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CIAO, SIGNOR FELICE

La telefonata, di quelle che non vorresti ricevere mai, arrivò a fine giugno di quest’anno. Era Alessio Bandinelli, il mio amico enologo di Raggiolo: “Enzo purtroppo devo darti una triste notizia”.

In quell’attimo capii subito cosa stava per riferirmi, non lo lasciai continuare:

“Nonno Felice!?”, mormorai.

“Sì” rispose senza aggiungere altro.

“Quando è successo?”

“Pochi giorni fa”

“Ha smesso di soffrire!” dissi con convinzione.

“Sì, è vero…” ammise con amarezza.

Felice Ristori era nato 93 anni fa. Sposato con Maria Minocchi da cui aveva avuto Lena, l’unica figlia, madre di Alessio; rimasto vedevo circa vent’anni fa, pur vivendo a Firenze, era sempre rimasto legato a Raggiolo, suo paese di origine, dove, non appena le stagioni iniziavano a farsi miti, si trasferiva per raggiungere la famiglia di Alessio al quale lo univa un legame indissolubile che era molto di più del “semplice” rapporto tra nonno e nipote. Chi avesse avuto la fortuna di vederli discutere o camminare insieme avrebbe giurato che quell’uomo anziano dall’aria gioviale e quel giovane alto e robusto fossero amici veri. Negli ultimi due anni a rafforzare la sua voglia di trasferirsi a Raggiolo era sopraggiunta la nascita di Guido, il figlio di Alessio e Susi, con cui Felice faceva lunghe chiacchierate sotto lo sguardo incantato del bambino. […]

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PALMIRA SCALISE FAZIO, LA POETESSA CALABRESE CHE AMAVA I CAMPI FLEGREI: IL RICORDO DEL FIGLIO ROBERTO

Di seguito il articolo sulla poetessa Palmira Scalise Fazio pubblicato su QuiCampiFlegrei.it

Per anni mi sono onorato dell’amicizia del professor Roberto Fazio (nato a Carlopoli in provincia Catanzaro il 1933 e deceduto a Pozzuoli nel 2007). Fu il mio insegnante di educazione fisica al biennio alla fine degli anni settanta. Anni dopo ci ritrovammo a una festa di amici a casa sua: era il papà della fidanzata, poi divenuta moglie, di un mio carissimo amico. Da allora tra di noi nacque una bella amicizia che si consolidò nel tempo, nonostante ci separasse una notevole differenza di età. Era un piacere andarlo a trovare nella sua splendida villa al Parco Ortodonico per trascorrere qualche ora insieme, conversando di poesia e letteratura, o semplicemente per chiacchierare del più e del meno, sorseggiando un bicchierino di whisky o di tequila.

Quando arrivavo, dopo avermi accolto alla porta con l’immancabile sorriso, mi faceva strada nell’enorme ed elegante studio dalle pareti tappezzate di diplomi pergamenati celebranti il valore poetico della madre, la poetessa Palmira Fazio Scalise (nata a Castagna, Catanzaro nel 1894 e deceduta a Quarto nel 1984). In un angolo, una foto autografata di D’Annunzio con dedica alla madre con cui il vate tenne un breve carteggio quando lei era giovane incoraggiandola nel continuare a scrivere versi.  […]

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LA BLUES WOMAN ELDA SALEMME SI RACCONTA

Di seguito vi propongo la mia intervista alla cantautrice Elda Salemme pubblicata su quicampiflegrei.it

L’appuntamento con la cantautrice/chitarrista Elda Salemme è a Bacoli nell’attico di famiglia da cui si ammira lo splendido panorama del golfo di Pozzuoli. Classe 1987, Elda ha un curriculum di tutto rispetto: è stata fondatrice del trio vocale al femminile The Drops; ha collaborato con Walter Maioli nel progetto di ricerca sonora ancestrale “Oriental Blues” e in “Synaulia”, spettacolo di musica e danze dell’Antica Roma; è presente nell’album italo-portoghese Mar Da Lua di Mimmo Epifani con la sua versione polivocale di Tarantella Del Gargano; ha scritto per Rah.ma il branoUNA STORIA DA RACCONTARE, vincitore di molti premi in Italia, tra cui “Miglior Inedito” e “Primo Classi­ficato” al Festival della Canzone 2017. Dal 2012 insegna Canto Moderno e Chitarra Base con la passione e la curiosità che accompagnano una continua e instancabile ricerca.

