ROSATELLUM: LA CAUSA DI OGNI MALE, CON IL SENNO DEL POI

Ieri sera, mentre facevo zapping sul telecomando del televisore alla spasmodica ricerca di un programma che mi aiutasse a rilassare dallo stress mentale conseguente a un periodo personale non proprio roseo, mi sono imbattuto in Di Martedì in onda su La Sette. Esattamente mi sono sintonizzato nel momento in cui Ettore Rosato del PD, l’ideatore del rosatellum, controbatteva a Massimo Giannini di Repubblica il quale attribuiva lo stallo politico che stiamo vivendo, dopo oltre settanta giorni dalle elezioni, all’impianto del rosatellum. In particolare Giannini, senza se e senza ma, ha accusato Rosato, e dunque il PD, di aver partorito “quella legge elettorale” perché certi che dalle urne sia il Pd che FI avrebbero ottenuto un risultato migliore rispetto alla debacle registrata; con il proposito, all’indomani del voto, di allearsi tra di loro e dare vita a un governo PD-FI, facendo fuori sia il M5S che la Lega.

Come invece sono poi andate le cose lo sanno tutti: gli elettori hanno punito sia il Pd che FI, premiando M5S e Lega!

A supporto di Massimo Giannini è intervenuta Concita De Gregorio la quale, a Rosato che cercava di smentire la tesi del vice direttore di Repubblica sostenendo che anche con leggi elettorali diverse ci sarebbe stato un simile stallo essendosi instaurato nel paese un tripolio politico, ha dichiarato che era evidente che la legge elettorale era stata ideata per sfavorire il M5S.

Ovviamente Rosato ha negato ciò, suscitando la reazione della giornaliste la quale ha affermato: sono trent’anni che seguo la politica e so per certo che le leggi elettorali vengono fatte per sfavorire gli avversari!

Stanco di tale querelle, ho cambiato canale. Non potendo però non provare per un istante solidarietà verso Rosato: se lui fu l’ideatore del rosatellum, è altresì vero che da più parti si sosteneva che così, com’era strutturato, non avrebbe partorito una maggioranza in grado di governare ma un caos politico. Così come è altrettanto vero che, malgrado tali perplessità, l’approvazione della legge elettorale avvenne con ben 5 voti di fiducia, rispetto a un’ampia discussione parlamentare che coinvolgesse tutte le forze politiche come previsto dalla Costituzione.

Domanda: perché solo ora una “certa” stampa si scaglia contro il rosatellum, il suo ideatore e il Pd che la sostenne, evidenziandone i tanti aspetti negativi  e i rischi derivanti?

LEGA-M5S: DOPO TANTI OTTIMISMI, UN PO’ DI PESSIMISMO NON GUASTA

Per comprendere la diffidenza con cui oggi tanti italiani, sottoscritto incluso, guardano alla nascita di un eventuale governo Lega-M5S – fondando le proprie perplessità sia su quella che molti ritengono una strana “alleanza”, (malgrado Di Maio si affanni a negare si tratti di un’alleanza bensì di un vincolo contrattuale finalizzato al bene del paese, di alleanza si tratta in quanto due parti distinte che stipulano un contratto di collaborazione si associano tra di loro, dunque si alleano alla realizzazione di un fine comune); sia leggendo le continue bozze dell’ipotetico contratto di governo stipulato dalle controparti, diffuse quotidianamente, anche più volte al giorno, dagli organi di informazione – penso si debba ricordare l’entusiasmo con cui circa sette anni fa una buona fetta di paese esultò alla caduta dell’ultimo governo Berlusconi. Allora alcuni si recarono addirittura a brindare sul Piazzale del Quirinale per ringraziare il Presidente Giorgio Napolitano, ritenendolo principale artefice della disfatta politica del cavaliere, unitamente alla troika europea la quale, valutando inefficaci le manovre finanziarie di quel governo, inviò una lettera all’esecutivo in cui gli assegnava praticamente i compiti da fare a casa, indicandogli nei dettagli quello che bisognava fare. Una mortificazione sena precedenti!

Spaventanti dallo spread – parola fino a quel momento ignota a tanti di noi, che sfondava quota 500 rendendo il paese in balia della speculazione finanziaria – e dalle varie cassandre che, attraverso i giornali e i telegiornali, delineavano foschi presagi per il paese se non si fosse intervenuti in tempo seguendo le direttive europee con un governo diverso da quello in carica, magari a guida Monti, ecco che agli occhi di tanti, all’improvviso, un emerito sconosciuto, ovviamente per i non addetti ai lavori, dal nome Mario Monti assurse a emblema di salvatore della patria.

Ascoltare l’illustre professore parlare di equità sociale durante le interviste che rilasciava nei vari programmi di approfondimento giornalistico cui interveniva, suonava alle orecchie dei più come una dolce melodia di speranza.

