Morire in ospedale al tempo del covid

Morire in ospedale al tempo del covid

Il prossimo 21 febbraio sarà trascorso esattamente un anno dal primo caso di covid registrato nel nostro paese.

Cosa sia poi successo da quel giorno maledetto, lo sappiamo tutti. Soprattutto chi a causa del virus ha perso il lavoro, si è ammalato o chi ha perso i propri cari ricoverati in ospedale per covid o per altre patologie, in assoluta solitudine, senza poter dare loro l’estremo saluto.

Queste poche righe sono frutto dell’esperienza vissuta da un’amica: la sorella è deceduta l’altro ieri, dopo un travaglio di un mese in cui è stata sballottata da un ospedale all’altro senza avere accanto nessun familiare.

La signora è deceduta per complicanze respiratorie conseguenti all’aggravarsi di patologie pregresse ai polmoni, aveva ottantatre anni.

Quando a metà gennaio ebbe l’ennesima crisi respiratoria, fu subito portata in ospedale, rigorosamente da sola come previsto da protocollo anticovid, e vi rimase per circa una settimana. Successivamente, visto il persistere della patologia nonostante le cure, ne fu deciso il trasferimento in un altro nosocomio dove rimase un’altra settimana, sempre in assoluta solitudine, rinfrancata dalle lunghe videochiamate che faceva con il telefonino a parenti e amici […]

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Arriva Draghi, ha vinto Renzi

Arriva Draghi, ha vinto Renzi tutti gli altri hanno perso

La convocazione questa mattina di Mario Draghi al Quirinale per ricevere dal Presidente Mattarella l’incarico di formare un governo tecnico istituzionale, dopo che il mandato esplorativo del Presidente della Camera Fico è naufragato, rappresenta la vittoria di Matteo Renzi e la sconfitta non solo della politica ma di una buona fetta di addetti ai lavori dell’informazione i quali, quando sentivano tirare in ballo come probabile nuovo premier il nome dell’ex Presidente della BCE, si scompisciavano dal ridere, affermando con sicumera dalle colonne dei loro giornali, dai salotti televisivi o dalle loro pagine social “Draghi non ci pensa proprio, non è stupido!”. […]

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PROCIDA CAPITALE DELLE CULTURA 2022: QUANDO LO SPIRITO “DIOCESANO” PREVALE SU QUELLO “PARROCCHIALE”

Sembra che ad Ancona, uno delle dieci città in lizza, non abbiano digerito la proclamazione di Procida Capitale della Cultura 2022.

Se davvero fosse, come dimostrerebbe la prima pagina del Corriere Adriatico del 19 gennaio su cui era scritto, testuale, “BATTUTI DA PROCIDA: SI PUÒ?”, ci sta, a nessuno piace perdere!

Quello che però mostrano di non capire coloro che si sorprendono per la vittoria dell’isola flegrea è che la realizzazione di questo ambizioso progetto è dovuta molto probabilmente al fatto che, contrariamente a quanto di solito accade nei piccoli centri o in quelli in cui vige una mentalità provinciale dove ognuno tende a tirare l’acqua al proprio mulino,  i procidani hanno anteposto lo spirito diocesano a quello parrocchiale.

Cerco di spiegarmi. […]

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PROCIDA CAPITALE DELLA CULTURA 2022, UN’OCCASIONE PER L’INTERA AREA FLEGREA

Poco fa, precisamente alle 10,34, in video conferenza il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschina ha proclamato Procida capitale italiana per la cultura 2022!

All’annuncio sull’isola è scoppiata una festa da stadio.

Il merito di questa vittoria va al sindaco Dino Ambrosino, al direttore della candidatura Agostino Riitano e a tutto lo staff che ha lavorato affinché questo sogno si realizzasse.

L’affermazione dell’isola flegrea non è però una vittoria che si circoscrive ai confini marini, ma potrebbe esserlo per tutti i Campi Flegrei che, mai come nel 2022, saranno sotto le lenti d’ingrandimento del mondo intero non solo per il bradisismo – negli ultimi giorni il fenomeno ha intensificato la propria attività, alimentando preoccupazione negli abitanti, soprattutto nei cittadini di Pozzuoli – ma per le sue infinite bellezze paesaggistiche e culturali.

