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Post n°1173 pubblicato il 06 Aprile 2008 da ossimora
 

L’assenza

Il silenzio e l’assenza del tema conoscenza in questa campagna elettorale è ingombrate. Ci sono, però, delle differenze.  Se di scuola poco si parla, la sua dimensione quantitativa  fa sì che l’audience sia maggiore; sulla ricerca e sull’università il silenzio è assoluto.  Accademie e Conservatori non vengono poi neanche citati per nome. Altre sono le centralità della campagna elettorale e dei programmi delle forze in campo. Ciò significa che ci stiamo negando le condizioni per uscire dalla crisi che attanaglia il Paese, crisi che infatti ha radici profonde nell’assenza di politiche orientate a sostenere l’investimento in conoscenza.   

I problemi, però, ci sono

Abbiamo il più basso numero di ricercatori d’Europa; abbiamo un numero di laureati inferiore a quello di altri Paesi; permane una dispersione scolastica ancora molto consistente; la mobilità sociale garantita dal sistema di istruzione è limitatissima; l’arte non è un terreno elettivo di impegno.  

Tutti investono in conoscenza: noi no!

Nel frattempo nel mondo le spese per la ricerca aumentano, anche se in buona parte trascinate dalla spesa militare, e un numero consistente di Paesi dedica ai propri sistemi un’attenzione che da noi non si riscontra. L’Italia continua ad essere un Paese bloccato, che non sta crescendo, perché il livello culturale medio è molto basso, mentre le persone sono più povere e deboli perché la quantità di conoscenze necessarie è notevolmente aumentata. Non a caso per il nostro modesto sviluppo è stata coniata l’espressione “sviluppo senza ricerca”. Dal numero della settimana scorsa di “Nature” emerge che nel 2004 gli Stati Uniti hanno speso in finanziamenti per la ricerca una cifra superiore a quella totale di tutte le altre nazioni del G7, ma diverse nazioni europee, comunque, negli ultimi anni hanno superato la percentuale USA rispetto al PIL in spesa per la ricerca. L’Italia è l’unico Paese che recupera un po’ della forte flessione degli anni del precedente Governo, ma non avanza chiede alle forze politiche di esprimersi in questo senso dicendo parole chiare e di prospettiva.

Per una valutazione del Governo Prodi

(Per questa ragione,) Riteniamo che in questi due anni siano state realizzate alcune cose importanti. E’ stata interrotta una deriva privatistica e liberista nei nostri comparti avviata dal precedente governo Berlusconi - Moratti e sono state fatte scelte importanti: 

·        180.000 immissioni in ruolo - di cui 60.000 fatte - previste nel triennio nella scuola;

·        l’avvio di un processo di stabilizzazione nella ricerca e nell’università;

·        una Legge sul riordino della ricerca ed una modalità di individuazione dei Presidenti degli Enti rispettosa delle competenze scientifiche;

·        l’assunzione di una serie di interventi di contenimento di alcune pericolose derive nell’università (dai crediti, alle convenzioni) e di scelte qualitative;

·        la revisione delle commissioni esaminatrici nella scuola superiore

·        la conferma del segmento professionale nell’istruzione statale

·        il ripristino del modello del Tempo Pieno

·        l’innalzamento dell’obbligo

·        la modifica di alcuni degli aspetti più odiosi della Legge 53/’03.  

Sono fatti incontrovertibili

Come riconosciamo i meriti, così non possiamo tacere alcune cocenti delusioni: l’ennesima bocciatura da parte della Corte dei Conti del regolamento sul concorso per i ricercatori,  l’isolamento dei temi relativi all’istruzione artistica e musicale, i scivolamenti verso il sostegno alle scuole private, una politica sulle risorse tutta contrassegnata dal contenimento e da pesantissimi tagli. Ma sappiamo anche valutare e negativamente quanto hanno fatto il governo Berlusconi e la Moratti, entrambi irrispettosi dell’autonomia scientifica e professionale dei lavoratori della Conoscenza.

Pensiamo agli assurdi programmi Moratti per la scuola, una vera ed inedita didattica ideologica e di stato, pensiamo alla precarizzazione diffusa e all’ingerenza della politica negli enti di ricerca.

Sono inquietanti le affermazione che vengono fatte dalla Casa delle Libertà che espressamente propongono di ripristinare le vecchie leggi della Moratti. 

Senza pensare che potremmo avere come MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE TAL FORMIGONI!!!

 
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