Come siano poi andate veramente le cose, una volta che Monti diede vita al proprio governo tecnico lo sanno bene quelle centinaia di migliaia di tanti italiani che dall’oggi al domani videro distrutti in un colpo solo i propri sogni pensionistici, dopo aver perfino concordato un abbandono anticipato del lavoro, a causa della famigerata legge Fornero che modificò in meno di quindici giorni, un record per il nostro paese, l’impianto pensionistico, originando il fenomeno degli esodati, né carne né pesce, ossia troppo giovani per la pensioni, troppo vecchi per riposizionarsi sul mercato del lavoro. Legge Fornero la cui modifica è prevista nel contratto di governo tra Di Maio e Salvini per agevolare l’uscita dal lavoro di chi ha una certa età di servizio e anagrafica per fare spazio ai giovani.

Così come ci entusiasmammo, per poi pentircene amaramente, per l’avvento del governo Monti, così ora siamo molto scettici nei confronti di un possibile governo Lega-M5S. Scetticismo dovuto al fatto che fino a “ieri” i due partiti se ne dicevano di cotte e di crude; mentre Salvini inveiva contro i meridionale fannulloni e puzzolenti, auspicando la secessione del nord dal resto del paese e ora si candida a sua volta a paladino della patria e dei meridionali…

Viste le precedenti speranze di riscatto nazionale, Renzi incluso, poi trasformatesi in iattura per noi cittadini “normali”, questa volta teniamo a freno il pessimismo e incrociamo le dita. Magari davvero un governo Lega-M5S, contrariamente a quanti in molti pensiamo, potrebbe rivelarsi un bene per il paese.

Male che vada, così come avvenne prima per Monti che, dopo l’esperienza a Palazzo Chigi, fondò un proprio partito, Scelta Civica, sparito nel nulla, e poi per Renzi la cui guida del governo si è rivelata decisiva per il dimezzamento dei voti del Pd nell’arco di 4 anni, alle prossime elezioni li puniamo non votandoli.

Seppure i nostri amati politici ci hanno tolto il diritto di sceglierci i parlamentari, abbiamo ancora la facoltà di votare la lista. Fino a quando, non si sa!

SU DI MAIO E SALVINI ALEGGIA L’OMBRA DEL CAIMANO

Stando alle cronache di ieri mattina riportate dai giornali e dai telegiornali, sembrava praticamente cosa fatta l’accordo di governo Lega-M5S. Addirittura, prima che le delegazioni dei rispettivi partiti salissero nel pomeriggio sul Colle per riferire a Mattarella, pare che Di Maio e Salvini si fossero nuovamente incontrati per mettersi d’accordo su cosa dire al capo dello Stato per evitare di cadere in contraddizione l’uno con l’altro.

Chi ha poi seguito la conferenza stampa tenuta da Di Maio all’uscita dall’incontro con il Presidente, avrà certamente notato con quanta soddisfazione il capo del M5S comunicava ai giornalisti di aver chiesto ancora qualche giorno al Presidente per mettere a punto gli ultimi dettagli del contratto di governo e la puntualizzazione che, di comune accordo con Salvini, nessun nome sarebbe stato fatto ai giornalisti riguardo al probabile candidato premier né per gli eventuali ministri. Contraddicendo se stesso visto che alcuni giorni prima delle elezioni lo stesso Di Maio si presentò al colle con la lista dei ministri di un presunto governo M5S già pronta per mostrarla a Mattarella che delegò altri all’incontro.

In pratica il pacato ottimismo mostrato davanti alle telecamere dal leader pentastellato lasciava presagire che davvero mancasse poco all’accordo con la Lega.

A raffreddare le speranze, l’aria grigia con cui Salvini, uscendo dalle consultazioni con Mattarella, si è rivolto ai giornalisti: dalle sue parole si è subito capito che qualcosa doveva essere andato storto; che, all’atto in cui ci si era trovati al cospetto con Mattarella, le cose avevano assunto una piega diversa da quanto gli accordi con Di Maio, e forse con lo stesso Presidente Mattarella, lasciassero supporre.

Fatto sta che, contenendo a stento la propria irritazione, Salvini ha fatto capire che qualcuno aveva infranto i “patti”, che lui non ci sta a governi fantoccio.

Al momento nessuno sa con certezza, nemmeno i “retroscenisti” dei grandi giornali, cosa sia esattamente successo nella sala delle consultazioni, prima tra Di Maio e Mattarella e poi tra il Presidente e Salvini.

Da quello che si può immaginare, visti gli umori discordanti dei due leader all’uscita dai colloqui, c’è da presumere che durante gli incontri Mattarella possa aver posto dei veti sul nome del probabile premier o di qualche ministro, magari su quello della giustizia, o chiesto modifiche incisive al programma di governo. Istanze che avrebbero trovato sostegno nei pentastallati, forse perché loro stessi non erano tanto convinti sia sui nomi che su parte del programma; suscitando invece il malcontento in Salvini, e indirettamente di tutto il centrodestra: non a caso il leader leghista a un certo punto, rivolgendosi ai giornalisti, ha chiamato in causa il presidente Berlusconi e il Presidente Meloni a conferma che il centrodestra è tutt’altro che diviso per via dell’accordo di governo della Lega con il M5S.

