare le parole che arrivano a tutti. Abbiamo sentito evocate tutte le cause possibili e più social, ma ascoltato ben poche parole sulla libertà di espressione oggi minacciata da una nuova forma di censura. Ci chiediamo: bisogna essere gay per realizzare un film su una storia d’amore fra uomini? E’ necessario essere bianco per interpretare un ladro gentiluomo fan di Lupin? Un attore deve per forza avere la stessa identità del personaggio? No, noi non lo crediamo. La bellezza del cinema è nel gioco di ruolo, è entrare nella pelle di un altro: dentro di noi ci sono mille diverse personalità ed è questa pluralità che apre il cammino verso l’altro. Scegliamo l’emozione bruciante di un cinema libero di immaginare senza limiti e percorsi obbligati, per ridere, piangere e sognare insieme”.

L’esercizio alla libertà è più difficile di quanto si creda. Perfino per quella parte di mondo che può contare sullo stato di diritto.

Politicamente scorrettoultima modifica: 2021-04-23T09:57:18+02:00da VIOLA_DIMARZO
  1. Non so se è pertinente, ma vedendo film o serie tv tra i più recenti ho notato la costante presenza di personaggi appartenenti al mondo LGBT, quasi un must oserei dire. Posto che non ho assolutamente niente contro quel modo, ma ho percepito la cosa un po’ come una forzatura, un voler essere ‘al passo coi tempi’ a tutti i costi, inserendo personaggi talvolta palesemente fuori contesto.

  2. Ho visto Transparent di recente. Le prime 2 stagioni le ho divorate poi ha cominciato a diventare un po’ paradossale, esagerando sulle stravaganze dei protagonisti e l’ho mollata.. E poi non c’è poliziotto, imprenditore o medico tra i protagonisti delle serie in generale, che non sia o non abbia qualche parente omo, talvolta anche con sesso esplicito. Forse sì, sarà una moda, ma non so fino a che punto sia fedele alla realtà. Mia considerazione

  3. Sempre di più una moda o solo un trend?
    A mio avviso è solo un processo che definirei “biologicamente involutivo” che ha poco a che vedere con la libertà individuale o di scelta. In una delle patetiche nuove mode come quella di dedicare una Giornata a qualcosa, ieri era di moda la Terra con tutti gli stucchevoli discorsi sul Pianeta, sull’Ambiente e altre balle varie, tutti rituali come la pausa pranzo oppure la comunione prima di tornare alle nostre cazzate. Alle volte penso che se le chiacchiere avessero una fisicità ovvero sporcassero, il pianeta l’avremmo seppellito già da qualche migliaia d’anni. Con gran responsabilità dei logorroici.
    Tornando al processo che ho chiamato “biologicamente involutivo”, credo che sia solo il segnale di una direzione irreversibile che ha imboccato l’umanità verso l’estinzione. Si va verso la fine delle nascite e quando non ci saranno nemmeno più bambini da adottare, non si potrà più tornare indietro.
    Ad occhio e croce, credo che fra duecent’anni gli ultimi bambini disponibili all’adozione saranno battuti, come opere d’arte, da Sotheby’s. Poi, altri duecent’anni basteranno a completare l’estinzione dell’umanità. Sopravviverà solo la tristezza. Perché mancheremo solo ai nostri cani e gatti. Forse anche a qualche criceto, ma di questo non sono certo.

  4. Non credo di ricordare un altro tuo momento altrettanto amaro…una cosa è certa, il pianeta è destinato all’estinzione, a mio avviso per mancanza di serietà…troppo pressapochismo, faciloneria, volontà di dare valore persino ai risvolti escrementizi di chicchessia…ma guai a dirlo, si corre il rischio di essere catalogati come Matusalemme o peggio…però io con l’ultimo post volevo solo divertirmi 🙂

