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Juliet Berto: "Bisogna tenere a mente il colore della propria ferita per farlo risplendere al sole"

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Messaggi di Gennaio 2009

Diamo i numeri!

Post n°1384 pubblicato il 29 Gennaio 2009 da ossimora
 

 

Nightingale Primary School

Annual Report

Academic Year 2007/2008

Informazioni sul tuo bambino

Leonardo è un bambino sensibile ma felice, che ha fatto alcuni buoni amici in classe. Si rapporta bene sia con gli adulti sia con i suoi pari ed è capace di prendere parte, rispettando il suo turno, alle attività di gruppo. È un bambino in grado di applicarsi coscienziosamente al suo lavoro, che affronta in maniera immediata e con tranquillità. Reagisce positivamente alle critiche e torna indietro nel suo lavoro per cercare di migliorarlo. Egli sta diventando sempre più cosciente nel chiedere aiuto quando è necessario. Capisce l’esigenza delle regole di classe, che solitamente segue, senza essere sollecitato. Occasionalmente può accadere che ci sia qualche diverbio con i suoi amici e deve migliorare la sua capacità di risolverli in maniera autonoma.

E’ stato un vero piacere insegnare a Leonardo e gli auguro ogni successo durante il secondo anno.

Aspetti personali, sociali e sanitari

Leonardo è a conoscenza che nella nostra società ci sono persone chiave, come ad esempio i funzionari di polizia e i vigili del fuoco. Egli ha compreso quanto si è detto a proposito di sicurezza stradale e comincia a sviluppare le competenze per mantenersi sicuro. Ha preso parte a discussioni su come rendere il campo da gioco ancora più sicuro. Quando si fa drammatizzazione o giochi di ruolo per esaminare questioni sociali, come ad esempio il rispetto, Leonardo vi ha felicemente preso parte.

Inglese

Leonardo ha compiuto ottimi progressi quest’anno nella padronanza linguistica. Egli si inserisce in classe nelle discussioni con crescente entusiasmo e porta validi contributi. Spesso pone domande per chiarire ed ampliare la sua comprensione. Ascolta attentamente e segue le istruzioni. Nella lettura, egli ha compiuto ottimi progressi e utilizza una serie di strategie per decodificare le parole sconosciute. Sta cominciando a leggere con una certa espressione. E’ in grado di rispondere a domande relative al testo e ripetere dettagliatamente quello che ha letto. Durante la scrittura di frasi, egli è in grado di usare parole appropriate per descrivere le dimensioni, il colore e la forma. Tuttavia Leonardo mostra scarsa consapevolezza di come vengono usate le lettere maiuscole e i segni di punteggiatura. Ma egli sa usare alcuni connettivi (successivo, più tardi, dopo) per indicare una sequenza di eventi durante la scrittura di un racconto. Ha scritto alcune buone storie e sta iniziando a sperimentare un più ambizioso vocabolario. Egli sa fare spelling delle parole chiave e fa buoni tentativi fonetici di quelle che gli sono poco familiari. La sua scrittura è generalmente curata e forma correttamente le sue lettere.

Leonardo sta attualmente lavorando di sopra della media nazionale per la sua età.

Obiettivi:
Utilizzare in maniera appropriata le lettere maiuscole e la punteggiatura.
Leggere in modo più espressivo e selezionare le parole / frasi dal racconto che ne riportano il senso.

******************************************************************

Il documento di valutazione qui riportato si riferisce  ad un bambino che frequenta la scuola primaria in Inghilterra .

Per ogni materia il giudizio è articolato e ci sono anche consigli pratici per facilitare il raggiungimento dei  vari obiettivi.

Io sto cercando di raccapezzarmi per mettere i numeretti ,cosa che non ho mai fatto perhè sono scomparsi dalla scuola primaria negli  anni settanta ,Mary Star ,così anticamoderna ci ripiomba nel passato .promettendoci però di mettere on line i voti (chi glielo dice che il 40% delle scuole ancora non è informatizzato?)

Voi al pupo qui sopra che numeretto mettereste???