Sembra che questa mattina le delegazioni di Lega e M5S torneranno a incontrarsi ma senza i rispettivi leader. Un segnale che non lascia presagire nulla di positivo.

Dato che da sabato mattina Silvio Berlusconi è stato riabilitato dal tribunale del riesame di Milano per cui può già essere candidabile – lo sarebbe stato comunque tra sei mesi – c’è chi, dietro quest’improvviso cambiamento di umore di Salvini, non esclude si nasconda l’ombra del caimano il quale sarebbe proprietario del simbolo della Lega, come ha raccontato Gigi Moncalvo ex direttore de La Padania, e dunque terrebbe per il guinzaglio il leader leghista.

Al di là delle ipotesi tutte da verificarsi, forte è la sensazione che, nella foga di voler andare a ogni costo al governo, il M5S possa essere caduto vittima di un tranello tesogli da Berlusconi il quale, come già fece in passato con D’Alema per la bicamerale e poi con Renzi per il Patto del Nazareno, anche questa volta, all’ultimo minuto, quando ormai i giochi sembravano fatti, dopo aver dato il via libera a Salvini per un contratto di governo con il M5S, abbia deciso di far saltare il tavolo delle trattative imponendo la propria volontà e interessi su tutto e su tutti; dimostrando che nessuno può sopravanzarlo; che, politicamente parlando, in Italia non si muove foglia se non lo vuole lui.

L’ombra del caimano aleggia su tutto e su tutti!

 

LA DEMOCRAZIA E’ IN AGONIA

E alla fine, tanto che fecero, la 18° legislatura partirà, se partirà, con un governo a tempo determinato imposto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il quale, preso atto che dopo sessanta giorni dall’esito del voto, non esiste una maggioranza parlamentare in grado di garantire la formazione di un esecutivo politico, stanco delle vane rassicurazioni di Salvini, Di Maio di essere pronti a governare insieme o col PD – questa ultima possibilità la sosteneva il leader grillino come alternativa a Salvini – ha deciso di intervenire in prima persona per dare al paese un governo con scadenza a dicembre 2018, nemmeno fosse uno yogurt.

Sempre che tale governo trovi il sostegno parlamentare – Di Maio ha già fatto sapere che il M5S non sosterrà alcun governo tecnico o del Presidente – diversamente si dovrà andare nuovamente al voto. Quando? Non si sa! Stando a quanto si legge o si ascolta, Salvini e Di Maio vorrebbero andare alle elezioni già a luglio, dando vita a una sorta di ballottaggio tra Lega e M5S. Cosa impossibile in quanto non si rispetterebbero i 60 giorni necessari previsti dalla legge per il preavviso elettorale da dare agli italiani all’estero. E poi ci sarebbe il pericolo che cadendo le urne in piena estate, ciò scoraggi gli italiani dal recarsi ai seggi, incrementando ulteriormente il numero degli astenuti, sempre più il primo partito italiano.

La seconda la seconda soluzione sarebbe quella di votare in autunno. Ma anche questa non andrebbe bene in quanto entro quella data bisogna varare la finanziaria per scongiurare l’aumento dell’IVA. Meglio dunque un governo che duri fino alla fine dell’anno, giusto per portare avanti le incombenze internazionali e finanziarie e poi andare al voto, magari nella prossima primavera se non prima.

Ok, vada per questa scelta. Ma con quale legge elettorale, visto che perfino molti che votarono la fiducia al rosatellum oggi attribuiscono lo stallo politico in corso all’attuale legge elettorale?

La sensazione è che, una volta insediatosi, il cosiddetto governo del Presidente durerà più del previsto; almeno fino a quando i partiti sconfitti dalle urne il 4 marzo, FI e PD, non riusciranno a rifondarsi e a riacquistare credibilità nel proprio elettorato, recuperando parte dei milioni di voti persi confluiti nella Lega e nel M5S.

Tuttavia c’è da scommettere che, tra i due vincitori, chi avrà vita dura sarà il M5S, seppure con i numeri che ha può fare un’opposizione intransigente, mettendo in seria difficoltà il governo quando si tratterrà di votarne i provvedimenti in Parlamento. Per quanto concerne la Lega, invece, è presumibile che Salvini ingoi il rospo e segua, senza colpo ferire, Berlusconi, tenuto conto che, dopo le reiterate promesse di dare in breve tempo un governo al paese con l’appoggio del M5S, il leader leghista ha dovuto rivedere la propria decisione visto che Di Maio non ne vuole sapere di fare un governo con dentro FI, mentre Berlusconi non solo non vuole saperne del M5s ma non vuole essere subalterno a Salvini né a chiunque vorrebbe imporre le proprie scelte politiche senza tenere conto di quelle dell’ex cavaliere.

L’unica certezza è che, alla fine, qualunque governo si faccia, sarà un governo che non rifletterà la volontà espressa nelle urne.