Elda, nonostante tu sia nipote dell’attore/regista Vincenzo Salemme, hai orientato la tua vena artistica verso un campo diverso rispetto a quello che ci si poteva attendere, ovvero il teatro e il cinema, perché?

È stata una scelta naturale. Fin da piccola il mio spazio emotivo, in cui coltivavo la vera me stessa, ha trovato nella musica il suo ambiente naturale. Ritengo che l’arte sia la voce dell’anima, l’espressione della propria interiorità. Se questa voce l’avessi falsata per fini opportunistici, avrei di riflesso tradita me stessa e la mia sensibilità. Il teatro e il cinema mi piacciono, ma il mio mondo è la musica e la canzone; è lì che trovo la mia vera dimensione artistica. Inoltre la musica si è rivelata un’ottima medicina per alleviare, metabolizzare e sublimare le sofferenze e il dolore della vita.

Dunque anche tu ritieni che per un artista la sofferenza sia un concime indispensabile per dare vita al proprio estro creativo?

L’artista che non soffre non penso possa creare. E la sofferenza di un artista è rapportata al suo grado di sensibilità. Più sei sensibile, più soffri, più dai corpo al tuo dolore attraverso l’arte. Per quanto mi riguarda sensibilità-sofferenza-arte sono una triade imprescindibile l’una dall’altra. […]

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L’OMAGGIO DI NICOLA DRAGOTTO A GIORDANO BRUNO

Alla domanda se fosse possibile partecipare alle celebrazioni commemorative di un caposaldo della filosofia mondiale qual è Giordano Bruno senza citarlo né fare il minimo accenno a una delle sue opere, istintivamente verrebbe da rispondere “no!”. Soprattutto se il luogo concessoti per eseguire la performance artistica è il chiostro di San Domenico Maggiore dove Bruno studiò quando era un giovanissimo domenicano.

“Solo un folle”, verrebbe da dire, “si azzarderebbe a farlo!”

Ebbene, se davvero così fosse, quel folle esiste: il suo nome è Nicola Dragotto.

Artista imprestato all’avvocatura, da oltre vent’anni impegnato a proporre nei teatri italiani e nei luoghi di cultura i suoi spettacoli di teatro canzone, lunedì 11 maggio 2020 per il maggio dei monumenti dedicato ai 420 anni dalla scomparso del nolano, nella suggestiva atmosfera del chiostro di San Domenico Maggiore, Dragotto ha recitato un ampio spaccato del suo spettacolo IL ROVESCIO DEL MONDO per la regia di Franco Maione. […]

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LO SHOW DI NICOLA DRAGOTTO SU FACEBOOK

Per la rassegna QUATTRO CHIACCHIERE CON L’AUTORE vi proponiamo il breve show virtuale di Nicola Dragotto trasmesso in diretta Facebook da Lux In Fabula nella cui sede di Pozzuoli il cantautore si sarebbe dovuto esibire il 21 marzo scorso, incontro poi annullato a causa dell’emergenza Covid-19.

Buona visione.

