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RAGGIOLO, LA CASTAGNATURA AL TEMPO DEL COVID

Malgrado l’emergenza covid abbia sconvolto la vita di tutti noi, in tanti grazie a internet, in particolare ai social, abbiamo scoperto e stiamo scoprendo la possibilità di continuare la nostra vita sociale in virtuale.

Sicuramente ritrovarsi al di là di uno schermo di un PC, di un telefonino o di un tablet non è la stessa cosa dell’incontrarsi a tu per tu in un bar, per strada o a casa per scambiare quattro chiacchiere tra amici.

Tuttavia nell’attesa che l’emergenza sanitaria passi, possiamo affermare che grazie alle chat molti di noi durante il lockdown non solo hanno avuto la possibilità di continuare a lavorare e studiare tranquillamente, si fa per dire, da casa, ma anche di proseguire la propria vita sociale formando gruppi di chat con gli amici di sempre, facendo nuove amicizie perché in quei gruppi spesso c’erano sconosciuti con cui si è simpatizzato.

Idem è accaduto e sta tuttora accadendo per molti enti, sia pubblici che privati, e associazioni culturali che hanno dovuto sospendere le proprie attività al pubblico, reinventandole in rete.

Seppure organizzare la presentazione di un libro, un convegno, un dibattito, una mostra e quant’altro non è la stessa cosa che farlo dal vivo, questo tipo di soluzione, paradossalmente, garantisce l’accesso e l’interazione all’evento di un pubblico molto più vasto rispetto a quello che realmente presenzierebbe dal vivo.  […]

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“DI COVIDDI NON CE N’È”… FINO A CHE NON TOCCA A ME.

Tra amici e conoscenti ne ho alcuni che hanno contratto il covid o hanno un parente che si è infettato. Fortunatamente molti di loro ne sono usciti indenni, sottoponendosi semplicemente all’isolamento casalingo. Altri, purtroppo, sono stati costretti a dover ricorrere alle cure ospedaliere.

Il perché di questa disparità di trattamento me lo hanno spiegato alcuni medici di mia conoscenza: “se il virus non ti attacca ai polmoni, i sintomi equivalgono poco più a quelli di una normale influenza e nel giro di un paio di settimane ritorni alla normalità. Se invece hai la sventura che si estenda ai polmoni, devi solo ricoverarti, non hai alternative!”.

Malgrado di queste testimonianze ve ne siano un’infinità – perfino di convinti negazionisti ricredutesi dopo essersi ammalati di covid e essere stati per settimane in terapia intensiva –  tanta gente continua a negare l’esistenza del virus, affermando allegramente “di coviddi non ce n’è!”.

Mi è stato raccontato di un negazionista che candidamente ha confidato di aver avuto in estate la febbre alta per più giorni, senza mai preoccuparsi di fare un tampone per appurare se avesse il covid: “dopo alcuni giorni, sono stato bene! Se anche si fosse trattato del virus, è passato da sé. Che vuoi che sia?”.

Il soggetto in questione non è stato minimamente roso dal dubbio di poter aver funto da untore all’epoca, né d’essere tuttora portatore del virus, tanto “di coviddi non ce n’è!”. […]

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LA SIGNORA COL CAPPELLO

Da quando il lockdown imposto dal governo per arginare l’epidemia di covid era terminato e si poteva nuovamente uscire di casa, per smaltire i chili di troppo presi durante la reclusione casalinga, aveva coltivato l’abitudine di recarsi a piedi al lago d’Averno, fare un paio di giri dell’intero perimetro dello specchio d’acqua e poi ritornare a casa.

Durante quelle lunghe passeggiate aveva imparato ad apprezzare non solo la frescura del luogo ma anche l’importanza storica e archeologica che lo caratterizzavano. Documentandosi su internet aveva appreso che il bacino era di origine vulcanica; che l’etimo del nome “averno” era greco e significava “senza uccelli” per indicare la mancanza di volatili nel luogo conseguente alle esalazioni venefiche che anticamente si levavano dall’acqua, uccidendo ogni creatura che avesse la sventura di sorvolarne la superficie.

Questo fu il motivo per cui sia Omero nell’Odissea che Virgilio nell’Eneide vi avevano localizzato l’ingresso all’Ade. Sempre lì nel 37 a.C. il generale romano Marco Vespasiano Agrippa, richiamato a Roma da Ottaviano in lotta contro Sesto Pompeo, decise di costruire un canale tra il mare e il laghi di Lucrino e d’Averno perché vi stazionasse la flotta romana, dando origine al Porto Julius così chiamato in onore di Ottaviano.