Ma ormai noi italiani ci stiamo sempre più abituando che la nostra volontà elettorale venga disattesa ogni qualvolta infrange gli interessi dei partiti di vecchio stampo o contrasti i dettami dell’Europa, dei mercati e delle lobby, ( vedi alcuni referendum tipo quello per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, da lì abolito dalla volontà popolare e da lì ripristinato sotto forma di rimborsi elettorali dai partiti; quello che decretò che l’acqua doveva restare pubblica e invece l’hanno comunque privatizzata; quello per le trivellazioni a mare, osteggiato sia dal Presidente della Repubblica Napolitano sia da quello del Consiglio Renzi; il referendum del 4 dicembre 2016 che bocciò la riforma costituzionale Boschi/Renzi e che, malgrado tutto, i partiti, Pd in testa, vorrebbero invece realizzare a ogni costo perché, a loro dire, sarebbe necessaria per il bene del paese…).

Con buona pace per la democrazia che in Italia sta lentamente assumendo sempre più i contorni di mera un’utopia!

E’ IN ARRIVO IL PATTO DEL NAZARENO BIS?

Se davvero fosse che, dopo 2 mesi dalle elezioni, ci troveremmo un governo di centrodestra a guida Lega – con Giorgetti numero due del carroccio, anziché Salvini, proiettato a Palazzo Chigi – con l’appoggio esterno del PD, potremmo tranquillamente affermare, senza paura d’essere smentiti che, seppure con sessanta giorni di ritardo, si concretizzerebbe quanto Berlusconi e Renzi auspicavano allorché votarono l’approvazione del rosatellum: un’alleanza tra Pd e FI, magari estromettendo dai patti Lega e FdI.

Poiché il risultato elettorale ha premiato Salvini, relegato al secondo posto nella coalizione di centrodestra FI e bocciato clamorosamente il Pd, è ovvio che, se si facesse un governo centrodestra/centrosinistra, a guidarne le fila sarebbe per l’appunto la Lega primo partito della coalizione di centrodestra.

Fin dall’indomani delle elezioni mi dicevo scettico sulla concreta possibilità che, se avesse ricevuto il mandato da Mattarella, Di Maio difficilmente sarebbe riuscito a trovare una maggioranza di governo. Ponendo come alternativa la possibilità che si formasse un Patto del Nazareno bis, dove lo sconfitto PD non avrebbe avrebbe avuto problemi a sostenere un governo di centrodestra. Tale convinzione nasce dal fatto che da sempre Renzi ha dimostrato una naturale tendenza ad avvicinarsi a Berlusconi anziché a quanti condividono “ideali”, premesso gli ideali esistano ancora, di sinistra.

Dopo i mandati esplorativi andati a vuoto del Presidente del Senato la forzista Casellati e successivamente della Camera il grillino Fico, sta prendendo sempre più corpo la possibilità di un governo di centrodestra con il sostegno esterno del PD, quanto meno dei renziani.

Praticamente ci troveremmo nella condizione originariamente preventivata da coloro che sostennero il rosatellum: un governo centrodestra/Pd con il M5S all’opposizione. Un’opposizione certo non da poco visto la vastità dei numeri che i grillini possiedono sia alla Camera che al Senato, che potrebbe mettere i bastoni tra le ruote a un simile progetto, se andasse in porto. Soprattutto se la sua nascita fosse finalizzata al varo di una nuova legge elettorale e ad apportare modifiche alla Costituzione. In quest’ultimo caso vanificando di fatto l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 che con la vittoria dei No bocciò in maniera clamorosa la riforma Boschi varata dall’allora governo Renzi, la cui sconfitta tuttora brucia a Renzi il quale non manca di attribuire l’attuale stallo istituzionale come conseguenza di quel voto quando proprio lui in altre sedi aveva sempre disgiunto il referendum dall’approvazione dell’Italicum da parte della Corte Costituzionale: l’Italicum fu bocciato dalla Consulta il 25 gennaio 2017, esattamente più di un mese dopo il referendum costituzionale, a conferma che i due aspetti erano completamente distaccati l’uno dall’altro!

Se tutto ciò alla fine si realizzasse, avremmo l’ennesima conferma di quanto poco valore una parte della politica italiana dà al voto popolare quando questo non riflette le reali esigenze della stessa politica.

Con buona pace per la democrazia!

 

SELF PUBLISHING, UNA BELLA OPPORTUNITA’ PER CHI SCRIVE

La decisione di pubblicare un nuovo romanzo, dopo poco più di 18 anni dall’uscita dalla mia ultima raccolta di racconti LA SCELTA edita con EDIZIONI TRACCE di Pescara e di 21 anni dalla prima L’ULTIMA NOTTE edita con TOMMASO MAROTTA EDITORE e ristampata a novembre 2017 con Amazon, nasce principalmente dall’esigenza, che credo colga chiunque scriva, di dare un senso ai tanti racconti e romanzi conservati da anni nel fatidico “cassetto”. Esigenza soffocata dal pensiero di dover ricorrere a un eap (editore a pagamento) per consentire alla mia modestissima arte di farsi conoscere per poi essere apprezzata o stroncata.

