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Un onesto raffreddore

L’estate è la stagione della leggerezza.

O quanto meno questa è la percezione più comune.

Ad essa si associano  idee di vacanze, relax, aria aperta…

E poi ci sono io, che di questa stagione sento il disagio

il caldo, il sudore, la componente umana invadente.

Mi ritrovo, oltretutto,

una brutta infreddatura

che fa ridere, viste le temperature in essere.

Raffreddore potente (nato come un’ allergia primaverile protratta)

congestione delle vie respiratorie

con conseguente malessere generale.

Senza sistemi di refrigerazione in questa stagione, non si vive.

Non si puo’ fare a meno di aria condizionata, ventilatori e simili.

Ma ecco le conseguenze.

In tutta onestà mi sento di confessare, qui,

che sto evitando di fare il tampone, considerando che tra poco più di una settimana partirò per una breve vacanza in Trentino

e un verdetto di positività, ad oggi, mi farebbe saltare tutto

(compresa la caparra che ho già versato).

In altri tempi avrei ragionato diversamente

ma oggi, già vaccinata e Covid guarita, mi rifiuto di isolarmi

per quello che appare come un raffreddore (che  poi di questo si tratta).

 

 

 

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Senza titolo

La vita riserva.

E’ un verbo transitivo e ci devo aggiungere qualcosa, dopo.

Vediamo……

Riflessioni e domande, tutte più o meno dello stesso tenore.

Niente di buono, inutile dirlo.

L’età, gli acciacchi, il tempo che si riduce. Sempre più.

Le cose importanti, i vecchi desideri che sfumano

si assottigliano e svaniscono.

Non ne ho più memoria.

Rimpianti. Tanti.
Quelli che si dice sempre che è inutile avere.

E intanto c’è un nuovo dolore, laggiù in basso.

Cosa sarà?

Non ho più voglia di uscire, di fare, di vedere.

Lo faccio lo stesso. Devo.

Troverò il modo di alleviare il fastidio di sforzarmi.

Tutto potrebbe cambiare. tra un paio di giorni…

 

 

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Farò finta

Farò finta di non sentire il disappunto

di non ascoltare gli acciacchi

il corpo  diventato un ingombrante fardello

la mente che offre sensazioni sgradite

da tenere a bada con artifizi vari.

Farò finta di non avvertire il sottile disagio

che mi spinge ad allontanarmi

a non cercare, a isolarmi.

Per oggi.

Penserò solo a quel treno

che sto per prendere, verso un luogo noto.

L’unico movente che mi fa uscire dalle solite cose.

Farò finta che tutto si eclissi, per un giorno,

dietro quell’unica cosa che conta davvero.

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Ricordo

Vivere un ricordo.
Con piene percezioni, come ad essere lì.
Pochi ci riescono.
Io ne ho perso la capacità.
Ci vuole molta concentrazione
e imparare ad estraniarsi dal tempo presente.
Come nella meditazione.
Forse mi fa un po’ paura.
A volte certe cose è meglio lasciarle nel passato.

 

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Fermarsi (2)

Ci riprovo.

Il post che avevo scritto, di getto come al solito

per qualche capriccio di Libero non è partito

ed è svanito nel nulla.

Cerco di mantenere la calma, perché i problemi gravi sono altri.

Ma un po’ di disappunto è normale, in questi casi.

Ricordo che il titolo era ‘Fermarsi’ (che ripropongo con il 2)

Più o meno recitava così:

“Questo blog era nato partendo dall’idea che il camminare, in tutte le sue varianti, sia una sorta di panacea per tutti i mali.

Io stessa sono sempre ricorsa a questo salutare sistema per esorcizzare malumori e crucci.

Ultimamente lo sto un po’ snobbando, a dire la verità.

Come quando qualcuno o qualcosa delude le tue aspettative

e così bruci i ponti, per cancellare una potenziale fonte di dispiacere.

Ci sono persone collegate a questo concetto del camminare per…..

che mi hanno deluso. Da qui, la mia decisione.

E….lo so che sbaglio a farmi condizionare da certi sentimenti.

Ma ….che volete, sono così, nel mio essere imperfetta.

Re-inforcherò le mie Salomon molto presto, ne sono certa.

Ma per ora penso ad altri palliativi per attenuare il male di vivere.

Nessuna formula magica. Solo condivisione di pensieri.

Come al solito…

p.s. il post originale era diverso. Fa niente.