Tra le tante grotte scavate dai romani sulla collina che cingeva il bacino  – la più famosa era la grotta di Cocceio, opera dell’architetto Lucio Cocceio Aucto, lunga quasi un chilometro che congiungeva il lago con Cuma – quella che lo affascinava era la pseudo grotta della Sibilla, da anni abbandonata nel degrado più assoluto: per decenni fu considerata la residenza della Sibilla cumana, fino a quando Amedeo Maiuri non scoprì l’antro dell’acropoli di Cuma, affermando dall’alto della propria autorità che quella era la vera grotta della Sibilla mentre l’altra era una delle tante cisterne costruite per rifornire d’acqua la flotta romana. […]

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IL SEME

Elio abitava al secondo piano di un prefabbricato dalla forma cubica. La palazzina apparteneva a un complesso di case istituzionali, dall’uniforme geometria, edificato sulla collina alla periferia della città per accogliere gli sfollati del terremoto. Da lontano l’agglomerato urbano trasmetteva un’intensa sensazione d’aridità. Sede di rancori, odi, rabbie, disperazioni, delusioni. Un ghetto che, all’approssimarsi delle elezioni, si trasformava in ambita riserva di caccia per i politici locali che vi si recavano in pompa magna col loro seguito di ruffiani analfabeti e camorristi per farsi carico dei malumori della gente. Sfoggiando dentature ingiallite e mal curate, pance prominenti, sigari puzzolenti tra le labbra. Ma soprattutto, falsi sorrisi. Seguiti da un’intensa scia di costosissimo profumo. Reprimendo a stento il disgusto per il degrado alla cui creazione avevano contribuito con i loro maneggi per arricchire i propri conti in banca e quelli dei loro amici, sfacciatamente si recavano casa per casa, barattando impossibili promesse in cambio di un “semplice ” voto, pagando un’utenza, regalando una spesa o lasciando un obolo di 50€ al padrone di casa.

Sebbene gli abitanti del quartiere fossero consapevoli vittime di quell’eterna commedia, ogniqualvolta la farsa si ripeteva, accoglievano calorosamente il teatrante di turno. Esternando le proprie preoccupazioni e speranze, gli offrivano una fumante tazza di caffè o dell’ottimo vino, quello per le occasioni speciali. […]

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L’ANNO CHE VERRÀ

Dunque, ci siamo quasi! Dopo un cammino circolare di 365 gradi, o giorni, fate voi, anche il 2019 si avvia mestamente a compimento tra botti, schiamazzi, canti, balli e, perché no?, orgasmi – anche questi servono per rendere meno amara la vita, o no? -, lasciando spazio al nuovo anno.

Chi più chi meno, tutti ci apprestiamo a salutare l’arrivo del 2020, proponendoci di essere migliori e di fare meglio rispetto al 2019. A tale scopo ognuno, in cuor suo, tira le somme per valutare qualitativamente com’è stato l’anno che volge al tramonto; se nel corso dei giorni che ne scandivano il cammino fosse riuscito, del tutto o solo in parte, a realizzare gli obiettivi che si era prefissato poco prima che iniziasse, proprio come sta facendo ora, con il 2020 ormai alle porte. […]

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Giancarlo De Luca in mostra all’ARTGARAGE

de luca copertina

Dal 9 al 15 novembre è in esposizione presso l’ARTGARAGE di Pozzuoli la mostra fotografica di Giancarlo De Luca, PER GRAZIA RICEVUTA- IL CULTO DELLE ANIME PEZZENTELLE. Un viaggio attraverso i luoghi del culto dei morti a Napoli. La mostra è arricchita da un delizioso catalogo curato da Francesca Paola Cilento. Durante l’inaugurazione, che si è pregiata dell’intervenuto introduttivo dell’antropologo Aldo Colucciello, abbiamo intervistato l’artista.

Giancarlo De Luca fotografo per passione o per professione?

Per passione, anche se mi verrebbe da dire per malattia perché è molto più di una passione

Nella vita di cosa ti occupi?

Lavoro in banca […]

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“POZZUOLI È MEMORIA” seconda edizione

Da sinistra il Prof. Antonio Mussari, Presidente del Museo del Mare, e Claudio Correale Presidente di Lux In Fabula
Da sinistra il Prof. Antonio Mussari Direttore del Museo del Mare e Claudio Correale Presidente di Lux In Fabula

Napoli

A distanza di poco più di sei mesi dal successo della prima edizione, giovedì 31 ottobre nello splendido scenario del MUSEO DEL MARE di Napoli, su invito degli organizzatori di GIOVEDÌ LETTERARI, l’Associazione Culturale flegrea LUX IN FABULA presieduta da Claudio Correale ha riproposto POZZUOLI È MEMORIA, Serata multimediale, con interventi e proiezioni video non programmati, per discutere e ricordare insieme alcuni eventi del bradisismo puteolano condivisi sul sito BRADISISMOFLEGREO.IT e per curiosare nel portale di file sharing Città Vulcano dedicato a libri e pubblicazioni scientifiche rare o introvabili per un dibattito sulla memoria, la cultura e l’archeologia flegrea. […]

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DA LUX IN FABULA STA PER INIZIARE IL CORSO DI NAPOLETANO DI SALVATORE BRUNETTI

brunetti foto di copertina

Pozzuoli

Lunedi 7 ottobre, presso la sede dell’associazione culturale Lux In Fabula, si è presentato il CORSO DI DIALETTO NAPOLETANO coordinato da Salvatore Brunetti.