Alla fine, su suggerimento di alcuni amici scrittori cui feci leggere e piacque SEGNATURE RERUM, anziché ricominciare la trafila di inviare a varie case editrici il manoscritto nella speranza che qualcuna poi mi rispondesse per dirmi che non era interessata oppure mi chiedesse per la pubblicazione il contributo spese in migliaia di euro, decisi di servirmi anch’io del self publishing messo a disposizione su diverse piattaforme online per auto-pubblicarmi, nel mio caso mi sono servito di Amazon Kindle.

So benissimo che in molti considerano questo strumento un ripiego per scrittori falliti o un mezzo per appagare a ogni costo la propria vanità. Personalmente lo ritengo invece una grossa opportunità messa a disposizione dalla rete per chiunque scriva di farsi conoscere.

Del resto non è un caso se oggi diverse case editrici di grosso calibro hanno degli incaricati la cui funzione è quella di sondare periodicamente la rete per visionare se tra i tanti scrittori che bazzicano il web vi sia qualcuno che meriti di essere sottratto al mondo virtuale ed essere lanciato nel panorama dell’editoria reale.

Ovviamente pubblicare un libro a costo zero solo per indurre chi ci conosce ad acquistarlo per leggerci, per quanto possa essere simpatico, è riduttivo se non ridicolo. Per quanto mi riguarda penso che nel momento in cui si ha l’ardire di pubblicare un libro, anche se solo con l’ausilio del self publishing, ogni autore dovrebbe interessarsi di curare anche l’aspetto promozionale in modo da incuriosire anche gli sconosciuti a leggerlo: un conto è infatti il parere di un amico o di un parente il quale, per quanto possa essere imparziale, alla fine, seppure il racconto non gli fosse piaciuto, cercherà sempre di addolcire la pillola definendolo “carino”; altro conto è invece il giudizio di un lettore ignoto il quale, imbattutosi in rete nella pubblicità del libro e incuriosito dalla trama, decidendo di spendere dei soldi per leggerti, se lo troverà al di sotto delle aspettative palesategli dal promo, ti stroncherà pubblicamente in rete senza “se” e senza “ma”.

Ovviamente un conto è una critica negativa in virtù del genere del romanzo, e dunque vincolata ai gusti personale del lettore, per cui l’autore può fare ben poco; altro conto se invece essa evidenziasse in maniera ragionata la pessima qualità del libro; partendo da un’assoluta mancanza di cura nell’editing con conseguenti strafalcioni grammaticali e periodi sconclusionati che rendono il libro illeggibile. Così come di una scrittura lenta e ridondante, che alla lunga stanca il lettore inducendolo a riporre il libro nello scaffale o nella pattumiera, e di una trama priva di sostanza che non conduce a nulla. Sono aspetti questi che vanno presi in considerazione anche con il self publishing e curati al fine di offrire un prodotto, seppure artigianale, che comunque non difetti di qualità grafica ed editoriale rispetto ai volumi editi da una casa editrice professionale.

Così come non può escludersi una critica negativa fatta a prescindere per il solo gusto di stroncare l’autore. Magari a opera di chi, conoscendolo e non nutrendo simpatie verso la sua persona, celandosi dietro l’anonimato di un nikename o di una falsa identità, non voglia semplicemente divertirsi alle sue spalle disprezzandolo come artista, screditandolo perché nessuno lo legga.

L’utilizzo del self publishing, oltre ai rischi i rischi sopraelencati, sicuramente ne contempla tanti altri che al momento mi sfuggono. Tuttavia, in base alla mia esperienza passata e presente, e dopo un confronto con scrittori che pubblicano con editori “veri” che li pagano per scrivere, viste le molte problematiche comuni, a partire proprio dalla promozione del libro, non avrei esitazioni a consigliare chi volesse pubblicare un libro mediante il selfpublihing a farlo senza pensarci su due volte. Magari abbinandovi un minimo di attività promozionale investendo un budget di poche decine di euro, affidandosi a un’agenzia specializzata, io ho scelto MARKAPPA, per far sì che il proprio lavoro venga adeguatamente pubblicizzato per essere conosciuto da chi non ti sa.

E se poi il libro a molti piacesse, sperare nella magia del passaparola, mai come oggi amplificata dal megafono dei social network, la quale ha portato alla luce tanti autori sconosciuti rendendoli famosi come Zafon!

Se si è avuto il coraggio di pubblicare, bisogna osare fino in fondo altrimenti che senso ha mettersi in viaggio?

