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FOGLIE CADENTI

 

Di seguito il racconto pubblicato su QuiCampiFlegrei.it

Sono anni che trascorro le vacanze estive a Raggiolo ma mai mi era capitato d’essere tra gli ultimi villeggianti ad andare via. Ero solito partire poco prima della fine del mese, per cui non avevo mai assistito al mesto rito del suo svuotarsi. Eppure tanti me ne avevano parlato, paragonandolo a una lenta agonia che inizia subito dopo ferragosto, ma di cui prendi consapevolezza solo alcuni giorni dopo, quando incominci a non avere più difficoltà nel parcheggiare l’auto.

Ascoltandoli, provavo a immaginarmi la tristezza con cui Raggiolo, che ad agosto si popola di oltre mille anime, nel giro di pochi giorni torna alle proprie scarne decine di abitanti. Ancor di più provavo a immaginarmi il silenzio che vi avrebbe regnato una volta che si sarebbe svuotato; soprattutto al mattino quando il buongiorno delle giornate estive è scandito dal rumore delle motoseghe e dei decespugliatori già in piena attività subito dopo l’alba per sfruttare il fresco del mattino e la luce del giorno.

Quest’anno, dopo essere rientrato a casa il 23 agosto, sono dovuto ritornarvi il 28. Se nell’andare via si respirava la malinconia dell’abbandono, quando vi ritornai, gli ampi spazi vuoti lungo i margini della strada, fino a qualche giorno prima occupati dai veicoli in sosta, apparivano come tanti gusci di uova appena schiuse i cui pulcini avevano preso il largo verso mondi sconosciuti. Questo significava che il paese era pronto a riacquistare la propria anima solitaria, silenziosa e densa di aromi naturali diffusi nell’aria che hanno contribuito renderlo uno dei borghi più belli d’Italia. […]

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GRAZIE RAGGIOLO!

Sono ormai trascorse più di 48 ore dalla presentazione, la prima in assoluto, del mio romanzo IL RAGAZZO CHE DANZÒ CON IL MARE a Raggiolo, ma l’adrenalina suscitatami dalle emozioni della serata non accenna a placarsi. E pensare che quando partii da Napoli per la Toscana, tutto questo non era nei programmi.

L’idea mi venne quando, dopo essermi sentito al telefono con l’editore per un saluto e invitare lei e i suoi collaboratori a venirci a trovare per trascorrere una giornata insieme – le Edizioni Helicon hanno sede a Poppi distante dieci chilometri da Raggiolo, i casi della vita… – lei mi invitò alla presentazione di due libri che si sarebbero svolte al Pratello, a Poppi, chiedendomi se mi fosse piaciuto presentare anche il mio in quella sede, proponendomi come data il 18 agosto, nel tardo pomeriggio: ovviamente accettai con entusiasmo. Ma subito dopo, riflettendo, pensai che sarebbe stato meglio se fossimo riusciti a organizzarla a Raggiolo. Quindi la richiamai e le espressi il mio pensiero. L’idea non le dispiacque, purché ci fosse stata partecipazione di gente. Risposi che ne avrei parlato con i responsabili della Brigata, una sorta di proloco, e poi le avrei fatto sapere.

L’indomani mi incontrai con il presidente della Brigata e lo misi al corrente dell’idea. La proposta gli parve interessante e fattibile, a patto che avessimo posticipato la presentazione alle 21 in quanto alle 17,30 di quel giorno era in programma la riunione dei soci. Come location mi prospettò lo slargo antistante il Sepolcreto: “Va benissimo!”, risposi.

Richiamai l’editore e la ragguagliai sugli sviluppi: “Mi dia il tempo di sentire gli altri e le farò sapere”.

Il giorno dopo mi telefonò, confermando che andava bene farla in notturna a Raggiolo: “La relatrice sarà Cristiana Vettori, è un critico letterario”.

Da quel momento le mie vacanze raggiolatte assunsero tutt’altro significato. Il pensiero di presentare in anteprima il romanzo a Raggiolo dove praticamente era nato, mi sembrava un sogno! […]

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AL PONTE DI PRATA SI RIDE CON IL DUO “NOIDELLESCARPEDIVERSE”

Allegria e divertimento mercoledì pomeriggio 19 agosto al Ponte di Prata, a Raggiolo, grazie al duo cabarettìstico NOIDELLESCARPEDIVERSE formato da Samuele Boncompagni e Riccardo Valeriani, affiancati per l’occasione dai simpaticissimi Lenny Graziani e Laura Rossi. Gli attori hanno inscenato, in una radura nei pressi del fiume Teggina, una spassosa rivisitazione di Sogno Di Una Notte Di Mezza Estate di William Shakespeare.

