Creato da sweet.sensation il 15/12/2006

Healing Hand

She’s a cold, dark night in the dead of winter

 

 

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L'Epopea di Gilgamesh

Post n°142 pubblicato il 14 Maggio 2008 da sweet.sensation
 






La Dimora degli Dei


Enkidu e Gilgamesh avanzavano quanto più più rapidamente potevano.
Dopo venti leghe interruppero il digiuno.
Dopo altre trenta leghe fecero sosta per la notte.
In tre giorni coprirono la distanza dalla luna nuova alla luna piena più tre giorni.

Finalmente arrivarono in Libano, nelle cui montagne crescevano i magnifici cedri.
Rimasero lì in piedi senza parlare, cercando l'entrata della foresta, finchè non la trovarono. Prima che Gilgamesh ne varcasse l'entrata, Enkidu gli urlò:


Non addentrarti nella foresta,
quando ho aperto la sua porta
la mia mano ha perso la sua forza...


Gilgamesh gli rispose


Non parlare da vigliacco!
Abbiamo forse avuto la meglio si tanti pericoli,
abbiamo tanto viaggiato, solo
per poi tornare indietro?
Stammi ora vicino e non avrai alcuna paura della morte.


Così insieme si addentrarono nella foresta, giungendo alla verde montagna. Qui si fermarono e videro il sentiero su cui era solito incamminarsi Huwawa.

Ampia era la via ed agevole l'andare.
Il cedro si ergeva innanzi la montagna con tutta la propria mole.
La sua ombra era magnifica, piena di sollievo; sul monte e nella radura verdeggiava la macchia.

Essi guardarono ancora la montagna dimora degli dei e crocevia di Ishtar.
Gilgamesh fece allora un'offerta a Shamash e disse:


O montagna, dimora degli dei
mandami un sogno propizio!


Affinchè potesse beneficiare di un sogno premonitore, Gilgamesh si prodigò in un rituale. Tracciò un cerchio nella polvere, prese dell'orzo selvatico ed il sangue di un animale. Si sedentte entro il cerchio con il mento sulle ginocchia.

Il rito funzionò ed il sonno che scorre dalla notte rifluì su di loro. Gilgamesh sognò e, a mezzanotte, il sonno lo lasciò ed egli raccontò l'inquietante sogno all'amico.

Gilgamesh aveva visto loro due ai piedi di una montagna; all'improvviso la montagna era franata ed accanto ai suoi resti, essi apparivano come i più piccoli tra i moscerini.
Rassicurando sul fatto che il sogno fosse benevolo e che i l suo significato sarebbe stato più chiaro all'alba, Enkidu invitò GIlgamesh a riprendere il sonno.

Ma poco dopo Gilgamesh si svegliò nuovamente di soprassalto.


Mi hai chiamato?
Se no, perchè sono sveglio?
Mi hai toccato?
Se no perchè sono pieno di terrore?


No

rispose Enkidu.


Forse, allora, è passato un dio.


disse Gilgamesh, asserendo che nel suo secondo sogno aveva visto nuovamente la montagna crollare.


Il terreno vacillava,
io scendevo sempre più, avevo i piedi intrappolati.
C'era una luce accecante!
All'improvviso apparve un uomo.
Era il più bello che io avessi mai visto
Mi tirò da sotto il terreno franato,
mi diede acqua da bere, il mio cuore si calmò.
Poi sentii di nuovo i piedi saldi per terra.


Enkidu rassicurò di nuovo Gilgamesh sulla bontà del sogno, spiegando che il terreno franato, altri non era se non il mostro Huwawa morto.

Ma, quando entrambi si furono riaddormentati, la tranquillità della notte venne scossa da un rombo assordante e da una luce accecante.

 
 
 
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