IMANE FADIL: QUELLE CENE ELEGANTI PUZZANO DI ZOLFO

Dopo aver letto ieri mattina su Il FATTO QUOTIDIANO l’intervista alla modella marocchina Imane Fadil – la quale, raccontando delle famose “cene eleganti” ad Arcore cui partecipò nel 2011, a un certo punto, presumibilmente riferendosi a Berlusconi, dichiara testualmente, “Questo signore fa parte di una setta che invoca il demonio. Sì lo so che sto dicendo una cosa forte, ma è così. E non lo so solo io, lo sanno in tanti”; aggiungendo, “in quella casa accadevano oscenità continue. Una sorta di setta, fatta di sole donne, decine e decine di femmine complici”; concludendo che le prove di quanto asserisce le svelerà nel libro che sta completando – non ho potuto fare a meno di immaginarmi il clamore, l’indignazione, se non addirittura il putiferio che le sue parole avrebbero scatenato da parte del diretto interessato e di quanti, politicamente e non, gravitano intorno a lui.

Invece, che io sappia, nulla: l’intervista è passata in sordina come se non fosse stata mai rilasciata. Ciò stupisce per due motivi: 1) è appena uscito LORO 1, il primo capitolo del film di Paolo Sorrentino in cui si racconta di Berlusconi e delle “olgettine”, le ragazze che partecipavano alle “cene eleganti” ad Arcore nella speranza di fare strada nel mondo dello spettacolo; 2) il nostro è un paese sensibile agli argomenti pruriginosi, lo dimostra l’alto numero di copie venduta dai giornali di gossip e dal successo di pubblico dei reality show tipo Il Grande Fratello e L’Isola dei Famosi. Pertanto un argomento come quello inerente le dichiarazioni di Imane Fadil, per quanto surreali possano apparire, supponevo avrebbero provocato quanto meno  un minimo di rumore nell’ambiente.

È presumibile che il silenzio che ne è invece  scaturito sia da attribuirsi a una precisa strategia del diretto interessato, Berlusconi, al fine di non fare pubblicità gratuita a una donna disperata in cerca di notorietà, la quale punta sulla pubblicazione del proprio libro dove racconterebbe per esteso quello che per sommi capi ha dichiarato nell’intervista con il sostegno di prove documentali, le cui affermazioni sono talmente surreali che alimentano qualche dubbio sulla sua serenità mentale, come le fa notare nell’intervista lo stesso giornalista che ne ha raccolta la testimonianza.

Tuttavia le dichiarazioni di Imane Fadil riportano alla mente quelle con cui nel 2009 Veronica Lario, all’epoca ancora moglie del Silvio Berlusconi, commentò la presenza di Berlusconi alla festa di 18 anni di Noemi Letizia: “Quello che emerge dai giornali è ciarpame senza pudore. E tutto in nome del potere… figure vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo e la notorietà”.

Per quanto riguarda il coinvolgimento di presunte sette sataniche in fatti di cronaca, non è questa la prima volta che se ne sente parlare: un accostamento fu fatto durante l’inchiesta per i delitti del mostro di Firenze, oppure  per la morte a Palma di Maiorca dell’imprenditore toscano Massimiliano Rossi. Così come di un coinvolgimento di sette sataniche si è sussurrato riguardo la misteriosa morte di Davi Rossi, ufficialmente suicidatosi, responsabile delle comunicazioni del Monte dei Paschi di Siena il 6 marzo 2013.

Del coinvolgimento di sette sataniche in tanti altri fatti di cronaca si viene a conoscenza se si ha la pazienza di “navigare” nel mare virtuale di internet digitando nel motore di ricerca SETTE SATANICHE COINVOLTE IN FATTI DI CRONACA.

Ma tutte le vicende che ne derivano sono tragici fatti di sangue. Quelle che invece riguardano il racconto di Imale Fadil sono banali festini, o “cene eleganti”, con probabile finale a sorpresa…

SEGNATURE RERUM: RECENSIONE DI CLARA CECCHI

sibilla

Di seguito la recensione della scrittrice/poetessa fiorentina Clara Cecchi al mio nuovo romanzo SEGNATURE RERUM.

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Rispetto a L’ultima Notte, che mi aveva colpita per i toni appassionati e romantici di un amore che dura oltre la vita, ho trovato Signature Rerum molto diverso, sia per argomento sia perché decisamente più crudo nei toni e nelle immagini.

È sempre scritto molto bene, con l’abituale stile scorrevole e diretto, la trama attira e viene voglia di leggerla d’un fiato, ma a un tratto la storia d’amore si trasforma in un incubo e dal paradiso sembra di precipitare all’inferno.

Un ribaltamento assolutamente inaspettato che cambia il genere del romanzo con un colpo di scena e motiva le scene di sesso piuttosto crude e minuziose, alcune parecchio insistite su particolari che sul momento mi hanno un po’ disturbata e lasciata perplessa, ma che finiscono poi per rivelare il loro perché nell’economia della storia.

Interessante l’accento alle signature rerum, materia esoterica sempre cara all’autore magari da approfondire in seguito in un altro scritto, molto bella ed efficace la descrizione dei luoghi della Sibilla, ci si ritrova trasportati a Cuma con la sola forza dell’immaginazione.