  5. Quanto al “politicamente corretto”, questa “ottusa ideologia” come l’ha definita il professor Angelo Panebianco qualche tempo fa sul Corriere della Sera, suggersico a tutti di leggere il fondamentale testo in proposito del grande antropologo Jonathan Friedman “Politicamente corretto – il conformismo morale come regime- edito da Meltemi. Fa veramente a pezzi quest’imbecillità e la illustra per quel che è, e cioè qualcosa che è scorretto in sé, altro che corretto, in esso di corretto non c’è nulla. Se andrete sul mio profilo facebook e cliccherete sul mio sito-blog e leggerete i primi articoli trovere molti estratti significativi da questo libro di questo grande antropologo, peraltro di estrazione marxista, come questi:“[…] la cultura narcisistica accompagna il declino dell’egemonia occidentale. Essa implica il venir meno della fiducia dell’individuo di autodeterminarsi, una fiducia che negli ultimi 200 anni è stata sia celebrata sia castigata. È l’dea che non si possa più essere sicuri di ciò in cui si crede o che si dice, che in ogni cosa vi è qualcosa di pericoloso e che è molto importante essere accettati agli occhi degli altri. Tutto questo indica come lo “sguardo dell’altro” abbia la meglio sulle riflessioni che ognuno può fare sulla base della propria esperienza personale. L’esperienza della vergogna è strettamente connessa a questo tipo di costruzione del Sé. La vergogna è una sorta di controllo esercitato dal gruppo, fondato non sull’argomentazione ma sulla classificazione, cioè sulla propria paura di essere categorizzati in termini inaccettabili. Il politicamente corretto può essere inteso come un’espressione generale della cultura della vergogna. Ciò diventa particolarmente evidente quando il campo di applicazione non è omogeneamente narcisistico: laddove gli individui non accettano le classificazioni loro imposte, non possono essere facilmente indotti a conformarsi. L’esclusione diventa allora l’unica soluzione, ma il discorso dell’esclusione è in se stesso un discorso legato alla vergogna. “Come hai potuto dire una cosa del genere?” “Come hai potuto associarti a una persona o a un gruppo del genere?” “Deve esserci qualcosa di sbagliato in te!” “Sei un X”. In questo tipo di linguaggio nessun altro ragionamento è necessario. Il dato per scontato, l’implicitamente ovvio è una qualità saliente della razionalità del politicamente corretto.” Pag. 56 E ancora:“Il politicamente corretto tende a operare per mezzo di classificazioni e catene associative di classificazioni: è come dire che il bene e il male sono predefinibili tramite una serie di associazioni. Se un intellettuale di sinistra attacca gli studi culturali per il loro gergo e la loro superficialità, è definito come conservatore. Spesso si cerca di scoprire se ha connessioni con la destra, sotto forma di finanziamenti o di altre associazioni, ma non si entra nel merito delle questioni, non si controbattono le sue tesi con argomenti razionali” Pag.63 (gli “studi culturali” cui si riferisce Fiedman qui si riferiscono all'”Antropologia culturale”, una pseido disciplina inventata di sana pianta e che, lo dice lui stesso, ha “un’agenda nascosta” – ossia trasformare l’Antropologia in alcunché di piatto e superficiale -politicamente corretto e falso- . leggete: “I media possiedono un potere specifico che consiste nel fatto che quando descrivono la realtà etichettandone e definendone le relazioni, producono quella realtà per coloro che consumano i loro testi, visivi o letterari che siano. In una critica pungente dei talk show televisivi Bourdieu (1996) si riferisce al modo in cui “il pensiero veloce” dei media riorganizza la realtà in modo da eliminare ogni forma di intuizione intellettuale. […] mentre nei regimi totalitari i media sono raramente creduti – “ Se non è sui giornali, allora probabilmente è vero” diceva un detto polacco del periodo comunista – nelle democrazie c’è di solito una fiducia implicita nella relativa trasparenza delle rappresentazioni mediatiche della realtà, perché si dà per scontato che i rappresentanti dei media siano disinteressati e onestamente desiderosi di scoprire ciò che realmente accade nel mondo. Tuttavia, in periodi di crescente crisi e polarizzazione ideologica, i media possono facilmente diventare parte e strumenti importanti nel travisamento della realtà. […] Ovviamente non sono i media la causa di categorizzazione che ho descritto. La formazione reattiva trasforma l’affermazione che l’etnicizzazione è un problema serio in un’espressione di razzismo. Come può accadere, ci si può chiedere? Perché se affermo che il multiculturalismo come strategia politica è pericoloso e che uno Stato-nazione che inizia a organizzarsi in questi termini è destinato a generare gravi conflitti, questo fa di me un razzista?” Pag.83 Nei miei primo tre articoli cito molti passi da questo testo, vi invito a leggerli attentamente o a comprarvi questo libro. Anche se io, personalmente, non sono marxista, riconosco l’importanza e la validità delle riflessioni di Friedman

    • “se affermo che il multiculturalismo come strategia politica è pericoloso e che uno Stato-nazione che inizia a organizzarsi in questi termini è destinato a generare gravi conflitti, questo fa di me un razzista?”

      Certo che fa di te un razzista. Volendo venirti incontro, potrei dire che fa di te un razzista “inconsapevole”, ma non è che cambi molto. Intanto considerare il multiculturalismo una strategia politica destinata a generare gravi conflitti mi sembra un concetto sclerotico che parte da una società di tipo feudale non aperta alla libera circolazione degli individui e finisce in una società che da feudale si trasforma, peggio ancora, in tribale fino a non consentire agli individui la possibilità non solo di circolare liberamente ma neanche di espatriare o lavorare all’estero.
      Per quanto riguarda quello che, da sempre genera gravi conflitti, guardare al multiculturalismo è guardare nella direzione sbagliata perché, da quando mondo è mondo, i gravi conflitti nascono dalle differenze sociali ed economiche interne ed a prescindere dal multiculturalismo.

      • Che rimanga tra noi, Arien, ho pensato a te in relazione al commento a cui hai replicato; è roba per le tue corde, io ho una mente troppo lineare per seguire certi circuiti di pensiero 🙂

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