 

 
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Parole nomadi

Post n°1383 pubblicato il 27 Gennaio 2009 da ossimora
 

La presenza di un corpo non muoverà mai desiderio quanto la sua assenza.

 E assenza qui non significa che quel corpo non c'è, ma che non si ha mai la sensazione di possederlo anche quando lo si avvinghia. È del vuoto che ci si innamora, non del pieno, e perciò amore è trascendenza, e non simbiotico rapporto duale.

 Per questo il linguaggio dei mistici, che hanno sempre a che fare con il Grande Assente, sembra rubato al linguaggio degli amanti. Se il corpo nella sua pienezza e nella sua specificità sessuale non erotizza perché non lascia spazio alla creazione dell'altro, amore si dà solo là dove c'è costruzione, proiezione, invenzione.

Nessuno ama l'altro, ma ognuno ama ciò che ha creato con la materia dell'altro.

Siamo irriducibilmente racchiusi nella nostra solitudine, e se trascendenza si dà, questa percorre lo spazio che c'è tra la natura e la sua trasfigurazione. Ciò che si ama è dunque la nostra creazione, non la natura, ma l'artificio.

Umberto Galimberti · Parole nomadi

...Anche queste parole si sono fatte nomadi, non più mete dell’intenzione o dell’azione umana, ma doni del paesaggio che ha reso l’uomo viandante senza una meta, perché è il paesaggio stesso la meta.”

 
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premier?

Post n°1382 pubblicato il 25 Gennaio 2009 da ossimora
 

Dopo le barzellette sui malati d’aids ,le corna ,il coglione agli avversari,i consigli per corteggiare le donne tramite shopping,la mitraglietta alla giornalista russa,l’abbronzato  …e mi fermo qui perché ci vorrebbe troppo a raccoglierle tutte simili scemenze  …

è di oggi  l’uscita dell’omino di gomma  “in Italia ci sono troppe belle ragazze da difendere “e non si è fermato  qui ,insiste prima con la solita promessa  d'immagine “30000 soldati nelle città “…e subito dopo“nemmeno in uno stato militarizzato si potrebbe controllare la violenza”(... poche ore viene riequilibrato da chi cerca di contenerlo) ,dice anche ,tanto per esserci ,che a Lampedusa i migranti possono uscire  a farsi un birra …

Insomma anche queste  sparate si vanno  malinconicamente ad assommare all’ormai lunghissima teoria di battutacce di infimo ordine che contraddistingue l’immagine dell’uomo più ricco e ridicolo d’Italia .

Queste battute da ignorante non sono certo ironiche come tutti i suoi tirapiedi cercano di dare ad intendere ,così come non c'entra un fico l'odio, nell'avere consapevolezza di chi è l'ometto (del resto guardare la corte di galoppini che ammicca ad ogni suo sorrisino è la misura dell'aria che tira ...tanfo!)

Questo minus habens diventa però paurosamente serio ,assieme al suo stormo di avvocati  quando si parla di giustizia.di intercettazioni  e di leggi sulla televisione

 
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mary star

Post n°1381 pubblicato il 23 Gennaio 2009 da ossimora

Mamma mia che pena  la Gelmini che legge le materie della maturità  su You tube!!!

E’ una roba davvero inguardabile e non posso proprio pensare che un paese civile abbia un ministro pessimo ,inaffidabile e fatuo  come lei.

Questa tipetta qua pensa di essere innovativa perché va sul Tubo e poi ci costringe a valutare condotta e “corpo sport e movimento”(perchè no...credere ,obbedire ,combattere?),tornando indietro di venti anni ,riducendo insegnanti di lingua 2 e massacrando le compresenze nel tempo pieno

.Sono infuriata ,anche se io personalmente non rischio niente …è la mia scuola ,il mio tempo pieno ,quello di Don Milani ,di Corradini,Dolci,del lavoro di gruppo ,della scuola del fare ,delle pari opportunità che se ne vanno!!!

  A scuola cominciano ad arrivare le circolari capestro ,che tagliano e tagliano e tagliano senza una benché minima idea pedagogica .

