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Healing Hand

She’s a cold, dark night in the dead of winter

 

 

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Il Serpente Piumato

Post n°182 pubblicato il 06 Ottobre 2008 da sweet.sensation
 





La Seconda Guerra delle Piramidi

L’occupazione abusiva della terra di Canaan da parte dei
seguaci di Enki fece sì che
questa fazione controllasse tutti gli avamposti principali
(Giza, Gerusalemme, Sinai) per
le attività degli Annunaki. Ciò non poteva essere
accettato di buon grado da parte degli
Enliliti, e così dopo circa 300 anni la
disputa sfociò nella cosiddetta “Seconda Guerra
delle Piramidi”.


Gli echi di questo evento epocale sono stati rinvenuti dagli
studiosi in numerosi testi
sumeri, accadici ed assiri, riuniti in una raccolta
chiamata “Miti di Kur”, in cui, in forma
poetica, vengono narrate le gli
scontri che si succedettero per il controllo delle vette
utilizzate come punti
di riferimento geografici alle rotte spaziali: Monte Moriah, Monte
Santa
Caterina, Piramidi di Giza.


A capo del clan enlilita vi era Ninurta, “il sommo guerriero
di Enlil” (nonché di lui figlio),
mentre a capeggiare gli enkiti stava Marduk
erede legittimo di Enki (in quanto avuto
dall’unione di quest’ultimo con la
sorellastra Ninharsag.).


Le prime fasi del conflitto ebbero come scenario la penisola
del Sinai: qui gli enkiti
maturarono la prima sconfitta e furono costretti ad
arretrare fino in Africa. Ninurta era
deciso ad assestare il colpo di grazia ed
avanzò a bordo del suo uccello “che in guerra
distrugge le dimore dei principi”.
Mentre egli attaccava frontalmente, il fido Adad si
preoccupava di fare terra
bruciata attorno agli enkiti, radendo al suolo ogni fonte di
possibile
approvigionamento.


Ad un tratto, fece la sua comparsa anche Ishtar, che,
invitata a partecipare al conflitto,
aveva l’intenzione di usare la sua “arma
brillante”:


Al clamore delle armi,
alle gesta di eroismo,

Ishtar non voltò le
spalle.

La dea brandì la sua
arma splendidamente brillante,

per dirigerla costruì
un corno.

I cieli si colorarono
come fiocchi di lana rossi


Gli enkiti pressati dalla pesante offensiva, continuarono ad
arretrare verso sud,
giungendo a Meslam, città tempio del dio Nergal
(fratellastro di Marduk). Qui si consumò
una orrenda strage che coivolse anche
la popolazione locale: la ferocia di Ninurta non
risparmiò uomini, donne e
bambini, sui quali egli fece “piovere” armi chimiche. I pochi
fortunati che
riuscirono a scampare all’olocausto, si rifugiarono sulle montagne, ma
anche
qui la furia di Ninurta li raggiunse:


Con l’arma che
colpisce gettò fuoco sulle montagne

l’arma divina degli
dei,

quella con il dente
amaro abbatté il popolo.


Ormai ridotta ai minimi termini la propria controffensiva,
Marduk decise che era tempo
di non opporre più resistenza. Ninurtà interpretò
questo segnale come una resa e si
affrettò ad intonare canti di vittoria.


Tuttavia la resa degli enkiti si rivelò essere una mossa
estremamente astuta, visto che in
tal modo, essi avevano evitato
l’annientamento totale da parte di Ninurta e la completa
distruzione delle loro
armi. Così Marduk ed i suoi ufficiali pensarono bene di ritirarsi
all’interno
della Grande Piramide di Giza, all’interno della quale “l’abile artigiano” Enki
(equivalente al Thoth egizio) innalzò una protezione che la Brillantezza non poteva
colpire, un campo che non poteva essere in alcun modo attraversato dai raggi
della
morte.

 
 
 
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