Stoa

E’ impossibile identificare una vita degna di essere vissuta e quindi l’unica strada da prendere è quella della inappagabile nostalgia della propria assenza ,del desiderio dell’indeterminata fusione col Tutto.

Impulso verso qualcosa di terribilmente ignoto che si manifesta attraverso un bisogno,un disagio,un vuoto che si cerca di riempire e non si sa come.

Un essere ammorba il mondo :l’uomo.

La vita più alta e perfetta non è che un puro vegetare.

Si perde il senso della vita se ci si rapporta alla natura in termini di pura utilità: l’ozio ristabilisce quell’equilibrio turbato. Essere e nient’altro,farsi coprire dalla polvere del tempo e sfociare così nella propria origine.

Dimenticare se stessi, cancellare le determinatezze stabilite dall’azione significa rivelarsi a sè. L’oblio dell’azione intensifica il sentimento della propria esistenza così si è risucchiati nel gorgo della propria interiorità.Si crea,allora, un pulsare,un oscillare lento e continuo del sentimento di sè,si spegne così la fame di realtà e tace per sempre la brama di ignoto.

Das nichts

Il non-essere non è un concetto come gli altri: è la negazione di ogni concetto, quindi il non-essere nega se stesso ma è un inevitabile contenuto del pensiero.

Tutte le cose hanno la loro radice in un “sì” e in un “no”.

Non bisogna essere filosofi nella vita ma filosofi della vita.

L’Essere abbraccia se stesso e il non-Essere.L’Essere ha all’interno di sè il non-Essere, ma anche il non-Essere ha all’interno di sè l’Essere: Essere e non-Essere eternamente si superano; per mezzo di una eterna creatitività il non-Essere crea l’Essere e l’Essere crea il non Essere, il non-Essere vince l’Essere e l’Essere vince il non-Essere.

Il coraggio è il potere che ha la mente di superare la paura.

L’angoscia è lo stato in cui un essere è consapevole del suo certo non-essere.L’angoscia è la consapevolezza esistenziale del non essere cioè è la consapevolezza che il non essere è la parte essenziale del nostro essere.

L’angoscia è la finitezza sperimentata come propria.

Nulla mi parla se non il Nulla.

L’oggetto dell’angoscia è la negazione di ogni oggetto.

E’ un certo tipo di ignoto che viene affrontato con l’angoscia ,è l’ignoto che non può essere conosciuto perchè è il non-Essere.

Der mut zum sein

Scrutare l’abisso del non-essere nell’assoluta solitudine.

Obbedire comandando mettendo a repentaglio se stesso.Si comanda se stessi secondo le leggi della vita diventando così il proprio giudice e la propria vittima.

Gli enigmatici frammenti della vita diventano un tutt’uno armonico.

L’autoaffermazione è l’affermazione della morte che appartiene alla vita.

L’Io tenta disperatamente di raggiungersi.

La sofferenza è una conseguenza di ciò che è accidentale.

Vincendo il desiderio si diventa superiori a Dio.

Non mi curo di ciò che è estraneo al mio scopo morale.

La morale rende codardi.

La ragione è il potere di avere idee adeguate.

La vita è il processo in cui l’Essere passa dalla potenza all’atto.

La felicità è l’espressione emozionale del coraggioso “sì” al nostro vero essere.

Stoa

Guardare l’assoluta devastazione della morte e soffermarsi presso di essa.

Il destino dell’umanità è un’ombra che splende.

Solo il dolore parla all’uomo, trova le parole per dirgli gioiosamente quale è la sua condizione : l’inseparabilità assoluta tra Bene e Male.

Dobbiamo avere il coraggio di affrontare sempre un nuovo caos di fronte ad un mondo sempre refrattario ad ogni mutamento verso il meglio.

Esistere è votarsi ad una morte perpetua : una volta nati siamo,sempre,già morti.

Passo l’esistenza a logorarmi in nobili rimpianti, votato così ad una morte perpetua.

Sublime è colui che si procura una cecità volontaria  per non vedere gli spigolosi contorni della realtà.

Nihil ulterius

La formula della felicità: sostituire il sogno alla realtà, il caos informe all’ordine, precipitare nella fredda notte dell’ignoto abbandonando la zona del sole portati via dalla coda di una cometa, così nessun istante potrà ricordarci il nostro insulso passato; ma tutto questo ha un prezzo: è l’autodistruzione , strapparsi da se stesso ,perdersi in se stesso come in un abisso. Così si può venire a capo dell’ignoto, intendere la Natura fino in fondo. La coscienza diventa un presidio sguarnito nel momento in cui ci si lascia impregnare d’esistenza e dal profondo dell’anima traluce ,attraverso la sofferenza, una felicità ignota.

Nihil ulterius

Vivere è decifrare i muti cenni dell’ignoto; l’ignoto è il punto di partenza e il punto di arrivo. Posso chiamare questo ignoto Nulla? Non lo so ; il Nulla è il “sacro niente” (das heilige nichts) di Novalis? E’ lo zero elevato a zero? E’ Dio? E’ l’Io ? L’autocoscienza che credo di avere? L’Io è l’espressione più alta possibile per l’analisi dell’ignoto.

Se il Nulla è la più alta espressione della negazione della divinità e la divinità è il sacro allora conciliamo ateismo e religione e parliamo di ” Sacro Nulla”.

Nihil ulterius

Il mondo mi completa o sono già un Tutto? L’Uno è in me oppure l’Uno è l’Io più il mondo?

Per l’uomo è meglio ignorarsi per essere felice.

Prevedere il futuro è avere la capacità di vederci il passato.

Siamo qualcosa ma non Tutto, non siamo Nulla ma nemmeno Infinito.

Tutto si decompone lasciando un profondo Vuoto e in un punto del Tempo ormai immoto lo Spazio dal Nulla è abitato ove l’Essere è precipitato.

Nihil ulterius

Sospendere la vita che ci satura l’esistenza ,solo questo ci rende liberi,ci fa uscire dal caos per essere accolti nel silenzio; usciamo così dalla logica che il superfluo è l’essenziale.

Pensare è incontrare il pensiero.

La vita è una piccola cosa molto fastidiosa.

La domanda fondamentale della morale è: tutto ciò che si può fare si può fare?

Tutto il nostro agire ha lo scopo di rendere tollerabile il mondo.

Non sono contemporaneo del mondo,sono contemporaneo di me stesso.