Quello che sta accadendo è chiarissimo ;risparmiare sulla scuola pubblica fino a renderla improponibile lasciando la scuola parificata (non privata perché di privato non c’è nulla visto che i soldi li mettiamo tutti.).

Mi sento impotente ed analizzare documenti di valutazione di altri paesi europei mi ha dato l’esatta ,misura  della decadenza del nostro paese.

 
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Israele parli anche con Hamas

Post n°1379 pubblicato il 20 Gennaio 2009 da ossimora
 

In questo Blog si invita a diffondere questo articolo di David Grossman ,lo trovo interessante  e lo faccio volentieri:

*******

LE IDEE

Come le volpi del racconto biblico di Sansone, legate per la coda a un'unica torcia in fiamme, così noi e i palestinesi ci trasciniamo l'un l'altro, malgrado la disparità delle nostre forze. E anche quando tentiamo di staccarci non facciamo che attizzare il fuoco di chi è legato a noi - il nostro doppio, la nostra tragedia - e il fuoco che brucia noi stessi. Per questo, in mezzo all'esaltazione nazionalista che travolge oggi Israele, non guasterebbe ricordare che anche quest'ultima operazione a Gaza, in fin dei conti, non è che una tappa lungo un cammino di violenza e di odio in cui talvolta si vince e talaltra si perde ma che, in ultimo, ci condurrà alla rovina.

Assieme al senso di soddisfazione per il riscatto dello smacco subito da Israele nella seconda guerra del Libano faremmo meglio ad ascoltare la voce che ci dice che il successo di Tsahal su Hamas non è la prova decisiva che lo Stato ebraico ha avuto ragione a scatenare una simile offensiva militare, e di certo non giustifica il modo in cui ha agito nel corso di questa offensiva. Tale successo prova unicamente che Israele è molto più forte di Hamas e che, all'occasione, può mostrarsi, a modo suo, inflessibile e brutale.

Allo stesso modo il successo dell'operazione non ha risolto le cause che l'hanno scatenata. Israele tiene ancora sotto controllo la maggior parte del territorio palestinese e non si dichiara pronto a rinunciare all'occupazione e alle colonie. Hamas continua a rifiutare di riconoscere l'esistenza dello Stato ebraico e, così facendo, ostacola una reale possibilità di dialogo. L'offensiva di Gaza non ha permesso di compiere nessun passo verso un vero superamento di questi ostacoli. Al contrario: i morti e la devastazione causati da Israele ci garantiscono che un'altra generazione di palestinesi crescerà nell'odio e nella sete di vendetta. Il fanatismo di Hamas, responsabile di aver valutato male il rapporto di forza con Tsahal, sarà esacerbato dalla sconfitta, intaserà i canali del dialogo e comprometterà la sua capacità di servire i veri interessi palestinesi. Ma quando l'operazione sarà conclusa e le dimensioni della tragedia saranno sotto gli occhi di tutti (al punto che, forse, per un breve istante, anche i sofisticati meccanismi di autogiustificazione e di rimozione in atto oggi in Israele verranno accantonati), allora anche la coscienza israeliana apprenderà una lezione. Forse capiremo finalmente che nel nostro comportamento c'è qualcosa di profondamente sbagliato, di immorale, di poco saggio, che rinfocola la fiamma che, di volta in volta, ci consuma.

È naturale che i palestinesi non possano essere sollevati dalla responsabilità dei loro errori, dei loro crimini. Un atteggiamento simile da parte nostra sottintenderebbe un disprezzo e un senso di superiorità nei loro confronti, come se non fossero adulti coscienti delle proprie azioni e dei propri sbagli. È indubbio che la popolazione di Gaza sia stata "strozzata" da Israele ma aveva a sua disposizione molte vie per protestare e manifestare il suo disagio oltre a quella di lanciare migliaia di razzi su civili innocenti. Questo non va dimenticato. Non possiamo perdonare i palestinesi, trattarli con clemenza come se fosse logico che, nei momenti di difficoltà, il loro unico modo di reagire, quasi automatico, sia il ricorso alla violenza.

