creatività

OGGI PARLIAMO DI CREATIVITÀ

Quando si parla di creatività mi in mente i termini biblici CREAZIONE e CREATO e, in senso generale, ARTE. Questo perché identifico nella creatività quella spinta interiore che proietta ogni artista a esprimere le proprie idee e i bisogni attraverso l’opera artistica, realizzando così se stesso.

Dunque qualunque forma di creatività rappresenterebbe la voce dell’anima dell’artista, esprimibile in svariati aspetti essendo molteplici le forme di arte: si va dalla pittura alla scultura, alla scrittura, alla musica, alla danza etc.

Potremmo estendere il ragionamento all’uomo comune e affermare che qualunque azione egli compia, anche la più banale, è a tutti gli effetti un atto creativo in quanto rappresenta la concretizzazione del suo pensiero attraverso il gesto fisico.

Di conseguenza se analizzando ogni opera d’arte possiamo cogliere lo stato d’animo dell’artista e i sentimenti che nutriva quando dette voce al proprio estro creativo, altrettanto potremmo intuire lo stato d’animo di un qualsiasi individuo osservandone la gestualità. […]

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DRAGOTTO

LO SHOW DI NICOLA DRAGOTTO SU FACEBOOK

Per la rassegna QUATTRO CHIACCHIERE CON L’AUTORE vi proponiamo il breve show virtuale di Nicola Dragotto trasmesso in diretta Facebook da Lux In Fabula nella cui sede di Pozzuoli il cantautore si sarebbe dovuto esibire il 21 marzo scorso, incontro poi annullato a causa dell’emergenza Covid-19.

Buona visione.

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Destruction_of_Leviathan

OGGI PARLIAMO DI EGOISMO

Nell’attesa che l’emergenza sanitaria passi e potremo finalmente tornare – si spera – alla vita di sempre, con un gruppo di amici ci ritroviamo in chat due volte a settimana per discutere di argomenti vari: ieri la discussione verteva sull’egoismo. Di seguito le mie considerazioni sul tema.

Se per gli argomenti precedentemente affrontati – pazienza ed energia – non ho mai fatto riferimento alla loro etimologia, limitandomi a trarre considerazioni sul loro significato unicamente da ragionamenti personali frutto dell’esperienza, per quanto riguarda l’egoismo, credo che invece valga la pena iniziare a parlarne partendo proprio dall’origine etimologica del vocabolo. […]

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ENERGIA

OGGI PARLIAMO DI ENERGIA

Nell’attesa che l’emergenza sanitaria passi e potremo finalmente tornare – si spera – alla vita di sempre, con un gruppo di amici ci ritroviamo in chat due volte a settimana per discutere di argomenti vari: ieri la discussione verteva sull’energia. Di seguito le mie considerazioni sul tema.

Per energia s’intende tutto ciò che mette in movimento la materia inerte o è in grado di modificarne la forma mediante un lento procedimento di lavorazione come ad esempio quello con cui l’acqua di un torrente, scorrendo nel greto, leviga le pietre modificandone l’aspetto.

Volendo usare un’ulteriore metafora per rendere ancora meglio l’idea, immaginiamo l’uroboro, il serpente che si morde la coda, a cui solitamente si attribuisce valenza negativa identificandovi chi si fa del male da solo. […]

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IO E LA SCRITTURA

Per rendere meno monotona questa quarantena imposta dalla pandemia, un amico mi ha invitato a partecipare a una delle tante iniziative che si organizzano in rete al fine di rendere meno noiose le giornate. Lo scopo era raccontare come nasce la mia passione per la scrittura, dove mi ha finora portato e se posso reputarmi soddisfatto. Inizialmente ero restio in quanto non mi ritengo uno scrittore bensì un appassionato della scrittura – considero scrittore chi vive della propria scrittura. Ma poi riannodare con la mente i fili del passato è stato piacevole, seppure in alcuni casi doloroso. In oltre trent’anni di attività la scrittura mi ha regalato tanti bei momenti e diverse soddisfazioni. Tuttavia alcune delle persone con cui li condivisi, ad esempio i miei genitori, il professore Aniello Montano e don Angelo D’Ambrosio che mi onorano di averli come relatori alle presentazioni dei miei libri, o il professor Roberto Fazio che ho sempre considerato molto più di un amico, non ci sono più. Mentre con tante altre le strade si sono separate, dopo aver condiviso esperienze anche esaltanti tipo quella di MEMO o la fondazione del giornalino per ragazzi La Ragapubblica. Ma questa è la vita e va accettata, seppure ce ne dispiace. Ciò che importa, almeno per me, è che al ricordo si accompagnino sempre la nostalgia e la malinconia perché significa che, tutto sommato, abbiamo vissuto una vita non disprezzabile, realizzando, se non tutti, almeno una parte dei nostri sogni, e abbiamo avuto la fortuna di condividere una scampolo della nostra esistenza con persone “belle” e interessanti che ci hanno aiutato a crescere così come presumibilmente è valso per loro conoscerci. Cosa che di cui, con estremo piacere, mi sono reso conto mentre scrivevo quanto segue.

Salve sono Vincenzo Giarritiello, il mio rapporto con la scrittura nasce da ragazzino per dare spazio all’irrefrenabile bisogno che avevo di viaggiare con la fantasia. Quell’intimo rapporto subordinato a una necessità interiore si è consolidato nel tempo, maturando frutti che mi hanno dato e continuano a darmi belle soddisfazioni.

