Sul perdono

Perdonare se stessi è la parte più difficile

Qualunque proposito nel diventare più indulgenti con gli altri

Comprenderne le debolezze e le eccentricità

Può essere impegnativo, ma si può fare.

Con se stessi no, è davvero arduo.

Riemerge sempre quella parte arrabbiata, intransigente

Quella che ci fa inveire contro quell’immagine allo specchio

Che non soddisfa mai le nostre aspettative.

 

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Il dopo

La vita ti cambia.

Non sempre sono le nostre scelte a determinare il nostro cammino.

Le cose capitano.

Quando si esce da esperienze provanti è inevitabile non sentirsi più gli stessi.

E’ un pensiero piuttosto comune.

Ma ora che l’ho sperimentato sulla mia pelle ho capito quanto sia vero.

E te ne accorgi dalle piccole cose quotidiane.

Ciò che avevi sempre dato per scontato diventa quasi miracoloso

poterlo fare di nuovo.

Apprezzare un dettaglio, accorgersi di essere ancora in grado

di portare a termine qualcosa.

Imparare ad osservare vedendo davvero ciò che hai davanti.

La normalità spesso ci rende ciechi.

Le batoste non si augurano a nessuno.

Ma la rinascita che ne consegue non ha prezzo.

 

 

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Rallentare

Rallentare.

Per scelta o per necessità.

Dopo un iniziale disappunto per dover spingere sul freno

Si comincia a respirare lentamente

Ad assaporare ogni momento

Osservi, ascolti, annusi

Ogni piccolo particolare, ogni rumore, ogni odore

Una raccolta di stimoli su cui riflettere, elaborare

E capisci quanto sia assurdo affannarsi

Correre dietro alla vita

E perdersene una grande parte.

 

 

 

 

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Restare in superficie

Le persone sono sempre più distratte. 

La vita è complicata. 

Anche se sei tra i cosiddetti fortunati oggi non è facile per nessuno. 

I problemi ci sono, reali o immaginari, l’effetto su noi è lo stesso. 

Per cui si tende a rimanere in superficie. 

Andare a fondo di persone o situazioni 

aumenterebbe la percezione del disagio e del pericolo. 

Così si finisce per farsi delle idee sbagliate, basate sulle apparenze. 

Anche la percezione del mondo intorno risulta pertanto falsata da queste informazioni sommarie.

Solo quando la vita ci impone uno stop, una pausa forzata capita di avere più tempo per riflettere e andare a fondo.

Ma in condizioni normali accade raramente.

 

 

 

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Assenze

Ci sono assenze che ti investono prepotentemente.

Di solito non ci pensi, ma quando lo fai, quasi per caso

avverti quella mollezza

come se le ossa si fossero liquefatte.

Una presenza che sapevi normale, come per inerzia, per un po’ persiste.

Poi d’improvviso ti rendi conto che non c’è niente di normale.

Lui non c’è più. E niente potrà riportarlo indietro.

Può arrivare di colpo, questa consapevolezze.

Non subito. Non sempre.

Un bel giorno qualcosa la scatena e il vuoto si spalanca.

Non importa quanto tempo è passato.

Tu la senti solo adesso, come fosse appena successo.

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Senza titolo

Ormai ho capito che avere un secondo blog non serve a niente. Probabilmente nessuno lo vedrà mai, anche perché qui non esiste il sistema delle notifiche come nella vecchia piattaforma di libero.

Pazienza. Del resto non sono mai stata popolare, nel web come nella vita.

Quando si conduce un’esistenza priva di appetibilità a 360° non ci si puo’ aspettare che per magia l’attenzione altrui si focalizzi su cio’ che hai da dire o che pensi.

Me lo dico da sola, a mo’ di consolazione.

Si avvicina la fine dell’anno. Un altro anno. Le conclusioni e i bilanci sono gli stessi della fine del precedente.
Quindi non ha senso aggiungere altro.

Forse solo la stanchezza è aumentata

Addio 2019!

Non è stato un piacere.

 

La fine si avvicina

La fine di questo 2019 si avvicina a grandi passi.

Non sono tra coloro che aspettano il fatidico traguardo nella speranza che, per qualche magia, la vita cambi con lo strappo dell’ultimo foglietto del vecchio calendario.

Si tratta di pietre miliari immaginarie che ognuno di noi, chi più chi meno, colloca lungo il proprio cammino.

Basterebbe guardarsi indietro per vedere che gli anni sono passati, a volte parecchi, ma allo scattare della mezzanotte del 31 dicembre nulla è davvero cambiato.
Il 1° gennaio ci siamo ritrovati ad essere gli stessi di 24 ore prima.

E questa patetica ginkana si ripete anno dopo anno.

L’uomo ama illudersi, ma si tratta di finestre effimere che crediamo di chiudere, per poi riaprirle su un panorama che, ahimè, si rivela sempre uguale.

Ma l’occasione ci è gradita per mangiare, bere e dimenticare …. almeno per un po’.

 

 

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In ricordo

 

Non è solo un gatto.
E’ quel dolore che provi nel vedere il posto vuoto sul divano,
nel non trovare più i sassolini della lettiera sparsi ovunque,
o il suo giochino sempre immancabilmente tra i piedi.
E’ immaginare ogni tanto che sia ancora lì,
solo che come tutti i gatti non si sogna neanche
di rispondere al tuo richiamo.

(Patrizia Lucignani)

 

 

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                           – Piuma –

Il punto

Questo blog è iniziato ‘camminando’.
Con l’auspicio di esorcizzare i cattivi pensieri muovendo le gambe e assaporando un panorama variegato.
Ma arriva il momento in cui non basta più.
Le gambe si fermano e cedono al peso dei pensieri.
La pioggia non c’entra.
Bisogna prendersi tempo, ritrovare le forze e la volontà per rimettersi in marcia.

Buon cammino a tutti

 

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