Ma anche quando i palestinesi si comportano con cieca aggressività - con attentati suicidi e lanci di Qassam - Israele rimane molto più forte di loro e ha ancora la possibilità di influenzare enormemente il livello di violenza nella regione, di minimizzarlo, di cercare di annullarlo. La recente offensiva non mostra però che qualcuno dei nostri vertici politici abbia consapevolmente, e responsabilmente, afferrato questo punto critico.

Arriverà il giorno in cui cercheremo di curare le ferite che abbiamo procurato oggi. Ma quel giorno arriverà davvero se non capiremo che la forza militare non può essere lo strumento con cui spianare la nostra strada dinanzi al popolo arabo? Arriverà se non assimileremo il significato della responsabilità che gli articolati legami e i rapporti che avevamo in passato, e che avremo in futuro, con i palestinesi della Cisgiordania, della striscia di Gaza, della Galilea, ci impongono?

Quando il variopinto fumo dei proclami di vittoria dei politici si dissolverà, quando finalmente comprenderemo il divario tra i risultati ottenuti e ciò che ci serve veramente per condurre un'esistenza normale in questa regione, quando ammetteremo che un intero Stato si è smaniosamente autoipnotizzato perché aveva un estremo bisogno di credere che Gaza avrebbe curato la ferita del Libano, forse pareggeremo i conti con chi, di volta in volta, incita l'opinione pubblica israeliana all'arroganza e al compiacimento nell'uso delle armi. Chi ci insegna, da anni, a disprezzare la fede nella pace, nella speranza di un cambiamento nei rapporti con gli arabi. Chi ci convince che gli arabi capiscono solo il linguaggio della forza ed è quindi quello che dobbiamo usare con loro. E siccome lo abbiamo fatto per così tanti anni, abbiamo dimenticato che ci sono altre lingue che si possono parlare con gli esseri umani, persino con nemici giurati come Hamas. Lingue che noi israeliani conosciamo altrettanto bene di quella parlata dagli aerei da combattimento e dai carri armati.

Parlare con i palestinesi. Questa deve essere la conclusione di quest'ultimo round di violenza. Parlare anche con chi non riconosce il nostro diritto di vivere qui. Anziché ignorare Hamas faremmo bene a sfruttare la realtà che si è creata per intavolare subito un dialogo, per raggiungere un accordo con tutto il popolo palestinese. Parlare per capire che la realtà non è soltanto quella dei racconti a tenuta stagna che noi e i palestinesi ripetiamo a noi stessi da generazioni. Racconti nei quali siamo imprigionati e di cui una parte non indifferente è costituita da fantasie, da desideri, da incubi. Parlare per creare, in questa realtà opaca e sorda, un'alternativa, che, nel turbine della guerra, non trova quasi posto né speranza, e neppure chi creda in essa: la possibilità di esprimerci.

Parlare come strategia calcolata. Intavolare un dialogo, impuntarsi per mantenerlo, anche a costo di sbattere la testa contro un muro, anche se, sulle prime, questa sembra un'opzione disperata. A lungo andare questa ostinazione potrebbe contribuire alla nostra sicurezza molto più di centinaia di aerei che sganciano bombe sulle città e sui loro abitanti. Parlare con la consapevolezza, nata dalla visione delle recenti immagini, che la distruzione che possiamo procurarci a vicenda, ogni popolo a modo suo, è talmente vasta, corrosiva, insensata, che se dovessimo arrenderci alla sua logica alla fine ne verremmo annientati.

Parlare, perché ciò che è avvenuto nelle ultime settimane nella striscia di Gaza ci pone davanti a uno specchio nel quale si riflette un volto per il quale, se lo guardassimo dall'esterno o se fosse quello di un altro popolo, proveremmo orrore. Capiremmo che la nostra vittoria non è una vera vittoria, che la guerra di Gaza non ha curato la ferita che avevamo disperatamente bisogno di medicare. Al contrario, ha rivelato ancor più i nostri errori di rotta, tragici e ripetuti, e la profondità della trappola in cui siamo imprigionati.