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L’ATTACCO AL SENATO AMERICANO E QUELLO SPOT TELECOM DI ANNI FA

L’attacco al Senato americano dei sostenitori di Donald Trump, su istigazione via social dello stesso Trump, per impedire l’ufficializzazione dell’elezione di Biden a nuovo presidente degli USA, e i successivi blocchi dei profili Facebook, Twitter e Instagram del Presidente uscente per evitare che il tycoon se ne potesse servire per aizzare nuovamente la folla, mi hanno ricordato una conversazione che ebbi molti anni fa con un’amica docente di estetica della comunicazione alla Federico II.

Eravamo nel 2004 e le tv trasmettevano uno spot Telecom in cui Gandhi si serviva di internet per diffondere al mondo il proprio messaggio di pace.

Discutendone, la mia amica si disse preoccupata, domandandosi cosa sarebbe potuto accadere se, invece di Gandhi, di internet se ne fosse servito Hitler.

L’intervento dei proprietari dei social per bloccare l’account del Presidente americano se da un lato fosse antidemocratico, come sostiene Massimo Cacciari il quale auspicava che a deciderne la chiusura intervenisse un’autorità terza anziché gli stessi proprietari dei social, è la conferma di quanto potenzialmente possa essere pericoloso il mezzo mediatico allorché venga utilizzato da un soggetto esaltato, mentalmente instabile e, purtroppo, con un nutrito seguito di fan dipendenti da lui qualunque cosa dica o faccia.

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TRATAMIENTO ANTIENVEJECIMIENTO

L’ANNO CHE VERRÀ SARÀ UN ALTRO ANNO DI MERDA?

 

Manca poco e finalmente questo annus horribilis 2020 ci saluterà.

Sarà un anno che nessuno rimpiangerà, a parte le fabbriche produttrici di mascherine e le case farmaceutiche impegnate nella produzione del vaccino anti covid 19; che molti, col senno del poi, avrebbero preferito non vivere affatto, magari facendosi ibernare e passare direttamente al 2021.

Ma anche nel caso l’ibernazione fosse stata possibile, coglie l’atroce dubbio che l’anno che verrà potrebbe essere quanto meno simile a quello che sta per lasciarci – tenuto conto che le previsioni scientifiche, non certo quelle astrologiche di Paolo Fox, per il 2021 non sono particolarmente entusiasmanti.

È vero, nella vita bisogna essere sempre e comunque positivi e propositivi, riuscire a trovare il meglio anche nel peggio. Tuttavia è difficile, se non impossibile, lasciarsi alle spalle quest’anno come se fosse stato un incubo da cui risvegliarsi di soprassalto nel momento in cui il 2021 farà il suo ingresso.

Eppure anche negli anni precedenti eventi negativi hanno caratterizzato la singola esistenza di ognuno di noi facendoci auspicare, mentre osservavamo l’orologio scandire gli ultimi rintocchi dell’anno in corso, che il nuovo anno sarebbe stato migliore. Soprattutto perché quella speranza era supportata dall’entusiasmo alimentato da sani propositi, da progetti da realizzare o già avviati, dal sostegno dell’età ancora dalla nostra parte per cui ci sentivamo pronti a sfidare il mondo pur di occupare un nostro spazio.

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NATALE 2020 TRA MASCHERINE, TAMPONI, VACCINI, SPERANZE E BRUTTE SENSAZIONI

Natale 2019 fu il mio primo natale da disoccupato, speranza e disperazione camminavano a braccetto. Spesso la seconda sopravanzava la prima che, pur a fatica, riusciva a ripristinare gli equilibri riponendosi al suo fianco. A volte addirittura sopravanzandola, soprattutto quando sembrava palesarsi all’orizzonte un’opportunità di lavoro.

All’epoca di covid si parlava con contenuta preoccupazione per via delle notizie che giungevano dalla Cina dove l’epidemia era esplosa mietendo vite umane, ma in occidente sembrava non ve ne fosse traccia. Ascoltando i vari “esperti” che attraverso i media esprimevano le proprie opinioni sulla diffusione del virus, tranquillizzando spettatori e lettori sull’impossibilità che l’infezione potesse diffondersi anche in Italia, la mente era protesa a pianificare il futuro ricco di speranze ma povero di realtà.