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Riflessioni domenicali

Stanno succedendo molte cose spiacevoli,
nel mondo, non lontano da casa nostra.

Ma non mi dilungherò su questo.

C’è già chi lo fa, più volte al giorno.

Si avverte come un peso in più sul cuore.

Sommato agli altri, di cui si parla meno ormai.

I più giovani forse riescono a trovare un po’ di spensieratezza.

Guai se non potessero, almeno loro!

Sommare le preoccupazioni generali
e quelle dettate dall’età…

i bicchieri mezzi vuoti…

il mio carattere non proprio solare…

mi causa un volermi ritrarre da tutto.

Mi viene più facile soffermarmi su ciò che non va

invece di cercare la forza per stare e far stare meglio.

Penso alla mia nipotina, che è motivo di gioia

subito però attenuata dalla lontananza
e dai problemi condivisi da mio figlio

nel corso delle nostre telefonate.

Penso a quante cose volevo fare,
solo fino a pochissimi anni fa

e a come adesso nutro scarso interesse

quasi indifferenza.

Solo il desiderio di alleviare il disagio, in qualche modo.

A volte ci riesco.

Altre…

 

 

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SCHERZETTI DI LIBERO

Ancora una volta Libero ha introdotto arbitrariamente la moderazione dei commenti.

Ne consegue che alcuni commenti sono rimasti in coda in attesa di approvazione ed io me ne sono accorta in ritardo.

Mi sono scusata con gli utenti, ma onestamente non è una cosa voluta da me e non so neppure come fare ad ovviare.
Inutile dire che nelle impostazioni (che ho controllato) non c’è alcuna spunta che preveda la moderazione dei commenti.

Se qualcuno leggendo ha qualche suggerimento da darmi, è ben accetto.

Grazie

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Sopraffatta

Come si fa a capire quando si è toccato il fondo?

Come ti accorgi di essere giunta al punto di non ritorno?

Me lo chiedo, esausta e sfinita.

No, non è stanchezza fisica.

E’ una sensazione che ti sopraffà in maniera talmente forte

da farti invocare la morte.

Ti guardi intorno inebetita.

Osservi la soverchiante mole di cose che ti vengono chieste

e pensi ‘non ce la farò mai!’

Il senso di responsabilità e quello di autoconservazione

fanno a pugni nella tua testa.

E intanto pensi ‘vado in palestra, vado a camminare,
impreco contro tutti i santi del calendario’…

Riuscirò a sopravvivere anche stavolta?

Ma domani sei di nuovo lì. Stesso posto, stessa croce.

Tanto nessuno ti crederà.

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Epifania – Una bella storia

Un tempo i gatti erano tutti tigrati, solo uno era di colore nero: era quello della Befana e la accompagnava nei suoi lunghi viaggi; a cavallo della scopa vedeva luoghi meravigliosi, ma sempre dall’alto. Il micio ogni tanto si chiedeva come era la vita degli umani: quando il periodo dell’Epifania si concludeva, lui infatti viveva una specie di letargo e dormiva con la strega tutto l’anno in attesa del 6 gennaio.

Una notte il gatto, nel suo viaggio attorno al mondo assieme alla vecchina, si sporse per tentare di vedere più da vicino il mondo, il sacco era aperto e un regalo volo via. Dopo un po’ la strega se ne accorse: “Mai era successo un errore così in millenni di viaggi!” Il gatto taceva, ma la vecchia era magica e disse: “Vecchio micione sei stato tu, non mi arrabbio…la vita è stata noiosa e solitaria con me. Ma a questo bambino bisogna pur dare qualcosa: andrai tu!”.

Così il gatto fu catapultato in un camino e quando arrivò nel grande salone cominciò a tossire per la gran cenere e la famiglia lo guardò stupita, ma il bambino urlava di gioia: “Che bello un amico tutto per me!” Ed i genitori non ebbero coraggio di separarli e da quel giorno i gatti non furono più solo tigrati, perché, a ricordo di quel dono, ci furono gatti neri. E per questo i gatti neri portano fortuna, perché sono un regalo della magica notte in cui i sogni si avverano.

Fonte:  Mariarosa Bugini

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Inerzia

 

E mentre l’agognato momento della partenza si avvicina

ecco affacciarsi i miei soliti ‘effetti collaterali’.

Ho fortemente voluto questo viaggio di ricongiungimento.

Rivedrò mio figlio per Natale

la sua compagna al nono mese di gravidanza,

il cane, il gatto e tutto il resto.