 
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uaar

Post n°1377 pubblicato il 17 Gennaio 2009 da ossimora
 

«A me non piace la definizione di “ateo” perché ad affibbiarmela sono coloro che credono in Dio e guardano il mondo esclusivamente dal loro punto di vista, dividendolo in quanti credono o non credono.In questa etichettatura c’è tutta la prepotenza del loro schema mentale, che fa della loro fede la discriminante tra gli uomini».
(
Umberto Galimberti)

L’autobus con lo slogan “una cattiva notizia :dio non c’è ed un buona ;non ne avete bisogno”,sponsorizzato dall’uaar non uscirà più in strada dopo le proteste di SRC .

Non che la cosa mi meravigli più di tanto ,già quando avevo letto che anche in ital(gl)ia  avevano intenzione di proporre questa campagna ,intravedevo quello che sta realmente succedendo.

 In Francia i bus sono usciti ,così in Spagna e in Inghilterra ,da noi non è stato possibile.

Il fatto  che la chiesa è qui che risiede può essere un motivo ma non credo  il solo ,l’altro più pervasivo ed anche preoccupante è che da noi sempre più vige la supremazia del “pensiero unico”,qui non è possibile pensare a nessuna inaugurazione ,nemmeno quella dei cessi di una stazione restaurati ,senza la benedizione di prammatica  e il pretazzo con dietro lo stuolo di politici ed amministratori ,questo in barba assoluta a chi può anche essere distrurbato da questa cosa ;nessuno si preoccupa di chiedere se i simboli della religione di stato (lo è di fatto),le processioni ,le benedizioni,le esternazioni pubbliche di ogni tipo casualmente possano anche distrurbare qualcuno ,nemmeno  se lo pongono il problema.

E’ di giorni fa ,invece , l’alzata di scudi dei soliti noti contro la preghiera islamica in Piazza duomo a Milano , io devo proprio dire che mi ha fatto lo stesso effetto che mi fanno le processioni del venerdì santo ;un lieve senso di estraneamento un po’ di senso del ridicolo ma se vogliamo  anche una forma almeno estetica di ecumenismo fra il luogo e le due chiese che al momento lo abitavano.

Non ho proprio capito le polemiche .

Se anche il bus dell’uaar avesse potuto girare liberamente  ognuno sarebbe stato  padrone di leggerlo e fare un rapido segno di croce ,alzare le mani al cielo e al cuore ed invocare il suo dio, farsi una risata e/o procedere senza curarsene .

Il blog dell'Uaar sulla blindatura dei bus

 
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Edna

Post n°1376 pubblicato il 16 Gennaio 2009 da ossimora
 

Edna St. Vincent Millay



O dolce amore, dolce spina, quando
da te fui punta al cuore, piano, e uccisa,
per giacere nell’erba abbandonata,
povera cosa fradicia di lacrime
e di pioggia nel pianto della sera,
dalle notturne brume al grigio giorno
che disperde le nubi nella luce
fra il canto degli uccelli al nuovo sole –
se avessi, dolce amore, dolce spina,
pensato allora quale acuta angoscia,
anche se ti compensa il giuramento,
l’ora felice può lasciare in seno,
non sarei corsa così pronta al cenno
di chi in fondo m’amava così poco.

Traduzione di Silvio Raffo

Poesia d’amore del Novecento
a cura di Angela Urbano
Kylix 6

Crocetti Editore 2006

 
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Voti/vuoti

Post n°1374 pubblicato il 13 Gennaio 2009 da ossimora
 

Anna arriva da una famiglia un po’ caotica ,poco interessata alla scuola ,certamente non vede in casa giornali ,riviste e libri ,massimo qualche opuscolo coi programmi televisivi;le sue capacità d’attenzione sono da elaborare ,sembra permanentemente sulle nuvole e basta un soffio d’aria a distrarla .Però quando riesce a leggere la prima parola le si illuminano gli occhi ,viene ,mi chiede cosa c’è scritto ,poi attonita mi guarda e sussurra …”Ho letto!”,lo sa che dopo quella ne verranno tante altre,ed anche se ancora pasticcia un po’ …merita  dieci per quegli occhi felici!

