FOTOCOPERTINA

LA MAGIA DELLE FAVOLE LETTE NEI BOSCHI

Le favole non hanno tempo, si sa. Forse meno si sa che non nacquero per i bambini ma per gli adulti, affinché l’apparente linguaggio semplice, ma pregno di simbolismi, col quale sono scritte, non trovando ostacoli mentali, facesse breccia nell’animo degli uomini suscitandone la riflessione al fine di renderli migliori.

Se poi alla bellezza delle storie e del linguaggio con cui sono narrate si associano una degna recitazione cui fa da cornice l’incantevole scenario della natura incontaminata, si può essere certi che le favole avranno il potere di rapire gli uomini, trasportandoli in un mondo senza tempo dove realtà e fantasia si confondono, alimentando nei loro animi i tre quesiti fondamentali che da sempre assillano l’umanità: chi siamo?; da dove veniamo?; dove andiamo?.

È quanto avvenuto domenica 9 agosto nel bosco tra Raggiolo e Quota nello spiazzo antistante i ruderi della chiesa di Sant’Angelo: Miriam Bardini ha letto un condensato della favola L’allodola di pezza di Chéri di Maria Pagnini, edito da Soleombra, accompagnata dalla violinista Anna Tenore. […]

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guida

“RAGGIOLO – IL PAESE DEI CORSI – UN BORGO DI PIETRA E DI SILENZIO”: guida alla scoperta di uno dei Borghi più belli d’Italia

Mercoledì 5 agosto a Raggiolo/AR, nel suggestivo scenario del Sepolcreto, alla presenza di un folto pubblico si è presentato il volume RAGGIOLO – IL PAESE DEI CORSI – UN BORGO DI PIETRA E DI SILENZIO scritto a quattro mani da Paolo Schiatti Presidente della Brigata di Raggiolo e da Andrea Rossi Coordinatore dell’Ecomuseo del Casentino. Oltre agli autori, sono intervenuti il Sindaco di Raggiolo Emanuele Ceccherini e il vicesindaco Andrea Giovannuzzi; l’Assessore alla Cultura Unione dei Comuni del Casentino Eleonora Ducci; moderatrice Elisabetta Giudrinetti Presidente dell’associazione “I Borghi più belli d’Italia in Toscana”; letture di Samuele Boncompagni.  

Non a caso ci si merita l’ingresso nell’élite dei BORGHI PIÙ BELLI D’ITALIA – la mia raccolta di racconti e di pensieri dedicata al paese si intitola eloquentemente “RAGGIOLO, UNO SCORCIO DI PARADISO IN TERRA” – potendo mostrare con orgoglio tale fregio all’ingresso del paese e su ogni locandina e brochure che ne parli. Perché ciò avvenga, occorre però un paziente e certosino lavoro di squadra, in sinergia con le autorità, finalizzato alla riscoperta, alla tutela e alla promozione della storia e delle tradizioni locali. Unitamente alla realizzazione di strumenti informativi che illustrino e supportino adeguatamente il lavoro svolto al fine di erudire i turisti e il pubblico senza mai annoiare. […]

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foto copertina

NECROPOLI DEL PONTE COPIN: LA VERGOGNA ARCHEOLOGICA DI POZZUOLI

A seguire l’articolo pubblicato su QuiCampiFlegrei.it

Il 28 giugno 2018 insieme alla giornalista Danila Mancini de La Voce di Napoli facemmo un sopralluogo in vari siti archeologici di Pozzuoli per sondarne lo stato di abbandono e degrado. Iniziammo con quelli sul lago d’Averno, appurando l’assoluto decadimento della pseudo grotta della Sibilla, fino a qualche anno fa gestita da Carlo Santillo la cui famiglia per oltre un secolo ha funto da Caronte “traghettando” in spalla nella pozza d’acqua naturale che sorge all’interno della spelonca personaggi illustri tra cui lo Zar di Russia Nicola II, D’Annunzio, Maria José, donna Rachele Mussolini. Quindi constatammo che, malgrado fosse stata riaperta pochi mesi prima in pompa magna alla presenza delle autorità comunali e della soprintendenza archeologica – si era in piena campagna elettorale -, la Grotta di Cocceio era nuovamente chiusa per tutelare la colonia di pipistrelli che nel corso degli anni vi aveva nidificato, nonostante all’inizio si sostenesse che la riapertura non avrebbe affatto influito negativamente sull’ecosistema della grotta.