Il romanzo si presenta ben strutturato e il personaggio di Riccardo delineato con cura in tutte le sue sfumature e nelle reazioni che la vicenda gli provoca, dall’amore, alla delusione, alla rabbia fino anche alla paura. Così come pure gli altri protagonisti. Anche il personaggio della ragazza amica/sacerdotessa, malgrado appaia solo tre volte, si inserisce a dovere nel tessuto simbolico del racconto.

Suscita reazioni di forte emozione il finale a sorpresa, dove tutto si ricollega come per la chiusura di un cerchio.

In definitiva, che possa piacere o no il genere, certo si tratta di un romanzo decisamente coinvolgente.

Clara Cecchi

GIOVANI E BULLISMO, LA FAMIGLIA DOVE E’?

Tre studenti tutti minorenni dell'Itc 'Carrara' di Lucca sono iscritti nel registro degli indagati dopo un atto di bullismo e di prepotenza nei confronti del loro professore di italiano e storia, un docente di 64 anni, ripreso mentre veniva minacciato e insultato in classe da uno di loro. Il video è diventato virale nella Rete. Nell'individuare i tre indagati, polizia postale e Digos hanno proceduto d'ufficio e oggi il preside della scuola ha anche presentato formalmente una denuncia, 18 aprile 2018. ANSA/YOUTUBE ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

Mentre gli interessi degli italiani sono divisi, in minima parte, tra formazione del nuovo governo e situazione economica del paese e, in massima parte, tra Isola dei Famosi, Grande Fratello e chi vincerà il campionato di calcio, le cronache quotidiane registrano, questa volta a Lucca, l’ennesimo episodio di bullismo da parte di un alunno nei confronti del proprio professore, aggredito verbalmente e strattonato perché si era permesso di mettergli insufficiente al compito. Il video dell’episodio, come ormai da prassi consolidata, ripreso con il telefonino da alcuni compagni di classe, è stato subito messo in rete diventando virale.

Chi si indigna o, addirittura, inorridisce, per quest’ennesimo atto di insubordinazione e di violenza da parte di un minore nei confronti di un insegnante ha tutte le ragioni di questo mondo per farlo. Ma oltre ad attribuire, probabilmente con ragione, le colpe di tale atteggiamento all’assenza della famiglia nell’educazione del proprio rampollo, bene farebbe a farsi un giro in rete dove proliferano video di personaggi famosi che senza alcun pudore si fanno riprendere seduti sul water a inveire contro un avversario politico – Sgarbi docet – o a irridere i propri parenti per aver parato parato un tiro dell’attaccante della loro squadra del cuore che, se fosse entrato in rete, probabilmente avrebbe cambiato le sorte del campionato – Donnarumma docet. Per non parlare di Buffon che ne dice di cotte e di crude contro l’arbitro reo di aver decretato un rigore dubbio contro la Juventus a pochi secondi dalla fine dell’ottavo di finale contro il Real Madrid , determinandone l’estromissione dalla Champions League. Per non parlare di quei genitori che vanno a scuola a menare gli insegnanti o i dirigenti scolastici perché hanno avuto l’ardire di alzare la voce o di mettere un brutto voto al loro pargolo anziché tirare le orecchie all’infante per lo scarso rendimento come avveniva un tempo.

L’autorità va rispettata a prescindere, sia che si tratti di un arbitro che di un insegnante. Se poi un campione della pedata si senta in diritto di mettere in dubbio l’onestà e la serietà del direttore di gara, ipotizzando che al posto del cuore abbia un cassonetto dell’immondizia, che messaggio sta lanciando ai propri tifosi, in particolare ai ragazzini, se non quello che l’autorità non solo può essere messa in discussione ma addirittura ridicolizzata e offesa pubblicamente?

E’ vero, la famiglia è la principale responsabile dell’educazione dei ragazzi. Ma vivendo in un’epoca in cui l’abbondanza di mezzi di comunicazione e l’esistenza dei social illudono tanti di poter essere protagonisti al pari dei propri beniamini attraverso la diffusione in rete delle loro “eroiche” gesta su facebook o instragram, tipo attaccare un professore o schernire un compagno solo perché timido o perché studioso, semplicemente perché lo stesso hanno visto fare in televisione da un campione dello sport, da un critico d’arte nonché onorevole della Repubblica (delle banane?…) o da un attore o da un cantante in declino che, per racimolare un po’ di notorietà, non si fanno scrupoli a partecipare a un reality e a litigare con tutti gli altri protagonisti per farsi notare e suscitare le simpatie del pubblico affinché li votino aiutandoli a vincere.

Pur essendo perfettamente consapevole che l’argomento è complesso e non può certo risolversi in una mera discussione di poche righe come è il caso di questo post, questo mio scritto vuole essere un ulteriore spunto di riflessione sulla società in cui viviamo.

Oggi, causa la crisi economica e le pressanti esigenze psicologiche indotte dal consumismo, le famiglia è sempre meno unita in quanto sempre più spesso entrambi i genitori lavorano per cui, avendo poco tempo da dedicare all’educazione dei propri figli, delegano la stessa ai nonni o a un estraneo i quali quasi sempre, per tenerli buoni, li piazzano davanti al televisore o al Pc senza preoccuparsi di cosa guardano. Con tutti i rischi che ne derivano!