Pietro è un bambino molto seguito ;porta libri in continuazione e trova le parole giuste ed interviene e dice la sua .è anche stranamente ironico per la sua età ;anche manualmente si inventa continuamente degli oggettini ,un carrettino,un paracadute e  con due bottigliette di plastica crea una clessidra tenendo il gruppo dei maschi in ostaggio  attorno a  sé per due giorni.

Già legge abbastanza bene .Certamente merita dieci.

Libero è un bambino simpatico e sorridente,le aspettative della sua famiglia su di lui sono molto alte ,è seguitissimo ,forse persin troppo, dopo i primi grafemi si inizia a capire che ha qualche problema di apprendimento della letto - scrittura ,ne soffre moltissimo e diventa meno allegro ;bisogna riequilibrare ed individualizzare i processi ,tornare indietro,offrirgli tempi più distesi e lavori e percorsi personalizzati. Merita dieci per la sua delusione ,per la sua fatica ,per lo sforzo che lo ha portato a dire “dura la vita!”e per i piccoli progressi che riesce comunque  a fare.

Isabella è la più piccola d’età e la più grande d’altezza ;ha due fratelli molto più grandi dai quali è coccolatissima ;vivace e perennemente sorridente s’imbrana un po’ con l’organizzazione degli spazi ;il suo quaderno è un enigma ..ma riguardandolo i suoi progressi sono stati enormi davvero di sicuro merita dieci.

Ken è fisicamente uno gnometto ,dai piccoli occhi azzurri ,biondissimo ;fatica tantissimo,si stanca molto e lo vedi che avrebbe voglia ,di dormire ;ha una calligrafia molto bella e chiara anche se stenta un po’ a leggere tutti i grafemi …poi conosce poche parole, è di madre lingua inglese, ed in casa, così come capita  ad Amina  con l’arabo ed Irina col russo non si parla certo italiano,meritano dieci per il doppio sforzo e per la ricchezza che ci offrono.

Potrei andare avanti uno per uno ed a tutti darei dieci ,perché la valutazione è una cosa seria,complessa ,poco assoggettabile a schemi precostituiti e pure male  e non si affronta con circolari fumose e contraddittorie che rischiano soltanto di rendere ambigui i documenti e di non raccontare niente ;in confronto a quello che sta succedendo nelle scuole,circolari fumose,parziali,contraddittorie ,melma gelminiana ,appare  più condivisibile il portfolio di Morattiana memoria.(…non c’è limite al peggio…)

Un amato maestro  mi insegnò che nella scuola dell’obbligo  si valuta il “processo” e non il risultato e che quotidianamente ci si autovaluta ,nel senso che occorre  interrogarsi e domandarsi  sempre se abbiamo fatto tutto ciò che era possibile per  offrire il massimo possibile ad ognuno  proprio valutando chi è quel singolo bambino ,in quel momento della sua vita.

Eppure il voto piace ,si ,piace al bar ,sull’autobus,piace a chi non vuole perdere troppo tempo con la scuola e piace anche a molti insegnanti perché è svelto,aumenta il fatuo senso di potere di certi  e fomenta la  competizione che raramente è un sano mettersi in ballo ma più spesso ,soprattutto fra adolescenti è all’origine di comportamenti disturbati.

 
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Se

Post n°1373 pubblicato il 12 Gennaio 2009 da ossimora
 

Se il mondo fosse immobile

C’è un momento oltre il quale l’essere stati pesa molto di più di ciò che si può sperare ancora di essere e diventare. Tu dici questa cosa con calma, normalmente, solo perchè non riesci mai compiutamente a concepirla, solo perchè il fatto di aver consumato la più parte della tua vita non è una cosa della quale puoi davvero prendere esatta nozione: il tempo che ho vissuto è più di quello che vivrò, punto.

Non solo.