Ad oggi in tanti ironizzano che per rivederla aperta bisogna attendere le prossime elezioni. Se così fosse, la riapertura dovrebbe essere imminente dato che a settembre ci saranno quelle regionali…

Ciò che però sconvolse di più Danila fu la scoperta, per lei, della necropoli sottostante il Ponte Copin, meglio noto come “ponte Azzurro”. Nel momento in cui le mostrai quell’immenso tesoro archeologico che da decenni, non si capisce perché, giace completamente abbandonato nella più fitta vegetazione, nemmeno fossimo nella foresta amazzonica, ammutolì. […]

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Cattura

L’OMAGGIO DI NICOLA DRAGOTTO A GIORDANO BRUNO

Alla domanda se fosse possibile partecipare alle celebrazioni commemorative di un caposaldo della filosofia mondiale qual è Giordano Bruno senza citarlo né fare il minimo accenno a una delle sue opere, istintivamente verrebbe da rispondere “no!”. Soprattutto se il luogo concessoti per eseguire la performance artistica è il chiostro di San Domenico Maggiore dove Bruno studiò quando era un giovanissimo domenicano.

“Solo un folle”, verrebbe da dire, “si azzarderebbe a farlo!”

Ebbene, se davvero così fosse, quel folle esiste: il suo nome è Nicola Dragotto.

Artista imprestato all’avvocatura, da oltre vent’anni impegnato a proporre nei teatri italiani e nei luoghi di cultura i suoi spettacoli di teatro canzone, lunedì 11 maggio 2020 per il maggio dei monumenti dedicato ai 420 anni dalla scomparso del nolano, nella suggestiva atmosfera del chiostro di San Domenico Maggiore, Dragotto ha recitato un ampio spaccato del suo spettacolo IL ROVESCIO DEL MONDO per la regia di Franco Maione. […]

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IO E LA SCRITTURA

Per rendere meno monotona questa quarantena imposta dalla pandemia, un amico mi ha invitato a partecipare a una delle tante iniziative che si organizzano in rete al fine di rendere meno noiose le giornate. Lo scopo era raccontare come nasce la mia passione per la scrittura, dove mi ha finora portato e se posso reputarmi soddisfatto. Inizialmente ero restio in quanto non mi ritengo uno scrittore bensì un appassionato della scrittura – considero scrittore chi vive della propria scrittura. Ma poi riannodare con la mente i fili del passato è stato piacevole, seppure in alcuni casi doloroso. In oltre trent’anni di attività la scrittura mi ha regalato tanti bei momenti e diverse soddisfazioni. Tuttavia alcune delle persone con cui li condivisi, ad esempio i miei genitori, il professore Aniello Montano e don Angelo D’Ambrosio che mi onorano di averli come relatori alle presentazioni dei miei libri, o il professor Roberto Fazio che ho sempre considerato molto più di un amico, non ci sono più. Mentre con tante altre le strade si sono separate, dopo aver condiviso esperienze anche esaltanti tipo quella di MEMO o la fondazione del giornalino per ragazzi La Ragapubblica. Ma questa è la vita e va accettata, seppure ce ne dispiace. Ciò che importa, almeno per me, è che al ricordo si accompagnino sempre la nostalgia e la malinconia perché significa che, tutto sommato, abbiamo vissuto una vita non disprezzabile, realizzando, se non tutti, almeno una parte dei nostri sogni, e abbiamo avuto la fortuna di condividere una scampolo della nostra esistenza con persone “belle” e interessanti che ci hanno aiutato a crescere così come presumibilmente è valso per loro conoscerci. Cosa che di cui, con estremo piacere, mi sono reso conto mentre scrivevo quanto segue.

Salve sono Vincenzo Giarritiello, il mio rapporto con la scrittura nasce da ragazzino per dare spazio all’irrefrenabile bisogno che avevo di viaggiare con la fantasia. Quell’intimo rapporto subordinato a una necessità interiore si è consolidato nel tempo, maturando frutti che mi hanno dato e continuano a darmi belle soddisfazioni.