Oltre al lavoro avevo in progetto la pubblicazione del mio primo romanzo e, poco prima di Natale, quell’eventualità si realizzò grazie alle Edizioni Helicon cui piacque il manoscritto che avevo loro inviato, dicendosi disponibili a pubblicarlo. Un bel regalo di Natale. Ma soprattutto una bella botta di adrenalina vista la sfiducia che alimentava le mie giornate.

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GUZZINI E QUELLA FRASE CHOC CHE TANTI PENSANO MA SI GUARDANO BENE DAL PRONUNCIARE

Chi si è indignato per la frase choc pronunciata da Domenico Guzzini, Presidente di Confindustria di Macerata, durante un convegno online sulla moda – “Vogliamo ripartire. Se muore qualcuno, pazienza” – o è un ingenuo, o male informato, o molto più semplicemente un ipocrita.

Basterebbe parlare in privato con un qualsiasi imprenditore, soprattutto piccolo o medio, per sentirsi dire “preferisco morire di covid che di fame”.

Già durante il primo lockdown di marzo ci furono disaccordi tra Governo e Confindustria per le attività da tenere aperte nonostante l’emergenza sanitaria. Il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia scrisse una lettera al Presidente del Consiglio per chiedere un ampliamento delle attività da tenere aperte.

Sempre in quel periodo sorsero non poche polemiche perché in Lombardia tante erano le fabbriche aperte nonostante la regione risultasse quella messa peggio per la diffusione del virus. […]

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COVID 19: AL MOMENTO I SACRIFICI SONO L’UNICO ARGINE CONTRO IL VIRUS

“Lockdown o no lockdown, questo è il problema”, verrebbe da dire parafrasando Shakespeare, che in queste ore assilla il governo italiano.

Ancora una volta, alla riapertura dei negozi, dei bar e dei ristoranti in tutte quelle regioni passate in zona gialla, l’affluenza di gente per le vie dello shopping o assiepate davanti ai locali, ha fatto scattare l’allarme, facendo temere un nuovo incremento dei contagi a seguito degli assembramenti.

Tale rischio, supportato dall’azione della cancelliera Merkel che, con meno morti al giorno dei nostri e con un sistema sanitario sicuramente meglio messo, porrà in lockdown l’intera Germania a partire da domani fino al 10 gennaio 2021, pare aver smosso le coscienze dei nostri governanti, spingendoli a prendere in seria considerazione di attuare a loro volta una scelta di questo tipo per evitare assembramenti tra natale e capodanno cui farebbe seguito, agli inizi di gennaio, un incremento esponenziale di contagi e decessi. […]

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rossi

CIAO, PABLITO!

Avevo da poco compiuto diciott’anni e i mondiali di calcio dell’82 in Spagna li vissi intensamente con gli amici d’infanzia con cui giocavamo insieme a pallone.

Dopo la stentata qualificazione al secondo turno alle spalle della Polonia, per differenza reti contro il Perù e il Camerun, l’Italia capitò in un girone di ferro dove, a detta di tutti – soprattutto dopo le squallide prestazioni della prima fase -, avrebbe funto da ago della bilancia tra Argentina e Brasile per stabilire chi delle due sudamericane sarebbe andata in semifinale.

Due anni prima era scoppiato lo scandalo del calcio scommesse che aveva visti coinvolti diversi calciatori rei di concordare a tavolino i risultati delle partite. Tra questi Paolo Rossi, astro nascente del calcio italiano, simbolo del Lanerossi Vicenza allenato di Giova Battista Fabbri e diretto da Giuseppe Farina, e successivamente del Perugia da cui lo acquistò la Juventus, malgrado lo scandalo e la conseguente squalifica di quasi due anni.

Per quella vicenda Rossi saltò gli Europei dell’80 che si giocarono in Italia, dopo che ai mondiali del 78, in Argentina, si era distinto per le sue doti di velocità, intuito e potenza malgrado il fisico apparentemente gracile. […]

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