C’è un momento in cui capisci che ciò che sei è cosa relativa ad un altro tempo.Capisci che il tempo presente e i suoi abitanti non sono in grado di comprendere di che si trattava e che neppure minimamente gli interessa. Quindi capisci che magari sei moderno, ma non puoi essere in alcun modo, nemmeno fortissimamente volendolo, contemporaneo. Cioè che non poi davvero appartenere a questo tempo, se non come componente del passato. I tuoi modi di sentire & concepire sono altrove, dispersi nei decenni trascorsi. Il mondo che hai vissuto ti si è fissato dentro- nelle ossa, nei polmoni, nei tessuti, nelle cellule nervose- come una polvere radioattiva che non cancellerai mai, nemmenoo fortissimamente volendolo.

Quindi c’è un momento in cui capisci che una parte di te, la parte principale, funziona secondo schemi che andavano bene forse fino a vent’anni fa, ma ora ti servirebbe altro, se vuoi sperare di percepire correttamente il reale accanto a te, ma questo altro è proprio quello che a te manca e sarà così fino alla fine.

Se il mondo fosse immobile, oppure se mutasse ad un ritmo meno forsennato, quello che sei, che hai imparato a fare-dire- pensare potrebbe servire a qualcuno, a certe condizioni potrebbe perfino chiamarsi saggezza.

Ma non è così.

La saggezza non è più per nessuno da almeno due secoli.

(Francesco Pecoraro, Questa e altre preistorie,  2008,Le Lettere)

 
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Fabrizio

Post n°1372 pubblicato il 11 Gennaio 2009 da ossimora
 

Finii con i campi alle ortiche
finii con un flauto spezzato
e un ridere rauco
ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto.

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Dieci anni che è morto Fabrizio de Andrè; sono giorni che ne parla chiunque ed ovunque:le iniziative che lo ricordano si susseguono senza sosta, tanto da darmi anche un po’ di quella nauseetta da sovradosaggio mediatico che mi coglie quando un evento /data /commemorazione, sono strapompati.

Io l’ho molto amato Fabrizio ;se penso a lui penso alla mia camera a casa dei miei ,le tende ed il tappetone arancione, il mio letto gigante ,in legno con il materasso più piccolo e quindi con  tutto attorno spazio vuoto per i miei libri ,le ciotole colme di collane e di orecchini ,le candele e …lo stereo con i tanto vinile  che ho ancora  ma che non ascolto più .

La musica diventava musica della casa ,niente di sparato nelle singole orecchie ,anche chi magari ti gridava di fare più piano poi canticchiava con te.

Ogni tanto mi viene voglia di riprendere uno stereo col piatto e la puntina ,so anche che adesso c’è un ritorno di qualche “amatore”e che il fascino discreto del fruscio torna a far battere qualche cuore.

Gli LP di De Andrè li ho tutti,mi piaceva  ,soprattutto; “Non al denaro né all’amore né al cielo “e “Storia di un impiegato”  ma anche gli altri ; certamente mi piacevano i testi , le ballate ma soprattutto quella sua voce penetrante e rara che in certi passaggi diventava sensualissima e pervasiva.

Settimana prossima andrò al concerto della PFM che dedica la prima parte a Fabrizio ,non ritroverò certo quella voce ma sono certa che non potrò fare a meno di cantare .

 
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Per Gaza

Post n°1371 pubblicato il 09 Gennaio 2009 da ossimora
 

Guarda:
    vedi come ostinate
tornano dal cielo le bombe fiorenti, e furenti
calano sulle strade,
spezzano corpi,
ardono case, testarde inseguono
gli stupiti fanciulli,
gridano
cantano l’inno ala morte
senza stancarsi mai…
    Chi siete,
perché illuminate le notti,
insanguinate le vie:
    perché siete in ansia
perché vi serve la strage degli innocenti
e forse disperate sull’esistere
tornate a cantare la gloria
dell’uccidere di massa,
affidate la pace alla morte… Voi
così senza speranza
se soltanto
l’assassinio di massa può assicurarvi la vita
e solo le maledizioni e le lacrime
possono difendervi.
E non vedete, non sperate
altra salvezza
per l’uomo e per il figlio dell’uomo
che la morte corale.
Voi che venite da un cammino di lagrime
e ora senza lume di tregua
seminate nuovo pianto innocente.
Da lontano
vi
scrutiamo impotenti:
e null’altro sappiamo
che invocare da voi l’elemosina della pace.
Noi che veniamo da lotte di secoli
condotte per tutte le terre infinite di questo globo rotondo
in cui dato a noi
fu di vivere,
e sembriamo ora
solo capaci
di educarci all’indifferenza.
O scrutare allibiti.