La prima arrivò a fine settembre 1987: una sera, rientrando da lavoro, trovai nella posta una copia dell’Espresso con una lettera allegata dell’allora direttore Giovanni Valentini in cui mi si comunicava che il racconto che avevo inviato al concorso letterario bandito dal settimanale, pur non risultando tra i vincitori, era stato segnalato dalla giuria presieduta da Alberto Moravia e mi si faceva omaggio dell’abbonamento annuale alla rivista. […]

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SEVERGNINI E C. SE NE FACESSERO UNA RAGIONE, AL NORD VIVONO UOMINI NON SEMIDEI DA DIFENDERE A OGNI COSTO

Di seguito la lettera che ho inviato al Mattino di Napoli in cui esprimo alcune considerazioni prendendo spunto dalle affermazioni del giornalista Beppe Severgnini durante la puntata di Otto e Mezzo di mercoledì 15 aprile. Nell’attesa di scoprire se verrà pubblicata, ho deciso di pubblicarla su questo mio spazio virtuale.

Egregio Direttore,

nella puntata di Otto e Mezzo del 15 aprile u.s. Beppe Severgnini esprimeva la propria indignazione contro quanti starebbero dimostrando compiacimento per il disastro sanitario scoppiato in Lombardia, e poi diffusosi in tutto il paese, dimostrando in questo modo mancanza di rispetto verso le migliaia di morti e i loro famigliari. […]

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PARADOSSI

La figura di Giuda Iscariota istintivamente suscita ripugnanza, riflettendo il traditore per eccellenza. Eppure egli è fondamentale perché si affermasse la natura divina di Gesù, a prescindere si fosse o no credenti. In questo racconto ho cercato di immaginarmi un dialogo tra i due in cui si mettesse in evidenza tale sua funzione…

Svuotato d’ogni sostanza, il tempo ristagnava come nebbia nella stanza arredata con due sole sedie di legno, disposte l’una di fronte all’altra, rispettivamente occupate da un uomo sereno e da uno triste, entrambi vestiti di niente.

Svuotato d’ogni sostanza, il tempo ristagnava come nebbia nella stanza arredata con due sole sedie di legno, disposte l’una di fronte all’altra, rispettivamente occupate da un uomo sereno e da uno triste, entrambi vestiti di niente.

Fasci di luce, cadenti dal soffitto, avvolgevano le loro figure in opache fluorescenze, esaltandone i contrastanti stati d’animo trasparenti sui loro volti.

 “Rabbi, potrai mai perdonarmi?” – chiese l’uomo triste, fissando la scacchiera di marmo del pavimento.

“Perdonarti di cosa?” – replicò serenamente l’altro.

“Di averti venduto agli uomini come bestia al mercato.”

“Nelle azioni degli uomini dimora la volontà di Dio!”

“Mia madre, povera donna, sarà maledetta in eterno per avermi dato alla luce” – piagnucolò l’uomo triste. Dai suoi occhi il dolore stillava in gocce dense al suolo.

“Eppure il ricordo del figlio ne allevierà la sofferenza dal cuore ogniqualvolta la solitudine busserà alla porta dell’anima” – replicò l’uomo sereno. […]

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Immagine gentilmente concessa da Roberto Braibanti

COVID 19: E SE LA NATURA SI STESSE DIFENDENDO DALL’UOMO?

Cancellare gli anni orribili, quegli anni che hanno segnato in negativo l’esistenza di ognuno di noi, è il sogno di tutti. Sarebbe bello se potessimo munirci di un cancellino per cassare i momenti bui della vita, facendo finta che non fossero mai esistiti. Lasciando il ricordo solo di quelli belli che ci hanno regalato piacevoli emozioni.

Così come un’adeguata dose di veleno è necessaria per curare determinate malattie altrettanto necessari, seppure non piaccia, sono i momenti negativi per la crescita dell’uomo. Secondo alcuni addirittura questi ultimi sarebbero più utili in quanto, lacerando l’animo con la sofferenza, avrebbero la funzione di indurlo a riflettere sul proprio operato e a cercare di ravvedersi e migliorarsi.

Tutto ciò va bene fino a quando i momenti negativi sono conseguenza di un agire errato del singolo individuo rispetto alla società e alle persone che frequenta. Per quanto invece riguarda la pandemia in corso che sta costringendo gli abitanti dell’intero pianeta a barricarsi in casa per contenere il contagio, leggendo e ascoltando le tante dichiarazioni di illustri esperti, nessuno si sbilancia su quale possa esserne la causa scatenante. Si opta dalla probabile manipolazione in laboratorio di un virus appartenete alla famiglia covid reso più aggressivo e resistente di quanto originariamente non fosse iniettandolo in un pipistrello, a quella che si tratti di un virus sconosciuto di origine naturale che possa essersi alimentato attraverso lo smog. […]

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