Lo spettacolo, che rientrava nelle attività di promozione del territorio organizzate da La Brigata di Raggiolo, è stato il punto di arrivo di una piacevolissima passeggiata nei boschi, con soste alle varie fonti sparse lungo il sentiero, a cui hanno partecipato adulti e bambini.

La verve comica del duo, accresciuta dalla mimica facciale di Riccardo Valeriani, una vera e propria maschera capace di assumere le espressioni più buffe nel giro di pochi attimi, ha suscitato il divertimento del pubblico, in particolare dei più piccoli.

E proprio questi ultimi sono stati i veri protagonisti, chiamati da Samuele Boncompagni a partecipare attivamente alla rappresentazione, interpretando brevi battute e piccoli ruoli, facendoli sentire attori per un giorno.

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LA MAGIA DELLE FAVOLE LETTE NEI BOSCHI

Le favole non hanno tempo, si sa. Forse meno si sa che non nacquero per i bambini ma per gli adulti, affinché l’apparente linguaggio semplice, ma pregno di simbolismi, col quale sono scritte, non trovando ostacoli mentali, facesse breccia nell’animo degli uomini suscitandone la riflessione al fine di renderli migliori.

Se poi alla bellezza delle storie e del linguaggio con cui sono narrate si associano una degna recitazione cui fa da cornice l’incantevole scenario della natura incontaminata, si può essere certi che le favole avranno il potere di rapire gli uomini, trasportandoli in un mondo senza tempo dove realtà e fantasia si confondono, alimentando nei loro animi i tre quesiti fondamentali che da sempre assillano l’umanità: chi siamo?; da dove veniamo?; dove andiamo?.

È quanto avvenuto domenica 9 agosto nel bosco tra Raggiolo e Quota nello spiazzo antistante i ruderi della chiesa di Sant’Angelo: Miriam Bardini ha letto un condensato della favola L’allodola di pezza di Chéri di Maria Pagnini, edito da Soleombra, accompagnata dalla violinista Anna Tenore. […]

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“RAGGIOLO – IL PAESE DEI CORSI – UN BORGO DI PIETRA E DI SILENZIO”: guida alla scoperta di uno dei Borghi più belli d’Italia

Mercoledì 5 agosto a Raggiolo/AR, nel suggestivo scenario del Sepolcreto, alla presenza di un folto pubblico si è presentato il volume RAGGIOLO – IL PAESE DEI CORSI – UN BORGO DI PIETRA E DI SILENZIO scritto a quattro mani da Paolo Schiatti Presidente della Brigata di Raggiolo e da Andrea Rossi Coordinatore dell’Ecomuseo del Casentino. Oltre agli autori, sono intervenuti il Sindaco di Raggiolo Emanuele Ceccherini e il vicesindaco Andrea Giovannuzzi; l’Assessore alla Cultura Unione dei Comuni del Casentino Eleonora Ducci; moderatrice Elisabetta Giudrinetti Presidente dell’associazione “I Borghi più belli d’Italia in Toscana”; letture di Samuele Boncompagni.  

Non a caso ci si merita l’ingresso nell’élite dei BORGHI PIÙ BELLI D’ITALIA – la mia raccolta di racconti e di pensieri dedicata al paese si intitola eloquentemente “RAGGIOLO, UNO SCORCIO DI PARADISO IN TERRA” – potendo mostrare con orgoglio tale fregio all’ingresso del paese e su ogni locandina e brochure che ne parli. Perché ciò avvenga, occorre però un paziente e certosino lavoro di squadra, in sinergia con le autorità, finalizzato alla riscoperta, alla tutela e alla promozione della storia e delle tradizioni locali. Unitamente alla realizzazione di strumenti informativi che illustrino e supportino adeguatamente il lavoro svolto al fine di erudire i turisti e il pubblico senza mai annoiare. […]

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CIAO, SIGNOR FELICE

La telefonata, di quelle che non vorresti ricevere mai, arrivò a fine giugno di quest’anno. Era Alessio Bandinelli, il mio amico enologo di Raggiolo: “Enzo purtroppo devo darti una triste notizia”.