PIETRO    INGRAO

 
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Ripartenze

Post n°1370 pubblicato il 09 Gennaio 2009 da ossimora
 

Di ritorno dai tropici o dal chirurgo estetico (che rende certe facce incroci  fra i carri di Viareggio e le statue da museo delle cere ) la banda  del nostro sgangherato carrozzone di governo ,non perde però per nulla tempo e sbriga alla svelta qualche incombenza come quella di passare dal parlamento, così tanto perché è un luogo simbolico e chiuderlo del tutto non sarebbe bello.

 Così, alla ripresa del normale tran tran si è approvata la riforma dell’università (i tagli) con una Gelmini rinfrancata dall’onda ormai risacca ,si è celebrata la svendita dell’Alitalia  che porterà i nostri soldi nelle solite tasche (con buona pace della Lega che nicchia e brinda contemporaneamente ) e soprattutto zitti, zitti fra uno stuolo di fidi, tra parlamentari, ministri, opinionisti si parla di giustizia ,ripartendo dalla legge contro le “intercettazioni”,che così tanto serve al paese in crisi !!!

Frattini  invece non si è visto a riferire di Medio Oriente e meno male visto che le sue sperticate rassicurazioni sull’impossibilità di un attacco di terra di Israele,rilasciate impunemente qualche giorno fa  hanno fatto ridere se non ci fosse troppo da piangere ....il tutto sempre ottimisticamente però come ha assicurato anche niente meno che la Brambilla ridendo felice e lavorando al rilancio del turismo …

…è proprio di tutto questo che avevamo  bisogno per iniziare bene il nuovo anno no?! Ci voleva!

***In giro un silenzio di tomba

 
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zut

Post n°1369 pubblicato il 07 Gennaio 2009 da ossimora
 


Devo riacchiapparmi ,urge.

Questo prologo di 2009 ancora privo delle giornate lavorative è un limbo del tutto naturale  ,il freddo aspro  che invita allo svaccamento divanesco ,la zona camino calda di luce ,di candele,di profumo di abete e di narcisi viola ;qualche libro bello da sfogliare ,alcuni libri letti senza grosse illuminazioni,poca voglia di scrivere .Nausea in crescendo per l'informazione coi soloni che danno i voti a tutti  in giro e i contraffattori professionali .

E'stato un lasciarsi andare senza orari ,svegliarsi ed andare a dormire a  tutte le ore ,scordare i giorni ,aggirarsi per casa cercando di aumentare gli angoli di rannicchiamento ,calore ,colore , si,la vera vacanza poi qualche uscita per boschi e luoghi francescani (bellissima la pietra grigia ,i travoni ,i chioschi ,le strutture progressive dei santuari ,ormai ben altro che poveri ,chiusi e sigillati , riservatissimi ,sempre   più lussuosi ).  

Io che  quando sono in casa mi appallottolo bene e non uscirei più e quando son fuori non rientrerei mai ,girando anche a vuoto solo per  guardare le luci o il vapore del fiato .

"More solito", gli ultimi giorni di festa sono i migliori, privi totalmente di qualsiasi incombenza e/o di quel formicolio che mi fa sentire un pò fuori posto durante le feste comandate . 

Domani inizia il nuovo anno .

 
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Sob!

Post n°1368 pubblicato il 03 Gennaio 2009 da ossimora
 

Le sofferenze, l'arbitrio con cui si distruggono vite umane, la disperazione, la privazione della dignità durano ormai da troppo tempo. Quello che è in gioco a Gaza è l'etica del genere umano

Vaclav Havel, Hassan Bin Tatal, Desmond Tutu, Hans Kung, Yohei Sasakawa, Karel Schwarzenberg, 3 genn

Da Gaza 

 
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