POZZUOLI, IL DEGRADO ARCHEOLOGICO E’ SENZA LIMITI

ponte azzurr

Questa mattina insieme alla giornalista Danila Mancini del giornale online Voce di Napoli – fu lei che domenica scorsa mi contattò su Messanger, dopo aver letto sul mio blog l’intervista che anni fa feci a Carlo Santillo l’ultimo custode della Grotta della Sibilla sul lago d’Averno – ci siamo recati a fare un giro di perlustrazione nell’area flegrea per verificare lo stato di degrado e di abbandono in cui versano alcuni siti archeologici.

La prima tappa è stato il lago d’Averno con la pseudo grotta della Sibilla, per la cui riapertura al pubblico Danila ha intenzione di battersi con determinazione. Contrariamente a quanto immaginavamo, una volta superata la sterpaglia che ostruisce l’ingresso del viale di accesso, la strada non risulta impraticabile e, passando sotto un cunicolo di sterpi, con relativa facilità si arriva al cancello di accesso chiuso da una spessa catena con catenaccio. Facendoci luce con le torce degli smartphone, siamo riusciti a illuminare l’interno dove sono visibili le suppellettili di don Carlo.

Lateralmente al camminamento finale che conduce al sito archeologico, un tratto della rete di contenimento a protezione da eventuali frane è divelto, non si capisce se a causa di un cedimento del terreno  – a riguardo sul suolo non ci sono segni che lascerebbero presagire ciò – o per opera dell’uomo, nel qual caso bisognerebbe capirne lo scopo.

Avendo spiegato a Danila che la pseudo grotta della Sibilla è una delle tante grotte scavate dai soldati romani sulla collina all’epoca, circa il 30 a. C.,  in cui nel lago era ancorata la flotta romana – lo specchio d’acqua risultava collegato direttamente al mare grazie a un canale di accesso, oggi ridotto a uno stretto naviglio che corre parallelo alla strada asfaltata – non ho potuto tacerle della Grotta di Cocceio, così denominata perché costruita nel 37 a. C. dall’ingegnere romano Lucio Cocceio Aucto su incarico del generale Marco Vipsanio Agrippa, la cui apertura al pubblico, dopo ben settantacinque anni, era stata data per certa entro quest’anno dalle varie autorità competenti.

Diversamente, tuttora la Grotta di Cocceio è chiusa, seppure agli inizi di marzo ne fu celebrata l’apertura in pompa magna alla presenza delle varie cariche istituzionali locali. In relazione a questa apparente riapertura, stando a quanto riferitomi dal pittore Antonio Isabettini, memoria storica di Pozzuoli e dei campi Flegrei, nel corso degli anni nella grotta hanno nidificato diverse specie distinte e protette di pipistrelli la cui caratteristica è quella di accoppiarsi una volta all’anno nel silenzio assoluto. Pertanto fino a quando questo problema non verrà risolto, è difficile che la grotta divenga accessibile al pubblico.

Proseguendo la nostra escursione sulle sponde del lago, ci siamo imbattuti in quello che impropriamente è ritenuto il tempio di Apollo, trattandosi invece dei resti di una delle stufe che all’epoca romana componevano il sito termale di Baia.

Anche qui il degrado è visibile, seppure la spianata su cui sorge il sito sia stata ripulita dalle erbacce che in passato ne rendevano impossibile l’accesso.

Tuttavia parlare di degrado, per quanto riguarda i siti archeologici citati, è relativo rispetto all’abbandono in cui versa la necropoli romana sottostante il Ponte Azzurro che collega via Fascione con via Solfatara.

Quando vi siamo giunti, Danila è rimasta letteralmente senza parole: ai nostri sguardi si è presentato uno scempio indicibile. Una lunga spianata di mura romane complete di archi e pilastri è del tutto inghiottita dalla sterpaglia, nemmeno fossimo nella foresta amazzonica. Mentre la copertura di lamiere e bitume, posta a protezione dello scavo dalla pioggia, in alcuni punti è divelta tanto che l’acqua non ha problemi a riversarsi nel sito arrecandovi danni che si possono ben immaginare.

Addirittura su una lamiera sono evidenti i resti di un uccello in avanzato stato di decomposizione, ulteriore conferma, se ce ne fosse bisogno, dell’assoluto abbandono in cui versa un simile patrimonio archeologico che in qualunque altra parte del mondo sarebbe protetto e valorizzato come attrattiva turistica con conseguente arricchimento economico per l’intera comunità locale.

Mentre a Pozzuoli, non si capisce perché, tale tesoro è lasciato morire nell’assoluta indifferenza istituzionale, come testimonia il cancello d’ingresso sfondato da cui chiunque più accedervi e perpetrare ogni sorta di scempio archeologico.

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POZZUOLI, IL DEGRADO ARCHEOLOGICO E’ SENZA LIMITIultima modifica: 2018-06-28T18:58:21+02:00da kayfakayfa

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