Creato da e_d_e_l_w_e_i_s_s il 16/06/2012

C'est la Vie

Il bello, il brutto ... e il così così

 

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Guardarsi e non riconoscersi o una vittoria sulla vita?

Post n°674 pubblicato il 23 Settembre 2018 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

È senz’altro il nostro biglietto da visita ed è  la prima cosa che gli altri notano di noi :
il viso.
Per alcune persone però il volto può diventare un problema non solo estetico ma anche funzionale .

Si chiama trapianto di faccia e non ha nulla a che fare con il liftare le rughe o il rimodellare il naso, la bocca o gli zigomi.
In realtà  è un trapianto di parti muscolari del volto gravemente leso e mutilato per  incidenti con armi da fuoco o con prodotti gravemente ustionanti o per  malattie che provocano una deformazione  perenne del profilo e dei lineamenti.


La prima paziente a convivere con un viso nuovo è stata Isabelle Dinoire, una donna francese rimasta sfigurata in seguito all’attacco del proprio cane. Aveva perso l’uso dell’intera parte inferiore del volto, tanto da non poter più neppur aprire la bocca per nutrirsi.
Dopo l’ ok della commissione etica, fu operata ricevendo parte del volto di una donatrice.
Era il 2005.

Da lì, 10 anni più tardi,  toccò a un pompiere  del Mississippi che era rimasto completamente sfigurato   in un incendio  ; poi a una giovane donna che in preda alla disperazione tentò il suicidio e si sparò al volto  deturpandolo in maniera definitiva e invalidante.

Oggi, per la prima volta al  Sant’Andrea di Roma, su una donna di 49 anni affetta da una malattia genetica, è stato trapiantato il volto. Un intervento durato 20 ore e effettuato da un’equipe di pluri specialisti specializzati.
La donatrice è una ragazza di 21 anni.
Il bollettino medico riferisce il buon esito dell’operazione.
La prognosi ovviamente è riservata.

 

I problemi a seguito di interventi così invasivi sono molteplici  : primo fra tutti quello del rigetto e perché sottovalutare l’accettazione di se stessi e  la riabilitazione? 
Il semplice battito inconsulto delle palpebre diventa un esercizio,  il sorridere una pratica da re_impostare, la circolazione del sangue fra i tessuti  ha da adeguarsi, la pelle da adattarsi.

Nessun cadavere che cammina perché il volto  che si ottiene è un mix dei tratti del viso del donatore con quelli del ricevente.





























Già pensare di vivere con il fegato, le cornee o il rene di un'altra persona  sconquassa l’equilibrio psicologico, immaginare di svegliarsi con una faccia di un altro, tutta nuova,  è un guardarsi e non riconoscersi più?

E’ una ri_nascita che costa ma che permette di sorridersi ancora e di sorridere alla vita?

O,  per quanto progresso e conquista sia, è un andare contro all’etica?


 

 
 
 
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