In quell’attimo capii subito cosa stava per riferirmi, non lo lasciai continuare:

“Nonno Felice!?”, mormorai.

“Sì” rispose senza aggiungere altro.

“Quando è successo?”

“Pochi giorni fa”

“Ha smesso di soffrire!” dissi con convinzione.

“Sì, è vero…” ammise con amarezza.

Felice Ristori era nato 93 anni fa. Sposato con Maria Minocchi da cui aveva avuto Lena, l’unica figlia, madre di Alessio; rimasto vedevo circa vent’anni fa, pur vivendo a Firenze, era sempre rimasto legato a Raggiolo, suo paese di origine, dove, non appena le stagioni iniziavano a farsi miti, si trasferiva per raggiungere la famiglia di Alessio al quale lo univa un legame indissolubile che era molto di più del “semplice” rapporto tra nonno e nipote. Chi avesse avuto la fortuna di vederli discutere o camminare insieme avrebbe giurato che quell’uomo anziano dall’aria gioviale e quel giovane alto e robusto fossero amici veri. Negli ultimi due anni a rafforzare la sua voglia di trasferirsi a Raggiolo era sopraggiunta la nascita di Guido, il figlio di Alessio e Susi, con cui Felice faceva lunghe chiacchierate sotto lo sguardo incantato del bambino. […]

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MARIA MADDALENA, LA SANTA SCOMODA

Di seguito l’articolo su Maria Maddalena pubblicato su quicampiflegrei.it

In questo mio breve scritto che appartiene alla raccolta di racconti e di pensieri RAGGIOLO, UNO SCORCIO DI PARADISO IN TERRA, dedicata a Raggiolo, il borgo nel casentino toscano, in provincia di Arezzo, dove ormai da anni trascorriamo le vacanze estive, sono racchiuse le riflessioni suscitatemi su Maria Maddalena dalla visita che feci alcuni anni fa al Santuario della Verna, ripromettendomi di ampliarle non appena ne avessi modo.

Seppur consapevole che in molti potrebbero suscitare perplessità, decisi di renderle pubbliche considerandole spunto di riflessione  e di approfondimento su temi tuttora controversi legati alla storia della cristianità e, in particolare, alla figura di Maria Maddalena!

Ci sono al mondo luoghi pregni di atmosfera e spiritualità che rapiscono l’anima proiettandola in un ambiente surreale. Uno di questi è sicuramente il Santuario della Verna nel casentino toscano, situato a 1128 mt sul versante meridionale del monte Penna detto anche monte della Verna. Di proprietà del conte Orlando Cattani di Chiusi, nel 1213 fu donato dallo stesso conte a San Francesco e ai suoi compagni in quanto, essendo immerso nella natura rigogliosa e selvaggia, lontano dalla civiltà, era adatto alla contemplazione praticata dai fraticelli: “ Io ho in Toscana uno monte divotissimo il quale si chiama monte della Vernia, lo quale è molto solitario e salvatico ed è troppo bene atto a chi volesse fare penitenza, in luogo rimosso dalle gente, o a chi desidera fare vita solitaria. S’egli ti piacesse, volentieri Io ti donerei a te e a’ tuoi compagni per salute dell’anima mia”.

Sorvolando sull’indiscusso aspetto contemplativo del luogo, che facilmente può alimentare un senso di misticismo perfino in animi refrattari alla meditazione spirituale, credo meriti una considerazione il fatto che la prima celletta in cui San Francesco si ritirava in preghiera lì sul monte era dedicata a Maria Maddalena; figura ambigua nel pantheon cattolico dato che – nonostante fu la prima persona cui Gesù si manifestò subito dopo la resurrezione, riconoscendole in questo modo un ruolo importante rispetto a tutti gli altri apostoli, Pietro incluso – da sempre per la Chiesa di Roma Maria Maddalena è stata oggetto di illazioni o ingiurie al punto che nel 591 papa Gregorio Magno l’identificò nell’adultera salvata da Gesù dalla lapidazione. E seppure nel 1969, dopo il Concilio Vaticano II, la Chiesa ridiscusse, negandola, tale identificazione, a tutt’oggi essa resta viva nell’immaginario collettivo – senza che le autorità ecclesiastiche prendano una posizione netta per riabilitarla pubblicamente agli occhi dei fedeli. Tuttavia recentemente l’autorevole figura di monsignor Ravasi ha sconfessato l’abbinamento Maddalena- prostituta. […]