Eppure sono qui inerte

a pomeriggio inoltrato,

invece di preparare la valigia.

Dopo la solita, merdosa, giornata di lavoro

affogo in una fiction, sonnecchio

cerco di cambiare lo sfondo del blog

Tutte quisquilie inutili.

In una parola …INERZIA!

Non so chi sono e perchè faccio così.

Sempre.

Il cambiamento, anche gradito, mi spiazza.

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Scivolando

 

La persona che ti vive accanto non va mai data per scontata.

A volte si puo’ pensare che si vivrebbe bene anche senza,
se non addirittura meglio.

Piccoli contrasti, dissapori, spesso portano questi pensieri.

Il mio compagno sta attraversando un periodo buio per la sua salute.

E’ costretto ad assumere farmaci per il dolore
che gli tolgono ogni energia e vitalità.

Lui che è sempre stato attivo, assertivo, dinamico.

Malgrado i 9 anni che ci dividono,
lui era la mia “trazione anteriore”.

Vederlo così, di riflesso

toglie anche a me la voglia di fare.

Sono sempre chiusa in casa, se non per lavoro o necessità.

Sto vivendo il mio ‘lockdown’ personale.

Spero solo che entrambi riusciamo a guarire presto.

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L’ho fatto di nuovo

L’altra mattina andando a lavoro

in macchina da sola

appena partita, alle 7,30.

Già ero di pessimo umore pensando a ciò che mi aspettava.

E allora ho cominciato a dar voce ai pensieri.

Certa di non essere sentita

ho inveito verso me stessa (soprattutto)

verso qualche automobilista fantasioso

verso quell’inizio di giornata per niente promettente.

E poi di nuovo verso me stessa

dedicandomi parole irripetibili.

Perchè sì…… alla resa dei conti

di chi altri è la colpa, se non mia?

 

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(foto non attinente, ma carina)

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Elucubrazioni

Guardo le notifiche e vedo

“Tizio caio e sempronio hanno visitato il tuo profilo”

E poi mi chiedo

“Chissà come questi individui approdano dalle mie parti?”

E poi mi chiedo ancora

“Io ho ben 2 blog

frequentati da pochi amici abituali.

Possibile che delle svariate ‘unità’ che passano dal mio profilo

nessuno sia invogliato ad entrare nel mio salotto buono?”

Lo so, sono domande stupide

che forse non dovrei neppure confessare di pormi.

Ma è o non è una pagina un po’ intima, questa?

Mi apro, o almeno ci provo.

Il pensiero appena successivo è…

le cose che scrivo non sono abbastanza interessanti

o scarsamente stimolanti.

I pochi frequentatori lasciano un commento per pura cortesia, forse…

come quando si va a far visita a qualcuno

con scarso interesse e si fanno apprezzamenti sulla casa

giusto per buona educazione.

 

E’ solo un momento così…

 

poi passa.

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Spinte

Farsi trascinare.

Non sembra bello.

Dà l’idea di poca intraprendenza.

Ma ne ho bisogno.

Non mi importa cosa sembra.

Da quando non ho chi mi trascina

ho smesso di prendere iniziative.

Le idee non mancano,

manca la spinta a realizzarle.

E da dentro non viene niente.

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Rallentare, respirare, riflettere

Sono tornata indietro nel tempo, qui sul blog.

Questa mia seconda casa è relativamente giovane.

Riesco a ricordare ancora tutto ciò che ha ispirato i post, o articoli

come questa piattaforma li chiama.

Mi sembra di aver perso lucidità, rispetto agli albori.

Forse è un’impressione dettata dalla stanchezza

dalla consapevolezza della decadenza fisica

che ultimamente si sta facendo strada.

Una cosa che non riesco ad accettare.

Oggi ho avuto uno scontro verbale con una persona, al telefono.

Mi succede raramente, ma ho sentito di perdere il controllo

Però me ne sono accorta in tempo e l’ho liquidata

semplicemente dicendo che non intendevo portare avanti

la conversazione su quei toni.

Mi sono ricomposta e le ho perfino augurato buona giornata

poco prima di abbassare la cornetta.

Mi ha lasciato dentro un senso di fallimento

il pensiero di quanto sia facile sbattere contro dei muri.

E non importa quanto sei certa di essere nel giusto

L’altrui pensiero si puo’ scontrare col tuo

con tutto il suo bagaglio di emotività negativa.

Ancora una volta, rallentare, respirare

e riflettere, si mostrano le soluzioni migliori.

 

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