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IO E LA SCRITTURA

Per rendere meno monotona questa quarantena imposta dalla pandemia, un amico mi ha invitato a partecipare a una delle tante iniziative che si organizzano in rete al fine di rendere meno noiose le giornate. Lo scopo era raccontare come nasce la mia passione per la scrittura, dove mi ha finora portato e se posso reputarmi soddisfatto. Inizialmente ero restio in quanto non mi ritengo uno scrittore bensì un appassionato della scrittura – considero scrittore chi vive della propria scrittura. Ma poi riannodare con la mente i fili del passato è stato piacevole, seppure in alcuni casi doloroso. In oltre trent’anni di attività la scrittura mi ha regalato tanti bei momenti e diverse soddisfazioni. Tuttavia alcune delle persone con cui li condivisi, ad esempio i miei genitori, il professore Aniello Montano e don Angelo D’Ambrosio che mi onorano di averli come relatori alle presentazioni dei miei libri, o il professor Roberto Fazio che ho sempre considerato molto più di un amico, non ci sono più. Mentre con tante altre le strade si sono separate, dopo aver condiviso esperienze anche esaltanti tipo quella di MEMO o la fondazione del giornalino per ragazzi La Ragapubblica. Ma questa è la vita e va accettata, seppure ce ne dispiace. Ciò che importa, almeno per me, è che al ricordo si accompagnino sempre la nostalgia e la malinconia perché significa che, tutto sommato, abbiamo vissuto una vita non disprezzabile, realizzando, se non tutti, almeno una parte dei nostri sogni, e abbiamo avuto la fortuna di condividere una scampolo della nostra esistenza con persone “belle” e interessanti che ci hanno aiutato a crescere così come presumibilmente è valso per loro conoscerci. Cosa che di cui, con estremo piacere, mi sono reso conto mentre scrivevo quanto segue.

Salve sono Vincenzo Giarritiello, il mio rapporto con la scrittura nasce da ragazzino per dare spazio all’irrefrenabile bisogno che avevo di viaggiare con la fantasia. Quell’intimo rapporto subordinato a una necessità interiore si è consolidato nel tempo, maturando frutti che mi hanno dato e continuano a darmi belle soddisfazioni.

La prima arrivò a fine settembre 1987: una sera, rientrando da lavoro, trovai nella posta una copia dell’Espresso con una lettera allegata dell’allora direttore Giovanni Valentini in cui mi si comunicava che il racconto che avevo inviato al concorso letterario bandito dal settimanale, pur non risultando tra i vincitori, era stato segnalato dalla giuria presieduta da Alberto Moravia e mi si faceva omaggio dell’abbonamento annuale alla rivista. […]

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VICTOR HUGO, L’INVESTIGATORE DELL’ANIMA UMANA

Dopo aver letto Notre Dame di Paris, scrissi un post dal titolo VICTOR HUGO, SCRITTORE E INIZIATO in cui esponevo le mie convinzioni riguardo la supposta natura iniziatica dell’opera; riconoscendo al grande scrittore francese lo status di iniziato. Cosa che, ho poi scoperto leggendo alcuni scritti sulla sua figura, più di un biografo presuppone.

Tuttavia, essendo l’opera di Hugo sterminata la cui pubblicazione di opere inedite s’è protratta per anni dopo la sua morte, mi sentii obbligato a approfondire il personaggio per valutarne meglio la personalità al fine di trovare ulteriori conferme alla mia deduzione. Di conseguenza decisi di leggere il suo capolavoro, I MISERABILI certo che, se davvero la mia supposizione fosse giusta, tra le righe del romanzo avrei trovato ulteriori conferme. Armato di pazienza e, per quanto fosse possibile, con occhio vigile, mi apprestai alla sua lettura.

Fin dalle prime pagine la natura iniziatica dell’opera mi si palesò in tutta la sua sontuosa maestosità. I ripetuti riferimenti ai conflitti interiori che colgono l’uomo quando, dopo aver commesso un crimine, trovandosi al cospetto di chi pur avendo ricevuto dal suo operato un danno, anziché punirlo denunciandolo alle autorità competenti, lo assolve confidando in un suo rinsavimento esistenziale – come fa il vescovo di Dygne nei confronti di Jean Valjean protagonista indiscusso dell’opera dando vita a un meccanismo di conversione spirituale, tema dominante dell’opera fino all’ultimo rigo – mi sembrò introducessero quello che s’è poi rivelato essere l’argomento cardine dell’opera:una profonda discussione sulla natura dell’anima umana.

