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ESTATE 2020: TRA MASCHERINE E NEGAZIONISTI, SAREBBE MEGLIO SE PREVALESSE IL BUONSENSO

L’estate che volge ormai al termine sarà ricordata come quella delle mascherine, dell’amuchina e del distanziamento sociale sotto l’ombrellone. Una stagione dove il buon senso e la follia, la cautela e la sconsideratezza, il rispetto e la violazione delle norme di sicurezza hanno diviso la popolazione tra chi, tanti, crede nell’esistenza del Covid 19 e si è attenuto scrupolosamente alle norme di prevenzione varate dalle autorità per contenere i contagi; chi, pochi, delle norme di prevenzione se n’è fregato convinto che il virus fosse tutta una montatura mediatica messa a punto dai padroni del mondo – leggi Bill Gates – per renderci loro schiavi attraverso la paura al fine di sottometterci e arricchirsi sulle nostre spalle propinandoci il vaccino che, con il pretesto di immunizzarci dal virus, ci inoculerà un microchip che monitorerà ogni nostro spostamento ventiquattrore su ventiquattro, condizionando il nostro modo di pensare a proprio uso e consumo.

Come se tutto ciò in parte già non avvenisse, visto l’uso sconsiderato che molti fanno dei social media, raccontando in tempo reale lo svolgersi della propria quotidianità da mattina a sera – qualcuno trasmettendo addirittura “dirette” video o pubblicando selfie perfino quando va in bagno – e dei telefonini, ormai assurti a vero e proprio ausilio bionico integrato agli arti superiori del corpo umano al punto che molti non riescono a staccarvi le mani e gli occhi nemmeno quando camminano o guidano, con conseguenze spesso nefaste per sé e per gli altri. […]

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SEVERGNINI E C. SE NE FACESSERO UNA RAGIONE, AL NORD VIVONO UOMINI NON SEMIDEI DA DIFENDERE A OGNI COSTO

Di seguito la lettera che ho inviato al Mattino di Napoli in cui esprimo alcune considerazioni prendendo spunto dalle affermazioni del giornalista Beppe Severgnini durante la puntata di Otto e Mezzo di mercoledì 15 aprile. Nell’attesa di scoprire se verrà pubblicata, ho deciso di pubblicarla su questo mio spazio virtuale.

Egregio Direttore,

nella puntata di Otto e Mezzo del 15 aprile u.s. Beppe Severgnini esprimeva la propria indignazione contro quanti starebbero dimostrando compiacimento per il disastro sanitario scoppiato in Lombardia, e poi diffusosi in tutto il paese, dimostrando in questo modo mancanza di rispetto verso le migliaia di morti e i loro famigliari. […]

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Immagine gentilmente concessa da Roberto Braibanti

COVID 19: E SE LA NATURA SI STESSE DIFENDENDO DALL’UOMO?

Cancellare gli anni orribili, quegli anni che hanno segnato in negativo l’esistenza di ognuno di noi, è il sogno di tutti. Sarebbe bello se potessimo munirci di un cancellino per cassare i momenti bui della vita, facendo finta che non fossero mai esistiti. Lasciando il ricordo solo di quelli belli che ci hanno regalato piacevoli emozioni.

Così come un’adeguata dose di veleno è necessaria per curare determinate malattie altrettanto necessari, seppure non piaccia, sono i momenti negativi per la crescita dell’uomo. Secondo alcuni addirittura questi ultimi sarebbero più utili in quanto, lacerando l’animo con la sofferenza, avrebbero la funzione di indurlo a riflettere sul proprio operato e a cercare di ravvedersi e migliorarsi.

Tutto ciò va bene fino a quando i momenti negativi sono conseguenza di un agire errato del singolo individuo rispetto alla società e alle persone che frequenta. Per quanto invece riguarda la pandemia in corso che sta costringendo gli abitanti dell’intero pianeta a barricarsi in casa per contenere il contagio, leggendo e ascoltando le tante dichiarazioni di illustri esperti, nessuno si sbilancia su quale possa esserne la causa scatenante. Si opta dalla probabile manipolazione in laboratorio di un virus appartenete alla famiglia covid reso più aggressivo e resistente di quanto originariamente non fosse iniettandolo in un pipistrello, a quella che si tratti di un virus sconosciuto di origine naturale che possa essersi alimentato attraverso lo smog. […]

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IL MONDO SI È FERMATO, E ORA?

Chi di noi almeno una volta vita, insoddisfatto della quotidianità, non ha pronunciato la fatidica frase, “fermate il mondo, voglio scendere!”?

Bene, ora che il mondo si sta fermando per davvero a causa di un virus che si propaga in maniera veloce e inarrestabile da un continente all’altro, costringendoci a stare segregati negli scompartimenti per evitare il diffondersi del contagio, tutti, nessuno escluso, stiamo riscoprendo il valore dei rapporti umani reali. L’importanza di una passeggiata, di una carezza, di un bacio, di uno sguardo, di una parola scambiati dal vivo anziché via chat come per più persone era ormai diventata prassi comune.

Ora che, simile a un treno in prossimità della stazione, il mondo sta tirando il freno, in tanti leviamo spaventati gli sguardi dagli smartphone – assurti fino a pochi giorni fa a unica ragione di vita essendo lo scorrere delle nostre giornate scandito dai continui squilli dei messaggi in arrivo sulle varie chat di gruppo e dalle conversazioni con gli amici, dalle email di lavoro, dalla lettura di un quotidiano o di un libro, dalla visione di un film mentre siamo in viaggio – per guardare con spavento la triste realtà che stiamo vivendo, chiedendoci dove siamo, che succede, che fine faremo!?

Paradossalmente in un momento così drammatico per l’umanità stiamo scoprendo cosa significa umanità! Pur se forzatamente, la necessità di stare tappati in casa ci sta facendo riscoprire, se non addirittura scoprire, il valore delle persone, della famiglia, degli amici, degli sconosciuti i cui sguardi incrociavamo di sfuggita fino a ieri mentre camminavamo per strada e che oggi cerchiamo con disperazione per non sentirci soli.  […]

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