Stoa

La spiritualità è la trasformazione del soggetto ad opera del soggetto stesso,cura di sé non separabile dalla ricerca della verità.Concetti di ordine generale sono sempre una costruzione della mente, mentre il particolare è frutto della esperienza dei sensi.Lo spreco di sé è una esperienza molto comune, così si cerca nell’anima un’equilibrio armonioso sottratto alla insaziabile pressione delle necessità fisiche e,possibilmente,anche della morte.Le resurrezioni della memoria non costituiscono semplici riproduzioni del passato,ma una verità nuova.La metafisica tende a fissare la presenza e a trasformarla in permanenza,in durata interminabile,a trasformare qualcosa di inerte in essenza.Bisogna uscire dalla immediatezza della presenza senza abbandonarla e perderla.

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Configuriamo ogni tappa della crescita individuale come un provvisorio e instabile equilibrio dei possibili: è perfetto solo chi riesce a portare a compimento le sue potenzialità. Il reale è un insieme di possibili simultanei che variano nel tempo le loro configurazioni e l’individuo diventa un condensato di singolarità compossibili.Nel tentativo di diventare quello che si è o di costruire se stesso ognuno cerca la pienezza e il significato della propria esistenza anche nel mondo della fantasia e dei desideri. Il presente non è mai il nostro fine ,solo l’avvenire è il nostro fine ,ma così non viviamo mai ma speriamo di vivere; preparandoci sempre a essere felici è inevitabile che non lo saremo mai.Rimestiamo nei fangosi bassifondi dell’anima ma la vera vita dell’uomo,per la quale egli accetta di vivere,ha luogo solo nel campo della immaginazione: ogni uomo vive nella calda e fantasmagorica camera del suo cervello. Non devi cercare che gli avvenimenti vadano come vuoi,ma volere gli avvenimenti come avvengono,solo così sarai sereno: l’accaduto non si può mutare ma se ne può cambiare il senso.In questo mondo sfregiato dalla sofferenza e dal male, aver vissuto è vivere sempre :ogni uomo è un emigrante nel tempo.

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Non siamo vita,siamo ospiti della vita e siamo morte.Nasciamo senza volerlo,il corpo che abbiamo ricevuto dispiega spontaneamente i suoi mirabili e talvolta terribili processi. Processi naturali automatici ci determinano e ci guidano :dipendiamo da potenze inconsce o più grandi di noi.Siamo inseriti in una comunità di viventi che discendono da una lunga sequenza di morti. Trascorriamo la nostra esistenza senza riuscire ad afferrare un senso complessivo; nessuno merita la propria nascita,lo spaesamento esistenziale una volta gettati nel mondo è il motivo che ci fa preferire la morte alla nascita. Da sempre quello che siamo non ci basta,ogni crescita è una perdita e la strada che percorriamo nel tempo è coperta dalle macerie di tutto ciò che cominciavamo a essere,di tutto ciò che avremmo potuto diventare : chi vorrei essere? Me stesso ma riuscito!