Se in Delitto e Castigo di Dostoevskij il protagonista, dopo aver commesso il delitto, vive un eterno conflitto interiore che non gli darà tregua fino all’epilogo della storia, costringendolo a guardarsi sempre alle spalle e a nascondersi da tutto e da tutti temendo che gli altri siano a conoscenza del crimine che commesso e lo tengano sotto osservazione per coglierlo in flagrante quanto meno se l’aspetta, mettendo in tal modo in risalto come il crimine contenga in sé il castigo rappresentato dagli scrupoli e dalle paure che assalgono chi lo ha commesso inducendolo a vivere in un eterno stato di oppressione e di paura, la morale de I Miserabili secondo me è: essendo l’anima umana una goccia di quel grande oceano di bene che è Dio, dovendo per forza di cose la goccia contenere in sé le caratteristiche del mare da cui deriva, conterrà a sua volta in sé il bene ma offuscato dalla pesantezza materiale. Pertanto, se messa nella giusta condizione di sgravarsi dai legami materiali mediante la riflessione e la preghiera, l’anima non potrà a sua volta che tendere al bene. [… ]

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GIOVANNI RUGGIERO E LE SUE SCATOLE DEI RICORDI

Nell’ambito della rassegna FotoArtinGarage in corso all’Art Garage di Pozzuoli, sabato 29 febbraio si è inaugurata la mostra fotografica EX MALO BONUM di Giovanni Ruggiero. L’esposizione si protrarrà fino al 13 marzo e sarà visitabile dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 22, e il sabato dalle 10 alle 19.30. Per l’occasione abbiamo intervistato l’autore.  

Giovanni Ruggiero fotografo per passione o per professione?

Sicuramente per passione. Seppure, avendo fatto il giornalista – sono stato inviato speciale per Avvenire per venticinque anni – la fotografia l’ho utilizzata per corredare i miei servizi. Però è una grande passione che nutro da che ero bambino.

Più che foto, le tue opere sembrano delle sculture…

Sì, effettivamente sono difficili da definire. Penso che la chiave di tutto sia rappresentata dalla frase di sant’Agostino che dà il titolo alla mostra, EX MALO BONUM (da male nasce bene). La trovo molto significativa e, soprattutto, piena di speranza.

La foto è già se stessa un ricordo, perché questa ulteriore necessità di serbare il ricordo in un contenitore ad oc?

Seppure ci siamo conosciuti ora, sono pronto a scommettere che anche tu a casa hai una scatola in cui conservi dei ricordi

Sicuramente.

Cosa potrebbe contenere? Una conchiglia, un fiore secco, un tappo di spumante? Quelli sono i tuoi ricordi, i ricordi di Enzo, che mostrerai ai tuoi amici, alle persone più care. Io invece ho deciso di mostrare i miei a tutti, indistintamente. Tu giustamente dici “la fotografia è già se stessa un ricordo”. Ma non richiede elaborazione mentale nella ricostruzione del ricordo. Ad esempio se prendi una foto del natale del 1982 vedi che all’epoca un tuo parente era vivo, un altro non era ancora nato, un altro mancava perché impegnato altrove. Ma se di quel giorno tu prendi un tappo di spumante con su annotata la data di quando fu stappata la bottiglia, devi ricostruire il ricordo. Bene, la fotografia ti dà il ricordo già confezionato.

Mentre tu il ricordo preferisci confezionarlo…

Sì!

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IL REIKI MASTER LUCIA FATTORE CI SPIEGA COSA È IL REIKI

In una società come la nostra sempre più allo sbaraglio in quanto priva di punti di riferimento stabili o, laddove ci fossero, talmente fragili che basta un nulla perché si dissolvano come neve al sole, è in costante aumento il numero di persone alla ricerca di stabilità interiore e fisica che non esita a rivolgersi alle discipline alternative come lo yoga, lo shiatsu, il reiki e altro per ritrovare se stesse. Purtroppo anche in questo settore abbondano disonesti e cialtroni che, approfittando delle fragilità e insicurezze della gente, mirano ad arricchirsi o ad appagare le proprie smanie recondite a danno di chi vi si rivolge speranzoso. Per cercare di fare luce su questo mondo affascinante ma tuttora ignoto, ci siamo rivolti al reiki master Lucia Fattore.

Lucia da quanti anni sei reiki master?

Da venti anni, ma mi occupo di tecniche naturali da quarant’anni.

Cosa è esattamente il reiki?

Il reiki è una tecnica naturale di riequilibrio energetico. Fra noi addetti diciamo che si tratta di una tecnica di guarigione perché riequilibrando il nostro sistema energetico si aiuta quanti vi si rivolgono a stare meglio e quindi a guarire prima o a non ammalarsi. […]

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