Questo appuntamento preliminare è servito a spiegare il programma in cui il corso si articolerà, a dare brevi cenni sulla storia del napoletano e a svolgere una lezione propedeutica per chiarire la differenza tra i plurali napoletani maschili e femminili e il modo corretto con cui scriverli.

La necessità di dar vita a un corso di napoletano, ha chiarito Brunetti, nasce dal fatto che oggi sempre più persone, anche di un certo livello culturale, si cimentano col napoletano soprattutto per scrivere poesie, senza però averne ben chiari i rudimenti linguistici e grammaticali; commettendo imperdonabili strafalcioni che, oltre a confondere le idee, offendono il volgare pugliese, come anticamente veniva chiamato il napoletano, di cui Dante era innamorato tanto da voler inizialmente scrivere la Commedia in quella lingua. Ma poi, per motivi politici, fu costretto a optare sul volgare toscano da cui deriverà l’italiano.

Inevitabilmente, durante la lezione, Brunetti ha analizzato le differenze linguistiche che intercorrono tra il napoletano e il puteolano. Passando a quelle esistenti nei vari comuni flegrei dove in poche decine di metri, come accade ad esempio a  Cappella frazione di Bacoli, in un vicolo si parla un idioma e in quello di fronte un altro del tutto diverso. Tali diversità derivano dalla strenua volontà di quanti, costretti a emigrare da un contesto sociale in un altro, serbano come lingua ufficiale quella madre per non perdere la propria identità.

Per quanti fossero interessati le lezioni si svolgeranno in 10 incontri, suddivisi in due cicli di due ore ognuno: dalle ore 17 alle ore 19, ogni lunedì. Oblazione all’Associazione: 50 euro. Primo ciclo (5 lezioni dal 14 ottobre)

Per info e iscrizioni: Lux in Fabula tel. Cell.: 328 667 0977 – info@luxinfabula.it Rampe Cappuccini, 5 Pozzuoli (Stazione Cumana Cappuccini)

 

A SCUOLA DI NAPOLETANO DA SALVATORE BRUNETTI

DIALETTO NAPO

Per tutti coloro che amano il napoletano e vorrebbero impararne i rudimenti grammaticali, la sintassi, a scriverlo e a pronunciarlo correntemente, LUX In Fabula offre la possibilità di farlo con un “insegnante” speciale: lunedì 7 ottobre, alle ore 17, a Pozzuoli, presso la sede dell’associazione in Rampe Cappuccini 5, si presenterà il CORSO DI DIALETTO NAPOLETANO curato da Salvatore Brunetti, autore di SCRIVERE IL DIALETTO NAPOLETANO, edito da E.P. nel 2000 e di DIALETTO PUTEOLANO, edito da LUX IN FABULA nel 2019.

Pensionato con la passione di Napoli e della sua storia, Brunetti da sempre approfondisce lo studio del napoletano che fu lingua ufficiale del Regno di Napoli e delle Due Sicilie fino a quando i due regni borbonci sulla penisola non persero la loro autonomia geografica e politica, divenendo parte integrante dello stato italiano e il napoletano, da lingua nazionale, regredì a dialetto.

L’autorità di Brunetti in materia è stata ufficialmente riconosciuta dal maestro Roberto De Simone il quale, dopo averne apprezzato lo studio sul napoletano, durante una chiacchierata tra amici, notando che le sue competenze si estendevano alla storia di Pozzuoli e al suo idioma, lo convinse a scrivere un testo che analizzasse anche il puteolano; magari esaltandone la musicalità, da molti interpretata come sguaiatezza, ma che invece lo rende unico nel suo genere.

Chi ha avuto il privilegio di avere tra le mani questa seconda fatica di Brunetti, leggendola, ne avrà certamente apprezzato le tante sfaccettature che la rendono non uno studio ortodosso, bensì uno scrigno letterario in cui sono serbate piccole gemme storiche, culturali e linguistiche a cui si accompagna una simpatica e divertente appendice dove l’autore ha raccolto un’infinità di termini puteolani, affiancandovi l’esatta pronuncia.

La serietà e professionalità di Brunetti, unitamente al suo essere schivo, votato allo studio anziché ai protagonismi, ma che non disprezza l’ironia, sinonimo di intelligenza, sono una garanzia assoluta per quanti decidessero di frequentare il corso.

Le lezioni si svolgeranno in 10 incontri, suddivisi in due cicli di due ore ognuno: dalle ore 17 alle ore 19, ogni lunedì. Oblazione all’Associazione: 50 euro. Primo ciclo (5 lezioni dal 14 ottobre)

Per info e iscrizioni: Lux in Fabula tel. Cell.: 328 667 0977 – info@luxinfabula.it Rampe Cappuccini, 5 Pozzuoli (Stazione Cumana Cappuccini)