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AUDIORACCONTO: ESCURSIONE NOTTURNA DA RAGGIOLO AL PRATOMAGNO

L’audioracconto che segue, dal titolo ESCURSIONE IN NOTTURNA DA RAGGIOLO AL PRATOMAGNO: LA VOCE DELLE EMOZIONI, fa parte del volume RAGGIOLO, UNO SCORCIO DI PARADISO IN TERRA in vendita su Amazon all’indirizzo https://amzn.to/2JhKTit

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PREMESSA DELL’AUTORE

Questo libro è articolato in tre sessioni. Nella prima, che va dal capitolo 1 all’11, sono raccolti una serie di articoli pubblicati nel corso degli anni sui miei blog LA VOCE DI KAYFA, LA VOCE DI KAYFA 2.0 e su diverse riviste online, in cui parlo in maniera estesa delle bellezze del paese e dei luoghi che lo circondano, nonché delle emozioni che mi suscita l’atmosfera che vi si respira; soffermandomi nel capitolo 9 sul santuario de La Verna e sulla figura di Maria Maddalena, dando spazio a considerazioni personali sulla Santa e sul suo legame con San Francesco d’Assisi e di quest’ultimo con i Templari. La prima sessione si chiude con la cronaca della visita alla CASA D’ARTE MUSEUM PETRICCIUOLIANA di un gruppo studenti veneziani del Liceo Artistico MARCO POLO.
Nella seconda sessione, rappresentata dal capitolo 12, sono raccolti quattro racconti ispirati dai miei soggiorni raggiolani, dove il soggetto, seppure sottinteso, è Raggiolo con i suoi abitanti.
Nell’ultima sessione, indicata con APPENDICE, mi è sembrato giusto riportare una serie di interviste da me effettuate per conto del sito di informazione con cui collaboro www.comunicaresenzafrontiere.it a persone che, a vario titolo, si impegnano per dare lustro al paese e tenerne vive la storia e le tradizioni.
Non escludo di aggiornare il volume in futuro, come del resto è già avvenuto per la presente edizione, rivedendolo e integrandovi nuovi articoli, racconti e interviste.
Buona lettura!

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SIGNATURE RERUM – IL SUSSURRO DELLA SIBILLA

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[…]Poggiai le valige sulla soglia della villa. Presi le chiavi dalla tasca del giubbotto e aprii l’ingresso del mio nuovo alloggio.
L’odore di chiuso ristagnante nell’ambiente testimoniava che la casa era disabitata da tempo. Ne fui sorpreso perché Stefania e Francesco amavano vivere lì. Soprattutto d’inverno, quando il tranquillo sciabordio del mare riecheggiava sulla spiaggia solitaria, permettendo di fare lunghe passeggiate sul bagnasciuga senza il pericolo di inciampare nei bagnanti stesi al sole; d’essere involontario(?) bersaglio di pallonate, o, peggio ancora, d’essere investiti dagli ombrelloni sradicati dal vento.
Entrambi concordavano che l’autunno e l’inverno erano le sta-gioni migliori per godere delle facoltà terapeutiche e spirituali del ma-re. Sostenevano che il mormorio delle onde dava voce a un mistero irrisolvibile, inducendo a una profonda riflessione su una questione, se-condo loro, fondamentale per capire la vita e l’uomo: qual è l’esatto momento in cui l’onda nasce e quello in cui muore. Tra quanti si tormentavano nella soluzione dell’enigma, vi era chi affermava che l’onda si forma nell’attimo in cui sembra morire, ossia quando si riversava sulla riva con un ultimo, rabbioso ruggito. A sostegno di questa tesi, costoro riferivano dell’allegra melodia che si levava dai filamenti di schiuma dell’onda morta allorché, insinuandosi tra i ciottoli sulla sabbia, rifluivano nel mare come anime finalmente libere dal vincolo corporale, pronte a librarsi nel cielo quasi rinascessero a nuova vita.
Sebbene il problema non avesse mai suscitato il mio interesse, quando spalancai le imposte del balcone nel salottino per cambiare aria alla casa, affacciandomi sulla spiaggia a osservare le onde rin-corrersi sul mare fui assalito dal dubbio: la morte non potrebbe essere il preludio di una nuova vita?[…]

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