La prima arrivò a fine settembre 1987: una sera, rientrando da lavoro, trovai nella posta una copia dell’Espresso con una lettera allegata dell’allora direttore Giovanni Valentini in cui mi si comunicava che il racconto che avevo inviato al concorso letterario bandito dal settimanale, pur non risultando tra i vincitori, era stato segnalato dalla giuria presieduta da Alberto Moravia e mi si faceva omaggio dell’abbonamento annuale alla rivista. […]

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SEVERGNINI E C. SE NE FACESSERO UNA RAGIONE, AL NORD VIVONO UOMINI NON SEMIDEI DA DIFENDERE A OGNI COSTO

Di seguito la lettera che ho inviato al Mattino di Napoli in cui esprimo alcune considerazioni prendendo spunto dalle affermazioni del giornalista Beppe Severgnini durante la puntata di Otto e Mezzo di mercoledì 15 aprile. Nell’attesa di scoprire se verrà pubblicata, ho deciso di pubblicarla su questo mio spazio virtuale.

Egregio Direttore,

nella puntata di Otto e Mezzo del 15 aprile u.s. Beppe Severgnini esprimeva la propria indignazione contro quanti starebbero dimostrando compiacimento per il disastro sanitario scoppiato in Lombardia, e poi diffusosi in tutto il paese, dimostrando in questo modo mancanza di rispetto verso le migliaia di morti e i loro famigliari. […]

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copertina

ANNUNZIATA ZINARDI, “LA RAGAZZA CHE RIPRESE A VOLARE”

Uno dei vantaggi dell’essere obbligati a restare chiusi in casa è quello di avere la possibilità di immergersi nella lettura di un testo a cui da tempo ci si voleva dedicare, scoprendo che si tratta di una storia narrata con garbo e delicatezza, senza mai cedere nella retorica malgrado affronti un tema difficile e attuale qual è il bullismo. Sto parlando di LA RAGAZZA CHE RIPRESE A VOLARE di Annunziata Zinardi, edito da YOUCANPRINT.

Pur partendo in sordina, man mano che si avanti nella lettura, la storia si districa in un crescendo narrativo, coinvolgendo il lettore in una ridda di emozioni riguardanti le vicende delle protagoniste, Tamara e Marica, due adolescenti molto diverse tra di loro: la prima conduce la vita standardizzata di molti suoi coetanei, ponendosi in conflitto con la società e il proprio mondo, dando vita a perenni scontri con i genitori pur di sentirsi accettata dal branco; la seconda, benché dalla nascita sia costretta a vivere su una sedia a rotelle, attraverso la poesia riesce a dare un senso alla propria esistenza, accettando serenamente quello che agli occhi degli altri, innanzitutto di sua madre, appare come un destino crudele. […]

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PARADOSSI

La figura di Giuda Iscariota istintivamente suscita ripugnanza, riflettendo il traditore per eccellenza. Eppure egli è fondamentale perché si affermasse la natura divina di Gesù, a prescindere si fosse o no credenti. In questo racconto ho cercato di immaginarmi un dialogo tra i due in cui si mettesse in evidenza tale sua funzione…

Svuotato d’ogni sostanza, il tempo ristagnava come nebbia nella stanza arredata con due sole sedie di legno, disposte l’una di fronte all’altra, rispettivamente occupate da un uomo sereno e da uno triste, entrambi vestiti di niente.

Svuotato d’ogni sostanza, il tempo ristagnava come nebbia nella stanza arredata con due sole sedie di legno, disposte l’una di fronte all’altra, rispettivamente occupate da un uomo sereno e da uno triste, entrambi vestiti di niente.

Fasci di luce, cadenti dal soffitto, avvolgevano le loro figure in opache fluorescenze, esaltandone i contrastanti stati d’animo trasparenti sui loro volti.

 “Rabbi, potrai mai perdonarmi?” – chiese l’uomo triste, fissando la scacchiera di marmo del pavimento.

“Perdonarti di cosa?” – replicò serenamente l’altro.

“Di averti venduto agli uomini come bestia al mercato.”

“Nelle azioni degli uomini dimora la volontà di Dio!”

“Mia madre, povera donna, sarà maledetta in eterno per avermi dato alla luce” – piagnucolò l’uomo triste. Dai suoi occhi il dolore stillava in gocce dense al suolo.

“Eppure il ricordo del figlio ne allevierà la sofferenza dal cuore ogniqualvolta la solitudine busserà alla porta dell’anima” – replicò l’uomo sereno. […]

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Allegoria_della_pazienza_-_Palazzo_Pitti

OGGI PARLIAMO DI PAZIENZA

Nell’attesa che l’emergenza sanitaria passi e potremo finalmente tornare – si spera – alla vita di sempre, con un gruppo di amici abbiamo creato una chat di gruppo dove ci ritroviamo due volte a settimana per discutere sugli argomenti più svariati: oggi la discussione verteva sulla pazienza. Di seguito le mie considerazioni sul tema.

Tra le migliaia di vocaboli della lingua italiana, ritengo che pochi come pazienza contemplino un forte significato terapeutico e fideistico. Del resto, non a caso l’ammalato che si sottopone alle cure mediche è detto paziente: egli deve affidarsi senza remore ai medici, seguendone alla lettera le prescrizioni perché diversamente non avrebbe alternative di guarigione. Da qui si desume che la pazienza sottintende da parte dell’individuo un atteggiamento di fiducia nella vita a prescindere, al punto che finanche le più tristi disgrazie gli appaiano come necessarie per il proprio bene, e dunque d’accettare con serenità, cosa non facile, in quanto frutto di una volontà superiore che se ne serve per pesare fino a che punto gli uomini sono capaci di sopportare stoicamente le avversità della vita, com’è il caso di Giobbe nella Bibbia. […]

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