NAVIGARE E’ TARDI, LA POESIA DI NIKO MUCCI

libro niko

Sabato 14 aprile presso l’Art Garage di Pozzuoli, nell’ambito della rassegna culturale ArtinGarage curata dal fotografo Gianni Biccari, s’è presentato NAVIGARE è TARDI, il secondo libro di poesie di Niko Mucci.

Come purtroppo quasi sempre accade quando si organizzano eventi del genere legati alla letteratura, soprattutto per la poesia, l’affluenza di pubblico ha lasciato a desiderare. Tuttavia da navigato uomo di spettacolo qual è, consapevole di come vanno le cose in questo mondo, Niko non se ne è fatto per niente un problema e con tranquillità e professionalità ha risposto alle domande che il sottoscritto gli ha pubblicamente posto, spiegando nel dettaglio ai pochi intimi presenti in sala la propria poetica; leggendo lui stesso alcune delle sue poesie, intervallandosi nella lettura con Federica Grimaldi e Laura Tramontano, le due splendide lettrici che lo accompagnavano.

Nascendo come musicista, Niko attrubuisce la musicalità dei propri versi a questa sua peculiarità. Nonché riconosce di possedere una innata predisposizione alla rima, tra le principali caratteristiche dei suoi versi, che, in rapporto ai canoni della poesia moderna i quali aborrono sia la rima che la metrica, fanno di Niko un poeta controccorrente. Questa particolarità è ben rappresentata da un aneddoto: durante una turné teatrale l’attrice Isa Daniele ebbe modo di leggere alcune sue poesie. Dopo aver lette, affermò, ” a me e rime nun me piacion ma sti poesie so belle”.

Come per ATTORI A BABORDO, la sua prima raccolta di versi, anche per questo secondo volume Niko per il titolo ha preso spunto dal mare, in particolare dalla navigazione. Spiegandone il motivo, l’autore ammette d’essere da sempre affascinato dal mare, dalla sua maestosità; di sentirsi un navigatore alla scoperta di infiniti mondi; di associare la compagnia teatrale a una sorta di ciurma dove, una volta che ne entri a fare parte, sei costretto a confrontarti anche con persone verso le quali non nutri particolare simpatia ma ci devi comunque convivere. Così come accade a chiunque nella vita di tutti i giorni.

Artisticamente parlando, l’attività di poeta è l’ultima intrapresa da Niko. Come abbiamo gia detto egli nasce muscista e agli inizi degli anni settanta, all’epoca in cui viveva a Portici, fu chiamato da Enzo De Caro perché lo sostituisse per un anno ne La Smorfia accanto a Massimo Troisi e Lello Arena. Quando poi il trio ebbe modo di trasferisrsi a Roma egli preferì restare a Napoli per continuare a studiare e dedicarsi alla musica. E, nonostante il successo cui assurse poi La Smorfia, mai si è pentito della scelta fatta essendo in sintonia con il proprio io!

Marito dell’attrice napoletana Nunzia Schiano, di cui ammette senza imbarazzo la bravura recitatativa rispetto a sé, tornando a parlare dei propri versi, Niko ci tiene a far notare come la sua poetica tragga spunto non solo dalla quotidianità, che non considera affatto negativa bensì necesaria all’essere per la propria crescita interiore, ma anche dal sogno in quanto, non essendo il sogno soffocato dall’asfissiante realtà, probabilmente è proprio nella sfera onirica che possiamo trovare il meglio di ognuno di noi, ciò che davvero siamo.

Passando al piano personale, senza inibizioni Niko racconta dell’incidente automibilistico per cui stette in coma quasi quindici giorni e che lo costrinse a una degenza ospedaliera di tre mese durante i quali, guardando la parete di fronte al letto in cui era costretro, non finiva di chiedersi come sarebbe stata la sua vita una volta che sarebbe uscito da lì. Ricordando quell’episodio, Niko non esclude che il bisogno di pubblicare le poesie sia nato proprio a seguito di quell’evento.

Raccontando di sé non solo come artista ma prima di tutto come uomo, ammette di sentire la responsabilità di dover fare in vita qualcosa che lasci una scia positiva su cui chiunque incroci il cammino con il suo, possa proseguire speditamente verso qualcosa di buono e di bello.

Al di là della carezzevole armonia dei versi, delle poesie di Niko colpisce la loro incisiva semplicità, rafforzata da metafore e ossimori che traggono spunto dal vissuto quotidiano tipo “certi ricordi dondolano come denti pronti a cadere”; oppure “entro nei tuoi occhi come un giorno pieno di sole”. Con poche parole Niko riesce a sollecitare emotivamente l’animo del lettore, facendovi breccia nella mente e nel cuore, obbligandolo a compiere un esercizio a molti inviso: riflettere su se stesso e sul senso della vita.

Tutto questo con una venata punta di ironia che stempera il dramma esistenziale di cui molti sono inconsapevoli attori. Non certo Niko!